Gli stereotipi di genere non sono salutari

«Era la sua ironia, leggera. Me l’ha ricordata la canzone Giudizi universali di Samuele Bersani, che ha un linguaggio maschile: “Si può star bene senza complicare il pane”. Vedi? La praticità poetica di voi uomini».

Una metafora lavorativa, semplice: è più maschile?

«Sì, il pane è semplice, la ricetta non va complicata. Gli uomini usano metafore semplici, figurative. Una donna avrebbe detto “si può star bene senza abbandonarsi alle illusioni”. La stessa cosa, in maniera diversa».

(…)

Ha un’idea vintage di uomo. Oggi è d’obbligo la parità.

«A me piacciono gli uomini sicuri di essere uomini, che hanno quella cosa che ti fa sentire protetta. Anche la vostra ingenuità mi protegge, noi siamo più iene, voi a certi pensieri laterali non ci arrivate. è un bene, ci insegnate la leggerezza. Come nel testo di Emma Dante letto al concerto ieri: oltre le nuvole c’è il sole, ricorda il ragazzo. Non avete questa contorsione delle mestruazioni, che una volta al mese fanno girare gli ormoni. Voi sdrammatizzate in momenti in cui succederebbe l’inferno. Le dici ok, hai ragione, pensi che è scema tanto poi ci ripensa, poi la prendi a freddo».

(…)

«…è lo zio a Carlo, gli insegna a farsi la barba con la panna e la pipì in piedi. O masculo la fa in piedi. Non ce lo posso insegnare io. Cose da uomini».

Fonte: Carmen Consoli: «Le case chiuse vanno riaperte, l’ipocrisia non è mai salutare»

“Confusa e felice” cantava Carmen Consoli ai tempi del suo primo grande successo commerciale.

Sono passati più di 10 anni, ma la “cantantessa” è ancora confusa, e parecchio, anche.

Se, da una parte, Consoli sembra aver preso coscienza che i ruoli tradizionalmente affibbiati agli individui sulla base del loro sesso biologico siano non tanto una questione di “natura” maschile e femminile, quanto piuttosto la conseguenza della socializzazione Ma niente: la donna per cultura aspetta a casa l’uomo che va in guerra», afferma ad un certo punto), nel corso dell’intervista dimostra di essere al contempo fermamente convinta che comunque gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere.

Non solo, a causare quelle presunte differenze caratteriali che ci renderebbero “masculi e fimmine” sarebbero… le mestruazioni.

Le donne hanno bisogno di sentirsi protette, gli uomini forniscono protezione; le donne sono “iene”, gli uomini sono diretti e sinceri; le donne sono complicate, emotive, tendono a “drammatizzare”, gli uomini, invece, sono pragmatici, realistici: dipende dagli ormoni.

E invece no.

Questi sono beceri stereotipi di genere, inesatte generalizzazioni degli attributi maschili e femminili, e diffondere l’idea che possano avere un qualche fondamento nella chimica del corpo umano equivale a diffondere quell’ignoranza di cui Carmen Consoli si lamenta proprio nella medesima intervista: «Una volta gli ignoranti non fiatavano, oggi tutti sanno tutto, spiegano e non ascoltano. Tutti Wikipedia sono! Tutti specialisti!»

Anche gli studi di genere sono una specializzazione, cara Consoli. E tu non sei preparata, neanche un po’.

Neanche in storia.

Altrimenti sapresti che le “case chiuse” si chiamavano così per via dell’abitudine consolidata di tenere le finestre serrate, per impedirne la visione dall’esterno: cos’è questa, se non ipocrisia?

Inoltre: la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili si evita con una corretta educazione sessuale, non con la riapertura delle case di tolleranza. Anche perché l’argomento salute è stato già usato in passato per attaccare la legge Merlin ed i numeri non l’hanno supportato.

Nel 1955 la sifilide aveva però ripreso la sua ascesa: nel 1950 ci fu un aumento del 18 per cento sull’anno precedente, nel 1957 un altro lieve aumento, e nel 1958 la curva del grafico salì ancora più risolutamente: 19 per cento. Dal 1958 al 1960 la curva s’impennò addirittura; i casi di sifilide di nuovo contagio passarono da 3222 a 6404 con un aumento del 99 per cento. Nel 1961 ci furono ancora circa 8000 casi nuovi. Contemporaneamente il ministero dalla Difesa diffondeva i dati tra i militari di leva: negli ultimi quattro anni c’era stato un incremento dal 500 per cento.
Le date coincidevano: la legge Merlin aveva avuto l’effetto di minare la salute degli italiani. La riprova era offerta dal confronto con altri paesi: in Italia, su 100 mila abitanti, c’erano, nel 1961, 16 ammalati di sifilide contro i 7 degli Stati Uniti, i 5,5 della Francia e i 3 della Svizzera. Fu in questa atmosfera di psicosi collettiva che cominciò a prendere corpo il disegno di legge giunto in discussione la settimana scorsa in Parlamento. Ma il disegno di legge era ancora allo stato di abbozzo quando la situazione cominciò rapidamente a cambiare. Nel 1963 (quando L’Espresso pubblicò un’inchiesta sulla prostituzione in Italia) anche gli specialisti che si dicevano più seriamente allarmati non potevano fare a meno d’accennare a una caratteristica tipica della sifilide, cioè quella di essere soggetta a cicli ascendenti e discendenti, che si susseguono l’uno all’altro a intervalli variabili dai 5 ai 15 anni. Uno di questi cicli di diffusione della malattia era venuto a coincidere con l’abolizione delle case chiuse. L’entrata in vigore della legge Merlin aveva probabilmente contribuito ad aggravare il fenomeno, ma non era stata la sola a determinarlo.
In Italia le statistiche camminano con cronica lentezza, quasi come i disegni di legge. Soltanto venerdì 30 settembre, quando i nemici della Merlin avevano già l’impressione che la battaglia in Senato stesse prendendo una piega favorevole a un parziale ritorno all’antico, il ministero della Sanità ha rotto il silenzio: dal 1963 ad oggi [1965], esso ha dichiarato, c’è stata una continua diminuzione nel numero dei contagi da lue. Nel 1964, i nuovi ammalati di sifilide sono stati, in Italia, poco più di 9 per ogni 100 mila abitanti. È una cifra che deve far riflettere, ma non è tale da autorizzare lo stato di psicosi nazionale. Soprattutto, non è tale da offrire un solido aiuto a chi vorrebbe cancellare buona parte dei benefici effetti civili introdotti dalla legge Merlin in nome di una pur doverosa “caccia al microbo”.

