10 novembre: mobilitazione generale contro il ddl Pillon

Sempre più numerose sono le adesioni alla giornata nazionale contro il disegno di legge 735 sull’affido condiviso.

Non soltanto Roma (piazza San Silvestro alle ore 11) e Milano (ore 15 piazza della Scala), ma anche tantissime altre città si stanno attivando: Bari, Crema, Faenza, Follonica, Genova, Grosseto, Milano, Napoli, Orvieto, Padova, Palermo, Potenza, Valdichiana, Viareggio, Vicenza.

E non solo: si sono attivate con diverse iniziative anche Ravenna e Lugo, Senigallia e Fano, Massa Carrara, Cosenza, Catanzaro.

Tantissime, da nord a sud, le proiezioni del film l’Affido.

Mi farebbe piacere che mi segnalaste tutte quelle di cui vi giunge notizia, come qualunque altra iniziativa volta ad esprimere dissenso nei confronti del disegno di legge.

Mi sembra giusto segnalarvi invece che anche io, grazie all’interessamento di Matilda Editrice e grazie alla collaborazione di Anarkikka, ho dato il mio modesto contributo: un breve ebook che condensa quanto ci andiamo dicendo da anni si queste tematiche.

Ringrazio con affetto Donatella Caione per avermi convinta a portare a termine questo progetto e spero che possa concorrere a rimpolpare l’indignazione che sta montando contro l’indifferenza che il disegno di legge ostenta rispetto al fenomeno della violenza contro le donne e i bambini.

Petizione: Il disegno di legge Pillon su separazione e affido va ritirato

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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30 risposte a 10 novembre: mobilitazione generale contro il ddl Pillon

  1. Irene ha detto:

    Peccato che siano lo stesso giorno della manifestazione nazionale antirazzista.

    • Non capisco perché “una ‘femminista’ mette in pericolo la vita di suo figlio”: direi che c’è un concorso di colpa. Perché il padre non ha portato il bambino dal dottore? Io avrei detto: “genitori mettono in pericolo la vita del loro figlio”.

      • (Anche se sarebbe comunque un’affermazione non del tutto corretta, perché, da quel che so, di timpano perforato non è mai morto nssuno)

      • Serenando ha detto:

        Scusa, ma sarebbe come dire che se un uomo picchia la moglie e le rompe un timpano, basta pensare che, tanto, per un timpano rotto non è mai morto nessuno?
        In ogni caso, non è semplice: un timpano che si rompe per una otite non curata può dare problemi gravi se non gravissimi (in ipotesi, sino ad una meningite). Dunque è criminale -sicuramente da parte di entrambi- perdere tempo a far visitare il bambino.
        È così che valuti il comportamento della donna, che in ossequio al rispetto dei turni ha eluso le cure per il bambino?

      • Tu vedi solo una donna che non si cura del suo bambino. Ma in casa ci sono un uomo e una donna, insieme ad un bambino che sta male. Ma tu, il padre che rimane immobile mentre il bambino soffre non lo vedi. Cecità selettiva? Spiegherebbe tante cose.

      • Antome ha detto:

        Dice “Lui non è riuscito a farlo in tempo e mio figlio è finito con un timpano perforato.” quindi non capisco se non aveva tempo o se non è riuscito, cosa diversa. Nel secondo caso sarebba ancora più ingiustificabile quell’irrigidimento, nel primo, beh concorso di colpa e ottuso irrigidimento sulla pelle del bambino in ogni caso. Mai farci passare i bambini, siamo pazzi? Al limite divorzi e ti tieni il figlio se lui (in questo caso lui) è tanto convinto che tocci sempre a lei e non sta ripetutamente ai patti nella divisione dei compiti. Chissà cosa ne pensa Pillon…
        Detesto che questi casi vengano però usati per spalare fango sul femminismo tutto e che ciò faccia un audience spudorato sulla controversia e l’irrazionale levata di scudi e forconi contro un intero movimento identificato con una che porta un’idea ottusamente alle estreme conseguenze fraintendendone lo spirito. E ovviamente il focus sulla sola donna. Non so se il “non ha fatto in tempo” sia riferito solo a questo caso o se lui ripetutamente abbia sbolognato a lei il compito. Ma non fa notizia o focus se lui le lascia sempre l’incombenza, nel nome di regole evidentemente non scritte ma accettate, ma se lo fa lei allora “nazifemminismo”, poichè l’ha fatto nel nome del femminismo. Certo consideriamo magari che è rimasta col “cerino” in mano. Se a parti invertite lui avesse fatto ciò avrebbero urlato al nazimachismo tossico oppure qualcuno avrebbe dato comunque della nazifemminista a lei per essersi irrigidita al pari di lui?
        Vedrebbero diversamente e più distribuite le colpe, dove in questo caso le vedono solo sue?
        Mi scuso per queste speculazioni, perchè quello che conta è un bambino che ha sofferto per la coglioneria manifesta di genitori che dovrebbero essere in teoria più maturi di lui.

  2. Serenando ha detto:

    Cito testualmente: “Tu vedi solo una donna che non si cura del suo bambino. …Ma in casa ci sono un uomo e una donna, insieme ad un bambino che sta male. Ma tu, il padre che rimane immobile mentre il bambino soffre non lo vedi. Cecità selettiva?”
    La tua è cecità o malafede. Forse cecità DA malafede.
    EVITI infatti di citare quanto HO SCRITTO SOPRA [maiuscolo = sottolineatura].
    Leggi, e impara: “Dunque è criminale -sicuramente da parte di entrambi- perdere tempo a far visitare il bambino.”.
    Qui di selettivo c’è solo la tua rabbia che ti porta a demonizzare pur di poter litigare, anche a costo di falsificare quello che io ho scritto e che comunque tutti possono leggere.
    Ma li prendi per analfabeti? O per degli incantati dal tuo sguardo di Mamma Patrigna?
    Statti bene

    • Tutti quelli che leggono si accorgono che ciò che tu chiedi è una valutazione della madre e non una valutazione dei genitori. Nota bene che io non uso il maiuscolo, perché io non litigo, bensì mi confronto, sforzandomi di non offendere.

  3. Serenando ha detto:

    La tua è una scrittura mistificata e mistificante.
    Deformi quello che c’è scritto per poter attribuire al tuo nemico un comportamento che legittimi le tue accuse e la tua aggressività.
    Io ho scritto che che è criminale da parte di entrambi quel comportamento.
    Tu riduci il tutto al fatto che io chiedo una valutazione della sola madre. Spostando il discorso.
    Perché per quanto riguarda ENTRAMBI secondo me hanno torto. Ma lei dichiara di aver agito così perché è un comportamento da femminista.
    E tu non rispondi sul punto: mi accusi di farti una domanda, questa, appunto, a cui non vuoi rispondere.
    Io non voglio una valutazione della madre in quanto madre, ma in quanto femminista che ha condotto, dice, la sua battaglia anche lasciando inaccudito il figlio malato.
    Voglio sapere da te se secondo te lei ha ragione quando dichiara che per far trionfare il femminismo a casa bisogna farlo anche ignorando la salute del figlio.
    Chiaro che il padre è un imbecille.
    Ma la madre secondo te ha agito da brava femminista? Ha fatto bene a lasciar danneggiare il figlio pur di far trionfare la pari divisione di ruoli in casa?

