Ciccarolo

Come già ricordava anni fa un articolo pubblicato su minima & moralia, è impossibile in questi giorni di aspra polemica, non ripensare al celebre aneddoto di Vittorio De Sica e il piccolo Bruno.

La storia è ormai leggenda: allo scopo di ottenere una disperazione più che realistica dal giovanissimo Enzo Staiola, il regista decise di umiliarlo pubblicamente nascondendogli nella giacchetta dei mozziconi di sigaretta; la vergogna di essere appellato come un “ciccarolo” avrebbe portato il bimbo a scoppiare in pianto, il pianto che possiamo vedere nella commovente scena di “Ladri di biciclette”.

Peccato che non sia una storia vera.

Come tanti, anche io c’ho creduto per anni ed anni, finché non ho scovato delle interviste a Staiola che riportavano un’altra versione (ad esempio qui o qui) e un articolo del Post che lo conferma: “Quella confidenza pubblica” di De Sica era “falsa, raccontata solo per fare teatro”.

A dispetto del suo valore di verità, la storia del ciccarolo ci piace; ci piace così tanto che continuiamo a raccontarcela (qui un articolo di quest’anno che la riporta) ogni volta che celebriamo il film, come se quell’episodio – inventato dal regista “per fare teatro” – fosse diventato parte integrante del fascino immortale della sua opera cinematografica. Il mito del genio maschile e abusante – come lo descrive benissimo l’articolo di Aditi Natasha Kini, che vi consiglio – è così pervasivo da avere comunque la meglio nell’immaginario collettivo.

Anche se le polemiche di questi giorni sembrano annunciare l’inizio del suo declino.

Il fatto che la morte di Bertolucci abbia stimolato in molti il bisogno di narrare e rinarrare la vicenda che coinvolse Maria Schneider, accogliendo nel farlo la versione di lei – quella che parla di una “vera violenza” perpetrata ai suoi danni poi venduta al pubblico come opera d’arte – significa che questa società sta subendo un grosso cambiamento, che la nostra idea di giusto e sbagliato non corrisponde più a quella che ispirò il racconto a De Sica.

E questo ha poco a che fare con il valore estetico “Ladri di biclichette” o “Ultimo tango a Parigi”, ma con i principi etici sulla base dei quali vogliamo giudicare i comportamenti umani.

Forse, insieme a Bertolucci, muore un pezzetto dell’idea che la genitalità possa essere descritta “come una qualità separata che esiste al di là dell’etica e della morale” e che i grandi autori debbano  beneficiare “dell’immunità, del sostegno e della copertura per commettere abusi” allo scopo di poter “continuare … a produrre arte celebrata ovunque”.

Perché, come dimostrerebbe “Ladri di biciclette” se ci rassegnassimo alla versione della storia senza ciccarolo, un’opera può essere “l’esempio perfetto di cinema puro” anche senza calpestare la dignità e i sentimenti dei più vulnerabili che vi prendono parte.

 

Sullo stesso argomento:

“La scena dello stupro in Ultimo tango a Parigi in effetti non era consensuale”. La rivelazione di Bertolucci in un’intervista del 2013

Il gabbiano spiaccicato

Consigliatissimo (di nuovo):

Il mito del genio maschile

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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59 risposte a Ciccarolo

  1. Paolo ha detto:

    l’atto di sodomia era simulato come sono sempre simulate queste scene nei film non porno. Ha senso parlare del sopruso di Bertolucci su Maria Schneider se lo inquadriamo primariamente nel sistema di potere giusto – quello del lavoro e specificamente nello spettacolo, dove nessuno può crederlo un abuso di potere isolato e limitato alle attrici. In nessun caso ha senso parlare di stupro, anzi è uno svilimento della problematica. Quanto al Bertolucci uomo se ne pensi ciò che si vuole: non è chiaro, vista tutta la Storia dell’Arte, da quando un artista dovrebbe essere una brava persona. Bertolucci non ha sessualmente aggredito qualcuno. Bertolucci non ha avvisato la sua attrice di un importante cambio di copione importante e in questo ha commesso un abuso del suo ruolo professionale ma si ttratta di un abuso lavorativo, non sessuale e l’avrebbe fatto anche con un attore maschio

    • L’avrebbe fatto anche con un attore maschio? Non so proprio su che basi fai una simile affermazione, a meno che tu non conosca aneddoti che noi ignoriamo. E poi non comprendo: che significa che parlare di stupro svilisce la problematica?

      • ... ha detto:

        “I was too young to know better. Marlon later said that he felt manipulated, and he was Marlon Brando, so you can imagine how I felt. People thought I was like the girl in the movie, but that wasn’t me.”

        https://www.dailymail.co.uk/tvshowbiz/article-469646/I-felt-raped-Brando.html

        Parlare di stupro è del tutto inappropriato, e ci sono un sacco di persone che hanno creduto a questa distorsione dei fatti, partendo dalle parole della protagonista a causa probabilmente dei giornalisti e di chi ne ha parlato in maniera scorretta.

        “I felt humiliated and to be honest, I felt a little raped, both by Marlon and by Bertolucci. After the scene, Marlon didn’t console me or apologise. Thankfully, there was just one take.”

        Confondendo un sentimento con un fatto. Nessuna persona che abbia subito uno stupro direbbe di essersi sentita un po’ stuprata, oltre ad aver spiegato ulteriormente

        “Many believed that the sex scenes between Brando and Schneider were for real, but she insists: “Not at all. There was no attraction between us. For me, he was more like a father figure and I a daughter.”

        e ad aver mantenuto l’amicizia con Brando fino alla fine.

      • Scusate, ma in quale degli articoli che ho linkato si dice che l’attrice fu penetrata in scena? Forse in qualche articolo che io non ho letto… Credo che la dinamica dei fatti sia ben chiara a tutti, me per prima. Non vedo quale sia il nesso con quanto ho scritto nell’articolo.

      • ... ha detto:

        mi riferivo alle tue domande. L’avrebbe fatto con un maschio? Anche Brando si è sentito manipolato, sebbene non sappiamo per cosa. Mentre il resto l’ho postato perché nel link che hai messo viene riportato l’articolo di repubblica, che come molte traduzioni mistifica l’intervista originale, non so se per ignoranza dell’inglese o per malafede.

