Sanremo, too

Ricordo bene, anche perché ho conservato le foto dell’articolo di giornale che mi aveva indispettito, che questa edizione di Sanremo prometteva male, molto male già ben prima delle donne che sanno stare un passo indietro e del rapper mascherato.

Conduttore uomo, foto di amici uomini a corredare l’articolo e l’annuncio di due presenze femminili a serata, un harem di donne senza nome e senza volto, con l’assicurazione che racconteranno qualcosa, non si sa cosa, ma sarà concesso loro di parlare.

E noi che ci lamentiamo della discriminazione! (E’ sarcasmo, attenzione.)

 

Dopo questa nauseabonda premessa, le cose non potevano che peggiorare.

Sono peggiorate al punto da provocare una reazione massiccia: “le solite critiche” sono diventate una valanga e hanno infestato il web, si sono aperti dibattiti, ma soprattutto si organizzano manifestazioni, virtuali e non virtuali; c’è anche chi ha deciso di adire le vie legali, denunciando Amadeus, la dirigenza della Rai e Junior Cally per istigazione alla violenza sulle donne e le forze dell’ordine, odio, oltraggio alla morale, in violazione della Costituzione.

Amadeus ha reagito a tutto questo dichiarando che non vede l’ora che sia il 4 febbraio, cosicché “tutti possano parlare di tutto quello che di bello ci sarà in questo Sanremo” e il fastidioso rumore di fondo prodotto dalle femministe isteriche venga sommerso dai servizi su cosa indossavano le cantanti in gara.

Ha aggiunto: “Quando ho Fiorello, Tiziano Ferro, Roberto Benigni non posso che essere felice”: uomini compatti e solidali, ça va sans dire.

Junior Cally, da parte sua, ci informa che ha una mamma e una fidanzata (ce l’hanno anche tutti quelli che le fanno fuori, ad un certo punto, e i giornali ci tengono a ricordarci che le amavano da morire) e che “il rap ha un linguaggio descrittivo nel bene e nel male e rappresenta la cruda realtà come fosse un film”.

Roba che abbiamo già sentito, alla quali in tante abbiamo già replicato, non una, ma decine e decine di volte. La frustrazione nel doversi ripetere è direttamente proporzionale al numero di quelli che fingono di non essersene mai accorti e replicano: “com’è che vi inalberate solo adesso?”

Nel frattempo la vita va avanti più o meno come al solito: le donne continuano a morire massacrate nel corso dei consueti e rassicuranti raptus di follia, mentre si ripresenta su un giornale a tiratura naziuonale la bufala sui maschicidi; la giornalista che si è azzardata a rovinare il momento di commozione collettiva per la tragica morte di Kobe Bryant, ricordando sui social di quando fu accusato di stupro, è stata zittita a suon di minacce di morte e di stupro; sebbene per tutti i fan del cestista questo sia un dettaglio irrilevante a fronte dell’impellente necessità di celebrare in santa pace un eroe del basket, in realtà è una conferma di ciò che scrisse Lindsay Gibbs nel 2016, ovvero che il caso Kobe Bryant altro non è che un monito per tutte le donne: è meglio stare zitte. Per concludere in bellezza, in Francia, le proteste femministe contro Roman Polanski gli hanno fatto guadagnare un numero record di nomination ai César.

Se vi sembro più pessimista del solito, oggi, beh sì, forse un pochino lo sono: tutta questa gente che si preoccupa che le proteste contro la gestione di Sanremo o contro un Polanski che si paragona a Dreyfus costituiscano un attacco alla libertà (“Innamorata della libertà, lasciamo alla musica il potere della provocazione” ha sentenziato Irene Grandi), e nessuno di loro che rifletta sul fatto che le donne di questo paese non sono libere neanche di andare al bar da sole, perché rischiano di finire come Francesca Fantoni: violentate, picchiate e strangolate.

Fare finta che tutta questa violenza – non solo quella manifesta e brutale, ma anche quella più subdola, che si declina nell’impalpabile odio virtuale , che vede le donne tra le categorie più colpite, il revenge porn, che nonostante sia diventato un reato, per qualcuno rimane soltanto una “scelta sessuale” – non abbia influenza alcuna sul modo in cui gestiamo la nostra vita, non sarebbe onesto.

Ogni volta che l’omicidio di una donna conduce ad una serie di raccomandazioni per tutte le altre donne (“ma andarsene di casa? perché ritirare le denunce?” si dice di Rosaria Garofalo), ogni volta che diamo voce alle giustificazioni dell’assassino (mi tradiva, mi aveva abbandonato), è solo alle donne che stiamo suggerendo di cambiare.

La verità è che se non cambiano anche gli uomini, non andiamo da nessuna parte.

E gli uomini non hanno nessuna intenzione di cambiare.

Il perché lo spiegano senza remore: sono felici così.

 

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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71 risposte a Sanremo, too

  1. nerodavideazzurro ha detto:

    Felici se chi dicono di amare è infelice… sadismo.

  2. Paolo ha detto:

    una cosa su polanski: le candidature ai Cesar le ha ottenute perchè il suo film è molto bello punto e basta,è l’opera che viene premiata non lui come essere umano se si perde questa distinzione allora buttiamo al macero i quadri dell’assassino Caravaggio, i libri del pedofilo tossicodipendente Lewis Carroll, e i romanzi della molestatrice Marion Zimmer Bradley. Uno stupratore di minorenni può essere un genio del cinema e uno stupratore può essere bravo a giocare a basket,è una realtà che dobbiamo accettare, del resto anche la scrittrice di fantasy Marion Zimmer Bradley non era proprio immacolata sotto questo aspetto ma nessuno toglie valore ai suoi romanzi come nessuno toglie valore ai film di Polanski. si può essere grandi artisti e persone ripugnanti, una cosa non ha mai escluso l’altra, vediamo di accettarlo.

    E a onor del vero: Kobe Bryant non è stato nè assolto nè condannato da un tribunale a differenza di Polanski che è stato condannato.

