La sorella di Shakespeare

Ieri sera andava in onda il film “Il giovane Karl Marx“, che, come il titolo spiega perfettamente rendendo questo inciso piuttosto ridondante, racconta gli anni di formazione del filosofo tedesco.

Uno degli eventi fondamentali nella vita di Marx come nella storia della filosofia e della politica è l’incontro con Friedrich Engels. Il film lo racconta così: Engels è a casa di Arnold Ruge, per discutere dei suoi articoli pubblicati sulla rivista che Ruge ha fondato e per la quale scrive anche Karl Marx, quando Marx irrompe nella stanza chiedendo a gran voce di essere pagato per il suo lavoro: “Ho una bambina piccola che sta male!” si lamenta (o qualcosa del genere). Ruge dapprima replica che non ha denaro da dargli, poi, di fronte all’irruenza di Marx, esce dalla stanza promettendo che rimedierà qualcosa. Marx ed Engels, rimasti soli, si scoprono ferventi ammiratori l’uno dell’altro, gettando le basi di quella che – spoiler – diventerà una proficua collaborazione. Quando Arnold Ruge torna in salotto con i soldi per la bambina malata, i due novelli amici se ne sono andati a proseguire altrove le loro dissertazioni sulle ingiustizie del mondo.

Io l’ho trovata una scena meravigliosa.

Probabilmente senza averne l’intenzione, questa scena ci mostra con estrema chiarezza in cosa consiste quel “carico mentale” che è l’ossatura di tutto il lavoro che serve per soddisfare i bisogni dei membri della famiglia, in termini di cura quotidiana ma anche di salute: lavoro gratuito, escluso dal mercato nonostante produca valore, svolto prevalentemente dalle donne e, secondo le femministe materialiste, la posta in gioco di un rapporto di sfruttamento e di espropriazione.

Mentre osservavo sullo schermo della TV quei fini pensatori che si perdevano nei loro ragionamenti finendo per godere della reciproca compagnia (e grosse quantità di alcolici) fino a notte inoltrata, riflettevo sul fatto che se io fossi uscita per recuperare dei soldi necessari al sostentamento di mio figlio, avrei potuto imbattermi in Marx, Engels, Proudhon, Hegel e persino un branco di unicorni desiderosi di mettermi a parte del senso della vita, ma non avrei mai lasciato il signor Ruge con il denaro in mano a fissare stupefatto una sedia vuota. E badate, non lo dico per dipingermi come una persona particolarmente “virtuosa”, come si evince dal mio ultimo post (quello che citava Titiou Lecoq), dal quale emerge prepotentemente come lo sfruttamento maschile del lavoro domestico e di cura trovi il suo fondamento proprio nella pretesa che le donne si conformino ad un ruolo di genere che le vuole disposte al sacrificio in nome del benessere dei cari congiunti (per usare un termine in voga), un sacrificio che agli uomini non è richiesto, motivo per il quale è impossibile percepirne le inadempienze come tali.

Quando ho condiviso su facebook la vicenda di Lecoq, ad esempio, c’è stato chi ha obiettato che rifiutarsi di portare il figlio dal pediatra, anche se sta male quindi ne avrebbe urgentemente bisogno, perchè il padre non vuole farlo è da irresponsabile totale, biasimandomi per non aver esplicitamente condannato un comportamento che in una madre è da stigmatizzare; un commento che conferma che padri e madri non hanno le medesime responsabilità agli occhi di chi giudica il loro comportamento e siamo avvezzi a distribuire fra loro lodi e rampogne sulla base di criteri diversi.

Cosa avremmo detto di una madre che, povera in canna e con una figlioletta a casa malata, se ne fosse andata con un’amica a bere?

“Ma poi Marx ed Engels hanno scritto il Manifesto del Partito Comunista”, risponderanno quelli che hanno colto quest’ultimo riferimento al film e ritengono che il tempo che gli uomini non dedicano al lavoro domestico e di cura sia comunque messo a frutto per il bene della collettività.

Chi invece ha colto nel titolo di questo post il riferimento a Virginia Woolf, sa bene che a causa della discriminazione di genere è probabile che l’umanità sia stata depredata di decine e decine di altrettanto pregevoli manifesti, perché le loro talentuose potenziali autrici erano impegnate a pulire il moccio al naso della febbricitante prole.