Per approfondire:

Genderizzazione

Attenta Signora ai “padroni” e a tutti coloro che vivono di noi

 

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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50 risposte a Gli stereotipi di genere non sono salutari

  1. gattarruffata ha detto:

    RIcciocorno, se non ricordo male Carmen Consoli proviene da ambienti di cl. E sai come si dice: “puoi togliere una persona da comunione e liberazione, ma non puoi togliere comunione e liberazione da una persona” 😉 ( tanto per parafrasare)

  2. Paolo ha detto:

    certi cantanti devono solo cantare.
    forza, debolezza, emotività, logica ecc.sono maschili come femminili

  3. Serenando ha detto:

    Perdona, però ci sono dei gruppi che si dichiarano femministi e che difendono la libertà di prostituzione (come questo: https://abbattoimuri.wordpress.com/2016/02/28/manifesto-femminista-in-supporto-dei-diritti-delle-sex-workers/).
    Sarebbe opportuno citare anche questo aspetto della questione, e cioè che c’è un dibattito interno ai movimenti femministi, sulla prostituzione

    • Non mi pare che Carmen Consoli faccia riferimento al femminismo, non credo che lo conosca o ne conosca le sfaccettature. Parla solo di vantaggi “sul piano sanitario”, ci dice che “è un lavoro che esiste da sempre” e che a creare dei problemi sarebbe il “nasconderlo”. Ma è un controsenso, perché è all’interno delle case chiuse che la prostituzione è nascosta agli occhi delle famiglie, spesso citate dalla stampa insieme a parole come “vergogna” e “degrado” (http://www.ilcentro.it/pescara/via-della-bonifica-degrado-e-vergogna-1.357427?utm_medium=migrazione), mentre in strada è ben visibile a tutti. Non per nulla, il turbamento che la visione della prostituzione può provocare è uno degli argomenti cari a chi promuove l’abolizione del reato di sfruttamento per rinchiudere le prostitute in luoghi dove i bambini non le possano vedere: questi sono gli argomenti della Lega, non del femminismo.
      L’argomento, così come è dibattuto invece all’interno del movimento femminista, è un’altra questione, che ho discusso qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/04/08/femminismo-e-industria-del-sesso/

      • Serenando ha detto:

        Si, certo.
        Ma io non volevo affatto sostenere che il parere della Consoli -effettivamente abbastanza povero in contenuti e supporti culturali- fosse l’espressione di un movimento femminista.

        Volevo farti notare che, dal mio punto di vista, puoi benissimo criticare -ci mancherebbe altro!- il parere della Consoli e sottolinearne la scarsezza di contenuti, ma dovresti riportare -in un articolo sulla prostituzione- che, a parte la Consoli, una posizione a favore della autodeterminazione delle sexworkers è portata avanti proprio da gruppi femministi che, con altri presupposti culturali e ideologici (e comunque lontanissimi dalla CL che sarebbe ancora “dentro la Consoli), ne fanno una questione di autodeterminazione della donna.

        Si potrebbe cioè sostenere che è facile criticare le posizioni piuttosto desolanti della Consoli tacendo però che identico pensiero fa parte di correnti comunque degne di nota del femminismo.

        Grazie per l’ascolto

      • Antome ha detto:

        Non so se mi sbaglio, ma non si è contro l’autodeterminazione, ma contro sfruttamente ed induzione. Ma anche critici verso l’idea delle case chiuse per nascondere il problema sotto il tappeto.

    • Irene ha detto:

      L’industria del sesso è la seconda più redditizia al mondo dopo quella delle armi. A nessuno viene il dubbio che dietro queste presunte femministe ci sia qualcuno che muove i fili?

      • Serenando ha detto:

        Considero questa risposto un modo per ammettere l’impossibilità di spiegare perché parte del movimento femminista si schieri a favore della autodeterminazione delle prostitute, e lo faccia con argomenti forti.

        E’ un gioco scorretto, troppo scorretto, quello di delegittimare costantemente chi propone tesi avverse: quando a favore della legalizzazione della prostituzione parla Carmen Consoli, si dice che quel parere non conta nulla perché Carmen Consoli ha CL dentro ed è povera di contenuti; quando si parla di femministe che hanno lo stesso parere della Consoli (ma con e per motivazioni ben diverse), si ipotizza che quelle non sono vere femministe ma agenti più o meno consapevoli al servizio di qualche rete nascosta.