  2. Irene ha detto:

    Maria Schneider ha tentato più volte il suicidio ed è stata ricoverata più volte in manicomio dopo quest’orribile episodio. L’ho letto in un giornale spagnolo, e non oggi, ma due anni fa: una delle tante prove che altrove il femminismo sta cambiando la mentalità comune https://blogs.publico.es/davidtorres/2016/12/06/tango-a-la-mantequilla/. Da noi invece una regista donna scrive un articolo vergognoso (mi riferisco alla Archibugi citata nell’articolo Il gabbiano spiaccicato). Non meravigliamoci di come stiamo messe…Comunque sì, Bertolucci dichiarò che non aveva avvisato Schneider di proposito, perché voleva che soffrisse veramente. Se questa non è violenza…psicologica, come minimo, e sessuale, commessa indirettamente da Bertolucci, direttamente da Brando e vissuta come tale da Schneider.
    A proposito di violenza contro le donne nel cinema, fuori dai nostri confini il femminismo radicale considera anche “Travolti da un insolito destino…” di Lina Wertmuller un’apologia della violenza contro le donne, mentre da noi è normale vederlo come la storia di una donna odiosa che viene giustamente punita, come se essere insopportabile giustificasse essere pestata di botte da un bruto (perché non è che il personaggio di Giannini sia umanamente migliore di quello della Melato).
    Riccio, ho letto l’articolo sul genio maschile e mi è piaciuto molto!

  3. ... ha detto:

    “Forse, insieme a Bertolucci, muore un pezzetto dell’idea che la genitalità possa essere descritta “come una qualità separata che esiste al di là dell’etica e della morale”

    Qui credo ci sia un refuso, però per una volta posso dire che sembra un lapsus.

    Per il resto, non ho ancora letto il pezzo sul mito del genio maschile, però che l’idea che ci piaccia la storia inventata su Ladri di biciclette non saprei. A chi piaceva? Forse piace perché è una storia che parla del confine fra verità e finzione. Quanti sono intrigati dalle scene di sesso finte e si chiedono se gli attori quando baciano baciano veramente?

    Mentre per Bertolucci sicuramente i tempi sono cambiati. Ma non sarei così sicuro che sia questo che abbia ispirato gli articoli sulla famosa scena. Certo adesso su qualsiasi opera si fa molta più attenzione. Però c’è da dire che non è che all’epoca ciò che avvenne fu ritenuto normale. Non fu ritenuto normale da nessuno dei protagonisti, e probabilmente non lo sarebbe stato neanche per il pubblico, se lo avesse saputo prima. Per non parlare delle reazioni al film stesso.

    Sul finale direi una cosa diversa, ovvero che la genialità esiste a prescindere dall’etica e dalla morale, ma che questo non esenta dall’agire entro l’etica e la morale.

    • E’ una citazione dell’articolo “il mito del genio maschile”: “Uomini come Polanski mantengono credito artistico e immunità sociale perché i loro difensori e i loro fan sostengono che i contributi che hanno dato alla cultura siano superiori alle loro trasgressioni e ai loro reati individuali. Non si tratta di consumatori passivi indisponibili a riconoscere che i loro idoli possano avere sbagliato. Il fatto è che la genialità viene immaginata come una qualità separata che esiste al di là dell’etica e della morale. Il genio è oltre le emozioni, è oggettivo, al di sopra di certe meschine considerazioni.”

      • ... ha detto:

        nel testo hai scritto “genitalità”…

        Anch’io l’ho trovato vacuo e sopravvalutato il film.

      • Paolo ha detto:

        Polanski e Hitchcock sono persone orrende e al tempo stesso grandi cineasti, il valore artistico dei loro fulm non si discute come non si discute la non eticità dei loro atti

  4. ... ha detto:

    “Ora dobbiamo riflettere sul fatto che ciò che abbiamo inscritto nella categoria “genio” è stato valorizzato a spese dell’umanità e del potenziale delle persone che sono state ridotte al silenzio, invisibilizzate e rese prede da questi uomini. Dobbiamo tenere presente la forza distruttiva dell’archetipo e riconoscere che gli abbiamo permesso di alimentare la cultura dello stupro e dello sfruttamento sessuale. Dobbiamo riconoscere che il genio è sempre stato una costruzione – e che in realtà forse non esiste.”

    Forse è vero che il genio non esista, perché è uno di quei termini che non si sa bene cosa descrivano, ma non per i motivi detti nell’articolo. L’articolo fa una mossa particolare, mischiando l’indulgenza che si ha nei confronti di chi riteniamo speciale e il talento di costoro. Ma un conto è parlare di questa indulgenza e un altro è inventarsi la categoria di genio maschile misogino. Nessuno pensa che per essere geniali bisogna anche essere folli e prevaricatori. A volte ciò è accaduto per descrivere la personalità di certuni, ma il genio simbolo del ‘900 è Einstein, e nessuno lo associa al sesso e alla violenza. Foster Wallace è ritenuto genio non solo per il suo talento di scrittore, ma per la sua ecletticità, e i suoi comportamenti nulla hanno a che fare con ciò, dato che fino a che non uscì la sua biografia nessuno ne sapeva qualcosa. Louis CK è un genio della comicità, e anche un pervertito, e non si capisce perché non dovrebbe tornare a lavorare, visto che ciò che ha fatto non è grave dall’impedirglielo legalmente. Forse bisognerebbe fare qualche distinzione. Così come bisognerebbe distinguere tra l’acclamazione per l’arte e l’acclamazione per i comportamenti nella vita reale. Non mi risulta che nessuno degli uomini citati sia acclamato per l’esercizio di potere. Oltre al fatto che considerare sempre misogino un regista che voglia prendere di sorpresa un’attrice è parecchio arduo e rivela un pregiudizio.

    I culti vanno sempre ridimensionati, ma non mi pare che Asia Argento sia stata trattata differentemente da chi la sosteneva e dalla società. Forse c’entra anche il senso di appartenenza.

    • Antome ha detto:

      Anche Argento non è più alla conduzione di X Factor.
      A dire il vero pensai spesso a “genio e misoginia” come associazione, prima di leggere articoli femministi. Ovviamente non è una regola.

      • ... ha detto:

        Argento ha perso il posto per questioni di immagine legate alle dinamiche della produzione, che oggi ha preso questa piega, ma nessuna persona sana di mente pensa che sia stato giusto (Fedez ha detto di sì, ma facendone un discorso interno al gioco), e infatti in Italia e non solo l’hanno sostenuta in molti (anche le stesse persone per le quali la vittima va sempre creduta), sulla sua partecipazione al programma, al di là di ciò che pensano di lei invece sul resto. E il suo accusatore ha suscitato parecchi dubbi, per non dire di peggio. E giustamente, perché solo in certi posti in USA qualcuno può pensare alla Argento come a una criminale pedofila per essere andata a letto con un diciassettenne. Quindi come si pesano differentemente le storie dei vari finiti sotto le luci del #metoo si è pesata la sua e ci si è divisi. E non è neache un talento straordinario.

