Tema numero 3

Qualche giorno fa ho postato su facebook un articolo che mi aveva indignato, suggerendo ai miei lettori di scrivere al giornale.

Il motivo per cui l’articolo di Alice Castagneri mi aveva tanto indispettito non era tanto il fatto che si schierasse apertamente in difesa di Junior Cally, quanto che riducesse le critiche ai suoi testi alla querelle fra il cantante e Matteo Salvini, suggerendo ai lettori che le accuse di sessismo sarebbero solo uno stratagemma per nascondere una verità più scomoda, ovvero che “i poteri forti” (i pesci grossi) non volessero sul palco il “rapper “mai con Salvini” e ultrà delle sardine (come lo definisce Libero).

…in poco tempo, un ragazzo normale si è ritrovato il nemico pubblico numero uno. «Io sono un cantante, non sono un politico. Matteo Salvini è un pesce grosso quindi non credo di rispondere ai suoi attacchi. Mi fa strano comunque che nessuno abbia detto nulla sulla mia presenza fino  a quando non è stata resa nota la parte di testo di No grazie che fa riferimento alla Lega. Non posso dire che si sia scatenato tutto per questo motivo, ma chissà».

In realtà, le donne che hanno commentato la canzone “incriminata”, non hanno detto nulla di neanche vagamente simile all’opinione di Matteo Salvini, la quale, anzi, ha sollevato un’ondata di proteste che non è passata inosservata.

Purtroppo, e, mi duole dirlo, come al solito, le critiche femministe alla misoginia veicolata dalle parole del giovane Junior Cally non hanno trovato grande accoglimento da parte della stampa mainstream, e, di conseguenza, poco o nulla è arrivato al grande pubblico.

Eppure, nonostante l’insistenza con cui si afferma che le proteste hanno avuto anche origine dall’incapacità di fare una semplice analisi del testo e, naturalmente, dall’ostinata ignoranza nei confronti del “linguaggio del rap”, io in questi giorni ho letto interventi notevoli, che denotano non solo interesse rispetto al tema della violenza contro le donne, ma anche una discreta competenza a proposito di musica; su tutti, vorrei citare e suggerirvi “Il rap spiegato da una femminista“, di Wissal Houbabi, che mostra come la discussione su misoginia e rap – ma potremmo dire, su misoginia e musica – è molto più articolata di quanto i talk show televisivi e la cronaca del festival vogliono farci credere.

Ma soprattutto, è una discussione che va avanti da anni, interessa tutti i generi musicali (qui un commento sul sessismo nella musica indie del 2015, ad esempio, che fra le altre cose osserva come gli argomenti femministi vengano sempre ignorati nella sostanza, mentre l’atteggiamento critico è ridotto ad un eccesso di politically correctness, mescolato ad una insana ossessione per la censura del libero pensiero artistico e condito dalla proverbiale ipersensibilità femminile) e spesso si accompagna a riflessioni sulla scarsa presenza di artiste donne.

Tutte queste riflessioni, però, rimangono sempre relegate ai margini, patrimonio di poche ostinate femministe “a tempo pieno”, mentre sui giornali si festeggia “la grande vittoria di Amadeus“, premiato per essere stato capace di riconciliare gli uomini di Marte e le donne di Venere con un bel pianto liberatorio collettivo, e nessuno sembra aver capito che chi ha sollevato la questione a partire da una canzone sperava di cogliere l’occasione per stimolare un dibattito più ampio e approfondito, affinché qualche briciola della consapevolezza che la deumanizzazione delle donne affonda le radici nel linguaggio arrivasse anche chi è convinto che siano “solo canzonette” e i “veri problemi” sono altri.

Ma questo non è un post su Sanremo, bensì il terzo capitolo di una lista di temi che, a mio avviso, il femminismo oggi dovrebbe affrontare.

E il tema, oggi, è la “visibilità”.

Ritengo che dovremmo chiederci come ottenere che di questi dibattiti non rimanga soltanto l’impressione che le femministe siano delle isteriche tanto impulsive da finire col trovarsi d’accordo con Matteo Salvini senza volerlo o che combattono contro i mulini a vento invece di impegnarsi a diventare Presidente del Consiglio (come ha suggerito Fiorello).

Che cosa arriva del pensiero femminista al grande pubblico?

Ma soprattutto quali sono le strategie più adeguate perché qualcosa arrivi?

In questi giorni si è molto discusso di questo, grazie al festival di Sanremo.

È più utile scavarsi una nucchia, magari dopo la mezzanotte, per lanciare un messaggio da un grande contenitore che tiene incollati allo schermo TV milioni di italiani nella speranza che quel semino germogli e si trasformi in un sincero interesse ad approfondire, oppure presentarsi al fianco della misoginia, anche se si è portatori di un messaggio opposto e contrario, finisce col legittimare il contesto maschilista?

Oppure dovremmo concentrarci piuttosto nel far emergere quanto di femminista rimane quasi nell’ombra, tutto quel formicolio di eventi, seminari, pubblicazioni, incontri, piccole comparsate qua e là fra i vari media, riunioni, manifestazioni, associazioni, centri, petizioni, documenti collettivi, tutto quel lavoro che si svolge dietro le quinte e spesso è il lavoro che maggiormente contribuisce a migliorare la vita concreta delle donne comuni?

Se pensate che io abbia la risposta ad una domanda del genere, vi sbagliate di grosso.

Ancora non so distinguere, nel mio piccolo, quelle situazioni in cui è opportuno prendere la parola e quelle in cui l’opposizione, per quanto giusta, finisce col rivelarsi controproducente.

È conveniente commentare un Oliviero Toscani che accusa le donne per la violenza che subiscono, profittando della sua popolarità in quanto fotografo di successo per diffondere un po’ di informazioni sul meccanismo della colpevolizzazione della vittima, oppure la visibilità che queste esternazioni ottengono, grazie alla giusta indignazione di alcuni lettori, finisce col deporre a favore dello stesso Oliviero Toscani, che – come Junior Cally, Amadeus, e gli altri prima di loro – troverà, sempre grazie alla sua popolarità, gli spazi per spiegare che è stato frainteso e che chi va in giro a crocifiggere quei poveri sventurati, colpevoli di aver solo espresso un’innocente opinione, è in realtà un violento che non tollera il dissenso?

Come può, il femminismo, ottenere sufficiente popolarità da diventare un interlocutore più interessante di un fotografo pubblicitario in vena di provocazioni?

Badate, non sto dicendo che risultati non si siano ottenuti.

Per quanto ancora osteggiata da alcuni e da altri addirittura vilipesa, la parola femminicidio si è conquistata un ruolo nel dibattito sulla violenza contro le donne, e seppure ancora, con straordinaria tenacia, lo zoccolo duro del maschilismo nostrano riesca ad ottenere un certo margine di successo rivendicando la necessità del “maschicidio” nei nostri dizionari, credo che possiamo affermare che è ormai sufficientemente diffusa la cognizione dell’esistenza di una violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte (fonte: Accademia della Crusca), e lo possiamo affermare grazie al lavoro certosino e ad una tenacia altrettanto straordinaria – anzi, forse di più – di tante donne femministe.

Ciononostante, in molte sentiamo che abbiamo bisogno di più.

Se il neonato movimento delle Sardine annuncia con disinvoltura un incontro nazionale per l’8 marzo, perché non sanno che l’8 marzo non è solo una simpatica festa commerciale organizzata con lo scopo di incrementare gli introiti di fiorai, ristoranti e locali notturni, ma anche un’occasione che coinvolge le attiviste diversi paesi del mondo in occasione della Giornata internazionale della donna, significa che la questione occupa ancora uno spazio troppo piccolo nella mente di troppe persone, che preferiscono occuparsi delle cose “più importanti” o “veramente importanti”, perché che le donne ottengano di essere considerate pienamente umane non lo è abbastanza.

Proprio stamattina una cara amica mi ha scritto: “è davvero l’ora di dipingerci il volto coi colori di guerra, io voglio lottare, lottiamo, ma come?”

Ecco: come?

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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93 risposte a Tema numero 3

  1. Shonagh Mc Aulay ha detto:

    Elegant and urgent presentation.

    Not following the events you depart from – but your articulation of the wider challenges posed is brilliant.

    Yes, how to transpose insights into effective action.

  2. Irene ha detto:

    Senza dubbio si sente la mancanza di programmi tipo quelli della Dandini o la puntata di Presa diretta “Dio, patria, famiglia” (a cui hai contribuito anche tu). Ci vorrebbero più programmi di questo tipo, di informazione e anche di satira, nella televisione pubblica, e di sicuro non mancano le donne preparate e intelligenti disposte a farli, però non se ne fanno. Come mai?
    A proposito dell’8 marzo, se il suo significato si è molto diluito negli ultimi anni è colpa anche del “femminismo” di Nonunadimeno, che l’ha trasformato in una festa LGBT, snaturandone il senso e senza preoccuparsi della misoginia che alligna tra i gay, i trans e quant’altro.

  3. ... ha detto:

    Il punto è sempre l’obiettivo che si vuole raggiungere. Il femminismo è diventato più popolare, in certi casi solo più pop o trendy o spendibile commercialmente. Ci sono tantissimi spazi in tutti gli ambiti portati avanti dalle donne e dalle giovani. Poi bisogna vedere in relazione a quale obiettivo questo conta.

    La prendo alla larga. In questi anni si è fatto di tutto a livello promozionale per promuovere la lettura in Italia, arriva ora l’ennesima legge per limitare gli sconti. Tutte fatiche inutili, e legge probabilmente controproducente. Motivo? Perché non c’è alcuna relazione tra la promozione della lettura e la voglia di leggere. Nessuno ha mai iniziato a leggere perché gli è stato detto di leggere da estranei. In Italia il grosso dell’aumento del numero dei lettori è avvenuto dopo il boom economico, grazie all’istruzione di massa e ai libri a buon mercato, edizioni tascabili ed edicole. Perché si legga di più è necessario avere buone scuole e buone biblioteche (anche dentro le scuole). Non c’è altro che possa funzionare.

    Per il femminicidio è cosa positiva che il termine si sia conquistato il suo spazio. Serve a qualcosa sul piano concreto? No. Questo non vuol dire che sia stato sbagliato lavorarci. Cosa serve? Ci sono cose che si possono fare e cose che non si possono fare. Ciò che si può fare è analizzare i casi avvenuti e capire dove il sistema di prevenzione fallisce, come si prendono le denuncie, a chi può rivolgersi una donna eccetera, tutte cose che da alcuni anni si sono cominciate a studiare. Tutto ciò però non ha alcuna influenza sulle azioni di un uomo qualunque, può se va bene, anticiparlo, ma nessuno togie dalla testa a un uomo che vuole uccidere di farlo. Forse ci può riuscire la terapia, forse i farmaci, tutto molto labile. Inoltre il cambio culturale, se ha effetti, e non è detto che ne abbia per tutti, agisce se lo fa sui nuovi nati, non sulle coorti attuali.

    Per finire sul rap c’è una confusione di fondo:
    cito dall’articolo. «Lungi da Junior Cally scomodare i grandi nomi del cinema, della letteratura e della storia dell’arte, da Tarantino e Kubrick, da Gomorra a Caravaggio e scrittori come Nabokov e Bret Easton Ellis». Nessuno di questi nomi ha prodotto opere misogine. Tarantino non ha nulla di misogino, i suo personaggi possono esserlo, come possono essere razzisti, ma non le sue opere. Tarantino è stato tacciato su un immondo articolo del Guardian di essere misogino in seguito al suo ultimo film. Ecco, se non si vuole passare per femministe isteriche mai accusare Tarantino senza avere prove concrete in mano. Il problema dei rapper è che non mettono sempre in scena dei personaggi. Mettono in scena se stessi e le persone che fanno parte della loro vita.

    • ... ha detto:

      Un’altra cosa che penso sarebbe utile per le femministe fare è smetterla di preoccuparsi della presenza di donne avvenenti a Sanremo e altri eventi simili. Non serve a nulla. Bisogna mettersi l’anima in pace e capire che oltre al fatto che in questo modello di sviluppo economico, che non può essere cambiato con azioni dirette, la bellezza è una merce spendibile.

      • ... ha detto:

        dicevo, oltre a essere una merce spendibile in termini di quattrini lo è anche sul piano del riconoscimento sociale (e va da sé, social).

      • Mi chiedo come dovrei interpretare il fatto che l’unico che si è messo qui a proporre delle idee sia un uomo…

      • ... ha detto:

        come un fatto positivo, poiché c’è un uomo che ti legge e ritiene i tuoi pensieri stimolanti, pure se nel disaccordo parziale. E poi l’hai appena pubblicato.