        Scusa, ma una discussione è ben altra cosa!

      • Quali sono questi argomenti “forti” di cui parli?
        Per ciò che riguarda il dibattito in corso, il nocciolo della discussione non riguarda tanto l’autodeterminazione delle prostitute (visto che nessuna norma oggi come oggi in Italia impedisce alle donne di prostituirsi), quanto l’eliminazione del reato di sfruttamento della prostituzione, che permetterebbe, appunto, la cosiddetta riapertura delle case di tolleranza.
        Sarebbe sciocco negare che fra i sostenitori di questa necessità ci sono parecchi magnaccia: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/04/20/turn-on-the-light/ Peter McCormick, ad esempio, o Douglas Fox https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/09/25/douglas-fox-e-amnesty-international/, solo per citare i casi più eclatanti.
        A questo punto, io credo, dovremmo chiederci tutti se è possibile sostenere che un sindacato possa rappresentare contemporaneamente gli interessi dei lavoratori e gli interessi dei loro datori di lavoro, ma soprattutto se chi si arricchisce gestendo escort e racconta di voler difendere i loro diritti non stia in realtà difendendo i suoi guadagni in modo parecchio subdolo. La “rete” di cui parli non è così nascosta: è più che visibile.
        Questo, ovviamente, non ci dice nulla della buona fede di chi porta avanti le sue idee a proposito della prostituzione e delle norme che dovrebbero regolarla.

  4. andrea c. ha detto:

    Gli studi di genere non sono una scienza esatta(hard science), non si basano rigorosamente sul metodo scientifico, ma sono una ricerca accademica di stampo umanistico, volta perlopiù a trovare conferme ai presupposti ideologici del femminismo.
    Insomma tutta roba assai opinabile, che si può anche disconoscere, non è come ignorare il global warming(che è un dato di fatto, anche se non v’è certezza e concordanza assoluta sulle cause)

    • Mi spiace, caro Andrea, ma l’idea che l’apparato riproduttore conferisca a uomini e donne precise differenze caratteriali sia una scemenza non è per nulla opinabile.

      • andrea c. ha detto:

        Le differenze(comportamentali, cognitive, nei processi decisionali, nelle reazioni allo stress ecc..) esistono: https://stanmed.stanford.edu/2017spring/how-mens-and-womens-brains-are-different.html

        Che poi queste differenze non coincidono perfettamente con le convinzioni personali della Consoli è un altro discorso, però il presupposto degli studi di genere secondo cui tutte le differenze tra i generi sarebbero un costrutto culturale è un stronzata priva di fondamento!

      • Antome ha detto:

        Ciao, Andrea, non credo si neghino a priori alcune differenze intrinseche a livello cerebrale tra uomini e donne, ma su come operano, come opera l’evoluzione, il discorso si complica molto, per l’interazione sociale. Un esempio sono gli studi sul QI su base razziale, pensi che determinino e dimostrino una minore intelligenza intrinseca media dei neri rispetto ai caucasoidi?
        Ci sono moltissime donne che non rispondono a questi stereotipi, come i vari, elencati dallo studio (e molti altri di simile tipo), senso dell’orientamento, memoria, empatia.
        Ammetterai che sono stati chiamati devianti coloro che non rispondevano a tale verità.
        Poi sono differenze che vorrebbero spiegare una diversa distribuzione statistica, ma se sono caratteristiche intrinseche, donne e uomini in cui entrambe le caratteristiche tradizionalmente mascoline e femminili convivono sono anormali?
        Non lo chiedo polemicamente.
        Sarebbero recessivi evoluzionisticamente?
        Poi potremmo pensare che tali dati sarebbero potuti essere usati per dire che una donna scienziato, nell’800 (Marie Curie) e nel 900, (Rita Levi Montalcini) fosse un qualcosa di completamente anomalo ed improbabile, così come le matematiche, le filosofe.
        I pregiudizi, il normativismo, poi non rafforzano ed esagerano questi comportamenti anormalizzando altri e correggendoli?
        Mi dirai che non sono preoccupazioni che la scienza deve avere, d’accordo, tuttavia, sta a noi non strumentalizzare certi risultati e tenere conto che può trattarsi di una scienza statistica non del tutto esatta nella predittività dei comportamenti, così come le scienze sociali.
        Comunque ho notato spesso questa tendenza a definire gli studi di genere di parte, non esatti, non falsificabili, ma non solo anche la sociologia e prendere la psicologia evoluzionistica come scienza non soggetta a conclusioni spesso sballate.

    • Asfalto ha detto:

      “..volta perlopiù a trovare conferme ai presupposti ideologici del femminismo..”

      Forse sì, qualcuno. Di sicuro in passato tutti gli studi volevano confermare il patriarcato e le differenze di genere

    • quark ha detto:

      Quando su questo blog vengono riportati studi che affermano che il 90 % delle prostitute è sfruttata , basterebbe andare a vedere come sono stati confezionati questi studi …Mettono dentro la parola “sfruttamento” di tutto , e allora diventa sfruttata la prostituta che lavora in casa con la sua collega e gli paga l’affitto , diventa sfruttata la prostituta che convive con il suo compagno , diventa tutto sfruttamento … A questo punto non mi sorprenderebbe nemmeno se tra le prostitute sfruttate ci infilano anche quella che dà la paghetta settimanale al figlioletto o quella che paga il taxi per tornare a casa . Su questo argomento c’è un illuminante articolo che spiega tutto benissimo . non credo che piacerà a molte qui dentro ma tant’è … io lo segnalo lo stesso https://abbattoimuri.wordpress.com/2014/04/29/olanda-sexworking-dati-sulla-tratta-non-veritieri-e-usati-a-scopi-politici/

