Il silenzio assordante del senatore Pillon

Recentemente il senatore Simone Pillon ha diffuso tramite facebook un video nel quale commenta il disegno di legge 735 sull’affido condiviso.

In un’ora e 11 minuti il senatore affronta diversi argomenti, la mediazione obbligatoria, il mantenimento diretto, l’assegnazione della casa coniugale… L’unico tema del tutto assente dalla sua elencazione delle problematiche che affligono i separandi e la loro prole è la violenza domestica, mentre l’unica forma di abuso sui bambini che il senatore ritiene tanto diffusa da essere rilevante quando si parla di controversie sull’affido è l’alienazione genitoriale.

Eppure la violenza compare fra i primi posti quando si parla delle cause di separazione e divorzio.

Dall’alto della sua personale (e quindi del tutto insignificante) esperienza di legale e mediatore familiare, il senatore ci fornisce una descrizione della coppia che scoppia che narra di persone immature “che si prendono a bambinate“, quindi bisognose di soggetti competenti “che si prendano cura della coppia genitoriale“, al fine di “restituire responsabilità ai genitori, affinché ritrovino la capacità di decidere insieme“.

Le persone “conflittuali”, quelle incapaci di raggiungere autonomamente un accordo per la custodia dei figli che risponda al superiore interesse del minore, sarebbero dei bambini incapaci, nei confronti dei quali le istituzioni hanno il dovere di intraprendere un’opera di rieducazione, al fine di condurli ad accettare (a pagamento) quella che è al di fuori di ogni ragionevole dubbio la migliore soluzione possibile.

Secondo il senatore il conflitto fra i genitori ha origine con la domanda di deposito della separazione (minuto 7:50 circa), motivo per il quale rendendo loro impossibile l’avanzare qualsivoglia pretesa stabilendo un accordo rigido e uguale per tutti contribuirebbe a scoraggiarli dall’intraprendere azioni legali.

Il che, da un certo punto di vista, è sicuramente vero: se l’ordinamento mi vieta categoricamente qualsiasi alternativa ai termini stabiliti per legge, non ho motivo di intraprendere un’azione legale per dare testimonianza della mia particolare situazione. Del tutto false, invece, sono le premesse di questo ragionamento, ovvero che ogni conflitto fra i genitori separati nasca dal desiderio infantile ed egoistico di farsi dei dispetti e dall’incuranza nei confronti delle conseguenze dell’intraprendere un’azione legale sulla vita dei propri figli: spesso, e questo è vero soprattutto nei casi in cui la separazione sia la conseguenza di maltrattamenti e abusi, pretendere un accordo che limiti l’esercizio della responsabilità genitoriale di uno dei genitori è soprattutto un atto di doverosa tutela del benessere dei bambini.

Che ci possano essere delle buone ragioni per cui un genitore rifiuti i capisaldi dell’accordo perfetto (tempi paritetici e mantenimento diretto), è un argomento che il senatore non tratta, nella sua espozione.

Pillon lo ribadisce più e più volte, sottolineando come anche la perdita della responsabilità genitoriale di uno dei separandi

(art. 330 c.c. – Decadenza dalla responsabilità genitoriale sui figli – “Il giudice può pronunciare la decadenza dalla responsabilità genitoriale quando il genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio. In tale caso, per gravi motivi, il giudice può ordinare l’allontanamento del figlio dalla residenza familiare ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore”)

non ha nulla a che fare con i tempi di permanenza del minore presso ciascuno dei genitori.

Secondo il senatore un genitore può vedersi revocata la responsabilità genitoriale (l’esempio che fa per il suo pubblico è quello di un padre affetto da un grave disturbo mentale per il quale è stato giudicato incapace di assumersi la responsabilità del figlio), ma continuare comunque ad essere un “ottimo” genitore: un’affermazione che svuota di ogni significato l’espressione l”responsabilità genitoriale“.

Se la responsabilità genitoriale viene revocata a quel genitore che reca al figlio “grave pregiudizio”, quali sono le caratteristiche di un ottimo genitore?

Chiarisce il concetto al minuto 44 circa, quando affronta lo spinoso tema dell’alienazione genitoriale: “E’ possibile che il figlio rifiuti un genitore perché quel genitore è inadeguato, ma questo [il rifiuto del figlio] è comunque negativo per il figlio, non fa bene comunque al figlio e dobbiamo aiutare quel figlio a godere della piena bigenitorialità“.