E’ difficile immaginare di mettere sui piatti di una bilancia il Manifesto del partito comunista da una parte e la salute di un’infante dall’altra e decidere cosa pesi di più, ma non è quello che mi preme; ho condiviso coi miei lettori l’aneddoto della blogger francese, perché volevo sottolineare che, se abbiamo ben chiaro che il lavoro domestico e di cura è necessario e indifferibile, quando si pone in modo pressante il problema della sua iniqua distribuzione, la sconfitta delle ragioni delle donne pare inevitabile.

Lo vediamo in questi giorni, in cui un manipolo di maschi pensatori ha elaborato una fase 2 senza minimamente considerare nei loro piani i bambini, i loro diritti e le loro esigenze, gettando comprensibilmente nel panico tutti coloro che – dovendo fare i conti con un mondo del lavoro salariato a misura di uomo (cioè di persona che non ha nessun bisogno di porsi il problema di chi dipende dal suo lavoro domestico e di cura) – erano abituati a barcamenarsi fra scuola, nonni e altre forme di sostegno altrettanto impraticabili a causa della pandemia (come oratori, doposcuola eccetera).

Uno degli aspetti della discussione pubblica che si sta svolgendo è un errore nel quale si incorre spesso, quando si tratta di suddivisione sessuale del lavoro, e vorrei affrontarlo a partire da un articolo comparso su La 27esima Ora: Mollate il potere in casa, prendete quello fuori.

L’invito a “mollare il potere” di cui parla il titolo è rivolto alle donne, colpevoli – secondo l’autrice – di non rassegnarsi ad uscire dalla scena come madri, una scelta necessaria per rivendicare altri ruoli e conquistarsi un po’ del “potere di fuori”. Un simile invito è rivolto a partire dalla premessa che esista un “potere in casa”, che avrebbe a che fare con quel lavoro domestico e di cura di cui abbiamo lungamente parlato.

C’è anche l’incapacità delle donne a delegare il potere tradizionale in famiglia e rivendicare quello pubblico – scrive Valeria Palumbo – C’è una concezione del potere simile a quella dello Stato: ovvero un potere che si esercita in quanto i sottoposti (i figli, gli anziani e, in casa, anche i mariti) sono dei pasticcioni incapaci e inconsapevoli dei rischi che corrono.

Non so se mi è sfuggito il tono ironico di una simile affermazione, ma ho paura di no, visto che dopo prosegue parlando di sultane hanno controllato l’impero dall’harem senza mai uscirne, donne come Carmen Polo, moglie di Francisco Franco, [che] ha orientato la politica della dittatura, senza mettere il naso fuori casa.

Prosegue l’articolo accusando le donne di aver saputo rendere il controllo (faticosissimo) su mariti, figli, anziani e altri soggetti da nutrire, vestire, rimproverare e contenere, un vero sistema di potere. Analogo e speculare a quello dello Stato, e altrettanto soffocante. Non a caso nelle teocrazie (penso all’Arabia Saudita di oggi e all’Iran) sono proprio le donne le custodi più feroci di un sistema che le opprime in un modo che a noi sembra insopportabile. O meglio, che ci sembra insopportabile finché non assume gli aspetti del nostro cattolico, italico, familiare sistema. Non c’è alcuna ragione per cui oggi le donne non deleghino ai loro compagni figli e casa. O meglio: che non impongano loro un’equa distribuzione dei carichi. Perfino in questa quarantena si sono visti uomini incollati al computer con la scusa dello smart working, che non hanno mosso un dito per far funzionare la nuova organizzazione familiare. Perché non sono stati strappati dalle loro postazioncine? 

Questa analisi fa acqua da tutte le parti: che farsi carico di tutto quel faticoso e frustrante lavoro routinario equivalga ad acquistare un qualche potere o controllo sui mariti non è solo ridicolo, ma anche affine al meccanismo della colpevolizzazione della vittima.

