Netflix e le donne

Le immagini pornografiche, i film, le foto delle riviste, i cartelloni pubblicitari sui muri delle città, formano un discorso. Questo discorso domina il nostro mondo, con i suoi segni. E a questo discorso è sotteso un concetto: il concetto è che le donne sono dominate. Gli studiosi di semiotica potranno forse interpretare il «sistema» di questo discorso, descrivendone la disposizione. Ciò che tali studiosi ravvisano in quel discorso sono meri segni la cui funzione non è quella di significare qualcosa; quei segni non hanno altra raison d’être se non quella di essere elementi di un determinato sistema, o ordine. Per noi, tuttavia, quel discorso non è separato dal reale, come lo è per gli studiosi di semiotica. Non solo questo discorso intrattiene rapporti molto stretti con la realtà sociale che è la fonte della nostra oppressione (dal punto di vista economico e politico); esso è anche reale in se stesso, poiché è uno degli aspetti dell’oppressione, e in quanto tale esercita un preciso potere su di noi. Il discorso pornografico è infatti parte integrante della violenza che viene esercitata nei nostri confronti: ci umilia, ci degrada, è un crimine contro la nostra «umanità». Come tattica di vessazione, svolge inoltre un’ulteriore funzione: quella di avvertimento. Ci intima di stare in riga, e ricorda di farlo a quelle che tendono a dimenticarlo. Mira a incutere timore. Quando manifestiamo contro la pornografia, gli esperti di semiotica ci rimproverano di solito di confondere i «discorsi» con la «realtà». Non vedono che quel discorso illustra la nostra realtà, una delle facce della realtà della nostra oppressione. Credono che confondiamo il piano dell’analisi.

Ho scelto l’esempio della pornografia perché il suo discorso è semplicemente il più sintomatico e il più dimostrativo della violenza che viene esercitata nei nostri confronti attraverso i discorsi, in tutti gli ambiti della società. Nonostante il discorso che producono sia astratto, non c’è niente di astratto nel potere esercitato, materialmente e attualmente, dalle scienze e dalle teorie, sui nostri corpi e sulle nostre menti. Questa non è che una delle forme del dominio, la sua vera espressione, direbbe Marx. Io direi piuttosto uno dei suoi esercizi.

Monique Wittig, “Il pensiero eterosessuale”, ombre corte 2019, pag.46

 

La piattaforma Netflix, la stessa che lo scorso anno ha distribuito le miniserie Unbelievable (se non l’avete vista, leggetevi l’articolo che l’ha ispirata), qualche mese fa ha proposto il film “365 giorni”, definito da Vanity Fair la risposta polacca a «Cinquanta Sfumature».

Ci dicono che il film abbia avuto un grande successo in termini di visualizzazioni.

La critica nei suoi confronti è unanime: il film è orrendo.

Difficilmente ci imbattiamo in avverbi ed aggettivi tanto inequivocabili: thoroughly terrible, politically objectionable, occasionally hilarious, scrive Variety, mentre The Guardian lo definisce objectively terrible.  The Atlantic è ancora più duro: The movie (…) defies nearly every rule of good filmmaking. Su Rotten Tomatoes, il sito web che si occupa di aggregare recensioni, il gradimento della pellicola è 0%: non c’è nessuno, ma proprio nessuno, che abbia speso una parola buona per questa pellicola.

Molti, invece, hanno sottolineato il fatto che, proprio come la trilogia di E.L. James cui si inspira, il film romanticizza la violenza contro le donne e normalizza la misoginia, riuscendo a risultare ancora più squallido e nausante dell’originale, un’impresa che avremmo detto impossibile.

Lavoro con le sopravvissute alla violenza sessuale e la normalizzazione del mito “sotto sotto lo voleva anche lei” è uno dei motivi per cui le sopravvissute hanno paura di denunciare – e spesso uno dei fattori alla base della mancanza di giustizia in tribunale, scrive Lizzie Dening sull’Independent.

La cantente Duffy, vittima qualche anno fa di rapimento, ha scritto una toccante lettera al CEO di Netflix, nella quale si dichiara addolorata del fatto che la piattaforma offra spazio ad un’opera che erotizza il sequestro di persona.

Pro Empower, un’organizzazione di sopravvissute alla violenza sessuale, ha diffuso su Twitter una lettera aperta nella quale spiega nel dettaglio perché i contenuti veicolati dal film sono pericolosi in una società come la nostra, nella quale i miti sullo stupro sono ancora largamente condivisi: Vi esortiamo a fornire un adeguato trigger warning (l’avviso che il contenuto potrebbe scatenare effetti sgradevoli sul pubblico) che spieghi come il film alimenta la cultura dello stuprosuggeriscono a Netflix – e a considerare la possibilità di rimuovere del tutto il film.

In Francia il collettivo femminista Soeurcières Caen propone una petizione nella quale si chiede la rimozione del film perché pericoloso e irrispettoso nei confronti delle vittime di violenza sessuale: In nessun momento, il concetto di consenso è rispettato, le aggressioni sessuali sono estremamente numerose, l’aggressore minaccia più volte la sua vittima di farle del male se lei si rifiuta di lasciargli fare quello che vuole… Peggio ancora: durante una scena in discoteca, la giovane donna è vittima di un tentativo di stupro da parte di uno sconosciuto e ne segue un lungo discorso in cui è accusata di aver provocato questo attacco. Una vittima non è mai responsabile dello stupro! (…) Se non la otteniamo [la rimozione del film dalla piattaforma], sarà l’ennesima prova che la società sputa in faccia a tutte le vittime di violenza sessuale.