      • Veramente l’articolo dice: “Lo studio a cui faceva riferimento, tuttavia, provava solamente che la maggior parte delle prostitute presenti ad Amsterdam avesse contatti di diversa natura -e soprattutto di diversa entita’- con membri della criminalita’ legata alla prostituzione.” Non è proprio vera la storiella della paghetta o del tassista.
        Come spiega l’articolo, è solo una questione di definizioni.
        “Si e’ propensi a credere che l’utilizzo del termine forza sia stato snaturato da un’accezione troppo vasta –donne obbligate a prostituirsi dalle circostanze come poverta’, debito, etc… piuttosto che da uomini”: l’accenno al debito è forse l’aspetto più triste di tutto l’articolo.

    • IDA ha detto:

      Gli studi di genere non sono una scienza esatta fanno parte della sociologia, e come la psicologia, sono considerate scienze molli, perché non possono basarsi su dati sperimentali, quantificabili e ripetibili, ma sono ugualmente scienze perché applicano il metodo scientifico, che non è altro quel procedimento per raggiungere la conoscenza della realtà. Che deve essere oggettiva, affidabile, verificabile e condivisa. Non è che; poiché non è una scienza esatta si può sostenere quello che ci pare, non si aderisce per “FEDE” ma per metodo, deduzione e ragionamento. Deve avere una corrispondenza con la realtà oggettiva. Quindi “il non è una scienza dura,” non è un argomento.
      Che gli studi di genere siano nati per trovare conferme ai presupposti ideologici del femminismo, è un falso, privo di fondamento oggettivo, storico e di logica. Gli studi di generi esistono perché esistono i generi, che non sono stati inventati dalle femministe. Le femministe sono state le prime e uniche a mettere in discussione la famiglia, il genere e l’educazione. (Mary Wollstonecraft- Rivendicazione dei diritti della donna-1792). Ma gli studi di genere esistono perché esistono i generi e non le femministe, I generi non sono stati inventati dalle femministe, ma bisogna andare molto indietro nel tempo. Il primo che ne ha codificati è stato Aristotele, molti di questi concetti costituiscono ancora dopo più di 2000 anni gli elementi strutturali di mascolinità e femminilità. Per Aristotele gli uomini erano l’elemento attivo e animato, le donne passivo e inerte, in base a questo aveva stabilito le abilità, il temperamento e il ruolo delle donne e degli uomini all’interno della società. Logicamente il modello di riferimento era quello maschile, le donne erano una copia difettosa dell’uomo. Nel concetto di genere ancora oggi è così, la femminilità è un disvalore è un Wo-men, è un non uomo. Il termine femmina e i suoi diminutivi e vezzeggiativi sono usati ancora per offendere sia gli uomini che le donne. Una donna con temperamento si attribuiscono genitali maschili, e non è un’offesa, ma attribuire genitali femminili ad un uomo si, sempre in tutti i casi.
      Gli omosessuali sono associati al femminile, perché sono la copia difettosa del maschile, e questo è un concetto culturale, non biologico, poiché un omosessuale è biologicamente un maschio ed è solo un costrutto sociale che vuole il maschio unicamente eterosessuale e non la biologia.

      Il genere; (Mascolinità e Femminilità) sono quell’insieme di qualità, caratteristiche e ruoli generalmente considerati tipici, di un sesso o dell’altro. Ma non ha nulla a che fare con la biologia, perché non si parla di sesso, ne di anatomia ma di come quelli del sesso maschile devono comportarsi, quelle del sesso femminile, vestirsi e ragionare… ecc. ecc.
      XX e XY- i sessi sono ben evidenti nelle loro differenze in biologia, anche i dimorfismo del cervello ci sono delle evidenti differenze dovute ai ricettori degli ormoni, senza dilungarmi ulteriormente , puoi verificare e confrontare le funzioni dell’amigdala e l’ippocampo con le caratteristiche psico-fisiche attribuite alla mascolinità e alla femminilità se alcune caratteristiche confermano i costrutti di genere, la maggioranza li negano. Le neuroscienze sono scienze giovani, ancora inesplorate è più quello che non sappiamo di quello che sappiamo e usarle per giustificare gli stereotipi di genere mi sembra abbastanza temerario.

      • Antome ha detto:

        Ciao Ida. Primo una curiosità per capire meglio, cosa intendi col fatto che Aristotele abbia per primo codificato i ruoli di genere? Intendi dire solo nella forma scritta e documentata rinvenibile archeologicamente?
        I generi sono in questo senso culturali, il fatto che la narrativa faccia riferimento ad alcuni dati naturali veri o presunti per rafforzarli, penso sia in realtà cultura al quadrato.

