Un mondo migliore

Per bene che ci vada, la vita in questa società è una noia sconfinata. E poiché non esiste aspetto di questa società che abbia la minima rilevanza per le donne, alle femmine dotate di spirito civico, responsabili e avventurose non resta che rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l’automazione completa e distruggere il sesso maschile.

Valerie Solanas,”Manifesto SCUM”, trad. S. Arcara e D. Ardilli, 2018

Stamattina, dopo aver bevuto il caffé e letto un paio di articoli dedicati all’odio incontenibile che ha investito Silvia Romano al suo rientro in Italia (verrebbe da pensare che se la passava meglio con i suoi aguzzini, scrive Globalist, e non è un pensiero del tutto insensato considerato che c’è chi propone la sua impiccagione), mi sono ritrovata a dover gestire una serie di inviti alla riflessione sugli imperdonabili peccati del femminismo inviatimi ieri sera da uno dei miei lettori.

Ricevo regolarmente saggi consigli da uomini generosi e impegnati nella costruzione di un mondo migliore, nel quale sia cessata una volta per tutte l’insensata guerra dei sessi attualmente in corso; per questi pacati dispensatori di saggezza affinché questo avvenga è importante che le persone come me si arrendano all’evidenza del fatto che la violenza, di per sé, non ha genere e che è fondamentale prendere le distanze da tutte quelle femministe  disposte ad esultare alla morte di un uomo (Valerie Solanas è sempre citata, in questi casi, assieme a fonti autorevoli tipo frasiraccapricciantidellefemministe.com) ed incapaci di riconoscere che anche una donna è capace di atti efferati e imperdonabili.

Questo amico, che a quanto scrive ha inviato accorati appelli anche ad altri luoghi virtuali popolati da femministe recidive (ricevendo per tutta risposta accuse di mansplaining), è disposto persino ad ammettere che i “femminicidi” sono in numero schiacciante, ed è un problema culturale (che deve fare più di così?), purché si riconosca che il femminismo è colpevole di ignorare le violenze che subiscono gli uomini, per non parlare dell’ambiguità che dimostra nei confronti di propaganga estremamente pericolosa come quella prodotta da Valerie Solanas.

Ora, provate a calarevi nei miei panni: da una parte avevo una ragazza che ha subito 18 mesi di prigionia nelle mani di un gruppo  noto per atti terroristici come la strage di Garissa, contro la quale la stampa mainstream sta dando spazio ai deliri più disparati, facendo raggiungere a fenomeni quali la colpevolizzazione della vittima e la rivittimizzazione vette di abiezione difficili da digerire; dall’altra i messaggi di un tizio che si lamenta perché Non una di meno odia i maschi, fornendomi l’ennesimo superfluo esempio di cosa si intende con l’espressione “What about the men“:

Se a questo aggiungo che i messaggi di questo signore erano in risposta proprio al post da cui è tratto il fumetto qui sopra, vi è più chiaro perché in momenti così mi convinco di sperimentare lo stato d’animo con il quale mi piace immaginare che Solanas abbia iniziato il suo Manifesto; quella “noia sconfinata” di cui parla il suo celebre incipit non potrebbe essere analoga allo scoramento che mi assale ogni volta che i social network mi invitano al dibattito con uomini sordi di fronte a dati, argomentazioni, esempi e confutazioni, uomini completamente egocentrici e intrappolati in se stessi, la cui intelligenza – sto parafrasando Solanas – è un mero strumento al servizio dei loro bisogni?

Potremmo passare giorni, settimane, mesi (io ho passato anni, in questo blog) a mostrare a questo genere di uomini le prove tangibili del fatto che l’unico odio feroce ed insensato che investe un’intero genere è quello contro le donne; basterebbe accendere la TV ed osservare per qualche minuto uno dei dibattiti sulla liberazione di Silvia Romano, che sta subendo una lapidazione virtuale che mai, in situazioni analoghe, è stata riservata ad una vittima di sesso maschile, per rendersene conto.