In un articolo su Medium, Jessica Lovejoy parla del modo in cui il film influenza negativamente i giovanissimi: i meme e i video su Tik Tok che pretendono di scherzare su mafia e lividi, a suo avviso, dimostrano che il pubblico più inesperto non è in grado di calare nel mondo reale la situazione che il film propone, ma subisce il fascino degli stratagemmi utilizzati per rendere sexy ed accitante la violenza sulle donne (Per aiutare il pubblico a sentirsi a proprio agio, per desensibilizzarlo nei confronti delle scene violente,  viene utilizzata la colonna sonora, che romanticizza la pericolosa situazione in cui si trova la vittima), contribuendo a diffondere l’idea che rapire qualcuno, terrorizzarlo e minacciarlo possa davvero costituire l’inizio di una relazione passionale e soddisfacente per tutti i soggetti coinvolti.

Il pericolo è concreto, leggiamo su Women’s Health: Guardare comportamenti offensivi e controllanti romanticizzati sullo schermo può renderli più accettabili quando accadono nella vita reale, spiega la terapista Tamekis Williams.

 

Convincere qualcuno che la proiezione di una pellicola del genere contribuisce a peggiorare la vita delle donne è difficile, quasi impossibile.

Lo spettro della censura spinge anche le persone più consapevoli a boicottare ogni iniziativa contro Netflix o il film.

Certo, è vero che un pubblico bene informato su concetti quali la cultura dello stupro o i miti sullo stupro non subirebbe il fascino di un film come “365 giorni” e non lo guarderebbe; in una situazione ideale del genere le critiche negative basterebbero da sole a scoraggiare i produttori dall’insistere su questo filone, ma considerato che in questo paese progetti mirati come quello portato avanti faticosamente da Monica Lanfranco a partire dal libro Crescere Uomini sono rari come i quadrifogli e ignorati dai più, mentre questi film-spazzatura al contrario possono avvalersi di risorse economiche ed esperti di marketing al fine di ottenere l’approvazione del grande pubblico, che ignora tali concetti, a mio avviso campagne come quelle promosse da Soeurcières Caen e Pro Empower sono l’unico strumento a nostra disposizione atto a scalfire il muro di indifferenza nei confronti della sofferenza concreta che il narrare storie del genere infligge a tutte le vittime di violenza e alle donne che lottano al loro fianco, e magari contribuire ad avviare un dibattito pubblico sulla questione.

Ho provato a contattare il servizio assistenza di Netflix. Mi hanno risposto che se un film non mi piace posso non guardarlo e che sono sommersi dalle telefonate entusiaste di fan del film che si informano sull’uscita della seconda puntata della saga; quello che io andavo esponendo è un “problema soggettivo”, che non può in alcun modo influenzare le decisioni della piattaforma sulla programmazione.

L’operatore era un uomo.

Sono aperta a suggerimenti.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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52 risposte a Netflix e le donne

  1. Paolo ha detto:

    i divieti ai minori sono più che sufficienti, se i genitori non sono capaci di vigilare su cosa guardano i pargoli questo non può diventare un problema della collettività, non certo delle persone maggiorenni che hanno il diritto di guardarsi i film che vogliono compresi i film schifosi e ridicoli, diritto sacro e inviolabile che per nessuna ragione al mondo metterò in discussione.
    si faccia educazione sessuale e di genere nelle scuole

    • Questi alcuni dati sulla violenza: un italiano su 4 è convinto che gli stupri siano causati dall’abbigliamento delle vittime (https://www.repubblica.it/cronaca/2019/11/25/news/report_shock_dell_istat_per_un_uomo_su_quattro_la_violenza_sessuale_e_addebitabile_al_modo_di_vestire_delle_donne_-241903900/), una donna su tre subisce una qualche forma di violenza fisica o sessuale (https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/07/25/la-violenza-le-denunce-gli-stupri-italia-la-statistica-della-paura/?refresh_ce=1), ci sono studi che suggeriscono che esiste un rapporto fra l’età in cui si cominciano a fruire un certo tipo di contenuti e l’interiorizzazione degli stereotipi di genere e dei miti sullo stupro: https://news.unl.edu/newsrooms/today/article/boys-and-porn-researchers-find-age-of-first-exposure-linked-to-sexist/
      “The younger a boy was when first exposed to porn, the more likely he was to believe that men should dominate women.”
      I diritti delle persone hanno un limite, sebbene sia una cosa di cui non si discute spesso; il fatto stesso che esistano delle norme ci dimostra che la libertà di gonuno di noi non è illimitata. Qual è il limite della libertà dell’individuo? E’ piuttosto semplice, in realtà: l’esercizio dei diritti di ognuno di noi deve rispettare i diritti degli altri.
      La diffusione di contenuti del genere va a ledere i diritti di tutte le donne. Quindi, come spesso si fa, dovremmo mettere sul piatto della bilancia i diritti in gioco: da un parte il diritto di vedere un film orripilante sotto svariati punti di vista, dall’altra il diritto delle donne di essere considerate esseri umani non sottoposti al dominio degli uomini.
      Sostenere che se Netflix accettasse di togliere dalla piattaforma questo particolare film sulla base delle richieste delle attiviste per i diritti delle donne aprirebbe la strada alla creazione di un ufficio della censura che inizierebbe a far sparire le più svariate opere senza criterio, beh è una fallacia della brutta china.

