Gender Reveal

Sta facendo scalpore, in questi giorni, la notizia di un’intervista a Emily Ratajkowski nella quale, secondo fanpage.it, la modella avrebbe dichiarato a proposito della sua gravidanza che

non rivelerà il sesso di suo figlio, perché sarà lui a deciderlo liberamente quando sarà maggiorenne e avrà consapevolezza di chi è davvero.

Grazie ad un amico che mi ha fornito prontamente il link, sono risalita all’articolo originale pubblicato da Vogue e ho scoperto che – come sovente accade, purtroppo – quanto riportato in italiano non corrisponde affatto alle dichiarazioni di Ratajkowski, ma somiglia piuttosto ad uno squallido tentativo di alzare i toni del dibattito in corso fra chi ha un approccio queer alla questione degli stereotipi di genere e chi invece si definisce gender critical, un dibattito che non abbisogna di ulteriore benzina sul fuoco, ma al quale gioverebbe, invece, la lettura del testo intergrale.

L’articolo, infatti, è un’interessante riflessione a partire dalla gravidanza (potremmo dire “partendo da sé”) sulle aspettative di genere che gravano sulle creature ancora non nate.

Inizia così:

Quando io e mio marito informiamo gli amici che sono incinta, la loro prima domanda dopo “Congratulazioni” è quasi sempre “Sai cosa vuoi?” Ci piace rispondere che non sapremo il sesso fino a quando nostro figlio non avrà compiuto 18 anni e ce lo farà sapere. Tutti ridono. Ma c’è qualcosa di vero nella nostra risposta, tuttavia, che accenna a possibilità che sono molto più complesse di qualunque genitale con cui potrebbe nascere nostro figlio: la verità è che in realtà non abbiamo idea di chi – piuttosto che cosa – sta crescendo nella mia pancia. Chi sarà questa persona? Di che tipo di persona diventeremo i genitori? Come cambieranno le nostre vite e chi siamo? E’ un pensiero insieme meraviglioso e terrificante, che ci fa sentire impotenti e umili. Mi piace l’idea che imporrò a mio figlio il minor numero possibile di stereotipi di genere. Ma per quanto progressista possa sperare di essere, capisco il desiderio di conoscere il sesso del nostro feto; sembra la prima vera opportunità per intravedere chi potrebbe essere. Poiché il mio corpo cambia in modi bizzarri e insoliti, è confortante ottenere una qualsiasi informazione che possa rendere più reale ciò che sta arrivando.

Noterete che, restituendo la frase incriminata al suo contesto, essa diventa qualcosa di molto diverso da ciò che è stato recepito dai lettori italiani: si tratta solo di una battuta scherzosa, una boutade, non di un proposito.

Ratajkowski riconosce che il sesso del nascituro è una delle poche informazioni certe che si possono ottenere fintanto che rimane all’interno del ventre materno: non è un granché, come informazione, ma se non altro è qualcosa in grado di rendere più concreta l’idea che quella protuberanza che si va gonfiando è prodromica all’arrivo di un essere umano che avrà un ruolo determinante nelle vite di chi lo accoglierà.

Ma – e per questo ha deciso di rispondere agli amici e parenti con la battuta riportata dalla stampa italiana – riconosce anche che quell’informazione ne porta con sé tante altre che poco o nulla hanno a che fare con la biologia del corpo umano e tutto con una cultura di stampo patriarcale che influenzerà pesantemente la vita della figlia o del figlio che verrà, e questo a prescindere dall’educazione che i genitori sceglieranno di impartire.

I ragazzi sviluppano più lentamente. Sono più faticosi delle ragazze da piccole, ma amano così tanto le loro mamme! Le ragazze maturano più velocemente ma sono così sensibili! – sono alcune delle frasi che la mamma in attesa si sente dire da amici desiderosi di prepararla a ciò che sta per accadere. Hanno qualche fondamento di verità? E’ vero che possedere due cromosomi XX comporta ipersensibilità? O che avere un pene influenza il grado di affezione verso la propria madre?

