Le donne rischiano di perdere la custodia dei figli quando i tribunali credono ai partner abusanti

Una traduzione di This Is How Women Can Lose Custody Of Their Children When Courts Believe Their Abusive Ex-Partners di Hannah Al-Othman

I ricercatori hanno scoperto che gli stereotipi di genere e i pregiudizi dannosi nei confronti delle sopravvissute agli abusi domestici e nei confronti delle madri stanno mettendo a rischio la loro e quella dei loro figli


Sophia pensava che una volta che avesse chiesto al suo partner violento di andarsene, la vita sarebbe migliorata per lei e per i suoi bambini.
Invece, ci ha spiegato, questi ha continuato ad esercitare un controllo sulla sua persona, l’ha accusata di negligenza verso i suoi bambini, l’ha trascinata in giudizio per ottenere la custodia ed alla fine è riuscito a convincere il tribunale familiare a schierarsi al suo fianco.

Sophia, il cui nome reale non useremo, allo scopo di proteggere la sua identità e quella dei suoi bambini, ha raccontato a BuzzFeed News di aver denunciato il proprio ex compagno alla polizia dopo essere stata messa in condizione di temere per la propria vita e che i professionisti di ambito medico hanno testimoniato la mancanza di prove dell’incuria di cui è stata accusata da lui. Tuttavia, il suo ex ha avuto la possibilità di controinterrogarla in tribunale, coinvolgendo i servizi sociali contro di lei ed alla fine i giudici hanno deciso di garantirgli la residenza.
Sophia adesso prende antidepressivi e non è in grado di lavorare, deve fare affidamento sul banco alimentare per sfamare i propri figli quando vengono in visita. Non ha il coraggio di sfidare la decisione presa dal giudice poiché teme di perdere del tutto il diritto di visita dei suoi bambini.

La sua esperienza è tutt’altro che un caso isolato. Le sopravvissute agli abusi domestici hanno invocato una radicale revisione del sistema dei tribunali della famiglia, in seguito alla pubblicazione di un’inchiesta, resa pubblica oggi, che svela come la discriminazione di genere, organica all’interno dei tribunali di famiglia, stia mettendo a rischio i loro figli.

L’inchiesta, redatta dalla fondazione Women’s Aid e dalla Queen Mary University di Londra, ha svelato che la mentalità nociva degli avvocati, del sistema giudiziario e degli impiegati del Children and Family Court Advisory and Support Service (Cafcass) nei confronti delle sopravvissute agli abusi domestici sta portando le donne a subire discriminazioni all’interno dei tribunali di famiglia, cosa che a sua volta sta mettendo a rischio i bambini.

In seguito alla separazione di Sophia dal suo ex partner, i bambini sono stati esaminati negli anni da svariati professionisti della medicina che, secondo quanto da lei riferito, non hanno mai rinvenuto prove del fatto che i bambini soffrissero d’incuria.

La donna ha anche raccontato a BuzzFeed News di aver chiamato la polizia molte volte per denunciare episodi di violenza, incluso uno in particolare nel quale ha temuto per la sua stessa vita e che è stato la molla che l’ha spinta a chiedere al suo ex di lasciare l’abitazione.

In seguito al suo allontanamento, l’uomo avrebbe continuato ad esercitare controllo su di lei criticandone le capacità genitoriali, cosa che ha portato al coinvolgimento dei servizi sociali ed infine alla perdita della custodia dei suoi bambini.
Nonostante fosse “arrabbiata, destabilizzata e sconvolta” dalle preoccupazioni per il benessere dei propri figli, Sophia riferisce di essersi attenuta scrupolosamente a tutte le richieste dei professionisti (dei servizi sociali ndt) e di aver portato i bambini a tutti gli incontri, come stabilito, fino al momento in cui questi sono stati interrotti quando non è stato rinvenuto alcun problema.
” È stato facile dire che sono state coivolte queste e quest’altre persone “, ha raccontato a BuzzFeed News. “È stato facile da parte loro affermare che ci fossero stati problemi nella cura dei figli. Hanno agito in maniera molto scorretta ed io ne ero davvero sconvolta. Lui stava cercando di esercitare controllo su di me, stava cercando di ottenere ciò che voleva e prendersi i bambini. Non perché volesse i bambini, ma perché voleva toglierli a me. Era questo il suo scopo.”