        Genio e misoginia non solo non è una regola, ma non vedo in cosa sarebbero correlati. Per quale motivo una capacità superiore alla media dovrebbe far sviluppare una forma di odio?

      • Ma non è questo che sostiene l’articolo!

      • L’articolo parla degli stereotipi legati al genio, e fra questi c’è il fatto che genio e sregolatezza, creatività e un pizzico di follia, debbano sempre andare di pari passo, al punto che spesso modifichiamo ad arte le storie per confinare i personaggi reali all’interno dello stereotipo. Quando uscì il film “The imitation game”, molti notarono che il ritratto che Benedict Cumberbatch ha offerto del matematico Alan Turing, più che corrispondere al vero Turing (che pare fosse socievole e con molti amici), rimanda all’immagine che siamo soliti avere dello scienziato, strambo e con difficoltà relazionali.
        Questo ha permesso, a molti uomini di talento, di abusare indisturbati delle loro collaboratrici: pensiamo ad Alfred Hitchcock, ad esempio. Si parla di lui in termini di “scopritore di grandi attrici”, in realtà era un uomo che le attrici le tormentava, e non certo allo scopo di migliorare le sue opere. Quando girò Rebecca, con Joan Fontaine, si dice che all’attrice, già fortemente in ansia, ripetesse che lei non piaceva al resto del cast e che era l’unico che poteva darle la sicurezza di cui aveva bisogno. Non solo, durante le riprese le sussurrava delle oscenità. “Voleva il controllo totale su di me”, ricordava l’attrice. Tippi Hedren, che lavorò con lui al celebre “Gli uccelli”, raccontò che Hitchcock aveva la supervisione su ogni dettaglio dei suoi vestiti, i capelli e il trucco, e chiedeva allo staff di seguirla, di riferire i suoi movimenti; aveva analizzato la sua scrittura, le mandava fiori e vino e le ordinava cosa indossare, cosa mangiare, gli amici che avrebbe dovuto vedere. E questi sono solo due degli aneddoti che si raccontano su di lui… Nessuno si sarebbe mai sognato di impedirgli di continuare a lavorare, a dispetto dei suoi inaccettabili comportamenti crudeli e persecutori, perché lui era Alfred Hitchcock, un genio. E’ di questo, che parla l’articolo.

      • ... ha detto:

        be’, quello che di cui parli tu è una parte della critica al genio, quella sulle conseguenze, la tolleranza nei confronti di certi comportamenti in virtù della eccezionalità di chi li compie. E su questo penso che sono tutti d’accordo, sebbene con divergenze sui limiti. Nessuno è obbligato a lavorare con un regista che vuole tormentare gli attori. Ma a me sebra esserci anche altro, e di più radicale nell’articolo. La conclusione mi pare chiara. Altrimenti perché parlare di menzogna? Perché dire che il genio forse non esiste? E l’idea che il genio non può esistere sganciato dall’etica cosa significa: che a un genio comunque non vanno perdonati comportamenti immorali, cosa sensata; o che i comportamenti immorali non ci consentono di parlare di genio? A me la conclusione non fa pensare a una decostruzione parziale del mito del genio e le sue origini, che la emendi da ciò che oggi non si accetta più, e la ridimensioni rispetto all’idea dell’uomo solitario. Mi pare proprio una decostruzione radicale, poiché dell’archetipo del genio farebbero intrinsecamente parte l’oppressione e la misoginia.

      • Paolo ha detto:

        il genio (come la bellezza) esiste e non è solo maschile

  5. Serenando ha detto:

    Carlo Verdone ha sempre raccontato del ceffone che Leone gli diede sul set di “Un sacco bello” perché lui si era rifiutato di correre per farsi riprendere sudato e affannato.
    Non è un abuso perché non è sessuale e/o perché Verdone non è una donna?

    Sempre Verdone racconta di quando Sordi lo lasciò nudo -contro il suo volere- durante le riprese di “In viaggio con papà”.
    È probabile che ci siano altri aneddoti del genere, relativamente ad altri attori e registi.

    La consideri violenza o no se riguarda un uomo?

      • Serenando ha detto:

        E’ divertente constatare come ti approfitti del diritto di replica immediato che il dominio su questo blog ti garantisce. Odi il patriarcato perché è qualcosa che sei e fai tu.

        Detto questo, passo al dunque: Enzo Staiola è maschio e per questo hai raccontato della non-violenza che ha subito. Della Maria Schneider hai raccontato una violenza che non c’è stata.
        Perché, come dice kinkyreggae, non ci fu violenza. Come è assolutamente indimostrato e indimostrabile che questa pretesa violenza l’abbia portata alla tossicodipendenza e al disagio mentale.
        Usi la stessa logica del patriarcato che combatti. Amen

      • Spiegami meglio: il fatto che io sia l’amministratrice di un blog mi rende “patriarcato”? E quale sarebbe questa “logica del patriarcato” che metterei in pratica? E perché ne sono complice solo io e non anche i creatori di wordpress? (non lo sto escludendo, chiariamo, vorrei solo capire)
        Intanto chiariamo una cosa fondamentale: c’è una differenza fra violenza e reato, non sono la stessa cosa. Un reato è un fatto che va contro l’orientamento giuridico, ergo se non esiste una norma che va a sanzionare un preciso comportamento, per quanto quel comportamento possa essere violento verso una persona, quella violenza non è reato.
        https://www.change.org/p/intimitaviolata-chiediamo-una-legge-contro-il-revenge-porn-roberto-fico-pres-casellati-montecitorio-senatostampa
        «Forse sono stato colpevole per Maria Schneider ma non potranno condannarmi per questo. L’idea di quella scena è venuta a me e a Marlon Brando mentre stavamo facendo colazione e a un certo punto lui ha cominciato a spalmare del burro su una baguette: subito ci siamo dati un’occhiata complice. Abbiamo deciso di non dire niente a Maria per avere una reazione più realistica».
        «Non sarebbe considerato immorale comportarsi così sul set con i propri attori?», gli è stato chiesto. «Non sono un uomo di oggi», la risposta ironica ma sfuggente del regista settantaduenne.
        Questo quanto in proposito affermò Bertolucci stesso (http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/bertolucci-si-pente-ho-ingannato-schneider-confessione-sesso-951101.html).