      • Paolo ha detto:

        io alla brutta china ci credo, chi mi garantisce che solo i film “orripilanti” dal punto di vista estetico o artistico saranno cancellati? quando sk tratta di mettere limiti ai diritti delle persone bisogna pensarci non una non due non tre ma cento mille un milione di volte prima di farlo.

        sinceramente non credo affatto che censurare delle fiction (orripilanti o meno, molti trovano che le scene di violenza di GoT siano orripilanti e sessiste, censuriamo anche GoT?) migliori la condizione femminile o faccia capire agli idioti che i vestiti non c’entrano nulla con lo stupro, la censura non è MAI la risposta, mai mai mai e poi mai per nessuna ragione al mondo.

        Via col Vento (che non è orripilante anche se contiene scene discutibili anche per quanto riuarda il sessismo) non è stato censurato, è stato rieditato con una introduzione che parla degli stereotipi razziali, qui non si può fare lo stesso?

        cultura e istruzione, educazione sessuale e di genere questa è la risposta, non censurare

      • Ma invece di aprire una discussione sulla censura, parlare un attimo di questo film no? Gli argomenti contro il film li hai letti?
        Se un gruppo di consumatori richiedesse il ritiro di un prodotto portando dei dati che dimostrano che è potenzialmente pericoloso, parleresti di censura?

      • Paolo ha detto:

        il film in questione fa cacare da ogni punto di vista, ma a me preoccupa dinpiù la brutta china. Se qualcuno cancellasse GoT perchè un gruppo lo ritiene violento, sessista, oggettificante o quant’altro sarebbe gravissimo

        e se qualcuno volesse cancelare i film di Polanski perchè doiretti da un violentatore impunito?

        e se un gruppo per i diritti trans chiedesse alle case editrici di non publicare i libri della transfobica J.K. Rowling?

        Libri e film e fumetti non sono detersivi, non sono prodotti come gli altri, hanno un valore superiore e vanno tutelati di più (anche se fanno schifo)

        proibire l’alcool non ha fermato chi voleva ubriacarsi, proibire dei film (schifosi o meno) non fermerà gli stupratori nè gli idioti che incolpano le vittime. Educazione di genere e istruzione potrebbero servire, ma certo educare al rispetto le giovani generazioni è più lungo, più faticoso che cancellare dei film (e poi dei romanzi, magari)

        se tu fossi vissuta nel ‘700 avresti voluto la cancellazione del Giovane Werther per via dei suicidi? Io no

      • Davvero stai paragonando questo film a Goethe? Direi che basta questo ad invalidare il tuo argomento… E comunque, a proposito di suicidi, Netflix ha tagliato la scena del suicidio della protagonista di 13, su richiesta di chi sosteneva che avrebbe potuto avere una pessima influenza sui soggetti più fragili. Ah, e la serie è fornita di trigger warning iniziale. Come si dice: due pesi e due misure.

      • Paolo ha detto:

        questo film fa schifo e il werther è un capolavoro ma seguendo il tuo ragionamento, se un opera è pericolosa o fomenta pregiudizi e pericolose emulazioni ciò prescinde dal suo valore artistico. Il werther è considerato responsabile di una serie di suicidi tra i giovani che si erano identificati col tormentato protagonista quindi il paragone ci sta.

        il trigger warning non è censura, per me può andare benissimo. Via col Vento è un film (capolavoro) razzista (meno razzista di Nascita di una nazione ma comunque razzista) ed HBO non l’ha cancellato, saggiamente ha messo l’introduzione di una studiosa afro-americana, che prima del film spiega gli stereotipi razziali eccetera. soluzioni alternative alla cancellazione ci sono.

        e poi se sono contrario alla censura delle opere di fiction lo sono per tutte le opere di fiction anche per quelle che mi fanno schifo e che non guarderei mai.

        Quando uscì l’Amante di Lady Chatterley fece scandalo per le scene di sesso e la benevolenza verso l’adulterio, oggi forse sarebbe accusato di rinfocolare i pregiudizi verso i disabili dato che il marito cornuto, dipinto come un uomo freddo, ipocrita, perbenista e spregevole è pure paralizzato dalla vita in giù (quindi sessualmente inutile) e Connie giustamente gli preferisce il virile e più che normodotato guardacaccia Mellors.

        sì lo so l’amante di lady chatterley è un capolavoro e il film di cui parliamo è merda pura, lo so benissimo

      • Mi sembra di capire che per te gli argomenti addotti da chi chiede la rimozione del film sono futili e pretestuosi, visto che li paragoni ad un’ipotetica analisi del romanzo Lady Chatterley che lo descrive come un’opera che suscita odio verso i disabili…

      • Paolo ha detto:

        non credo che film e romanzi (per quanto possano essere brutti e/o infarciti di pregiudizi e stereotipi) possano indurre a commettere violenza o rendere insensibili verso di essa nè credo che la loro eventuale cancellazione renderebbe il mondo un posto meno violento o più sensibile ai crimini violenti.

        la mia ipotetica analisi dell’Amante di Lady Chatterley per quanto non la condivida non è così implausibile: non ho controprova ovviamente ma sono abbastanza convinto che se il romanzo uscisse oggi in questo frangente storico e culturale alcune persone che si battono contro le discriminazioni verso i disabili storcerebbero il naso davanti alla negatività del personaggio del marito disabile Clifford descritto come uomo attento solo al denaro e alla posizione sociale, gretto, ipocrita, meschino, crudele contrapposto alla positività del normodotato Mellors, tanto che giustamente l’eroina protagonista preferisce il secondo al primo. oltretutto la negatività di Clifford si lega inevitabilmente al fatto che è sessualmente impotente mentre la positività di Mellors si sposa alla sua piena funzionalità erotica che procura grandi gioie a Connie (gioie che il marito storpio non può dare), e anche questo equazione uomo sessualmente incapace = cattivo, uomo in grado di trombare = buono farebbe storcere il naso a qualcuno, per me non è un problema ma oggi per altri lo sarebbe.

