Femministe al parlamento europeo

Ricevo dall’amica John Wayne e pubblico con piacere:

“A maggio del 2019 i partiti femministi entrano al parlamento europeo“

Una testata per l’anno prossimo. A qualcuno sembra fantascienza, per il
partito femminista svedese Feministiskt Initiativ è una possibilitá
molto reale!
E anche per i partiti femministi di altri paesi che non godono della stessa
popolaritá, da pochi giorni il parlamento europeo si è avvicinato ancora
un pó. Questo grazie a FUN –Europe (Feminists United Network –Europe)

In English and Swedish:
https://www.mynewsdesk.com/se/feministiskt_initiativ__fi/pressreleases/nytt-feministiskt-naetverk-i-europa-slash-new-feminist-network-in-europe-2807904?fbclid=IwAR28dEoBhBjhkMnnzL3to58omsbl3vUQXQQJ2sTWLqL4mDwj5RTRAHmrTVQhttps://www.mynewsdesk.com/se/feministiskt_initiativ__fi/pressreleases/nytt-feministiskt-naetverk-i-europa-slash-new-feminist-network-in-europe-2807904?fbclid=IwAR28dEoBhBjhkMnnzL3to58omsbl3vUQXQQJ2sTWLqL4mDwj5RTRAHmrTVQ

Per molti partiti il femminismo è, al meglio, un fiore all’occhiello per farsi belli ed
accattivare i voti che temono di perdere altrimenti. I partiti femministi lavorano
direttamente e principalmente per una politica umana, a misura d’uomo e di donna!
Per una societá dove ogni individuo gode di pari diginitá e libertá.

Donne e uomini, TUTTE e TUTTI, possono aiutare FUN-Europe in due modi:
1) Con una firma alle elezioni per il parlamento europeo, che in Italia si terranno il
26. Maggio 2019. (Le Italiane cercheranno di mettere su una lista indipendente.
Essa verrá pubblicata anche qui quando sará redatta!)
2) Ma anche subito con una firma di sostegno, prima delle elezioni, per aiutare partiti
femministi di altri paesi europei a raggiungere il numero di firme necessarie per
presentarsi alle elezioni.
Ad esempio: Il partito femminista tedesco Die Frauen chiede a chiunque sia
cittadina/o di un paese facente parte della comunitá europea, e che risiede in
Germania, di firmare i 3 formulari che trovate in fondo alla pagina quando aprite
questo link:
http://www.feministischepartei.de/aktivitaeten-und-veranstaltungen/europawahl-2019.html

Attenzione! Son valide SOLO le firme originali, e solo i formulari riempiti correttamente, quindi, per favore, stampate il formulario, leggete bene le istruzioni prima di scrivere, firmate con penna a biro e poi spedite all’indirizzo indicato sulla sito. NON si tratta di un voto, ma solo di una firma di sostegno.

Il 30 Novembre, il partito femminista svedese Feministiskt Initiativ ha
chiamato a radunata partiti ed organizzazioni femministe europee. Le
rappresentanti di 8 paesi erano presenti, ed insieme hanno –abbiamo-
fondato la rete femminista FUN –Europe. Grazie ad essa partiti ed organizzazioni
femministe europee sono ora in costante contatto oltre i confini le une con le
altre, per aggiornarsi ma soprattutto per appoggiarsi a vicenda, come ad esempio
alle prossime elezioni per il parlamento europeo.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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9 risposte a Femministe al parlamento europeo

  1. Irene ha detto:

    Finalmente! Ci stavo pensando proprio in questi giorni, che senza un movimento femminista in politica siamo messe proprio male. Io lo voterò di sicuro.

  2. Ale ha detto:

    Finalmente voterò qualcuno che mi rappresenta in vita mia!

