Adolescenti in terapia

Il National Health Service (NHS) britannico lancia l’allarme: il numero dei teenager che lamentano disfunzioni sessuali e chiedono aiuto è più che triplicato negli ultimini due anni. Sarebbero 4.600 i ragazzi al di sotto dei 19 anni che hanno richiesto un trattamento psico-sessuologico, a fronte dei 1.400 del biennio immediatamente precedente.

Per gli esperti il responsabile di questa impennata è soprattutto il porno.

fonte

Muriel O’Driscoll, una consulente e terapista che ha in cura gli adolescenti, ha dichiarato: “I giovani, nonostante la disponibilità dell’educazione sessuale, spesso non sanno cosa stanno facendo o si aspettano che il sesso sia perfetto ogni volta. Non sanno cosa stanno facendo perché il loro metro di giudizio sono i video pornografici su Facebook e su tutti gli altri media. Si aspettano che le persone abbiano orgasmi in un batter d’occhio. “

O’Driscoll, che ha lavorato per il NHS, i Brook Advisory Centers e ora esercita privatamente, ha aggiunto che i ragazzi e le ragazze erano anche preoccupati che i loro genitali non assomigliassero o si adeguassero a quelli che avevano visto online.

I bambini inciampano sulla pornografia online a partire dai sette anni, afferma una ricerca pubblicata di recente. Secondo il British Board of Film Classification, la maggior parte dei giovani è incappata nella pornografia accidentalmente (il 62% dei ragazzi fra gli 11 e i 13 anni) e ha raccontato di essersi sentita “disgustata” e “confusa”, in particolare quelli per i quali la prima volta risale a quando avevano meno di 10 anni.

Inoltre, il 41% dei giovani che conoscevano la pornografia si è dichiarato d’accordo sul fatto che guardarla rende le persone meno rispettose del sesso opposto. Le ragazze, in particolare, hanno parlato della loro paura che le rappresentazioni aggressive del sesso sarebbero state considerate “normali” dai giovani spettatori di pornografia di sesso maschile, e di conseguenza copiate in incontri sessuali nella vita reale.

Alla luce dei sempre più frequenti casi di strangolamenti denunciati dal Guardian nel luglio di quest’anno, la loro paura sembra tutt’altro che ingiustificata.

In un articolo dal titolo “The fatal, hateful rise of choking during sex”, Anna Moore and Coco Khan raccontano che negli ultimi 10 anni gli omicidi descritti come “giochi sessuali finiti male” sono aumentati del 90%, due terzi dei quali riguardano lo strangolamento.

Anche nell’articolo del Guardian, il dito è puntato contro la pornografia: “Schiaffegiare, soffocare e sputare è diventato l’alfa e l’omega di qualsiasi scena porno e non in un contesto BDSM”, ha spiegato Erika Lust, regista di film pornografici: “Sono presentati come modi standard di fare sesso quando, in realtà, sono di nicchia”.

Un giovane che ha parlato con il Guardian per questo articolo ha raccontato che soffoca la sua ragazza, e lo fa da diversi anni, “perché a lei piace”. Giorni dopo, ha ricontattato il giornale: “Ho pensato alla nostra conversazione e le ho parlato. Ha detto che in realtà non le piace; pensava che mi piacesse. Ma il fatto è che a me non piace: pensavo che fosse quello che voleva.”

Non risulta nessun caso in cui, a causa di un “gioco sessuale”, a morire sia stato un uomo.

Mary Sharpe, amministratrice delegata dell’associazione benefica The Reward Foundation, ha dichiarato: “L’uso eccessivo della tecnologia sta creando adolescenti ansiosi, depressi e con problemi psicosessuali. Dall’avvento della banda larga ad alta velocità nel 2006, la prevalenza di problemi di salute mentale è aumentata tra i giovani. Le industrie di Internet e della pornografia stanno facendo del loro meglio per negarlo, ma pensiamo che i due fenomeni siano collegati perché i sintomi spesso si risolvono una volta che le persone passano attraverso una disintossicazione digitale che consente ai loro cervelli di rimettersi ai piaceri quotidiani.”

Claire Murdoch, direttrice nazionale per la salute mentale del NHS inglese, ha dichiarato: “Ciò che sta diventando sempre più chiaro è la necessità che altre parti della società inizino ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni.”

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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95 risposte a Adolescenti in terapia

  1. Paolo ha detto:

    io sono d’accordo, il porno non mi ha mai eccitato, e non capisco cosa ci sia di eotico nello strangolamento. Però mi chiedo: in Gran Bretagna l’educazione sessuale nelle scuole si fa regolarmente (quindi sono più avanti di noi su questo aspetto) e nemmeno questo basta per mitigare gli effetti dei porno sugli adolescenti?

  2. Irene ha detto:

    Probabilmente il problema è che si tratta di un’educazione sessuale sempre più “queerizzata”, più preoccupata del rispetto di presunte identità che dell’affrontare la questione degli stereotipi di genere. Per quanto riguarda la pornografia si sta addirittura cercando di legittimarla: un’insegnante ha denunciato che era stata preparata una mostra per bambini, senza specificare nessun limite di età, teoricamente sul tema dell’identità di genere, in realtà di pornografia della peggiore specie: https://www.transgendertrend.com/gendered-intelligence-training-teachers-kiss-my-genders/

    • Non ho idea dell’educazione sess in sé, quanto quelli che sono stati gli effetti della legittimazione della pornografia sull’industria del porno e quindi, di riflesso, sulla società che lo fruisce. Tutti sono concordi nell’affermare che, a dispetto dei cambiamenti importanti nello status delle donne nella nostra società, il mondo del porno non solo ancora rappresenta prevalentemente un rapporto sessuale fondato su dominazione e sottomissione, ma lo fa ancora prevalentemente sulla base del genere. Oltre a questo, nel corso degli anni si è intensificato il livello di brutalità. Una ricerca del 2010 riportava che l’88% della pornografia analizzata rappresentava aggressioni fisiche: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20980228 Una percentuale un po’ altina, a meno che non si voglia sostenere che l’88% della popolazione sia sadomasochista e che il sadismo sia un tratto biologicamente maschile, mentre il masochismo sia biologicamente femminile. Questo ha invitabilmente mutato la percezione collettiva di cosa è brutale e cosa non lo è, quando si parla di sesso. Oggi, per molti, “stuprabile” è un complimento…

      • Paolo ha detto:

        per me non lo è e mai lo sarà. Forse c’entra il fatto che le scene hot di Beautiful mi eccitano più dei porno

    • Antome ha detto:

      Ciao, allora se ho ben capito queer è diverso da trans, il primo rifiuta una idea di mascolinità e femminilità basata su stereotipi culturali e di norme sociali di genere, mentre l’identità di genere di una persona trans non è un ragazzo a cui piace truccarsi o, da piccolo trova più fighi i vestiti assegnati alle ragazze o un “maschiaccio” che preferisce capelli corti e non vuole mettere i vestitini oppure in base ai suoi interessi.
      E’ una disforia del proprio corpo dove il cervello si aspetta un corpo del sesso opposto a quello con cui è nato. Questa identificazione non causa di per sè gli stereotipi di genere ma può portare ad adottarli, perchè se pensi di essere un maschio nel bene e nel male senti la famiglia o la società che ti dice di comportarti in un certo modo e lo stesso per le femmine.
      Poi penso che una influenza, ma difficilmente quantificabile nell’interazione con l’ambiente l’abbia la biologia, ma a livello prevalente, solo in ambiti molti ristretti, non il determinismo bio che piace a chi vuole fraintendere la psicologia evolutiva.
      A presto 🙂

    • Antome ha detto:

      Se hai voglia puoi riassumere il punto dell’articolo, poichè è lungo e in inglese, se no, comunque sto provando a leggerlo, ma potrei sbagliarmi. Riassumendo, in un istituto scolastico per bambini qualcuno ha provato ad inserire Bdsm? Premettendo che l’educazione sessuale a quell’età è un po’ presto, se ho ben capito, in teoria si tratterebbe di educazione al rispetto delle differenze, dove altre filosofie preferiscono nasconderle dietro grembiuli e uniformi con un “occhio non vede”. Chessò spiegare che l’assegnazione di maschietto o femminuccia a un vestito è una convenzione e che un periodo le ragazze non potevano indossare pantaloni.
      Per teoria queer poi intendi judith Butler? Penso che lei separi il sesso biologico da norme di genere, fino anche al linguaggio.
      Quindi se per queerizzata intendi dire che dica “sì alcuni bambini si vestono da bambine, perchè stanno scoprendo che potrebbero essere in realtà bambine e infatti gli interessa tutto ciò che piace alle femminucce e -inserisci stereotipi su attività di varia datazione -?

  3. Simo ha detto:

    solito articolo femminista-bigotto dove si insinua che il porno sia un male e chiunque guardi un porno sia un malato o un violento (incluse le donne, eccitate da quel contesto solo nella loro fantasia o donne che si eccitano anche nella realtà a fare da schiave sessuali e a farsi “strangolare”, pratica erotica che piace a uomini e donne) anche semplicemente per masturbarsi a casa propria.

    chi guarda porno o horror sa che sono finzione. Se ti piace un certo modo di fare sesso cerchi partner a te affini, non perdi tempo con chi non gradisce.

    chiediti come mai in paesi islamici dove il porno non c’è (non è così facile trovarlo) la violenza contro le donne è molto più diffusa. Anzi, stanno peggio che da noi.

    Per i minorenni è ovvio che va vietata la pornografia, come lo è l’alcool o il guidare una macchina (dovrebbe esserlo, poi nella realtà i minorenni guardano il porno e bevono l’alcool e magari riescono pure a guidare l’automobile)

    Domanda: secondo te una che si eccita con il BDSM nelle parti della “slave” può essere femminista? O hai istituito un corretto modo di fare sesso, tra uomo e donna, rispettoso della netiquette “anti sessista, femminista”? Se una donna gode a farsi mettere sotto o nella posizione alla pecorina è vittima del patriarcato, con il suo orgasmo sta contribuendo a mantenere il patriarcato in vigore? Come pensi che questa donna dovrebbe cambiare? (se dovrebbe cambiare)

    • L’argomento “bigottismo” è del tutto fuori luogo, perché qui si parla di salute psicofisica e non di bene e male. L’articolo parte dall’analisi di dati reali, si rifà a dei numeri forniti dal sistema sanitario nazionale britannico e fornisce un’ipotesi di relazione di causa ed effetto tra più fenomeni documentati: il disagio giovanile rispetto alla sfera sessuale – in aumento, almeno sulla base delle richieste d’aiuto – la fruizione di materiale pornografico – in aumento sulla base delle ricerche statistiche – l’aumento di violenza e degradazione nella produzione pornografia – a detta di chi nel porno ci lavora e di chi lo studia – e l’aumento di una precisa tipologia di delitti. Vorrei capire esattamente quali fra questi dati stai contestando e su quali basi, poi che ipotesi alternativa a quella proposta suggerisci. Sei in grado di rimanere in tema?