      • Antome ha detto:

        Ricciocorno, hai le tue ragioni per ritenere non ci sia il tanto di rispondere, quando si parte già col presupposto che odi gli uomini e che se qualcosa succede a loro sia pronta a sminuirla, tuttavia se rispondi, nominando Staiola e il fatto che sia maschio cosa intendi? L’hai citato per dire che la storia non era vera, non per solidarizzare nei suoi confronti per la sua umiliazione, ciò sia chiaro non per sminuirla ma perchè lo stesso De Sica mentiva lui stesso vantandosene e Staiola stesso non ha denunciato il fatto.
        Momento di pausa, rispondo a Serenando, perchè penso di aver capito il perchè della risposta di Riccio, e che tu, come anch’io, sulle prime, non abbia compreso quello che a mio parere è lo spirito della sua replica.
        Traducendo penso che lei voglia dire che l’averla nominata ed accostata, fosse vera, all’idea del genio abusante a cui è concesso tutto, significa che la troverebbe grave anche su un maschio poi uomo come Staiola all’epoca.
        Ha nominato l’aneddoto ed il fatto che sia nella leggenda a dispetto della veridicità, per esemplificare come sia concesso tutto al “demiurgo nel nome del genio e sregolatezza. Non so se sia una cosa tipicamente maschile. Di certo più il patriarcato è presente più è accettato nei confronti delle donne rispetto agli uomini, altrimenti Mra non avrebbero sempre in bocca l’Arabia saudita, anche se temo sia pretestuoso e non gliene freghi molto ai più estremi, anzi.
        Però su Schneider si potrebbe parlare di vero accaduto o vera violenza psicologica, precisando però che non c’è stata alcuna penetrazione, poichè lo strawmen vuole che “i femministi dicono che Bertolucci ha in qualche modo stuprato Maria Schneider”.
        E’ comunque indubbiamente stato molto scorretto e probabilmente umiliante.
        Si è sentito manipolato anche Brando, ma non nella stessa posizione di parte ricevente.

      • Staiola era un bambino, all’epoca. Dettaglio che renderebbe più deprecabile la pubblica umiliazione, secondo me.

      • Antome ha detto:

        Quindi Serenando ti ha attribuito il secondo fine (e mi scuso se mi stessi sbagliando ora nei suoi confronti), nel nominare Staiola, di averlo nominato per poter dire che fosse un caso falso, quando a leggerti con attenzione era evidente che il tuo discorso fosse un altro e spero di aver compreso bene. Mi piacerebbe sapere che possa dire di sentirti compresa, come ti era capitato con la commentatrice più particolare di “te la sei cercata”, che però detto tra noi era un po’ estrema, anche se non quanto quella di “lezioni d’amore”.

      • Sì, grazie di avermi compresa. 😉

  6. kinkyreggae ha detto:

    E’ vero, tutto fa brodo per la causa ultrafemminista.
    Anche calunniare un regista premio Oscar una vita dopo un suo vecchio film.
    Anche inventare una storia di presunto stupro ” a babbo morto”.
    Qui un link :
    https://www.letteradonna.it/it/articoli/show/2018/05/23/ultimo-tango-parigi-scena-burro/25930/

    Nel celebre film del 1972, non ci fu alcuna penetrazione, neppure ipoteticamente necessaria per esigenze sceniche; il rapporto anale fu simulato. Il copione era perfettamente conosciuto dalla ventenne Maria, ne fa fede Storaro che era tecnico di scena.
    Ciononostante Bertolucci, una persona di enorme cultura e sensibilità, rimase colpito dalla
    immagine sostanzialmente negativa per una donna giovane e chiese scusa a Maria.
    L’immagine negativa derivava dal fatto che quella amante del film appariva indissolubilmente
    legata alla caratura artistica di Maria.
    La attrice dopo molti anni prese la strada della tossicodipendenza (1979) e comunque non
    vi è alcun provato collegamento con l’esito sfortunato della sua vita rispetto al vecchio film.

    Un film, che una vita dopo, riabilitato dal tribunale di Cagliari, viene nuovamente
    tacciato di sessismo, ma senza prove. Accusa di moda, accusa calunniosa.
    Infatti negli anni ’80 una associazione di cattolici integralisti chiese il sequestro della pellicola,
    ritenuta “contraria al comune senso del pudore” per le note scene di sesso di M. Brando.
    Il tribunale accolse la richiesta di archiviazione del PM dott. Marchetti, della procura di Cagliari (competente per territorio in relazione alla prima proiezione del film) e il film stesso venne
    totalmente riabilitato. Nessun reato ipotizzabile.
    Pare che decenni dopo, il neobigottismo inventi accuse di sessismo;
    peccato che si sarebbe dovuto farlo prima e non dopo la morte del regista Bertolucci.
    Quantomeno per correttezza .

    buona prosecuzione

      • Paolo ha detto:

        voglio dire che in passato era accettabile che un regista specie se era un “Autore” trattasse i suoi attori un po’ come voleva pur di ottenere la performance che cercava (a volte questo ha portato a grandi film, recitazioni meravigliose, altre volte no), oggi è molto meno accettabile per una serie di motivi

      • Paolo ha detto:

        negli anni ’70 si drogavano TUTTI sopratutto nel mondo dello spettacolo e della musica, negli ambienti “alternativi” girava un sacco di droga, era quasi un rito sociale, alcuni fotunati ne sono usciti, altri più fragili e sfortunati ci sono rimasti secchi. affermare che Maria Schneider si sia drogata solo e unicamente a causa della sicuramente grave scorrettezza fatta da Bertolucci che non l’ha avvisata del burro in quella scena di sodomia simulata mi pare ingenuo con tutto il rispetto. Non saranno forse state ANCHE (dico anche) le polemiche bigotte contro il film che venne pure bruciato sul rogo a farla sentire colpevole? Non so, ipotizzo
        Comunque la storia del teatro e del cinema sopratutto del cinema d’autore è piena di registi demiurghi e tiranni che maltrattano attori e attrici, Bertolucci non è neanche lontanamente il peggiore, sul set di Shining Kubrick trattò con deliberata asprezza Shelley Duvall impedendole di fare amicizia con la troupe perchè pensava che lo stress avrebbe favorito l’immedesimazione nel personaggio, so di grandi registi che giravano armati sul set per convincere gli attori a recitare come volevano loro, Werner Herzog e Klaus Kinsky vennero alle mani più di una volta, con tanto di minacce (serie) di morte. Paradossalmente sui set dei B-movie, e delle “sessiste” commedie sexy degli anni ’70 c’era molto più rispetto proprio perchè i registi erano consapevoli di girare dei filmetti di scarsa qualità e, nella maggioranza dei casi, non credevano di essere dio.
        Ho l’impressione che la vicenda Brando-Schneider venga letta con la sensibilità e le idiosincrasie di oggi che non sono quelle degli anni ’70. Faccio mie le parole della femminista Ida Dominijanni su facebook: “Realizzo solo ora che non si parla d’altro che della ‘scena del burro’ di Ultimo Tango. E che se ne parla oggi con la sensibilità – e le idiosincrasie- di oggi, che non sono quelle di mezzo secolo fa. Il che è palesemente assurdo oltreche sbagliato. Mi rifiuto di prendere parte a questo gioco di società. Che dimostra lo stato pietoso in cui siamo precipitati. E dimostra altresì che di Ultimo tango l’Italia non capì niente allora e non capisce niente oggi.”