Su cosa si fonderebbe un simile potere? “Mio caro, se non fai quello che dico puoi scordarti i calzini puliti la prossima settimana e ti toccherà andare in Parlamento con le camicie tutte spiegazzate.  Sta’ attento, che se insisti su questa linea non solo non troverai una tazzina pulita per il tuo caffé, ma non cambio il pannolone alla nonna!” Terrorizzante, nevvero? Chi non scatterebbe sull’attenti come un bravo soldatino?

Di fronte alla domanda legittima “perché non strappare dalle loro posizioncine quegli uomini incollati al computer con la scusa dello smart working, che non hanno mosso un dito per far funzionare la nuova organizzazione familiare?” non possiamo inventarci la consolatoria storiella del “potere della casalinga” che governa interi stati grazie alla sua superba ricetta della torta foresta nera e il superpotere di trovare immediamente la felpa celata nei meandri dell’armadio.

Come scrive Mila Campisi Agosti in un articolo che ho citato più sopra, avere la responsabilità della gestione familiare non significa averne il controllo, perché essere un ingranaggio, seppur fondamentale, non significa avere il controllo dell’intero macchinario.

Quella di uscire dalla trappola della suddivisione sessuale del lavoro non è una responsabilità che il femminismo può accollare interamente alla singola donna, perché non c’è nessun “potere casalingo” che ella può barattare con l’uomo seduto davanti al computer, né si può pensare ad uno scenario in cui quel lavoro non venga svolto da nessuno o che una soluzione praticabile sia far svolgere quel lavoro ad altre donne.

Quella che si combatte in casa non è una guerra ad armi pari. La ragione per cui le donne non possono delegare agli uomini è che gli uomini quel lavoro non intendono farlo e sono tutt’altro che controllati e controllabili da chi li nutre e li veste.

Per questo le donne hanno bisogno di altre donne, e l’unica soluzione alla questione non potrà che essere trovata tutte insieme.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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19 risposte a La sorella di Shakespeare

  1. Paolo ha detto:

    se gli uomini non intendono farlo non gli si può costringere a forza (a quanto ho capito non servono neanche i congedi di paternità visto che anche stando a casa troverebbero la scusa per non fare nulla), si può lasciare questi uomini nullafacenti (almeno in casa) e sperare di innamorarsi di un uomo dalla mentalità moderna che ha capito che le faccende di casa si condividono (questi uomini esistono, non sono pochissimi solo che non fanno notizia)

  2. maria petrone halle ha detto:

    Leggo in fretta e rispondo cosi d’impulso…vivo altrove. un altrove dove c’e un pochino più di attenzione alle cose che riguardano la presa in carico della prole. Sottolineo un pochino.
    Detto cio nell’interessante stimolante articolo si dimentica che la regina del Harem é la donna sensuale non la casalinga con i bigodini.
    Come diceva qualcuna “le donne stanno sedute sulla loro fortuna e non lo sanno”.
    Fosse così`semplice !
    Però é certo che se possiamo esercitare “un potere” non é stirando camice.
    La via é lunga ed anche il maschio più aperto e la donna più femminista portano secoli di un qualcosa che oso dire é anche inscritto nel bios, nel corpo , in certi riflessi.
    Io sono abituata a parlare al singolare …ogni storia é diversa. Lo vedo in me di origine cattolica con ottima posizione socio culturale ed un unico figlio, quanto faccio fatica a prendere la parola non solo a casa ma anche nel mio lavoro. E ho l’impressione che cotisé per la maggior parte di quelle intorno a me. Professione assai femminile la mia: medico psicanalista.
    La via é lunga ed é anche bella difficile ma bella da fare tutte insieme svegliando/ascoltando le generazioni che ci seguono…. abbiamo tanto ma tanto da inventare e scoprire …anche con loro i maschi etero e tutti i differentemente sessuali … ricordandoci sempre della strada già fatta e ancora da fare…viva le donne!

  3. Coomercel ha detto:

    Su questa tematica avevo letto il libro di Warren Farrell, che penso conosciate già e quindi non devo sintetizzare. Gli argomenti completi si trovano nei libri degli MRA, non sono un granché convincenti però li avete comunque caratterizzati male. L’esempio ironico non era valido e conferma che: foids can’t meme

    • Ah beh allora non sei solo un consumatore di porno, ma anche un MRA.

      • Coomercel ha detto:

        Non sono MRA. Pure loro sono contro il porno, per motivi diversi però. E io preferisco il porno alle letture MRA. L’unico MRA buono e Warren Farrell.