    • Antome ha detto:

      In wehuntedthemammoth per dire, il sito che satirizza la misoginia (anche se talvolta ne prova un giusto orrore) prevale un femminismo contrario al kink shaming, prevalentemente sex positive in tutti i sensi dove nessuno prende di mira sia l’alto che il basso desiderio sessuale di donne e uomini purchè esercitato nel rispetto tra persone consenzienti, così pure i sex worker e il porno. Ma discussioni sulla problematicità non mancano, così pure sul rapporto uomo donna concepito come rapporto cliente – venditore.
      Non penso che RCS sia swerf, ma che analizzi maggiormente la problematicità di alcuni costrutti culturali, che influenzano il porno e che il porno a sua volta può influenzare. Inclusa la coercizione economica nella prostituzione, i magnacci di stato (rischio relativo alle case chiuse), anche se, non so, forse al giorno d’oggi le alternative ci sono e alcune escort sentono di guadagnare di più dal “baratto patriarcale” che però il mercato ha appianato al punto che anche alcune donne, sia pure pochissime rispetto agli uomini, cercano prostituti uomini, donne ricche che vanno con uomini molto più giovani e la connotazione patriarcale si diluisce con il maggiore accesso al capitale delle donne.
      E’ vero che è rarissimo che chi gioca a Gta voglia davvero investire una persona anche se si diverte a farlo nel gioco. Nel porno ci si può eccitare a vedere una cosa catarticamente che non si farebbe mai.
      Come ha ricordato qui Zorin ma anche tempo fa, talvolta un deepthroat dove alla povera donna viene dato un conato e più. Gli archetipi che ci girano intorno possono essere discussi, dato che l’ho visto narrare come l’idea che la donna prenda tutto l’uomo e che il conato sia l’idea che venga travolta dalla sua virilità. La domanda diventa se eccita l’idea che a lei piaccia o l’idea che lei soffra?
      C’è del bdsm dove l’elemento umiliazione è sotto controllo e giocoso, ma nel porno sembra raro, perlopiù sembra preferire che vada fuori controllo.
      Ci sono forme di bullismo basate su neologismi pornografici, sempre con l’idea sottesa che dare il sesso alla donna la sporca, ancora di più se viene da “invasori” alieni ehm stranieri, vedi per Carola Rackete.
      Ovviamente questo spiega parte di comportamenti che molti uomini giudicano eccessivamente diffidenti verso il sesso da parte delle donne. L’obiezione sugli uomini gay è in realtà debole poichè si tratta di un contesto diverso, spesso di accordo tacito.
      Però mi fai sorridere se pensi che qualcuno qui trovi inerentemente patriarcale il sesso da dietro (trovo poco erotica l’associazione con le pecore ^_^)

      • Antome ha detto:

        L’uso della parola “cuck” da parte di persone particolarmente reazionarie, anche. Per dire fa un po’ sorridere ma è anche inquietante vedere fianco a fianco un ortodosso o persone che rimandano a tradizioni oppressive millenarie fare riferimento a insulti così giovanili per colpire la virilità. In pratica una mente che nel disprezzare è invasa da pensieri ed associazioni di idee violente ed oscene mentre teoricamente sta richiamando ai valori della famiglia e della patria. Ma in realtà purtroppo in certe idee di patria e famiglia la contraddizione è solo apparente.

  4. Zorin ha detto:

    Tutto vero, chi consuma porno non puo’ negare che il livello di brutalita’ sia aumentato in maniera assurda da qualche anno a questa parte, con pratiche violente un tempo relegate alla nicchia BDSM e oggi ormai onnipresenti. Mi riferisco ai vari “facefucking” (sesso orale forzato e profondo tale da generare riflessi di vomito nella donna), “choking” (strangolamento durante l’amplesso), sputi e schiaffi sempre contro la donna, ecc. Pratiche, queste, che fanno impallidire il classico “facial”, finale obbligato di ogni scena porno dove l’uomo eiacula in faccia alla donna.

    Ma la soluzione proposta qual’e’? Vietare per legge la produzione artistica di adulti liberi e consenzienti?
    Buona fortuna a convincere le donne coinvolte nel settore, sia come attrici (pagate piu’ degli uomini, tra l’altro) che come consumatrici (30% del totale, secondo il principale sito porno al mondo). E buona fortuna alle femministe nel fare marcia indietro su un dogma (il corpo e’ mio e me lo gestisco io) che incarna lo spirito stesso del movimento e che e’ il primo e unico responsabile del dilagare dell’immoralita’ sessuale.

    • Provo a ragionare per analogia. Prendiamo un altro mercato, ad esempio Hollywood. Poniamo il caso che improvvisamente scompaiano tutti i generi al di fuori di uno: il 90% della produzione cinematografica riguarda film d’azione, con protagonisti dei nerboruti bianchi dal grilletto facile, mentre i cattivi sono tutti neri, che finiscono ammazzati nei modi più brutali possibili dal giustiziere solitario di turno. Non credi che dopo un po’ la gente si chiederebbe che fine hanno fatto le commedie, la fantascienza, i film drammatici, l’horror, i lungometraggi animati, i film dedicati ai teenager, i musical, i film storici, i film di denuncia sociale? Non credi che si aprirebbe una discussione pubblica sul perché un’intera industria ripropone ossessivamente lo stesso plot con gli stessi personaggi, mentre per vedere qualcosa di diverso devi trovare il festival di nicchia pubblicizzato da tre volantini in croce e quattro blogger che non legge nessuno? Lo sai che ci sono mucchi di riviste dedicate alla critica cinematografica dedicati a questo tipo di discorsi, no? E chi ne parla e ne scrive non si limita a dire “sono adulti liberi e consenzienti”. Sul porno non si può aprire un dibattito? Non si possono sollevare critiche? Nessuno, ad esempio, si sognerebbe di negare che il cinema può essere – ed è stato sapientemente usato in quanto tale – una potentissima arma di propaganda. Vogliamo dire che non solleva nessun interrogativo un’industria dell’intrattenimento che ripropone compulsivamente la brutalità verso un preciso genere, alzando gradualmente l’asticella del tollerabile in modo da bollire la ranocchia senza che se ne accorga?
      Quello che sto proponendo qui è l’apertura di un dibattito non viziato da argomenti fantoccio funzionali soltanto a silenziare un’analisi di un fenomeno. Perché qui non si parla di “immoralità sessuale” (ma da dove la tiri fuori, qual è il nesso?), né tanto meno di scrupoli religiosi.

      • Comunque mi hai dato ragione su qualcosa. Mi ricorderò questo giorno, Zorin, che da oggi smette di essere Halloween, per me, e diventa il giorno in cui Zorin ha principiato un commento ad un mio post con “tutto vero”. Fa ancora più paura.

      • Paolo ha detto:

        comunque il 90% dei film d’azione oggi non ha quel plot

      • Era uno scenario immaginario che io ho prefigurato allo scopo di chiarire il mio pensiero.

      • simonetti.c@yahoo.com ha detto:

        Riccio:

        >”Provo a ragionare per analogia. Prendiamo un altro mercato, ad esempio Hollywood. Poniamo il caso che improvvisamente scompaiano tutti i generi al di fuori di uno”

        Pero’ come ti hanno fatto notare la predominanza del porno brutale non vuol dire che gli altri tipi di porno sono scomparsi, anche perche’ la produzione pornografica non e’ mai stata cosi’ ampia come ora e quindi c’e’ spazio per tutti.

        >”Non credi che si aprirebbe una discussione pubblica sul perché un’intera industria ripropone ossessivamente lo stesso plot con gli stessi personaggi? Lo sai che ci sono mucchi di riviste dedicate alla critica cinematografica dedicati a questo tipo di discorsi, no?”

        Sinceramente non lo sapevo, anche perche’ pure nel settore del cinema tradizionale la produzione e’ sempre piu’ ampia grazie all’intervento di nuovi soggetti come i canali streaming e i paesi emergenti (vedi India, Cina, Nigeria, ecc.).

        >”Sul porno non si può aprire un dibattito? Non si possono sollevare critiche?”
        >”Vogliamo dire che non solleva nessun interrogativo un’industria dell’intrattenimento che ripropone compulsivamente la brutalità verso un preciso genere, alzando gradualmente l’asticella del tollerabile in modo da bollire la ranocchia senza che se ne accorga?”

        A parte che per me la rana e’ gia’ bollita e stecchita da un bel pezzo, bisogna vedere dove si vuole andare a parare con queste critiche. Perche’ se la critica e’ solita solfa femminista per cui il porno sarebbe parte del fantomatico “gomblotto” patriarcale per sottomettere la donna, allora non la accetto. Il porno e’ proprio un settore dove contano solo i profitti, e non certo l’ideologia. Semplicemente certe scene estreme vendono di piu’, portano piu’ soldi, e la ragione e’ ovvia: in un mondo dove la liberta’ (che io chiamo immoralita’) sessuale femminile sostenuta dalle femministe ha portato le donne a mostrarsi in maniera sempre piu ipersessualizzata, gli uomini sono ormai assuefatti a dosi massiccie di nudita’ e provocazione sessuale per cui una banale scena di sesso “vanilla” (cioe’ sesso ordinario, normale, come succede in una coppia) non ha piu’ nessun potere attrattivo e allora il porno e’ costretto a ricorrere a scene sempre piu’ aggressive e brutali per attirare l’interesse dei consumatori.

        >”Comunque mi hai dato ragione su qualcosa. Mi ricorderò questo giorno, Zorin, che da oggi smette di essere Halloween, per me, e diventa il giorno in cui Zorin ha principiato un commento ad un mio post con “tutto vero”. Fa ancora più paura.”

        Mi spiace se ti fa paura, ma da consumatore abituale di pornografia non posso che prendere atto della realta’. E la realta’ e’ che il porno mainstream e’ sempre piu’ spostato verso l’hardcore piu’ estremo e brutale.
        Questo non vuol dire che gli altri tipi di porno siano spariti, pero’ vuol dire che i nomi piu’ importanti del settore girano scene il cui livello di brutalita’ standard e’ molto aumentato.
        Basta vedersi un filmato di Rocco Siffredi (che resta una superstar del settore) da giovane e confrontarlo con un filmato piu’ recente: nei vecchi porno il sesso orale non era niente di diverso da quanto puo’ avvenire normalmente tra una coppia di fidanzati, mentre nei filmati piu’ recenti il pene viene ficcato a forza in gola fino a provocare conati di vomito. E questa e’ la regola standard in tutte i filmati piu’ recenti, qualunque sia la controparte interessata, pure se si tratta di una 18enne alle prime armi.

        Naturalmente questo e’ solo un esempio, ma rappresenta bene cosa e’ successo nel mondo del porno negli ultimi anni.

      • Disconoscevi l’esistenza della critica cinematografica, o l’ esistenza della sociologia del cinema? Ti sembra così strana l’idea che si possa analizzare la produzione cinematografica per delineare un quadro della realtà e della società stessa che il cinema vuole rappresentare?
        Interessante invece quello che dici dopo: “in un mondo dove la liberta’ (che io chiamo immoralita’) sessuale femminile sostenuta dalle femministe ha portato le donne a mostrarsi in maniera sempre piu ipersessualizzata, gli uomini sono ormai assuefatti a dosi massiccie di nudita’ e provocazione sessuale per cui una banale scena di sesso “vanilla” (cioe’ sesso ordinario, normale, come succede in una coppia) non ha piu’ nessun potere attrattivo e allora il porno e’ costretto a ricorrere a scene sempre piu’ aggressive e brutali per attirare l’interesse dei consumatori”.
        Secondo te esiste un legame di causa ed effetto fra il movimento femminista (che a tuo dire promuoverebbe l’immoralità, e sarebbe interessante che approfondissi) e l’ipersessualizzazione delle donne, ma soprattutto che il desiderio di brutalizzare la donne sarebbe una conseguenza dell’ipersessualizzazione – e su questo la psicologia concorda con te: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2016/01/22/ipersessualizzazione-e-auto-oggettificazione/ Ne abbiamo parlato a proposito del report dell’APA, nel quale è spiegato chiaramente che è improbabile che un uomo riesca a provare davvero empatia per una donna, quando è abituato a vedere le donne rappresentate come oggetti sessuali.
        A proposito di ipersessualizzazione e femminismo, ti consiglierei un poco di storia. Ad esempio quella che riguarda Hugh Hefner, che cercava di vendersi al pubblico come un femminista che lavorava per la “liberazione” delle donne, e quello che le femministe gli risposero. Ad esempio Gloria Steinem, che addirittura andò a lavorare sotto copertura come coniglietta per provare sulla sua pelle che la cosiddetta “rivoluzione sessuale” di Playboy altro non era che il caro vecchio sfruttamento delle donne, o Susan Brownmiller, che disse senza mezzi termini: “Hugh Hefner is my enemy”.

