Il pubblico si ribella a Forum, e fa benissimo

“Ci sono un’infinità di padri – esordisce Palombelli – ci sono anche padri che nessuno vuole, padri che si impongono per forza.”

Inizia così la puntata di Forum (visibile qui) che ha scatenato in rete una shitstorm di commenti furiosi e indignati:

La causa in discussione è intentata dalla madre di uno stupratore, che sta scontando in carcere la pena erogatagli per violenza sessuale; ciò che questa donna chiede alla vittima, che è rimasta incinta a seguito dello stupro e ha deciso di tenere il bambino, è che rispetti il desiderio del figlio di fare da padre alla creatura.

I primi 10 minuti sono terrificanti, a dispetto della consapevolezza che quelli che stiamo guardando sono soltanto degli attori che interpretano una parte.

Il comportamento della giudice Melita Cavallo (che non è un’attrice, ma ahimé una vera giudice oggi in pensione) chiarisce sin dalle prime battute che il verdetto è stato già scritto: prima ancora che le venga esposto il caso, redarguisce la giovane madre ricordandole che il tribunale ha concesso al padre biologico di riconoscere il bambino nel rispetto del diritto al bambino alla sua identità, afferma che “ogni bambino ha desiderio di suo padre”, e accenna anche al fatto che questo padre sia ancora in prigione soltanto perché non si è potuto avvalere di una buona difesa.

In soli 10 minuti di programma vengono dette cose allucinanti: la giudice aggredisce la vittima di stupro accennando che fosse ubriaca al momento della violenza, la accusa di non essersi fatta aiutare a superare adeguatamente il trauma e per questo di non essere in grado di comportarsi in modo adeguato nei suoi confronti e nei confronti della ricorrente, e quando lascia la parola alla madre dello stupratore dobbiamo ascoltarla mentre ci informa che il bambino sarebbe nato “da un atto d’amore”.

Lo stupro: un atto d’amore.

L’orrore prosegue: la giudice insiste nel minimizzare le conseguenze che la giovane lamenta di patire a seguito della violenza inflittale, mentre lascia tutto lo spazio ai tentativi della madre dello stupratore di convincerci di quanto anche lui stia soffrendo.

Se la sofferenza di una vittima di stupro è imputabile alla sua incapacità di elaborare il trauma ed è per questo brutalmente stigmatizzata, il dolore del povero stupratore, che tanto sta facendo in prigione per dimostrare di non essere un mostro, è invece accolto senza alcun tipo di commenti negativi dalla giudice.

Tutto il disprezzo è per la giovane madre, che dovrebbe smettere di “sentirsi vittima”, perché il passato è passato. Che si curi, diamine!

Nessuno interviene ad interrompere questo indecoroso spettacolo.

Non la conduttrice, non l’avvocatuccio seduto sulla piccola scrivania collocata sotto lo scranno della giudice, nessuno dal pubblico che si alzi per interrompere una scena che non doveva andare in onda, perché è davvero troppo, troppo offensiva.

A questo punto io non ho retto, ho dovuto interrompere la visione.

Ad essere sconvolti siamo in tanti, uomini e donne.

Allora scriviamo: l’indirizzo è forum@mediaset.it

Inondiamoli di email, affinché sia chiaro che la crudeltà nei confronti delle vittime di violenza sessuale non è una forma di intrattenimento.

 

Per approfondire:

Rapist fathers should not have rights over their victims’ children

MPs call for change of law on rapist fathers after Rotherham case

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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29 risposte a Il pubblico si ribella a Forum, e fa benissimo

  1. Shonagh Mc Aulay ha detto:

    Utterly disgraceful. Thanks for informing.

    At least this revision of #DA bill in UK is going to outlaw the cross examination in court of victims by abusers.

    The discussion of re victimisation of victims in general in our family courts seems to be gaining momentum.

    Pleased too to see economic abuse getting more attention.

