Non importa se i tuoi figli ti amano o no, non è loro compito amare te

“Non importa se i tuoi figli ti amano o no, non è loro compito amare te, è compito tuo amare loro… è questa la tua missione!”

dal film Dove eravamo rimasti”, scritto da Diablo Cody

 

Discutevamo, più o meno un paio di settimane fa, dell’intensa opera di convincimento che il PASG (Parental Alienation Study Group) sta mettendo in atto oramai da tempo per indurre l’Organizzazione Mondiale della Sanità a citare – seppure non fra le malattie – l’espressione alienazione genitoriale, allo scopo di evitare che in futuro qualcuno possa contestare (come ancora, a volte, accade) che la PAS, a oggi, non ha un fondamento riconosciuto a livello scientifico.

Ciò di cui non abbiamo parlato, tuttavia, è il fatto che tale opera di convincimento non coinvolge soltanto le persone titolari di un bagaglio di competenze tale da rendere la loro opinione rilevante per l’OMS, ma – come era accaduto per l’assalto al DSM – assolda anche la soldataglia.

Come si può leggere dal profilo (pubblico) del Dottor Vittorio Vezzetti (se non sapete chi è, potete trovarlo fra gli intervistati della puntata “Dio patria famiglia” di Presa Diretta), “oltreoceano” chiedono all’Italia che più gente possibile si registri al sito dell’ICD per esprimersi a favore delle prese di posizione favorevoli ed esprimere disappunto nei confronti delle prese di posizione contrarie sul sito dell’ICD.

L’associazione Figli per sempre (fondata da Vezzetti) ha anche caricato in rete un manuale d’istruzioni a disposizione di chiunque voglia fare pressione affinché … beh, la ragione non è chiara, visto che, a quanto leggiamo, ogni decisione sarebbe già stata presa da chi di dovere.

Se assumiamo come vera l’affermazione del Vezzetti, ovvero che quando si tratta di pubblicare la classificazione ICD (International Classification of Diseases, ovvero la classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati) è importante per l’OMS capire anche cosa ne pensa la “società fatta di non tecnici”, ci tengo ad esprimere qui la mia “non tecnica” idea sulla questione.

In primis, ci tengo che sappiate che mi terrorizza l’idea che chiunque possa esprimersi in un portale del genere e su un tema del genere con queste modalità.

E questo non perché io ritenga che un titolo di studio – o la mancanza di esso – oppure un’onorata carriera – o la sua assenza – siano di per sé effettiva e sufficiente garanzia di competenza e onestà intellettuale in questo come in altri casi, ma perché qui stiamo parlando di dettagliate istruzioni tecniche (ne traduco degli stralci: vai sul sito ICD-11 e registrati, cosa facile da fare. Chiunque può registrarsi e commentare; non è necessario essere un medico o un professionista della salute mentale… Sotto il titolo di “Index Terms”, si legge “Parental Alienation” con una piccola freccia che va a destra. Colpisci la freccia, che ti porta alla pagina Parental Alienation. Quindi, premi il pulsante in alto che dice Contributions e poi clicca su Proposals… dovresti vedere un lungo elenco di voci chiamate “Delete Entry Proposal” e “Add New Entry Proposal”. In fondo alla lista c’è il più importante “Content Enhancement Proposal”, con il nome di William Bernet e la data, 17 settembre 2017. Vai a quella pagina. Questo dovrebbe portarti alla pagina di Caregiver-Child Relationship Problem e Parental Alienation. Nella parte superiore di questa pagina c’è una descrizione di Parental Alienation. Per favore dì che ACCETTI con quella definizione. Puoi anche dire che ACCETTI i vari sinonimi in fondo alla pagina…) diffuse online che possono essere eseguite meccanicamente da persone qualsiasi, senza che vi sia modo di verificare che queste persone abbiano avuto il tempo o il modo di approfondire adeguatamente l’argomento.

