Sfatiamo un mito: la Svezia

Uno degli argomenti a supporto del discussissimo disegno di legge 735 sul “vero affido condiviso” (o sulla “bigenitorialità perfetta”, come viene definita dal senatore Pillon), è che le nuove norme contribuiranno a ridurre la conflittualità fra i genitori separati e quindi il numero di cause che finiranno davanti ad un giudice.

Spesso e volentieri sono portati ad esempio i “civilissimi” paesi del nord Europa, fra i quali la Svezia.

Ma qual è la situazione della Svezia?

Negli anni ’70, la normativa sul divorzio in Svezia cambia, e con essa il numero di coppie che decidono di separarsi, che aumenta vertiginosamente.

La legge sull’affido dei bambini coinvolti in una separazione, invece, cambia nel 1998, introducendo la possibilità per il giudice di imporre la “joint physical custody” anche contro il desiderio di uno dei genitori (che comunque non può essere imposta se entrambi sono contrari).

Alla base della riforma c’è l’esplicita volontà di influenzare l’esercizio della genitorialità, utilizzando la norma come una sorta di strumento pedagogico, volto a limitare le possibilità per i genitori di rivolgersi al tribunale per risolvere le controversie sui termini dell’affido, che dovrebbero idealmente essere gestite al di fuori delle aule di giustizia per mezzo dell’ausilio dei servizi sociali e della mediazione.

Nel 2006, la Svezia provvede a modificare la norma, introducendo una maggiore considerazione del “tenore dei rapporti” fra i genitori:

Attualmente la norma recita:

Nel valutare se la custodia debba essere condivisa o affidata a uno dei genitori, il tribunale attribuisce un’attenzione speciale alla capacità dei genitori di cooperare in questioni relative al minore. Il tribunale non può decidere in affidamento congiunto se entrambi i genitori si oppongono.

Ma cosa sappiamo dei risultati ottenuti dall’originale progetto di legge? Imporre l’affido condiviso ha davvero contribuito ad “educare” i genitori, riducendo i conflitti che finiscono davanti ad un giudice?

La risposta è: no.

Le statistiche ci dicono che i conflitti in merito alle modalità di affido sarebbero aumentati del 60% tra il 2000 e il 2013 (Parents in child custody disputes: Why are they disputing?, 2017, Ann-Sofie Bergman and Annika Rejmer, Journal of Child Custody, ISSN 1537-9418, Vol. 14, no 2-3, p. 134-150).

Ma perché i genitori finiscono col non trovare un accordo?

Lo studio condotto dalla Linnaeus University, ci dice che due terzi dei casi studiati coinvolge bambini al di sotto di 9 anni, la maggior parte dei quali (93%) in regime di affido condiviso.

Un conflitto per la custodia può essere classificato come “conflitto di interessi” (ci dice lo studio) quando i genitori non sono d’accordo su questioni relative al tempo trascorso da ciascun genitore con il bambino, su questioni relative al mantenimento o quando un genitore contesta che sia stato leso il suo diritto a ricevere informazioni sul bambino. Un conflitto può essere classificato come “conflitto di valori“, invece, quando i genitori non condividono la medesima idea di genitorialità, hanno difficoltà a cooperare, lamentano problemi di salute mentale o dipendenza da droghe e/o alcol dell’ex partner, oppure denunciano violenza e maltrattamenti. I conflitti di interesse possono essere risolti
tramite la mediazione, proseguono le autrici, mentre i conflitti di valori spesso richiedono il coinvolgimento di una terza parte per giungere ad una risoluzione. In caso di “conflitti di valori” la mediazioni si rivela inefficace.

Come si evince dai numeri in tabella, la maggior parte delle controversie riguarda conflitti di valori, non meri conflitti di interesse, molto dei quali hanno che fare con la violenza e l’abuso di alcol e sostanze stupefacenti.

Come osservano in molti, non è possibile paragonare i padri svedesi ai padri italiani.

La prima grande campagna fatta da Försäkringskassan (il Servizio Sanitario Nazionale svedese) per invitare i papà a prendere il congedo parentale, che come testimonial utilizzava il muscoloso Lennart “Hoa-Hoa” Dahlgren, 11 volte campione svedese di sollevamento pesi, è del 1978.

In Svezia, il congedo parentale è di 480 giorni, 90 dei quali spettano a ciascun genitore e a dispetto dell’impegno dell’istituzioni nell’educazione alla parità genitoriale, ci dice il fotografo Johan Bävman, creatore del progetto “Swedish Dads“, ancora oggi solo il 40% dei padri decide di condividere equamente il congedo con le mamme.

Se pensiamo che un papà italiano può usufruire di un congedo di 4 giorni, ogni confronto con la Svezia diventa impossibile.