    Of course, as with all legislation, the real world implementation of this new bill will need to be monitored.

    A few years ago I was enthused to see an Autism Act in UK. Model piece of legislation. Only no real monitoring going on. As far as I know, it’s barely worth the paper it’s written on. Just not being implemented. Our autism associations are corporate bodies now with high paid CEOs. No longer hardworking family associations. They are doing very little apart from expensive PR.

    Shonagh

  2. Paolo ha detto:

    vergognosa questa puntata di Forum

  3. Serenando ha detto:

    Capisco la rabbia contro questa sentenza, ma è una rabbia che mi appare come una sorta di linciaggio.
    Allora: il criminale sta finendo di scontare la sua pena e sembra avviato ad un percorso di crescita e di reingresso nel mondo sociale.
    Scontare la pena significa aver saldato il proprio debito con la vittima e con la società.
    Significa che il criminale, che ha saldato il suo debito, non può essere sottoposto a pene ulteriori, di nessuna natura.
    Né a privazioni di altro tipo, se non quelle stabilite per legge.
    Il bambino esiste, la madre lo ha voluto, ed è una entità indipendente da lei: il bambino non può essere lo strumento di una pena, e non può essere privato di un padre che, come tale, ha una sua attuale adeguatezza genitoriale, fino a prova contraria.
    E il bambino ha bisogno di un padre che, non dimentichiamolo, sarà anche un pregiudicato per violenza sessuale, ma ha pagato il suo debito e appare in via di maturazione e reinserimento sociale.
    Non si può, non si può proprio fare di questo bambino lo strumento di una pena ormai estinta, dovuta per un reato che è stato pagato, e non si può infliggere a nessuno una pena che si aggiunga a quella che già comminata.
    Il figlio non è di proprietà della madre, non è una parte della madre: e il padre avrà rapporti con lui, non con la ragazza. Lei può non incontrarlo mai.
    Quello che mi sembra è che voi volete un linciaggio di una persona che ha pagato il suo debito, confondendo il figlio con la madre.

    • Negare la paternità ad un uomo che intenta una causa legale contro la sua vittima, non è certo una scelta a tutela della sola donna, ma anche del bambino: è evidente che una persona, che ritiene di potersi imporre nella vita di una donna che ha violentato, non ha minimamente compreso l’entità del trauma procurato, né tantomeno la gravità del crimine commesso. E una persona decisa ad infliggere ulteriore sofferenza alla donna alla quale ne ha inflitta già così tanta, che genere di genitore potrà mai essere?
      Di certo non un genitore attento alle esigenze affettive di un bambino. Soprattutto perché i bambini non sono “indipendenti”: essi dipendono dalle cure dell’adulto che li accoglie. Ecco perché la salute e il benessere della madre è fondamentale, soprattutto nei primi anni di vita.
      La gravità di quanto avvenuto sullo schermo televisivo, infatti, dipende – oltre che dai ripetuti tentativi di attribuire alla donna la responsabilità della violenza subita nonché dallo sforzo evidente nel minimizzare il comportamento criminoso – dall’atteggiamento superficiale nei confronti della sofferenza di una vittima di stupro: un magistrato dovrebbe sapere che le conseguenze sono severe e si protraggono nel tempo, ben più a lungo della pena inflitta agli stupratori. Una delle conseguenze, la sindrome da stress post traumatico, può continuare ad affliggere una vittima per la vita intera, e questo a prescindere dalla terapia, che può aiutarla a minimizzare i sintomi, ma non è detto che li risolva.
      Ecco, questo un magistrato dovrebbe saperlo, noi no, ma un magistrato dovrebbe saperlo.