    • Beh, per ciò che riguarda il rap “originale”, possiamo dire che gli artisti hanno messo in scena se stessi. Basta fare una piccola ricerca per scoprire quanti di loro vantano accuse di maltrattamenti, stupro e chi più ne ha più ne metta (https://www.buzzfeednews.com/article/sylviaobell/times-up-metoo-abusive-men-hip-hop). Questi giovani italiani si appellano invece alla storia dello “storytelling” per prendere le distanze dal linguaggio che usano, ma non so se prendere in prestito i topoi di misogini veri nella convinzione che questo li renda “veri rapper” denoti più ignoranza o più malafede…

      • ... ha detto:

        Per la questione USA infatti mettono in scena se stessi e ciò che li circonda. Così come il raggae in Giamaica agisce contro l’omosessualità. L’articolo però parla di violenza in relazione come fosse un problema dell’hip hop, e sul finale non riesce a non mettere la questione sul piano razziale, per cui si chiede se la major avrebbero un comportamento diverso se Brown avesse picchiato Taylor Swift invece di Rihanna. Lo stesso l’autrice del pezzo su Jacobin non riesce a non parlare di uomo bianco etero. Non ce la fanno a parlare della comunità nera. Il razzismo in USA ha creato il casino per i neri, certo, ma ridurre tutto a quello non ha molto senso. E la situazione può cambiare se cambiano i fondamentali, ovvero se gli USA cambieranno, i neri saranno meno poveri e più istruiti, se finiranno meno in prigione e lasceranno meno figli a crescere con madri adolescenti eccetera. In questa situazione l’hip hop agisce male, fornendo modelli sbagliati, ma è l’aspetto principale? Non credo. Quindi l’obiettivo di avere meno artisti graziati per la loro fama non coincide direttamente con quello di avere minore violenza contro le donne nere (gli artisti sono relativamente pochi). Quando e se ci saranno meno comportamenti del genere ci saranno meno artisti a raccontarli. Così come quando a Napoli ci sarà meno criminalità ci saranno meno artisti a raccontare quel mondo. Anche il mondo del rock classico è cambiato (ne avevamo parlato ai tempi dell’intervista a Bono Vox), ma non c’è stato un momento in cui qualcuno ha detto che bisognasse cambiare, è successo perché certi modelli non hanno più senso (ma successe molti anni prima con Kurt Cobain). Come rendere responsabili delle loro azioni gli artisti? Il piano giudiziario già c’è. Sul piano economico l’unica cosa che può avere successo è la massa critica, ovvero quante persone smettono di seguire e dare i propri soldi tanto agli artisti quanto alle piattaforme. Quando sono rispuntate fuori le carte nel caso Ronaldo c’è stato un momento di incertezza, a seconda di come andavano le cose tanto la Juventus, quanto Sky e Nike avrebbero dovuto pensare a cosa sarebbe stato meglio fare. Nell’articolo si cita Spotify. I Noir Desir al momento su Spotify hanno quasi seicento mila ascolti mensili, e hanno da poco pubblicato un disco senza Cantat mi è sembrato di capire (che di ascolti ne ha sessanta mila), che dovrebbe tornare con un suo progetto a breve. Questo per dire che la risposta a se Chris Brown eccetera non è possibile saperla. Però Brown è molto più famoso di Cantat. Forse conta il numero di ascolti che si hanno.

    • Antome ha detto:

      Io ormai conoscendoti, spero di non fraintendere il tuo intento propositivo e positivo anche nelle critiche e credo di avere capito che il tuo punto sugli spazi gestiti dalle donne non è una allusione all’idea che non li sappiano gestire, il che è una conclusione affrettata.
      Mi concentro sul un piccolo appunto “Tutto ciò però non ha alcuna influenza sulle azioni di un uomo qualunque, può se va bene, anticiparlo, ma nessuno togie dalla testa a un uomo che vuole uccidere di farlo. Forse ci può riuscire la terapia, forse i farmaci, tutto molto labile. Inoltre il cambio culturale, se ha effetti, e non è detto che ne abbia per tutti, agisce se lo fa sui nuovi nati, non sulle coorti attuali.”
      credo che molte incomprensioni siano ricorrenti tra noi sull’influenza della cultura, non vuoi affermare che non abbia statisticamente effetto sui desideri del singolo? Esempio assegnazione di determinati significati e status del tradimento o dell’abbandono presso una determinata cerchia di persone e sottoculture coesistenti tra i vari strati sociali, assegnazione di determinate motivazione alla donna, ipergamia. La presenza del delitto d’onore aveva eccome effetto sulle motivazioni del singolo, che poi non prevenga del tutto l’omicidio il cambio culturale, è un altro discorso statistico, quindi di per sè non assoluto, poichè lo zero assoluto non esiste. Come i ladri esisteranno anche in una società che non sembra premiare altrettanto la furbizia o che comunichi l’idea dell’onestà come ingenuità e fessaggine, ma ciò non significa che sia inutile o non produca miglioramenti. A presto :).

      • Paolo ha detto:

        quindi dici che se nella cultura pop non ci fossero ladri astuti, affascinanti e carismatici come Diabolik e Arsenio Lupin ci sarebbero meno furi nella vita reale? Non credo

      • Antome ha detto:

        Scusa rispondo tardi.
        Sono d’accordo con te per quanto riguarda Lupin, ovviamente. Ma ti chiedo, visto che altri avranno capito perchè il fatto che abbia ragione tu su Lupin non significa che abbia torto io su quanto detto, se la risposta a Lupin sui ladri si estenda a tutte le influenze sociali e in che modo ciò si estenda al discorso sul premiare o meno la disonestà?
        Ha più influenza un mafioso che gira nel castello delle cerimonie a fare matrimoni kitsh oppure la serie Mafia e Gta nei comportamenti delinquenziali? Oppure Berlusconi? Oppure sono uguali?
        La barbie è uguale alla cultura maschilista nell’influenza su cosa voglia dire essere donne o uomini? Meccanismi psicologici di attenzione e ricompensa che vediamo nella società dell’ambiente reale e che non sono immodificabili hanno la stessa influenza di Lupin o Gta?

      • Paolo ha detto:

        la barbie oggi non è più maschilista

      • Antome ha detto:

        Allora hai capito il punto, appunto, non tutte le influenze e gli stimoli sociali sono uguali.
        Cosa ha avuto più influenza sulla morale e repressione sessuale femminile, culturalmente parlando, Radio Maria e Tv2000 oggi oppure il codice Rocco ieri?

  4. Mattautentica ha detto:

    Non sono d’accordo, non credo che “l’unico uomo” abbia “proposto idee”, insomma non ha detto niente di nuovo, io ho letto solo le solite frasi trite e ritrite con cui si zittiscono le istanze femministe e non mi stupisco affatto che siano state scritte da un uomo

    1)”Ci sono tantissimi spazi in tutti gli ambiti portati avanti dalle donne” come a dire, lo spazio ce l’avete di che vi lamentate? Se non siete capaci a gestirlo è un problema vostro,

    2) “Perché si legga di più è necessario avere buone scuole e buone biblioteche”
    Il fatto che in italia si legga poco è un problema non specificamente femminista, ma lo è di cultura generale, ed è risaputo. Considerando che la stragrande maggioranza dei libri di testo e di letteratura su cui si studia nelle scuole sono scritti da uomini molti dei quali promotori del patriarcato (anche perché figli di quella cultura) non so se sia veramente un male che si legga poco,

    3)”Per il femminicidio è cosa positiva che il termine si sia conquistato il suo spazio. Serve a qualcosa sul piano concreto? NO”
    ” nessuno togie dalla testa a un uomo che vuole uccidere di farlo”
    Quindi mie care Signore Femministe e non, RASSEGNATEVI, ne potrete anche coniare 100 di neologismi, ma verrete ammazzate lo stesso!

    4)”Ecco, se non si vuole passare per femministe isteriche mai accusare Tarantino senza avere prove concrete in mano”
    Ma sbaglio o l’articolo del Guardian è di un giornalista uomo? No perché maledizione è veramente assurdo, si sveglia uno/a la mattina col prurito alle mani, scrive la qualunque, su un giornale, su Twitter, su Facebook e se fa comodo (e quando si tratta delle femministe fa sempre comodo) si usa per gettare un po’ di discredito e infangare l’obiettivo di turno (in questo caso “l’isterico” movimento femminista, anche nell’uso dei termini il nostro “unico uomo” dimostra grande originalità)
    5) “… sarebbe utile per le femministe…smetterla di preoccuparsi della presenza di donne avvenenti”
    Signore Femministe, isteriche e intrombabili, vi prego, smettete di preoccuparvi del fatto che ci sono donne belle, fatevene una ragione!
    Accidenti questa tra tutte è senz’altro “l’idea” più originale che “l’unico uomo” abbia espresso finora!
    Non la commento neanche.

    È sul punto 4 che mi vorrei soffermare perché può rispondere in parte alla domanda che si pone Riccio e non solo lei “come fare? “. Quello che è successo con l’articolo del Guardian è esattamente quello che è successo per Sanremo, hanno strumentalizzato tutte le esternazioni, che fossero fatte da femministe o no, le hanno manipolate a loro piacimento per farle passare come lo starnazzare di oche isteriche e per creare quel “qualcosa di cui parlare” che tanto ha giovato in termini di pubblicità e di “attesa” dell’evento, contribuendo a far salire gli ascolti.
    Si chiama potere, non bisogna dimenticare mai che il patriarcato ha in mano il potere e lo esercita senza scrupoli e che non è una lotta alla pari, mai in alcun ambito, più di tutti in quello dei mezzi di informazione.
    Le polemiche sulle dichiarazioni di Amadeus e sulle canzoni di junior cally, fatte PRIMA che il festival iniziasse sono state un boomerang e mi spiace dirlo ma sono state una mossa da “principianti” (insomma io non sono nessuno ma l’avevo capito subito che era la zappa sui piedi)
    È bastato cambiare un po’ una scaletta che ancora non era stata annunciata, invitare all’ultimo momento qualche donna “impegnata” (fa male che tutte si siano prestate a questo giochino ipocrita), farsi vedere commossi, presentare mamma e fidanzata e voilà il quadro del “vedete quanto sono false e prevenute e isteriche matte e chi più ne ha più ne metta, le femministe?” è stato dipinto alla perfezione.
    Tutto si è ridotto a questo e francamente è pure meritato, insomma bisogna farsi furbe, se si continua a fare le “povere sprovvedute” non si va da nessuna parte.

    Per LOTTARE e vincere bisogna essere grandi strateghe e imparare dagli errori mettendosi in discussione.
    Quante sono disposte a farlo?
    Si dice “le femministe” il “movimento femminista ” come fosse un unico organismo. Purtroppo non è così.
    Per lottare e vincere bisogna anche essere unite… L’unione fa la forza …a volte i luoghi comuni dicono la verità
    Per lottare e vincere bisogna soprattutto avere un “nemico”, quante femministe sono esattamente consapevoli di quale sia l’obiettivo della lotta?
    Per lottare e vincere bisogna essere tanti, dove sono gli uomini? Devono esserci anche loro, vanno coinvolti il più possibile.
    Quanto sarebbe stato diverso se Amadeus o Junior cally o tutti gli uomini anziché dire “non mi hanno capito”, hanno stravolto il significato di questo e quello, avessero detto: CI DISPIACE ABBIAMO SBAGLIATO, ma siamo pronti a cambiare (per esempio invitando donne “impegnate”) . Quanto sarebbe stata diversa la presenza di quelle donne sul palco? (non ho visto Sanremo, non vedo televisione da 8 anni, ho visto gli interventi delle donne su YouTube)
    Per lottare e vincere non bisogna avere PAURA di dire no, non ci sto mio caro Amadeus, non ci vengo a Sanremo a farti il “monologo” non ci sto a salvarti la faccia, non mi piego al patriarcato, mai!
    (la domanda su quante sono disposte a farlo la risparmio).

    • Non ho detto “ha proposto idee interessanti”… ma almeno ora abbiamo un dibattito.

    • Paolo ha detto:

      sarebbe utile per le femministe…smetterla di preoccuparsi della presenza di donne avvenenti

      bè che una parte del femminismo abbia un problema col concetto di bellezza fisica e con l’attrazione che suscita mi pare innegabile basta leggere alcuni articolo del blog lunanuvola.

      non credo affatto che Rula Jebreal si sia “piegata al patriarcato” accettando di fare quell’intenso monologo anzi..E’ stato importante che dieci milioni di spettatori che abitualmete non leggono questo blog e non leggono Betty Friedan e Simone De Beauvoir abbiano sentito quelle parole, se anche solo un terzo di quei dieci milioni si sarà sensibilizzato sarà comunque un risultato che altrimenti non si sarebbe raggiunto.

      tra l’altro la presenza di Jebreal era in scaletta da tempo,non è stata chiamata all’ultimo momento

    • Sandra ha detto:

      anche io come te non ho TV e ho visto del festival solo il monologo sul quale ci sarebbe tanto da dire ma non è questo il tema, credo che in questi casi giochi a sfavore anche la brama delle donne per la scarsità di occasioni, questo a volte ci porta a sentirci grate erroneamente.Immaginiamoci invece se a un certo punto del monologo,in aperta critica al famoso passo indietro, si fosse messa a parlare dei problemi nel riconoscere il consenso sessuale che hanno avuto sia il campione di calcio che il campione di basket ampiamente osannati (e le loro compagne portate in gloria).Non mi avete invitata per parlare di stupro?parliamone in modo femminista,o va bene solo quando la bella donna in ghingheri e piangente parla di un cattivone che non c’è?no no lo stupratore sei tu!questo è.Femminismo è lotta e richiede coraggio,invece con questo tipo di interventi fra 200anni faremo un passo avanti.