Gli strumenti per piegare il figlio alla “piena genitorialità” è il ricovero dei bambini in “strutture specializzate“.

Anche il concetto di “alienazione genitoriale” è completamente svuotato del significato originale: per il senatore il genitore alienante non è soltanto colei (non fingiamo, vi prego, che certi pseudoconcetti siano neutri rispetto al genere) che programma/indottrina i figli allo scopo di convincerli a rifiutare il padre, bensì anche quella madre che “non fa niente per togliere questo rifiuto che si sta creando nel figlio“. E poco importa se a causare quel rifiuto è proprio il genitore “inadeguato”.

Aggiunge Pillon che chi “non fa niente per togliere questo rifiuto che si sta creando nel figlio” è come “se lo violentasse“. Sui bambini davvero violentati, nel video nemmeno una parola.

Enfatizzare le drammatiche conseguenze del crescere senza poter usufruire di una “perfetta bigenitorialità” è funzionale ad un solo scopo: farci dimenticare ciò che la sua esistenza in quanto costrutto teorico pseudo-scientifico occulta, ovvero il fatto che l’inadeguatezza di cui Pillon parla nel suo video il più delle volte si chiama abuso, violenza o maltrattamento.

Quando qualcuno, in calce ai video promozionali del senatore Pillon prova a sollevare la questione “violenza domestica” e le sue conseguenze sulla salute fisica e psichica di donne e bambini, la risposta generalmente è questa:

La violenza esiste, ma esiste la violenza “in generale”, non la violenza contro le donne e i bambini nel contesto di una società ancora profondamente patriarcale.

Se questa gente ne fosse davvero convinta, dell’esistenza di questa “violenza in generale”, se ne parlerebbe nel disegno di legge. Invece quello che ascoltiamo in proposito è un silenzio assordante.

Prima di concludere e ringraziare i suoi collaboratori, il senatore cita fra i suoi oppositori i “mondi legati ad una certa forma di veterofemminismo” che “pensano che il diritto della donna sia tenere in pugno il figlio“.

Si sbaglia il senatore Pillon, non è una questione di diritti, ma di doveri: quello di cui noi veterofemmiste parliamo è il dovere delle donne di tutelare i loro figli, un dovere al quale non potranno ottemperare finché politici come lui continueranno a fingere che gli abusi sui bambini e la violenza domestica non esistono o che, se esistono, non meritano di essere menzionate nel contesto delle controversie per l’affido che affollano i nostri tribunali.

 

Sullo stesso argomento:

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Per approfondire:

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Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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23 risposte a Il silenzio assordante del senatore Pillon

  1. Paolo ha detto:

    questa legge è pericolosissima

  2. Stefano Dall'Agata ha detto:

    Lo avesse scritto un pedofilo, questo DDL non avrebbe potuto essere scritto meglio per chi abusa dei bambini.

  3. Agostini Danilo ha detto:

    Grande ddl che intende calmierare lo strapotere delle “madri”, soprattutto delle pessime “madri” che monetizzano il loro non amore per i figli e acclarano la loro anaffettività, paghe solo di ricevere assegni di mantenimento, finalmente i padri avranno un po’ di giustizia e potranno godere dell’amore dei figli senza essere perseguitati dai ricatti delle mantenute anaffettive.

    • Mamme cattive … bla bla… poveri papà… mantenute… bla bla.
      E’ come tirare la cordicella dello sceriffo Woody: escono sempre gli stessi slogan.

      • Agostini Danilo ha detto:

        Chiedo scusa ma vedo risposte solo ai commenti pro ddl 735, per esempio, nulla su chi teorizza complotti per fare guadagnare lobby, o frasi come “Lo avesse scritto un pedofilo, questo DDL non avrebbe potuto essere scritto meglio per chi abusa dei bambini”, frasi come queste dovrebbero essere censurate da moderatori imparziali, cosa che Voi non siete. Comunque la sua risposta è povera in contenuti e ricorda un “bla bla”.

      • Lei è stato pubblicato? Si. Pretendere che il moderatore censuri chi non concorda con lei non è una richiesta di imparzialità. E se la mia risposta è povera di contenuti, non è povero di contenuti il post al quale ha giustapposto un commento pieno di slogan che dimostra che lei non è interessato a rispondere nel merito. Perché non ci parla del concetto di responsabilità genitoriale esposto dal senatore Pillon nel video, perché non ci spiega come la titolarità della responsabilità genitoriale possa essere disgiunta dal suo esercizio?