        io aggiungo che Bertolucci è stato il regista de Il conformista, Novecento, La strategia del ragno, Prima della rivoluzione, The Dreamers, L’assedio, L’ultimo imperatore, Piccolo Buddha, ricordarlo solo come “quello del burro” è ingiusto, e anche Ultimo tango è più di quella scena

    • IDA ha detto:

      Stupro, parola di etimologia incerta e di origini antiche, (Lex Julia de adulteriis). Oggi ha vari significati e nel linguaggio comune è sinonimo di violenza sessuale. Qual è l’elemento costitutivo dello stupro o violenza sessuale? La penetrazione?
      No!
      IL CONSENSO.
      In questo caso a sostenere che il consenso non c’era, sono tutti e tre i protagonisti, il regista e gli attori. Simulare uno stupro alla insaputa della vittima, può avere lo stesso impatto di uno stupro con penetrazione completa. Maria Schneider, nel seguito della sua vita ha manifestato tutti i sintomi della vittima da stupro; Depressione, problemi relazionali, sessuali alcol e droga. Non può essere dimostrato scientificamente nessun collegamento con quel fatto, ma nemmeno escluso, dal momento che per lei e solo per le, è stato un evento traumatico e questo è dimostrato anche dalle dichiarazioni dello stesso Bertolucci.
      E qui si torna alla domanda finale che ci pone Riccio:
      “..i grandi autori debbano beneficiare “dell’immunità, del sostegno e della copertura per commettere abusi” allo scopo di poter “continuare … a produrre arte celebrata ovunque”
      Perché, come dimostrerebbe “Ladri di biciclette” se ci rassegnassimo alla versione della storia senza ciccarolo, un’opera può essere “l’esempio perfetto di cinema puro” anche senza calpestare la dignità e i sentimenti dei più vulnerabili che vi prendono parte.”

      • Paolo ha detto:

        uno stupro è un rapporto sessuale ottenuto con la violenza e la coercizione, qui non c’è stato alcun rapporto sessuale ra brando e schneider; c’è stato un regista che ha deliberatamente non informato un’attrice su un dettaglio (importante) riguardante una scena che c’era in sceneggiatura ma i cui dettagli dovevano essere concordati con TUTTI gli attori coinvolti , quel regista ha sbagliato ma nessuno è stato stuprato

      • IDA ha detto:

        Paolo; Come ho detto il termine stupro ha vari significati, oggi comunemente si utilizza come sinonimo di violenza sessuale. L’importante non è l’etimologia o il significato della parola, ma l’elemento costitutivo, che non è la penetrazione, il grado di violenza, il soddisfacimento, il rapporto con la vittima o le mutande indossate dalla vittima, ma il consenso, perché si sta parlando dell’invasione della sfera intima e sessuale di una persona.
        Se il consenso non c’era, volutamente per rendere più reale la scena. Quindi di cosa stiamo parlando? Si può disquisire sul significato del termine ma di fatto per Maria Schneider, è stato un evento traumatico.
        Di fatto avviene che in nome di un presunto risultato artistico si giustificano la violazione di alcuni diritti fondamentali, dando la falsa impressione che senza di queste violazioni, non si possa raggiungere quei risultati espressivi.

      • Paolo ha detto:

        io ribadisco che stupro ha un significato preciso, non è un qualsiasi evento traumatico (lo stupro è un evento traumatico ma non tutti gli eventi traumatici sono stupri) nè una qualsiasi violazione di diritti fondamentali (lo stupro è la violazione di un diritto fondamentale ma non tutte le violazioni di diritti fondamentali sono stupri). Polanski commise uno stupro, Bertolucci no, Bertolucci ha sicuramente violato il diritto dell’attrice di essere pienamente informata su tutti i dettagli di una scena “forte” che doveva fare, questo le ha procurato un danno. Bertolucci si è comportato in maniera esecrabile (forse all’epoca forse non era considerata tale, ripeto: fior di grandi registi hanno manipolato e anche maltrattato attori e attrici in vari modi, a volte hanno avuto grandi risultati altre volte no) ma il termine stupro secondo me è improprio (Schneider stessa disse di essersi sentita “un po’” stuprata, e nessun uomo o nessuna donna che abbia subito uno stupro direbbe “un po’ “,ve lo assicuro)

      • IDA ha detto:

        Non è importante la parola stupro, anche perché uno stupro simulato lo possiamo definire un tentato stupro, che può essere ugualmente traumatico come lo stupro. Cosa è che lo rende traumatico? La penetrazione?
        Reale o simulato, è stato o non è stato un evento traumatico per Maria Schneider? Sembrerebbe di si!
        E se è si, è giusto in nome di una presunta arte violare i sentimenti e la dignità delle persone?

      • Paolo ha detto:

        parlando di bertolucci puoi togliere la parola “presunta” e per lungo tempo è stato ritenuto giusto che in nome dell’arte si maltrattassero psicologicamente e fisicamente gli attori (anche parecchi attori lo ritenevano giusto, va detto che alcuni attori e attrici a questi “massacri” ci si sono sottoposti con piena consapevolezza sopratutto a livello fisico, qualcuno ci ha vinto l’Oscar l’Academy ha un debole per gli attori che si devastano per fare un film, penso a quegli attori e attrici che per il ruolo sono ingrassati anche di parecchi chili oppure dimagriti fin quasi allo scheletro con grave rischio per la salute, quelli che hanno voluto girare scene pericolose senza controfigura) oggi è molto meno accettato o quantomeno l’attore o l’attrice deve sempre sapere ed essere informato/a direi che è giusto così

      • Antome ha detto:

        Qui non so se essere d’accordo Ida, violenza psicologica, sì, inganno su una scena di grande coinvolgimento emotivo, sì, però lo stupro riguarda l’atto sessuale non consensuale tramite dominio, minaccia, possiamo aggiungerci inganno, anche se quest’ultimo ha valenza giuridica più limitata a determinati casi ed una maggiore valenza psicologica che non va snobbata. Può configurarsi una sorta di truffa psicologica, quindi. Ma facendo vari esempi truffe, che non riguardano atti sessuali (non solo penetrativi sia chiaro), non dovrebbero essere stupri. Sono gravi si, si basano su consenso ingannevole non valido, ma sono una cosa diversa pur essendo una violenza e violazione del consenso.