        e Stephen King ha ammesso che se scrivesse It oggi non riscriverebbe la scena in cui la dodicenne Beverly ha un rapporto sessuale con tutti i suoi amici coetanei a turno perchè ciò che non era problematico o lo era meno nel 1986 oggi provocherebbe una polemica sui social. A me sta storia che un creatore o creatrice di contenuti, un romanziere o romanziera debba scrivere preoccupandosi di quale minoranza o gruppo umano potrebbe essere turbato da ciò che scrive mi perplime. E questo a prescindere dalla qualità dell’opera

      • Il fatto che tu non abbia trovato una analisi del genere dovrebbe farti venire qualche dubbio sulla tua analogia.
        In secondo luogo: abbiamo spiegato tante volte che non esiste un legame semplice di causa ed effetto fra un’opera letteraria e cinematografica e i suoi effetti, nel senso che ci sono tanti fattori in gioco. Come è scritto anche nel mio post, in una società meno impregnata di cultura dello stupro, non staremmo neanche facendo questa conversazione, perché probabilmente a nessuno sarebbe neanche venuta in mente una trama del genere. Proprio come oggi nessuno si sognerebbe mai di girare un western con lo stesso spirito con cui lo si girava prima della presa di coscienza collettiva della tragedia dei nativi americani. La sensibilità delle persone cambia con il cambiare dei tempi e questo non solo non ha mai danneggiato l’arte, ma ha migliorato e sta migliorando la società tutta.
        Come si cambia la cultura se non cercando di sollevare la questione?

      • Paolo ha detto:

        ma io sono d’accordo nel sollevare la questione, non credo che chiedere censure sia il modo migliore di farlo. Ufficialmente nessuno ha vietato di fare i western con gli indiani cattivi, come nessuno ha ufficialmente proibito i minstrel show, sono semplicemente diventati obsoleti grazie a un cambio progressivo e graduale della sensibilità, le lotte per i diritti civili. Ora mi sbaglierò ma non mi risulta che Malcolm X o Luther King che certamente e giustamente odiavano Nascita di una nazione (pietra miliare della cinematografia e film razzista e apologetico del ku klux klan) abbiano chiesto la distruzione della pellicola per combattere il razzismo ancora presente ai loro tempi e oggi

      • Il fatto è che questa pellicola, per chi ha alle spalle diverse ondate femministe, è già obsoleta…

      • Paolo ha detto:

        la differenza tra noi è questa: secondo te chiedere la cancellazione di un film (di nessun valore artistico in questo caso ma non è questo il punto) è una azione forte che serve a “sollevare il dibattito”, secondo me non serve a nulla. Ma la storia magari mi darà torto, chi lo sa

      • Perché dà la misura del l’indignazione che quei contenuti suscitano.

  2. Paolo ha detto:

    il film fa schifo ma la censura non risolve mai niente, è il rimedio peggiore del male che vuole combattere. e non servirà a sollevare nessun dibattito, servirà solo alla destra per gridare alla “dittatura del politically correct”, “femministe censore” e via blaterando

    (chi decide cosa è pornografico e cosa no? C’è gente che pensa che ogni scena di sesso esplicito sia porno ma on è così)

  3. Mario ha detto:

    Detto questo, sarebbe interessante capire perché le donne guardino questo tipo di film. I maschi guardano il porno, le sfumature di grigio e questo schifo polacco raggiungono milioni di visualizzazioni (o copie di libri) perché hanno un pubblico femminile enorme.
    “l’operatore era uomo” ma la spettatrice era femmina.

    • Le storie d’amore sono tradizionalmente patrimonio del pubblico femminile: anche questo è uno stereotipo di genere.

      • bob ha detto:

        No, le storie di sesso con uomini potenti sono patrimonio del pubblico femminile. Altrimento “50 sfumature di grigio” ambientato a Taranto e come protagonista un operaio dell’Ilva avrebbe venduto 5 copie in tutto.
        L’amore non c’entra niente.

      • E’ un rapporto di potere (in cui gli uomini detengono il potere) mascherato da storia d’amore. Sai è proprio quello che gli si contesta…

      • Antome ha detto:

        Eh, ma lui, lo sai. pensa che il rapporto di potere sia proprio quella cosa che cerca la donna per natura animale, nel suo mondo organizzato sistemicamente :).

  4. Cinzia ha detto:

    La chiusura che … L’operatore era un uomo ..da immediatamente il limite di questa visione. Secondo lei non ci sono donne negli uffici di Netflix? E che dire delle fine che collaborano nella realizzazione del film? Probabilmente addirittura più del 50/o . Non saprei che altro aggiungere, se non che io non lo guarderò sicuramente. Cordiali saluti

    • Il libro da cui il film è tratto è stato scritto da una donna. La regista, mi pare, è una donna. Tuttavia, quando a spiegarmi che la violenza sulle donne è un problema soggettivo è un uomo, io mi infastidisco di più. E questo, a differenza della violenza di genere, è un problema soggettivo.