In altri termini: ciò che io vedo, qui, è la possibilità di raggranellare una considerevole quantità galoppini, disposti a registrarsi e cliccare quello che gli viene chiesto di cliccare, e nessuno saprebbe mai se essi hanno davvero contezza di ciò con cui affermano di concordare o essere in disaccordo.

Leggete le istruzioni e ditemi se anche voi non provate la medesima sgradevole sensazione.

Nel frattempo, i contenuti a firma dei supporter dell’inclusione dell’alienazione genitoriale nell’ICD si fanno sempre più confuse.

Nel commentare una recente sentenza della Cassazione che ha annullato la decisione della Corte d’appello di Venezia di affidare in via esclusiva un tredicenne al padre, previo collocamento in una comunità o casa-famiglia, a seguito di una “diagnosi di sussistenza della PAS“, lo psicologo e psicoterapeuta Marco Pingitore afferma:

Il ragionamento della Corte è pianamente condivisibile.
E’ fondamentalmente errato parlare ancora di diagnosi di PAS e basare su questo concetto gardneriano le valutazioni peritali.
Non è possibile diagnosticare una sindrome di alienazione parentale…

Ancora molti CTU si esprimono in termini di diagnosi di PAS utilizzando i criteri di Gardner.
Niente di più fuorviante, così come la Cassazione giustamente afferma.

Peccato che nel 2015, lo stesso Marco Pingitore scriveva sulla rivista “Psicologia contemporanea”:

Il termine alienazione parentale praticamente descrive gli 8 criteri di Gardner definendoli come disturbo relazionale.

Le cose da allora evidentemente sono cambiate.

Accantonati quegli 8 criteri, su cosa si baserà chi è chiamato a decidere per parlare di alienazione genitoriale?

Nel caso volessimo scoprirlo dovremmo acquistare il recente e rivoluzionario volume che Pingitore pubblicizza.

Io non l’ho acquistato, ma ho scaricato le venti pagine gratuite che l’editore mette a disposizione dei curiosi (Pingitore non me ne voglia).

Di queste pagine, un paragrafo ha attirato la mia attenzione, quello che riguarda il rifiuto categorico da parte del figlio di uno dei due genitori. Secondo gli autori (Marco Pingitore e Alessia Mirabelli, pag.15)

Anche di fronte a comportamenti maltrattanti da parte dei genitori, sia in famiglie unite, sia in famiglie separate, non si rileva necessariamente il rifiuto netto del figlio nei loro confronti, semmai possono essere riscontrati sentimenti di sfiducia, di stigmatizzazione, d’impotenza, di vergogna e di colpa (Finkelhor e Browne, 1985). Nei bambini vittime di abusi sessuali, ad esempio, “appare anche ridotta la socialità con tendenza all’isolamento e scarse relazioni tra pari e sono consistenti i comportamenti instabili, i tentativi di fuga, la mancanza di fiducia negli adulti e una percezione di sé come diversi” (Malacrea, 1998). L’esperienza clinica insegna che i figli, anche innanzi a comportamenti maltrattanti e/o abusanti di uno o di entrambi i genitori, sono combattuti da sentimenti di ambivalenza. In alcuni casi, il bambino tende addirittura a proteggere l’aggressore, addossandosi la responsabilità di quanto avvenuto, mentre in altri può provare una forte rabbia rispetto alla situazione venutasi a creare. Il rifiuto categorico di avere qualsiasi contatto con uno dei due genitori sembra, invece, un fenomeno psicologico che si presenta solo all’interno di alcuni procedimenti di separazione e divorzio.

[N.B. la “mancanza di ambivalenza” era uno dei criteri elencati da Richard Alan Gardner, gli stessi criteri che l’autore di questo paragrafo ci esorta a non tenere in considerazione.]

Non si rileva necessariamente, sembra… espressioni che suggeriscono, senza offrirci esplicitamente alcun criterio di valutazione.

A quali conclusioni dovremmo giungere?

Il bambino maltrattato e/o sessualmente abusato può reagire col netto rifiuto della figura maltrattante, senza che si debba per forza di cose attribuire al genitore protettivo un ruolo attivo e determinante nell’ostacolare il rapporto fra i due?