No. Non c’è niente di biologico in quasi tutto quello che siamo soliti raccontare su bambini e bambine. Partorire una bambina invece che un maschietto non offre alcuna assicurazione che i suoi primi anni di vita saranno meno faticosi per i neogenitori, ma – e questo è il lato più negativo degli stereotipi di genere – se credessi davvero che una neonata dovrebbe starsene nella culla buona buona perché sono i maschi quelli faticosi, nel caso in cui mia figlia dovesse indulgere nel pianto potrei finire col convincermi  ha qualcosa che non va, che è malata o in qualche modo sbagliata o che sono io quella sbagliata; quest’idea potrebbe provocarmi un’ansia tale da rendermi difficile l’applicare quei piccoli trucchetti atti a calmare un bimbo che piange, gettando entrambe in una spirale di frustrazione e sofferenza.

A volte gli stereotipi di genere possono trasformare la vita delle persone in un vero e proprio inferno ed è per questo che l’inventrice dei “gender reveal party”, Jenna Myers Karvunidis, si dichiaraoggi pentita di aver dato il via ad un’usanza che li rafforza e li esaspera.

Quando nasce un bambino ricevi tutte le informazioni in una volta: il sesso, il colore dei suoi capelli, a chi assomiglia, quanto è lungo, quanto in fretta batte il suo cuore. Il gender reveal isola un aspetto di questa persona. Quando quell’aspetto viene elevato a fulcro della tua identità, diventa problematico. – ha dichiarato in un articolo pubblicato da The Guardian nel 2019, nel quale racconta anche di quanto l’abbia preoccupata e intristita la reazione di una delle sue figlie nel ricevere in regalo una scatola di mattoncini Lego: la bimba, che aveva tre anni, scoppiò in lacrime perché non voleva “un regalo da maschio” con la scatola di colore blu.

Come si evince da questo video che ho trovato in rete, se la festa organizzata per rivelare il sesso del bambino o della bambina è un’occasione per rendere familiari e amici emotivamente partecipi all’evento della nascita (un obiettivo lodevole se si concorda col vecchio adagio “per crescere un bambino di vuole un’intero villaggio”), è anche il prodotto di una società in cui i membri sono prima di ogni altra cosa consumatori: Quando entriamo nei negozi – spiega il papà – non sappiamo se andare in direzione maschio o in direzione femmina, e la mamma aggiunge: Da oggi lo sapremo e anche per Natale possiamo scatenarci con gli acquisti.

Consumo, dunque sono si intitola un celebre saggio di Zygmunt Bauman al quale vi rimando per approfondire questo particolare aspetto della questione, insieme all’articolo pubblicato da The Atlantic qualche anno fa nel quale si denunciava la sempre più massiccia genderizzazione dei prodotti per bambini.

Ci sono altri due punti su quali vorrei soffermarmi prima di concludere.

Il primo riguarda un passo nel quale Ratajkowski replica un po’ stizzita all’entusiasmo del padre della sua creatura:

A mio marito piace dire che “siamo incinti”. Gli dico che sebbene il sentimento sia dolce, non corrisponde del tutto al vero. Mi infastidisce il fatto che il DNA di tutta la sua famiglia sia dentro di me ma che il mio DNA non sia dentro di lui. “Sembra ingiusto”, dico, e ridiamo entrambi. È una specie di scherzo, ma proprio come l’osservazione che facciamo sul sesso di nostro figlio, c’è della verità dietro. La gravidanza è per natura un’esperienza solitaria; è qualcosa che una donna fa da sola, dentro il suo corpo, non importa quali siano le  circostanze. Nonostante abbia un partner amorevole e molte amiche pronte a condividere i dettagli più crudi delle loro gravidanze, alla fine sono da sola con il mio corpo in questa avventura. Non c’è nessuno che la senta con me: gli acuti dolori muscolari nel mio addome che si presentano all’improvviso mentre guardo un film o la pesantezza dolorosa dei miei seni che mi saluta ogni mattina. Mio marito non ha sintomi fisici della “nostra” gravidanza, un promemoria di quanto diverse possano essere l’esperienza di vita di una donna e quella di un uomo.

Il secondo è un riferimento di Jenna Myers Karvunidis ai diritti delle donne:

“Sono pro-choice”, dice. “Come altro potrei dichiararmi? Ho tre figlie.” Ai suoi occhi la moda del gender-reveal ha giovato a coloro che cercano di limitare l’autonomia delle donne. “Negli Stati Uniti, i nostri diritti riproduttivi vengono ridotti a nulla. Una palla di cellule di sei giorni può eclissare le decisioni in merito alla sua salute di una donna adulta. Non è un giocatore di football o una ballerina, è un feto, ma il fenomeno del gender-reveal aiuta le persone a dimenticarlo”.