      • Paolo ha detto:

        sarò strano ma a me il sesso “vanilla” eccita ancora tantissimo, e sì una donna col suo corpo a quel che vuole, e una donna maggiorenne che veste in maniera molto sexy o esprime sex appeal in qualunque modo è donna libera come chiunque altro, non è immorale, nè vittima del patriarcato o ella “ipersessualizzazione” e non si sta auto-oggettificando, lo stesso vale per gli uomini sexy. ilsex appeal è cosa bella e non oggettificante

      • Luna_rosa ha detto:

        Bullshit! Le pratiche che umiliano l’altro/a esistono anche nella pornografia gay, eppure non esiste un’ipersessualizzazione del maschio nella società. Zorin qui l’ha detta grossa e il fatto che Riccio gli dia retta mostra la sua misoginia interiorizzata – qualsiasi femminista può esserlo, ed è giusto così ovviamente -. Il porno che abbiamo è interno al patriarcato quindi sessista per definizione, e infatti nel suo interno c’è la dicotomia santa/puttana: quelle definite troie subiscono la cultura dello strupro – che esiste dall’epoca della Vergine Maria e ne portiamo oggi l’inconscio collettivo – mentre la penetrazione è più tenue nella categoria “romantic”, che rappresenta la “santa”. Il porno è bigotto perché la società è bigotta, in quanto soggetta alla cultura catto-patriarcale. Chapeau.

      • Antome ha detto:

        Luna Rosa. Non so, il motivo potrebbe essere anche che quella gay è una parte minoritaria e soprattuto in passato silente, tanto più la parte gay della bisessualità, la cultura patriarcale viene dai maschi etero ed esprime un’esigenza, sia pure distorta della parte dominante di essi. Di conseguenza non scomodano culi maschili per relativamente pochi uomini gay e le donne perlopiù le ignorano, ovviamente in proporzione, non in assoluto. Inoltre a differenza delle donne etero, gli uomini etero vengono condizionati a disgustarsi da una esibizione a livello analogo di parti maschili, in modo sproporzionato alla semplice mancanza di attrazione, ma per associazioni omofobiche basate su concetti semi inconsci di dominio- sottomissione, che poi sia comico scherzarci esagerando il disgusto è un altro discorso, per quanto culturale non necessariamente tossico :).

      • Paolo ha detto:

        culi maschili, nudi maschili sexy ci sono nei media basta cercarli

      • Già, bisogna mettersi a cercarli. Un impegno per nulla necessario quando si tratta di nudi femminili…

      • Paolo ha detto:

        quando in un film serve mostrare un nudo maschile lo si mostra, quando serve ilnudo di un uomo lo si mostra ed è giusto

      • I film non “servono” a nulla, possono piacere o non piacere.

      • Paolo ha detto:

        intendo dire se serve alla trama o alle atmosfere del film

      • La trama, l’atomosfera, sono il prodotto di un autore, di scelte personali, che siano individuali o collettive. Una trama non esiste di per sé e di certo non ha dei “bisogni”.

      • Luna_rosa ha detto:

        Appunto Antome. L’uomo etero machista rigetta l’idea di donna come soggetto sessuale nella sessualità per paura di finire oggettificato come gli omosessuali “passivi” nei porno: il machismo non va al di là dell’ottica dominatore-sottomesso/a. L’omofobia è legata al sessismo. Le lesbiche nei porno non esistono mai come soggetti ma solo come oggetti di piacere altrui, anche per donne etero che hanno interiorizzato la prospettiva maschile.

      • Luna_rosa ha detto:

        La nudità comunque non c’entra. In un libro tradotto in quasi tutte le lingue del mondo viene raccontato di un tempo in cui gli umani non erano consapevoli di essere nudi, poi il personaggio femminile ha mangiato una mela e l’ha offerta al personaggio maschile e da quel giorno hanno dovuto indossare una foglia sulle parti intime, perché essere nudi era diventato motivo di vergogna. Da dopo quella storia, un sacco di gente confonde la nudità con la sessualizzazione del corpo della donna e le donne non possono più andare in giro tranquille (nel mondo reale) in quanto il loro corpo viene concepito come peccaminoso.

  5. ... ha detto:

    Da spettatore saltuario per quanto riguarda l’analogia col cinema, c’è da dire che l’aumento di contenuti violenti non implica per lo spettatore una offerta minore. Io uso solo Pornhub e alla fine guardo un po’ sempre le stesse cose, per cui neanche è così facile intercettare altro, anche perché se guardi certe cose ti vengono suggeriti contenuti simili, come nei siti non pornografici. l’offerta pornografica resta sempre varia; ipotizzando che i contenuti violenti siano decuplicati comunque il bacino è ampio, per cui non hanno tolto spazio al resto né a me come fruitore, hanno aumentato solo il volume. Da questo punto di vista come fruitore non sono danneggiato e quindi non ho motivo di intervenire in qualche modo. Oltre all’imbarazzo di farlo pubblicamente, almeno per me, ma non immagino sia così diverso per una buona fetta di altre persone, non è percepita come una questione sociale, come invece potrebbe essere il cinema. Anche perché non è così scontato capire quale sia la questione. Nel caso dei minori è più facile, perché in ogni caso il porno non è un prodotto rivolto a loro. Questo però è un problema che non riguarda il porno in sé. Anche il cinema ha i suoi divieti, senza che questo comporti un dibattito su quale tipo di cinema si produce. Per gli adulti sappiamo che il porno, come altre cose provoca dipendenza. Ma come altre cose in società ci sono due approcci: o una cosa viene vietata, oppure viene gestita e ognuno se la vede da sé. Se qualcuno sviluppa dipendenza viene curato, gli altri continuano a fare quello che facevano, e ciò è anche comprensibile. Però più informazioni abbiamo e meglio pu essere, nel senso che se qualcuno fruisce porno senza un vero beneficio per sé può rendersene conto meglio se gli càpita di leggere o sentire qualcuno sul tema.

    Il nesso con l’immoralità in un certo senso c’è, solo che noi non la chiamiamo immoralità, ma libertà. La libertà dei costumi comporta anche questo. Così come la libertà di drogarsi comporta tossicodipendenza e criminalità.

    • Il fatto che una cosa non danneggi te, non la rende automaticamente non dannosa. Ci sono persone che hanno fumato fino alla vecchiaia senza patire il minimo disturbo, ma non è sulla testimonianza di un caso particolare che si può fondare un’analisi, per quanto una testimonianza possa risultare interessante.

      • ... ha detto:

        Intendevo, seguendo l’analogia, danno sul piano del gusto. Come spettatore questa tendenza non mi ha danneggiato nel senso che non ho meno cose da vedere, quindi non ho smesso di andare su Pornhub. Per cui chi apprezza il cambiamento è contento, chi non lo apprezza pure, e non si crea l’opportunità per un’azione di critica al portale o di perdita delle visite.

      • In pratica ci stai dicendo che tu non ti ritieni un fruitore di questo nuovo, brutale porno e che riesci a trovare il porno che ti piace a dispetto delle tendenze del mercato. Non vedo cosa questo dovrebbe dirci dell’influenza sul tessuto sociale della pornografia.

      • ... ha detto:

        Per dindirindina, mi sono agganciato alla tua analogia sulla possibilità che si aprisse un dibattito, non ho inteso dire che la mia esperienza sia significativa di altro. Solo per dire che attualmente anche se chiunque fruitore può riscontrare i video di cui stiamo parlando ciò non ha l’effetto che uno potrebbe pensare, neanche se tali video fossero il 90% della produzione totale. Cosa che probabilmente nel cinema avverrebbe, poiché il cinema che vediamo nelle sale è solo di tipo industriale, anche le produzioni minori. Se i film d’autore o di vario tipo non andassero più in sala penso che se ne parlerebbe. Ci sono dibattiti già solo per l’avvento di Netflix! Dibattiti sul premiare o meno ai festival le produzioni Netflix. Di recente due grandi registi come Coppola e Scorsese si sono espressi sui film dei supereroi. Ma su Pornhub c’è di tutto, l’amatoriale, e anche un sacco di gente che si è fatta il proprio canale e produce in maniera indipendente. C’è un mare di roba e di nicchie perverse. Quindi per aprire un tipo di dibattito al quale stai facendo riferimento, anche solo sul piano dell’offerta, senza parlare delle conseguenze sociali di altro livello, probabilmente non è sufficiente. Se prendiamo il porno “femminista” o alternativo si è aperto un dibattito, fatto però anche da chi era intenzionata a produrne.

        A parte Jackie Treehorne che sul Grande Lebowski lamenta la perdita dei sentimenti nelle produzioni mi pare difficile che attualmente qualcuno si possa lamentare di non trovare quello che cerca. Il che non vuol dire che non se ne debba parlare e che non sia anche solo interessante capirne di più. A me interessa.

    • Antome ha detto:

      Ciao, nel dire che la chiamiamo libertà è una critica a questa libertà?
      Cosa ne pensi della differenza tra sistemi etici e sistemi moralisti a questo proposito, dove per riassumere si parla del passaggio dal non si fa perchè no in base a questi precetti al non si fa o si può fare sulla base del suo effetto verso altri.

      • ... ha detto:

        In questo caso no, e uso libertà senza dargli connotazioni di alcuna sorta, come scritto da qualche parte prima, sia perché è un concetto troppo vago e sia perché non credo nel libero arbitrio, ma nell’arbitrio condizionato. Considero poi un bene, tutto sommato, avercela, questa libertà; quindi fra tutti i sistemi sociali conosciuti continuo a preferire il nostro attuale, inteso come democrazia liberale. Ma in realtà non vedo una vera differenza tra i due sistemi che mi hai proposto. Nel senso che ogni costituzione comunque si fonda su degli assunti non discutibili, perché non c’è un’etica universalmente riconosciuta, ma si ha bisogno di una base di partenza. Solo che rispetto a sistemi fondati sulle leggi di Dio o di un tiranno o anche con intenti più o meno giusti come i regimi socialisti, sono semplicemente più razionali, e funzionano meglio per quanto riguarda il benessere collettivo, perché gestiscono meglio i conflitti tra persone e interessi. Il fatto che siano più razionali (per noi) ci fa dimenticare che in ogni caso rispondono a un’etica. Ma è un’etica o una morale che sia la meno invasiva possibile. Ovviamente questo non significa che non possa essere messa in discussione questa libertà, o in alternativa discutere il modo in cui viene esercitata e le circostanze che concorrono a produrla, come si fa in questo caso. Il pensiero radicale, socialista e femminista, ha un suo perché, così come la critica più semplice al consumismo, agli effetti dei social e alle disuguaglianze. Ma ce l’ha anche il pensiero femminista liberale.

      • Antome ha detto:

        Sì, metterla in discussione si può, come infatti specifichi leggendo oltre, parlando dei suoi effetti, metterla in discussione legalmente diventa l’ultima ratio, questa è in genere la differenza. Che si riassume in il personale è o può essere politico per i suoi effetti, quindi si può discutere senza mettere necessariamente in discussione una determinata libertà dal punto di vista legale. Per esempio il consumo critico può aiutare a scoraggiare determinati comportamenti aziendali, non riconoscere la ricchezza guadagnata in un certo modo, se un numero abbastanza consistente di persone lo pratica.
        Ma la differenza tra sistema etico e moralista è in genere questa. Che tradire possa essere per dire sbagliato ma non illegale e una questione tra le persone interessate, invece dello stato, seppure sia vero che può avere una conseguenza per la famiglia, ma che non può forzare una convivenza basata su un desiderio che non c’è più.