  3. Morgaine le Fée ha detto:

    Da residente in Svezia, nelle scorse europee avevo votato per Feministisk initiativ, ma devo dire che non sono piú molto sicura di rifarlo.
    Se da un lato portano avanti una politica che condivido (ad esempio nella difesa dell’ambiente e controllo delle emissioni), dall’altra hanno per anni difeso posizioni che minimizzano l’oppressione patriarcale delle donne in realtá di origine non occidentale.
    Ad esempio, in questa intervista (in svedese, ma c’é Google translate):
    http://www.lokaltidningen.se/2017-06-03/Schyman-V%C3%A4sterl%C3%A4ndska-kvinnor-b%C3%A4r-sin-egen-sl%C3%B6ja-344340.html
    la leader di Fi lascia a se stesse le donne che combattono contro l’obbligo del velo (a mio parere simbolo d’oppressione patriarcale, con rinforzo religioso allegato).
    In patria, hanno per lungo tempo minimizzato le problematiche venute con i profughi sulle strutture patriarcali vigenti in alcune delle loro comunitá, tipo le questioni “d’onore” con ció che comportano, i matrimoni combinati per minorenni, etc.
    Hanno sacrificato le questioni femministe a quelle cd. antirazziste, come se fosse razzista criticare il patriarcato in altre culture. Per quel che mi riguarda, le strutture patriarcali sono dannose ovunque, a prescindere dall’origine. Una precedente leader aveva inoltre buoni rapporti con esponenti dei salafiti Fratelli Musulmani in Svezia, (organizzazione fondamentalista islamica non esattamente favorevole alla paritá uomo-donna).
    Sono perció molto cauta riguardo ai risvolti concreti della politica di Fi.

    • Paolo ha detto:

      Quello che hai fatto è il ritratto del femminismo moderno: fregarsene dei problemi reali per rompere le scatole a chi tira avanti la baracca.

      • È chi è che tira avanti la baracca?

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Mi dispiace, ma sei poco informato sulle lotte compiute dal femminismo moderno: lotte sull’equitá dei salari, contro la violenza (domestica e non, sessuale e non), sulle pari opportunitá -concretamente realizzate!- nel mondo del lavoro e nella famiglia, sul diritto a disporre del proprio corpo in autonomia.
        È un fenomeno abbastanza tipico delle persone come te, che quando succede qualcosa saltano fuori con “e le femministe dove sono?”, ignorando tutte le volte che le femministe hanno evidenziato il problema in esame. Tu sembri anche ignorare il fatto che le “femministe moderne” non sono un corpo d’opinione compatto, ma possono avere diversi punti di vista sulla stessa questione.

        Io qui ho parlato nello specifico delle politiche di un partito che, fralaltro, riceve pochi consensi anche dal resto di altre persone che si dichiarano femministe.

        (“tirare avanti la baracca”: certe volte verrebbe voglia di fare come in Islanda, uno sciopero delle donne, per vedere come la baracca si tira avanti lo stesso)

    • Antome ha detto:

      Precisiamo che quello sotto non è sicuramente Paolo 84 per chi lo leggesse in altri post ;).
      Ciao Morgaine, il post che hai linkato è in lingua originale svedese ed io non mi sono ancora cimentato, ma mi fido di quanto descrivi. Risponde davvero cosi tanto allo “strawman” sul femminismo moderno o una parte di esse?
      Per essere coerente dovrebbe ovviamente non strappare il velo alle donne, ma certamente non, come sembri descrivere, lasciare queste donne a sè. Appunto sarebbe concepibile per lei, “lasciare a sè” una donna vessata occidentale? In base a cosa questa distinzione etnica?
      Sicura quindi? Nessun programma di protezione per chi si rivolgesse a loro perchè rifiuta il velo? Anche volendo mantenere la neutralità di non presumere oppressione paternalisticamente in chiunque scelga il velo anche se viene chiaramente da un costrutto patriarcale che si interiorizza fin dall’infanzia, come pure, in forma e varianti diverse, con le suore, che consensi oltre che risultati (cosa più importante e i consensi dovrebbero essere un risultato di essi) spera di ottenere con la complicità verso l’oppressione, il nonexpedit multiconfessionale invece che multiculturale e non invece dando protezione a queste donne esattamente come ad un occidentale.
      Risulterà che molte persone come Paolo la percepiranno come un attacco agli uomini, perchè “l’Arabia saudita del femminismo” etc. senza affrontare i problemi dove sono presenti in forma più manifesta. Anche la scusa per dire che quindi in occidente, tanto più in Svezia, i problemi non ci sono, bisogna inventarli (ripeto, è una distorsione percettiva-narrativa che può attechire con i movimenti che fanno notare le contraddizioni che rilevi) e si attacca l’occidente ed i rapporti uomo donna per far proliferare senza problemi l’Islam cattivo, gli “invasori” etc e procurare il collasso dell’Europa in Eurabia :).
      E’ così difficile, appunto, dare ascolto a queste donne, spingerle ad aprirsi a fidarsi, a rompere l’omertà.