Sophia dice di avere sperimentato coercizione ed abuso fisico ed emotivo all’interno della relazione. In alcuni di questi episodi i bambini sono stati testimoni ed uno di essi, di appena 3 ann, è intervenuto per proteggerla. Racconta di aver patito “anni in cui sono stata trascinata per casa”. Il suo partner ha esercitato un controllo sulle sue finanze, ha scelto i suoi abiti, ha insistito affinché lei restasse ripetutamente incinta. “A quei tempi non sapevo cosa fosse la violenza domestica e come si sviluppasse. Ho riportato lividi in due o tre occasioni.” racconta la donna a BuzzFeed News. “I bambini erano presenti in alcuni di questi episodi, e ci sono state urla”. Alla fine lei ha chiesto all’uomo di andarsene, in seguito ad un episodio particolarmente violento: “Mi sono ritrovata a pensare: ” Sto per morire?”. Il tempo è come rallentato ma sono riuscita a ricordarmi di avere le gambe ancora libere e sono riuscita a dargli un calcio, sono riuscita a dargli un calcio in un punto doloroso, sono corsa fuori casa ed ho chiamato la polizia.”

Ad ogni modo, avendo lei in un’occasione deciso di reagire per difendersi, il primo impiegato del CAFCASS intervenuto, ha rigettato l’accusa di violenza giudicandola come aggressione reciproca, descrivendo l’episodio con solo due righe nel verbale. Il secondo impiegato del CAFCASS ha registrato il verbale del primo senza porre loro domande.
“Ho dovuto mettere da parte la vergogna e ringraziare per questa benedizione”, Ci ha raccontato, in riferimento al suo ricorso al banco alimentare .” A Natale e Pasqua si ricevono piatti speciali, il che è fantastico. Sono grata del fatto che esista. È davvero dura riuscire a fare il genitore in condizioni come queste.”

Sophia dice di avere l’impressione di non poter presentare appello. Un avvocato una volta l’ha avvisata che appellarsi avrebbe potuto significare ritrovarsi ad avere un accesso ai bambini ancora più limitato. La sua sensazione a proposito del sistema giudiziario familiare è di totale delusione. “Nessuno ha capito, non è importato a nessuno. Ero convinta che mi sarebbe bastato sedere in tribunale e respingere le accuse, dimostrare la mia integrità, ed il giudice avrebbe visto la verità. Avevo torto perché non è quello che è successo e ne sono rimasta estremamente sconvolta. È dura essere una madre part-time. È dura perdersi le cose, dover essere aggiornata sui loro progressi, dover avere una relazione via sms con i miei figli. Se le corti ed i giudici non sono imparziali, dove rischiamo di andare a finire?”

E Sophia non è l’unica. L’inchiesta ha raccolto una mole di dati significativi da 72 donne residenti in Inghilterra. I ricercatori hanno rinvenuto una prevalenza di stereotipi di genere e pregiudizi dannosi verso le donne vittime di abusi domestici e verso le madri. Pregiudizi che, a quanto riferito, stanno mettendo a rischio la sicurezza delle sopravvissute e dei loro figli e stanno impedendo l’accesso delle donne alla giustizia.
Un quarto delle sopravvissute che hanno risposto al questionario riferisce di avere subito una controinterrogazione dai propri ex partner abusanti durante le audizioni in tribunale. Più del 60% riferisce di non aver trovato misure speciali di precauzione, come sale d’aspetto separate, ingressi differenti ed orari scaglionati o schermi o testimonianze in video, che prevenissero un loro contatto con gli abusanti.
Quasi il 70% delle donne che hanno risposto al questionario riferisce che gli ex partner violenti hanno esercitato violenza psicologica anche sul proprio figlio o sui propri figli, mentre almeno due intervistate su cinque asseriscono che il partner esercitasse violenza fisica anche sui bambini. Le sopravvissute raccontano di essere state viste come instabili da giudici, avvocati del tribunale e membri dei servizi sociali o sono state incolpate degli stessi abusi subiti o considerate inattendibili.