      • Serenando ha detto:

        Guarda che con la stessa logica si può sostenere esattamente il contrario: e cioè che la psicopatologia della Schneider era precedente alle riprese, ed è stata poi responsabile dell’idea di esser stata oggetto di violenza, in un ricordo ri-ricostruito nel tempo.
        Non puoi cioè ipotizzare un nesso di causa a senso unico. Sempre lo stesso senso.

      • Antome ha detto:

        A voler essere stronzi sì, però la mia voleva essere una risposta equilibrata, ti basti che sono d’accordo nel non volerlo considerare stupro.

      • Antome ha detto:

        Scusami, però vedi, Serenando, queste sono le cose che sembrano far pensare che il femminismo cerchi di fare sua ogni cosa per metterla in un indistinto calderone della violenza sessuale. Questo ovviamente è un uomo di paglia, però il tipo di comunicazione sembra far sì che, anche se non si dice esplicitamente che Bertolucci è un molestatore, questo rimane nell’immaginario comune, quindi tu ed altri avete gioco facile a far pensare che il femminismo voglia criminalizzare gli uomini.
        Perchè ora però vuoi infierire ed insinuare che avesse problemi psichici lei o che si potrebbe argomentare in tal senso? Forse avvocati senza scrupoli, sono maestri di quello che viene definito “gaslighting”, cioè mettere in discussione il ricordo della vittima. O almeno in questo caso tutto quello che volevo dire è, come Paolo che non tutti gli abusi o violenze psicologiche sono stupro, non era un invito a sminuire o a speculare di poter sminuire anche le sue ferite psicologiche, nel trovarsi una scena diversa a cui non era pronta, magari con pressione implicita (dialettica, situazionale, nessun ricatto, mi pare di capire) a recitarla ed inscenarla sul posto e, qui posso solo ipotizzare, richiamare traumi passati.

    • Antome ha detto:

      Non c’entra, ma ho saputo che Storaro è critico verso Me Too, che tu sappia lo delegittima o ne critica semplicemente le modalità, non il principio?

  7. Serenando ha detto:

    Tutto questo pappone di discorso, cara Antome, dovevi farlo però quando Ida ha cominciato a ipotizzare un fantasioso, teoricamente possibile ma indimostrato e indimostrabile, nesso di causa tra un ipotetico trauma subito dalla Schneider nel corso delle riprese, e suoi disturbi psicopatologici arrivati all’osservazione (ma non certo per questo insorti) successivamente.
    Quando Ida se ne è uscita con queste ipotesi, non hai certo messo in chiaro che ipotesi del genere sono fantasiose e indimostrate.
    Quando però la stessa logica viene utilizzata, come ho fatto io, per postulare esattamente il contrario (con pari dignità logica), allora insorgi e mi dici che tutto questo ecc. ecc.
    Per quanto mi riguarda, intravedo anche qui la stessa logica: come avvocati senza scrupoli possono tentare di invalidare il ricordo della vittima, altri avvocati altrettanto senza scrupoli possono sfruttare la possibilità che ricordi non veritieri debbano per forza esser presi come prova di un fatto (e nel caso di un reato).
    Quanto al fatto che la Schneider fosse vittima di disturbi psicologici, fosse stata tossicodipendente, e via di seguito, questo è “vero”, nel senso che così risulta dai giornali d’epoca e successivi, e non trova sue smentite: nel 1976, ad esempio, fu ricoverata in manicomio. Diagnosi sballata? Lei non la nega (come sino a poco prima della morte non aveva mai accennato alla descrizione di quel ciak come ad un episodio di violenza).
    Se si ipotizza che la diagnosi fosse all’epoca fasulla, si deve ipotizzare che si hanno altrettante, se non più, evidenze, che fosse proprio vera.
    Perché altrimenti si pensa che il femminismo vuole costruire solo realtà a senso unico

    • IDA ha detto:

      Serenando….Io non ho ipotizzato nulla, ho risposto a kinkyreggae il quale sostiene che dal momento era simulato esclude che questo evento possa avere avuto conseguenze nella sua vita. Io ho risposto:
      1-Simulare uno stupro alla insaputa della vittima, può avere lo stesso impatto di uno stupro con penetrazione completa.
      2- Maria Schneider, nel seguito della sua vita ha manifestato tutti i sintomi della vittima da stupro;
      Io non ipotizzo nulla, ma dico solo che è plausibile che quell’evento possa essere stato traumatico per Maria Schneider.

      • ... ha detto:

        scusa Ida, ma non capisco come simulare uno stupro possa essere traumatico come subire uno stupro. Non parliamo di bambini, ammesso che possa valer per i bambini. Ma passato lo spavento ci si rende conto che non è successo nulla. E in ogni caso non stiamo parlando di ciò che successe all’epoca. Come la scena dovesse essere fu detto all’attrice comunque prima di girarla, non è che sia stata presa con la forza e sbattuta per terra e filmata di nascosto. Poi che una giovane donna possa vivere una scena recitata in maniera traumatica è un altro discorso, dato che la finzione ha comunque un certo potere sulle nostre emozioni, ma non c’entra niente con questa storia dello stupro. E ciò che ha passato in seguito è stato ampiamente spiegato da lei, e non c’entra niente con quella scena, c’entra con il fare esperienza del successo all’improvviso a una giovane età, cosa che ha portato molti alla rovina, e con l’essere identificata dal pubblico con il personaggio interpretato.

      • IDA ha detto:

        Non una comparazione tra tentato stupro e stupro, ma capire se ci può essere stato n trauma oppure no. Quindi la colpa ricade su Maria Schneider, perché era giovane e ingenua? E Bertolucci di cosa si è scusato? Io penso che superficiale e ingenuo sia stato Bertolucci e non Maria Schneider.

        1849, Fedor Dostoevskij è condannato a morte per attività sovversiva, la revoca della pena capitale, già decisa nei giorni precedenti all’esecuzione, viene comunicata allo scrittore solo si fronte al plotone d’esecuzione. Certo non è stato fucilato, ma per lui è stato comunque un trauma. Certo io immagino le risate dell’ufficiale che aveva deciso di fare questo scherzo a dei giovani studenti che giocavano a fare i rivoluzionari. Questa esperienza la troviamo poi nei “Demoni” e “L’idiota” di Dostoevskij. Quindi bisogna ringraziare questo ufficiale burlone che a fatto si che noi oggi possiamo usufruire di questi capolavori della letteratura?
        Con le dovute differenze oggettive tra i due fatti, simulare uno stupro o tentato stupro, falso o vero, non sono determinanti nelle stabilire un trauma. Come l’età non è determinante ma il vissuto del soggetto, di cui noi non sappiamo nulla.