    • Agostini Danilo ha detto:

      Continuo a non vedere vostre risposte o commenti a chi parla di pedofilia e abusi dei bambini associando questi concetti ad un ddl di un senatore. A prescindere dai contenuti del ddl dei quali si può sempre discutere. Resto di accordo con il Martorana.

  4. Morgaine le Fee ha detto:

    Questa legge tiene in ostaggio le donne intrappolate in una relazione pericolosa (per se stesse e i figli), usando il ricatto di togliere loro i figli.
    Sospetto anche che ci sia un certo interesse economico nel coinvolgere terze parti (“strutture specializzate” e “mediatori”) che possono guadagnarci bene da una legge del genere.
    Inoltre é sospetta anche la modalitá d’azione, nel voler far approvare questa legge al piú presto senza possibilitá di dibattito parlamentare.

  5. Alessandro Martorana ha detto:

    Esistono e sono statisticamente accertati i casi delle ‘False accuse’, strumento privilegiato e perseguito dal genitore pseudo-conflittuale per ottenere casa coniugale, prole e cospicue rendite, in una moltitudine di casi, oppure più specificatamente ad essere usato spessissimo è il ‘bombardamento per procura’ che genera moltissimi danni alla famiglia ed è strutturato ad hoc da legali compiacenti il ‘sistema delle finte tutele’, nell’illusione di appoggiare il genitore giuridicamente più forte e spesso alienante la prole. Raccontiamoci la realtà dei fatti di cronaca e non mi riferisco a quella filtrata dai ‘guardiani della porta’ delle testate giornalistiche più vicine alle ideologie al potere, ma trattiamo di fatti di cronaca dove di violenza se ne parla in generale, compresa la domestica o la assistita a danno di tutta la famiglia e non perpetrata solo a danno della donna in quanto donna, perchè fà comodo specie se a giovarne economicamente sono i centri antiviolenza nati solo al femminile, gentile signora. Grazie

  6. Pingback: Perché la proposta di legge del senatore Pillon (eletto con la Lega) sulla separazione e l’affido non può passare – Il paese delle donne on line – rivista

  7. MarcoC ha detto:

    Vi invito a vedere un brano di questa puntata di “La vita in diretta” sulla Rai, dedicato al ddl Pillon. Mi pare interessante. Su Raiplay dovrebbe restare visibile almeno per qualche giorno:
    https://www.raiplay.it/video/2018/08/La-vita-in-diretta-fc29aa46-0ce1-40ce-9faf-fd0006e85778.html
    Il brano inizia al minuto 17;40 e dura meno di mezz’ora
    Che ne pensate?

  8. MarcoC ha detto:

    Perchè le virgolette sulla parola “esperti” ? Secondo te non lo sono? Come mai?
    “La donna che afferma…”, le referenza ce l’ha, è una psicoterapeuta di lungo corso:
    https://www.abaq.it/wp-content/uploads/2018/03/cv-Malucelli-Maria-2018.pdf
    Che l’identità, sessuale ma non solo quella, di un bambino si formi sull’imitazione del genitore, soprattutto quello dello stesso sesso, quando tale genitore esiste ed è vicino, non so proprio quale professionista possa negarlo.
    Di identificazione del bambino nel genitore per esempio parla Anna Oliverio Ferraris qui: http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2016/2016-02-05/2016020532360756.pdf
    Ma anche Massimo Recalcati ovviamente e tanti altri.
    E no, nessuno ha detto che un orfano di padre cresce convinto di essere una donna.
    Non si capisce perché il dott. Converti che tu citi, attivista LGBT, sia un esperto consigliabile (e io lo rispetto), e invece quelli invitati dalla Rai vadano liquidati con sarcasmo.

    • Vedi, non basta affermare una cosa e sventolare un curriculum affinché un’idea possa considerarsi valida. https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/22/adozioni-gay-pro-e-contro-secondo-ricerche-scientifiche/359769/
      Cito dall’articolo: L’associazione psicologi italiani scrive: “L’Associazione Italiana di Psicologia ricorda che le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale […]. Infatti i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psico­sociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano.”