    • Non credo che si possa discutere la cosa in questi termini, perché dubito che l’intento della donna fosse “lasciar danneggiare” il figlio, mentre sono certa che il punto non sia “far trionfare il femminismo”, che è una frase che non significa nulla. Lo scenario è questo: due genitori che lavorano, un bambino piccolo e l’accordo fra i due di alternarsi nelle visite al pediatra. Perché quando è il suo turno il padre si sottrae all’impegno preso? Perché dà per scontato che lui può permettersi di ignorare le necessità del figlio e mettere se stesso al primo posto? Che cosa vuol far “trionfare” quest’uomo? A mio avviso ciò che fa un uomo del genere è rivendicare il suo diritto di calpestare moglie e figlio, ed opporsi a questo modo di fare non è a vantaggio del “femminismo”, bensì di donne e bambini. Non hanno forse i bambini il diritto di essere accuditi dai propri genitori? E se uno dei genitori non ritiene che questo comporti dei doveri per lui, non è una lesione del diritto del bambino questa?

      • Serenando ha detto:

        Perfetto.

        Hai dato la stessa, identica, perfetta, spiegazione che dà chi è a favore del decreto Pillon: pretendere che l’accudimento del bambino sia suddiviso in turni perfettamente uguali tra padre e madre.
        E di pretenderlo anche a costo di far star male il bambino.

        Hai la stessa mentalità del decreto: si può ledere il figlio pur di dividersi perfettamente a metà diritti, doveri, e soprattutto accudimenti.

        Complimenti!
        Detto soprattutto nel giorno della manifestazione contro il decreto, è un’ottima …uscita!!!

        Ciao, e un abbraccio enormeeeeeeeeeeeeeeeeee!

      • E poi sarei io quella che non capisce un testo scritto…

    • Personalmente, credo che avrei ceduto e portato il bambino dal pediatra, soprattutto perché sono un genitore ansioso e tendo a prefigurarmi sempre il peggio. Ma allora mi chiedo: che strumenti ha una donna per cambiare lo stato delle cose?

      • Serenando ha detto:

        che strumenti ha una donna per cambiare lo stato delle cose?

        Purtroppo nessuno, o molto pochi. Però esistono anche madri inaccudenti , e padri ansiosi.

        Detto questo, anche io avrei ceduto e portato il bambino dal pediatra.

        E poi, se le cose stanno come dice l’articolo, avrei abbandonato il tizio al suo destino, separandomi, e cercando di fare in modo che si occupasse sempre meno del bambino.

        Perché volergli insegnare a tutti i costi a rispettare un ruolo, una persona, un figlio, di cui invece si disinteressa?

      • Ah ecco, nessuno strumento a parte la rassegnazione e il sacrificio.

    • (Riguardo alla mia scrittura mistificata e mistificante: 😂)

  4. Lilli ha detto:

    Serenando, pigliate ‘na pastiglia siente a me!

    • Serenando ha detto:

      CITO IL TUO TESTO [maiuscolo = sottolineatura]:
      “E poi sarei io quella che non capisce un testo scritto…”

      RISPOSTA
      Scusa, secondo te quella ha fatto bene a non curare il figlio perché non era il suo turno.
      Il decreto Pillon prevede turni rigidamente ripartiti… dimmi tu se, e nel caso spiega il perché, la filosofia non è la stessa.

      CITO IL TUO TESTO:
      “Ah ecco, nessuno strumento a parte la rassegnazione e il sacrificio.”

      RISPOSTA
      …E poi vi lamentate che l’uomo prosegue nei suoi atti violenti, abusanti o trascuranti. E non vi rendete conto che, sul piano della relazione personale, cercare di cambiarlo e/o di dargli una lezione diventa lo stimolo a farlo continuare sempre negli stessi comportamenti da criticare.