      • Paolo ha detto:

        in quella scena Maria Schneider recita le battute previste dalla sceneggiatura (“Santa famiglia..sacrario dei buoni cittadini”), una persona che sta subendo un trauma ha la lucidità necessaria per recitare battute scritte? Non lo so, forse sì, non ho problemi a dire che Bertolucci come parecchi autori ha inflitto stress e sofferenza psicologica ai suoi attori pur di ottenere la recitazione che voleva e ha sbagliato; in ogni caso quel che è certo è che quella scena era nella sceneggiatura che maria schneider aveva letto e accettato, non c’erano i dettagli della scena, non c’era il fatto che il personaggio interpretato da Brando avrebbe usato il burro in quel modo, quello era frutto di una improvviazione decisa il giorno prima da Bertolucci e Brando di cui volutamente Schneider non era informata, qyesta è la scorrettezza (grave) commessa dal regista che ha inflitto sofferenza psicologica a maria schneider. Non è avvenuto uno stupro, e stabilire che quella scorrettezza da sola sia bastata a spingere maria schneider a drogarsi (in una epoca in cui si drogavano tutti specie nell’ambiente dello spettacolo, era quasi uno status symbol) mi pare discutibile

      • Paolo ha detto:

        improvviazione= improvvisazione
        qyesta= questa

      • ... ha detto:

        Non parlavo di colpe e ingenutà, ma di giovinezza e inesperienza. Lei stessa dopo anni rivedendosi si è detta soddisfatta della sua prova, si è piaciuta. Anche per Salò di Pasolini la lavorazione è stata lunga e faticosa, e pare traumatica per i molti attori, tra chi si immedesimava nei torturatori e chi nei torturati. Il trauma può sempre esserci, ma mi sembra ci sia ancora un’ambiguità di fondo. Un conto è la simulazione nel senso scenico, per cui sai che devi recitare una scena di stupro o di sesso, cosa che in ogni caso può essere traumatica, delicata, anche una semplice scena di nudo non deve essere mica facile se uno non l’ha mai fatta o se ti viene comunicata all’ultimo momento o se ti cambiano i dettagli nel mentre o per chissà quali altri motivi. E un conto è se uno ti fa credere che sta per violentarti. Noi parliamo del primo caso. Bertolucci si è scusato perché non capì all’epoca che la situazione fu molto spiacevole, e pensò al film e non alla sofferenza dell’attrice, data dalla sensazione di essere usata, non dal pericolo di essere violentata.

      • Bertolucci voleva una “reazione realistica”, per dirla in altri termini, voleva “lacrime vere”, come, secondo De Sica, erano quelle di Staiola/Bruno sul set. Beh, non è questo che fanno gli attori, non è questo il loro mestiere. Non c’è ragione per cui un attore dovrebbe ritenere di venire colto di sorpresa e terrorizzato, o umiliato e vilipeso di fronte ai suoi colleghi. Bertolucci si è scusato perché quello che ha fatto è sbagliato, sotto ogni punto di vista, e a differenza di voi tutti qui, questa cosa gli era ben chiara. Probabilmente perché era un genio?

      • IDA ha detto:

        La simulazione si ha quando tutti i soggetti coinvolti ne sono consapevoli, ma se uno di questi si tiene all’oscuro per rendere la scena più realistica, non si può più parlare di simulazione.

      • Giannetto ha detto:

        Ida, guarda che esistono due categorie di fatti:
        -lo stupro o violenza sessuale, che è un reato punibile e anche un fatto esecrabile;
        – la simulazione di uno stupro, che non è un fatto punibile.
        La scena del film di Bertolucci non rientra in nessuna di queste categorie, visto che la Schneider conosceva il copione e tutta la sceneggiatura dell’intero film, che altri attori peraltro avevano rifiutato di interpretare (uomini e donne). Lei accettò.
        Capisco che tu, essendo femminista, devi sempre costruire ipotesi basate sulla sfrenata fantasia circa la brutalità maschile, ma dire che gli eventi del 1978 che causarono la morte della donna per una scena di un film del 1972 è pura fantascienza.
        Un po’ come nella scena di Alien, in cui la valorosa astronauta S. Weaver fa l’amore con un alieno dentro l’astronave: NON è uno stupro.
        Diversamente ragionando, la “simulazione di omicidio” potrebbe essere ipotizzata nei
        film di “rape and revenge”, storie cinematografiche in cui la donna violentata cerca e si vendica per poi massacrare i violentatori. Possono essi dolersi per la bruttezza di queste scene che hanno accettato di interpretare nella qualità di maschi?
        Può l’attore del film di Tarantino, tagliuzzato con un coltello sulla faccia (finzione)
        lamentarsi contro il regista per lo shock dovuto alla orribile scena di sangue ?

        sul resto ti hanno già risposto, sento il rumore dei graffi sugli specchi.

      • IDA ha detto:

        “L’idea di quella scena è venuta a me e a Marlon Brando mentre stavamo facendo colazione e a un certo punto lui ha cominciato a spalmare del burro su una baguette: subito ci siamo dati un’occhiata complice. Abbiamo deciso di non dire niente a Maria per avere una reazione più realistica.” Questo lo dice Bertolocci, e di quale idea parla? Cosa non dovevano dire a Maria? Se la scena per essere più realistica, non doveva essere conosciuta dall’attrice, vuol dire che non era sul copione. Di cosa chiede scusa Bertolucci?

        Una violenza è simulata quando i soggetti coinvolti sono tutti consapevoli di simularla, ma se per renderla più realistica si tiene all’oscuro una delle persone coinvolte, non è più violenza simulata, ma diventa tentata violenza. Se in teoria tra violenza sessuale e tentata violenza sessuale le differenze sono enormi a livello penale sono minime se non inesistenti. Ma non si sta parlando del codice penale, dove la parola stupro non esiste nemmeno come sinonimo di violenza sessuale, dovuto alla sua complessità del termine e alla varietà di significati. Come non si sta parlando se si siano commessi dei reati penali, ma se ci potessero essere le condizioni per un evento traumatico, così come narrato da Maria Schneider.

        Ragioni per pregiudizi, non per fatti oggettivi, Tutti citate il famoso copione che lei avrebbe letto, ma voi lo avete letto? Tutti dite con fede cieca che quella scena era sul copione, ma Bertolucci dice di no, di averla pensata insieme a Marlon Brando la mattina a colazione.
        Io poi non ipotizzo nulla, non ho come voi certezze, considero plausibile la versione fornita da Maria Schneider.