      • Serenando ha detto:

        O ci affidiamo alla legge, o ci affidiamo alla giustizia di popolo e sommaria.
        Per legge, chi sconta la pena ha pagato il suo debito.
        Quel signore ha dei diritti e non possono essergli tolti.
        Né può essere sottoposto ad una pena attuata utilizzando suo figlio, i cui diritti prevedono che abbia quel padre.
        Quel bambino non è della madre: è di se stesso, e in quel se stesso c’è il padre. Quel padre. Ha il diritto lui di averlo, soprattutto ora che il padre ha pagato la propria pena.
        Se non si vuol seguire questa via, andiamo pure a seguire una giustizia sommaria e di piazza, senza le regole di condivisione attualmente in vigore.
        Però poi non lamentatevi se ognuno esprime con la forza la sua personale idea di giustizia,

      • Allora andiamo a vedere la legge, quella sul riconoscimento di un figlio.
        Perché c’è un dettaglio che ti sfugge.
        L’articolo 250 del codice civile dice:
        “Il figlio nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto, nei modi previsti dall’articolo 254, dal padre e dalla madre, anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento [30 Cost.]. Il riconoscimento può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente.
        Il riconoscimento del figlio che ha compiuto i quattordici anni non produce effetto senza il suo assenso.
        Il riconoscimento del figlio che non ha compiuto i quattordici anni non può avvenire senza il consenso dell’altro genitore che abbia già effettuato il riconoscimento.
        Il consenso non può essere rifiutato se risponde all’interesse del figlio. Il genitore che vuole riconoscere il figlio, qualora il consenso dell’altro genitore sia rifiutato, ricorre al giudice competente, che fissa un termine per la notifica del ricorso all’altro genitore. Se non viene proposta opposizione entro trenta giorni dalla notifica, il giudice decide con sentenza che tiene luogo del consenso mancante; se viene proposta opposizione, il giudice, assunta ogni opportuna informazione, dispone l’audizione del figlio minore che abbia compiuto i dodici anni, o anche di età inferiore, ove capace di discernimento, e assume eventuali provvedimenti provvisori e urgenti al fine di instaurare la relazione, salvo che l’opposizione non sia palesemente fondata. Con la sentenza che tiene luogo del consenso mancante, il giudice assume i provvedimenti opportuni in relazione all’affidamento e al mantenimento del minore ai sensi dell’articolo 315 bis e al suo cognome ai sensi dell’articolo 262.
        Il riconoscimento non può essere fatto dai genitori che non abbiano compiuto il sedicesimo anno di età, salvo che il giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto riguardo all’interesse del figlio.”
        Nel caso in questione, per ovvie ragioni la madre aveva negato il consenso al riconoscimento.
        Che il giudice conceda al padre di riconoscere il figlio senza il consenso della madre, non è così scontato, perché le ragioni del dissenso della donna debbono avere un peso nella decisione del giudice: “Con la sentenza che tiene luogo del consenso mancante”.
        In questo caso, alla luce del grave crimine commesso proprio ai danni della donna, un crimine che ha seriamente compromesso il suo stato di salute fisica e psicologica, il giudice avrebbe a mio avviso dovuto negare il riconoscimento.
        Perché i bambini hanno diritto di essere accuditi dai loro genitori è vero, ma tutte le norme a riguardo pongono una condizione a questo diritto, che è la capacità dei genitori biologici di poter offrire al bambino le cure per uno sviluppo sano ed armonioso.

      • Viviamo nella convinzione che tutelare il benessere di un bambino sia qualcosa di totalmente scollegato dalla tutela del benessere della persona che se ne prende cura: è folle e porta a conseguenze drammatiche, come ad esempio alla sottrazione di bambini a genitori che attraversano difficoltà economiche; la povertà di un genitore viene trattata come incapacità genitoriale, e un legame affettivo viene troncato senza che nessuno si ponga il problema di aiutare il genitore a superare le difficoltà che attraversa al fine di diventare un genitore più adeguato.
        Un genitore che rappresenta un pericolo per il benessere fisico e psicologico dell’altro genitore, in virtù di condotte criminali che ha inequivocabilmente posto in essere, indirettamente ma al di là di ogni ragionevole dubbio lede anche il benessere fisico e psicologico del minore.
        Se la madre sta male, infatti, non dipende dalla sua volontà di “non curarsi” (come ha sostenuto la giudice), ma dipende dalla gravità della violenza inflittagli, e il danno non è patito solo dalla donna, ma anche dal bambino.
        Scontare una pena non contribuisce in alcun modo ad eliminare le conseguenze terribili di un gesto come la violenza sessuale.