Se mi dovessi basare su quanto Pingitore scrive nell’articolo pubblicato nel sito Psicologia Giuridica che ho citato pocanzi, ovvero

L’incapacità del genitore dominante non può e non deve corrispondere all’automatica capacità del genitore rifiutato

dovrei deddurre che la risposta è sì, visto che allude all’incapacità genitoriale del genitore rifiutato (ovvero alla sua inidoneità ad occuparsi dei figli, intesa come violazione dei doveri inerenti alla responsabilità genitoriale o all’abuso dei relativi poteri con grave pregiudizio degli stessi), cioè può accadere che un bambino maltrattato e/o abusato sessualmente reagisca con un netto rifiuto (come d’altronde sostengono con forza anche i firmatari del Memo of concern inviato all’OMS: Child resistance to contact and child harm are better explained by factors other than those proposed by parental alienation theory).

Tuttavia, a leggere l’introduzione al libro del Professor Guglielmo Gulotta, mi sorgono dei dubbi su questa mia interpretazione, visto che leggo

…questo fenomeno (l’alienazione genitoriale)… consiste nell’ingiustificato comportamento – più o meno esplicito – del genitore presso il quale il figlio dimora che ostacola, in modo più o meno consapevole, l’esercizio della bigenitorialità da parte dell’altro genitore…

Se è possibile che il genitore rifiutato possa rivelarsi “incapace”, allora non è più possibile parlare di comportamento ostativo ingiustificato, visto che l’inadeguatezza è una  comprensibile nonché giustificabile motivazione a monte di un comportamento protettivo nei confronti di un bambino costretto a trascorrere del tempo con quel genitore.

A mio modesto parere, ovviamente.

Insomma, più che “complesso”, il concetto di alienazione genitoriale mi appare nebuloso e contraddittorio.

Nel frattempo, sempre più donne si fanno avanti per denunciare di essere state ingiustamente definite “madri alienanti”da tribunali restii a riconoscere un contesto di violenza domestica; una di loro, della quale avevo scritto tempo addietro, ha scatenato una campagna mediatica allo scopo di attirare l’attenzione della stampa.

C’è molto di più a supporto della citazione della violenza intrafamiliare come problema relazionale genitore-bambino, piuttosto che un concetto come l’alienazione genitoriale, affermano i firmatari del documento inviato all’OMS.

E non credo che una questione di tale portata possa risolversi a colpi di click sul sito dell’ICD, come in un contest su un social qualsiasi.

 

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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9 risposte a Non importa se i tuoi figli ti amano o no, non è loro compito amare te

  1. UmbertoEchoJunior ha detto:

    Riccio: non eri tu che, poco tempo fa, facevi tue le parole della Boldrini affermando che “la politica dovrebbe ascoltare la piazza”, sia la piazza reale con le persone per le strade, sia la piazza in rete con le petizioni, le raccolte di firme e di click?
    Ti eri mai chiesta, delle tante persone con gli striscioni “noPillon”, quante fossero competenti, quante avessero titoli, o quante solo avessero letto bene e capito tutti gli articoli del disegno di legge?
    No, questo non te lo chiedi.
    E non eri sempre tu che hai aderito tempo fa – se ricordo bene – a una petizione su change.org per contrastare un convegno sull’alienazione genitoriale, lo stesso convegno poi premiato dal Presidente Mattarella per il valore scientifico? Ti sei posta il problema della competenza di quelli che firmavano insieme con te? O erano anche quelli “soldataglia”, “galoppini”? Ricordo che firmò anche un “PhD alla Columbia” che non ha mai avuto il fegato di dire in cosa è il suo PhD (ma abbiamo ormai accertato che è totalmente out of his element).
    Certo: che i decisori si facciano influenzare da chi non ne sa nulla, è una questione seria.
    Ma tu… se gli incompetenti sono schierati dalla parte che ti piace, e se fanno numero, di certo non provi alcuna “sgradevole sensazione”… quel tipo di “soldataglia” non ti terrorizza.
    In compenso ti piace disquisire di onestà intellettuale…