Leggiamo sui giornali che la giovane viene presa di mira con inaudita brutalità perché “libera”, perché coraggiosa, perché non le si perdona l’altruismo che l’ha spinta a lavorare in un orfanotrofio, perché il suo impegno umanitario offende i razzisti, per via del cospicuo riscatto versato a pericolosi terroristi. Eppure io non ricordo tanta ferocia contro il collaboratore di Emergency Francesco Azzarà, nonostante a proposito del suo rapimento abbia affermato: Nel complesso sono stato trattato bene – e in merito al tornare all’estero: Non sono tornato in Africa per la mia famiglia ma non avrei avuto problemi a farlo. Quando sei laggiù senti che stai facendo qualcosa di importante. C’è chi si sente realizzato facendo sempre ripetutamente le stesse cose e chi invece trova soddisfazione facendo altro, andando oltre i confini del proprio paese. Ognuno dovrebbe poter essere libero di aiutare gli altri nel modo che ritiene più opportuno. Stiamo pur sempre parlando di volontariato. Vi risulta che qualcuno abbia mai proposto l’arresto del fotoreporter Gabriele Torsello perché reo di essersi convertito all’Islam, la medesima religione dei suoi rapitori?

A me non risulta.

Ho letto commenti sconclusionati che arrivano a descrivere il rientro di Silvia Romano in Italia come orgogliosamente e profondamente laico e femminista, perché che si vomiti odio contro una femminista senzadio risulta più accettabile della cruda verità: la donna è bersaglio in quanto donna, lo è a prescindere dalle sue scelte, dalle sue idee e dai suoi comportamenti.

Quale donna diventi improvvisamente un bersaglio dipende dalle circostanze, non dalle sue azioni: all’occorrenza può essere una che indossa la minigonna, in un’altra occasione quella con lo jilbab, alla quale si rimprovera di non indossare più la minigonna; un giorno è quella coraggiosa, un altro si biasima la donna che subisce in silenzio, e non si tratta di incoerenza, come qualcuno ha ipotizzato sotto un mio post recente a proposito del senatore Simone Pillon:

Se dovessimo fondare il nostro giudizio esclusivamente su ciò che si può esservare, la conclusione sarebbe “tutto ciò è incoerente”, ma se accettiamo per vera la premessa che alla base c’è l’avversione per le donne in quanto donne, persino messaggi come questo acquistano un significato.

Non per nulla la parola femminicidio incute tanto ribrezzo: la ragione è che nomina esplicitamente ciò che infastidisce tanto il commentatore che mi ha contattato stamani e tutti quelli che come lui amano passare il tempo a raccontarsi che è il femminismo che fomenta una pericolosa guerra tra i sessi.

Ma torniamo un attimo a Valerie Solanas e alla sua idea di eliminare quell’incidente biologico, femmina incompleta, aborto ambulante, escrescenza inerte, morto vivente, o – nel migliore dei casi – noia infinita, inetto inoffensivo, zona grigia a metà strada tra gli umani e le scimmie ma molto peggio delle scimmie, inadatto persino a fare lo stallone che è l’uomo: chiunque dotato di una briciola di onestà intellettuale deve ammettere che il suo approccio essenzialista nel descrivere il genere maschile non è altro che la copia carbone di ciò che le donne si sono sentite dire per secoli e si sentono dire ancora oggi, a volte in modo sfacciatamente sincero, altre sotto forma di “battuta scherzosa” o di ricerca pseudoscientifica, o più semplicemente coi fatti. Scrive Solanas: Le donne non soffrono di invidia del pene; sono gli uomini a invidiare la figa. Devo aggiungere altro? Praticamente si spiega da sé.

Questa non pretende di essere un’analisi esaustiva dell’opera (non ne è neppure un pallido abbozzo, ovviamente), ma è a mio avviso la ragione per cui è molto probabile che una donna reagisca al testo come l’autrice della biografia “The Defiant Life of the Woman Who Wrote Scum, and Shot Andy Warhol” (I remember really vividly the first time I read the SCUM Manifesto because I felt these incredibly deep, deep levels of humor in it, and I remember just laughing to myself really, really loudly, almost in this inappropriate way), e cioè con una grassa risata liberatoria, mentre un uomo può seriamente pensare di usarlo per avviare una discussione sui sadici intenti “gendericidi” di chi denuncia in vari modi l’oppressione delle donne.