      • Paolo ha detto:

        a parte il fatto che per tutto il festival Amadeus è stato perculato da tutti copresa Rula per la battuta sul passo indieteo, cosa c’entra il fatto che è una “bella donna in ghingheri”? Che male c’è? La renderebbe meno credibile? Ma non diciamo fandonie! Che poi a Sanremo tutti sono “in ghingheri” donne, uomini belli e meno belli

  5. ... ha detto:

    “Non sono d’accordo, non credo che “l’unico uomo” abbia “proposto idee”, insomma non ha detto niente di nuovo, io ho letto solo le solite frasi trite e ritrite con cui si zittiscono le istanze femministe e non mi stupisco affatto che siano state scritte da un uomo

    1)”Ci sono tantissimi spazi in tutti gli ambiti portati avanti dalle donne” come a dire, lo spazio ce l’avete di che vi lamentate? Se non siete capaci a gestirlo è un problema vostro,”

    Ecco, questo è un esempio di pregiudizio. Si può non essere d’accordo, ma perché presumere che chi non la pensa come te ti vuole zittire? Nel merito del punto uno c’è il totale fraintendimento del mio pensiero. Mai pensato “di che vi lamentate” o che “non siete capaci”.

    E in particolare il motivo per cui l’ho scritto è per riprendere il discorso del post, che si interroga su cosa fare. Io non mi sono messo a dire cosa fare, ho solo fatto notare alcune cose. L’esempio dei libri serve a vedere che in altri campi ci sono azioni mosse da buone intenzioni che non portano a nulla.

    “Ma sbaglio o l’articolo del Guardian è di un giornalista uomo?”

    Sì, l’ha scritto un uomo. Un uomo fanatico. Io non critico le donne a prescindere, critico anche gli uomini. Come un altro fanatico o in cerca di visibilità che si mise a dire che Dunkirk di Nolan era razzista perché nel film non aveva incluso un reparto di indiani nelle forze alleate. Isteriche l’ho usato perché l’ha usato Riccio, so che è un termine che viene usato per gettare discredito e non l’ho usato con questo intento. Ho infatti preso l’esempio di un uomo, proprio perché non sto attaccando le femministe. In verità è un termine che veniva anche usato per entrambi i sessi.

    • Mattautentica ha detto:

      Non ho pregiudizi verso nessuno, e La prego di non mettere la cosa sul personale altrimenti finisce come con Amadeus che “non è stato capito”
      Mi auguro invece che i miei “appunti” possano essere spunto di riflessione, anche riguardo all’attenzione che bisogna avere nell’uso delle parole (la cosa ovviamente vale anche per me ).
      Vede se ci si interroga sul perché il pensiero femminista non arrivi al grande pubblico, o peggio direi io: “arriva deformato e stravolto da un sistema di informazione per la gran parte asservito al potere patriarcale” , e Lei risponde che gli spazi gestiti dalle donne sono tanti in tutti gli ambiti, beh mi scuso se sono stata precipitosa nel pensare male, ma di certo anche Lei non si è proprio sforzato per evitare che venisse frainteso, anche perché io tutti questi “spazi” faccio fatica a vederli.
      A questo punto Le chiedo cortesemente di spiegarsi meglio, ma soprattutto di specificare cosa intende per “l’obiettivo che si vuole raggiungere”
      Per quanto riguarda l’articolo del Guardian, Lei dice di criticare “anche gli uomini” ma stranamente lo fa biasimando le donne che se non vogliono “passare per isteriche” non devono “mai accusare Tarantino “. È un sistema un po’ contorto di ragionare, ma oramai si può dire tutto e il contrario di tutto e poi se qualcuno lo fa notare allora è affetto dalla grave malattia del “pregiudizio” o del “totale fraintendimento”.
      Spero che la cosa non diventi un “dibattito ” tra me e Lei perché in tal caso mi defilo subito, non è costruttivo e non è quello che voglio, perché serve solo a sviare l’attenzione sulle questioni che ha sollevato Riccio e che hanno ispirato il mio commento

      • Foxtrot ha detto:

        “io tutti questi “spazi” faccio fatica a vederli”

        Vorrei capire meglio il tuo punto di vista.
        Che tipo di spazi ti mancano, che vorresti avere e ritieni che ti siano negati?

      • Veramente la domanda è “quali sono questi spazi?” Non mi pare siano stati nominati…

      • Mattautentica ha detto:

        Quali siano questi spazi andrebbe chiesto a “uomo unico” (o tre puntini, visto che non si firma neanche con un nickname), è lui che li ha menzionati per primo
        Io nella logica del discorso ho immaginato si trattasse di spazi nell’informazione, visto che il tema era “come arrivare al grande pubblico”. In questo ambito, gli spazi in mano alle donne (sarebbe più opportuno dire al femminismo, visto che si può essere donne ma non femministe così come si può essere uomini e femministi) sono molto pochi e soprattutto sono poco visibili.
        Ma anche volendo includere altri ambiti, come associazioni, centri, istituti, insomma luoghi proprio fisici, anche questi “siccome che so’ cecata” faccio fatica a vederli.
        Per quanto riguarda gli “spazi mi sono negati” voglio apertamente denunciare il fatto che trovo sempre il bagno occupato quando mi serve!

  6. ... ha detto:

    Brevemente sull’articolo del Guardian. Commento da tempo Riccio, anche facendo battute (come non fare battute su Paolo e Danny DeVito?), per cui commento senza pesare tutte le parole.
    Riccio si pone il problema di come non passare per le solite eccetera, usando sarcasticamente certi termini, che pure vengono usati da maschi e femmine per prendere in giro il femminismo più o meno seriamente. Io qui non l’ho mai fatto, pure se ogni tanto parlo di fanatismo.
    In questo caso ho usato anche io il registro sarcastico, per dire di non imitare quel tizio. Se fai un articolo in cui dici che Tarantino ha veramente superato il limite e il suo film è schifosamente misogino, e poi milioni di persone vedono un film che di misogino non ha nulla, penso non sia il caso di imitarlo. E ho fatto anche l’esempio di quell’altro che ce l’aveva con Dunkirk, che è tutt’altro argomento. E direi lo stesso di un comico indiano che ha fatto un documentario per tacciare i Simpson di essere razzisti, per via del personaggio Apu.
    Per quanto riguarda l’obiettivo e gli spazi più estesamente spiegherò meglio con calma.

  7. Sandra ha detto:

    Le femministe hanno davvero poco potere e vengono attaccate da più parti anche al di fuori dell’Italia come sappiamo. Bisognerebbe non farsi illusioni circa l’utilità degli interventi delle donne di spettacolo, che anche se sensibili al tema del femminismo non hanno una preparazione adeguata e rischiano come si è visto anche in altre occasioni di depotenziare il messaggio femminista. Penso che gli sforzi delle femministe in Europa debbano concentrarsi per la realizzazione di un programma comune, anche in Italia ci dovrebbe essere la nascita di un partito dichiaratamente femminista per poter essere finalmente rappresentate in Parlamento e avere così voce in capitolo e visibilità oltre che sulla presentazione di che cosa è il femminismo anche su tutti gli altri temi importantissimi è temuti dal patriarcato.

    • Paolo ha detto:

      per essere rappresentate in Parlamento bisogna superare una soglia di sbarramento che mi pare sia al 4%, insomma ci vuole tanta gente di ambo i sessi che ti voti e non è facile. sulle donne di spettacolo sensibili al tema sono d’accordo: il loro aiuto è certamente bene accetto perchè raggiunge un pubblico più vasto là dove attiviste e intellettuali fatalmente parlano a persone già sensibilizzate, insomma “predicano ai convertiti” ma bisogna anche ricordare che una donna di spettacolo è prima di tutto una attrice/cantante/giornalista tv/conduttrice ecc.. e non c’è assolutamente nulla di male, solo che fa un mestiere diverso da quello dell’intellettuale-scrittrice-sociologa-accademica femminista quindi non possiamo aspettarci chissà quale priofondità di analisi non perchè sia stupida ma perchè fa un altro lavoro

  8. Sandra ha detto:

    Paolo non è questione di soglie, al massimo il problema sono i mezzi economici,appoggi nei media, la presenza di femminismo in posti che gli uomini si tengono ben stretti,io spero che tra un paio di anni si possano creare politiche dichiaratamente femministe,come sta accadendo altrove.Il femminismo non è mai stato così popolare in tutto il mondo,di contro non si sono mai visti tanti criminali a governo del pianeta,ma la figura maschile sarà sempre più collegata al irragionevolezza,al sopruso ,alla violenza, i partiti femministi o che si ispirano al femminismo saranno il futuro,ammazzare politiche,attiviste femministe, giornaliste, veicolare ingenti flussi di denaro per promuovere la donna-oggetto, la cultura dello stupro o campagne anti aborto sempre più fanatiche non produrrà mai più gli effetti sperati.A fronte della povertà di mezzi del femminismo bisogna usare una strategia comune, come già scritto nell’intervento di Mattautentica.Per quanto riguarda le donne di spettacolo ricordiamoci o capiamo una volta per tutte che saranno anche le uniche a parlare di femminismo per ovvi motivi, perché a parlare di violenza maschile e femminismo non vengono mai invitate le persone competenti?Sai che figure i nostri ebeti tronfi!

    • Paolo ha detto:

      sulla questione della “donna oggetto” ho delle perplessità ma vorrei parlare della questione “persone competenti”.
      quanti scienziati altamente competenti ci hanno palato dei cambiamenti climatici?Tanti. Chi li ha ascoltati? Nessuno. Poi arriva una ragazzina svedese che non ha le competenze di uno scienziato, che è troppo manichea (come tutti gli adolescenti) e tutto quello che volete ma ha creato un movimento mondiale come nessuno sienziato è mai riuscito a fare.
      non dico che è giusto ma a volte persone “non competenti” o non del tutto competenti sanno parlare ai cuori delle persone come i “competenti” non sanno fare, vale anche per il femminismo.
      Il femminismo “pop” di una Beyoncè non avrà mai la profondità di analisi di un saggio scritto da una accademica femminista non può averlo perchè Beyoncè non è un’accademica ma proprio per questo raggiunge un pubblico che libri e articoli femministi scritti da persone “competenti” non raggiungono. Non sarà giusto ma è così

  9. Mattautentica ha detto:

    Invidio l’ottimismo di Sandra, io non credo che il femminismo sia così popolare (nel senso positivo, quello che crea consenso) nel mondo (secondo me un partito femminista in Italia non supererebbe neanche la soglia di sbarramento) e sono piuttosto scettica circa la possibilità di una “strategia comune” perché considero il movimento femminista di oggi estremamente frammentato nelle idee e negli obiettivi.
    Mi chiedo, se si dovesse fare il “Manifesto del partito femminista”, che cosa ci scrivereste ?
    Per non parlare del fatto che un partito avrebbe bisogno di una/un leader, chi potrebbe essere?

    • Mr Pendejo ha detto:

      https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/11/06/utopia-femminista-nella-svezia-rosa.html
      “Concita de Gregorio – L’ utopia femminista nella Svezia rosa
      […]La questione è che in Svezia nell’ aprile di quest’ anno è nato un Partito Femminista – è nato, non esisteva prima – che si candiderà alle elezioni politiche del prossimo anno e che i sondaggi hanno accreditato al suo esordio di un gradimento del 25 per cento da parte dell’ elettorato, e di una ragionevole intenzione di voto dell’ 8 per cento. Un’ enormità, difatti Le Monde, il New York Times e l’ Herald Tribune gli hanno subito dedicato le prime pagine sotto titoli che dicono, più o meno: che altro vogliono le donne, in Svezia? Una buona domanda, quindi tutti a leggere il programma di Feministiskt initiative e della sua energica ma esile e sorridente leader Gudrun Schyman, già segretario dell’ ex Partito comunista, ora Partito della sinistra, abbandonato appunto per «manifesto maschilismo». La seconda notizia, assai meno divulgata, è che nel giro di sei mesi il Partito di iniziativa femminista è imploso in una ridda di risse interne, quattro delle fondatrici se ne sono andate dicendo una di essere vessata in quanto «eterosessuale borghese», un’ altra «per deficit democratico», una terza per «l’ effetto boomerang che la proposta sta producendo». Ad oggi [6/11/2005 N.d.C] le intenzioni di voto sono crollate all’ 1,3 per cento, le chat pullulano di frasi di scherno (maschili) corredate con le facce dei diavoletti sorridenti, l’ agenzia Internet di scommesse Unibet dà l’ ingresso delle femministe in Parlamento al 4.5: punti 100 corone ne vinci 450, non è moltissimo ma fa già gola. Dunque cosa è successo? E’ successo questo: l’ala radicale ha preso il sopravvento. Al congresso di settembre, il primo congresso, il femminismo per così dire gentile e dialogante è stato sconfitto dal femminismo armato. Il vento della vendetta storica si è abbattuto sulle docenti universitarie, le filosofe del pensiero di genere, le liberali che insieme avevano fondato il gruppo: vendetta sui maschi.
      L’ ala omosessuale, bisessuale, transessuale del partito ha imposto il suo programma: distruggere l’ ordine patriarcale. Proprio così: distruggere. Di seguito, i punti del programma.
      Primo, tassare alla nascita tutti i bambini maschi. Tassarli in quanto maschi, perché siccome gli uomini a parità di incarico guadagnano il 25 per cento in più delle donne è giusto che rifondano la somma che usurperanno fin dal momento in cui vengono al mondo.
      Secondo, e conseguente: risarcire del 25 per cento di salario sottratto e ristabilire immediatamente la norma «equal pay for equal work».
      Terzo: eliminare i nomi sessuati, dare ai bambini nomi neutri in modo che possano decidere loro, da grandi, se si sentono maschi o femmine.
      Quarto: obbligare gli uomini a stare a casa otto dei sedici mesi concessi dallo Stato per la maternità/paternità. Non «dar loro la possibilità di»: questo è già legge. Obbligarli.
      Quinto: abolire il matrimonio e sostituirlo con un «codice di convivenza civile» che non faccia riferimento al genere e al numero delle persone coinvolte. Il quinto punto ha subito fatto pensare ad una legittimazione della poligamia perciò le proponenti hanno dovuto precisare: odiosa poligamia esclusa.
      Sesto: limitare la presenza degli uomini dei gruppi direttivi al 25 per cento. Settimo: stabilire per legge che nessuna donna deve percorrere più di 15 minuti di strada a piedi per raggiungere un servizio essenziale.
      Ottavo: rivedere la legge sulla violenza sessuale nel punto in cui si dice che la donna offesa deve dimostrare di aver resistito. La donna, anche nell’ ambito domestico, non deve fornire un silenzio assenso all’ atto sessuale ma deve esplicitamente richiederlo.
      Nono: aprire un’ inchiesta governativa che stabilisca perché le ambulanze arrivano più tardi quando a patire un infarto è una donna.
      Decimo: abolire la monarchia.
      […]”

      • Sandra ha detto:

        Sei molto preoccupato vero?