      • Antome ha detto:

        Ciao, tu ti rifai a Erin Pizzey, ho notato, che è una delle femministe che ti piacciono, che a quanto leggo parla spesso di false accuse e corresponsabilità di molte donne nelle violenze domestiche, anche di quelle che subiscono. Però non so se, persino lei, sarebbe stata d’accordo, in queste situazioni. Apparentementa la questione dell’alienazione parentale si occuperebbe dei casi di padri accusati ingiustamente e fin qui è ragionevole, però che arrivi a difendere la presenza del padre e la sua necessità per il bambino anche se si tratta di un padre che ha violentato la madre, fa pensare che la sentenza sia stata eseguita con in mente la paternità come un diritto per il padre più che una necessità per il figlio. E perchè non dici nulla del victim blaming se non sei maschilista, ma ti limiti a dire che la legge sarebbe “così” (che è da vedere). Un padre stupratore non è un padre anche se i geni sono suoi, spero lo capisca, che figura può essere per il bambino, andiamo. E cosa c’entra questo aspetto col fatto che abbia scontato la pena? Tali rapporti e guasti non sono un tecnicismo giuridico, può andare avanti per la sua vita e se vuole avere un figlio, sarà con una donna consenziente, se la trova, in grado di perdonarli il male che ha fatto in passato, ma il tecnicismo giuridico non cancella l’obbrobrio di ciò che la madre ha subito, nè può essere imposto al figlio come “figura necessaria” e tacciare la madre di “alienazione” se ne parla male. Non c’entra alcuna giustizia sommaria.

    • IDA ha detto:

      Sembra che con il fatto che lui ha pagato con la giustizia debba avere più diritti della vittima. Intanto lui ha fatto una scelta non è stato obbligato a stuprarla.
      Il fatto che lei non ha scelto il concepimento, (frutto di uno stupro), non conta nulla?
      Sembrerebbe che una scelta l’abbia fatta, quella di non abortire, ammesso che sia stata una scelta consapevole, quindi in base a questa scelta noi la vogliamo condannare a non decidere più nulla, la condanniamo a vivere tutta la vita con la presenza di quella persona? Lo stupratore tre mesi o due anni, la vittima fine pena mai?
      Dal momento che lui ha pagato con la giustizia, facciamo finta che non sia mai successo nulla? Dal momento che lui ha pagato con la giustizia, la sua volontà acquisisce un’importanza maggiore?
      Poi non lo so, ma lei nel frattempo può essersi fatta un’alta vita, vivere con un’altra persona, avere altri figli ecc. Questo non lo consideriamo? Lei potrebbe ancora vivere le conseguenze di una scelta scelta che ha fatto lui, non lei.
      I figli non sono della madre ma nemmeno del padre! Se lei non ha avuto il diritto a scegliere il concepimento, perché lui deve avere il diritto a riconoscere il figlio?

      Uscendo dal caso in particolare di cui conosco poco, in generale si può dire che considero giusto che il figlio possa far richiesta di essere riconosciuto dal padre, quando avrà l’età giusta. O la madre presa da una crisi mistica o da non so che cosa, perdoni lo stupratore e accetti il riconoscimento della paternità. Ma imporre una paternità frutto di uno stupro alla vittima è un crimine. Fino a poco tempo fa nel nostro bel paese, c’era il matrimonio riparatore, che venina imposto alle vittime di stupro. Con la stessa logica e mentalità si vuole imporre il riconoscimento della paternità.