        Per esempio sugli omosessuali e la femminilità, il ragionamento è che a questi piacciano gli uomini e che gli possa quindi piacere, anche se non sempre, il pene di un uomo, questa è una similitudine con una donna etero, lo si attribuisce quindi ad una mente femminile che porti ad avere questo tipo di attrazione. Il paradosso è, se però vanno con degli uomini, che necessariamente dovrebbero essere quasi sempre gay o bisex, questi uomini dovrebbero essere a loro volta femminili? Quindi sono attratti dalla femminilità o si accontentano non potendo andare con l’etero vero maschio?
        L’evidenza sarebbero le “checche”, cioè i gay stereotipicamente evidenti, premesso che non c’è nulla di male a corrispondere ad uno stereotipo, se togliamo l’associazione negativa, è evidente che solo una parte dei gay è così, anche volendo includere chi esagera apposta e chi nasconde il comportamente adottando invece quello stereotipicamente macho ed etero, cosa che però vale anche per gli etero che nascondono comportamenti “femminili” come sconvenienti.
        “XX e XY- i sessi sono ben evidenti nelle loro differenze in biologia, anche i dimorfismo del cervello ci sono delle evidenti differenze dovute ai ricettori degli ormoni, senza dilungarmi ulteriormente , puoi verificare e confrontare le funzioni dell’amigdala e l’ippocampo con le caratteristiche psico-fisiche attribuite alla mascolinità e alla femminilità se alcune caratteristiche confermano i costrutti di genere, la maggioranza li negano.”
        A questo proposito cosa ne pensi dello studio citato da Andrea? Ho commentato alcuni passi negli ultimi (per ora, se ne compaiono altri, vedi l’ora di questo ^_^) commenti.

      • IDA ha detto:

        Aristotele ha introdotto schemi concettuali che si sono conservati fino ad oggi. È considerato l’ideologo storico del sessismo perché i suoi concetti sessisti hanno influenzato tutto il pensiero occidentale per più di due mila anni. Lo so che molte opere di Aristotele sono di dubbia attribuzione o frammentarie, e lui non ha fatto altro che rispecchiare l’immagine della donna che avevano i suoi contemporanei, in una società androcentrica e fortemente misogina, ma quello che ha influenzato il pensiero occidentale è stato Aristotele e i suoi commentatori nei secoli successivi e non i suoi contemporanei. Cosa penso di quell’articolo? Che è aristotelico ..

        Il dimorfismo esiste, ed è dovuto ai ricettoti degli ormoni, nel punto dove sono collocati ha più materia grigia o materia bianca, secondo i casi.

        “Nell’encefalo femminile la Corteccia Prefrontale risulta più grande, la sua maturazione avviene ben due anni prima rispetto a quella maschile. Quest’area prende decisioni e inibisce il comportamento imprudente. Elabora la rabbia, la paura e l’aggressività. Il suo volume spiegherebbe come mai le donne sono meno inclini alla rabbia.
        La Corteccia Parietale, invece, sembrerebbe più estesa negli uomini. È l’area del cervello che controlla le informazioni spaziali e somatosensoriali ed è in grado di dirigere l’attenzione.”
        http://www.psicocondria.com/2016/08/24/dimorfismo-sessuale-cerebrale/
        http://cosciente-mente.blogspot.com/2011/04/cervello-maschile-e-femminile.html
        Ma questo è quello che attribuiamo a quelle aree del cervello, e erroneamente pensiamo che un maggior volume maggiore capacità. Per esempio Einstein, aveva un cervello piccolo.. https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/22/einstein-cervello-piu-piccolo-della-media-ma-con-onde-e-pieghe-anomale/422620/
        Però anche questo è relativo, dal momento che Einstein quando è morto aveva 76 anni e con l’età il cervello perde di volume e negli uomini molto di più.
        Cercare capacità e attitudini in un cervello che ancora non conosciamo, mi sembra una forzatura. Come proiettare un comportamento innato di un topo e stabilire che è un comportamento innato anche nell’uomo.. Anche se differenti tra uomo e donna, ma non solo, ogni individuo ha un cervello differente dagli altri, perché è elastico e si modifica con gli anni, con l’attività ecc.. Il cervelli degli uomini e delle donne hanno le stesse identiche capacità, questa è l’unica certezza che abbiamo.

  5. quark ha detto:

    Come al solito gli studi che conosco io vanno sempre nella direzione opposta a quelli che vengono riportati su questo blog . ad esempio a me risulta che la legalizzazione della prostituzione è anche un modo per limitare la diffusione di malattie sessuali . http://www.lastampa.it/2018/04/25/esteri/prostituzione-legale-e-controllata-dallo-stato-cos-il-senegal-tiene-a-bada-laids-raoul36sAAP85fvCYAbvtK/pagina.html

    • Io leggerei anche l’articolo (non solo il titolo), che spiega che sono ben altre le misure introdotte dal Senegal.

      • quark ha detto:

        Certo che ho letto tutto l’articolo , e quindi ho letto che tra le varie misure intraprese dal Senegal c’è anche quella della legalizzazione della prostituzione , che ha portato evidenti benefici dal punto di vista sanitario , visto che il numero delle prostitute affette da hiv è drasticamente diminuito . Che poi per contrastare l’hiv non basta legalizzare la prostituzione , va da sé , non mi sembrava ci fosse bisogno di puntualizzarlo

      • Visto che la schedatura delle prostitute (perché di questo si tratta) ha coinciso con l’introduzione di nuovi protocolli sanitari e soprattutto una massiccia campagna informativa, chi ti dice che abbia avuto davvero un ruolo?

    • IDA ha detto:

      La prostituzione in italia non va legalizzata, perchè è già legale, prostituirsi non è un reato.
      Reato è lo sfruttamento e l’induzione, quindi bisognerebbe parlare di legalizzazione dello sfruttamento e non della prostituzione.