      • Mr Pendejo ha detto:

        “[…]La seconda notizia, assai meno divulgata, è che nel giro di sei mesi il Partito di iniziativa femminista è imploso in una ridda di risse interne, quattro delle fondatrici se ne sono andate dicendo una di essere vessata in quanto «eterosessuale borghese», un’ altra «per deficit democratico», una terza per «l’ effetto boomerang che la proposta sta producendo». Ad oggi le intenzioni di voto sono crollate all’ 1,3 per cento[…]”

      • Sono notizie un po’ datate. L’articolo che citi è del 2005. Poi c’è stata l’elezione di Soraya Post… Comunque ne abbiamo parlato qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2018/12/10/femministe-al-parlamento-europeo/ con una lettrice residente in Svezia.

      • Foxtrot ha detto:

        “Sei molto preoccupato vero?”

        Naturalmente non posso rispondere per conto di Mr Pendejo.
        Per quanto mi riguarda, invece, auspico che tali programmi (e anche più radicali, perché no?) trovino la propria realizzazione il più presto possibile, anche in Italia.
        Sono dispiaciuto, piuttosto, in quanto persona curiosa delle dinamiche e delle evoluzioni sociali, per il fatto che con tutta probabilità non vivrò abbastanza a lungo per assistere alle conseguenze di tali cambiamenti nel medio/lungo periodo.

      • Antome ha detto:

        Nessuno ha la sfera di cristallo Foxtrot, hai visto gli anni fine 60′ – ’70, nel bene e nel male è ancora tutto da scrivere, coesistono moltissime correnti e anche se il femminismo è molto popolare, la sua opposizione atta a screditarlo è particolarmente polarizzata al punto che entrambi i lati (di cui non postulo alcuna equivalenza, chiarisco ^-^) possono parlare di una società e cultura che ad essi si oppone e vederla come egemono. Gli antifemministi vedono il femminismo come establishment, poichè come dice Paolo, quello pop si fa più strada, almeno tendenzialmente, ma è anche quello che più si presta a fraintendimenti e attacchi, spesso comunque del tutto pretestuosi e propagandistici o qualunquisti. L’uomo qualunque è in difficoltà e su di lui gravano delle aspettative sessiste meno analizzate dal femminismo pop che si concentra sulle donne, teoricamente la parte mascolinità tossica le copre, ma la macchina del fango si attiva e dice sì ma l’affido, il divorzio, gli alimenti, le donne gratis in discoteca e da lì abbiamo tutte le sfumature dal mra moderato antisessista femminista inconsapevole anti strawman feminism, fino alla tana del bianconiglio di red pill, black pill, incel, etc.
        Ti dico già che condivido l’analisi del bisessismo ed è un malinteso che neghi il patriarcato e che non sia compreso nel femminismo, io ritengo che lo rafforzi e Riccio è anche la prima a dire che come residuo culturale è portato avanti anche da molte donne che hanno per dire determinate aspettative nei confronti di altre donne a altri uomini e questa hanno una responsabilità paragonabile agli uomini, anche se non identiche poichè minore è la loro quota di potere, ma mandano il messaggio che il femminismo per gli uomini non paga e le donne non lo chiedano nei loro desideri.

    • Paolo ha detto:

      in effetti ci sono tante questioni su cui il movimento femminista è diviso in modo credo insanabile, pensiamo alle divergenze radicali che esistono tra il femminismo “intersezionale” molto sensibile alle istanze LGBT e queer e il femminismo della differenza di Luisa Muraro che ha una visione molto diversa. E poi tutte le divergenze sulla questione del porno

      • Sandra ha detto:

        Paolo “tante questioni insanabili”ti giuro che mi hai fatto ridere! Che esagerazione!di insanabile per le femministe non c’è niente, guarda tutto quello che abbiamo ottenuto e in che condizioni, senza ammazzare nessuno, in 70 anni che stiamo votando avete già bisogno di millantare femminismo per raccattare dei voti e credibilità che state perdendo giorno per giorno. Per quanto riguarda il porno vedrai che quando metteremo mano all’educazione sessuale andrà in disuso. Ti anticipo,non mi interessa se a te piace il porno o il film romantico e la tua solita tiritera su quanto sono utili le piume di struzzo alla causa femminista me la perdo volentieri.

      • Paolo ha detto:

        “avete” “state” con chi ce l’hai? io non faccio il politico quindi non ho bisogno di raccattare nessun voto, e non millanto nulla, dico sempre quello che penso. Riguardo alle conquiste ottenute dalle lotte femministe in Occidente sono d’accordo con te. Sono un uomo ma non sono tuo nemico, anche se tu credi il contrario forse.

        rilevo solamente che ad esempio sulla questione della gestazione per altri o utero in affitto si è verificara una spaccatura che non mi pare sanabile (vedi tutta la vicenda di Arcilesbica) ma se mi sbaglio sono contentissimo, giacchè trovo deleterie queste contrapposizioni

      • Paolo ha detto:

        E c’è anche la questione delle persone trans con una parte del femminismo che definisce TERF un’altra parte. A me sembra che su questi temi ci sia una divisione profonda, ma se mi sbaglio ne sono felice

      • Sandra ha detto:

        Non ti gasare Paolo che ti conosco a memoria, amico delle femministe see… non diciamo corbellerie! Studio dei fenomeni e inchieste (senza autoreferenzialità), raffronto con la realtà degli stessi, relativi incontri con le femministe di altri paesi, questo potrebbe essere un esempio ,uno dei modi per capire e risolvere le “tante insanabili”. Amico mio è Patrick Zaky, e poi se non ami Lunanuvola, ma che vuoi?☺️

      • Paolo ha detto:

        vabbè pensala come ti pare. gli anti-femministi mi chiamano femminista zerbino e le femministe mi danno del maschilista e mansplainer. E’ i mio destino stare sulle scatole a entrambe le parti.

        Comunque se queste divergenze sono sanabili sono contento ma finora non mi pare che si siano fatti passi avanti per sanarle. spero che si facciano.

        e a costo di irritarti ti dico che sul modello nordico (penalizzare i clienti delle prostitute) sono p d’accordo con te (anche perchè preferisco moire vergine piuttosto che avere un rapporto sessuale con chi non è attratto da me, mi sentirei uno stupratore)

    • Sandra ha detto:

      il femminismo invece è talmente popolare che molti lo usano come specchietto per le allodole, vedi Renzi o Leu salvo poi fare tavolate di soli uomini che non vanno molto lontano.Elly Schlein,femminista, 35 anni con un ottima formazione politica, in Emilia Romagna ha fatto il pieno di voti e nel suo simbolo appare proprio la parola femminista, che evidentemente per lei non è solo una parola, un’altra realtà interessante è Potere al Popolo con un bellissimo programma improntato al femminismo, certo loro non hanno alle spalle il PD e sono una formazione recente.In Svezia Fi,in Inghilterra Women’s Equality Party(quest’ultimo partito femminista sta studiando come aiutare il sorgere di altri partiti femministi in posti tipo la Svizzera),in altre parti del mondo le curde combattenti femministe ,in Cile il partito Alternativa Femminista, poi alexandria Cortez ,altra femminista,le ultime primarie hanno visto il più alto numero di donne di sempre, molte delle quali femministe,Marielle Franco l’unica donna femminista tra 51 consiglieri comunali, ci sarebbe dovuta essere lei al posto di bolsonaro se non la avessero uccisa come saprai. Ci sono anche tanti altri esempi nel mondo che testimoniano l’urgenza del femminismo come unica risorsa possibile per il futuro. Mi scuso per la lungo scritto.

  10. Sandra ha detto:

    Modello nordico ,credo sappiate di cosa si tratta,dal 1999 adottato guarda caso dalla Svezia accolto poi in Norvegia, Finlandia, Irlanda, Islanda, Francia, Canada e Israele, è molto probabilmente anche dalla Spagna e la piattaforma femminista Fronte Abolizioniste sta mobilitandosi per chiedere che le prostitute siano trattate come vittima di violenza e penalizzare i clienti ,molti comuni stanno già aderendo verrà inoltre riconosciuto il 23 settembre giornata internazionale contro lo sfruttamento sessuale. Tutto questo grazie alle tante prostitute ,ex prostitute supportate dalle femministe di tutti i paesi che si sono messe in cammino e hanno fatto il giro del mondo per testimoniare sulla realtà della prostituzione.

  11. ... ha detto:

    Per il discorso degli spazi non avevo in mente qualcosa di specifico. Prima di scrivere mi sono letto il libro di Jessa Crispin, che ha dei punti in comune con questo discorso, fra i principali proprio la critica all’idea che la diffusione attuale del femminismo non sia positiva, per vari motivi. Questo per dire che tale diffusione sembra palese, positiva o meno che sia. Secondo Crispin è stato un errore perché per far digerire il femminismo lo si è annacquato in una soluzione pop e individualista priva di asperità. D’altra parte nessuna corrente di pensiero quando raggiunge i grandi numeri è univoca e viene interpretata da tutti allo stesso modo. Per cui se l’obiettivo è la circolazione del pensiero mi sembra che non ci sia nulla da cambiare. E non credo sia un problema come si è percepiti. Salvini non ha avuto alcun timore di passare per razzista e fascista, perché lui si rivolge ad altre persone. E questo lo si vede anche in altri temi, tipo i vaccini: nessuno cambia idea perché gli viene detto di farlo, soprattutto quando è emotivamente coinvolto. Con gli anti-vax hanno successo le figure di cui possono fidarsi, medici e pediatri, è tempo perso parlarci.
    Mentre se l’obiettivo è dare visibilità a una specifica organizzazione allora c’è bisogno di un soggetto con un nome, uno statuto, un programma eccetera, come ne nascono ogni tanto, con più o meno fortuna.
    Torno al punto degli obiettivi: ad esempio come è stato scritto quando si metterà mano all’educazione sessuale il porno cadrà in disuso.
    Ora, questa idea su cosa si basa? Nessuno prevede il futuro, ma la cosa per me interessante è che in ogni caso l’educazione sessuale può essere positiva; però se l’idea di partenza è errata (io credo lo sia del tutto, e non per una questione di gusto), ciò non porterà affatto al declino del porno, porterà altri tipi di benefici. Oggi le donne hanno acquisito maggiore libertà sessuale. Questo ha comportato più donne che usano il proprio corpo per fare soldi e ottenere visibilità. Non solo tutte le figure varie di starlette di cinema e tv, con i social la cosa si è estesa: mogli dei calciatori, sportive, qualunque ragazza o donna avvenente; più ragazze con canali youtube e account social che si mostrano, in intimo e in bikini, che hanno account patreon a pagamento con contenuti più o meno espliciti, canali personali su Pornhub. Più ragazze che dicono di guardare porno e che sono molto esplicite circa la loro sessualità pubblicamente. Che insomma, di mettersi i colori di guerra non hanno alcuna voglia né motivo. Tutte queste cose non erano previste quando nelle strade si manifestava (perché, come ricorda Crispin, il femminismo non è mai stato mainstream, e ciò non-ostante ha ottenuto conquiste).

    • Perché credi che le donne “usino il corpo” più oggi che 50, 100 o 200 anni fa? Doversi a tutti i costi procurare un marito per sopravvivere, cos’ha di diverso da quello che fanno le donne contemporanee? Sempre di scambio sessuo – economico si tratta… piuttosto, oggi invece sempre più donne hanno delle alternative.