    Fermo restando che a me i testi di Junior Cally fanno schifo come quasi tutta la trap dal punto di vista estetico e non solo etico, credo che Irene Grandi volesse dire che il filtro morale è deleterio per ogni forma d’arte che ha il diritto di essere anche provocatoria, negativa, volgare, sgradevole e va criticata ma no censurata. e su questo ha ragione. Se stabiliamo che ogni film, canzine e romanzo deve contenere solo ed esclusivamente cose edificanti e “positive”, se stabiliamo che anche l’autore o autrice di queste opere deve essere obbligatoriamente una persona buona e non violenta per far sì che le sue opere vengano premiate ed elogiate l’arte muore, e questo non salverà neanche la vita di una sola donna perchè il 99% dei mariti violenti e assassini se ne strafrega di polanski e forse anche di sanremo, chi ammazza la moglie la vede come un appendice di sè, non e riconosce autonimia e questo modo arcaico di pensare nulla c’entra con la musica che ascolta o i film che vede . Possiamo anche ritirare tutti i premi ai film di Polanski, possiamo buttare al macero tutti i testi di Junior Cally (cosa che mi farebbe felice) ma non salverà la vita a nessuna donna
    su tutto il resto concordo

    • Per ciò che riguarda Polanski: è così difficile capire che non si pretende di giudicare la sua opera, ma solo il fatto che nessuna opera (o nessun talento) dovrebbe garantire al suo creatore/possesore l’impunità? Perché è questo che è accaduto.

      • Paolo ha detto:

        è accaduto che quello là si è sottratto alla giustizia scappando all’estero come anche altri che non sono artisti hanno fatto da Bettino Craxi (su cui oggi si fanno film e si scrivono saggi più o meno benevoli) a Cesare Battisti (e Battisti ha avuto appelli pubblici e mobilitazioni di intellettuali a suo favore proprio come Polanski).
        anch’io penso che se violenti o uccidi non dovrebbe esserci impunità ma di fatto quando il criminale è un grande regista, o uno scrittore con un passato “rivoluzionario” alle spalle c’è sempre gente nel suo ambiente che li accorda una clemenza che non ci sarebbe se quei reati li facesse un pinco pallino qualsiasi. questo è il mondo in cui viviamo

      • È proprio del mondo in cui viviamo che stiamo parlando.

      • Sai, Paolo, come ha dimostrato il caso Matzneff (https://www.ilpost.it/2020/01/08/gabriel-matzneff/) il mondo sta cambiando. Ciò che era considerato accettabile fino a qualche decennio fa, ora, di fatto, non lo è più, da un numero sempre crescente di persone. Il mondo sta cambiando. E con lui anche il mondo dell’arte si deve evolvere. E’ questo che le proteste stanno cercando di dire.

      • Paolo ha detto:

        bè il tizio in questione oltre ad aver violentato ripetutamente bambine asiatiche ne aveva anche scritto estasiato nei suoi libri (che non ho letto e mai leggerò) quindi nel caso specifico distinguere opera ed autore è impossibile, è come se Junior Cally avesse davvero ammazzato una donna per rubarle la borsa e poi l’avesse cantato o come se Nabokov avesse davvero abusato sessualmente di una dodicenne. Se Tarantino si rivelasse essere un serial-killer anch’io proverei disagio guardando i suoi film che pure adoro. I film di Polanski, almeno quelli che ho visto io, non esaltano in nessun modo la violenza maschile sulle donne anzi La morte e la fanciulla è (anche) una denuncia della sopraffazione maschile sulle donne e in Venere in pelliccia il personaggio maschile che all’inizio credeva di avere il controllo della situazione e del personaggio femminile finisce assai male, in questo caso caso separare l’opera dalle ripugnanti azioni del suo autore è facile

      • A non separare l’opera dall’autore è chi ritiene che un bel film possa scagionare uno stupratore.

      • Paolo ha detto:

        io ho forse detto questo?

      • Non c’è bisogno che lo dica tu. E’ quello che è successo.

      • Paolo ha detto:

        tu stai parlando con me, e io rispondo delle mie idee non di quelle di altri. non ho mai detto che se un bravo regista stupra una minorenne non deve finire in galera, non ho neanche condiviso l’appello a suo favore che fecero alcune star, per me gli stupratori devono stare in galera, si chiamino roman polanski o pinco pallo.

        ma quando vedo che c’è chi crede che sia giusto punire l’opera artistica (negando premi ecc.) dato che l’uomo si è sottratto alla legge, questo non è giusto secondo me, non è giusto applicare il giudizio etico ad un’opera di fiction. Perchè allora dovremmo ritirare dalle biblioteche tutti i libri di Marion Zimmer Bradley (perchè mai dovremmo leggere i romanzi di una pedofila?) e di Norman Mailer (ha accoltellato la moglie. Cosa può avere da insegnarci?)

      • Perché, Paolo, è soltanto per mezzo della disapprovazione collettiva che le persone prendono coscienza del fatto che un comportamento è sbagliato.

      • Paolo ha detto:

        Dimmi una cosa: se parlo delle nebbie di Avalon posso dire che è un bellissimo libro o devo premettere ogni volta che l’autrice era pedofila?
        a me non interessa se la censura è attuata dallo Stato o da un comitato di attivisti o intellettuali sempre censura è e mi fa schifo, la ritengo pericolosa quanto i mali che vorrebbe evitare.
        e no, io non credo che questo attivismo che vuole impedire ad un’opera cinematografica di vincere dei premi servirà a far cambiare idea ai sessisti, anzi non farà altro che rinfocolare la narrazione tipica dell’estrema destra secondo cui i maschilisti sono eroi che si oppongono alla dittatura del “politicamente corretto”,narrazione falsa ma purtroppo sempre più potente

      • Paolo, vatti a cercare una definizione di censura. A quanto pare tutti dovrebbero essere liberi di esprimersi secondo te, tranne le donne che scrivono post come questo.
        Tu non trovi socialmente pericoloso che un predatore possa andarsene libero in giro, protetto da tutti i suoi ammiratori e colleghi che trovano innocente il suo “morbo di Nabokov”. No, per te sono di gran lunga pericolose le donne che si ritagliano un piccolo spazio per dichiarare pubblicamente il loro disprezzo nei confronti di un’ “arte” che non si cura minimamente delle vittime che produce.