      Non sto ovviamente discutendo circa gli interventi sul piano sociale e politico, ma per quanto riguarda la singola relazione l’unica vera soluzione, in un caso del genere, è l’abbandono del partner abusante / inaccudente

      E se non la pensi così, spiega il perché

      • “secondo te quella ha fatto bene a non curare il figlio perché non era il suo turno” e dove sta scritto? Mi pare che io abbia specificato che avrei portato mio figlio dal pediatra. Ma è altrettanto vero che è esattamente così che il patriarcato tiene in pugno le donne: facendo leva sul loro senso di responsabilità, sui loro sentimenti, vincolandole al loro lavoro di cura semplicemente rifiutando di fare la loro parte e rimanendo impuniti per questo. Perché il più delle volte non c’è modo di liberarsi del partner “inaccudente”.
        Ribadisco, dubito fortemente che questa donna pensasse che il suo rifiuto avrebbe procurato dei danni al bambino. L’otite è comunissima fra i bambini, soprattutto nei primi anni di vita, e il più delle volte non comporta proprio niente: le complicanze sono statisticamente molto rare. Motivo per il quale è una patologia spesso sottovalutata.
        Lo so perché io l’ho sottovalutata e mi sono ritrovata con una mastoidite acuta.

      • Antome ha detto:

        Prendo atto che sei contrario al decreto, buono a sapersi. Forse si è fatto male ad attribuirti con quell’esempio l’intento di difenderlo, quando era il contrario. Anch’io ho pensato la stessa cosa in effetti, lasciarlo e tenersi il figlio a cui evidentemente lui non tiene, ma capace che dopo protesta pure che le donne si portano via i figli.
        Ma tutto, fuorchè trascurare la salute del figlio per un punto personale. Ma è indubbio che la cosa che ha fatto clickbait è l’elemento femminismo, che lei l’abbia fatto nel nome del femminismo ha creato quell’associazione di idee come femminismo = fanatismo funesto e dannoso. Motivo per cui sento che a parti invertite avrebbero detto che sono due coglioni fuori di testa e che lei è probabilmente una nazifemminista che non vuole occuparsi del figlio, anche un po’ snaturata. Non so se l’assenza dell’elemento “femminismo” nel suo irrigidimento eliciterebbe un’altra reazione, ma ipotizzerei un focus maggiormente distribuito su entrambi e comunque qualche commento su un possibile nazifemminismo di lei.
        Osservazione interessante comunque, questa sulla rigida divisione dei compiti della Pillon. Chissà come la vede.

    • Serenando ha detto:

      Lilli, pigliate ‘nu fidanzato, siente a me!

  5. Lilli ha detto:

    Serenando, tu invece hai bisogno di pastiglie, ma tante.

  6. Antome ha detto:

    Come al solito citano la Norvegia per ridimensionare l’idea di cultura patriarcale.
    In un commento all’articolo di Micromega http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-violenza-di-genere-e-i-malintesi-del-linguaggio/
    “La mentalità patriarcale andrebbe definita meglio, anche per spiegare come mai in Norvegia ci siano più donne uccise (proporzionalmente al totale degli uccisi) che in Italia. Di fronte alla frase “un femminicidio non è un omicidio come un altro” non so cosa dire, tranne che mi sembra il capolinea del principio di non contraddizione: ogni -cidio nasce in un contesto, o mettiamo a tutti un prefisso, oppure a nessuno.”

    Oppure, come già fece Bob, in qualche tuo articolo, questa è una donna. La violenza nelle coppie gay maschili e femminili.
    “”Il nucleo della violenza contro le donne è il rapporto di potere all’interno della coppia o della relazione. La violenza viene usata per ristabilire il potere maschile, è espressione del desiderio di controllo, dominio e possesso dell’uomo sulla donna. E man mano che la libertà delle donne aumenta il fenomeno diventa più grave poiché l’asimmetria è ancora più forte”, dichiara Linda Sabbadini nell’articolo linkato. Un’affermazione palesemente contraddetta dalle statistiche sulla violenza domestica nelle coppie omosessuali (gay e lesbiche). Spiegare la violenza nella coppia (o familiare) usando il Patriarcato invece della logica e della ragione non porta da nessuna parte. Anche se è sicuramente consolatorio e utile per le donne, che continuano ad accumulare un credito illimitato in quanto vittime di un olocausto patriarcale di cui personalmente, nei miei 62 anni di vita, non ho trovato traccia. Ho incontrato, sì, coppie e rapporti tossici, violenza femminile e maschile, e un campionario infinito di figli di queste situazioni, spesso a loro volta vittime di violenza fisica e psicologica soprattutto femminile. Madri, educatrici, maestre, babysitter.”