      • Paolo ha detto:

        ti si potrebbe rispondere che 100 o 200 anni fa le donne dovevano essere o fingere di essere vergini e caste, oggi una vergine casta almeno in occidente non ha alcun successo o viene vista tutt’al più come una creatura strana.. un uomo vergine non ne parliamo

        devo dire che io che sono un uomo vergine (non per scelta mia ma per la mia timidezza) tutto sommato preferisco l’occidente

        in realtà io credo che oggi in occidente ci siano più alternative quindi più possibilità per le donne di scegliere liberamente cosa fare e come farsi strada nella vita (con quali mezzi) usando tutte le armi a disposizione inclusa l’avvenenza (che NON è l’unica arma, non lo è mai stata non lo è oggi, è una delle armi e comunque l’intelligenza serve sempre) se vogliono e possono, gli uomini avvenenti non si fanno grossi problemi a usarla quando ce l’hanno

      • Antome ha detto:

        Avete ragione a metà entrambi (o con Paolo “embetrè” cit. Pazienza), spero di non essere supponente, ma, sì da una parte ha qualcosa di diverso che dover trovare un marito per sopravvivere perchè non si poteva trovare lavoro autonomamente, così come i tacchi non sono esattamente il niqab occidentale. C’è una pressione economica e culturale a portarli, ma non c’è alcun obbligo esplicito e sono sempre più accettate alternative più comode come tacchi più bassi e grossi, zeppe, ballerine, persino mocassini.
        Non si può nemmeno liquidare come … come una scelta in presenza di molte alternative poichè ci vorrebbe la convinzione che sia facile quanto o non meno difficile che per gli uomini farsi strada nei loro stessi modi e chi intraprende la strada non è generalemente convinta di questo. Comunque il patriarcato è presente nella visione, seppure sottile e subdola di una donna di cui fruire in modo indipendente dalla reciprocità del suo piacere, non che ovviamente il guardare una richieda questo, ma l’idea che una donna se all’uomo in questione non attizza per età o altro debba non spogliarsi troppo è una trope goliardica molto presente nel livello semi ironico del discorso cameratesco (scusate il parolame simil fuffaro ^_^), sei bella? Spogliati, ne vogliamo vedere, sei brutta/vecchia, che schifo resta vestita.
        Come abbiamo detto nella credenza che il rapporto debba essere mediato dalla necessità della donna, si teme il potere dell’individuo donna. La donna non teme altrettando la bellezza maschile, per dire, perchè quindi un uomo temerebbe il potere femminile? Per lo stesso motivo per cui la si crede ipergamica e quindi si vede l’attrattività dell’uomo come un differenziale di potere per qualunque uomo non sia, in questa narrazione, in quel fantomatico 10% di uomini.
        … nelle sue formule dubitative affermava comunque in passato, anche qualora ci fosse della verità in studi per lui stesso discutibilissimi per cui le donne sarebbero attratte dalla mascolinità tossica autocertificata (che è già una forzatura nell’interpretazione), citarla in articolo con il titolo di “non preoccuparsi della mascolinità tossica” sarebbe comunque assurdo, essere attratti da qualcosa di dannoso, anche fosse una attrazione “naturale” non la renderebbe meno dannosa e preoccupante ma al contrario da mediare molto culturalmente.
        Tornando al vendersi, beh, teoricamente anche se è vero che è aumentato il benessere, possiamo fare il discorso che prima i non contratti a cottimo stile Amazon e Co- della gig economy non esistevano.
        Ovviamente una non libertà senza regole, quale il liberismo, va per sua natura a scontrarsi con le garanzie delle conquiste civili e della eguaglianza sulla carta, tendendo a conservare vecchi bias e snaturando tali conquiste, non per questo con l’effetto di riportarle ai vecchi tempi, ma in modo ovviamente diverso.

      • Paolo ha detto:

        il corpo di un uomo vecchio è brutto e poco attraente come il corpo di una donna vecchia (non conosco spogliarellisti over 70), non è questione di potere o non potere, è una realtà oggettiva: certi mascihi umani e certe femmine umane sono in linea di massima meno attraenti fisicamente di altre/i, niente può modfocare questa realtà, niente può condizionarci a eccitarci per certe persone e non per altre,o succede o non succede. accettiamolo

      • ... ha detto:

        Non so se lo usano di più in senso assoluto, lo usano di più in un senso preciso che secondo il pensiero femminista sarebbe oggettificante e di subordinazione rispetto ai rapporti di forza, nonostante i passi avanti. Le vallette in tv secoli fa non c’erano. Instagram venti anni fa non c’era. Qui non parliamo della ragazza romena o nigeriana strappata da un villaggio e portata in Europa. Quello che succede oggi è in aperta contraddizione con la teoria, poiché queste ragazze e donne di oggi non sono costrette dalla necessità a mostrarsi, hanno titoli di studio e alternative, ma scelgono di fare una cosa che secondo il femminismo non avrebbero dovuto fare, perché più si è libere meno si accettano i ruoli imposti. Come per l’esempio del porno, visto come un’esternalità negativa che scomparirebbe modificando l’educazione. E invece lo fanno proprio in quanto maggiormente libere e con maggiori alternative, proprio perché non hanno più bisogno dei soldi degli uomini. Con lo stipendio di un marito medio ci fai molto poco se hai certe mire. Conosco Garofalo e ho letto il suo libro sulla prostituzione, molto istruttivo, non ho invece ancora letto i saggi di Tablet, ma nell’articolo c’è un abbaglio per quanto riguarda l’economia attuale. Vedere tutte le donne o i neri come il proletariato degli uomini bianchi è oggi sbagliato. Non c’è una ricchezza finita a monte gestita dai bianchi che viene elargita in cambio di prestazioni. La moglie di un calciatore una volta beneficiava dei soldi del marito, oggi se una è molto bella e capace sul piano imprenditoriale sfrutta la visibilità e il suo aspetto per fare un marchio di se stessa.

      • Secoli fa non c’era la TV, appunto, ma c’erano altri canali per mezzo dei quali le donne potevano vendere la loro immagine per guadagnarsi da vivere. Vogliamo parlare delle modelle degli artisti? Non erano forse donne che sapevano fare buon uso del loro aspetto? Alcune sono persino riuscite ad affermarsi come pittrici: http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/suzanne-valadon-marie-clementine-valadon/. Se parli così è perché non conosci la storia delle donne. Ci sono sempre state le donne che non avevano nessuna scelta e le donne che riuscivano ad ottenere qualcosa in più: le donne costituiscono la metà della popolazione mondiale e ci sono donne in ogni classe sociale. Ma questo non impedisce che tutte le donne, anche le più privilegiate, siano vittime della discriminazione di genere.

      • Paolo ha detto:

        va detto che oggi in occidente i rapporti uomo-donna prevedono sentimenti, amore non è sempre e solo sesso in cambio di mantenimento, per fortuna. e in occodente le donne possono mantenersi da sole

      • Guarda Paolo che i sentimenti ci sono sempre stati… e temo abbiano poco a che spartire con la discriminazione.

      • Paolo ha detto:

        voglio dire che secoli fa non ci si sposava per amore in occidente tanto è vero che erano i genitori a combinare il matrimonio, i sentimenti se c’erano tanto meglio ma l’amore non era considerato necessario per sposarsi, i motivi più cogenti erano altri quindi secoli fa il matrimonio era di fatto uno scambio sessuo-economico (nei casi peggiori un vero e proprio stupro legale) organizzato dalle famiglie degli sposi in cui il sentimento era opzionale, oggi in occidente non è più così per fortuna: oggi, checchè se ne dica, le persone decidono in autonomia se sposarsi e sopratutto scelgono chi sposare e l’amore è ritenuto importantissimo per stare insieme con o senza matrimonio. Ci possono essere ancora persone in occidente che si sposano per interesse ma non sono la norma, per fortuna

      • ... ha detto:

        “Ma questo non impedisce che tutte le donne, anche le più privilegiate, siano vittime della discriminazione di genere.”
        Non lo impedisce in linea di principio, ma ha senso pensare che tutte le donne siano vittime della discriminazione di genere in relazione a ogni cosa? Le donne che sfruttano la loro immagine oggi non stanno ottenendo qualcosa in più rispetto alle briciole da una posizione comunque subordinata. Queste donne di oggi di subordinato non hanno nulla. Sono subordinate solo al mercato, e il mercato è composto da uomini e donne. Una musicista oggi può scegliere di puntare solo sulla musica, su un mix di musica e immagine, o solo sull’immagine. Lo stesso vale per una youtuber: solo contenuti, contenuti e immagine, solo immagine. Per questo è differente rispetto al passato. L’economia e gli ordinamenti giuridici cambiano le cose. Un conto è dire che pure una donna ricca può essere vittima di discriminazione, e un conto è dire che anche la ricchezza di quella donna è comunque una prova della discriminazione, perché deriva comunque da uno scambio asimmetrico. Per questo la mia domanda sugli obiettivi. Fra gli obiettivi c’è una società nella quale le donne non useranno il loro corpo per soldi o visibilità? Se lo chiede anche Tabet: “quale sarà la possibilità di una sessualità egualitaria, fuori cioè da ogni condizione di oppressione, senza costrizioni, una sessualità libera di esprimersi, di sperimentare, non legata alla divisione tra i sessi e alle relazioni di potere?” Non capisco perché fra queste possibilità non viene incluso anche tutto l’insieme di comportamenti che ho descritto.
        Ecco, poi mi fermo (a parte se qualcuno è interessato), capisco l’importanza dell’immaginare qualcosa di radicalmente diverso, che è anche la critica principale di Jessa Crispin al femminismo liberal, ma di fronte a certi fatti penso che le ideologie e le premesse sulle quali si basano vadano anche riviste (come è avvenuto per psicanalisi e marismo). Come pure l’idea che il mercato e la società gerarchica (condivisa anche da Crispin) siano un prodotto del patriarcato.

      • “ha senso pensare che tutte le donne siano vittime della discriminazione di genere in relazione a ogni cosa?”
        Partiamo dalla definizione di discriminazione: la discriminazione consiste in un trattamento non paritario attuato nei confronti di un individuo o un gruppo di individui in virtù della loro appartenenza ad una particolare categoria.
        Due sono le caratteristiche necessarie a definire discriminazione un atteggiamento nei confronti di un individuo o un gruppo di individui: un trattamento particolare, diverso rispetto agli altri individui o gruppi di individui; un’assenza di giustificazione per questo differente trattamento. Il secondo punto è fondamentale per chiarire che esistono trattamenti particolari non discriminatori, perché trovano il loro fondamento nella situazione nella quale vengono agiti. La morbosa attenzione – checché ne dica Paolo, il quale si rifiuta ostinatamente di prendere in considerazione gli studi in mateoria – della nostra società nei confronti dell’aspetto fisico delle donne è una forma di discriminazione, ovvero un trattamento particolare ingiustificato. E dico che è ingiustificato perché non c’è nulla di biologico, di genetico che possa giustificarlo, ma è solo la conseguenza della storia e della cultura della nostra specie. Che ci siano delle donne che cercano di trarre il maggior numero di benefici possibili dallo status quo e donne che invece vorrebbero vivere in una società diversa, di per sé non è un dato che ci dice nulla sulla discriminazione che le donne nel loro complesso subiscono.

      • Antome ha detto:

        Le modelle esistevano anche prima, solo che appunto non c’era la tv … .

    • Paolo ha detto:

      e comunque un uomo o una donna (che siano attori o cantanti) che “mostrano il corpo” non vuol dire che non abbiano talento artistico e intelligenza, sono cose che possono co-esistere e co-esistono spesso

  12. alessiox1 ha detto:

    Penso che quando si parli del rap, cosi come della musica in generale si dimentichi qualcosa di importante, i videoclip musicali cosi come le canzoni in se devono essere considerati al pari di: film,serie tv,videogiochi,libri ecc… quindi come prodotti di fantasia.
    E quindi vale la libertà artistica, il discorso sarebbe ovviamente diverso se parliamo di politi o giornalisti, oltretutto mi sono visto il videoclip incriminato del rapper che è andato a Sanremo, ovvero Junior Cally, in quel video prima della famosa scena incriminata si vede lui che ha commesso una strage, non capisco come mai nessuno però dice nulla di quella scena? allora l’avrebbero dovuto accusare di fare propaganda per strage/terrorismo, eppure per quella scena non si è detto nulla.
    Poi sul fatto che molti ragazzini lo prendano ad esempio, tocca ai genitori e alle scuole essere loro ad educare i giovani, poi non parliamo di un prodotto destinato ai bambini/ragazzini, non è in torto il rapper.
    Poi le femministe quando si lamentano non si lamentano solo per la violenza, che potrei anche capirlo, ma anche sull’oggettivazione, qualcuno dovrebbe spiegare alle femministe, che è normale che un rapper etero condisca i suoi video pieni di donne poco vestite e molte scene quasi erotiche, il rap è questo se esso non è di loro gradimento nessuno le obbliga a sentirlo e guardarlo.
    Sulle Sardine che fanno la loro riunione 8 marzo, forse vogliono coinvolgere le femministe a questo tavolo, dato che ora loro devono trovarsi un identica, cosa che per il momento non è ben chiara.

  13. Davi ha detto:

    Come volevasi dimostrare, dopo Skioffi, fai la crociata anche contro Junior Cally, l’avevamo previsto noi amanti del Rap e difatti la nostra previsione si è rivelata fondata

    Ancora femministe che vogliono imporre a rappers di “cantare solo quello che alle femministe piace”. Quando il Rap parla male di altri maschi non ti dà così fastidio, però.