  6. quark ha detto:

    cominciamo col dire che io il termine “disonesta” non l’ho mai usato . Sicuramente mi sento di dire che chi propaganda questi studi ha dei pregiudizi ideologici incrollabili , e niente al mondo gli farebbe cambiare idea . La battuta sul taxi non è nemmeno tanto una battuta , considerato che c’è anche chi è stato condannato per questo https://blog.libero.it/55varese55/10357854.html
    Il punto è che , almeno qui da noi , il concetto di “favoreggiamento” ed anche di “sfruttamento” è talmente vago che dentro ci puoi infilare quello che ti pare , a tuo uso e consumo . Anche il taxi

    • E’ indubbiamente sottile il confine per ciò che riguarda il reato favoreggiamento, visto che la giurisprudenza parla di “un aiuto oggettivo all’esercizio del meretricio”, specificando che “se l’aiuto in commento viene prestato dal cliente alla donna al solo scopo di cortesia, ovvero alla prostituta in quanto persona, non sarà possibile configurare alcun estremo del delitto di favoreggiamento, sebbene tale attività si ponga in una situazione di stretta connessione con l’attività di prostituzione.” fonte: http://www.altalex.com/documents/altalexpedia/2014/11/03/favoreggiamento-e-sfruttamento-della-prostituzione E’ chiaro che un reato come il favoreggiamento presuppone una premessa di tipo etico-morale, ovvero che l’esercizio della prostituzione sia lesivo della dignità umana di chi la pratica, motivo per il quale ciò che si potrebbe qualificare come aiuto si sotanzierebbe in un danno. E qui inizia il dibattito, che è etico ed interno al movimento femminista, sul rapporto fra autodeterminazione e dignità. La domanda è: la prostituzione è intrinsecamente lesiva della dignità dell’essere umano, a prescindere dalla volontà di chi vi è coinvolto, oppure la volontà del soggetto è sufficiente a renderla un’attività che non va in alcun modo a ledere lo status di chi la pratica? Il dibattito è aperto e per nulla banale.

      • ... ha detto:

        La risposta alla prima domanda è: no, non è intrinsecamente lesiva della dignità dell’essere umano, poiché non esiste la dignità dell’essere umano. La dignità è un concetto astratto non universale, e non può prescindere dalla volontà del soggetto. Nessuno può decidere per altri cosa è più degno. La risposta alla seconda domanda è ugualmente no: la volontà del soggetto non basta a rendere l’attività non lesiva del suo status. Ma è ugualmente necessaria.

      • Se la dignità dell’essere umano non esiste, di quale status parli?

      • ... ha detto:

        Della sua condizione, se sta bene o male in quella condizione. Se la ritiene accettabile per se stesso.

      • È possibile che un uomo nato e sempre vissuto in schiavitù, ritenga la schiavitù accettabile e persino giusta: questo basta a rendere la schiavitù una condizione rispettosa della dignità umana?

      • ... ha detto:

        Non l’ho detto perché lo ritengo accettabile, ma per dire che in ogni caso non è schiavitù. I migranti scelgono di partire. Fanno dei debiti o mettono assieme i soldi della famiglia, si mettono nelle mani dei trafficanti, passano per la Libia, rischiano la vita in mare. Scelgono di farlo. A volte vengono attirati da truffatori. Di fronte a ciò uno Stato che ha confini sul mare viene messo in difficoltà tra il suo diritto di decidere chi e come entra e il fatto che le persone decidono di arrivare ugualmente e sono disposte a rischiare la vita per farlo. Quello che possiamo fare è discutere se sia il caso di aprire completamente le vie legali per arrivare, concedendo visti turistici a chiunque, oppure scegliere altre strade, ognuna delle quali ha delle conseguenze. Si fanno anche discorsi più complessi circa le disuguaglianze economiche tra paesi. Non possiamo però metterci a discutere circa la dignità del migrare, se la pensiamo in un certo modo. Mentre ci sono persone che sono convinte che ognuno dovrebbe stare nel suo paese.

      • Il problema della dignità non sta nella migrazione, che c’entra la decisione di partire? Il problema connesso al concetto di dignità umana sta nelle condizioni che i padroni impongono ai migranti, in virtù della enorme disparità di potere che caratterizza il rapporto di lavoro in questione. Io consiglio caldamente la lettura di questo libro: https://27esimaora.corriere.it/18_aprile_15/mediterraneo-terra-schiave-dell-oro-rosso-viaggio-agadir-ragusa-violenza-sfruttamento-omerta-5c850588-40cf-11e8-ba44-99a2744881cf.shtml?refresh_ce-cp

      • ... ha detto:

        la schiavitù è per definizione una condizione imposta e noi non l’accettiamo perché per i nostri valori viola la libertà personale, che è un concetto molto più preciso e rilevante della dignità umana. Oggi continuiamo a parlare di schiavitù per molti lavori sottopagati e in condizioni che non riteniamo dignitose, ma non si tratta comunque di schiavitù. Ad esempio coloro che raccolgono la frutta al sud. Sono persone che hanno scelto di fare quel lavoro. Discorso diverso per le donne costrette a prostituirsi, sotto minaccia o ricatto. Ciò che è inaccettabile è che sono costrette, non ciò che fanno. E come ben sa chi ci conosce il campo, non è sempre facile capire dove finisce la costrizione e dove comincia la scelta della persona. Nel campo del lavoro abbiamo delle leggi che limitano ciò che si può fare, sulla base di ciò che riteniamo lecito. E così anche per altri comportamenti. Ma i limiti che mettiamo non li mettiamo solo sulla base di un accordo su cosa sia dignitoso, questo violerebbe la libertà delle persone. Sulla droga ci sono Stati che superano questo limite, imponendo una visione etica a tutti. Per il fine vita accade lo stesso. Per l’aborto pure. Per la procreazione. Per la gestazione. Per l’omosessualità. Sono tutti ambiti in cui chi ha potere stabilisce limiti per gli altri sulla base di ciò che si ritiene etico. Un discorso femminista non può tenere assieme l’autodeterminazione e questa considerazione della prostituzione. Può certamente dibattere su quali siano le regole migliori e le condizioni migliori per limitare i danni, ma non può spingersi oltre senza rinunciare a un pezzo del suo essere o mutare forma. La considerazione della prostituzione come pratica in sé non fa parte di un discorso femminista, non più di quanto ne potrebbe far parte il sesso come pratica. All’interno di un dibattito femminista si può discutere di consenso, non di pratiche sessuali. Se uno si chiede se la pratica x sia rispettosa della dignità umana sta esulando da questioni femministe. Lo stesso vale per la prostituzione.