      • Paolo ha detto:

        Per me non vuol dire assolutamente nulla ma a pensarci bene era una donna pure l’autrice di Histoire d’O che è il padre nobile delle cinquanta sfumature e della schifezza polacca (Dominique Aury dichiarerà di averlo scritto per impressionare il suo amante Jean Paulhan, estimatore del Marchese De Sade e convinto che una scrittrice non avrebbe mai potuto eguagliare le “vette” del Divino Marchese)

  5. Paolo ha detto:

    e comunque cancellate tutti i film della saga di Fantozzi (il bodyshaming continuo sulla povera babbuin.. ehm la bambina Mariangela ne vogliamo parlare?).
    e tutte le commedie dove c’è un personaggio grasso ridicolo? Via! Censura! (il fatto che nelle commedie ci siano anche magri ridicolo non conta).
    non credo che questa sia la strada

  6. Serenando ha detto che ha detto:

    E’ tipico della cultura patriarcale e maschilista decidere cosa si può o non si può vedere, leggere, ascoltare.
    I roghi vengono sempre da strutture patriarcali.
    Il femminile è inclusivo, elabora, accoglie e trasforma.
    E’ il maschile che divide, esclude, annienta.
    Per questo è tipico dei regimi totalitari stabilire cosa il popolo può vedere e cosa no, proprio in nome dei valori da assimilare o rifiutare.
    E’ interessante notare che invece di discutere su come impedire la diffusione di una cultura dello stupro con altri strumenti culturali, qui si ipotizzi il taglio censorio ebbbasta.
    Tipicamente patriarcale e maschilista

  7. Serenando ha detto che ha detto che ha detto:

    “Essenzialismo biologico”?
    Facci ridere, Riccio.
    Usi questo termine perché non sai cosa rispondere.
    Mi riferisco a categorie che non hanno a che fare con la biologia.
    Un uomo -nella logica con cui ho utilizzato i miei termini- può essere inclusivo, essere in grado di accogliere e trasformare, ed avere una caratteristica femminile, intesa dunque come attitudine psicologica, che nulla ha a che fare con la biologia.

    Dire che quello è “essenzialismo biologico” è il tuo solito giro di parole di quando non sai cosa rispondere.

    Ripeto: sono categorie PSICHICHE, non biologiche, e non riconducono a niente di biologico.
    Quando non sai cosa rispondere giochi sempre su frasi trancianti fondate su artifici dialettici. Anche il concetto di “Patriarcato”, se attribuito agli uomini, è puro essenzialismo biologico.

    Il fatto è che il vero patriarcato è il tuo

    • Tu non mi fai ridere. Quando leggo categorie PSICHICHE (col maiuscolo, addirittura) in realtà mi deprimo. Caratteristiche femminili, caratteristiche maschili… queste idee balzane sono il patriarcato. E tu le tiri fuori soltanto perché non hai nulla dire in difesa del film oggetto del post.

      • Serenando ha detto che ha detto:

        Capisco che sei depressa: è inutile che tu lo dica, basta leggere quello che scrivi, e soprattutto come rispondi.

        Ovviamente dai la colpa al mondo, e soprattutto a chi non usa le tue categorie, ma il fatto è che se il mondo non è come dici tu, ti deprimi.
        Rassegnati, Bellezza.

        Per quanto riguarda questo film, non ho nessuna voglia di difenderlo: perché non l’ho visto, perché non voglio vederlo, e soprattutto perché non mi interessa affatto difenderlo o affossarlo.

        Io difendo solo il DIRITTO A VEDERLO. Che tu vuoi negare.

        Deprimiti pure, adesso

      • Non interpretare quello che dico: tu sei deprimente, non il mondo. Per fortuna sei una posizione infinitesimale del mondo e della mia vita.
        I diritti, come ho già detto, hanno dei limiti.

      • Paolo ha detto:

        Prima di limitare un diritto dobbiamo pensarci un milione di volte in una società liberale. E in una società liberale è chi vuole limitare un diritto che deve assumersi l’onere della prova.
        il problema è chi mette questi limiti e in base a quali criteri. per quanto mi riguarda chi ha superato i 18 anni ha il sacrosanto diritto di vedere tutti i film che vuole comprese schifezze piene di stereotipi.
        se io adulto voglio vedermi una serie tv incentrata su un famoso narcotrafficante e assassino descritto in tutto il suo perverso fascino devo avere il diritto di vederla

      • In quale serie tv il trafficante di droga è il principe azzurro del drogato (costretto a drogarsi all’inizio, ma poi se lo fa piacere) e grazie alla droga vissero per sempre felici e contenti?

      • Paolo ha detto:

        uno a zero per te. comunque resto contrario alla censura anche contro le schifezze di film, se un adulto/a vuole guardarle lo deve poter fare. ovviamente le schifezze si possono anche criticare e decostruire

  8. ... ha detto:

    Mentre Gomorra romanzo aveva uno sguardo cupo, la serie tv, alla quale ha partecipato lo stesso Saviano, ha uno sguardo del tutto differente, che se non è di esaltazione, rimanda a dinamiche classiche. Ci si diverte e si parteggia per i vari personaggi. Non sono mancate le critiche, perché metterebbe in cattiva luce Napoli, o perché esalterebbe il crimine; ne ho letta pure una delirante sul film di Garrone, nella quale si diceva che i due ragazzi della scena dei mitra erano fatti passare per gay, e quindi si è, consapevolmente o meno, inscenata una simbologia lombrosiana, il criminale atavico deviante. E prima di Gomorra c’era stato Romanzo criminale, e poi Narcos eccetera. A quale cultura rispondono questi prodotti, perché ci piacciono? Io non sono un patito, ma se li guardo mi diverto. A tutti più o meno viene da fantasticare sull’essere dei grossi criminali, perché è un mondo spietato in cui bisogna comunque essere abili per scalare le vette. Ci vuole sia fegato che testa. Tutti a parole li disprezziamo, ma nessuno è così ipocrita da non ammettere che una certa ammirazione c’è. E cosa dire della proliferazione di prodotti sui delitti, di tutti i generi, quando gli omicidi in Italia, ma anche in Occidente sono ai minimi storici? Queste storie non saprei dire a quale cultura rimandano, fatto sta che ci piacciono. Allo stesso modo a molte donne di questi secoli piacciono le storie romantiche forti. Il fatto è che non c’è molta relazione tra ciò che razionalmente sappiamo e ciò che ci piace. Disprezzare il crimine non mi impedisce di divertirmi a guardare Gomorra. Perché condividere le idee femministe mi dovrebbe impedire di godere di cinquanta sfumature e questo film in particolare, che non ho visto? Cinquanta sfumature l’ho letto, il primo, e non mi è piaciuto per questioni formali, non certo per il contenuto. Le scene erotiche mi hanno eccitato, perché basta veramente poco per eccitarsi. Non è che mentre leggevo pensavo agli abusi. Perché l’abuso non c’è, in realtà, nella storia. Non ha senso mettercelo trattandola come una storia vera, perché non lo è. Il film Non violentate Jennifer (I spit on your grave) mostra uno stupro in maniera asettica, che è una delle cose più realistiche che ho visto e che mi ha “fatto” del male. Un po’ come si dice del film australiano recente di Jennifer Kent. Perché era fatto apposta per farti sentire male. Poi non so se tutti avranno reagito così, ma l’intento registico era chiaro, non c’è nessun tipo di regia ammiccante in quel film. A differenza di Cane di paglia, in cui la scena della violenza è fatta per eccitare. Che tipo di storia racconta questo film? Il primo di Cinquanta sfumature non racconta una storia d’abuso, è questo il punto, per questo è difficile convincere le persone che faccia del male alle donne.

      • ... ha detto:

        lessi al tempo l’articolo e l’analisi di Amy E. Bonomi, ma è appunto errata. non si leggono così le storie. faccio degli esempi: nel dongiovanni di Da ponte non si capisce bene cosa accade all’inizio, ma non è escluso che parta con uno stupro. lo si può leggere tra le righe. I Bravi del Manzoni insegnano la modestia alle fanciulle, nome in codice ancora per lo stupro. persino la classica storia dell’eroe che salva la ragazza dal drago la possiamo leggere in questo modo, nel senso che l’eroe non salva la ragazza per altruismo, ma è solo un drago meno cattivo che pretenderà a sua volta la ragazza. tutto questo nelle sfumature non c’è, e non si possono leggere i personaggi di finzione trasportando le loro azioni sul piano reale. la storia non è allegorica o ironica o ambigua, ha un solo piano di lettura, quello che accade è quello che è, e in ciò che accade non c’è nessuna azione che i personaggi (che sono mere finzioni) si fanno senza volerlo, che è ciò che distingue l’abuso in una relazione. il fatto che quella relazione non ci piaccia o che nella realtà sarebbe il risultato di un abuso è irrilevante, perché quello è appunto un romanzo. l’unica cosa che si può dire è che può far credere che nella vita ci siano uomini che fanno così e che non sono abusanti. ma non si può dire che in quella storia ci sono degli abusi, limitandosi al primo libro. per questo bisogna capire se il film ricalca lo stesso pattern. così come non si può dire che pretty woman sia una storia di abuso perché nella realtà le cose sarebbero diverse. la realtà non è la finzione. si può anche arrivare a dire che una storia abbia degli effetti negativi sulle persone, ma bisogna dire perché. se per questo film ci basiamo sull’idea che faccia passare degli abusi per normali e poi non contiene nessun abuso non si ha modo di dire che faccia male. Ho fatto l’esempio di Cane di paglia perché la scena della violenza è ambigua, non so bene cosa avesse in mente il regista, ma in quella scena si è allo stesso tempo eccitati e in sofferenza per la vittima. si potrebbe dire che la scena estetizza lo stupro, o che lo romanticizza. lo possiamo fare perché ciò che vediamo è inequivocabilmente una violenza, perché il personaggio femminile non vuole. in questo caso potremmo dire che uno spettatore potrebbe farsi l’idea che lo stupro in fondo non è così male. cosa discutibile, ma possibile. nella canzone di Skioffi di cui abbiamo parlato c’è almeno il punto di vista del cattivo, e quella è una storia di violenza. si può discutere sull’opportunità di usare il punto di vista del cattivo. nel Disprezzo di Godard ci sono un paio di momenti sgradevoli di molestie che possono essere ambigue, nel senso che non si capisce se sono messe per far capire il personaggio o se reputate da Godard come normali. nel caso delle sfumature ciò non è possibile perché a monte non c’è nessuno stupro né persecuzione, perché come detto nella storia il personaggio femminile non subisce nulla. i personaggi di finzione non hanno una psicologia, esiste solo la loro relazione all’interno di una storia. quella non è una storia d’abuso mascherato, non si hanno elementi per capirlo tra le righe. si può dire al limite che se una donna si comportasse come la protagonista si farebbe del male, ma come lo si dice di silvia romano. ma in entrambi i casi non c’è alcun abuso. il fatto che il velo sia frutto di un abuso a monte non significa che ogni volta che viene indossato c’è un abuso in atto. poi certo, possiamo anche chiederci perché accettiamo di vedere una storia che palesemente non ha attinenza con la realtà? non del tipo di un fanasy in cui è chiaro che certe cose non sono possibili. nelle sfumature tutto sarebbe possibile nella nostra vita, è irrealistico in un altro senso. per dire che 365 favorisca la cultura dello stupro bisogna che nel film ci siano quantomeno degli stupri. Ci sono?

      • Alla luce del tuo commento, la preoccupazione nei confronti di queste opere appare più che giustificata.

  9. Paolo ha detto:

    comunque la saga di Fantozzi è piena di bodyshaming sulla babbuin..bambina Mariangela. censuriamo?