    • Andrea Mazzeo ha detto:

      Ha pagato il suo debito? Ne confronti della donna vititma dello stupro non lo pagherà mai, nemmeno con la sua stessa morte. E comunque? Sto cercando alcuni studi sulle modificazioni cerebrali nei sex offenders; ebbene i risultati sono sconcertanti. Sembra che per questi soggetti, stupratori o pedofili, ma anche i violenti, il comportamento criminoso sia gratificante, non percepito come disvalore. Quindi lo ripeteranno e lo insegneranno ai loro figli. Se continuiamo con il peloso pietismo nei confronti di questi soggetti non ridurremo mai i livelli di violenza nella società. E credo che una società, uno Stato, abbia interesse a ridurre i livelli di violenza, sia per ovvi motivi di sana convivenza civile sia perché la violenza ha un costo elevato per le finanze pubbliche. Sì i bambini, di entrambi i sessi, hanno bisogno di un riferimento maschile, di una figura paterna presente nella loro vita, ma non necessariamente del padre biologico. Non facciamo confusione. Poi, quanti bambini, durante le due guerre mondiali, sono cresciuti senza padre? Non mi sembra che sia successo un qualche disastro educativo.

  4. Serenando ha detto:

    P.S.
    Le ultime righe del mio intervento, saltate al momento del copia-incolla, esprimevano un parere su alcune frasi e considerazioni della giudice.
    Sicuramente sono state improvvide e fuor di luogo, però a mio avviso esprimevano una verità difficile ma comunque in parte almeno vera

  5. Irene ha detto:

    Non vedo mai “Forum”, e quindi non ho visto neanche questa puntata, ma ho scritto lo stesso.

  6. Pingback: I maschi e lo stupro: ecco che cosa ancora non sanno – Il Maschio Beta

  7. Ale ha detto:

    Questo è il testo della mail che ho inviato a Forum all’alba di oggi”In riferimento all’ incivile puntata di Forum,avete toccato il fondo dello squallore.Uno stupratore che rivendica la paternità del figlio nato dalla violenza,non solo non ha capito la gravità del suo crimine,ma aiutato da gente come voi,ha la possibilità di perpetrare la violenza.Questa è misoginia!Dovete vergognarvi tutti.Spero che il vostro programma venga chiuso.” So che abbiamo scritto in tante,bene!Mi piacerebbe proseguire l’azione in maniera più incisiva ma non so come, qualche proposta?

    • Discutevamo su facebook di come sollecitare un intervento del garante.

      • Ale ha detto:

        Si ho letto ora i contenuti Agicom su facebook, personalmente ritengo che nella puntata di Forum vi siano svariati punti che possono almeno meritare un richiamo da parte del garante, il fatto che la trasmissione sia una messa in scena di tipo giuridico può essere addirittura un’aggravante.

  8. ambramontalbano ha detto:

    Dal punto di vista del figlio penso che sia giusto avere la _possibilità_ di godere di entrambe le figure genitoriali, puntando sul fatto che la pena del crimine compiuto debba essere scontata solo dall’aggressore e non dal figlio della vittima.
    Viste le decisioni della giudice, suppongo che le precauzioni necessarie alla serenità del bambino siano _già_ state messe in atto poiché la legge agisce per il suo bene.
    A mio personale avviso va valutato da un’equipe specializzata
    – se l’aggressore non abbia anche un disturbo di preferenza sessuale per infanti e adolescenti (la vittima aveva 17 anni); tale disturbo potrebbe infatti portare l’aggressore a ripetere la violenza anche sul proprio figlio
    – se l’aggressore è realmente pentito del proprio crimine al fine di non inficiare il sano rapporto tra il figlio e la madre con proprie tesi discordanti dalla realtà
    – se l’aggressore dopo un percorso riabilitativo (suggerisco i gruppi appositi antiviolenza nati negli ultimi anni) non abbia raggiunto solo un superficiale pentimento del reato commesso ma ci sia reale sicurezza permanente che abbia davvero modificato il proprio comportamento (pensiamo ai mariti/compagni che uccidono le mogli dopo un lungo percorso di violenze: ogni volta che compiono la violenza si pentono e chiedono sinceramente perdono ma di fatto ripetono la violenza a itinere fino alla morte)
    – se la famiglia di lui non abbia suoi stessi o affini comportamenti; sappiamo infatti che talvolta chi compie reati violenti o sessuali ripete quanto visto o subìto in infanzia o adolescenza
    – se la famiglia di lui abbia reale consapevolezza del reato commesso e sia intenzionata ad affrontarlo in modo tale da non compiere danni al bambino ma solo procurargli fattori positivi
    Inoltre una equipe specializzata in psicologia pediatrica dovrebbe valutare se il figlio non solo desideri incontrare quella figura paterna (cosa prova il bambino quando vede i padri dei compagni di classe? desidera incontrare suo padre naturale o lo teme?) e se possa riscontarne vantaggi, e, in caso positivo, valutare le modalità più sane e meno invasive per porre in atto sia l’incontro con lui che con la famiglia di lui.
    Al fine di valutare a priori e non posteriori un danno, l’equipe non dovrebbe solo valutare preventivamente se il figlio può incontrare il padre e come (e quando) incontrarlo: dovrebbe anche valutare se i fattori positivi di tale avvicinamento superino i nuovi danni psicologici inflitti alla madre/vittima di stupro.
    Ovvero la madre prova solo rabbia passeggera o ha ad esempio aggravi di ansia e depressione tali che possano portare effetti negativi (seppure indiretti) anche sulla salute del bambino?
    In conclusione facendo la somma – detto in parole grezze – tra possibili danni e benefici il risultato finale previsto dal gruppo psico-pediatrico deve essere positivo. Va valutato con sicurezza che determinati incontri non rendano lo stesso bimbo una vittima, ma ne trovi giovamenti!
    Per quanto riguarda i modi e i toni offensivi che portano grande audience a Forum: il pubblico non cambia canale quando si trova emotivamente coinvolto nella vicenda narratagli. Ovvero dare appoggio alla madre-vittima rischia un calo del pubblico, che rimane invece attaccato allo schermo sperando di ottenere giustizia. Quindi per l’esclusivo scopo di un guadagno monetario approvo pienamente gli autori e le autrici del programma.
    Tuttavia suppongo che una reale autorità giudiziaria non possa – a prescindere – usare atteggiamenti incostituzionali, discriminatori e sessisti. Per lei ho solo questo suggerimento: ma vaffanculo!

    • Non so se l’atteggiamento della giudice si possa giustificare come una scelta degli autori e basta.
      Lei, almeno, lo nega.
      Qui una sua intervista: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/19/forum-e-nata-una-stella-la-giudice-melita-cavallo-conquista-il-web-lei-unudienza-non-puo-diventare-una-gazzara-da-mercatino/4635498/
      Afferma: “Io sono spontanea, faccio quello che ho sempre fatto nella mia vita nelle vere aule di tribunale. Chiaramente non sono abituata alla spettacolarizzazione: quando vedo un conflitto troppo forte ed esasperato, allora è chiaro che diventa naturale dire ‘basta, se ne vada fuori’. E’ successo spesso anche nelle vere udienze di sbattere fuori le persone dall’aula e farle tornare solo quando si erano calmate. Un’udienza non può diventare una gazzarra da mercatino. Sotto il profilo razionale capisco che quello di Forum non è un tribunale vero e proprio, ma televisivo, però sotto il profilo emotivo mi do da fare affinché cambino le cose.” Più avanti aggiunge: “Non so se sono attori professionisti, attori di strada o i veri protagonisti delle storie. A me non fa nessuna differenza, perché io valuto le loro richieste e da giudice decido. Le sentenze poi non sono posticce, son quelle che ci sarebbero in un’aula di tribunale… Con ogni sentenza cerco di far passare un messaggio: sono fermamente convinta del fatto che si possa educare anche attraverso l’amministrazione della giustizia”.
      Ci sta dicendo che ha tenuto il medesimo comportamento anche nel suo precedente lavoro: il pensiero che possa essere vero è terrificante. Ma sta dicendo di più: il suo intento è educare. In questo particolare caso, ci tiene ad educare gli spettatori a quella che viene chiamata “cultura dello stupro”: la violenza maschile è minimizzata, le vittime colpevolizzate.