Rachael, di cui pure non intendiamo rivelare il vero nome, è stata trascinata in tribunale dal proprio ex compagno che chiedeva di accedere al figlio comune. L’uomo ha una sfilza di precedenti condanne per violenze, su donne ed uomini, ed è stato detenuto in prigione per averla picchiata durante la gravidanza. È riuscita anche ad ottenere un ordine restrittivo nei suoi confronti e lo ha denunciato diverse volte dal momento del suo rilascio dal carcere.
L’ ex ha esercitato violenza anche sul bambino, ha raccontato lei ai giudici. In quell’occasione riuscì ad intervenire per fermare l’abuso ma non l’ha mai denunciato alla polizia per paura che il bambino venisse portato via.

“È estremamente violento. Fa uso di cocaina e di altre droghe come rito sociale. A casa era violento, non aveva pazienza con il bambino ma pretendeva che fossi io a consentirgli il rapporto con il piccolo”.
Rachael dichiara di essere stata completamente impreparata all’ esperienza in tribunale e di essere rimasta scioccata quando il giudice ha ragguagliato il suo ex compagno sull’avere ancora il diritto di visita al figlio, nonostante i precedenti.
“Ho pensato: non ho precedenti penali ed il sistema giudiziario in questo Paese è straordinario. Lo vedranno per quello che è davvero. Ho prove, ho le dichiarazioni della polizia. Ho pensato che non avesse la possibilità di arrivare al bambino. Sono entrata nell’aula fiduciosa della convinzione che nessuno gli avrebbe garantito l’accesso al bambino, ma le cose non sono andate così.”

La corte ha sentenziato in favore del suo ex, cosa che, secondo Rachael, ha messo a rischio la sicurezza sua e di suo figlio. Il giudice ha insistito sul fatto che l’ex compagno ricevesse informazioni sulla scuola alla quale il figlio era stato iscritto dopo che lei era stata costretta a trasferirsi di casa per proteggersi ed ha garantito al suo ex compagno violento visite protette che, in seguito, si sono trasformate in visite senza alcuna supervisione.
Rachael è stata anche controinterrogata dal suo ex partner in aula per tre ore, esperienza che riferisce essere stata la peggiore della sua vita.

“È stato orrendo. Non avevo mai mai subito niente di simile e spero di non doverlo fare ancora. Mi ha fatto domande sulla mia vita sessuale, sulle mie relazioni precedenti. Il mio ex partner violento cercava di dimostrare che io ero quella che desiderava l’uomo violento”

Rachael ritiene che lui l’abbia trascinata in tribunale solo per continuare ad esercitare un controllo su di lei, che stima d’aver dovuto sostenere spese legali per 15.000£ mentre lui, invece, si è difeso da solo. Dopo aver subito il rifiuto da parte del bambino di andare agli incontri, adesso i contatti tra i due sono solo indiretti, attraverso lettere e telefonate. “Non sono davvero interessati al bambino. Anche quando erano insieme, non dimostrava interesse verso il bambino. Si tratta solo di coercizione e di esercitare il controllo”, aggiunge.

Il governo era sul punto di prendere misure per impedire ai partner violenti di controinterrogare le proprie vittime durante i processi nel Prison and Courts Bill ma il processo legislativo è stato accantonato quando Theresa May ha richiesto immediate elezioni nazionali, lo scorso anno.

“Sono andati ad elezioni ed hanno scartato il progetto. Ero devastata. All’inizio ero fuori di me dalla gioia quando stava per essere portato in parlamento, ma non andranno avanti con quel disegno di legge, non sono veramente interessati a farlo. Il governo dovrebbe capire che si tratta di un fenomeno epidemico e che non migliorerà da solo col tempo. Non si arresterà se nessuno farà alcunché per fermarlo”.