      • ... ha detto:

        mmm, credo che parliamo di due cose diverse. Con il fatto che non si possa mettere in discussione mi riferisco alla base di ogni ordinamento. Come comincia la costituzione americana non è discutibile, così come comincia quella italiana. Gli indipendentisti della Catalogna rischiano anni di carcere e stanno rischiando una guerra civile, perché stanno minando ciò che è appunto dato come indiscutibile. Indiscutibile perché è già stato discusso, e a seguito di un conflitto dal quale è nato un potere. Potere preso con la forza, non in un’assemblea. In Italia non si può riorganizzare il partito fascista. Le BR hanno provato a farsi riconoscere come soggetto politico, sono state distrutte. Ma tutto ciò non è stato fatto al di fuori della morale. Tu fai una distinzione tra etica e morale che non credo esista, entrambe le parole si riferiscono al comportamento dell’uomo di fronte al bene o al male. Tutte le costituzioni si fondano su un’idea più o meno condivisa di ciò che è bene e di ciò che è male. E in base a ciò si fondano i codici penali. Dove possiamo vedere differenze è circa il perimetro dell’intervento normativo. Ma sul piano strettamente concettuale trovo poco consistente una distinzione tra morale e moralistico. Per capirsi va bene, ma è molto facile vedere che nessuno è in grado di dire dove starebbe il limite. Ogni tanto qualcuno propone delle leggi invasive, da ultimo Marattin circa l’anonimato in rete, o le tasse sulle merendine, e chi si oppone dice “non vogliamo vivere in uno Stato etico”. Che è un modo per intendersi, cioè uno Stato che ti dice come devi vivere. Ma noi viviamo già in uno Stato del genere, non possiamo mica fare ciò che vogliamo. Ma non vedo perché uno che ti dice con chi non devi andare a letto sia un moralista e uno che ti dice che non devi stuprare non lo sia.

      • Antome ha detto:

        Nella risposta all’ovvia ma interessante domanda sulla differenza tra non devi stuprare e non devi andare a letto con chi non dico io, trovi la distinzione, sia pure non perfetta tra etico e moralista, non si stupra perchè è coinvolta fisicamente un’altra persona e la sua autunomia che sarebbe la parte offesa e questo concetto e distinzione vuole essere il più generale possibile. A parte rari casi, invece, in genere con chi si va a letto sono affari che riguardano le persone coinvolte se adulti e reciprocamente consenzienti, altro criterio. Impedirlo sulla base di criteri astratti e precettuali è invece una intrusione indebita dell’istituzione. Sulla base del consenso non si tratta di un crimine. Può essere sbagliato relativamente a precetti a cui, in uno stato laico si sceglie liberamente di sottoscrivere o meno, come la religione, ma il cui giudizio di criminalità non può estendersi oltre e tra l’altro anche lì è discutibile a seconda dalle interpretazioni dei testi, in moltissimo casi, come nelle religioni abramitiche. Questo per quanto riguarda l’omosessualità.
        La faccenda dell’anomimato ha la problematicità che andrebbe a colpire anche chi male non si comporta. Il limite tra libertà di parola e molestia – persecuzione è soggetto ad una discussione proficua, che non manca nemmeno in un’organizzazione di etica snella o minima, dove una comune visione del fatto che la persecuzione e l’harassment costituisce un danno. Spesso tale molestia ha la funzione di sanzione sociale. Bisogna sapere che il discorso sulle conseguenze delle proprie azioni e sulla sanzione sociale è integrale al discorso di libertà e anche ad un corso di azione che ha questo come guida. Necessariamente sbaglia chi pensa che tale idea sia l’assenza assoluta di sanzione sociale, infatti qualcuno vorrebbe furbescamente rilevare la contraddizione a proprio vantaggio e chi non ha gli strumenti culturali sarà ahinoi d’accordo con lui che è una contraddizione, altri magari sentono che qualcosa non quadra ed è in cattiva fede, ma egli replicherà che “ai fatti non importa dei tuoi sentimenti” etc. 😀 ed ecco servito il giochetto.
        Quindi necessariamente la sanzione sociale si sposta ed è nel merito, nei confronti della sanzione sociale da parte di chi continua ad applicare la visione moralistica – repressiva, perchè altrimenti la libertà in questione non verrebbe tutelata.
        Quindi la cosiddetta morale etica, talvolta detta anche etica minima, non che ci siamo arrivati, è in genere caso per caso ed i tabù aprioristici vengono ridotti il più possibile. Non ho detto che non rispondessero ad un’etica, ma che dovrebbe avere un criterio di massimizzazione della libertà. Oltretutto si noti come i giudizi vetero moralisti non producano nulla di eticamente rilevante dove conta. Si è infatti osservato come tali persone siano agenti di oppressione che tendono perlopiù a fare l’interesse del potente, in quanto sono più indignate per l’omosessualità che per lo sfruttamento sul posto di lavoro, che magari considerano naturale.
        Quindi torniamo all’harassment in rete, come dice Alejandro Orlowski, gli strumenti per individuare la persona quando serve ci sono, senza che tutti debbano mostrare a tutti la loro identità. Si può al limite prevedere il ban obbligatorio, è un discorso delicato e di equilibri. Ma almeno c’è una vittima, chiarendo che non basta che si senta vittima, ma parliamo di linciaggio di massa ripetuto, insulti a sfondo razziale, auguri di stupro.

      • ... ha detto:

        Ti ho fatto quell’esempio proprio per mostrare come entrambe le considerazioni sono etiche o morali. Per questo non si possono distinguere come fai tu. Il nome per quello che stiamo descrivendo c’è già e si chiama liberalismo, con tutti i suoi limiti. Chi provasse a definire il termine liberale incapperebbe presto in un’aporia. Per riferirci al tema del post è come dire che chi vuole vietare il porno per tutti è un moralista, mentre chi lo vuole vietare solo ai minori no. Ma chi lo stabilisce che i minori non sono in grado di scegliere? Chi si considera etico, naturalmente. E poiché tutte le scelte che facciamo in qualche modo coinvolgono gli altri, se il porno provoca dipendenza e produce o in qualche modo incentiva comportamenti violenti danneggia gli altri.

        “Quindi la cosiddetta morale etica, talvolta detta anche etica minima”

        Morale ed etica sono due sinonimi, tu sembra che li usi come se fossero due cose diverse. E come detto, è un errore concettuale ritenere il criterio altrui aprioristico a differenza del proprio. Tu su cosa lo basi il criterio per cui per vietare qualcosa a qualcuno bisogna vedere chi danneggia? Su di una concezione etica aprioristica, un tabù per l’appunto. C’è chi potrebbe darti del moralista, con tutte queste attenzioni al benessere altrui e al consenso. Il tabù degli altri è sempre più accentato.

      • Eh chi lo decide… il punto non è chi decide, ma chi riesce a convincere più persone.

      • Antome ha detto:

        Hai ragione sul fatto che nell’etica c’è già un aspetto morale. Hai ragione anche sul fatto che è un criterio etico quello di guardare se una cosa danneggia gli altri, ed è superiore in base al criterio, sempre relativo che minimizza le limitazioni alle libertà, ma io stesso ho precisato che non elimina del tutto le discussioni su cosa e dannoso e cosa no, ma le porta sul merito :). Si distingue da altri criteri, quello che voglio dire, nella stessa misura in cui, poniamo, con tutti i limiti delle analogie, la repubblica con divisione dei poteri si distingue da quella senza divisione dei poteri ed il motivo per cui la seconda è più desiderabile, pur essendo imperfetta e certamente migliorabile.
        In un caso la morale è sembra essere un fine in sè stessa, nell’altro è il mezzo. In un caso non si discute per il timore che altrimenti verrebbe a mancare qualunque riferimento morale e che si scivoli su una china, quindi una superstizione, o almeno in parte “dove andremo a finire”. Ora potrai dire che sembra la parte progressista a dirlo, in un periodo come questo, touchè 😀 e a fare riferimento a costituzioni come capisaldi. La paura, è vero, è che l’assunto liberale venga messo in discussione sulla base di chi convince le persone che gli attuali disagi sociali sono dovuti ad esso e prima si stesse meglio, cosa che ammesso sia vera non è certo dovuta al fatto che ci fossero dei precetti di autorità gerarchica ed aprioristica, che nemmeno sono ancora stati eliminati del tutto :D. Che sia insomma dovuto ad un ordine che veniva tutelato in modo autoritario.
        Questo perchè l’assunto liberale non risolve da solo squilibri di potere, soprattutto economico, che la gente soffre, ma che non li risolva non vuol dire che li abbia generati, anche se so che si pensa soprattutto all’immigrazione e alla globalizzazione, che però quest’ultima l’ha voluta Reagan, mica Toni Negri :D, non certo i No Global, almeno non senza che la tendenza fosse globalizzare i diritti.
        Quindi chi sull’immigrazione, chi sui diritti lgbt, marijuana, porno, emancipazione femminile vede, per fallacia post hoc, la mancanza di quell’ordine che apparentemente portava benefici e le generazioni successive a stare meglio, invece che peggio, almeno in termini di stabilità del lavoro, etc. Quindi una mancanza di quel senso civico che dovrebbe essere agito da tutti per contribuire a migliorare la società, il senso identitario, l’obbedienza, che apparentemente la cultura liberale difende come libertà non costringendo ad essi in quanto non è un crimine. Quindi qualcuno conclude che bisogna ripristinarle perchè creatori di ordine sociale e comunitario, dimenticandosi di tutti i problemi che questo tipo di società creavano, ingiustizie, guerre, indottrinamento all’odio del nemico, peccato quindi che non c’entri nulla con tali regole e precetti quell’ordine di cui si ha nostalgia e nemmeno il nostro benessere.
        La differenza tra etica e morale quindi, possiamo farne una questione terminologica, sono liberale anche in questo :D, basta capirsi https://it.wikipedia.org/wiki/Etica#Significato_concettuale possibile riferimento “autorevole” dice, poi puoi avere una diversa “gerarchia delle fonti” https://it.wikipedia.org/wiki/Gerarchia_delle_fonti ,in senso non giuridico, ci mancherebbe, ma con una si intende delle regole di gruppo o individuali che uno segue
        “Spesso etica e morale sono usati come sinonimi e in molti casi è un uso lecito, ma è bene precisare che una differenza esiste: la morale corrisponde all’insieme di norme e valori di un individuo o di un gruppo, mentre l’etica, oltre a condividere questo insieme, contiene anche la riflessione speculativa su norme e valori. Se la morale considera le norme e i valori come dati di fatto, condivisi da tutti, l’etica cerca di dare una spiegazione razionale e logica di essi. ”
        E’ obiettivamente (ok gli obiettivi non sono sempre a fuoco ^_-) un passo avanti, o comunque un concetto distintivo l’idea che non tutto ciò che esce fuori dalle regole che io o il gruppo a cui appartengo ci diamo non costituisca necessariamente un crimine e che per reprimere un individuo ci vogliano motivi più forti, soprattutto in modo proporzionale al danno che potrebbe arrecare e con la discussione basata su questo criterio pur fallibile e fatto di molti equilibri e contrappesi, come la ragionevolezza di ciò che costituisce per l’altro danno.
        C’è gente che non ha ancora capito per esempio su internet che il fatto che una coppia gay che si bacia possa metterla a disagio non può essere un motivo per cui il suo disagio debba causare un disagio più grande alla coppia in questione, un disagio puramente visivo è più difficile da controllare o evitare, soprattutto se dovuto semplicemente a gusti diversi.
        Insomma la morale potrebbe anche essere “ho caldo, tutti ci copriamo da noi perchè il freddo fa male”, un altro non lo soffre però deve essere costretto a coprirsi.
        Ovviamente la nudità è un discorso borderline a questo proposito ed è un tabù antico, ma che si può argomentare possa avere o avere avuto meno priorità perchè mettersi qualche vestito addosso non è un obbligo invasivo come non baciarsi per chi lo volesse fare, perchè ad un altro dà fastidio.
        Poi ovviamente ci sono casi più complessi, ma questa è la linea guida.