    Il Rap è musica “da strada” che ha sempre parlato di violenza e volgarità, di cinismo, su tutti e contro tutti.
    Lo fa anche in senso umoristico o solo per shoccare, fine a se stesso. Come fa anche il rock pesante.
    Ci trovi offese, esagerazioni, bestemmie, contro tutti e tutti. Non solo contro le femmine. Ci trovi pure offese contro “i bianchi”, o esaltazioni delle rapine e delle sparatorie, di look estrosi con catene d’oro, rolex e ciondoli esagerati (“bling bling”)
    Qualche volta, sono cose che sono state messe in pratica.
    Altre volte, la maggioranza, no. è questo che continuate a non capire.
    Che se qualcuno parla di violenza, non è detto che poi la metta in pratica. è finzione, è catarsi, è “giocare” col proprio lato oscuro (che tutti abbiamo, ce l’hai pure te, anche se ben nascosto)

    Sono forme legittime di arte, perché l’arte deve anche parlare di cose atroci, violenti, schifose, non solo di “sole-cuore-amore”. Sai che noia se si parlasse solo di storie d’amore e di argomenti politically correct!

    Non se ne può più di questo accanimento contro personaggi rappers (più o meno kitch) che hanno il diritto di scrivere quello che vogliono, come ce l’hai già tu, questo diritto, di scrivere quello che vuoi. Le femministe che continuano a tirare in ballo accuse di “femminicidio” li stanno facendo passare come dei criminali, come se fossero loro ad aver ucciso le donne.
    Non è così. Interpretano un personaggio cattivo, kitch, per spettacolo. Per scandalizzare, anche.

    Se ti piacciono, te li ascolti e te li vai a vedere dal vivo, se ti fanno cagare, torna a sentire Mozart. Ah no, aspetta, anche la musica classica è sessista, visto che i più grandi musicisti in questo genere sono tutti maschi.
    Chiediamo che vengano proibiti anche concerti di musica classica, offendono le femmine, visto che si suonano tutti pezzi composti solo da maschi del 1700 e del 1800…

    Il Rap può parlare di tutto, te lo avevo già spiegato nel dettaglio altrove, resta il fatto che può e deve anche parlare di violenza, sessismo, volgarità, umorismo nero e argomenti torbidi e contraddittori. Lo fa anche descrivendo la realtà che vede.
    Non sei tu (né quelle che la pensano come te) che deve imporre ai rapper di scrivere “questo sì, questo no”.
    Una femmina che ascolta Rap lo capisce benissimo che è finzione e parodia.
    Idem un maschio che se lo ascolta.
    Noi ascoltatori di Rap NON vogliamo un Rap all’acqua di rose. Non vogliamo un Rap “bon ton approvato dalle femministe”, mieloso e zuccheroso, con rappers che “fanno supervisionare i loro testi a voi femministe, per avere o meno l’approvazione”.
    Non sei tu o altre femministe che potrà imporre che “il Rap cambi” e impedire a chi ama questa musica di usufruirne “senza il tuo permesso, senza la tua approvazione”
    Io, che sono bianca, non ho problemi a sentirmi anche artisti rap suprematisti neri che giudicano i bianchi una m…
    Non ho problemi, perché se mi piace la musica, la ascolto a prescindere dal testo.
    Non grido “pericolo razzismo al contrario!”, prendo quei gruppi come provocatori che si esauriscono lì.

    Occupati di cose più serie (per esempio, la condizione delle donne nei paesi islamici) invece che indignarti perché “i rappers scrivono cose sessiste” per finzione o per fare successo e scandalo, e poi finisce lì, essendo spettacolo e finzione. (e voi volete proibire anche i loro concerti)

    Sono pochi gli assassini che hanno “ucciso ispirati dal Rap” (me ne trovi qualcuno, a parte i fatti di cronaca successi molti anni fa che hanno comportato sparatorie tra rapper rivali? tutti maschi, per giunta? Li però non parli di “uomini misandrici che odiavano altri uomini” o “maschicidio”…).
    Molti di più quelli che si fanno esplodere dopo aver “trovato la fede nel corano”, (e che ti posso citare io, per vedere se sono più gli assassini del Rap o quelli religiosi a fare stragi…) ma ovviamente tu sei più impegnata a fare la crociata contro “i musicisti sessisti del Rap” (o i registi)
    e a chiedere limitazioni alla loro libertà di espressione perché a te dà fastidio l’horror, la musica violenta, il porno, e allora nessuno può usufruirne solo perché “tu li trovi offensivi per la tua sensibilità”… tu sei il Bene, chi usufruisce di questi prodotti “è il Male, il Deviato” che deve “cambiare, farsi istruire dai detentori del Bene, pentirsi e farsi ammaestrare da voi paladini del Bene”.

    Un po’ come quei musulmani che “hanno trovato offensive le vignette di Charlie Hebdo” facendo quello che hanno fatto… il punto è questo qui, il non tollerare ciò che ti dà fastidio ed estendere il “proprio fastidio” a legge universale pretendendo che “a tutti debba dare fastidio”.

    Chi critica il femminismo contemporaneo dicendo che è manicheo per sua stessa impostazione ideologica dice una cosa vera. Così come chi sta facendo notare che siete moraliste e bacchettone. E pure censorie. Come le peggiori dittature. Infatti, come ti è già stato fatto notare, quando è “un comitato che approva o meno l’arte” si è già sotto qualche dittatura.

    In quanto donna, no, non sono offesa per Skioffi, Junior Cally, Fabri Fibra e simili, che interpretano personaggi spacconi e sopra le righe, come è l’anima del Rap, e che nella vita vera sono dei “pezzi di pane” tutti incensurati e non responsabili se domani il femminicida di turno (che neanche ascolta Rap) fa fuori la sua ex moglie, visto che la responsabilità del crimine è personale, non “istigata” da una canzone. Gli assassini sono tali per motivazioni inconsce e psicologiche che hanno radici in eventi traumatici della loro infanzia, non uccidono perché “hanno ascoltato la canzone, visto il film”. Non si diventa assassini così facilmente, solo perché “hai toccato un cd Rap”

    Non sono infastidita a vedere un film horror con donne macellate (insieme ai personaggi maschili), appunto, trattasi di horror, quindi di sangue e budella. (se voglio vedermi cose dolci e simpatiche vado a vedermi un film sentimentale)
    Non sono infastidita se un uomo si fa una pugnetta su un film con Moana, come non sono infastidita se una donna si masturba con un vibratore fantasticando su qualche modello sexy.
    Non sono neanche infastidita da autori dissacranti e violenti, come de Sade, che, in linea con le tue critiche contro il Rap, pure lui dovrebbe essere “proibito e boicottato”, visto che nei suoi libri parlava di orgia e violenze varie e assortite, il tutto condito da umorismo nero.

    Queste cose non danno problemi a me, perché io so distinguere la realtà dalla fantasia.
    e viceversa.
    è chi considera la musica, l’horror ecc. “istigatori alla violenza” e chiede condanne e denunce per i suoi autori, lanciandosi in crociate contro di loro (esattamente come i fanatici religiosi e la Destra… tutti uniti nel vietare musica e concerti, o film e videogames) che ha qualche problema a distinguere la fantasia dalla realtà.

    Infine, una domanda: se domani una rapper (femmina) fa uscire una canzone dove inneggia allo sterminio dei maschi o alla castrazione (oppure una regista fa uscire un film dove si vedono uomini picchiati e castrati), tu ti scandalizzi in ugual modo e scrivi l’articolo contro la rapper e la regista misandriche, oppure non ti importa granché, visto che “ad essere perversa e orrenda” è solo la rappresentazione grafica, musicale e cinematografica della violenza sulle donne, se è violenza sui maschi si può fare e rappresentare senza particolari problemi morali, né critiche contro chi la idea, né critiche contro chi la visiona? Perché se te la pigli contro la musica Rap misogina, sii coerente e prenditela anche contro certe cose misandriche che abbiamo visto in tv come quello sketch dove veniva detto “gli uomini sono tutti pezzi di m… \anche il mio papà?\soprattutto il tuo papà”.
    O questa non vale, non ti indigna e non ti irrita come invece il testo di Skioffi o Junior Cally? Sei\siete molto coerenti…

    • Mi spiace che tu abbia perso tanto tempo a scrivere questa tua accorata difesa, ma questo post non parla del rap, o di Junior Cally. Anzi parla proprio del fatto che spesso e volentieri le istanze del femminismo o rimangono del tutto inascoltate, oppure travisate ad arte per ripetere a pappagallo le solite argomentazioni antifemministe, nella speranza, probabilmente, che le donne si stanchino di ascoltare sciocchezze sulla misandria o il “suprematismo nero” (aiuto! ma come si fa?) e si convincano che ogni dialogo è impossibile.
      In effetti, quello che scrivi è davvero tanto, tanto deprimente; cose come “Gli assassini sono tali per motivazioni inconsce e psicologiche che hanno radici in eventi traumatici della loro infanzia” dimostrano che di tutto quello che è stato detto, scritto, pubblicato fino ad oggi tu non hai ascoltato, compreso, recepito nulla. Ci suggerisce anche che probabilmente tendi ad usare parole delle quali non comprendi appieno il significato (penso ad “inconscio”), ma soprattutto dimostra che non sai proprio come si affronta una discussione, non ti sfiora neanche l’idea che un’affermazione del genere debba fondarsi su qualcosa di molto più concreto della tua cieca convinzione di essere nel giusto per essere sostenuta (ci sono fior fiore di esperti della psiche che hanno diffusamente spiegato perché quella che dici è una scemenza, ma non andiamo di nuovo fuori tema).
      Ecco, il post parla proprio di questo, delle persone come te. Come si discute con una persona così? Come si può aprire una conversazione produttiva con qualcuno che non riesce neanche a comprendere quale è il tema di un articolo?

      • Davi ha detto:

        Comincio a capire perché altrove ridono di te.
        e in generale, considerano il femminismo un movimento per quattro androfobe sempre pronte a vedere il male e lo stupro ovunque.

        sai quanto puoi essere accurata in tutto ciò che scrivi contro il Rap, quando neanche conosci una storia di questo genere musicale. Che andrà avanti ad essere estremo e sboccato, perché è nato per questo, per essere truce e scandalizzare, esattamente come lo è il rock nelle sue forme più estreme ed alternative, mettiti (mettetevi) l’animo in pace. Come sono sboccati i rapper uomini (e nel Rap, si inveisce anche contro gli stessi maschi), lo sono anche quelle poche rapper donne. Solo che quelle non le critichi, perché non ti danno fastidio… come non ti dà fastidio la denigrazione che la figura maschile subisce, in generale.
        Tu vedi solo il sessismo contro le donne, ma la discriminazione maschile in certi ambiti tu non la vedi. Nonostante ormai sia proprio palese.

        e saresti tu, quella nel giusto e quella obiettiva? Che di certi crimini femminili neanche ne parli di striscio? Come mai non parli della storia di William Pezzullo, sfregiato con l’acido?
        o delle madri infanticide?
        ti interessano solo le morti femminili, uccise per mano maschile?
        quelle sì, per imbastire i tuoi articoli e poi trovarti “il capro espiatorio” di turno a cui addossare tutti i mali della società: se non è Skioffi, è Junior Cally, e domani avrai già trovato altri da incriminare per “presunte violenze, narrazioni di femminicidi, sessismo, odio per la donna, la società va a rotoli”. Ti ricordo che i due signori in questione sono incensurati. Interpretano personaggi al di sopra delle righe, kitch, gradassi, esattamente come tanti altri rappers e musicisti. O davvero credi che uno come Alice Cooper, sceso dal palco, si metta per davvero a ghigliottinare donne?

        Noi non vogliamo un Rap all’acqua di rose, men che meno un Rap che passa “per l’approvazione di voi femministe”. I Rappers non devono venire a chiedere il permesso a voi, prima di fare un testo, men che meno prima di suonare dal vivo. Né loro, né altri musicisti. Se la musica maschile, violenta, misogina (tra le altre cose delle quali si può parlare, già ti dissi che il Rap parla di ogni cosa, ci sono quelli esagerati e ci sono quelli più politici e riflessivi, introspettivi) ti fa schifo, non l’ascoltare, visto che nessuno ti obbliga, ma non venire a fare crociate morali degne dei “family day”.

      • Risus abundat in ore stultorum, ci dicevano da piccoli a scuola, ai miei tempi. Ho sempre pensato che fosse un proverbio molto ingiusto nei confronti della risata. A quanto pare ci sono situazioni alle quali calza a pennello.
        Vorrei solo cogliere l’occasione per scusarmi al posto tuo con Pezzullo, diventato, a dispetto della sofferenza che ha patito, uno di quei terrificanti ritornelli delle persone incapaci di condurre una discussione. “E allora le foibe? E allora Pezzullo? E allora Bibbiano? Perché non andate nei paesi islamici?”, come un disco rotto, senza alcuna capacità di ricondurre gli slogan ad un pensiero coerente, senza alcuna capacità di approfondimento. Mi ricordi tanto un personaggio comico interpretato anni fa da Caterina Guzzanti, Vichi: poche idee e confuse, tanta rabbia del tutto ingiustificata, parecchia ignoranza e altrettanta arroganza. Un personaggio che può anche fare tenerezza, davvero, fai tenerezza, sono quasi tentata di scansarti con grazia invitandoti ad andare a giocare da un’altra parte. Invece non ci si può permettere di sottovalutare le persone come te, soprattutto quando cianci a vanvera degli uomini “discriminati”. Dove le leggi certe cose? Dove ti documenti? Quali sono le tue fonti? Che ricerche leggi, a quali autori, giornalisti, saggisti ti affidi? Che strumenti utilizzi per valutare l’autorevolezza delle tue fonti? Sapresti darmi una definizione di discriminazione?