Tuttavia, alla luce delle considerazioni del senatore Pillon in merito alla natura della conflittualità di coppia diffuse per mezzo del video di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, si impone una riflessione sulle soluzioni proposte dal ddl 735.

Quando il senatore ci parla di genitori “che si prendono a bambinate“, è di conflitti di interesse che parla: ma è davvero questa la situazione italiana?

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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13 risposte a Sfatiamo un mito: la Svezia

  1. Alessandro Martorana ha detto:

    Supponiamo sia un conflitto di valori. Quali sono questi valori in Italia?

    • savi ha detto:

      Questo Martorana deve essere come l’autore di questo cosiddetto articolo ANDREA GAZZOTTI* — o si sente ‘troppo’ intelligente (e quindi e’ perverso) o e’ semplicemente ignorante.

      Prendi la frase: “Per la Società Italiana Scienze Forensi, però, non ci sarebbero dubbi: l’affidamento materialmente condiviso (il cosiddetto physical joint custody) – ”

      Non sa o fa il tonto che la Società Italiana Scienze Forensi e’ semplicemente in covo pasista —
      https://www.scienzeforensi.com/

      Presidente il MArco Pingitore di Cosenza — chierico catechista sommo pasista:
      https://www.scienzeforensi.com/chi-siamo/

      Comitato scientifico capitanato da Giovanni Battista Camerini — clerico in capo pasista e autore in toto del ddl Jemolo Pillon, che a tutti gli effetti e il ddl Jemolo Camerini:
      https://www.scienzeforensi.com/comitato-scientifico-sisf/

      Che altro vuole sapere questo Martorana sulla Chiesa Pasista Italiota?

      • Alessandro Martorana ha detto:

        Certo non mi permetto di etichettare nessuno e neppure di denigrare, o semplicemente di lasciarlo intendere. Quindi chi si sente piì intelligente non sono certo io. Forse ignorando la questione specifica è chiedere troppo DELUCIDAZIONI. Non è lecito? Penso sia più che corretto.
        Ho visto un numero il 33 a cosa si riferisce? Agli anni di Cristo?
        N.b. poi mi viene detto che vengo a farmi sonore risate. Sono inevitabili.

      • Se non legge lo studio per intero è chiaro che non capisce. Io più che mettere il link che devo fare? Glielo confesso, di tradurlo non ho il tempo.

      • UmbertoEchoJunior ha detto:

        Quanto a intelligenza e ignoranza, permane da tempo un mistero:
        come mai “Savi” = “Salvo” si creda titolato a dare lezioni agli specialisti.
        Camerini è neuropsichiatra infantile. Savi/Salvo invece, pare che si occupi
        di scienze politiche in Louisiana, se è vero che di cognome fa Pitruzzello e
        che i suoi riferimenti sono qui:
        http://www.tulane.edu/~admincat/pdfcat/section1/PoliticalScience_05.pdf
        Non si sa se Savi/Salvo frequenta con regolarità l’italia, sembra che gli sfuggano
        parecchi dettagli.
        E’ falso che il dottor Camerini sia l’autore dell’intero ddl Pillon.
        Il ddl è composto da 24 articoli, che trattano di parecchi diversi aspetti dell’affido;
        Camerini si è occupato di due articoli soltanto. Gli estensori del ddl, insieme al
        senatore Pillon, sono più numerosi.
        https://www.interris.it/sociale/ecco-perch-il-ddl-sull-affido-condiviso–dalla-parte-dei-figli
        Pillon e non solo lui stanno spiegando che ci sono in corso correzioni e aggiustamenti.
        Camerini stesso nel link qui sopra commenta alcune possibili correzioni.
        Salvo farebbe bene a risparmiare le patenti di ignoranza che distribuisce.
        Tempo fa gli erano state poste parecchie domande sulle sue competenze vere o
        presunte, e non ha mai risposto. Potrebbe rileggerle, le trova in fondo a questa pagina:
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/11/01/la-tacita-accettazione/

  2. Alessandro Martorana ha detto:

    Rileggere i commenti e risponda. Il blog è suo.

    • Le risposta, mio caro, sono nel post. Se gli “scienziati forensi” ribadiscono che l’affidamento con tempi che tendono all’equipollenza con ciascun genitore “permetterebbe anche una potenziale diminuzione della conflittualità”, i dati concreti confutano le loro affermazioni. Non basta ripetere all’infinito una menzogna per farla diventare verità. Certo, ripetendola un certo numero di volte, si può creare l’illusione della verità, ma è un’illusione che si infrange miserevolmente contro il muro dell’analisi dei dati a disposizione.

  3. quark ha detto:

    Quando ho visto il titolo ho avuto un mancamento… l’illusione è durata un secondo …

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