      • Antome ha detto:

        Rispondo sul punto. Tabù ce ne sono, ma meno ce ne sono meglio è, per il fatto che creano disagi in chi non li segue perchè sa che non si basano su un discorso razionale anzi, talvolta scientificamente smentibile, oppure non provabile come il drago invisibile nel garage non è probabile, come alcuni aborigeni che seguono la legge tradizionale, con rispetto per loro e per ciò che hanno subito dagli inglesi, che credono che una donna che suoni il didgeridoo porti semplicemente tanta jella!
        Ok su questo punto ” Tu su cosa lo basi il criterio per cui per vietare qualcosa a qualcuno bisogna vedere chi danneggia?” aggiungerei anche cosa e come. Penso sia relativamente semplice, vietare qualcosa crea del disagio in chi la vuole fare ovviamente, quindi ci vuole un motivo valido per farlo, non solo questo, il fatto che sia comprensibile e basato il meno possibile su appartenenze religiose lo rende più facilmente accettabile (non sempre) aldilà dei precetti, diventa più verificabile.
        Certamente con l’ambiente si parla di aspetti complessi e a lungo termine che richiedono flessibilità e compromessi con alcune necessità, come il fatto che l’Ilva non potrà ridurre l’inquinamento più di un certo tanto, ma dovrà farlo il più possibile.
        Da qui una parte politica in alcune sue declinazioni si connota esplicitamente con la negazione a tutti i costi di tali danni ambientali e alcuni ipotizzano addirittura un complotto per rendere più accettabile il comunismo e il socialismo, insomma grandi salti logici.
        Venendo al genere “di nicchia!” alias “porno!” (Cit. Balasso), qui sono in parte d’accordo. Sono dell’idea che sul porno si debba vigilare sugli effettivi maltrattamenti e ci sono parecchi video equivoci.
        Si può discutere tranquillamente sul ruolo della donna che va per la maggiore nel porno senza vietarlo se non nei casi in essere. Sulla concezione del sesso, etc.

  6. IDA ha detto:

    Se, la pornografia (cinematografica) è nata come una forma di liberazione, di provocazione, di distruzione di vecchi tabù e di ruoli, ha fallito in pieno il suo scopo, se realmente era questo. La pornografia stessa è diventata un tabù, in quanto è un qualcosa di sacro e proibito, generare dubbi e criticare verso la pornografia è solitamente considerata cosa ripugnante e degna di biasimo da parte della comunità, diventi bigotta e moralista. Quindi non solo non ha distrutto nessuno dei tabù preesistenti ma ne ha creati di nuovi. Ha normalizzato concetti e pratiche violente, il sessismo e lo stupro. E tutto questo lo si vuol far passare come libertà?
    Entra con pieno merito nella cultura dello stupro, “un complesso di credenze che incoraggiano l’aggressività sessuale maschile e supportano la violenza contro le donne.” La stessa tecnica che viene usata per smentire, fa parte della cultura dello stupro, la colpevolizzazione della vittima. “nessuno obbliga le attrici”, “piace anche alle donne” e tante altre banalità del caso che sentiamo comunemente che rendono le donne come uniche responsabili della pornografia, della prostituzione e dello stupro.
    La pornografia non ha liberato la sessualità femminile, ma ha creato nuove gabbie, non ha liberato nemmeno quella maschile, forse a livello relazionale ha creato più problemi agli uomini che alle donne. La dimensione dell’affetto, della sessualità, del genere e complessivamente la costruzione della relazione con l’altro sesso sono fortemente minacciati dalla pornografia. Ma non se ne può parlare, perché è il nuovo tabù.
    La pornografia è un prodotto commerciale, che genera milioni di dollari, che ricicla denaro sporco, che incide negativamente sulla salute pubblica, quindi con costi pubblici.
    Io non sono riuscita a vedere nulla di positivo sulla pornografia, vorrei sapere dai sostenitori, qualche cosa di positivo sulla pornografia e non solo le solite cazzate.

    • ... ha detto:

      Ma, a parte qualche patito, non so chi si direbbe sostenitore del porno. Vederlo e trarne piacere è una cosa diversa. Ma non so chi la potrebbe considerare come una conquista sociale. è appunto un piacere, che occupa una parte veramente minima della vita. Come tutti i piaceri, accade che diventi un’ossessione, come ben raccontato da Joe Matt, nel suo autobiografico ‘Al capolinea’; uno sfogo che segnala un problema a monte. Certamente non direi mai che sia necessaria. Ma perché l’alcool lo è? Se si ha un buon rapporto è piacevole, altrimenti sono problemi. Lo stesso vale con la pornografia. Ma potremmo dire lo stesso del fitness. Quante persone ci sono che hanno un rapporto ossessivo col fisico, gente che fa uso di doping per avere like sui social o anche solo per fare bella figura in palestra?

      Parlando di libertà per me il problema è che tu ne dài un’accezione positiva, nel senso originario del termine, come se potesse avere un significato preciso, quando io ne ho parlato in termini neutri, perché credo sia avventato definire la libertà. Non è il porno che ci ha reso più liberi. Il rapporto è inverso. Man mano che la società è cambiata le persone hanno avuto la libertà (neutra) di fare cose che prima non avrebbero fatto. In questo senso può essere visto come il risultato di una conquista sociale. Ma libertà di per sé non vuol dire nulla, dipende cosa ne facciamo. Questo è anche il problema di tutti i movimenti che ne fanno un principio. Tutte le cose che trasgrediscono partono come utili e poi prendono la loro strada. Il porno non è per nulla necessario alla sessualità umana, né ha a che fare con la libertà, ma nondimeno piace ed è la realizzazione tecnica di fantasie che comunque avremmo.

      • IDA ha detto:

        Il concetto di libertà è legato al potere. Poter fare è sinonimo di libertà, poter far fare è sinonimo di dominio. Poi c’è la libertà formale, per intenderci quella liberale, poi c’è la libertà dai bisogni e la libertà dalla libertà, (Sartre).
        Ma qui stiamo parlando di un prodotto commerciale, che non è un qualcosa che si trova in natura, come l’alcol , ma è una creazione umana. Non è il cattivo uso che se ne fa, ma il semplice uso. L’alcol può essere usato per disinfettare come per ubriacarsi, dipende dall’uso che ne fai. Ma la pornografia? Quale è l’uso corretto e positivo?

        Si può portare l’esempio del fumo, da quando si è accertato i danni che provoca alla salute si è iniziato a vietarlo e a tassarlo, nessuno ha parlato di moralismo o di negare la libertà al fumatore, ma è stato accettato da tutti e lo si considera giusto, lo dico da fumatrice. Il non fumare in un locale pubblico, non viola la mia libertà a fumare, se lo faccio, sono io che violo la libertà degli altri a non respirare il mio fumo.
        Ma quando parliamo di pornografia, di quale libertà parliamo?
        La condanna della pornografia, ha che fare con la repressione sessuale? Secondo me no, ma con la libertà sessuale, dal momento che la pornografia stessa fa parte della repressione sessuale.
        Per la libertà sessuale, intendo quindi il diritto per ogni individuo di disporre pienamente della propria vita sessuale e sentimentale in base alle proprie inclinazioni e scelte. La propria vita sessuale, ovviamente, non quella altrui che appartiene all’altro e non può essere violata da nessuno e da nessuna istituzione.

      • ... ha detto:

        L’uso più semplice, “corretto e positivo” che mi viene in mente è quello di sostegno visivo all’autoerotismo, per fare dei giri di parole. Lo si può fare anche senza, o con altri video più da voyeur come programmi tv o alcuni film (cmq le scene hot di Beautiful rivelano una mente perversa allo stato puro, una provocazione del genere messa lì come nulla fosse), le cose non si escludono. Sono grato di aver potuto godere visivamente delle grazie di certe donne che in ogni caso non avrei l’occasione di incontrare.

        Capisco il punto sulla repressione, perché il porno come le amicizie e i costumi interferiscono, plasmano, tutto è sempre in conflitto e in equilibrio.

        Posso dire che c’è una cosa che mi piace fare e che non ho ancora visto nei porno, e la cosa mi dà soddisfazione, cose se fossi geloso di questo; ma ho anche preso degli spunti dal porno, piccoli dettagli ai quali non avevo pensato, e non ci trovo nulla di male nel fatto di averli appresi. Non è diverso dal parlare con qualcuno o leggerlo in un romanzo. Ovvio che se uno è uno stronzo e vede certe cose poi le userà per fare del male.

    • simonetti.c@yahoo.com ha detto:

      >”Entra con pieno merito nella cultura dello stupro, “un complesso di credenze che incoraggiano l’aggressività sessuale maschile e supportano la violenza contro le donne.” La stessa tecnica che viene usata per smentire, fa parte della cultura dello stupro, la colpevolizzazione della vittima. “nessuno obbliga le attrici”, “piace anche alle donne” e tante altre banalità del caso che sentiamo comunemente che rendono le donne come uniche responsabili della pornografia, della prostituzione e dello stupro.”
      Le uniche banalita’ sono quelle che scrivi tu. La pornografia, seppure interessa in maggioranza gli uomini, e’ consumata per una fetta importante anche dalle donne.
      Sostenere che solo l’1% dei consumatori siano donne vuol dire essere fuori dal mondo.
      Inoltre e’ un semplice constatare i fatti dire che la sua produzione e il suo consumo coinvolgono anche le donne. A maggior ragione oggi, dove la produzione di pornografia dilaga, si puo’ dire che sempre piu’ donne ne sono coinvolte.
      >”Io non sono riuscita a vedere nulla di positivo sulla pornografia, vorrei sapere dai sostenitori, qualche cosa di positivo sulla pornografia e non solo le solite cazzate.”
      Premesso che le cazzate le dici tu, come ti hanno gia’ risposto la pornografia non e’ niente di importante, e’ un mero aiuto per la masturbazione.
      Le femministe vogliono vietarla? Prego fate pure, ma prima dovete convincere le milioni di donne che ne sono coinvolte come utenti o come attrici.

    • Zorin ha detto:

      Io non sono riuscita a vedere nulla di positivo sulla pornografia, vorrei sapere dai sostenitori, qualche cosa di positivo sulla pornografia e non solo le solite cazzate.

    • Zorin ha detto:

      >”Entra con pieno merito nella cultura dello stupro, “un complesso di credenze che incoraggiano l’aggressività sessuale maschile e supportano la violenza contro le donne.” La stessa tecnica che viene usata per smentire, fa parte della cultura dello stupro, la colpevolizzazione della vittima. “nessuno obbliga le attrici”, “piace anche alle donne” e tante altre banalità del caso che sentiamo comunemente che rendono le donne come uniche responsabili della pornografia, della prostituzione e dello stupro.”

      Le uniche banalita’ sono quelle che scrivi tu. La pornografia, seppure interessa in maggioranza gli uomini, e’ consumata per una fetta importante anche dalle donne.
      Sostenere che solo l’1% dei consumatori siano donne vuol dire essere fuori dal mondo.

      Inoltre e’ un semplice constatare i fatti dire che la sua produzione e il suo consumo coinvolgono anche le donne. A maggior ragione oggi, dove la produzione di pornografia dilaga, si puo’ dire che sempre piu’ donne ne sono coinvolte.

      >”Io non sono riuscita a vedere nulla di positivo sulla pornografia, vorrei sapere dai sostenitori, qualche cosa di positivo sulla pornografia e non solo le solite cazzate.”

      Premesso che le cazzate le dici tu, come ti hanno gia’ risposto la pornografia non e’ niente di importante, e’ un mero aiuto per la masturbazione.