      • Paolo ha detto:

        tu puoi scrivere ciò che vuoi, e gli altri possono criticare. Sai, funziona così quella cosuccia che si chiama “dibattito”. Non te l’hanno insegnato?

      • Se vuoi far passare le proteste in corso come “censura”, roghi di libri e “morte dell’arte” non è critica, è mistificazione.
        Ti ricordo Paolo, che sono morte 6 donne in 5 giorni. Ti ricordo che il nostro paese si è impegnato contro la violenza sulle donne ratificando una convenzione che, fra le altre cose, dovrebbe comportare l’onere a “prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettività” e “sensibilizzare gli operatori dei settori dei media per la realizzazione di una comunicazione e informazione, anche commerciale, rispettosa della rappresentazione di genere e, in particolare, della figura femminile”. Parole vuote, alla luce degli esempi di comunicazione che ho citato nel post e nei commenti. Tutte questioni sulle quali tu continui a glissare, chiacchierando di roghi di ribri dei quali nessuno ha parlato.

      • Paolo ha detto:

        mi spieghi in che modo l’ultimo film di Polanski viola La convenzione di Instanbul? Mi spieghi in che modo non farlo partecipare ai Cesar salverebbe la vita delle donne? Credi che un marito violento si fermerà perchè i film di Polanski vengono esclusi dalle competizioni cinematografiche?

        cosa c’entra quello di cui parli col contenuto di J’accuse? non con le dichiarazioni del regista dico col film,,nel film c’è forse qualcosa che denigra le donne o incita a fare violenza contro di loro?

        prima di scrivere un’opera di fiction la mia opera deve passare dal filtro etico-morale dell’ONU, di Ricciocorno o di PInco Pallo? E se non supera l’esame che succede?

        5 done uccise in 5 giorni è orribile, ma ostracizzare il cinema di Roman Polanski non fermerà neanche un solo femminicidio. Ci vuole l’edicazione di genere nelle scuole

      • Paolo, per ciò che riguarda Polanski, c’è un post dedicato che spiega in che modo, nel corso della sua carriera, ha contribuito a rimpolpare la cultura dello stupro. Non te lo linko perché lo avrai sicuramente letto.

      • Paolo ha detto:

        nei film di Polanski che io ho visto (La morte e la fanciulla, Per favore non mordermi sul collo, Venere in pelliccia, Repulsion, Il Pianista, Oliver Twist, L’inquilino del terzo piano, Rosemary’s baby) non c’è nulla che rinforzi la cultura dello stupro, se invece ti riferisci alle sue dichiarazioni pubbliche e nelle interviste sono sicuramente da condannare ma non i suoi film

      • Come ti ho già scritto, quelle interviste e i film sono un binomio indissolubile. Se davvero potessero venire separati, nel momento in cui Polanski, intervistato in occasione dell’uscita del suo film, ha proposto un paragone fra la sua vita e il personaggio storico del quale il suo film parla, dipingendosi come un innocente ingiustamente perseguitato da una società iniqua, non dico tutti, ma almento qualche giornalista avrebbe potuto reagire replicando quanto offensivo sia, un paragone del genere, nei confronti delle donne tutte. Ma poi, che senso ha intervistare lui, se si deve separare l’opera dall’autore? Perché offrirgli l’opportunità di offendere la sua vittima, le altre donne che lo accusano, le donne tutte che rivendicano il diritto a non essere stuprate impunemente, ancora e ancora?

      • Per ciò che riguarda il descrivere reati, non esiste una descrizione che sia neutrale.

      • Paolo ha detto:

        io credo che la maggioranza dei film e delle serie attualmente presenti non legittimino la violenza misogina. Credo che nei testi rap il problema esista ma si risolve nei modi che ho detto, non con la cesura o negando premi a dei film che nel caso di polanski, non parlano di violenza misogina nè la legittimano.

        Detto questo, io credo che l’arte (non entro nel merito se il rap sia arte o no, il cinema e il cinema d’autore lo è sicuramente) debba essere totalmente libera anche di dire cose eticamente e moralmente ripugnanti.

        faccio mie le parole di Paolo Zardi sulla bacheca facebook (pubblica) della scrittrice Marilù Oliva: “di fondo, comunque, c’è un errore condiviso: il considerare l’arte come un’esperienza necessariamente educativa, moralmente orientata, e pragmaticamente utile. Non è così. L’arte non può e non deve mai sottostare a giudizio; non deve compiacere, non deve rassicurare, non deve necessariamente dire cose corrette o giuste o piacevoli. Non è un caso che tutte le dittature abbiano sempre – sempre! – cercato di controllarla: perché è scomoda, perché non ha regole e non ne può avere (l’arte sovietica, indirizzata dallo stato, era raccapricciante nella sua bruttezza; idem per le statue e i palazzi del regime nazista).
        L’arte o è libera, e quindi anche Junior Cally può dire quello che vuole, sebbene ci faccia rabbrividire, o non è arte, e diventa passatempo, scendiletto del potere, frasi da baci Perugina. Sei sicura di volere proprio questo? Che l’arte sia controllata dallo Stato? Che debba sottostare alle regole di San Remo, ai comitati di intellettuali, ai gruppi dei genitori su Whatsapp? Io penso che Henry Miller, Céline, Bukowski, certi racconti di Kafka, il Philip Roth del Teatro di Sabbath non sarebbero sopravvissuti a questa specie di “giudizio dei giusti”. Junior Cally non è un grande, ma non siamo noi a doverlo valutare per questo”

        Insomma: è lecito criticare e stigmatizzare l’antisemitismo di Celine e la misoginia di Philip Roth (ed è lecito anche contro-argomentare a queste critiche e sulla vera o presunta misogiia di Roth ce ne sarebbe da dire), non è giusto censurare la loro opera o pretendere che non riceva riconoscimenti ufficiali.

        e a proposito di testi che incitano alla violenza: negli anni ’70 i militanti di estrema sinistra cantavano canzoni che dicevano queste cose: “voi gente per bene che pace cercate/la pace per far quello che voi volete/ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra/vogliamo vedervi finir sotto terra …”