      • “Sono persone che hanno scelto” è un modo poco dignitoso di lavarsi la coscienza di fronte a contesti che limitano di molto le opzioni fra cui scegliere di precise categorie di persone.

      • ... ha detto:

        “Il problema della dignità non sta nella migrazione, che c’entra la decisione di partire? Il problema connesso al concetto di dignità umana sta nelle condizioni che i padroni impongono ai migranti, in virtù della enorme disparità di potere che caratterizza il rapporto di lavoro in questione.”

        “La domanda è: la prostituzione è intrinsecamente lesiva della dignità dell’essere umano?”

        Stai trattando lo stesso problema in modo diverso. Nella prima parte l’equivalente è: il problema della dignità non sta nella prostituzione, che c’entra la decisione di prostituirsi? il problema connesso al concetto di dignità sta nelle condizioni. Appunto, il problema sta nelle condizioni. Mentre per la prostituzione non fai questa distinzione, parli di lesione intrinseca. Ti ringrazio per il consiglio, ma come ho argomentato non è una confutazione valida alla risposta alla tua domanda. La risposta viene da sé, è implicita nella domanda se si hanno certe convinzioni. Non ci sono esempi esterni che possono essere usati, dal momento che ciò che riteniamo degno o meno è soggettivo. Per qualsiasi atto umano distinguiamo il come. Perfino l’omicidio è tollerato entro la condizione di legittima difesa. Il lavoro è intrinsecamente lesivo della dignità umana? No, dipende da come viene svolto. E anche quando svolto liberamente e entro giuste condizioni danneggia comunque chi lo svolge, per la fatica, lo stress, l’invecchiamento. Perché per la prostituzione si fa un’eccezione e viene messa in discussione nella sua essenza?

      • “Stai trattando lo stesso problema in modo diverso”: no. Sto trattando due cose diverse in modo diverso, perché il raccogliere pomodori non ha nulla in comune col sesso. Concordiamo su questo?

      • ... ha detto:

        Concordo che siano cose diverse, ma noi stiamo discutendo un principio. Io l’unica differenza che vedo è che essendoci di mezzo il sesso in condizioni di povertà assoluta siamo in presenza di un rapporto sessuale non voluto, cosa inaccettabile per i nostri valori; a differenza di un qualsiasi lavoro di fatica, che comunque limitiamo in altri modi. Cosa che porta eventualmente a punire chi approfitta di questa condizione. Ma che allo stesso modo non ci permette di rispondere affermativamente al tuo quesito, perché parliamo appunto di condizioni particolari, non della prostituzione in sé.

      • Non ho idea di quale sia il principio del quale staremmo discutendo.

    • Antome ha detto:

      Ciao, nel blog io, per dire sono a favore dell’autodeterminazione, in fatto di prostituzione, a prescindere da cosa io ne pensi, nel senso che la persona che si vuole prostituire ha poi l’ultima parola, non so se sono in disaccordo con ricciocorno, ma mi pare che qui si sia generalmente a favore dei/lle sex worker volontari e autonomi, nel senso di non contro di loro ma contro lo sfruttamento. Di certo fortifica la dinamica culturale di donna che soddisfa il desiderio maschile, tuttavia si potrebbe dire lo stesso oggi dei casi, sia pur minoritari ma crescenti dei prostituti e degli escort.
      Una della battute tipiche sul “femminismo liberal” è l’idea che considerino un trionfo che “finalmente anche gli uomini si prostituiscono, le donne fischiano i manzi in strada, evvai!” etc. è ovviamente uno strawman caricaturale ed inesatto nel rappresentare l’area liberal, se non un sentire di alcuni soggetti, ma estremizzato, ma nel giusto contesto dovutamente leggero lo trovo divertente 🙂
      Qui ammetto di non intendermente, ma le case chiuse sono un altra cosa e mi chiedo se siano necessarie. Ai tempi della Merlin, se non sbaglio erano di stato ed i guadagni venivano condivisi da maitre e maitresses (in francese diremmo papponi, non saprei ^_^)
      .
      Altri hanno obiettato che le case chiuse di Salvini sarebbero le stesse che ci sono in Germania e, a parte casi sporadici ed illegali non c’è sfruttamento perchè loro terrebbero il 100% dei guadagni. Tu che genere di case chiuse avvochi? La Consoli che pure mi è simpatica e in fondo penso sia femminista, non riesco a capacitarmi che non lo sia (dipende dal significato che gli si dà, dal proprio background), no scherzo (:… lei non saprei di che case chiuse parla.
      Fare l’escort è legale? I condomini se non sbaglio lamentano la possibilità che ci sia la fila di clienti in casa, forse la fila è un po’ troppo #degrado, ma su appuntamento direi siano fatti suoi.
      A proposito di dignità, non so se i molti difensori della prostituizione qui, non mi riferisco a te, perchè non so il tuo pensiero, accorderebbero ad una prostituta piena dignità, almeno pari a quella che riconoscono loro le femministe, quando dicono che è un lavoro come un altro, oppure in fondo le disprezzino dividendo anch’essi le donne in sante e puttane. Si sente tuttora dire “me la faccio ma non vorrei sia la madre dei miei figli” o “non è materiale da relazione” spesso rivolto anche a donne che hanno troppo “curriculum”, quindi neanche prostitute, ma anche donne troppo disinibite, mentre loro sono tori.