      Le femministe vogliono vietarla? Prego fate pure, ma prima dovete convincere le milioni di donne che ne sono coinvolte come utenti o come attrici.

      • Non so da dove prendi l’idea del “vietare”. Non si vietano le sigarette…

      • IDA ha detto:

        Io non ho detto che solo l’1% dei consumatori di porno sono donne. Ma ho detto : “Il 30% dei consumatori porno siano donne, è un falso non c’è nessun dato al riguardo.
        Questo famigerato 30% non sono altro che gli utenti registrati e che hanno accesso, di cui non è indicato o conosciuto il sesso dell’utente.” L’1% riguardano “la dipendenza dal porno e in ambiente lavorativo”.
        Quello che mi riporti è marketing e non una ricerca scientifica. Pornhup fa un’operazione di marketing e basta. ora sui dati che riguardano il numero dei contatti, dei tempi, l genere il filmato più visto ecc. è attendibile, ma sul sesso e l’età no, sui dati anagrafici non può esserlo, perché non lo può sapere. Conosce solo quello dei registrati e quanti sono i registrati sul totale degli accessi? Non si sa non ce lo dice. Per esempio per Pornhub non ci sono nessun tipo di contatti tra adolescenti o di giovanissimi. Per loro non esistono. Questo perché per registrarsi bisogna dichiarare di essere maggiorenni. In quel 30% non ci sono solo le donne, ma anche tutti quelli che non hanno dichiarato il sesso.
        E comunque non è un problema, non giudico la pornografia perché riguarda poche donne, il mio giudizio, la mia critica rimane la stessa e il numero delle donne che ne fanno uso, non la rende migliore o peggiore.
        Bene, siamo d’accordo che non è nulla di importante, che però crea dei problemi sociali, non è nulla di importante ma genera molto denaro, non è nulla di importane ma non se ne può discutere.
        https://www.siipac.it/dipendenza-da-pornografia/

      • Concordo con te, Ida, sul fatto che non mi baserei sui dati forniti dal produttore, per ottenere un quadro della situazione. Di studi che dimostrano un enorme gap fra i generi per ciò che riguarda la fruizione ce ne sono a bizzeffe in giro, e tutte concordano su alcuni punti: ci sono molti più uomini che guardano porno rispetto alle donne, (https://www.researchgate.net/publication/6756843_Gender_Differences_in_Pornography_Consumption_among_Young_Heterosexual_Danish_Adults), sembra che non ci sia nulla di strettamente biologico a monte di questa differenza (https://www.independent.co.uk/life-style/love-sex/sex-photos-arousal-men-women-porn-study-a9006156.html).
        Ma la cosa più interessante che ho letto, in proposito, riguarda la sperimentazione necessaria a stabilire il legame di causa ed effetto tra la pornografia e l’attitudine a comportamenti aggressivi: https://www.bbc.com/news/magazine-22987051 Se l’osservazione di soggetti che fruiscono il porno e soggetti che non ne fanno uso ci mostra che gli utilizzatori abituali condividono maggiormente stereotipi di genere e miti sullo stupro, nonché che fra i consumatori di pornografia i comportamenti abusanti sono più diffusi, non possiamo sapere se è il porno a causare queste attitudini o se le persone con queste attitudini sono più portate a guardare il porno. L’unico modo per stabilirlo sarebbe sottoporre un numero consisitente di soggetti alla visione di porno violento per poi studiarne gli effetti. Ma questo non si può fare.
        “We and other researchers have come up with a dilemma of ethics committees saying, well, we believe your effects are valid and, therefore, we’re very afraid that at some point we might be sued if even one person claims that they went out and committed an act of rape by having been exposed to certain materials in your research.” ha spiegato il professore di psicologia Neil Malamuth.
        In altri termini, testare l’ipotesi che il porno violento possa indurre comportamenti aggressivi solleva un problema etico non indifferente, perché significherebbe assumersi il rischio di “produrre” in laboratorio un numero considerevole di soggetti socialmente pericolosi. Insomma, in conclusione, la ricerca non potrà mai darci le risposte che vogliamo.

      • Di fatto non è di questo che parliamo. Non è solo di questo, ad essere più precisi. L’articolo parla di malessere, parla di ragazzi che finiscono in terapia. E’ opinione diffusa che fruire pornografia sia un valore aggiunto, che aumenti la qualità della vita delle persone che lo fanno. Questo sembra non essere vero per moltissime persone, in primis per i giovanissimi.

  7. IDA ha detto:

    Intanto possiamo anche sfatare alcuni miti e luoghi comuni sulla pornografia.
    Il 30% dei consumatori porno siano donne, è un falso non c’è nessun dato al riguardo.
    Questo famigerato 30% non sono altro che gli utenti registrati e che hanno accesso, di cui non è indicato o conosciuto il sesso dell’utente. Non sappiamo quante donne sono.
    Ci sono anche le donne che guardano abitualmente filmati porno sul web ma si possono stimare cifre molto inferiori, la dipendenza dal porno e in ambiente lavorativo meno del 1%. Si sta parlando di utenti abituali e non di chi ha visonato dei filmati in alcune occasioni. Certo è alto il numero delle ragazze, delle adolescenti che visualizzano filmati porno e questo ci dovrebbe far riflettere.

    Altro elemento. Le attrici nel porno sono più pagate degli uomini, e questo è vero, la pornografia, stranamente, è l’unico settore in cui le donne sono più pagate degli uomini. Ma dal punto di vista della professione gli uomini guadagnano molto di più delle donne, perché la carriera di un’ attrice dura dai tre anni ai cinque anni e non di più. Quella maschile dura decine e decine di anni, pensiamo al Rocco italico.
    E poi non so se sia ancora oggi valido il discorso che le attrici guadagnino più degli attori, in questi ultimi anni i compensi delle attrici si sono notevolmente abbassati, dovuto all’ingresso di ragazze provenienti dalla Russia e dai paesi dell’est europeo.
    Come le attrici non fanno quello che a loro piace fare, ma fanno quello che le dicono di fare, perché è un lavoro. Se gli attori possono scegliere, accettare o rifiutare il partner o la partner, le attrici non hanno questa possibilità, escluso poche eccezioni.
    In più molte attrici sono soggette a subire di tutti i tipi di violenza sessuale sul set e fuori dal set e non hanno nessuno strumento contrattuale ne legale per difendersi.

  8. CIRILLO ha detto:

    Ha terribilmente ragione, Ida, quando dice che
    “La pornografia non ha liberato la sessualità femminile, ma ha creato nuove gabbie, non ha liberato nemmeno quella maschile, forse a livello relazionale ha creato più problemi agli uomini che alle donne. La dimensione dell’affetto, della sessualità, del genere e complessivamente la costruzione della relazione con l’altro sesso sono fortemente minacciati dalla pornografia. Ma non se ne può parlare, perché è il nuovo tabù.”
    La pornografia sta al sesso e alla relazione sessuale come l’anfetamina sta ad un buon rapporto con il cibo; e di fatto tende a generare un mucchio di problemi. Anche se non piacerà sentirlo, ad esempio, nel maschio accanito fruitore la pornografia tende a generare impotenza erettile, oltre a una terrificante incapacità di relazionarsi affettivamente e psicologicamente al partner.
    Mi ricordo una signora, che da dieci anni non aveva rapporti con il marito, il quale a suo tempo, e costantemente, aveva l’abitudine di sculacciarla pesantemente durante i rapporti. Lui non si era mai chiesto se a lei piacesse, ma soprattutto contava un dato: aveva imparato a farlo dai film pornografici che vedeva, e credeva che a lei piacesse.
    Non ci fu mai un chiarimento.
    Adesso che da anni non hanno più rapporti, lui va avanti con la pornografia, perché è il sistema più comodo e meno “dispendioso” in termini psicologici per ottenere una parvenza di soddisfazione.
    Da qualche parte mi sembra di aver letto un altro dato: i giovani tendono ad incontrarsi sempre meno, proprio perché la pornografia offre un …fast food immediato a quella che malauguratamente viene vissuta come una sorta di esigenza da cui liberarsi.
    Non sono gli unici: conosco non pochi uomini in cui la pornografia diventa -e di fatto per scelta- l’unico modo per esprimere un feticcio di sessualità.
    Però, appunto, tutto questo è un tabù, perché a gran parte della società sembra che “pornografia” sia “libertà”.
    Al proposito, potrebbe essere utile citare quello che diceva recentemente Bruce Springsteen relativamente alla “libertà” quando ha presentato il suo ultimo film «Western Stars»…

    • ... ha detto:

      “Lui non si era mai chiesto se a lei piacesse, ma soprattutto contava un dato: aveva imparato a farlo dai film pornografici che vedeva, e credeva che a lei piacesse.”

      Ecco, ma il tipo ha smesso di preoccuparsi del piacere altrui appena gli è scattata la voglia di imitare le sculacciate, o non si è mai chiesto molto anche prima? E la signora perché non ha mai detto nulla? Perché da questo racconto più che i danni della pornografia emerge la difficoltà di parlarsi nella coppia e la fuga dai problemi come tentazione. La pornografia per questa coppia poteva essere l’occasione per conoscersi meglio. Ma va detto anche che conoscersi meglio non è sempre una buona idea, uno può anche scoprire di non gradire affatto ciò che ha appreso, i desideri di una coppia possono essere inconciliabili e tutto va a rotoli. Allora per quieto vivere ci si isola e si tira avanti. Perché le relazioni sono belle, ma son pure faticose e generano ansia e frustrazione.

      • Non vedo perché le due problematiche non possano coesistere. Il problema delle difficoltà di comunicazione, la mancanza di sincerità in questa coppia, non ha nulla a che spartire con quello che la pornografia suggerisce sia “il modo canonico”, inteso come il più comune e diffuso, di fare sesso.

      • CIRILLONE ha detto:

        TU DICI:
        Ecco, ma il tipo ha smesso di preoccuparsi del piacere altrui appena gli è scattata la voglia di imitare le sculacciate, o non si è mai chiesto molto anche prima? E la signora perché non ha mai detto nulla? Perché da questo racconto più che i danni della pornografia emerge la difficoltà di parlarsi nella coppia e la fuga dai problemi come tentazione. 

        C’è una logica circolare, da seguire, non lineare.
        Non si è chiesto molto prima perché aveva la pornografia a dargli subito risposte (o quelle che lui credeva tali), e la pornografia gli ha dato la possibilità di non farsi le domande che lui non voleva farsi: tutto si apre e si chiude, come in un corto circuito, all’interno di quell’esperienza. Per questo ritengo la pornografia un qualcosa di realmente pericoloso: perché crea un alibi ferreo e una falsa risposta al proprio non farsi domande.
        Succede in molti altri campi, comunque.
        La signora non si è chiesta nulla perché pensava di non doversi e non poter chiedere nulla.
        Certo che c’è una gravissima crisi nella comunicazione della coppia, ma è rimasta una crisi senza soluzione proprio grazie alla pornografia.
        Mi dispiace, ma c’è davvero da assegnarle un ruolo perverso perché sta alla sessualità della coppia (etero, omo o come vuoi te) come una macchinetta mangiasoldi per ludopatici sta al divertimento e al guadagno.

      • ... ha detto:

        Certo, concordo sulla complementarietà dei fattori.

  9. Antome ha detto:

    A proposito di Zorin e le fantasie misogine
    Certo il fatto che la psicologia pop continui a sfornare articoli del genere, il cui titolo si legge dall’url…
    https://www.psychologytoday.com/us/blog/women-who-stray/201812/feminists-think-sexist-men-are-sexier-woke-men
    puo contribuire.

    • Senza entrare nel metodo – ma al di là del titolo ad effetto, l’articolo lo fa – poniamo che fosse vero: questo non ci dice se sono gli stimoli prodotti dalla cultura (e quindi da una società “pornificata”, come la definiscono molte e molti, che riproduce stantii ruoli di genere fondati Sì dominazione e sottomissione) a produrre questi desideri nelle donne, o se è il “naturale” desiderio delle donne a fomentare la produzione di un certo immaginario.