      • Antome ha detto:

        Foids è un dispregiativo abbreviato di “femoids”, usato dagli incel, lui condivide una frase che contiene questo dispregiativo contro il genere. Cosa possiamo pensare facendo le somme? 🙂

    • Antome ha detto:

      Sintetizzando il suo argomento è che il patriarcato non esiste perchè opprime anche gli uomini, considerando la loro vita sacrificabile, inserendosi in un buco non riempito del tutto da una lotta che almeno in parte è di parte e di prospettiva come quella per l’uguaglianza dei diritti delle donne.
      Sintetizzando, l’uomo era, soprattutto in passato, più sacrificabile, la donna magari più “protetta” al prezzo di essere considerata incompetente e privata di gran parte dell’iniziativa privata e della facolta di decidere e partecipare alla società, dal voto allo studio, alla scienza. Molte aspettativa impattano tutt’ora sugli uomini e sono stressanti, ma c’è la percezione di venire colpevolizzati in quanto uomini da una parte della comunicazione femminista e che sia accettabile nel nome del punching up, di conseguenza molti uomini si rifugiano in ambienti reazioari che però rinforzano tali aspettative tossiche come naturali.

      • Coomercel ha detto:

        Sintesi buona. Approvo.
        Talvolta mi imagino questo scenario. Se io avessi da mantenere un disabile in casa, antipatico e ingrato, probabilmente usando una narrativa femminista si potrebbe far notare che chi mantiene una persona ha potere economico su di essa. Quindi magari io sarei visto come un tiranno e il tizio mantenuto sarebbe un oppresso.
        Dal mio punto di vista il patriarcato, così come lo descrivono sia le femministe e sia gli MRA, mi sembra una fregatura colossale. Però penso sempre al meno peggio. Oggi dobbiamo litigare contro le femministe, loro sono autorità morali e diffondono pseudoscienza nelle loro facoltà politicizzate, sono tipo preti.
        Se io fossi nato ai tempi in cui la chiesa era una autorità morale e influenzava la politica e dettava norme di comportamento, oggi starei a discutere contro quei maledetti che impongono matrimonio, monogamia, contro il porno, contro il divertimento e contro la vita. C’è sempre un gruppo di bulli fanatici che vuole rovinare la vita del prossimo, alla fine le femministe sono il meno peggio. Perché se qualcuno rafforzasse sul serio il patriarcato a quest’ora ci toccherebbe agire per smantellarlo siccome privilegia le donne.
        Se tu partecipi ai gruppi maschili online, noterai che molti uomini sono romantici, altri credono nella “cavalleria” (probabilmente sono anziani) e si lamentano perché non riescono a mettere le donne su un piedistallo, altri ancora sono attratti dalla retorica nostalgica e vogliono tornare ai “bei vecchi tempi” (mai realmente esistiti). A me fanno tenerezza, sono uomini che vogliono mettere le donne sul piedistallo e credono all’ideologia romantica. Io li conosco oramai, alcuni si sono pure sposati e sono stati devastati dal divorzio.

      • Questa cosa del disabile suona molto kipling, se capisci cosa intendo, mi riferisco al fardello dell’uomo bianco: chi parla di oppressione è un ingrato. Comincio a pensare che ci stai prendendo in giro.

      • Antome ha detto:

        Chiarisco che spiegavo il suo argomento e perchè attechisce, pur considerandolo fallace.
        Non paragoni il disabile alla donna qui, oppure intendi dire che il patriarcato considera la donna una disabile che mostra ingratitudine verso chi la mantiene quando vuole emanciparsi? Si tratterebbe però di un disabile che non si considera tale e dove il “normodotato” in questione si sente minacciato dall’idea che non lo sia, sente in pratica che il suo amore è messo in discussione da questa non dipendenza.
        Alza la guardia quindi anche contro chi, numeroso tra i “cel”, vorrebbe togliere la libertà alle donne, oltre che verso gli eccessi del femminismo.
        Secondo cel e redpill, che si sovrappongono, saprai che, chi subisce il bullismo e chi lo esercita, si confondono perchè tutti interiorizzano l’idea che questa sia la natura delle cose. Mentre Mra teoricamente vogliono la parità, ma si concentrano troppo contro il femminismo, la disperdono e quindi sono vulnerabili a infiltrazioni reazionarie e restauratrici, proprio di chi, alla Peterson, vorrebbe ri imporre la monogamia, sulla base dell’idea che le donne pratichino ipergamia.
        Questo però almeno lo affermi qui “alla fine le femministe sono il meno peggio. Perché se qualcuno rafforzasse sul serio il patriarcato a quest’ora ci toccherebbe agire per smantellarlo siccome privilegia le donne.” e ti differenzia da gran parte della manosphere.
        Condivido che il patriarcato sia una bella fregatura per entrambi, se non sei di una certa classe e se non ti riconosci in determinati riti e stereotipi.
        Insomma il mafioso può essere un oppressore, ma spesso per il picciotto poco convinto è più lo stress dell’obbedienza sotto la minaccia continua della cupola che può assassinarti alle spalle.

      • So Che sei un ottimista e credi nel dialogo, ma davvero, temo che con questo commentatore ci sia poco da dialogare. Ho appena cestinato un suo commento che si concludeva con “ovvio che c’è qualcosa che non funziona nei cervelli femministi”. Sarà che sono qui da troppo tempo e ho esaurito la pazienza, ma sono arrivata alla conclusione che non ha senso sforzarsi di cercare un terreno comune con chi oramai è scivolato verso abissi del genere.

      • Non ho più nessuna intenzione di dare ulteriore spazio ai deliri di questa gente, perché di delirio si tratta. Se, dopo questa esperienza, dopo che la pandemia ti ha costretto a vedere con i tuoi occhi (ad esempio qui: https://www.huffingtonpost.it/entry/uninfermiera-di-brescia-volto-simbolo-della-lotta-al-coronavirus-sul-new-york-time_it_5e980131c5b6ead14007ceb4) che il 90% del personale infermieristico in Italia è composto da donne (https://www.nurse24.it/infermiere/professione/stato-professione-infermieristica-nel-mondo-rapporto-oms-2020.html) – donne che hanno rischiato la vita in questi mesi, ma che comunque svolgono sempre un lavoro faticoso, debilitante e altamente pericoloso – vieni qui a cianciare di poveri uomini costretti a mantenere la donna privilegiata e quindi esclusa da fatiche e difficoltà, sei uno di quei soggetti da tenere sott’occhio, perché un domani potresti compiere l’ultimo passo verso comportamenti scellerati come quelli degli incel d’oltreoceano. Non so come si recupera chi vive totalmente immerso nel suo mondo immaginario, non ne ho proprio idea, e non voglio assumermi la responsabilità di relazionarmi con loro.

  4. Loon Martian ha detto:

    Bellissimo post. Però non so se sono d’accordo col dire che le donne sono ingabbiate in questa situazione. O meglio, capisco benissimo perché ci si trovi in queste situazioni, perché la società si organizza in questo modo e ovviamente è difficile, se non impossibile, per una donna sola riorganizzare un intero sistema. D’altra parte, credo che qualcosa si possa fare, così come ha fatto Lecoq nel tuo post precedente. Non possiamo cambiare un’intera società dall’oggi al domani senza intervenire politicamente, quindi organizzandoci, ma possiamo cambiare piccole cose, e possiamo in alcuni casi (o forse molti? dipende certo dalla situazione personale di ognuna) cambiare la nostra situazione. E da cosa nasce cosa, e se più e più donne sono indipendenti allora è più facile organizzarsi politicamente, ecc ecc. Molte donne, anche che conosco personalmente, ad esempio accettano di stare con uomini che non sanno prendersi cura della casa. Quindi lo fanno loro, perché “altrimenti non lo farebbe nessuno”. No, ma come? Così come ho risposto nel precedente post, totalmente d’accordo con Lecoq: a che serve un padre che non sa prendersi cura di un figlio? E a che serve un compagno che è come un bambino e a cui bisogna badare in continuazione? Un compagno dovrebbe rendere la vita più facile, mica più difficile. Altrimenti che razza di compagno è? Eppure molte donne accettano di stare con questi uomini, anche quelle che avrebbero il potere economico e sociale di non farlo, ovvero donne che hanno un lavoro, che potrebbero benissimo vivere da sole, e io questa cosa non la capisco. A volte ho chiesto, ed in risposta ho ottenuto “Eh, cosa vuoi farci, così è”. Mi ha sempre confuso molto, questo. Insomma quello che voglio dire è che non si riesce a trovare un uomo che non sia sessista allora è meglio stare da sole.