Parlamentari ed associazioni stanno chiedendo che norme per impedire la controinterrogazione dell’ex partner entrino a far parte del Domestic Abuse Bill. Al momento non sono stati presi impegni specifici volti ad occuparsi degli errori dei tribunali della famiglia all’interno di questo progetto di legge e le consultazioni si chiuderanno il prossimo giovedì.

Jess Phillips, parlamentare labourista, ha dichiarato a BuzzFeed News che i risultati dell’inchiesta intitolata “Che fine ha fatto il mio diritto di non essere abusata? Abusi domestici, diritti umani e tribunali di famiglia” non hanno rivelato sorprese.
“È la conferma di tutto quello che siamo andati dicendo da due anni a questa parte e niente è cambiato nel frattempo. Il Presidente Generale del Tribunale della Famiglia, James Munby, quest’anno andrà via ed ha promesso di concludere la riforma prima dell’estinzione del suo mandato ma, quando l’iter della legge ai è interrotto, non è cambiato nulla. Il governo dovrebbe incorporarla nel disegno di legge sull’ abuso domestico (Domestic Abuse Bill)”.

Phillips sostiene che pregiudizi dannosi nei confronti delle madri sono radicati all’interno del sistema giudiziario. “È orrendo. Sono al corrente di centinaia e centinaia di casi in cui le donne sono state tradite dall’organismo del tribunale della famiglia.
Non ho dubbi sul fatto che c’è discriminazione verso le vittime di abusi domestici all’interno delle aule dei tribunali. In molti casi, essi stessi colludono con gli autori delle violenze. Sottopongono le donne alla valutazione della loro salute mentale, le bollano come instabili. Il problema è che molte alla fine si arrendono ed acconsentono a concedere ai partner violenti l’accesso ai bambini.

Se sei un violento, non sei un buon padre”, aggiunge. “Ed è così in ogni momento. Non è una questione personale, semplicemente non è una genitorialità sana. Se sei un violento, dovresti essere considerato un genitore incapace.

È molto dannoso il pregiudizio popolare che porta la gente a pensare che tribunali di famiglia propendano a favore delle madri. Non ho mai visto un singolo caso del genere.”

Katie Ghose, capo esecutivo di Women’s Aid afferma: ” Noi sappiamo che gli autori di abusi domestici stanno usando i tribunali di famiglia per perpetuare il controllo e l’abuso sulle vittime, e che il pregiudizio sessista radicato all’interno dei tribunali sta consentendo questo abuso. Il governo dovrebbe eliminare l’inaccettabile prassi della controinterrogazione della vittima da parte dell’abusante, con urgenza. Le sopravvissute hanno aspettato per oltre un anno che il governo mantenesse l’impegno di portare a termine l’attività legislativa.

Vogliamo anche una formazione obbligatoria e continuativa per tutti i professionisti, dai giudici agli avvocati difensori passando per lo staff dei tribunali e per i funzionari dei servizi sociali (Cafcass) sull’abuso domestico, impartita da specialisti come Women’s Aid. La formazione deve comprendere una preparazione sul controllo coercitivo, sull’abuso post-separazione e sulla violenza assistita da parte dei bambini, in modo che tutti i professionisti possano essere in grado di identificare e comprendere l’abuso domestico al fine di salvaguardare efficacemente bambini e genitori non abusanti all’interno dei procedimenti legali.

Shazia Choudhry, docente di legge alla Queen Mary University di Londra ha dichiarato: “Queste ricerche indicano che i diritti umani di queste sopravvissute a mantenere la propria vita familiare ed essere libere dalla discriminazione non stanno ricevendo sufficiente attenzione nelle aule in cui si discute il diritto di famiglia.

Per di più, c’è l’evidenza del fallimento di questi tribunali nell’esercizio della loro responsabilità di prevenire ed investigare gli atti di violenza verso queste sopravvissute e del fallimento dell’azione di contrasto al clima di discriminazione di genere all’interno delle aule. I risultati di questa ricerca sono profondamente preoccupanti e richiedono attenzione urgente dal punto di vista giudiziario e legale.”