        La maggior parte delle persone che cantavano questa canzone non hanno torto un capello a nessuno ma qualcuno la guerra allo Stato l’ha fatta davvero, pochi pochissimi e non certo a causa di una canzone.
        Detto questo, per me Junior Cally può anche sparire da tutti i festival non mi metterò a piangere per questo (mi dispiacerebbe invece per i film di Polanski), ma pensiamo davvero che questo serva? E’ così che si combatte la violenza maschile? Ho i miei dubbi.

        sulla stessa bacheca facebook Antonela Viale scrive: “non so se siano i giovani autori a influenzare il pubblico o se -e guarda, purtroppo mi pare più probabile- certe schifezze siano invece la risposta a una domanda del pubblico, evidentemente educato male, ma anche tanto influenzato dai rapper statunitensi della “vecchia” generazione. Del resto lo sai che più si proibisce, più si crea curiosità e costruisce artificiosamente domanda.”

      • Non mi pare proprio che qui si tratti di “censura di Stato”. Tutt’altro: qui si tratta di una parte della popolazione, che si dichiara perché è discriminata e oppressa, che protesta contro la TV di Stato, la quale si ostina a proporre autori e artisti che contribuiscono attivamente alla discriminazione e all’oppressione. A meno che tu non voglia sostenere che le donne che stanno protestando abbiano il potere di censurare qualcuno, perché ti assicuro che non ce l’hanno. La censura è tutta un’altra cosa.

      • Paolo ha detto:

        la protesta riguarda anche i Cesar, e dire che un film non va premiato perchè il suo regista è un criminale impunito è ontologicamente sbagliato. Anhe se Polanski avesse ucciso un bambino e bevuto il suo sangue in diretta tv se fa bei film i suoi film hanno diritto di partecipare ai festival. Polanski merita la galera, i suoi film no.

        Io sto criticando la mentalità secondo cui si vuole applicare il filtro della morale e del’etica corrente a canzoni e film, sto criticando l’idea secondo cui un film si giudica attraverso la moralità del suo autore e quindi se Marion Zimmer Bradley era una pedofila le sue opere vanno dannate con lei , Norman Mailer era un anti-femminista che ha accoltellato la moglie e quindi non possiamo lodare i suoi romanzi, Polanski è uno stupratore quindi i suoi film devono sparire dai festival e vanno boicottati, questa mentalità censoria (a prescindere dal potere reale di censurare qualcosa, la voglia dicensura è evidente) uccide l’arte e non salva la vita a nessuna donna nè a nessun soggetto discriminato

      • Uccide l’arte? Cioè l’unica arte degna di esistere è quella prodotta da uomini misogni e stupratori? Non ce ne è altra in giro?

      • Paolo ha detto:

        io non lo so se lo fai apposta a non capire.

        Dove ho mai detto che l’unica arte egna è prodotta da misogini e stuoratori?? Io ho detto che il fatto che Marion Zimmer Bradley fosse una pedofila non mi impedisce di apprezzare Le nebbie di Avalon, forse lo impedisce a te ma è un problema tuo. Quando guardo un film, questo filmmi piace o mi fa schifo a prescindere dalla biografia del suo autore che può essere una persona buonissima o ripugnante. questo non ha nessuna influenza sul giudizio che dò sull’opera, forse tu hai bisogno di sapere che uno scrittore è una brava pesona per apprezzare i suoi romanzi, io no

        se una persona buona fa un bel film quello è un bel film, se una persona ripugnante e schifosa fa un bel film quel film è bello lo stesso.

        E ci sono persino film dal contenuto ideologicamente odioso (Nascita di una nazione, Il trionfo della volontà) che sono tecnicamente dei capolavori ma è un altro discorso

      • Se una persona stupra una bambina ed è per questo condannata, i fan dei suoi film dovrebbero evitare di avvallare le sue teorie sul fatto che non fu proprio stupro – stupro. È di questo che si parla e sei tu a non capire.

      • alessiox1 ha detto:

        Penso che per quanto riguarda Polanski, alla sua difesa abbia contribuito il fatto che lui ha vissuto la seconda guerra mondiale, è un ebreo, ha vissuto nel ghetto, e per poco non è finito nelle camere a gas, per questo si ha qualche remora ha definirlo un mostro, poi non ho seguito bene la parte del processo.
        Comunque pensa a tutta la vicenda di Koby Bryan, dello stupro e della giornalista punita.

      • Paolo ha detto:

        E dulcis in fundo un branco di hippie fuori di testa ha massacrato sua moglie incinta (Tarantino ci ha fatto un gran film di recente dove alla fine sono gli hippie fuori di testa a crepare e SharonTate si salva). Le disgrazie e i lutti personali che ha subito sono terribili ma non giustificano quel che ha fatto nè possono essere una difesa. Secondo me ha giocato un ruolo il fatto che la stessa Samantha Geimer consideri chiusa la faccenda e abbia più volte detto che non ritiene Polanski pericoloso e non desidera vederlo in prigione, il punto è che lo stupro è un reato gravissimo, il fatto che la vittima dichiari di non voler procedere contro di te non vuol dire nulla dal punto di vista legale, gli stupratori vanno comunque perseguiti ed è giusto così

    • Close The Door ha detto:

      Paolo, alle tue argomentazioni ha risposto Blanche Gardin, alla cerimonia di premiazione dei Molière. Cito in francese e poi traduco :

      « Quand j’étais petite, c’était mon rêve d’être comédienne de théâtre et mes parents m’avaient inscrite à un atelier. J’adorais ça, j’adorais être sur scène avec mes petits camarades, surtout que pendant qu’on était sur scène, le metteur en scène ne pouvait pas nous toucher. Enfin, c’était un metteur en scène génial, par ailleurs. Parce qu’il faut savoir distinguer l’homme de l’artiste…
      « C’est bizarre d’ailleurs que cette indulgence ne s’applique qu’aux artistes. Parce qu’on ne dit pas, par exemple, d’un boulanger: ‘Oui, d’accord, c’est vrai, il viole un peu des gosses dans le fournil, mais bon il fait une baguette extraordinaire’. »