Non sento il bisogno di aggiungere altro.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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20 risposte a Gender Reveal

  1. Paolo ha detto:

    ma infatti nessuno mette in discussione il sesso biologico e l’essere cisgender o l’essere trans, sono gli stereotipi di genere il problema. i giocattoli non hanno sesso, la bambina vuole la bambola? Ok, vuole i soldatini? Ok, stessa cosa per il bambino

    • Antome ha detto:

      Paolo, so che non andiamo d’accordo sull’oggettificazione, ma persino in un commento di apprezzamento su come erano più belle le donne un tempo, su un video con raquel Welch, trovi in cima questa sequenza di commenti, ovvero diventa un fatto politico e, me lo aspettavo prima di leggere tutte le repliche, accuse al femminismo, sequito da chi concorda e si conclude ovviamente con l’idea che il femminismo dica alle donne di non essere attraenti


      Not even Kim Kardashian with all those operations on her body could compare herself with this beauty. Raquel is something really special.
      +32

      nymike06
      1 mese fa
      The Hollywood women of the 70’s, 80’s and 90’s completely blow away the modern Hollywood female stars
      +5

      King Brilliant
      3 settimane fa
      Kardashian is fat and has a grotesque arse..Its like a hippo
      +1
      Le-WiiSs

      1 settimana fa
      @nymike06 feminism destroyed everything
      +2

      nymike06
      1 settimana fa
      @Le-WiiSs Well Said
      2

      Lucem
      5 giorni fa
      Feminism told women to stop looking attractive.

      Che dire, unica consolazione, meno male che hanno perso, almeno, queste menti lucide :D.

      • Paolo ha detto:

        il femminismo dice alle donne di essere quello che vogliono, giustamente

      • No, Paolo. Il femminismo invita le donne a prendere coscienza dell’oppressione di una società che le discrimina.

      • Paolo ha detto:

        Anche
        ma quando il blog Alle donne piace soffrire dice che “in occidente le donne sono obbligate a spogliarsi quindi una donna che si copre è rivoluzionaria” mi pare che la cretineria abbia toccato nuove vette. Gli anti-femministi sono il peggio del peggio ma a volte pure certi blog femministi scrivono cose non condivisibili su certi temi

  2. Paolo ha detto:

    sono gli stereotipi di genere il problema. i giocattoli non hanno sesso, la bambina vuole la bambola? Ok, vuole i soldatini? Ok, stessa cosa per il bambino. che un bambino sia maschio o femmina non dice nulla sulle sue preferenze o su che persona sarà. nessuno tanto meno emily ha messo in discussione il sesso biologico

  3. Paolo per favore… Chi dice ai bambini che le bambole sono per le bambole sono per le bambine e le scatole di Lego blu sono per i maschi?

  4. Loon Martian ha detto:

    Grazie mille per questo post. Anch’io avevo letto di sfuggita il titolo dell’ “articolo” in italiano, ed ero rimasta perplessa. Avevo deciso di non approfondire e non l’avevo letto, ma mi fa molto piacere sapere che in realtà il discorso era più ampio, e addirittura radicalmente diverso da quanto l’articolo italiano aveva fatto sembrare. Questi titoli da click-bait dovrebbero essere illegali.

    • Loon Martian ha detto:

      il che era una battuta naturalmente, nel caso qualcuno pensasse che io cerchi di limitare la libertà di espressione o roba del genere. Certo è che il giornalismo, e internet in generale, avrebbero molto da guadagnare se si attenessero a una rappresentazione più razionale e meno sensazionalistica di notizie e idee e contenuti di ogni genere.

  5. Livia ha detto:

    Voglio solo fare un mea culpa.
    Immaginavo Emily Ratajkowski solo come una delle tante donne funzionali al sollazzo maschile.
    A leggere i suoi pensieri ora mi vergogno del mio pregiudizio, e ammetto… anche della mia invidia. Scopro che nel mio pregiudizio ero io, quella funzionale al patriarcato.
    I suoi pensieri mi toccano, sono vivi, ci parlano andando con semplicità al nocciolo, al punto che non c’è tanto da aggiungere, e ti ringrazio, Ricciocorno, per averli esposti qui in evidenza rendendo loro giustizia.