    Riguardo al dottor Vezzetti, é inutile guardare il servizio di rai3, dove è intervistato per pochi secondi. Quel servizio è stato una trasmissione con tema preconfezionato, per additare al popolo di sinistra i presunti buoni (=buone) e i presunti cattivi. Vittorio Vezzetti non ragiona mai in termini né di Dio né di patria; e nemmeno di famiglia, se per famiglia si intende l’idea antica del nucleo indissolubile con l’uomo padrone. Tant’è vero che non ha messo piede al famigerato congresso delle famiglie a Verona.

    Un’idea sulle sue posizioni e sugli studi che divulga si può avere da qui :

    (dove parla in accordo con Anna Oliverio Ferraris)
    E anche da quanto si è discusso in questo blog, nelle pagine e nei commenti:
    https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2018/12/09/laura-e-le-altre/
    https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/11/01/la-tacita-accettazione/

    Non so se conosci la storia di Vittorio Vezzetti, che spiega la sua motivazione. Eccola, almeno per come la so. Al momento della sua separazione, anni fa, pensò che la propria competenza di pediatra sarebbe stata considerata in tribunale come buona garanzia di saper gestire un bambino, e che quindi avrebbe potuto averlo con sè per un tempo significativo. Invece in tribunale si sentì dire che “in quanto uomo” gli spettava di vedere pochissimo suo figlio, perchè l’accudimento spetta alle madri, punto e basta. Constatò che i giudici, nonostante il titolo di “peritus peritorum”, spesso non hanno basi ben fondate per le loro decisioni, agiscono in base a una competenza che non c’è, a volte in base a una ideologia. Da quel momento cominciò il suo lavoro di raccolta di ricerche internazionali, e il tentativo di mettere a disposizione questi studi in Italia, per chi ha è interessato a conoscerli.
    Vezzetti sarebbe il primo a dire che sono gli esperti a dover decidere, non la piazza. Ma questo in un mondo ideale.
    Invece nel mondo reale chi ha il potere decisionale troppo spesso non è esperto, e a volte non vuole studiare nè ascoltare gli esperti veri. Oppure, come nel caso dell ICD, i decisori sono esperti, ma comunque vogliono ascoltare il resto del mondo, proprio come la Boldrini che vuole che la piazza sia ascoltata (e tu sei d’accordo). Su queste condizioni, controvoglia, anche un Vezzetti si adegua.

    • Non vedo il nesso fra il disegno di legge 735 e la Classificazione internazionale delle malattie. Il primo è un insieme di norme che andrebbero a modificare il nostro ordinamento, la seconda è un un sistema di classificazione nel quale le malattie e i traumi sono ordinati in gruppi sulla base di criteri definiti. Stai suggerendo che dovremmo sottoporre a referendum popolare l’esistenza della varicella o delle fratture ossee? Fatico a capire l’analogia, ma sicuramente dipende dalle mie ridotte capacità intellettive.
      Mi deve anche essere sfuggito l’appello dell’OMS alla popolazione: esattamente dove e quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità avrebbe chiesto ai cittadini del mondo di intervenire per contribuire attivamente alla classificazione?

  2. UmbertoEchoJunior ha detto:

    Come tu stessa hai riportato, è stata proprio l’OMS ad attivare nel sito ICD-11 una pagina disponibile per inserire commenti e suggerimenti, aperta a tutti. Non gliel’ho certo imposto io. Sul perchè abbiano scelto di offrire questa opportunità, andrebbe chiesto appunto all’OMS.