      “Quando ero piccola, il mio sogno era essere attrice di teatro, e i miei genitori mi avevano iscritta a un corso(laboratorio). Lo adoravo. Adoravo stare sul palco con i miei amici, soprattutto perché mentre eravamo in scena, il regista non ci poteva toccare. Insomma, era un regista geniale, a parte questo. Perché occore saper distinguere l’uomo dall’artista…
      “E’ strano del resto che questa indulgenza si applichi solo agli artisti. Perché non si dice mai per esempio di un panettiere : ‘ Sì d’accordo, è vero, violenta un po’ di bambini in bottega, ma insomma fa una baguette STRAORDINARIA”

      Qui il video: https://www.gala.fr/l_actu/news_de_stars/video_-_malaise_aux_molieres_blanche_gardin_fustige_les_realisateurs_qui_violent_des_enfants_395425

      • Paolo ha detto:

        forse perchè una baguette anche se è buonissima non ci emoziona, non ci diverte, non ci intrattiene e nel caso del cinema di Polanski non ci arricchisce interiormente quanto una camzone, un film, un’opera dell’ingegno.

        forse perchè l’esperienza intellettuale ed umana che ti da’ la visione di un film come Il pianista o come La morte e la fanciulla ha poco in comune con mangiare un panino.

        Poi qui c’è un grande equivoco: quando dico di separare il Polanski uomo dal regista non sto dicendo di assolvere l’uomo, per me Polanski doveva stare in galera, dico però che non è giusto negare la bellezza e il valore artistico dei suoi film. Norman Mailer era un odioso anti-femminista, ha accoltellato la sua seconda moglie, moralmente mi ripugna e i suoi romanzi restano grandiosi, le due cose co-esistono

        Le nebbie di Avalon è un grande romanzo femminista, MIchela Murgia ne parla come del romanzo che prima di ogni altro le ha aperto gli occhi sulla condizione femminile e l’ha resa una femminista, ebbene l’autrice di quel romanzo Marion Zimmer Bradley ha probabilmente (non c’è stato alcun processo quindi la verità non la sapremo mai) abusato sessualmente di sua figlia Moira Greyland, lei stessa lo ha raccontato 15 anni dopo la morte della madre: in una e-mail per il Guardian, ha detto che non aveva parlato prima “perché ho pensato che i fan di mia madre si sarebbero arrabbiati con me per aver detto qualcosa contro una persona che si era battuta per i diritti delle donne e che aveva portato molti di loro a percepire in modo diverso se stessi e la propria vita. Io non volevo ferire nessuno di coloro che aveva aiutato, così ho tenuto la bocca chiusa”. Greyland ha anche affermato di non essere l’unica vittima ma una delle persone che hanno testimoniato contro suo padre, Walter H. Breen, per molestie su minori, reato per cui esso ha ricevuto diverse condanne. Per sua stessa ammissione la Bradley era a conoscenza del comportamento del marito, anche scegliendo di non denunciarlo.

        non mi sembra un buon motivo per schifare i romanzi di Marion Zimmer Bradley

      • Ti ricordo, Paolo, che Polanski ha utilizzato la sua ultima opera per proporsi come novello Dreyfus perseguitato.

      • Paolo ha detto:

        e che c’entra con il valore artistico dell’opera in sè? Tu tai di nuovo sovrapponendo il giudizio morale sul suo autore (che è uno s.tronzo) col giudizio artistico sul film. Se il film è riuscito ha il diritto di essere premiato punto e basta. Le dichiarazioni idiote del suo regista alla giuria dei Cesar non devono interessare

      • Certo, non devono interessare. E’ per questo che gli offre un gran bel palco dal quale farle, con un premio in mano a leggittimarle. Vedi, Paolo, ti crederei se, nel momento in cui Polanski dice una cosa del genere, qualcuno reagisse pubblicando un bell’articolo nel quale scrive: “sì, per carità, il film è bello, però lui è uno stronzo.” Ma non ho trovato un giornalista che, riportando le sue parole, non le inserisse in un contesto nel quale si parla solo di che grande artista sia.

      • Paolo ha detto:

        di nuovo non è una ragione siufficiente per impedire ai suoi film di concorrere ai cesar

      • ... ha detto:

        Queste parole non possono essere usate per controargomentare il discorso di Paolo, poiché Paolo non ha mai detto o fatt capire che non denuncerebbe un artista se venisse a sapere di certi reati. Paolo ha solo detto che non giudica le opere in base alla qualità morale degli autori. Quindi si dovrebbe replicare su questo punto. E sì, di un panettiere si può dire che è un criminale e che è un grande panettiere. Così come dire che il mondo dell’arte si deve evolvere a Paolo non ha molta pertinenza con le idee di Paolo. Dire che le proteste sono finalizzare a ottenere che nessun artista sia protetto dalla sua arte è quantomeno impreciso, poiché così non è. Quello che si vuole ottenere non è solo che un artista sia denunciato quando un tempo non lo sarebbe stato, è proprio ottenere la sua totale stigmatizzazione. Le proteste su Junior Cally e su Skioffi sono precisamente proteste volte a impedire che la loro musica sia diffusa in certi ambiti. Questo è discutibile o meno, ma non c’entrano nulla con l’impedire che certi autori siano denunciati. Quindi quando si dice che il mondo dell’arte si deve evolvere bisogna essere più precisi. Dopo i fatti che hanno coinvolto Louis CK molte persone hanno protestato con un club che gli ha dato la possibilità di esibirsi e lo stesso, seppure in maniera minore è avvenuto in Italia nel suo spettacolo a Milano. Quindi cosa si vole ottenere? Perché oggi sul piano legale non c’è alcun modo per cui uno possa sfuggire alla denuncia se qualcuno è intenzionato a denunciare e nessuno ritiene che un’opera possa scagionare l’autore.