  7. quark ha detto:

    Comunque trovo singolare che obietti a me di non aver letto tutto l’articolo sul Senegal , e poi riduci l’articolo sull’olanda a due frasi decontestualizzate

  8. Antome ha detto:

    Però è interessante la Consoli, quando descrive un uomo che non abbia paura di essere uomo. Cioè un uomo può anche indossare lo smalto, come sappiamo, se vuole e in teoria è più sicuro di uno che magari vuole farlo e non lo fa per paura di essere meno uomo, che poi cos’è meno uomo?
    E’ possibile anche che per protezione non intenda quella fisica, nel senso di affrontare pericoli smisurati. Anche perchè poi descrive l’idea di un uomo tranquillo, non propenso alla violenza e che ripudia la guerra, parlando di cultura.

    • Paolo ha detto:

      “Una della battute tipiche sul “femminismo liberal” è l’idea che considerino un trionfo che “finalmente anche gli uomini si prostituiscono, le donne fischiano i manzi in strada, evvai!”

      io sono liberal, allora

      • Antome ha detto:

        Anch’io in un certo senso, non voleva essere una provocazione negativa, riportavo battute che mi è capitato di leggere e come dicevo non le condividevo. Sono d’accordo che la parità nel bene e nel male sia un progresso anche in un contesto negativo secondo altri aspetti e condivido anche il discorso che non sta a noi sindacare, almeno fino ad un certo punto, quale aspetto della parità non si vorrebbe adottare. Quindi non sono un libertario “massimalista” se ho inteso bene il termine ;).
        Quindi eventuali critiche ad esercito, arrivismo and arrampicamento sociale prescinderebbero dal sesso, ma mai generalizzo su tutti i militari o imprenditori, al limite mi riferisco al sistema.

      • Paolo ha detto:

        ma poi essere attratti dai “bei manzi” o dalle “belle manze” non è negativo,è legittimo. La questione è la modalità con cui si esprime tale attrazione, il fischio non è elegantissimo

      • Antome ha detto:

        Si, mi riferivo solo al fischio.

  9. Antome ha detto:

    Nello studio citato da Andrea https://stanmed.stanford.edu/2017spring/how-mens-and-womens-brains-are-different.html viene detto anche questo
    “Which is not to say every man’s or woman’s brain looks the same. Our multitudinous genetic variations interact with some of our genes’ differential responsiveness to estrogens versus androgens. This complicated pinball game affects goings-on in at least some of the brain’s neural circuits and in whatever little piece of behavior each of these neural circuits manages.
    Che rende claims come questi un po’ più azzardati, nel formalizzarli in gradi ma maschilità e femminilità.
    “We think gender-specific behavior is a composite of all these modules, which, added up, give you your overall degree of maleness and femaleness,” says Shah.”
    Conclude
    “Trying to assign exact percentages to the relative contributions of “culture” versus “biology” to the behavior of free-living human individuals in a complex social environment is tough at best. Halpern offers a succinct assessment: “The role of culture is not zero. The role of biology is not zero.””
    Inoltre il cervello è estremamente plastico, quindi penso sia possibile che nonostante le differenze alla nascita, non solo delle connessioni sinaptiche vengono a crearsi, ma lo stesso cervello si adatta alle attività che si svolgono, il che quindi potrebbe spiegare perchè alla fine sempre più donne e uomini hanno le capacità di fare cose attribuibili, secondo questo studio, più tipicamente all’altro sesso.
    Ora lo studio in questione non mi viene in mente. Troppo facile mi si dirà :D.

  10. Antome ha detto:

    A proposito di stereotipi, navigando su internet leggevo in alcuni risultati di ricerca di questo libro “hens: why women are different”
    https://books.google.it/books?id=pX3ShElRflMC&pg=PA27&lpg=PA27&dsource=bl&ots=oBwxuDA3vA&sig=P9ziXT3rfzDsZQdoHou1twwLO8A&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjIybGC1oXcAhWBx6YKHd_hAb0Q6AEIlwEwGA#v=onepage&q&f=false
    Non c’è alcuna discussione online visibile a suo proposito nelle prime pagine, spero che sia perchè si commenta da solo.
    A prima vista la misoginia distillata presente nel libro può sembrare comica e viene presentata come leggera, ma andando a leggere qualsiasi pagina, diventa tragica. C’è una continua performance di snobismo mascolino, e si fa da “le donne si focalizzano sulle persone, gli uomini sulle cose” (non molto lusinghiero e per fortuna, per lo più una sciocchezza) al perchè non sanno guidare, al perchè le donne mostrano i piedi al perchè gli uomini preferiscono la carne rossa, ai lavori preferiti, critiche al governo svedese perchè “non puoi legislare la biologia”. E sembra che ne abbia per centinaia di pagine.

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