    • Potrebbe anche essere che non è materialmente facile lasciarlo, un uomo sessista. Abbiamo parlato tante volte qui, di quanto una separazione possa diventare problematica, soprattutto per una madre. E poi naturalmente c’è il peso dello stigma che grava sulle “zitelle”: https://www.sciencedaily.com/releases/2010/03/100323110057.htm

      • Loon Martian ha detto:

        Ecco appunto, questo volevo dire, che capisco ad esempio perché per una madre sia difficile lasciare un marito, per difficoltà puramente materiali. Faccio più fatica a comprendere il peso dello stigma sociale sulle zitelle. Non che non comprenda il peso dello stigma sociale in generale, figuriamoci, tante volte mi sono sentita e mi sento ancora dire che non vado bene, però l’alternativa fa ancora più cagare. Piuttosto che stare con un mezzo uomo che non sa nemmeno lavarsi i calzini, non è meglio starsene sole, sebbene disprezzate? Non potrei mai immaginarmi con un uomo che si aspetta da me che gli tenga a posto la casa, a scapito del piano. Piuttosto mi sposo il piano. Ma sono fortunata: il mio compagno attuale è un uomo intero e non mezzo.

  5. Paolo ha detto:

    sì ma non sempre capita di innamorarsi di un uomo dalla mentalità moderna, a volte capita di innamorarsi di un antiquato. non puoi controllare di chi ti innamori, a volte ami qualcuno che caratterialmente non ti piace magari percè ti fa godere un sacco a letto, ti eccita

  6. Coomercel ha detto:

    [quote=“ricciocorno”
    Questa cosa del disabile suona molto kipling, se capisci cosa intendo, mi riferisco al fardello dell’uomo bianco: chi parla di oppressione è un ingrato. Comincio a pensare che ci stai prendendo in giro.
    quote]
    Io mi sentirei oppresso se fossi costretto dalla società a spaccarmi la schiena per mantenere le donne. Per fortuna sono comfy, però mi si spezza il cuore ad osservare gli anziani signori che hanno subito il patriarcato. Le vecchie megere si lagnano pure se i loro mariti vanno a prostitute, come se la monogamia e il matrimonio non fossero già punizioni sufficienti.
    Beh io non farò questa fine, roba mia verrà con me quando morirò. Alcuni incels mi hanno spiegato che non si può evitare di pagare le femministe, loro si sono infiltrate nella politica e hanno occupato militarmente le università. Vero, non posso evitare l’oppressione sistemica ma a livello personale posso boicottare. Mi hanno ispirato i prigionieri dei campi di concentramento, sono riusciti a boicottare i nazi anche quando la speranza sembrava persa del tutto e i bastardi nazi applicavano ogni sorta di vile metodo per danneggiare i gruppi nei campi, erano esperti ma qualcuno è riuscito a boicottarli.
    Quando tutto sembra perduto e l’avversario ti demoralizza e fa di tutto per spezzare il tuo spirito, puoi ancora reagire, me lo hanno insegnato le letture di quelle atroci sofferenze nei campi di concentramento. Non so perché ma mi sento vicino ai veri oppressi, forse perché sono incel e quindi empatizzo con le vere vittime.
    Potrei aver esagerato ma ho imparato che c’è sempre speranza, anche quando il tuo avversario sembra invincibile, tipo le femministe che occupano più di 700 facoltà universitarie (solo negli USA) e diffondono ideologia spacciandola per scienza.

    • Ma quello che hai scritto dopo la citazione del mio commento, dovrebbe essere una replica?
      Le teorie di Farrell le conosciamo, e per quanto possano sembrare intriganti, non si può definire il patriarcato come un sistema sociale nel quale i poveri uomini “si spaccano la schiena per mantenere le donne”. Non occorre essere femministi per reperire le prove concrete che si tratta di una marea di sciocchezze.

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