      • Che cosa si vuole ottenere è piuttosto chiaro: che questa società prenda coscienza della mole di studi e ricerche e volumi che spiegano perché la violenza sulle donne è strutturale e non si risolve soltanto con i codici rossi, ma con una radicale messa in discussione dei valori che tengono ancora in piedi una società patriarcale.
        Vorremmo che quando si spiega con una serie di argomenti ad un cantante perché il suo testo contribuisce attivamente ad una cultura misogina e lui risponde “scopate di più e occupatevi dei vostri figli”, non lo si premi con la partecipazione ad un programma destinato ai giovanissimi in prima serata in TV, visto che invece di chiedere scusa e provare a prendere in considerazione le idee altrui insiste con arroganza che sono le donne ottuse ed ignoranti a non capire il rap.
        Vorremmo che gli uomini la smettessero di sminuire un dibattito serio con argomenti ridicoli ed offensivi come “ho una mamma, una fidanzata e tanti uomini cantano le stesse cose che canto io”, perché questi non sono argomenti.
        Vorremmo che di fronte all’evidenza dei loro reati contro le donne i grandi artisti la smettessero col vittimismo e facessero pubblica ammenda per tutti gli anni in cui hanno alimentato la cultura dello stupro cianciando di bambine disinibite che ci stavano. E vorremmo che se non accettano di farlo, i produttori smettessero di produrre le loro grandi opere, perché per quanto bello possa essere un film, non vale più dell’incolumità e del benessere di un essere umano, seppure di sesso femminile.
        Perché è così, a nostro avviso, che si risolve il problema della violenza sulle donne.

    • Paolo ha detto:

      Quando guardo un film, questo film mi piace o mi fa schifo

    • Paolo ha detto:

      io non ho avallato nessuna teoria, e di nuovo mi attribuisci cose che non ho detto e non penso, se altri hanno bisogno di dofendere l’uomo per poter apprezzare l’artista sbagliano. Per apprezzare un film o un romanzo non ho bisogno di apprezzare l’essere umano che ne è l’autore

  3. Paolo ha detto:

    per inciso: credo che il sessismo e la misoginia all’interno della musica trap sia un problema reale ma va risolto dall’interno di quell’ambiente magari con la valorizzazione di rapper e trapper donne che veicolino contenuti diversi (e già ci sono artiste donne come Myss Keta o altre che magari non piacciono a una parte del femminismo ma pazienza), oerhè ogni intervento esterno rischia di apparire censorio (che lo sia o no), rischia di apparire come “il solito mondo di vecchi e vecchie che non capiscono noi ggiovani”

    • Paolo ha detto:

      oerhè = perchè

      comunque anche Mahmood che ha vinto l’anno scorso, testi sessusti non ne ha a quanto ne so. ma non so nemmeno se si può definire trap o rap

  4. Paolo ha detto:

    oerhè = perchè
    comunque anche Mahmood che ha vinto l’anno scorso, testi sessusti non ne ha a quanto ne so. ma non so nemmeno se si può definire trap o rap

  5. Paolo ha detto:

    ma tu vorresti davvero ritirare dalle biblioteche le opere di Mailer e Zimmer Bradley per via delle biografie dei loro autori? Perchè se è così è sbagliatissimo
    https://www.linkiesta.it/it/article/2020/01/18/nicola-lagioia-intervista/45071/

  6. Paolo ha detto:

    Quando parliamo di Marion Zimmer Bradley dobbiamo ricordarla solo come una che ha molestato la figlia o come la grande scrittrice del ciclo di Avalon? Norman Mailer va ricordato come un anti-femminista ubriacone che ha accoltellato la seconda moglie Adele Morales o come lo scrittore de Il nudo e il morto? Possiamo ricordare entrambe le cose o dobbiamo dare la precedenza ad una delle due?
    Le azioni più ripugnanti che una persona (qualunque persona, incluso il panettiere) ha commesso in vita ci dicono tutto di quella persona? Non ho risposte, chiedo

  7. Close The Door ha detto:

    Non sapevo che Marion Zimmer Bradley avesse abusato della figlia, questo non cambia il giudizio sul libro e non penso che vada dimenticato o cancellato dalle biblioteche, ma l’abuso sessuale della madre sulla figlia è una cosa talmente mostruosa che, ad averlo saputo prima, magari avrei trovato giusto che l’autrice venisse, che so, invitata di meno a qualche festival.
    Nel caso del panettiere, io non avrei più tanta voglia di tornare in una panetteria il cui titolare ha avuto una condanna per pedofilia, e troverei inopportuno candidarlo dopo la condanna per un premio alla pasticceria, almeno fintanto che non ha scontato la pena con la galera.
    Insomma trovo che ci sia una differenza fra “censurare” ed “evitare di premiare”: continuando a glorificare Polanski come sta facendo il cinema oggi, si passa un messaggio chiarissimo, che è esattamente quello per cui la figlia di Zimmer Bradley è stata zitta: “Guai a chi se la prende con il “potente” di turno”.
    Giusto in questi giorni c’è stato il caso di Kobe Bryant, è vero non si parla male dei morti, ma credo che se invece di un popolare giocatore di basket fosse stato un banchiere, qualche discorso di altro tenore si sarebbe pure fatto.

    • Paolo ha detto:

      io invece trovo che punire l’opera in quanto non si riesce a punire l’autrice/autore (perchè è morta nel caso di Zimmer Bradley, perchè si è sottratto alla legge scappando all’estero come Polanski) sia discutibile

      • Close The Door ha detto:

        Il motivo per cui non si riesce a punire l’autore/autrice è che, in virtù della loro opera, vengono ritenuti al di sopra della legge. E’per quello che un panettiere non viene “graziato” come lo è un artista….

      • Paolo ha detto:

        e quindi in concreto che si fa? Buttiamo via ogni romanzo e film diretto da persone che nella loro vita hanno commesso atti di sopraffazione violenta? non sono d’accordo

  8. Vale ha detto:

    Adesso, non facciamola tragica!, cosa vuoi che sia che le donne non sono neppure libere di andare al bar alle 3 del pomeriggio? Tu mi insegni che la priorità è la legge sull’affido condiviso. Tutto il resto passa in secondo e anche terzo o decimo piano.
    Tutte le non madri o quelle che hanno figliato con un “uomo nei limiti della decenza” possono anche crepare o venire stuprate, molestate e discriminate sul lavoro in pace, finché sistemiamo la legge sull’affido.
    Anche perché l’unica parola decente che i media dicono quando crepa una donna è solo ricordare se aveva figli, per il resto non vale mica niente, non che sia una persona!