Un portavoce del Ministero della Giustizia ha dichiarato :” L’abuso domestico distrugge le vite ed il futuro dei bambini, questo è il motivo per cui il Governo ha messo in atto una serie di misure per proteggere al meglio le vittime e condurre più aggressori davanti alla giustizia.
Progettiamo di eliminare al più presto l’intollerabile pratica degli abusanti che controinterrogano le loro vittime nel Tribunale della Famiglia.
La legge è chiara sul fatto che il benessere del bambino sia di primaria importanza ed ai giudici spetta di determinare quale sia il miglior interesse per il bambino dopo aver attentamente considerato i fatti in ogni singolo caso.”

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12 risposte a Le donne rischiano di perdere la custodia dei figli quando i tribunali credono ai partner abusanti

  1. Alessandro Martorana ha detto:

    La stessa identica cosa vale a parti invertite. Non siete anime sante di certo!

    • Cito dal post (che sarebbe cortese leggere, prima di commentare): “Quando qualcuno, in calce ai video promozionali del senatore Pillon prova a sollevare la questione “violenza domestica” e le sue conseguenze sulla salute fisica e psichica di donne e bambini, la risposta generalmente è questa: “La violenza esiste, ma esiste la violenza “in generale”, non la violenza contro le donne e i bambini nel contesto di una società ancora profondamente patriarcale. Se questa gente ne fosse davvero convinta, dell’esistenza di questa “violenza in generale”, se ne parlerebbe nel disegno di legge. Invece quello che ascoltiamo in proposito è un silenzio assordante.”

  2. Alessandro Martorana ha detto:

    Quando a una domanda si risponde con un’altra domanda, spesso c’è del marcio.

    • Quando a uno gli viene da ridere sotto alla narrazione della sofferenza altrui, invece cosa c’è?

      • Alessandro Martorana ha detto:

        Lei sa benissimo che le risa non sono assolutamente legate alla sofferenza altrui, come vorrebbe mostrare e non dimostrare, servendosi comunque delle sue formidabili deduzioni logiche, più simili a retaggi culturali (per me). La ‘narrazione’ così come lei la definisce le potrebbe servire da escamotage per tirare fuori l’argomento della violenza domestica a senso unico (uomo contro donna), citando fonti ISTAT e altre ‘prove scientifiche’, sicuramente discutibili, opinabili, ma non verità assolute. Lei crede e lo deduco io da come scrive che facendo leva su istinti irrazionali e su quella parte dell’emotività solidale a posizioni arroccate sul ‘genere’, sia la strada percorribile per trovare soluzioni efficaci ai problemi da lei sollevati? Avranno sempre la massima solidarietà coloro i quali, senza distinzione di genere, subiscono violenza, ma VIOLENZA IN GENERALE e non quel genere di violenza che fà comodo ai centri anti-violenza (solo al femminile, donne e bambine) come se anziani, uomini e bambini non ne patissero. Anche questo articolo è discriminatorio, poichè ‘Gli uomini rischiano di perdere la custodia dei figli quando i tribunali credono aì partner abusanti’.
        Poi se non vuole ‘vedere’ quest’altra verità ne vuole fare solo una questione di numeri e quindi vuole ostentare ed ostinarsi a portare avanti la sua posizione in merito a questa faccenda, faccia pure. E’ LIBERA!