    Il nesso è evidente. Un giudice che decide sull’affido di un minore, lo dovrà fare basandosi prima di tutto sulla legge vigente. Se poi una delle parti in causa solleva l’argomento della alienazione, anche l’ICD potrà essere uno strumento aggiuntivo di valutazione (a seconda che contenga o no l’alienazione) e di decisione.
    Entrambi i testi scritti, sia il testo della legge, sia il manuale delle malattie, sono riferimenti fondamentali.
    Come scrivevo ieri: che i decisori possano essere influenzati da chi non ne sa nulla, è una questione seria; è anche giusto porla.
    Ma è giusto porla solo per questo ICD? Perché? Secondo te un testo di legge è meno importante? I decisori, i legislatori che hanno in mano la penna per scrivere la legge, per promuoverla o per bocciarla, fanno invece bene a lavorare sotto dettatura da una massa di ignoranti? Come la lettera di Totò e Peppino?
    Ecco perchè trovo poco sensato dichiararsi da un lato addirittura “terrorizzata” dall’OMS che apre questo canale di ascolto; e dall’altro lato applaudire al numero delle/dei dimostranti sotto le finestre dei parlamentari, senza chiedersi in questo caso quali competenze abbiano quelle persone con gli striscioni, e come la loro possibile incompetenza potrà influenzare i legislatori.

    Sull’argomento, c’è un libro eccellente che mi sono appena procurato: di Tom Nichols “La conoscenza e i suoi nemici” – L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia. Si trova nelle edicole a meno di 10 euro, edito da La Repubblica; mi pare che esista anche una intervista video all’autore realizzata da Roberto Saviano.

    • Allora, visto che da solo non vedi la differenza, partiamo dall’ABC, ok? Come se fossimo a scuola.
      Primo: l’ordinamento giuridico. Che cos’è? E’ definito da qualsiasi manuale come il complesso organico di norme giuridiche che disciplinano i rapporti giuridici tra i membri di una collettività e tra gli organi dello Stato e determinano le istituzioni su cui si fonda la vita civile in una società. In termini meno tecnici, potremmo parlare di un’insiene organizzato di regole che una precisa comunità si dà allo scopo di regolare le diverse relazioni che intercorroro tra i suoi membri.
      Veniamo ora alla classificazione internazionale delle malattie, incidenti e cause di morte (ICD, International Statistical Classification of Diseases, Injuries and Causes of Death).
      Se una comunità, nel suo complesso, può decidere se un dato comportamento è lecito o meno per tutti i suoi membri, non può decidere se la polmonite è una malattia o meno. O meglio: potrebbe anche varare, a maggioranza, una norma nella quale impone a tutti i membri di quella comunità di non nominarla mai più e smettere di produrre qualsivoglia farmaco prodotto per sua la cura, ma questo andrebbe indubbiamente a detrimento della salute delle persone che avessero la sventura di incappare in uno dei microrganismi che la causano. E questo è il motivo per cui una eccessiva ingerenza della sfera politica in tutto ciò che ha a che fare con la salute dell’essere umano mi terrorizza.
      Una classificazione delle possibili alterazioni dello stato di salute di un individuo non è cosa che possa essere decisa per legge, sebbene possano esistere delle leggi che riguardano la salute delle persone e vanno ad influenzarla.
      Certo, può accadere che una istituzione dello stato decida di classificare come morboso un dato comportamento, per scopi che poco hanno a che fare con lo stato di benessere fisico e psicologico del soggetto, e molto di più col desiderio di stabilire cosa è “giusto” e cosa è “sbagliato”, mascherando questi concetti con termini come “sano” e “malato”.
      Ci sono, ad esempio, 68 paesi nel mondo nei quali le relazioni omosessuali sono criminalizzate (http://gaynews.it/primo-piano/item/2013-pubblicato-il-13-rapporto-ilga-omofobia-lgbt-omosessualita-pena-morte-lgbt.html); sappiamo che la criminalizzazione dell’omosessualità passa anche attraverso il concetto di malattia, visto che in alcuni di questi paesi chi si macchia di questo “reato” è costretto contro la sua volontà in cliniche psichiatriche. Sì, certo, la politica può “usare” concetti come “sano” e “malato” per imporre delle norme e condizionare la libertà delle persone, ed è da parecchio che la filosofia si interessa di come e perché questo avvenga.
      Forse dovrei consigliarti io qualche volume sull’argomento.