    Visto che nefandezze logiche vengono fuori quando declami che la prima priorità per le donne e il femminismo è la legge sull’affido? E visto quanto poi gli altri articoli che fai (sempre pochi rispetto all’altro argomento che, numeri di commenti dimostrano, interessa a pochi) perdono tonnellate di credibilità? (Sì, il numero di commenti è importante: è una piccola statistica su quanto l’affido condiviso NON impatti la vita di molte persone, mentre gli altri argomenti siano nell’esperienza di tutti)

    No, credo che una simile bassezza sulla pelle delle donne non te la perdonerò mai. Ma d’altronde, non sono madre, quindi la mia opinione e la mia vita valgono zero, secondo te. O magari, dopo, molto dopo, cent’anni dopo che tutte le madri saranno contente, forse se avanza una briciola potreste tirarla anche a noi. Qui non c’è santa e putt***. Tu le donne le dividi in madri con problemi di affido e tutte le altre. Ma il succo non cambia.
    Quindi la tua credibilità sugli altri temi ormai è zero.

    • Ti rendi conto di quanto è illogico quello che scrivi qui?
      Io per scrivere questo, come gli altri post di questo blog, impiego ore di lavoro. Ore che rubo al sonno, al mio tempo libero. Vieni qui a dirmi che l’impegno che ho messo in questo post è ridicolo, che non conta nulla? Il tuo commento è davvero meschino.
      Se avessi scritto davvero, da qualche parte, che ci sono donne più o meno importanti importanti di altre, se non avessi speso anni – perché sono quasi 8 anni che gestisco solo per passione questo luogo virtuale – a studiare, raccogliere materiale, tradurre, pubblicare, dialogare su una gran quantità di argomenti ed eventi, potrei forse capirti, ma questo livore, per quanto mi riguarda, è del tutto ingiustificato. Non disturbarti a ripassare di qua.

  9. ... ha detto:

    La figlia di Bradley non denunciò la madre per paura dei fan, pare. La vicenda di Polanski non ha avuto effetti concreti contro le donne, perché come si è visto Weinstein sta subendo il processo; Brizzi fu denunciato (poi non c’erano elementi per andare a processo). Bryant fu dencunciato, ma non fu giudicato colpevole. Altre persone hanno raccontato la storia di Bryant includendo quella vicenda come il suo punto più basso per commemorarlo, ma non l’hanno fatto in quel modo del tutto inopportuno, pieno di rivalsa.

    Certo ha senso ed è ragionevole chiedere ai media mainstream di punire o di non riconoscere certi personaggi. Però pensando ai rapper o trapper di adesso, loro sono l’emulazione della scena americana. Scena nata nei ghetti neri. La violenza contro le donne e la polizia era la diretta espressione di ciò che quelle persone praticavano. I rapper la condividevano (qualcuno avrà fatto scena come sempre per soldi), e certamente la musica agisce di rinforzo al clima culturale, ma è l’elemento secondario. Junior Cally e Skioffi per accedere al mainstream, Sanremo e Amici, sono dovuti passare per la “redenzione”, ma per farsi notare tutti cercano di scioccare. Lo stesso Fibra fece così. Gli adolescenti che li ascoltano vivono quei rapporti descritti nelle canzoni, come li vivevano i neri in america? Su questi fenomeni non c’è modo di intervenire direttamente.

    • Tu credi che davvero che la narrazione che accompagna questi “processi eccellenti” non contribuisca al clima sfavorevole che accoglie le donne che si rivolgono alle autorità per denunciare la violenza sessuale?
      Certo, non si può accusare Roman Polanski si essere la sola e unica causa della convinzione diffusa che le donne siano delle masochiste o delle idiote, sempre pronte a provare invano ad incastrare qualche personaggio famoso con false accuse di violenza sessuale (e dico masochiste e idiote perché la maggior parte subisce sorti ben peggiori degli accusati), ma credo si possa affermare che il modo in cui ha gestito la faccenda ha alimentato questa convinzione, una convinzione che ha una concreta influenza sul modo in cui vengono gestite tutte le cause per violenza sessuale.
      Se gli avvocati di Bryant fondarono la loro difesa sul discredito della vittima, tirando in ballo la sua vita privata e calcando la mano sulla “promiscuità sessuale” della presunta vittima, lo stesso hanno fatto i giudici che vergarono la celebre sentenza dello stupro della Fortezza da basso (https://www.ilpost.it/2015/07/27/lo-stupro-della-fortezza-da-basso/).
      Dirai che questo tipo di comportamento non è un’invenzione degli avvocati di Bryant né tantomeno dei difensori di Polanski: vero, verissimo. Ma servirsi di queste strategie, se si gode di tanta visibilità, contribuisce a legittimarle, soprattutto agli occhi di chi non ha gli strumenti per comprendere che il numero di rapporti sessuali consensuali che una donna ha avuto prima della sua denuncia di stupro non ci dice nulla sul fatto che lo stupro sia avvenuto o meno.

      • Paolo ha detto:

        mi sfugge il nesso tra i contenuti dei film di polanski e il modo certamente esecrabile in cui polanski ha “gestito” il suo caso e i pregiudizi che le sue dichiarazioni hanno alimentato

      • Il nesso lo ha spiegato Polanski stesso nelle interviste.

      • Paolo ha detto:

        le cavolate che ha detto nelle interviste non costituiscono motivo sufficiente per escludere J’accuse dai Cesar

      • Allora fammi capire: ciò che dice, ciò che pubblica, non contano nulla, non hanno alcun effetto sulla società; i suoi film, invece, sono così necessari al benessere collettivo che solo l’idea che non ricevano una pioggia di premi ti tiene inchiodato qui per giorni.