      Una volta parlavi di una “sinistra” che sembra voler dare risalto ad un solo islam, invece di proteggere le parti più laiche e progressiste, dando loro modo di emergere. Che avesse negato l’ascolto di queste/i musulmani per non turbare le dinamiche interne e chiuse della comunità-ghetto e di qualche capo o imam (spesso scelto proprio dai sauditi e salafiti), suggellando così la dinamica separatista e di ghetto di tali comunità.
      Si spiega credo con una visione dottrinale, quella di debito sociale con le categorie oppresse, credo parente della visione che identifica il razzismo con il razzismo istituzionale e che afferma quasi che per dire un immigrato non può essere razzista, mentre per denunciare la falsa equivalenza dei parolai xenofobi non ci sarebbe affatto bisogno di ricorrere a questo. Perchè sarebbe come dire che nei casi di sottomissione di una donna in una coppia svedese o occidentale in genere, si trattasse di “oppressione istituzionale”, solo sulla base che avvenga da parte del gruppo etnico maggioritario!
      Dimmi se ho capito bene, ma questa è una parte di ciò che può far perdere consensi perchè percepito giustamente come assurdo, ed essendo purtroppo la visione che possiede più “mezzi di produzione” mediatici, è identificata con il progressismo, da parte di chi ha interesse ad abbatterlo. E invece di cercare movimenti che rifiutano queste assurdità, si rifiuta anche ciò che sono e sono state conquiste sacrosante e ragionevoli.

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Antome sono d’accordo con la tua analisi. Nell’intervista, a Gudrun Schyman viene chiesto piú volte qual é la linea politica per le donne che sono costrette a portare il velo (c’é anche una domanda specifica sul perché Fi non si é mai schierata chiaramente a fianco delle donne saudite), e lei glissa costantemente sull’argomento in modo molto whataboutista; in una risposta dice che le donne che non vogliono l’hijab “possono ben protestare contro, ma con il velo indosso”.
        Che risposta é questa? È come dire alle coraggiose donne iraniane che sostengono My Stealthy Freedom, o alle saudite che protestano per la male guardianship (col rischio di venire uccise, torturate, imprigionate!), che si arrangino, e anche che protestino pure, ma in modo mansueto!
        Fi ha inoltre rifiutato a lungo di ascoltare quelle donne – di origine straniera, quindi ben qualificate per parlarne- che hanno evidenziato il problema dei “delitti d’onore”, con l’argomento della xenofobia. Solo recentemente, quando la questione ha raggiunto dimensioni allarmanti, Fi ha fatto voltafaccia e affermato che loro “si sono da sempre occupati/e del problema”.
        Fi comunque ha raggiunto solo lo 0.45% alle ultime elezioni parlamentari e quindi posso assumere con un buon grado di sicurezza che le persone femministe in Svezia (sicuramente piú di questa percentuale nella popolazione!) si identificano molto poco con la politica di Fi.
        Anche in altri partiti di sinistra c’é lo stesso problema. Un esempio é Västerpartiet (V “sinistra”) che conta tra le sue file la curda Amineh Kakabaveh, la quale é stata a lungo ostacolata dalla direzione proprio su questi temi. Per dire, alle ultime elezioni le é stato contestato il manifesto elettorale “il femminismo deve valere per tutti/e!”. Assurdo.
        Altri partiti di sinistra: S (socialdemocratici) e MP (ambientalisti) sono stati infiltrati dagli islamisti/salafiti di Muslim Brotherhood piú che altro per motivi politici; sono stati stretti patti tra i politici e i rappresentanti di MB con la promessa di portare voti dagli immigrati musulmani (che spesso ascoltano il loro imam) a questi partiti. Il patto di Socialdemokraterna é del 1999. La socialdemocratica Carina Hägg é stata ostracizzata dal partito per aver protestato contro l’entrata di Omar Mustafa (un salafita) nella direzione socialdemocratica.
        Personalmente trovo che la posizione migliore sia dei Liberalerna (L), un partito di centro-dx che tratta sia questi problemi e allo stesso tempo rifiuta chiaramente le posizioni altrettanto maschiliste della destra svedese (SD, sverigedemokraterna; KD: democristiani, e ora anche una certa fetta di M -moderati-, che hanno cominciato ad accettare che alcune proposte di SD e KD, come quella di imporre restrizioni alla legge sull’aborto, “sarebbero accettabili”).

  4. Serenando ha detto:

    Riccio, cambia post, cioè, scrivine un altro.
    Con questo non mi diverto più.
    Ti hanno messo solo otto commenti. Nemmeno Ida e Paolo ci si sono sprecati!

    Lavora!

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