      • La mia personale opinione è che ci sono cose in merito alle quali si può discutere in termini di cosa è giusto e sbagliato, accettabile o deprecabile, e normalmente una comunità decide in base all’opinione della maggioranza di darsi delle regole su questo.
        In questo caso, invece, si tratta di stabilire cosa è vero e cosa invece è falso, e questa – io ritengo – non è cosa che possa considerarsi opinabile. E’ vero o non è vero che non esiste una certa mole di ricerca scientifica a dimostrazione della teoria che si vuole andare ad inserire nell’ICD? Che una cosa sia vera o falsa, mi spiace, ma non si può mettere ai voti.

  3. UmbertoEchoJunior ha detto:

    Se ho capito bene il tuo punto di vista:
    Ti preoccupa la possibile pressione di motivazioni politiche sugli specialisti della salute. Non ci sarebbe da preoccuparsi invece, per la possibile pressione degli incompetenti sui politici, sui legislatori. Ho capito così.
    Comunque ci sono conti che non mi tornano. Un gran numero di psicoterapeuti, psichiatri, psicologi si erano riuniti in un convegno per addetti ai lavori, sull’alienazione genitoriale (presso la Casa di Nilla). Un certo numero di persone, senza una professionalità nel campo, hanno firmato una petizione su web contro quel convegno: c’eri tu, c’erano altre/i, c’era un tizio che pare si occupi di scienze politiche oltreoceano.
    A me sembra un esempio lampante di pressione con motivazioni politiche, da un gruppo “fatto di non tecnici”, sugli specialisti della salute. O non è così?
    E sì, certo, séntiti sempre libera di consigliarmi qualche buona lettura: di fronte al consiglio di un libro, io non mi offendo mai.

  4. UmbertoEchoJunior ha detto:

    La petizione contro quel convegno, poi premiato dal Presidente Mattarella, era qui:
    https://nopasarancalabria.wordpress.com/2016/10/26/seminario-a-catanzaro/
    Avete raccolto firme, tra persone non necessariamente titolate né con garanzia di competenza, per influenzare l’esito di una iniziativa accademica di professionisti della salute. A me pare una dinamica simile a quella che oggi ti infastidisce.
    Noto inoltre come nessuno qui abbia raccolto il tuo invito a esprimere come te la “medesima sgradevole sensazione”. Forse, e dico forse, qualcuno che firmò a suo tempo la petizione contro quel convegno, pensa che anche i firmatari della petizione attuale abbiano altrettanto diritto a esprimersi.
    “E’ vero o non è vero che non esiste una certa mole di ricerca scientifica… ?” Valuteranno i professionisti. Se è veritiera l’anticipazione del dottor Vezzetti, la risposta dovrebbe essere positiva. Da parte mia, non pretendendo di avere competenze particolari, non andrò a dire la mia sul sito ICD-11. Così come non mi sono mai sentito in diritto di esprimere a professionisti della salute, una mia contrarietà a che si radunino in convegno su argomenti di loro competenza.
    E’ poi estremamente interessante lo scritto della dottoressa Pignotti, che hai citato. Il manuale ICD, ci viene spiegato, elenca non solo malattie ma anche altri eventi dannosi per la salute e perfino catastrofici; e la alienazione genitoriale sembra trovare posto tra questi. La Pignotti insegna che la alienazione é come uno tsunami o “come una aggressione, un incidente in macchina, la disoccupazione, la carenza di cibo, di acqua”. Quindi non è una passeggiata, un evento piacevole nè favorevole. Non è un evento neutro. E nemmeno una invenzione favolistica (… un ricciocorno), a volte si verifica realmente. Fa male alla salute di qualcuno.
    Le aggressioni, gli incidenti, gli tsunami addirittura… per prima cosa si cerca di prevenirli, e se accadono ci si prende cura di chi ne è colpito, ed eventualmente si punisce i responsabili. Non ha quindi torto del tutto chi, anche riguardo alla alienazione genitoriale, chiede che siano prese in esame possibili contromisure.

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