      • Paolo ha detto:

        mi tiene inchiodato per giorni il fatto che si chieda che i suoi film non vengano premiati perchè non si è riusciti a metterlo in prigione cioè per qualcosa che esula dall’arte cinematografica. Se un criminale nazista che ha come hobby uccidere bambini e berne il sangue scrive un romanzo meraviglioso: lui resta un uomo orribile e il romanzo resta bellissimo

      • Non esula dall’arte, se è lo status di artista una delle cause dell’impunità. È questo che ti sfugge: il mondo dell’arte pretende di agire in sfere che non gli competono, ma non accetta intrusioni. Lo comprendi, ora, il senso della protesta? Quello che denuncia?

      • Paolo ha detto:

        no non capisco e non sono d’accordo. Non sarei d’accordo neanche se Polanski avesse tagliato la gola ad una persona in diretta tv, penserei ancora che ha diretto film meravigliosi di cui l’umanità avevva bisogno come lo penso dei romanzi di Marion Zimmer Bradley

      • L’umanità ha bisogno di tante cose, alcune prima di altre. E’ tutta una questione di priorità. Ovviamente ognuno osserva le cose dalla sua prospettiva.

      • ... ha detto:

        Sulla mentalità delle forze dell’ordine e dei magistrati tutto influisce, certamente. E certo per questo è bene stigmatizzare certe cose. Ma la mentalità è qualcosa di imponderabile, come per le domande su quanto libere sono le donne di vivere una certa femminilità. Inoltre ha i suoi effetti collaterali, come nel caso di Asia Argento. Quante persone hanno cominciato a dire che non doveva più lavorare dopo che si è saputo del suo accordo con Bennett? O pensiamo al caso di Justine Sacco. O alle recenti critiche contro la Rowling e soprattutto alla studiosa licenziata. Nello specifico di Polanski, perché è anche una storia particolare, questo per me implica raccontare come sono andate le cose, non celebrarlo, ma non l’idea di non andare a vedere i suoi film o che gli fosse impedito di farli, perché le due cose non sono in contrasto. C’è un modo di fare che comprende mettere una pietra sopra al caso Polanski, come ha fatto la Geiner, senza per questo far finta di nulla. Pure in galera le persone continuano a studiare e lavorare. Non ne faccio un disorso di meriti artistici, varrebbe anche per uno scarso. Chiaro che dovrebbe essere diverso se il suo caso si ripetesse oggi con uno che fuggisse dalla giustizia del suo paese per continuare a lavorare in un altro. In Italia come si è cominciato a fare per la formazione delle forze dell’ordine c’è bisogno di farlo anche per la magistratura. Queste sono misure concrete, come ho sentito le auzioni per le orchestre dietro un telo. Poi certo nulla vieta alla pubblica opinione di agire collettivamente per protestare.

  10. Close The Door ha detto:

    Ah, ps. il termine per la denuncia di aggressione sessuale in Francia sono di 6 anni, quella di stupro di minore se non sbaglio è di 30 anni. Se sono così lunghe c’è un motivo,ed è il tempo di elaborazione del fatto e la possibilità per la vittima di denunciare senza rischiare il lavoro o la vita.

  11. Close The Door ha detto:

    @ Paolo, solo per informazione, le tue repliche in gergo tecnico si chiamano «argomento dell’uomo di paglia», vale a dire che distorci sistematicamente le affermazioni dell’altro estremizzandole, per far dire loro cose che non hanno mai detto. Non ho mai detto, né mi pare che Ricciocorno abbia mai detto, che i libri o film vadano tolti dalle biblioteche o bruciati o censurati o quant’altro. Semplicemente, dato che c’è stata un’accusa pesante e circostanziata, di stupro di una minorenne, colpisce questa corsa a premiare l’artista,il quale non ha nemmeno il buon gusto di lasciare che il film corra da solo, ma si fa vedere ai premi, rilascia interviste, contemporaneamente scappando dalla polizia.

    Farebbe piacere che lo stesso zelo per difendere la libertà artistica ci fosse per rivedere le leggi relative alle denunce per stupro, anche e non solo di minorenni.
    Per esempio, Brizzi non ha potuto essere processato perché i termini per la denuncia per aggressione sessuale in Italia sono di 6 mesi, il che è abbastanza ridicolo dato che il ricatto sul posto di lavoro è uno degli strumenti dei predatori sessuali.
    Per la cronaca, il libro di Brizzi sulla moglie vegana l’ho comprato, l’ho letto e mi ha pure divertito, e ne ho tratto l’impressione che le accuse nei suoi confronti sono tutte VERE, anche se ovviamente questo non conta nulla per le ragazze che ha rovinato.

    • Paolo ha detto:

      se in questo post si parlasse di allungare i termini per presentare denunce per molestie e aggressioni sessuali io sarei stato completamente d’accordo, 6 mesi sono un periodo troppo breve. ma non era di questo che oarlava il post.

      se vuoi fare una petizione per allungare i termini entro i quali si può presentare denuncia la firmo subito

  12. alessiox1 ha detto:

    Penso che questo Sanremo sia stato bellissimo, uno dei migliori festival da parecchi decenni, e sicuramente il festival più femminista di sempre, tale edizione ha avuto tantissime donne, sia come cantanti che come ospiti.
    Il monologo sulla violenza sulle donne, da parte della giornalista Rula Jebral è stato un pezzo molto forte, una cosa che rimarrà per molto tempo nella memoria della tv italiana, dato che era pure molto personale.
    Poi Amadeus appena vede una bella donna, devi dirgli che è bella, non è sessismo al massimo e una sua cosa patologica, lo ha pure detto alla vedova di Frizzi, poi ricordo che Amadeus ha sposato e fatto un figlio con una sua “valletta”.
    Poi può capitare a tutti di fare una gaffes, non è la fine del mondo, poi per quanto riguarda la storia del passo indietro, lui voleva solo dire che la fidanzata di Valentino Rossi non sfrutta la fama del suo compagno per avvantaggiarsi, tutto qui, nulla di sessista, lui non è affatto sessista, sarebbe come dire che Zingaretti ha istinti dittatoriali.
    E sulla bellezza, bisogna dire che non c’è nulla di male ad essere belli/e, poi ci sono alcuni lavori dove la bellezza ha un importanza, al di la se si è uomini o donne.

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