    • Le persone non sono tutte bianche o tutte nere. Noi conosciamo Ratajkowski perché ha preso parte ad uno dei video più criticati dalle vittime di violenza sessuale, Blurred Lines. Di sicuro la sua posizione in merito, fino a poco tempo fa, dimostrava che non avesse colto il senso di quelle critiche: https://metro.co.uk/2015/09/05/emily-ratajkowski-calls-the-blurred-lines-video-the-bane-of-my-existence-5377335/
      Questo non significa che sia una donna sciocca o priva di profondità, ma solo che il pensiero femminista sulla violenza di genere e l’oggettivazione del corpo femminile (che nulla hanno a che fare con il modo in cui le persone vivono la loro sessualità o con la bellezza, a dispetto di quanto Paolo si adoperi per convincere il web impegnato su questi temi che sia così) ha così poca diffusione e rinonanza che poche persone riescono a coglierne il messaggio.

      • Paolo ha detto:

        e continuerò a impegnarmi. Consapevole di essere incompreso dai contemporanei come tutte le grandi menti

      • Tu non sei incompreso. Ti comprendiamo benissimo.

      • Paolo ha detto:

        credete di comprendere

      • Antome ha detto:

        Con lucidità, possiamo pensare che Robin nel video stesse semplicemente facendo il sexy ammiccante magari “oggettivando” sè stesso e i suoi genitali dove il contesto è estremamente rilevante, se infatti partiamo dal presupposto che non abbia potere sulle donne che nel video sta seducendo, quindi nessun potere patriarcale, più o meno come una donna che faccia la stessa cosa con l’uomo, tuttavia è presente un linguaggio innecessariamente violento, che stemperato alla milanese è “spaccarti i ciap in due” anche se il dubbio è il riferimento per medonimia inversa all’orifizio ivi presente.

      • Antome ha detto:

        Se non credi nel male gaze, Paolo e non dico che, anch’esso, come mansplaining, possa essere alle volte utilizzato impropriamente, ho visto questa discussione su menslib https://www.reddit.com/r/MensLib/comments/cspriv/is_the_male_body_considered_ugly_by_society/ dove uomini per lo più femministi si chiedono se il corpo maschile è considerato brutto. In effetti penserei subito al male gaze, ovvero gli uomini che ribadiscono la loro eterosessualità performando un disgusto verso parti del corpo maschili non coperte o adornate in modo non abbastanza coprente o tradizionale, sandali, perlopiù se di tipo elegante, dove le infradito sono più accettate come sbracamento senza alcuna velleità estetica. Il male gaze afferma infatti di voler vedere il corpo femminile e non vuole nessuna interferenza maschile a “disturbarla” vede lo spogliarsi e l’avere meno vestiti come sottomissione, usa leve di potere perchè la donna abbia bisogno di farlo o perlomeno questa è la sua intenzione, se necessario. Perchè non può ignorare e anzi è disturbata dalla presenza di parti del corpo maschili, quasi confondesse il flusso del suo desiderio, sia che si tratti di parti curate, schifate perchè associate al femminile in un corpo che non lo è, che trascurate, perchè brutte da vedere?
        Anche perchè l’uomo non ha bisogno di tale esibizione in questa fantasia di potere.
        Ma per arrivare al punto, peccato che, a quanto si afferma in tal caso, si tratti di una donna.
        “I sometimes encounter fashion advice for men that says things like: “Make sure to wear long socks; no-one wants to see your hairy legs,” or “Avoid sandals. Men are not supposed to show their feet.” It seems that the ideal men’s clothing hides all of his skin (except for face and hands) and distorts the perceived body shape (which is what lapels, collars, shoulder padding, etc. are for).

        When I was younger, I worked in a kitchen for a few months. One of the female cooks always shamed any man who dared to expose his legs, even if he had only rolled his pant legs up a bit so they wouldn’t get wet.”
        non so se neghi il male gaze, potrebbe avere a che fare con la negazione del proprio gaze femminile o l’interiorizzazione di un modello di eleganza che non preveda pelle esposta.

      • Paolo S ha detto:

        donne e uomini vestono come vogliono. io parlo della teoria delmale gaze nel cinema per come è formulata da Laura Mulvey, delle discussioni su reddit me ne frego altamente. io sono etero e il nudo maschile o femminile non mi da’ alcun fastidio, e sono assolutamente in grado di riconoscere un corpo maschile nudo e bello quando lo vedo anche se non mi eccita sessualmente

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