    • Antome ha detto:

      Nella sua comicità “grezza” ho sempre apprezzato Fantozzi, pur mantenendo, come per ogni opera, delle riflessioni critiche. Quella mi è sempre sembrata la parte meno divertente, quando eccessivamente calcata, ma forse era parossistica :).

      • Paolo ha detto:

        era divertentissimo il tormentone della “babbuin..bambina” e certo che era parossistico, tutto in fantozzi è parossismo (anche il “megadirettore galattico” è parossistico, non esistono i megadirettori galattici però esiste una certa mentalità di servilismo verso il potere, esisteva nelle aziende una certa gerarchia che la saga di fantozzi prende in giro declinandola al grottesco, come è grottesca la bruttezza di mariangela, è grottesca la sfortuna e l’inadeguatezza di Ugo Fantozzi, inadeguato sempre in ogni cosa e ad ogni livello fisico, estetico, intellettuale ecc..)

  10. ... ha detto:

    Faccio un esempio di come non si analizzano le scene e le opere dal pezzo di Jessica Lovejoy su Medium

    He grabs her towards him and pushes her down so she is eye-level with his belt buckle and then forces her to give him oral sex. Not a word is spoken during this scene. But while this obvious sexual assault is happening, the music playing in the background is dramatic and sexy, convincing audiences that the flight attendant is enthusiastic about the forceful encounter. Once Massimo has finished, the flight attendant, with smeared makeup on her face, looks up at him smiling. Smiling as if she was turned on. Smiling as if women are completely into blatant assault, they just play hard to get. After being forced to perform oral (aggressively) on this man, the flight attendant goes into the bathroom, closes the door behind her, and smiles to herself. Sexual assault is not sexy — but the people behind this horrific movie seem to be convinced otherwise.

    La finzione ha dei codici che permettono di capire cosa sta succedendo. Da ciò che si legge se l’assistente di volo sorride è perché il suo personaggio ha gradito la cosa, ergo non c’è alcun assalto sessuale nella scena. Non è che il sorriso ha la funzione di mascherare la violenza, non c’è violenza. La scena poi l’ho trovata su youtube e conferma quanto scritto. Si può discutere sul senso e l’opportunità di certe rappresentazioni, e perfino sulle nostre fantasie, ma quello non è un assalto sessuale e la scena non ha né l’intento né l’esito di rendere sexy la violenza sessuale.

    • Non solo ne ha l’intento, ma a quanto pare ci riesce benissimo. Ti ha convinto che costringere una donna a soddisfare un perfetto sconosciuto possa farla contenta.

      • ... ha detto:

        sono fantasie messe in scena da personaggi immaginari. quella non è una donna, è un personaggio. e non viene costretta. non stiamo neanche al livello di filmati porno che inscenano una violenza. vedendola non penso certo che una sconosciuta sarebbe contenta, le fantasie si fanno proprio per desiderare ciò che nella realtà non succede. le hostess sono sexy e rappresentano una fantasia comune, ormai banale, ma questo è. possiamo dire che vengono abbigliate per stimolare lo sguardo maschile, ma questo non rende la fantasia di un rapporto con loro una fantasia sull’abuso. la fantasia su una hostess non si basa sul piacere di violentarla, si basa sul piacere di farci sesso se fosse disponibile per magia durante un volo.

      • Poniamo il caso che io decida di scrivere una sceneggiatura che rappresenti le fantasie di un imprenditore agricolo. Nella mia sceneggiatura i braccianti sono felici di lavorare per quattro soldi; quando il sole picchia, nelle ore più calde, saltellano fra i pomodori come la vispa Teresa e la sera, quando crollano sui loro materassi buttati in mezzo alla sporcizia, sospirano languidi pensando col sorriso sulle labbra ai loro caporali.
        Come pensi che la gente reagirebbe alla mia sceneggiatura?

      • ... ha detto:

        Direbbero che è una parodia oppure una sciocchezza, come infatti tutti stanno dicendo di questo film, che è pessimo sia tecnicamente che per l’assurdità della storia. Ma nessuno potrebbe dire che si vedono dei braccianti abusati, vedremmo appunto dei braccianti felici e contenti. Così come si vede un’assistente di volo pronta a soddisfare il protagonista e la futura compagna di lui che non batte ciglio e si innamora dopo essere stata rapita. La scena che ho visto è uguale a qualsiasi filmato porno, senza i genitali in vista. A questo punto mi si potrebbe dire che anche i video porno sono rappresentazioni di violenze di cui non mi rendo conto, ma è semplicemente falso, e posso provarlo. So distinguere le due cose, e infatti ho citato film in cui ci sono violenze esplicite, e opere in cui ci sono violenze implicite. Ci sono video porno in cui la cornice è quella dello stupro, ma tutti sanno che è finto. E ci sono pure film in cui si vedono violenze che però in quanto finte o in ogni caso lasciano spazio alla fantasia. Mi viene in mente Dogville con Nicole Kidman, che essendo molto sensuale fa venire voglia pure in un contesto che di sensuale non ha nulla ed è chiaramente tremendo. Ma mentre scorrono le immagini uno pensa alla Kidman, non al suo personaggio che viene abusato dagli uomini del villaggio. Oltre al fatto, che può essere sgradevole fin che si vuole, ma è umano, ci piace pensare di poter approfittare della situazione. Nella scena del volo invece non c’è questa cornice, perché il personaggio femminile non recita come se stesse subendo una violenza, che è l’elemento finzionale necessario per poter dire che siamo di fronte a una violenza in un’opera di finzione. In mancanza di ciò se io mi voglio vedere un video in cui c’è un’assistente di volo che si concede non ho bisogno di un preambolo realistico che giustifichi l’azione. Si piazzano gli attori in un qualunque contesto ordinario, l’ufficio, l’ospedale, la chiamata del tecnico che ripara il cavo della tv come nel Grande Lebowski eccetera. Poi quella scena può essere sgradevole perché è la fantasia di un maschio aggressivo, è anche per questo che le fantasie ce le teniamo per noi o le rappresentiamo in contesti specifici come le opere sceniche.