      • Paolo ha detto:

        sul copione c’era una scena di sesso , non c’era scritto che il burro sarebbe stato usato dal personaggio di Brando nel modo in cui viene usato,era questo che colpevolmente hanno scelto di non dire a maria. questo tipo di scene va concordata con tutti gli attori coinvolti, i movimenti di lui, di lei vanno sempre concordati proprio perchè il sesso anche quando solo simulato è comunque una cosa delicata (lo so, avendo fatto teatro amatoriale) quindi Bertolucci ha sicuramente sbagliato, l’ho ripetuto fino alla nausea

      • ... ha detto:

        Ida, è l’attrice stessa a dire che le sue vicissitudini furono dovute alle reazioni al film e non alla scena, ed è lei stessa a farci capire che nel momento di girare sapeva tutto ciò che sarebbe successo. Riporto altri brani della sua intervista originale.

        “That scene wasn’t in the original script. The truth is it was Marlon who came up with the idea,” she says.

        “They only told me about it before we had to film the scene and I was so angry.

        “I should have called my agent or had my lawyer come to the set because you can’t force someone to do something that isn’t in the script, but at the time, I didn’t know that.

        “Marlon said to me: ‘Maria, don’t worry, it’s just a movie,’ but during the scene, even though what Marlon was doing wasn’t real, I was crying real tears.

        Quindi anche se l’intera scena non fosse presente in sceneggiatura comunque prima del ciak sapeva quello che sarebbe successo.

      • L’attrice usa il verbo “force” e parla di “real tears”. Che poi sono proprio ciò che il regista voleva ottenere e ciò che gli si che contesta.

      • IDA ha detto:

        Quella scena non era nella sceneggiatura originale.
        Che ne hanno parlato solo prima di girare la scena e che lei si è sentita costretta.
        Anche se consapevole che era un film Il pianto era reale, indice di un’umiliazione e di un disagio.
        Tra l’altro è stata girata in un giorno in cui non erano previste riprese e quindi c’erano pochissime persone, in più va considerato che all’epoca dei fatti, Maria Schneider, sia in Italia e in Francia era minorenne, perché aveva 19 anni e la maggior età era a 21 anni.
        Appare chiaro che si sono approfittati di lei e della assenza di un suo rappresentante legale. Quindi le sue dichiarazioni che hai estrapolato non sminuiscono il fatto ma lo confermano nella sua gravità.

    • Antome ha detto:

      Alcune cose che mi lasciavano perplesso,
      infatti le ho scritte, se noterai, ovviamente non tutto. Non ho letto bene il discorso, ma ho pensato anch’io che Kinkyreggae lo attribuisse come pensiero a Ida, prima di esprimermi, quindi, volevo sincerarmene. Dopo lo avrei fatto, ma capisco, in un blog dove non ci si trova d’accordo si possono leggere doppi standard e non tutto è consapevole, anche per me, lo ammetto.
      Indubbiamente il discorso degli avvocati senza scrupoli vale anche nel caso degli accusati, perchè devono esserci garanzie per tutti.
      Io ho detto che può essere traumatizzante, non che senza dubbio tutti i problemi che sono venuti dopo, compresa la tossicodipendenza derivino senza dubbio da ciò, ma che al limite possa essere una delle componenti.
      Stento a riconoscerla vittima di cultura dello stupro, proprio perchè esiste e non mi pare rispondente a questo episodio nè a Bertolucci.
      Allo stesso modo, mostro la mia perplessità adesso all’idea che uno stupro simulato possa avere lo stesso impatto, se non soggettivamente parlando, ma allora, ipotizzo, se quella stessa persona non ha appunto soggettivamente avuto esperienza di stupri reali, cosa che non auguro a nessuno, ovviamente, questa persona non ha abbastanza elementi soggettivi per confrontarlo. Al momento mi sfugge e spero non sia così, Maria Schneider, ebbe esperienze precedenti di violenza? Questo fatto può effettivamente rendere più traumatica una simulazione a propria insaputa, che richiama quell’assenza di consenso.
      Forse il trauma di essere internata, anche se bisogna vedere le condizioni in cui ciò è avvenuto.

    • ... ha detto:

      ma un conto è peccare di correttezza e sensibilità, un altro è quello per cui rispondevo a Ida. E anche nel primo caso un conto è dire che lo ha fatto per mancanza di empatia e un altro è perché odiava le donne.

  8. Antome ha detto:

    Si tratta di cose di cui è bene parlare. Alla fine forse non è colpa del femminismo (un certo tipo), ma del tritacarne mediatico, a cui però intelligentemente non si dovrebbe prendere parte e, come molte comunque fanno, rifiutare semplificazioni e senzazionalismo.
    Non voglio farne un cinico discorso strategico, ma più ci sono falsi allarmi, più l’opposizione interessata, cercherà di presentare determinati casi come qualcosa che il femminismo vuole ingigantire, argomentando, falsamente, che evidentemente non ci sono abbastanza casi. D’altronde fa leva sul sentimento pseudoconservatore di disillusione, quello, irrazionale, per cui meglio di così non possiamo andare, anzi magari si stava meglio prima e che fa riferimento all’evoluzione, in modo distorto per presentare quanti più comportamenti possibili come parte irremovibile della natura umana, in una concezione statica di quest’ultima. E’ come si sminuissero le conquiste avvenute, siccome non scontate e relativamente precarie, dal razzismo con King al femminismo, in quanto non unanimi, poichè ohibò ci sono ancora razzisti e misogini o sessisti, come evidentemente in contrasto e lotta contro la natura umana, come se solo il negativo fosse “naturale”. Senza contare come in passato fossero sentimenti molto più comuni, anche se al momento sembrano più legittimati che nel passato recente.
    Legandoci al discorso di prima si crea il sillogismo per cui se alcuni casi sono ingigantiti evidentemente bisogna cercarli con il lanternino e fare propria ogni cosa, ed il femminismo al giorno d’oggi starebbe solo cercando lo scontro con gli uomini e privilegi per le donne. Come se mra non facessero lo stesso anche su più larga scala, ma come si dice TWDMOR (two wrongs don’t make one right), soprattutto per la causa progressista, la quale, in condizioni di ingiustizia sociale associata a governi che ne portavano abusivamente l’egida ed il vessillo, viene immediatamente sbugiardata al minimo eccesso propagandistico, nonostante le tante bufale ed enormità dette dalla parte “antiestablishment” o “del cambiamento”.

  9. alessiox1 ha detto:

    Penso sia chiaro che se uno fa il regista non può nascondere o cambiare una scena al ultimo a un attrice sopratutto se parliamo di una scena di sesso(anche se simulato).

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