      • Se i numeri sono “opinabili”, quali sono le certezze sulla quali dovremmo basarci? E chi mai ha scritto e dove che gli uomini o gli anziani non soffrano a questo mondo? La nascita dei centri antiviolenza non è dovuta alla convinzione che le donne siano le uniche creature sofferenti a questo mondo, lo sapeva? Semplicemente sono un luogo nel quale il percorso di uscita da una relazione violenta è fondato sulla relazione fra donne.
        Ci porti lei, qui, delle indagini sulla sua “violenza in generale”, invece di lamentarsi.
        Inoltre, qui lei non ha mostrato nessuna solidarietà, è venuto a farsi una sonora risata, e penso piacerebbe sapere a tutti qual è l’aspetto divertente, perché non lo ha spiegato.
        Per concludere, se rilegge l’articolo (posto che lo abbia letto una prima volta, cosa che io non credo), scopre che le soluzioni ai problemi citati sono negli ultimi paragrafi: “Il governo dovrebbe eliminare l’inaccettabile prassi della controinterrogazione della vittima da parte dell’abusante… Vogliamo anche una formazione obbligatoria e continuativa per tutti i professionisti, dai giudici agli avvocati difensori passando per lo staff dei tribunali e per i funzionari dei servizi sociali (Cafcass) sull’abuso domestico, impartita da specialisti come Women’s Aid. La formazione deve comprendere una preparazione sul controllo coercitivo, sull’abuso post-separazione e sulla violenza assistita da parte dei bambini, in modo che tutti i professionisti possano essere in grado di identificare e comprendere l’abuso domestico al fine di salvaguardare efficacemente bambini e genitori non abusanti all’interno dei procedimenti legali.”
        Si parla dell’Inghilterra, in questo articolo, che non è mio (come è scritto chiaramente all’inizio), ma è una traduzione.

      • Alessandro Martorana ha detto:

        A lei piace vedere a ‘sesso unico’ e si ‘accgiappa’ alle risate perchè non ha null’alteo da contestare. Le sà benissimo quali sono i dati statistici della violenza in generale. Faccia un articolo sul tema e io le posterò quello che lei desidera ardentemente. 🙂

      • Carissimo, io ho già fatto un post sull’argomento. I dati li trova qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2016/01/14/lista-di-commenti-frustranti-con-annessa-risposta-definitiva/
        Ma glieli copio qui sotto, così non deve neanche fare la fatica di cliccare.
        “13)La violenza non ha genere. Anche le donne sono violente.

        Ci sono donne violente, come ci sono uomini non violenti. Parlare di “violenza di genere” non nega le due precedenti affermazioni.
        Ci dice l’Istat:
        Gli uomini uccisi (368 nel 2012, pari all’1,3 per 100.000 maschi) sono prevalentemente vittime di omicidi per furto o rapina e da criminalità organizzata, mentre gli omicidi delle donne sono consumati maggiormente in ambito familiare. Per questo motivo i tassi per gli uomini ricalcano il trend in diminuzione che caratterizza omicidi da criminalità organizzata e per furto, mentre quelli per le donne rimangono sostanzialmente stabili, con il risultato finale che, sul totale delle vittime, aumenta la quota di vittime femminili e diminuisce la componente maschile. Le donne uccise nel 2012 sono state 160 (0,5 per 100.000 donne), prevalentemente in ambito familiare. I dati di Polizia indicano, per il 2012, che il 46,3% delle donne è stata uccisa da un partner o da un ex-partner (erano il 54,1% nel 2009 e il 38,7% nel 2004), il 20% da un parente e il 10,6% da un amico o un’altra persona che conoscevano. Le persone uccise da un estraneo sono solo il 14,4% del totale delle vittime donna, mentre per gli uomini tale percentuale è pari al 33,4%. Gli uomini sono uccisi, inoltre, prevalentemente da autori non identificati (45,4% contro l’8,7% nel caso delle donne) e in minima parte da partner o ex-partner (2,2%) e da parenti (10,3%). [pagg.157-158]
        Quello che si nota immediatamente è che vengono uccisi più uomini che donne (1,3 contro lo 0,5 su 100.000), ma che la violenza nelle relazioni sentimentali miete molte più vittime fra le donne che fra gli uomini: il 46,3% contro il 2,2%.
        Ci dice sempre l’Istat che nel quinquennio 2009/2014:
        6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri… I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente.
        Il primo rapporto mondiale sulla violenza di genere che ricomprende i risultati di 141 ricerche effettuate in 81 Paesi, ci dice che il 35% delle donne subisce nel corso della vita qualche forma di violenza e la più comune è quella perpetrata da mariti e fidanzati. A esserne vittime sono ben il 30% delle donne.
        Parlare di violenza di genere non equivale ad affermare che solo le donne sono vittime di violenza, ma che esiste una tipologia violenza che dipende dal genere delle vittime.”

  3. Alessandro Martorana ha detto:

    Appena ho tempo le rispondo 😉

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