      • Antome ha detto:

        Se noti sono i misogini o i red piller, però a dire che le donne non sanno cosa vogliono e pretendono di dirlo loro, anche una donna che non conoscono e che si confronta con loro, a parte se dice quello che vuole e allore le donne sono stronze o quello che sono, altrimenti mentono.
        Ci sono alcuni cavernicoli ignorati dalle donne più di altri, però, se ci badi, dirai magari solo se considerati abbastanza sfigati.
        Secondo me è però un effetto generale della nostra cultura, non solo recente anche se sembra notarsi di più ultimamente. Il prepotente è come il troll che nel bene e nel male può far parlare di sè con la su faccia di culo e sfrontatezza, anche le persone perbene, più di altre persone perbene (etichetta atta a semplificare il discorso per capirsi eh) che magari in assenza di altre qualità oltre la rispettosità non attirano l’attenzione, se non magari alcuni di loro quella dei bulli, di cui sono bersaglio naturale.
        Facendosi notare, persone che già apprezzano i bulli e i prepotenti. Poi ci sono le dinamiche, ovviamente un po’ “malate” di chi il bullo lo disprezza ma è portato ad inseguirlo come a cercare inconsapevolmente la sua approvazione. E’ normale che quindi che ci siano alcune donne che si definiscono femministe che ci cascano, ma sicuramente sono una minoranza.
        Anche alcuni uomini finiscono insieme a fasciste che li vessano, anche se poi magari fanno anche sesso, che comunque la società tende a considerare una mezza vittoria per l’uomo e una parte di essa, mezzo degradante per una donna.
        Quindi non è una dinamica che dice specificamente che le donne cercano i badboy, ma che i badboy usano una strategia scontata ma costosa, farsi molti nemici attirando necessariamente una attenzione difensiva provocando e comportandosi da stronzi, quindi molto onore per chi li apprezza

      • Paolo ha detto:

        io dico che se una donna è attratta da bad boy o da bravo ragazzo sono suoi gusti genuini e non dobbiano mettere bocca, se un uomo è attratto dalla “s.tronza che lo fa soffrire” o dalla brava ragazza sono suoi gusti genuini e nondobbiamo mettere bocca. Le nostre preferenze amorose sono genuine e non condizionate.
        La mia teoria è che il cosidetto “bad boy” e anche la “bad girl” siano in media (cioè con eccezioni) più sexy e bravi a letto degli altri ma è una teoria non provata quindi lasciate perdere

        Poi non so se la distinzione tra bad boy/girl” e “good boy/girl” sia così netta, non lo è sempre.

      • Antome ha detto:

        Fascista, per precisare non è per dire che solo una fascista farebbe ciò o è particolarmente connotato ideologicamente, volevo dire nella fattispecie una persona con cui è agli antipodi socioculturalmente e idealmente, ma con cui si instaura una dinamica dannosa.

      • Zorin ha detto:

        Se non lo sapeve voi, intendo voi donne, quali sono i vostri desideri “naturali”, dobbiamo saperlo noi uomini?
        Io da uomo mi limito a osservare una realta’ nota e osservata da qualsiasi essere XY a partire dalla puberta’: gli uomini completamente ignorati dalle donne non sono mai i teppisti, i cavernicoli, i violenti, ma sono sempre gli uomini normali rispettosi e un po’ timidi.
        Questo non vuol dire che tutte le donne vogliano il bad boy, ma vuol dire che un bad boy non avrai mai NESSUN problema a trovare donne disponibili, mentre alti tipi di uomini il problema possono averlo eccome.

      • Perché invece tu, uomo, sei perfettamente in grado di distinguere i desideri innati da quelli culturalmente indotti…

      • Antome ha detto:

        @Riccio
        Infatti non mi pare davvero il caso, che le persone in generale non abbiano gusti almeno in parte influenzati più o meno, anche inconsapevolmente.
        Credo che però esista una sorta di balentìa, maschile ma non solo, nel credersi non condizionati o che condizionati sia un insulto, un po’ come la parola ignorante, questo purtroppo un po’ per via del classismo. Per anni ho pensato che il “somaro” fosse particolarmente ignorante, invece voleva dire, non so se Pinocchio ha contribuito, diventare una “bestia da soma” buona per lavori manuali. Ma non solo per classismo introiettato, penso, ma come monito, in quanto sono i lavori in cui si è più sfruttati e meno pagati, soprattutto in passato, quindi più privi di dignità. Il lavoro manuale di per sè non lo è affatto ma si capisce il concetto.
        Idem quindi sulla paura di essere ignoranti dell’ammettere di non capire le cose, oggi detta “Dunning Kruger” come se ci fosse qualcosa di sbagliato, perchè in educazione civica non insegnano a non lasciarsi impressionare da chi dice di sapere tutto, trovandolo istintivamente più credibile di chi ammette una lacuna.
        Idem quindi sull’ammettere di essere condizionati dall’ambiente, soprattutto per noi uomini e sui propri desideri per l’altro sesso proprio come le donne.
        P.s ho un altro commento in canna sull’articolo che ho postato. Il mio commento di sopra voleva essere una risposta al commento di Zorin più in alto appunto sui bad boy.

      • Antome ha detto:

        @Zorin
        Poco su ti avevo risposto nello specifico sui bad boy o stronzi che piacciono, cosa ne pensi?
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2019/10/27/adolescenti-in-terapia/comment-page-1/#comment-49482
        Certo mi dirai, perchè la correttezza non viene considerata altrettanto sexy? Magari perchè come dicevo, di per sè è neutrale e non spicca, mentre il teppista si fa vedere, attira discussione per il suo disturbo e ha chi lo apprezza.
        So che non conterà il discorso se “lo vorresti il tipo di donna che apprezza il teppista”, spesso una mezzo teppista anche lei, perchè l’uomo a tuo dire andrebbe con tutte.
        Allora, secondo certe teorie, il maschio scambia sesso con impegno nei confronti della donna, il sesso lo dà via facilmente, ma per quanto riguarda l’impegno è anche più difficile e selettivo della donna e darebbe più volentieri impegno e fedeltà ad una donna bella. In tal caso conta bellezza/compatibilità = non rompere e darmi sempre ragione e deve soddisfare sessualmente.

        No ok, a parte le sciocchezze, mi dico spesso, visto che si parla di quello che inconsapevolmente potrebbe volere una donna, allora mi ci metto anch’io per gli uomini. E’ possibile che anche il più incanito oggettificatore, in realtà voglia una che abbia piacere a stare con lui, inconsapevolmente, ma il fetish per il dominio può prevalere. Che se ne farebbe di una che “lo lascia scopare” per pena?
        E’ un istinto, chiaramente, ed è normale cercare l’approvazione fisica del sesso opposto, per la gente etero, comprensibile, ma disossessionerne, – che non significa smettere di cercarlo e desiderarlo e eventualmente trovarla – è salutare nello smettere di riporre e ipotecare in questo la propria autostima. Ovvaimente a tale approvazione segue una propria selezione, ma negli uomini è più spesso il contrario quando se ne individua una e da lì nascono i casini se l’idea diventa accontentarsi del corpo, perchè diventa svuotante e vana. Giudizio morale lo so, ma sia chiaro non è aprioristico, ma solo nella misura delle conseguenze di tale modo di pensare e di approcciarsi. Ma non pretendo di sapere che ne nascano sempre relazioni problematiche ed infelici.
        Lo stesso nel guardare il porno, ma di certo c’è una cultura prevalente e mi sembra manchi l’eros a parte in alcuni amatoriali.
        Ultimamente è più curioso, perchè le fantasie degli uomini sono spesso almeno legate al dare piacere, per dire a leccarla, quindi una sorta di tributo? Non saprei.

    • Paolo ha detto:

      i gusti maschili e femminili sono genuini, non condizionati

      • Detta così, ha la forma del dogma di fede.

      • Antome ha detto:

        E’ che noi siamo abituati a ragionare per categorie a volte ideali, come se o una cosa fosse o totalmente condizionata, al livello di indottrinamento, oppure totalmente spontanea al livello dell’iperuranio o biologico, mentre ci sono vari livelli di condizionamento e influenze. E non vuol dire che se si ricevono delle influenze ne si è totalmente in balia senza che queste passino il vaglio del proprio spirito critico, sia pure non infallibile, a propria volta formato dal nostro ambiente. Come animali sociali, i nostri gusti sono filtrati dalla nostra esperienza. Certamente non si tratta di gusti tanto culturali quanto preferire Bergman o i Vanzina, ma vogliamo negare che le cause che portano a stare con chi fa soffrire sono molteplici? Possono essere traumi e a propria volta l’istinto si mescola con stimoli esterni in come questi si elaborano e come si reagisce.
        Poi è vero o no, che una parte della società fa, non senza torto dell’autonomia di giudizio una grande conquista che quindi si è portati a volere mostrare di avere, soprattutto nella terra di “La donna è mobile” diventa la caratteristica maschile da contrapporre “noi siamo semplici, lineari,” dice Zorin. Oggi si declina nel definire un determinato gusto più o meno comune innato, chi dice innato individualmente come Paolo, chi innato per gruppo, genere, razza, etc, come Zorin, e chi totalmente e altrettanto idealmente culturale, come una parte del femminismo. Da qui l’equivoco, che è poi simile a quello del libero arbitrio, di vedere come debolezza l’idea che si sia influenzati, quando se abbiamo un forte impianto etico è più difficile, non certo impossibile ovviamente, nel bene e nel male, che passi un’influenza che riteniamo dannosa in base ai nostri filtri.
        Oltretutto all’opposto, curiosamente Red Pill e compagnia ritiene che sono i comportamenti femministi ad essere sofisticazioni e forzature rispetto alla natura.

      • Paolo ha detto:

        io insisto che i gusti sessuali e sentimentali sono genuini, che poi uno tenga nascoste le sue vere preferenze per pressioni esterne è un altro discorso ma le pressioni esterne non possonofarti provare eccitazione e piacere se non le provi

      • Discuto con te da quando ho aperto questo blog. Mi fa sentire come Bill Murray nel film “Ricomincio da capo”. Forse dovrei prendere lezioni di piano.

      • Antome ha detto:

        Ecco allora le vere preferenze sono solo quelle non condizionate? Ma tutte o solo quelle sessuali? Con le cosiddette fantasie di sottomissione ci nasci?
        Non facciamo il paragone con l’omosessualità, perchè capita frequentemente che una ragazza che da adolescente può trovare affascinante un bad boy poi si renda conto che è un coglione a cambi gusti oppure non cambiano mai le proprie preferenze. Quello che diventa misogino continua a rimanere invece attratto dalle donne suo malgrado xD.
        Noi associamo comunque il dispiacere ad esperienze negative. Ho detestato per anni li gusto del carciofo, perchè da piccolo mi ero sentito male dopo averli mangiati anche se in realtà il carciofo poveraccio non c’entrava nulla ! E lo sapevo anche.

  10. Zorin ha detto:

    Riccio:
    >Perché invece tu, uomo, sei perfettamente in grado di distinguere i desideri innati da quelli culturalmente indotti…

    Insomma e’ abbastanza semplice: l’uomo vuole fare sesso. In particolare, l’uomo vuole fare sesso con quante piu’ donne possibili, posto che biologicamente queste donne piu’ giovani sono meglio e’.
    Questo e’ l’unico e solo desiderio innato.

    Poi la societa’ mette mille paletti a questo desiderio innato dell’uomo, per cui va a finire che la stragrande maggioranza degli uomini si deve accontentare di una partner, piu o meno fissa, che sia il meno lontana possibile dal suo desiderio e che non chieda un prezzo troppo alto per concedersi. Ad esempio una partner che rompe continuamente le scatole e’ una che ti fa pagare un prezzo alto per il suo concedersi.

