Il problema non è la sessualità delle donne, ma quella degli uomini

Per tutti questi secoli le donne hano avuto la funzione di specchi, dal potere magico e delizioso di riflettere raddoppiata la figura dell’uomo.

Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé

fonte

Sta facendo molto discutere la vicenda giudiziaria che vede coinvolta una maestra e la sua dirigente.

Mentre il nostro sistema giudiziario ha perseguito e persegue i comportamenti che il nostro ordinamento giudica dannosi nei confronti dell’individuo e della società nel suo complesso – ovvero la diffusione di  immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate (articolo 612 ter del codice penale) – la stampa sta offrendo grande spazio alle giustificazioni dei responsabili: se mandi filmati osé devi mettere in conto il rischio che qualcuno li divulghi, ha dichiarato a La Stampa uno dei “qualcuno” che li ha divulgati, definendo il reato di revenge porn “una goliardata da uomo“.

La risposta delle persone di buon senso a simili giustificazioni è che non c’è nulla di riprovevole in una persona adulta che, nell’intimità di una relazione, esprime il suo desiderio sessuale anche attraverso la produzione di immagini erotiche, destinate a risvegliare il desiderio di chi è a sua volta desiderato.

Ciò di cui vorrei parlare io, invece è il tradimento di colui al quale quelle immagini erano state affidate, che, invece di rispettare il voto di fiducia che è alla base di ogni relazione umana – sentimentale, commerciale o professionale che sia – ha deciso di diffonderle, ma soprattutto dello scopo che ha reso necessario quel tradimento, ovvero vivere uno di quei momenti in cui gli uomini costruiscono la loro identità condivisa di maschi a partire dalla deumanizzazione della donna.

Preferisco concentrarmi su questo aspetto non perché non ritenga importante difendere il diritto delle donne a fare sesso quando, come e con chiunque abbiano voglia di farlo (posto che non decidano di farlo proprio mentre badano alla classe di treenni di cui sono le maestre, l’unica circostanza che ci costringerebbe ad assumere anche il punto di vista del genitore preoccupato dello sviluppo psicosessuale della prole), ma perché credo che una delle più grandi minacce ai diritti sessuali delle donne (nonché all’opportunità di costruire una società equa e giusta, nella quale nessuna venga più discriminata in quanto donna) si collochi proprio lì, in quei conciliaboli fra uomini di cui discuteva con grande indulgenza un articolo di Vice agli albori del dibattito pubblico sul revenge porn in Italia: conciliaboli dei quali la stragrande maggioranza della gente è in grado di riconoscere l’orrore (lo ammetteva nel suo articolo lo stesso Niccolò Carradori) e ciononostante continua a liquidare come condizione imprescindibile alla socializzazione del maschio.

Non per nulla il termine che spesso si usa in questi casi è goliardia, un’espressione che evoca lo spirito di comunione nel divertimento che accomuna quei giovani universitari desiderosi di sentirsi parte integrante di un gruppo nel momento in cui sono lontani da casa e si apprestano ad affrontare i primi scampoli della loro vita da adulti.

Diventare un membro della comunità dei maschi, contribuire alla costruzione di un’identità collettiva fondata sul comune disprezzo per tutte le donne: questi sono gli obiettivi di tutti coloro che si sono scambiati quelle immagini, immagini che non sono esecrabili – come si raccontano le loro compagne per distogliere lo sguardo da quell’orrore – perché il soggetto rappresentato ha deciso autonomamente di immortalarsi nell’atto di godere del proprio desiderio sessuale (se c’è una cosa che ci hanno insegnato i gruppi dedicati a questi commerci – gli amanti della phica, ad esempio – è che persino la foto di una mamma rubata mentre è sotto la doccia o lo scatto di una sconosciuta che prova un paio di scarpe in un negozio possono diventare merce di scambio), ma semplicemente perché il soggetto rappresentato è una donna.

Vorrei che il discorso si spostasse da cosa le donne sono legittimate a fare per arrivare ad un orgasmo a cosa gli uomini devono smettere di fare, ovvero convincersi l’un l’altro a edificare la propria virilità sul vilipendio del genere femminile.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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40 risposte a Il problema non è la sessualità delle donne, ma quella degli uomini

  1. Paolo ha detto:

    io sono maschio, sono etero e questa non è la mia sessualità, la mia idea del sesso non prevede il disprezzo della donna e mi fa schifo che ci siano uomini che la pensano così non li capisco )è ache ero che queste forme di “socializzazione” maschile non hanno mai fatto parte della mia formazione, ero un solitario). adoro il sesso, mi piacciono le belle donne e mai mai mai ho condiviso video intimi rubati, mi eccitano le donne sexy, mi eccitano le scene hot dei film non porno non le immagini rubate, tutto ciò che non è consensuale non mi eccita e non credo di essere il solo uomo a pensarla così. questo cameratismo degenerato non c’entra nulla con la virilità ne è solo la grottesca parodia. il desiderio sessuale maschile o femminile è una cosa positiva, non ha a che fare con questa immondizia. anche le donne etero provano attrazione per i corpi maschili, provare attrazione per u corpo è lecito, rubare e diffondere immagini intime senza consenso non lo è

  2. Luca ha detto:

    La Maestra il video l’aveva mandato akk’uomo che credeva di amare , per complicità intima, non pensava che fosse un pezzo di merda che poi lo ha girato a tutti i suoi conoscenti maschi. La Direttrice deve essee condannata . Solidarietà alla maestra !

