Sulla condanna penale di Juana Rivas

 

Una traduzione (sentitevi liberi di migliorarla) del comunicato dell’Asociación de Mujeres Juezas de España (AMJE): Sobre la condena penal a Juana Rivas, esta es nuestra opinión

 

Oggi è stata resa pubblica la sentenzapronunciata il 18 luglio 2018, che condanna Juana Rivas per  rapimento di minori a cinque anni di prigione, a risarcire il suo ex marito con 30.000 euro, comminandole in aggiunta a la sospensione per sei anni della responsabilità genitoriale.

Partendo dal rispetto assoluto di tutte le decisioni giudiziarie, è evidente la gravità e la abnormità delle pene inflitte, poiché non condannano solo l’imputata, ma anche i due figli a perdere il legame con la madre, nonostante il fatto che Relazioni specialistiche, compresa quella su cui si basa la sentenza, confermino una relazione positiva e vincolante tra i minori e la loro madre.

Noi di AMJE continuiamo a sostenere che quelle che vengono percepite come decisioni sproporzionate o dettate al di fuori della realtà sociale sono il prodotto dell’ignoranza dell’obbligo di integrare la prospettiva di genere all’applicazione della legge e con essa interpretare la norma che salvaguarda i diritti umani.

La persistenza di stereotipi nel lavoro giudiziario, come quelli che affermano l’esistenza di un profilo tipico del maltrattante, primitivo e atavico, sulla base del quale si ritiene che questi debba necessariamente essere percepito non solo dalla vittima, ma anche dal suo ambiente, o quelli che mettono in discussione la veridicità della testimonianza della donna per non aver riportato i fatti mentre i maltrattamenti avevano luogo, portano a valutazioni delelle prove e interpretazioni della norma che, sebbene legali, corrono il rischio di consacrare un’ingiustizia manifesta.

Ci sono sentenze recenti che integrano espressamente il mandato di applicare la prospettiva di genere e la necessità di affrontare le particolari circostanze che possono sorgere di fronte a coloro che sostengono di essere vittime di violenza sessista. La sentenza della Seconda Camera della Corte Suprema del 13 giugno 2018 è chiara quando afferma che:

“Né sarà un elemento negativo nei confronti della vittima il fatto che ci vuole tempo per denunciare atti di violenza di genere, date le circostanze particolari in cui si collocano questi casi, per cui le vittime possono prendere tempo prima di prendere la decisione di presentare una denuncia perché il convenuto è il suo partner, o ex-partner, un fatto che può influenzare quei dubbi delle vittime che sono soggette a quella particolare posizione psicologica in cui chi li ha attaccati è il loro partner.”

La non integrazione di questa prospettiva e un posizionamento della giustizia che non ha affrontato in modo adeguato le accuse di maltrattamenti fatti dalla madre di un minore ha già coinvolto la ben nota condanna della Commissione CEDAW delle Nazioni Unite in Spagna per l’omicidio della figlia di Angela González (Parere del 16 luglio 2014) tra le cui raccomandazioni al nostro paese, include espressamente:

“Prendere misure appropriate ed efficaci in modo che la storia della violenza domestica sia presa in considerazione quando si stipulano accordi di custodia e di visita relativi ai minori, in modo che l’esercizio dei diritti di visita o di custodia non metta in pericolo la sicurezza delle vittime di violenza, compresi i bambini.”

Parere, la cui efficacia è stata parzialmente soddisfatta nella recente sentenza della 3a Sezione della Corte Suprema del 17 luglio 2018, che ha riconosciuto il suo diritto a essere indennizzata per l’inefficace protezione accordata a lei e a sua figlia dalle istituzioni e dagli organi Tribunali spagnoli, condannando l’amministrazione dello Stato generale per anormale funzionamento dell’Amministrazione della giustizia.

Non possiamo persistere negli stessi errori e continuare a ignorare i mandati giuridici e giurisprudenziali che richiedono una giustizia che ponga adeguatamente i fatti e la legge applicabile a partire, sempre, dal principio di uguaglianza e dalla protezione dei minori.

Dobbiamo smettere di essere eredi di una giustizia patriarcale che la società non tollera e la comunità internazionale condanna, perché solo così possiamo mantenere la fiducia dei cittadini nelle loro istituzioni.

28 luglio 2018

 

Per approfondire:

Il caso Juana Rivas

Spagna, femministe in rivolta. Un’altra sentenza shock

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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