    • Abbiamo già visto che ciò che tu dai per scontato è tutt’altro che scientificamente dimostrato.

    • Antome ha detto:

      Se a tuo parere questo desiderio dell’uomo per solo sesso con quante più donne possibile non è minimamente condizionato, però io, mi sembra di ricordare che avessi messo in discussione la mascolinità di uomini che affermavano di discostarsi da tale desiderio, per dire Paolo, in questo modo può per dire crearsi un condizionamento, per dire tu e altri uomini conosciuti da poco, fate una cricca, ad un certo punto il discorso cade sul sesso, tu dici purchè respiri e sia giovane e figa, più ce n’è meglio è, tutti ridono e annuiscono, uno però non condivide l’esperienza, nondimeno però teme il vostro giudizio e dopo un po’ di esitazione magari assentisce, perchè magari è giovane e ha voglia di fare gruppo. Sei sicuro che la cricca, dinamica maschile anche se non solo, per vari motivi, crei l’ambiente che favorisce maggiormente la sincerità, come giudicheresti il ragazzo se avesse un opinione diversa? Se è come penso saresti tu stesso agente di condizionamento.
      Se ci pensi, con meno pressione sociale a vantarsi con gli amici di andare con molte donne fiche, se è quello che sinceramente vuoi, puoi provare a cercare su internet donne che vogliono la stessa cosa, ma oltre al fatto che bisogna fare grande attenzione alle truffe, si trova grande competizione perchè, quale che sia il motivo più uomini che donne cercano queste cosiddette ONS. Però se magari non predenti la giovane perfetta e di diversi anni tua junior, la tratti con rispetto e metti da parte certe concezioni, magari hai più possibilità.
      Tieni conto che poi è una narrativa questa dell’uomo che deve fare più sesso possibile che si contraddice con altre e non è del tutto consistente, perchè mi sembra che molti uomini si aspettino ben di più che sesso, ma deferenza, verginità, giudizi morali, poi parli appunto di immoralità, vorresti quindi essere immorale, ma la società ti mette dei paletti, che però per le donne ritieni opportuni. Magari un po’ di maggiore consistenza ti potrebbe aiutare e ispireresti anche più fiducia alle donne, perdona se vado sul personale e prendi tutto con grano di sale e in forma ipotetica, non conoscendoti io personalmente.

      • Antome ha detto:

        Riprendo un punto che mi ero dimenticato di concludere.
        Con meno pressione sociale a volere tutti la stessa cosa per vantarsi con gli amici ci sarebbe anche meno competizione perchè i gusti sarebbero più vari, a fare quello che senti, se è effettivamente quello che vuoi. Su wehuntedthemammoth molti utenti parlano tranquillamente del fatto di avere relazioni poligame anche aperte, ma basta intendersi reciprocamente e rispettarsi, trovare qualcuno che è d’accordo.
        Se è quello che vogliono fare tutti gli uomini, però hanno sempre condannato le donne che volevano fare lo stesso, ovviamente con le dovute precauzioni.
        Sono consapevole che si volesse avere la paternità certa e che qualcuno quindi pensa che non si potesse fare diversamente, soprattutto in assenza di contraccettivi, ma magari in assenza del tabù se ne parla prima e ci si mette d’accordo o ci si fida l’un l’altro e se magari entrambi avevano tendenza poligame ma per sicurezza di avere una discendenza interne alla coppia, la donna evita, secondo me era bene che evitasse anche l’uomo di mettere incinta altre al di fuori dell’unione. Oggi che ci sono i contraccettivi da un pezzo il problema si pone molto di meno.

      • Zorin ha detto:

        Io parlo di istinto innato o biologicamente determinato, e per l’uomo l’istinto e’ di fare sesso con quante piu’ donne possibile, e piu’ giovani sono meglio e’ a patto che siano gia’ sessualmene sviluppate. Ecco perche’ in passato matrimoni con ragazzine 12enni o 13enni erano del tutto normali.

        Questo istinto esiste come esiste l’istinto a provare piacere nel mangiare i dolci, poi e’ chiaro che l’uomo non e’ fatto di solo istinto ma e’ dotato di ragione, con la quale decide come e in quale misura assecondare o non assecondare i propri istinti. Grazie alla ragione un uomo comprende che mangiare troppi dolci e’ nocivo e si astiene, cosi’ come comprende che la stragrande maggioranza delle donne sono inaccessibili o comunque non vale la pena farci sesso per le mille complicazioni che ne derivano, e allora seleziona per bene come e con chi fare sesso.

      • Antome ha detto:

        Non che ti serva l’approvazione mia o di altri, premetto, ma questo commento mi sembra molto ragionevole anche avendo qualche divergenza minore.
        Condivido quindi che tanto la ragione, ma ancora di più stimoli sociali, non sempre del tutto razionali o ragionevoli necessariamente, possono influenzare questo nostro istinto. Oddio ragionevoli come elemento di giudizio etico-logico sono valutazioni a posteriori talvolta soggettive, intendo dire che i gusti si possono modificare o acquisire anche in seguito a traumi, oppure in base a pressioni sociali che si ricevono. E le pressioni sono diverse. Se parliamo dei giovani c’è quello che dice il gruppo e quello che dicono i “matusa”. Sono consapevole che prima il matusa poteva apparire il prete o i grandi che dicevano di mettere la testa a posto per cui quello che dice il gruppo e la sua approvazione può risultare più fico rispetto a “far l’amor non è peccato basta farlo moderato”. Oggi il matusa in questione può essere talvolta identificato invece nello stesso femminismo anche perchè qualcuno ha interesse a identificarlo così.
        Certo leggi e adagi, il vero e proprio istinto non lo imbrigliano di certo se non nei rari casi di gente che si faceva prete e non era nemmeno l’obiettivo in quanto si voleva una società demograficamente produttiva.
        Si modificano insomma gusti e disgusti a livello sia conscio che subconscio, poichè anche il nostro adattamento all’ambiente è uno strumento evolutivo con cui facciamo le scelte. Quindi non c’è insomma solo puro istinto e ragione. Ambiente e cultura li orientano a loro volta perchè talvolta comportarsi secondo un determinato contesto è fondamentale per la sopravvivenza più che seguire quello che si suppone sia l’istinto innato, ci sono quindi gusti acquisiti non del tutto razionali
        Quale sia l’istinto di base, penso sia altresì da vedere perchè per isolarlo dovremmo parlare di una situazione ideale e iperuranica, chiaro che siamo esseri evoluti quindi anche il nostro cervello con la nostra infrastruttura psichica e istintuale di base si è evoluta sulla base di ciò che ci ha garantito la sopravvivenza. Ho però osservato un argomento usato a favore della fallacia naturalistica che, apprezzo, non sembri sostenere più qui. Che il sistema attuale, più spesso però sistemi tradizionali e quindi determinanati equilibri e status quo, come il patriarcato, ci abbiano a loro dire garantito la sopravvivenza per migliaia di anni, usato come evidenza che sia un buon sistema che non deve cambiare, mentre il fatto che si sia sopravvissuti non è assolutamente indicazione che se il “caos”, insomma le forze storiche avessero portato in un’altra direzione non si sarebbe sopravvissuto, magari persino meglio, ma soltanto che si è sopravvissuti. Non vuol dire che i nostri filtri critici, anche etici, non aiutino altresì la sopravvivenza, anzi è parte integrante di come questa “selezione” operi e non può essere separata dalla ragione.
        Ho visto alcuni troll su reddit argomentare che la guerra fosse necessaria (verrebba da citare la “sola igiene del mondo” di Marinetti anche se non credo questo fosse italiano) per massimizzare la risorse per la popolazione vincitrice che a quel punto avrebbe determinato di essere la migliore.
        A parte i costi della guerra rispetto alla cooperazione, ma questo è darwinismo sociale l’evoluzione non è di per sè un concorso a eliminzione in questa forma esplicita. E’ completamente descrittiva e non prescrittiva.

  11. ... ha detto:

    Antome,
    il passaggio contiene un errore. L’etica è il discorso sulla morale. Non l’etica qualcosa che si può discutere e la morale qualcosa che si deve accettare.

    “Ci vuole un motivo valido”

    Vittime (in coro): non ucciderci.
    Assassino (Paolo): perché no?
    Vittima uno (Danny DeVito): perché è sbagliato, secondo un recente studio dell’Università del Kansas…
    Vittima due (Jessica Alba, in shorts e canotta): aspetto un bambino.

    Morale della favola: non esistono motivi validi per fare o non fare.

  12. alessiox1 ha detto:

    Non si può chiedere alla pornografia di educare i giovani sul sesso, e ovvio che non si può imparare il sesso sui porno, sarebbe come diventare un soldato sui videogames ecc…
    L’educazione sessuale la dovrebbero insegnare hai figli, le scuole e magari i genitori, poi magari la pornografia dovrebbe magari cambiare qualcosa, ma rimane una cosa di fantasia, come qualsiasi film.
    Comunque la pornografia non è affatto monotematica, ci sono siti dedicati alle donne dominanti, o a varie pratiche non mainstream, poi dipende anche quello che la gente vuole guardare.
    Cosi come ci sono le parti dello strozzamento(che non mi piacciono assolutamente), ci sono siti dove le mistress danno calci nei genitali di uomini, o torturano le parti bassi degli uomini, cosi altri dove li frustano.
    Alcuni di questi siti, fanno sia scene con donne dominanti e uomini remissivi, sia viceversa.

      • alessiox1 ha detto:

        Allora cosa si chiede alla pornografia? e poi non è che tutti reagiamo allo stesso modo, dato che ognuno ha gusti diversi, io preferisco le donne dominanti per esempio, questo lo dovrei considerare come un mio gusto personale, oppure come un indottrinamento della pornografia?

      • A chi produce pornografia, si chiede di interrogarsi sui contenuti che propone, soprattutto in relazione agli effetti che produce nella società, di smettere di crogiolarsi nella menzogna che il raccontare una storia sia sempre e comunque innocuo, ma soprattutto di cominciare a porsi il problema dei destinatari delle storie che racconta, che dipendono dai mezzi che sceglie per diffondere le sue storie.

      • Paolo ha detto:

        “A chi produce pornografia, si chiede di interrogarsi sui contenuti che propone..”

        questo ragionamento però si potrebbe anche allargare ai produttori di contenuti non porno con effetti di censura o auto-censura ce non credo siano utili ma siano un rimedio peggiore del male.

        per me i soli che si evono interrogare sui contenuti sono cooro che producono libri o film destinati ai minori, ciò che è destinato ad un pubblico adulto deve avere maggiore libertà (non parlo di porno ma in generale)

        tu mi dirai ma oggi anche i prodotti “per adulti” sono visibili ai minori grazie alle nuove tecnologie bè questo è un problema dei genitori non di chi produce film, non è che siccome il suo film potrebbe essere visto da un dodicenne Tarantino deve fare film meno violenti

      • E che cosa di terribile potrà mai accadere ad una persona che si sofferma a riflettere sulle conseguenze delle sue azioni?

      • Paolo ha detto:

        potrebbe capitare che un/una regista faccia film dal contenuto meno disturbante e più “consolatorio” per evitare polemiche (parlo di film non prno). Per te non sarà un gran danno ma per l’arte sì

  13. Paolo ha detto:

    per me i soli che si devono interrogare sui contenuti sono coloro che producono libri o film destinati ai minori, ciò che è destinato ad un pubblico adulto deve avere maggiore libertà (non parlo di porno ma in generale).

  14. alessiox1 ha detto:

    Ma questo vale solo per i contenuti “contro le donne” o della violenza in generale? Oppure scene violente contro gli uomini vanno bene?

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