      • Andrea Mazzeo ha detto:

        Un giudice non deve educare. Deve applicare la legge. Chi deve educare sono gli educatori. Se questa giudice ha emesso sentenze non applicando la legge ma convinta di dover educare, andrebbero riviste tutte le sentenze da lei emesse. E che facesse l’educatrice invece di continuare a fare la giudice, sia pure per Forum. Ma in che mondo crede di vivere?

    • Antome ha detto:

      Ciao. Il punto è che in questo caso lo stupro non è un reato qualsiasi, suo “figlio” è frutto di quella violenza, non è suo figlio, in che modo il padre può essere necessario? Dal punto di vista relazionale, questo prescinde dalla pena, che tra l’altro è stata breve proprio per l’attenuante della minore età, che però non può essere un’attenuante per la vittima. E’ un passato troppo recente per considerarlo errore di gioventù, lo sarà col tempo. E’ un legame vagamente biologico, ad esempio non mi sembra ci siano problemi a non considerare un donatore per la banca del seme come padre di fatto, si considera questa donazione una rinuncia implicita alla paternità del figlio della donna che lo riceverà, di conseguenza non vedo come possa considerarsi più valità la paternità nel caso di una fecondazione imposta con la forza. Viene a mancare il patto e la fecondazione diventa un aspetto non voluto ed accidentale.
      Possiamo citare anche la legge che impedisce di godere del frutto dei propri reati, in questo caso lo stupro, di cui è frutto ahilei il figlio della vittima.

  9. Ornella ha detto:

    Non ho la televisione, ma ho scritto lo stesso perché sono indignata.

  10. E ha detto:

    Ieri ,prima di andare al lavoro ,ho visto la puntata di forum… Un tuffo nel passato per me molto triste che aveva portato via la mia giovinezza,la mia vita adolescenziale… Mi sono rivista in quella ragazza,solo che io ero sobria e non sono rimasta incinta,mai detto nulla ai miei genitori…la vergogna… Quale giudice può dire che una violenza è solo un errore giovanile? Chi è il giudice per poter affermare una cosa simile? Ed ecco che si apre un sipario terribile… violenza giovanile nella violenza adulta dettato da un giudice … donna…. Mi spiace per Forum, non lo guarderò più. Troppa vergogna,il programma doveva essere interrotto.

  11. Flavio ha detto:

    E da giorni che scrivo nei vari siti tutto il mio sdegno.buoi principalmente per la ragazza,e il padre e sopratutto per il messaggio fatto arrivare ai telespettatori.Mediaset prenda subito provvedimenti sia per l’allontanamento della giudice cavalli e altrettanto per la palombelli

  12. Flavio ha detto:

    Giudice e Palombelli in Rutelli vergogna avreste trattato la causa allo stesso modo se stuprato fossero stati i vostri figli.(ovviamente non lo auguro a nessuno ho figli anche io)E se la giudice mi avesse trattato così mia figlia lascio alla vostra immaginazione cosa gli sarebbe. Successo

  13. Tatjana ha detto:

    Nel Forum con Rita Dalla Chiesa non sarebbe sucessa una cosa simile…vergognatevi…..”donne”

  14. Madelvis Vegue Rouseau Via ha detto:

    Questa puntata è stata vergognosa e offensiva in tutti punti di vista. Vergognatevi

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