    • Antome ha detto:

      Ciao. In effetti mi hai ricordato una cosa interessante, posto che è giusto criticare chiunque faccia e dica cose sbagliate nel nome del femminismo, come affermare la superiorità della donna e della madre, pur non essendo in genere speculare al maschilismo nelle conclusioni (ma qualche volta sì), lo è nelle premesse. E ci sono persone che non si riconoscono nel femminismo perchè ne hanno in buona fede una idea basata su questi estremi o sul femminismo pop alla cosmopolitan che si affaccia spesso nell’huffpost e nei giornali online clickbait, che però nei fatti lo sono, in base all’idea che ne ho io :).
      E’ interessante, dicevo perchè sento spesso l’accusa verso il femminismo di mettere il femminile contro il maschile in opposizione, ma poi sono queste teorie tradizionali sui ruoli che pongono i sessi e generi in dicotomia, proprio a livello educativo. Ho un paio di amici coetanei cresciuti pressochè solo con la madre e sono persone in gamba, imperfetti ne più ne meno che ognuno di noi e se proprio fosse rilevante, etero e cisgender. Ovviamente un aneddoto non prova molto, altrimenti si potrebbe citare il conoscente cresciuto dalla madre ipersensibile e/o gay, politicamente corretto (o educato?), o narcisista o effeminato o che non ha trovato la strada ed è completametne disorientato. Il primo caso non prova la non correlazione ed il secondo non la prova altresì. Ipotizzo che però la preoccupazione è che non crescano con rigidi ruoli di genere, per la possibile capacità di identificarsi con una persona aldilà del genere.
      Indubbiamente qualcuno potrebbe vedere confusione di genere all’idea che un bambino cresca meno macho, meno boys will be boys. Eppure si dice che le donne siano mascolinizzate, il che talvolta altro non vuol dire che hanno fatto proprie quelle che erano tradizionalmente definite come esclusiva maschile, assertività, indipendenza, sicurezza di sè, talvolta equilibrate con il “femminile” (perchè sempre su questa divisione schematica di tratti andiamo a parare), di conseguenza forse, ammesso che poi si cresca così uguali ai proprio genitori, magari la persona avrà da adulta un giusto mix.
      Non so se l’antifemminismo definisce i tratti tradizionalmente femminili come soli naturali e gli altri opera di mascolinizzazione e viceversa per le donne. Una parte del femminismo potrebbe dire il contrario, ma io e spesso anche qui in generale diciamo che tutti questi tratti hanno una base naturale in entrambi i sessi, ma che si evolvono nella loro espressione col contesto culturale, che può arrivare a marcare e caricare eccessivamente quelli “maschili” nell’uomo e reprimere gli altri e viceversa delle femmine, perchè appunto magari la società costruisce lo stereotipo sulla base di differenze naturali all’origine, ma poi ne fa una interpretazione culturale, molto prescrittiva e correttiva se di stampo tradizionale.

    • il Golem femmina ha detto:

      ma cosa c’entra l’identità sessuale del bambino in tutto questo articolo?

  9. il Golem femmina ha detto:

    Ma quanti uomini che hanno commentato. Cosa potrà mai significare? Me lo domando e pongo la domanda. Quanto interesse maschile verso questa legge, che al di là delle posizioni, farà fruttare un campo pieno di monetine d’oro agli avvocati divorzisti e ai mediatori familiari . Mediazione familiare. Un estraneo nelle vicende intime di una coppia e delle vicende di una famiglia tutta. A suon di soldoni. Ma la mediazione familiare è sempre esistita nel nostro Paese? Ma si. Tanto e tanto tempo fa, alle donne che volevano “abbandonare il marito” fedigrafo e\oaggressivo e\o picchiatore, si presentavano in casa, il prete, lo zio ricco, tutta la famiglia modigerata e piena di grazia del marito e con retoriche bibliche imponevano loro di cambiare idee, di tenerselo quel marito, quel gran lavoratore, quello stimato padre di famiglia. Padre di famiglia è un padre? La paternità è un atto dovuto, un sentimento, un’inclinazione? Anche la maternità può porre le stesse domande, per dovere di par condicio. Un rifiuto è un rifiuto. Una separazione è una separazione. Un figlio non è un’entità astratta, ma un essere umano ricco di bisogni affettivi. Lo metterà nero su bianco il mediatore familiare, il costruttore del futuro del bambino, che novello Salomone dagli onorari biblici spaccherà a metà la vita del figlio o della figlia della coppia “sciagurata” che si separa?
    Intanto, per chi vuole approfondire la proposta, c’è tutta intera sul sito del Senato. E per chi crede che questa proposta sia l’ennesima proposta peggiorativa dei diritti delle donne, c’è da firmare una petizione on line. Per chi crede l’esatto contrario, ci saranno altri invitati dei programmi Rai.

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