Tutto questo per dire cosa? – vi starete chiedendo.

Per sfogarmi un poco.

E naturalmente per ribadire che no, non sto pianificando uno sterminio; voglio rassicurare i miei lettori sul fatto che nessuno dei blog o collettivi ai quali rivolgete i vostri timori si sta organizzando in tal senso, MA, se il vostro obiettivo è che non si giunga mai ad ordire tutte insieme piani di guerra che ricomprendano omicidi di massa, continuare a tormentarmi con messaggi di questo tenore o linkarmi qualche sporadico caso di povero marito vessato nella speranza che acquisti il volume di Glenda Mancini e giunga a più miti consigli, non è una strategia vincente.

Un ultimo consiglio: ogni volta che vi sembra di riscontrare in un blog o una pagina femminista segnali evidenti di “misandria”, uscite, arrivate fino all’edicola e compratevi una copia di Libero: quella è misoginia e non esiste niente, niente al mondo di analogo contro gli uomini.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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9 risposte a Un mondo migliore

  1. Shonagh Mc Aulay ha detto:

    Well said. Brava. Admire your reflexes of rapid response! A little more of that quick & witty comeback spirit would have served me well back in the day. Shonagh

  2. Paolo ha detto:

    mi sa che sei incappata in Marco Crepaldi..mi spiace per te
    concordo con te. Silvia Romano è vittima di pura misoginia, altri ostaggi maschi degli integralisti islamici si sono convertiti alla religione dei loro carcerieri (conversione sulla cui libertà si possono nutrire i medesimi dubbi) e non c’è stato alcun problema (forse perchè nessuna telecamera li ha ripresi che tornavano in italia vestiti da imam e con la barba lunga?).

    • viandantesperduta ha detto:

      Ahia, Crepaldi xD ho sentito il suo podcast su Breaking Italy. Bellissimo fino a che non ha parlato di scuola e di femminismo, poi mi sono cadute le braccia (e ovviamente adesso fa solo video sui poveri maschi abusati dalle donne cattive).

      • Paolo ha detto:

        che poi i casi di cui parla saranno pure veri ma le dimemsioni e la ravita non sono paragonabili al femminicidio

  3. Loon Martian ha detto:

    “MA, se il vostro obiettivo è che non si giunga mai ad ordire tutte insieme piani di guerra che ricomprendano omicidi di massa, continuare a tormentarmi con messaggi di questo tenore o linkarmi qualche sporadico caso di povero marito vessato nella speranza che acquisti il volume di Glenda Mancini e giunga a più miti consigli, non è una strategia vincente.” : approvo questo messaggio XD
    Ok, più seriamente, io sono in effetti critica di alcune correnti del femminismo – del resto il femminismo è un movimento molto grande, con molte sfaccettature – e credo che ci siano femministe che in effetti odiano gli uomini, o che si ostinano a dire che un uomo non può avere nessun problema in quanto uomo (mi riferisco con questo a un’imposizione dei ruoli di genere che non prevede alcuna fragilità emotiva per l’uomo ad esempio, o la possibilità per un uomo di subire una molestia o uno stupro). MA, quando questo è tirato fuori solo quando si sta parlando di misoginia, è evidente che l’intenzione è solo quella di dirottare il discorso, frutto di un’irritazione contro le donne che osano lottare per se stesse e non di un’autentica preoccupazione ad esempio per gli stereotipi di genere, che poi guarda caso quando smette di fare comodo vengono sempre difesi. Come la vignetta che continua a girare dice: if you’re talking about male rape survivors only when you’re interrupting women talking about their own experiences, don’t pretend you give a shit about male rape survivors.

  4. Gery ha detto:

    Articolo che concordo in pieno! e appoggio, grazie Ricciocorno.

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