  14. Davi ha detto:

    Ricciocorno, il povero William è stato ospitato a lungo sui siti “dei maschilisti”. Non te li linko, perché già li conosci. E non sto qui a farti il copiaincolla con quanto hanno detto loro su quella storia. Loro. Non voi femministe “bon ton”.
    Ti scandalizzi per un testo rap che è finzione recitativa?
    ottimo, scandalizzati anche per la storia di William (non mi pare tu abbia fatto un post) e su come è stata trattata la sua aguzzina. (rispetto ad assassini o violenti uomini)
    Quanto alle fonti, ricerche ecc. perché, tu credi di essere oggettiva? Non lo sei. Selezioni anche tu quello che ti fa comodo. Difatti tante cose che non dici le dicono sui siti che confutano certe cose che per te sono “sacrosante verità”. Vedi il fenomeno delle infanticide, per esempio, che trovi trattate altrove, ma che per te “non esistono granchè, visto che non dai molta visibilità”

    Semplicemente, da amante del Rap e della musica ti e vi vengo a dire che “musiche approvate dalle commissione di femministe moraliste” mi e ci fanno ribrezzo.
    E non perché io approvi tutto quello che ascolto, ma perché (come ti è stato fatto notare) quando c’è un comitato che decide “questo sì, questo no” è la morte dell’Arte e l’inizio della dittatura (tutte le dittature hanno la loro arte ufficiale di regime, e bruciano quello che è “perverso, non allineato”)

    Per cui il testo osceno, sboccato, violento, volgare se non da palese idiota (che gioca a fare l’idiota, ma anche no) come tanti testi rap, sono sempre meglio di una forma d’arte “fatta per compiacere voi femministe, su quello che voi ritenete lecito”, che sarebbe un’ arte “che è stata approvata” e quindi svuotata di ogni carica sovversiva ma anche disgustosa, perché ognuno di noi ha una propria personalità.
    Che c’è ed è legittimo ci sia, se ho voglia di sentirmi musica con testi putridi, sapendo benissimo che è finzione e stereotipo.

    La libertà di espressione, anche con parole squallide, schifose, putride, è preferibile alla dittatura del “buon gusto” moralista e censorio, che dice “questo sì, questo no” e pretende che tutti si allineino con quanto loro ritengono giusto.
    L’umanità è stata a lungo schiava di teocrazie dove non era possibile sostenere niente di diverso da
    quello che “i paladini del Bene, del Bello, del Giusto” ritenevano fosse sacrosanto. Non rimpiango quei periodi (che esistono ancora in zone non occidentali) e se si inizia a porre freno e limite alla libertà di espressione (che può anche essere dare della tr+ia ad una donna o dello str+nzo ad un uomo, nella finzione del testo di una canzone) è un ritorno a quei periodi cupi della storia dell’umanità.

    Il Rap può parlare d’amore, ma può parlare anche di donne con t+tte grosse, macchinoni e pimp, o sparatorie e droghe (come lo può fare anche il rock nei suoi tanti stili)
    chi canta certe cose o impersona personaggi sul palco non è responsabile delle azioni di tizio e caio, che per uccidere non hanno bisogno di “ascoltare musica rap”
    Un rapper ha libertà di scrivere un testo, colto e bellissimo, o squallido e da burino, come tu hai la libertà di scrivere un blog con quello che ti pare.
    Moralismi, crociate, censure e denunce sono strumenti delle peggiori dittature.
    e sono proprio articoli come questi che vi stanno facendo fare pessime figure, non a caso, sembrate moraliste e bacchettone tipo la signorina Rottermeier (che poi è l’immagine stereotipata che stanno affibiando a tutte le femministe del web, la zitellona acida e col nasino sempre raggrinzito come se sentisse puzze ovunque andasse)
    tali e identiche a quelle che si vedono ai family day (lì vogliono proibire i siti, artisti ecc. a tema LGBTQ perché “istigano all’omosessualità, c’è pericolo che chi ascolti Lady Gaga diventi un trans!, che chi ascolta i Queen, diventi un gay!”)
    tu sei convinta che Junior Cally e simili “istighino al femminicidio, alla svalutazione della donna”,
    per cui sono evidenti le somiglianze tra te e chi pensa che un cd di Lady Gaga istighi a diventare dei trans vestiti di lustrini e di piume e quindi chiede che il materiale in questione venga proibito.

    ma mi sono dilungata anche troppo, e neanche mi interessa farti e farvi cambiare idea, ma semplicemente prendere le difese della libertà d’espressione che voi rivendicate per voi
    per la vostra “battaglia” ma poi volete togliere a chi la libertà di espressione la usa anche per ruttare e dire cose da osteria, ed è lecito, perché se non ti piace il personaggio in questione, non lo ascolti e nessuno viene a prenderti a casa, trascinandoti per i capelli, rinchiudendoti in una cantina per farti sentire il Rap Gangsta contro la tua volontà.

    Tra l’altro, lo dicevo già altrove, è meschino far passare tutto il Rap come se fosse “tutto il Gangsta o il Bling Bling” o anche la Trap (che dai puristi Rap non viene neanche considerata similare al Rap Old School, ci sono faide nei vari generi e sottogeneri) che sono poi quei settori con testi palesemente cafoni, sessisti, esagerati (contro tutti e tutti, si parla anche di ammazzare poliziotti, ma nessuno grida alla “misandria del rap contro i poliziotti maschi!”) kitch, inneggianti a droghe, sballo, scopate, cazzeggio.
    Mi spiace, ma il Gangsta Rap non nasce per avere testi alla dolce stil novo, se vuoi sentirteli ti vai a sentire altri generi di musica oppure selezioni artisti Rap non Gangsta che magari fanno apologia al vegan.
    E mi dispiace, ma no, uno che ascolta o suona Gangsta Rap non è detto che “sia violento” e metta in pratica rapine, può anche vestirsi in giacca e cravatta, lavorare come avvocato ed essere un marito devoto e premuroso.

    A me piace l’Old School, ma non vado in giro con una sveglia appesa al collo, come facevano i Public Enemy.

    La chiudo qui, non ho altra roba da aggiungere e da commentare, ti ringrazio per lo spazio concesso e vado a transitare altrove.

    • L’oggettività non esiste. Chiunque di noi, anche quello meglio intenzionato, non può che offrire un punto di vista.
      Poi: qualunque prodotto destinato alla vendita è pensato, soprattutto da chi ci mette i soldi, come un qualcosa atto a compiacere qualcuno. E non lo dico io, lo dicono i tuoi eroi, quelli che stai difendendo qui in nome di un concetto molto romantico di “arte”. Ti rimando a Skioffi: “Io quando avevo scritto quei pezzi avevo due dischi. Ne avevo uno serio, pop, e uno trap trash. Parlandone con i produttori mi hanno detto: “Questo è vincente, è trash. Così non lo fa nessuno. Fai questo e avrai il tuo successo”. Ho seguito quel consiglio e sono esploso. Ho fatto 4 milioni di views, spotify, il tour in Italia. Quindi è andato bene così. Io preferivo l’altro album.” (https://www.trendit.it/amici-19-skioffi-replica-accuse/)
      Quindi smettila con questa manfrina dell’arte, perché qui non si tratta di arte, ma di ricerca di views. Tuttavia, molto probabilmente la violenza sulle donne non rende così tanto, visto che successivamente questi giovani in cerca di successo provano a cambiare registro.
      Quindi, mi dispiace molto che qui tu trovo un approccio critico a ciò che compiace te – d’altra parte sei una che nel tempo libero naviga i siti maschlisti – ma soprattutto mi spiace che non riesci neanche ad essere onesta con te stessa. Sei tu quella si ammanta di un alone di santità che non ti si addice proprio: se scrivi qui i tuoi papiri di invettive, è perché sì, ti piacerebbe che le persone la pensassero tutte come te, perché sei convinta della superiorità del tuo punto di vista, come tutti quelli che esprimono la propria opinione. Che senso avrebbe esprimerla, se non pensassimo che è una buona opinione?
      Quindi smettiamola con questi stupidi dibattiti sulla “libera espressone del pensiero”, che non c’entra nulla con quanto si sta discutendo qui. Dibattere e difendere la propria opinione è un modo sano di vivere in mezzo agli altri. Qui nessuno va in giro a rinchiudere cantanti nelle segrete, né tantomeno li si tortura perché smettano di cantare.

      • Paolo ha detto:

        però il pericolo che in ambito artistico si affermi una specie di commissione etica (non gestita dal governo ma dal tribunale popolare di twitter) che giudichi alcuni romanzi/film/canzoni come “eticamente valide” e altre non valide e basi il giudizio solo su quello, è un pericolo reale che non riguarda solo la musica ma anche la letteratura, negli USA sta già succedendo: http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2020/02/04/se-non-sei-sincera-ti-minaccio-di-morte-a-partire-da-jeanine-cummins-e-sulla-letteratura-iperrealista/
        senza contare tutti coloro che hanno maledetto J.K. Rowling per certe sue dichiarazioni improvvide sula transessualità

      • Ma qui non c’è nessuna commissione, non c’è una autorità. Ci sono delle donne, che sono una parte del pubblico, che esprimono la loro sofferenza. La differenza sta nel potere.

      • Paolo ha detto:

        e questo è assolutamente legittimo, ma anche le persone di origine messicana e latina che in USA se la prendono con il libro di Jeanine Cummins esprimono una sofferenza (in quanto quel libro darebbe una rappresentazione stereotipata del Messico, perchè l’autrice è una bianca che avrebbe raccontato male una realtà non sua ecc..). Persino gli scrittori come Stephen King che hanno osato parlare bene del romanzo sono stati insultati e considerati razzisti. E stiamo parlando di un romanzo i cui contenuti sono molto meno violenti, volgari e sgradevoli di un testo rap
        mi chiedo: il legittimo sentimento di offesa che un romanzo o un film può suscitare in alcune persone o in un gruppo, è un criterio per giudicare la valenza artistica di quell’opera o per impedire al suo autore di partecipare a festival, gare, presentazioni ecc..? Secondo me no
        prendiamo Nascita di una nazione di Griffith, è un film esplicitamente e odiosamente razzista in cui il Ku Klux Klan è dipinto positivamente mistificando la storia, penso che gli afro-americani odino quel film e hanno tutte le ragioni per odiarlo, ma ogni persona decente non può che trovare odioso quel film sul piano dei contenuti (come è odioso Bagattelle per un massacro di Celine) ma se chiedessero di non farlo proiettare nelle scuole di cinema o nelle rassegne sbaglierebbero perchè sul piano tecnico ed estetico quel film (razzista) è un’opera fondamentale

      • Antome ha detto:

        Paolo a volte è sbagliato tacciare di razzismo determinati romanzi, quindi si deve criticare la critica? Noi pensiamo che esista un modo per esprimere un’analisi critica senza invocare la censura e immagino che se si tratta di censura che ti preoccupi un po’ anche l’idea che si censuri l’analisi invocando lo spettro della censura dell’opera? Forse la soluzione è criticare la critica con cui non si è d’accordo?
        Davi mi sembra esprima doppiamente, come Andrea in Dols “l’insulto sessista” ciò che afferma deplorare nel femminismo, cioè che la sua opinione sia superiore alle altre, senza particolari nuance e sfumature, ovvero il femminismo è misandrico, chi è antisessista non può che essere antifemminista, al femminismo non frega nulla degli uomini e delle donne violente, vuole mantenere le norme di genere che vanno a vantaggio delle donne, etc.
        Si può apprezzare l’hip hop e godere in modo distaccato e dissociato dalle parti sessiste come finzione e racconto, ma è censoria una analisi critica che ne denunci la matrice patriarcale e talvolta la non condanna? Non significa censurare e richiedere un bollino di approvazione.

      • Paolo ha detto:

        criticare la critica che non condivido è quello che faccio

    • Per ciò che riguarda Pezzullo: l’unico motivo per cui è tanto amato in certe fabbriche di produzione dell’odio, è perché è funzionale alla costruzione di un argomento fantoccio: serve a raccontare ai lettori ingenui e disinformati come te che è ora di sbattere in faccia alle femministe odiatrici di uomini che le donne sanno essere cattive come gli uomini e che il fenomeno della violenza di genere è un’invenzione mirata ad occultare la violenza femminile. Le uniche persone che possono trovare affascinante una simile narrativa sono quelle che non sanno che il femminismo non sostiene una sueriorità biologica delle donne: non è l’apparato sessuale a determinare i comportamenti umani, ma essi sono il frutto di una molteplicità di fattori, fra i quali una cultura misogina che giustifica, minimizza e/o rende sexy/glamour/accattivante la violenza sulle donne. Certo che ci sono donne malvage, e la loro esistenza, insieme alla loro inferiorità numerica, è uno dei dati che corrobora l’analisi femminista.
      Il femminismo vorrebbe operare sul contesto sociale, rendolo un terreno meno favorevole ad una situazione come quella attuale, nella quale a fronte di un Pezzullo (la cui irrilevanza statistica non sminuisce l’enorme sofferenza che patisce) abbiamo un gran numero di donne sfigurate, rese invalide e uccise. Proprio perché non c’è nulla di genetico nella violenza, possiamo pensare di intervenire.