      • Paolo ha detto:

        io ho visto Dogville e ho solo provato compassione per il personaggio di Grace (Nicole Kidman) disprezzo per chi l’ha violentata, e una amara gioia quando si è vendicata facendo massacrare gli abitanti del villaggio (bambini inclusi)

      • Non sono mere fantasie: sono rappresentazioni dell’oppressione delle donne, che è reale.
        “Se l’è andata a cercare”, “Lo ha provocato”, “Le è piaciuto”, “Era consenziente” è quello che le donne si sentono dire davvero in tribunale, è quello che si sentono urlare contro da tutti quelli che si schierano al fianco degli stupratori – lo abbiamo visto così tante volte e ne abbiamo parlato così tante volte che non mi metto neanche a fare degli esempi. Il fatto che “il personaggio femminile non reciti come se stesse subendo violenza” (quando di fatto la sta subendo) è funzionale a legittimare la vittimizzazione e la rivittimizzazione delle donne nella vita reale. In parte, ne è anche la causa, visto che rende sessualmente eccitante la violenza.

      • Antome ha detto:

        Ciao, intervengo per una curiosità tardiva. E’ vero le fantasie alla Playboy/Penthouse sono spesso dozzinali, stereotipate e basate su rapporti di potere, al punto che molti film le ripropongono in chiave parodistica, evocativa e postmoderna per evocare un topos, un atmosfera, magari non rispondente alla realtà ti tutti i giorni.
        Riccio, ho notato che paragoni l’irrealisticità di questa situazione ad una dove i braccianti gradiscano essere sfruttati e vessati dal padrone e siccome so che non è tua intenzione paragonare tutta la sessualità etero ad un rapporto dove il maschio è il padrone, però la usi in questo caso per rafforzarne l’improbabilità per dire che è improbabile perchè è abusivo.
        Questo non per mansplainare, anche se mi rendo conto che è un rischio, ma dipende se le donne sono rappresentate come in grado di rifiutarsi, ovvero in una situazione libera. Quanto dici si applicherebbe se in Riso Amaro le mondine fossero rappresentate come compiaciute e felici di fare sesso con il latifondista.
        Mentre è semplicemente improbabile che durante l’orario di lavoro si abbia tanta voglia di fare sesso, al punto che servono diversi livelli di astrazione e di metafisica per trasformare tutto in un orgia. Un po’ come i musical trasformano tutto in canzoni e danza, credo. Escono dalle macchine, bloccano il traffico, ballano nelle corsie d’ospedale ^_^.

        Non voglio fare l’esempio opposto di steward che vengono assaliti dalle passeggere, perchè si potrebbe dire che quella è anch’essa una fantasia maschile, però mi chiedo se davvero le fantasie maschili e femminili vengano considerate tanto diverse dal parlare di rapporto padroni – braccianti o è semplicemente il portato storico a rendere tanto diverse le due cose.

        …:”la chiamata del tecnico che ripara il cavo della tv come nel Grande Lebowski eccetera.” era Maude che parlava dell’idraulico che veniva chiamato da lei per il tubo che perde e sappiamo tutti come finiscono queste cose, “lui le aggiusta il tubo”, niente di trascendentale :).

      • Sai che non ho capito cosa intendi?

      • Antome ha detto:

        Hai ragione, so che dovrei essere più breve. Dissento spessissimo dai 3 puntini quando cerca di ridimensionare determinate cose, come con l’indifendibile Zorin, tuttavia qui, quello che volevo dire è che hai paragonato la fantasiosità dell’inscenare dell’improbabile sesso con hostess, cattivo gusto dozzinale quanto vogliamo, con l’inscenare una situazione di esplicita dipendenza come il maltrattamento di un padrone verso i dipendenti.
        Ma andando avanti con la descrizione, leggo adesso, “Così come si vede un’assistente di volo pronta a soddisfare il protagonista e la futura compagna di lui che non batte ciglio e si innamora dopo essere stata rapita. La scena che ho visto è uguale a qualsiasi filmato porno, senza i genitali in vista. A questo punto mi si potrebbe dire che anche i video porno sono rappresentazioni di violenze di cui non mi rendo conto, ma è semplicemente falso, e posso provarlo. So distinguere le due cose, e infatti ho citato film in cui ci sono violenze esplicite, e opere in cui ci sono violenze implicite. Ci sono video porno in cui la cornice è quella dello stupro, ma tutti sanno che è finto.”
        viene descritto un rapimento, quindi non si applica quanto affermo nel mio messaggio precedente e lo correggo.
        Non voglio mettere in dubbio che si possa separare la propria eccitazione dal credere davvero tutto ciò, ma indubbiamente non è così per tutti.
        Tanto più se sotto sotto, rimane strisciante l’idea che le donne siano naturalmente attratte da differenziali di potere, basti vedere i commenti e non mi sembrano voler sottilizzare troppo le differenze. Sono anzi molto intolleranti a qualsiasi dubbio, spesso e volentieri.

  11. bob ha detto:

    Aspetto, trepidante, un bell’articolo sul gender paygap nel porno: le attrici sono pagate MOLTO di più degli attori. E’ terribile, è disumano.

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