    Per provare a rispondere ad entrambi, la presenza di un assetto istituzionale molto equalitario e liberale tra i sessi, nei paesi scandinavi, tra l’altro a detta di Morgaine (per la Svezia) “calata” dall’alto da governi progressisti a fronte di una base che ancora non lo è altrettanto, non nega la possibile persistenza di una cultura patriarcale, in alcuni aspetti. Per quanto le donne possano essere mediamente più emancipate (termine da prendere con le pinze e da approfondire in questo contesto, da me buttato giù sinteticamente e brutalmente, pardon 🙂 ), dalla divisione dei compiti nella casa, all’eventualità di approcciare per prime, se quello che si dice è corretto ed il rischio è parlare per sentito dire.
    Indubbiamente anche molti uomini sono più disposti a collaborare e vedere paritariamente la donna. Si può ipotizzare una maggiore resistenza e frustrazione di quelli che ancora non lo sono, ma che, come sappiamo bene, anch’essi riescono a fidanzarsi. Se proprio si vuole guardare le statistiche e si vuole negare che questi omicidi siano legati al maschilismo, bisognerebbe guardare quali relazioni siano in percentuale, da considersi eque e paritarie, secondo tali parametri, rispetto a quelle che lo sono meno o sono basate su ruoli tradizionali. Oppure se ci fosse un conflitto tra la sua indipendenza e la sua voglia di controllo.
    A questo punto rispondiamo anche sulle coppie gay. Già scrissi qualcosa in risposta a chi lo tiro fuori qui
    https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2017/10/03/a-nome-di-tutti-gli-uomini/#comment-29949
    https://www.west-info.eu/it/una-brutta-verita-accomuna-coppie-etero-e-gay/
    ““La violenza domestica esiste anche tra le coppie gay. Analogamente a quanto avviene in quelle eterosessuali. Un fatto che è venuto alla luce solo negli ultimi anni e di cui poco si parla. Ma che è in aumento. Alcune indagini diffuse nel Regno Unito, infatti, suggeriscono che gli episodi di aggressività riguardano addirittura 1 relazione LGBT (lesbiche, gay, bisex e trans) su 4.

    Naturalmente, non si possono paragonare casi proporzionalmente più sporadici rispetto a quelli, ben più numerosi, che riguardano la violenza sulle donne.””

    Insomma da un lato può non essere solo il patriarcato, dall’altro alcune relazioni Lgbt possono non essere esenti da dinamiche patriarcali, con un partner più possessivo dell’altro. C’è una componente biologica nel possesso, non solo maschile, ma è anche rafforzata culturalmente nel patriarcato, la donna era proprietà.
    I soliti diranno che la cultura rispondeva a qualcosa che non ha bisogno del patriarcato per manifestarsi ma che sarebbe già insita in noi, per cui rimarrebbe anche in contesti dove la legge non tutela più tali dinamiche ed in relazioni che non essendo eterosessuali non dovrebbero avere le stesse dinamiche.

  7. Antome ha detto:

    Qui intendevo dire “Se proprio si vuole guardare le statistiche e si vuole negare che questi omicidi siano legati al maschilismo, bisognerebbe guardare quali relazioni siano in percentuale, da considersi eque e paritarie, secondo tali parametri, rispetto a quelle che lo sono meno o sono basate su ruoli tradizionali. Oppure se ci fosse un conflitto tra la sua indipendenza e la sua voglia di controllo.” il tutto in percentuale all’interno dei casi di femminicidio in questione, si intende.

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