      • Paolo ha detto:

        su pezzullo concordo con riccio

        sulla cultura misogina, certamente ci sono prodotti artistici che veicolano questa cultura (non tanti come si crede e certamente non i film di Tarantino, e non la maggioranza di film e serie tv sopratutto di recente produzione), bisogna vedere quale sia il modo migliore per contrastare tale cultura, di sicuro non sono le richieste di censurache anzi rischiano solo di attirare l’attenzione su chi si vorrebbe censurare (e offre a questi soggetti la possibilità di fare le vittime), io prima delle polemiche ignoravo chi fosse junior cally

  15. Mattautentica ha detto:

    In Italia esiste una legge (riprendo alcuni brani di un articolo de Il Fatto Quotidiano)
    “È il principale strumento legislativo che l’ordinamento italiano offre per la repressione di chi commette crimini d’odio. Questa è la legge Mancino, la norma introdotta nel 1993 sanziona con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o multa fino a 6mila euro chiunque faccia propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, oppure istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. La pena aumenta con il carcere da sei mesi a quattro anni per chi invece istiga, con qualunque modalità, a commettere o commette atti di violenza o di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

    Inoltre la legge condanna gesti, azioni di incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici,nazionali o religiosi.

    Da tempo si discute della possibilità di inserire nel testo l’estensione della legge Mancino anche ai reati basati sulla discriminazione in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere. La modifica è stata approvata alla Camera nel 2013, ma non ha mai ricevuto l’ok in Senato”

    Tra le priorità del movimento femminista forse dovrebbe esserci quella di far passare questa modifica
    Insomma piuttosto che chiedere che tizio o caio non siano ammessi a questa o quella trasmissione, sarebbe più fruttuoso fare pressioni per far passare questa modifica al Senato.
    Perché se i cari rapper facessero una canzone in cui si esprimono così:
    “Ti ammazzo brutto negro di merda”
    Oppure così:
    “cane di un ebreo non mi hai mai dato il culo adesso me lo prendo”
    (con tanto di video esplicativo),credo che nessuno si azzarderebbe a difenderne la “libertà di espressione” in quanto artisti.

    La differenza tra un film sull’olocausto, come può essere Schindler’s List, o uno sull’apartheid, come Mandela, e una di queste canzoni rap di cui si parla sta nella modalità di espressione: tutti rappresentano una realtà, ma mentre i primi denunciano la violenza, le seconde istigano alla violenza.
    La differenza è sostanziale
    È giusto condannare chi istiga alla violenza?
    Si, esattamente come è giusto condannare chi la commette

    • Paolo ha detto:

      io difenderei la libertà di espressione di qualunue artista, scrittore, cantante anche di uno che doce coise ideologicamente odiose, le idee orrende si battono con altre idee più giuste. Come ti ho detto, sono contrario pure a censurare le antisemite (e infami) Bagatelle per un massacro di Celine. sono favorevole a una critica feroce che demolisca questi testi che veicolano idee infami

      • Io no Paolo. L’arte non può essere la scusa per non assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

      • Paolo ha detto:

        Concordo con te, per chi commette un’azione delittuosa c’è il codice penale. Non capisco in quale modo io giustificherei i reati commessi da un’artista solo perchè non voglio censurare le sue opere anche quelle con contenuti eticamente esecrabili

      • Non si tratta di censurare, Paolo. Si tratta di smetterla di usare la parola “arte” per fingere che certi prodotti non abbiano alcuna influenza sulla società nella quale vivamo. La cosiddetta arte è uno strumento potentissimo, non per nulla c’è chi ha pensato di servirsene per scopi che poco hanno a che fare con il godimento estetico che un’opera può procurarci. E’ giusto che un artista faccia i conti con questo aspetto del suo lavoro, ma soprattutto che questi giovanotti la finiscano di raccontarsi e di raccontarci che la loro arte “racconta la realtà”, come se il loro non fosse un punto di vista sulla realtà. Tu qui Paolo non hai problemi ad ammettere che ci sono opere chiaramente anitsemite. Hai mai sentito qualcuno di questi artisti ammettere di essepre chiaramente misogini? Mi viene in mente solo un rapper che ammette “Scusa stronza ma la mia penna è maschilista”, ma nelle interviste contrappone il maschilismo “provocatorio” e “sincero” del rap all’ipocrisia della canzone d’amore: https://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2013/04/22/news/salmo_il_mio_rap_da_alta_classifica-57265270/?refresh_ce
        Che ci sta dicendo Salmo? Che la crudeltà contro le donne è “vera” e “naturale”, mentre ogni sentimento d’affetto, che si esprime con trasporto e delicatezza è falso. Io non credo che si rendano pienamente conto di quanto sia potenzialmente distruttivo un messaggio del genere. Un articolo del Time affermava qualche hanno fa che la capacità di empatizzare dei bambini sta diminuendo: https://time.com/4495016/parenting-empathy/
        L’empatia, caro Paolo, non si insegna: si apprende in modo implicito, per osservazione, e anche le canzoni, la musica che ci circonda hanno il loro peso. Un artista dovrebbe rendersi conto che “raccontare” non è una azione neutra né ininfluente, ma contribuisce a plasmare il mondo che racconta. Se vi chiedete che cosa vogliono le donne che protestano, ecco, è questo: che si finisca di sostenere ipocritamente di essere dei “narratori” irresponsabili, e si cominci ad agire con la consapevolezza di essere attori, “costruttori”, in quanto artisti.

      • Personalmente, preferisco un artista come Salmo. Almeno non ci ammorba con la sciocchezza “non sono maschilista perché amo la mia mamma.” Credo che con una persona abbastanza consapevole da rendersi conto che ciò che canta e la cultura in cui è immerso sono maschiliste si possa aprire un dialogo più costruttivo che con chi si nasconde dietro lo “storytelling”.

      • Paolo ha detto:

        “costruttori significa che se scrivo un romanzo doive un ragazzo fa una strage nel suo liceo e dopo un tizio che ha letto quel romanzo fa una strage nel liceo è responsabilità mia? Stephen King pensa di sì dato che ha ritirato dal mercato il suo romanzo, scritto sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, Ossessione (ora introvabile se non forse in qualche mercatino dell’usato) proprio per questa ragione, anche Kubrick ritirò per quakche tempo Arancia meccanica dai cinema britannici , io invece credo che King e Kubrick avrebbero dovuto lasciare le loro opere in libera circolazione .

        guarda che sulla misoginia nel rap e non solo nel rap (pensa a certi testi di Marco Masini) concordo con te e anch’io trovo devastante e falso dire, come fa Salmo, che “solo la misoginia è vera e i buoni sentimenti invece no”, (meno sulla misoginia nei film), però deve essere risolto all’interno di quel mondo, ogni intervento esterno verrà, magari a torto, visto come censorio o come “femministe bigotte politically correct nemiche del rap/del divertimento” e non servirà a nulla se non a indurre i fan a chiudersi ancora di più. Non è giusto ma è così che le polemiche contro Junior Cally e Skioffi e Fabri Fibra prima ancora, sono state viste, servono davvero secondo te?

      • Paolo ha detto:

        costruttori significa che se scrivo un romanzo dove un ragazzo fa una strage nel suo liceo e dopo un tizio che ha letto quel romanzo fa una strage nel liceo è responsabilità mia? Stephen King pensa di sì dato che ha ritirato dal mercato il suo romanzo, scritto sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, Ossessione (ora introvabile se non forse in qualche mercatino dell’usato) proprio per questa ragione, anche Kubrick ritirò per qualche tempo Arancia meccanica dai cinema britannici , io invece credo che King e Kubrick avrebbero dovuto lasciare le loro opere in libera circolazione .

        guarda che sulla misoginia nel rap e non solo nel rap (pensa a certi testi di Marco Masini) concordo con te e anch’io trovo devastante e falso dire, come fa Salmo, che “solo la misoginia è vera e i buoni sentimenti invece no”, (meno sulla misoginia nei film), però deve essere risolto all’interno di quel mondo, ogni intervento esterno verrà, magari a torto, visto come censorio o come “femministe bigotte politically correct nemiche del rap/del divertimento” e non servirà a nulla se non a indurre i fan a chiudersi ancora di più. Non è giusto ma è così che le polemiche contro Junior Cally e Skioffi e Fabri Fibra prima ancora, sono state viste, servono davvero secondo te?

        anche perchè questo tipo di “musica” vive anche se non sopratutto delle polemiche e delle accuse di sessismo/razzismo ecc.. che suscita. Bello Figo sostanzialmente non esisterebbe senza le polemiche che suscita

      • Mi hai già fatto questa domanda e ti ho già risposto. La responsabilità di un atto criminale è personale, ma questo non significa che il contesto non abbia un ruolo. E questa storia del divertimento, beh c’è il tempo per divertirsi e il tempo per parlare seriamente. Non mi interessa l’opinione di chi ritiene che il tempo si possa impiegare in un modo soltanto.

      • Paolo ha detto:

        quindi King ha fatto bene secondo te a ritirare il suo romanzo e vorresti che altri lo imitassero e/o fossero indotti a imitarlo? Perchè credo che la nostra divergenza d’opinioni stia qui e non sulla valutazione di alcuni testi rap.

      • Non so di che romanzo si tratta quindi non saprei. Quello che non comprendi tu – e neanche la fan indignata che si è scatenata qui – è che il problema non è cosa si narra, ma come si sceglie di narrarlo. In generale posso rispondere che sì, apprezzo un autore capace di fare una riflessione del genere.

      • Paolo ha detto:

        io invece credo che un autore o autrice possa scrivere quel che vuole come vuole e debba accettare poi ogni tipo di critica, ma nessuna opera deve sparire per motivi etici-morali e ideologici, e se è l’autore a deciderlo autonomamente non è che sto meglio

      • Paolo ha detto:

        insomma libero cinema libera letteratura e libera anche la critica della stessa (e la critica si può pure non condividere)

  16. RAGIONANDO ha detto:

    Personalmente non condivido nemmeno mezzo piffero, di quello che dice Ricciocorno, e anzi non la sopporto perché è prepotente e secondo me propugna in modo molto malcelato una dittatura del pensiero in cui tutto deve essere “correct” sulla base dei suoi standard: una sorta di Fahrenheit 451 matriarcale e contro le donne (nella mia opinione, come detto).

    Però una riflessione sul mezzo artistico che veicola contenuti distruttivi e violenti va fatta: non è così semplice pensare che siccome “è arte”, si può mostrare tutto quello che si vuole: pedofilia, violenza sulle donne e sugli uomini, razzismo, e quello che volete.

    Perché bisognerebbe fare i conti con le capacità metacomunicative del mezzo utilizzato, che deve dimostrare di essere non quello che rap/presenta e veicola, ma un mezzo che fa riflettere su quello che racconta. E non è così semplice, per un film o una canzone violenta dimostrare che sono un film o una canzone, e non solo un contenitore di immagini o frasi violente: per i bambini, ad esempio, non è affatto semplice capire che ciò che vedono in tivù o sul pc, magari da soli, non può essere riprodotto tale e quale nella vita quotidiana.

    L’arte contemporanea, da questo punto di vista, ha un problema di metacomunicazione, e la nostra cultura mi sembra che non l’abbia risolto, perché appare in molti settori, quelli di consumo intendo, più interessata ad un contenuto ad effetto che prenda subito, che non ad un contenuto in grado di far riflettere.

    Messa da questo punto di vista, menate femministe a parte, Riccio ha una volta tanto un briciolo di ragione

    • Paolo ha detto:

      quindi siccome “ci sono i bambini” non si fanno più opere dal contenuto controverso, provocatorio, disturbante? Solo roba edificante? E’ questo che si vuole? Io voglio che nel cinema, nella letteratura ecc.. ci sia tutto, ciò che è edificante e ciò che non lo è. altrimenti liberiamoci anche di Lolita, che è il racconto in prima persona di un pedofilo che non fa che nobiitare e auto-giustificare la propria perversione. Lo buttiamo via? Non sono d’accordo. Non bastano i divieti ai minori?Mi spiace ma sarò sempre contro la censura

      • Antome ha detto:

        Non ha detto che non si possono fare, sta anzi contrapponendo l’analisi, la libera critica e la riflessione alla censura, a suo dire in contrapposizione con Ricciocorno, lui/lei pensa nella sua testa per via di ciò che attribuisce al femminismo, ma inconsapevolmente a favore.

    • Antome ha detto:

      Non ti sei accorto/a di esser difatto d’accordo con Ricciocorno?
      E’ possibile che un tuo malcelato pregiudizio contro il femminismo ti porti ad assumere che questa sia la sua intenzione nella sua espressione di questa critica?

      • RAGIONANDO ha detto:

        Scusa Antome, non comprendo bene cosa vuoi dirmi (ammesso che ti rivolga a me!).
        Puoi spiegarmi meglio?
        Comunque, per quanto mi riguarda si, sono d’accordo -in larga misura- con Ricciocorno
        Grazie per la risposta

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