  3. viandantesperduta ha detto:

    non so se sia dovuto al fatto che sui social ognuno vede la propria bolla, ma devo dire che fortunatamente in questi giorni io sto assistendo a un sacco di solidarietà nei confronti della maestra, questo mi fa ben sperare, considerato quello che è accaduto solo pochi anni fa a Tiziana Cantone…

    • Franco ha detto:

      No, non è una tua impressione 🙂 perdonami se mi presento in modo brutale ma è tanto per capirci sulla distanza che probabilmente ci separa mentre vediamo lo stesso fenomeno… a me il femministume vario come quello di questo articolo, per esempio, ossia l’attribuire al “maschile” quanto di più ripugnante si riesce a raccattare dalla cronaca, rovesciandoci sopra pure come “patriarcato interiorizzato” le responsabilità delle donne come quelle che a diverso titolo hanno fatto sì che questa maestra venisse licenziata, ebbene… mi ci sfrego giù il culo per quel che le valuto. Però come te vedo anch’io (con piacere) una solidarietà sui social e non solo, per nulla sbilanciata tra commentatori e commentatrici e spero che monti ancora di più. E secondo me il ricorso lo vince liscio con tanto di risarcimenti. Spero anche che ci sia ancora spazio per fare a livello legale qualcosa contro chi ha diffuso il video.

      • Ah è questo articolo che descrive gli uomini come ripugnanti? Non chi diffonde a mezzo stampa l’idea che una donna certi comportamenti “goliardici” da uomo li deve sempre mettere in conto?

      • Franco ha detto:

        Dunque.. ricapitoliamo…
        Individuo appartenente a una certa categoria demografica “A”, bersaglio di una ideologia identitaria commette una azione disdicevole.
        Blogger propagandista di quella ideologia identitaria, prende fatto di cronaca di cui sopra, va a cercare altri fatti simili commessi da altri individui appartenenti alla categoria demografica “A” per affermare che tale comportamento è qualcosa che definisce tutti i membri della categoria demografica “A”, per cui urge azione risolutiva del problema insito nella categoria demografica “A”, secondo i dettami della ideologia seguita dal blogger, fondata sull’idea che la categoria demografica “B” nella quale il blogger si identifica, sia vittima di un complotto millenario ordito dalla categoria demografica “A” il cui strumento più subdolo e pericoloso è l’aver imposto alla categoria demografica “B” in un passato lontano, lontanissimo (fuori dal tempo, mitologico), una cultura per cui gli individui della categoria demografica “B” si comporterebbero come burattini privi di discernimento e responsabilità, diventando loro malgrado complici del complotto di “A”. Che so.. un po’ come il parassita di mantidi e cavallette Spinochordodes tellinii, vai a sapè…
        Commentatore appartenente alla categoria demografica “A” afferma che questi sono i trucchetti usati da qualsiasi ideologo/a di ideologie identitarie basate sull’odio contro un nemico a cui attribuire ogni male del mondo.
        Blogger risponde “Ah è questo articolo che descrive gli “A” come ripugnanti? Non chi diffonde a mezzo stampa l’idea che una “B” certi comportamenti “goliardici” da “A” li deve sempre mettere in conto?”
        Quindi….
        Si. E’ questo articolo, che descrive il peggio che riesce a raccattare in giro, come fosse la norma e ciò che definirebbe un intero sesso. E’ questo articolo che, seguendo una ideologia identitaria che vede i sessi come fossero popoli, attribuisce collettivamente agli uomini in quanto persone di sesso maschile, la responsabilità individuale degli atti ripugnanti di ogni individuo di sesso maschile, mentre nasconde dietro questo espediente e dietro i contenuti ideologici sui quali chi scrive questo genere di propaganda, cuce i suoi articoli, le responsabilità individuali delle donne, in questo caso, delle due che sono state la causa più diretta del licenziamento (scommetto che risulterà illegittimo) di questa maestra.
        E’ per questo che con la tua ideologia e con il suo prodotto mi ci sfrego giù il culo, più o meno come faccio con quella di qualsiasi razzista, per esempio.
        Più chiaro ora?

      • Era chiarissimo anche prima. Non sei né il primo né sarai l’ultimo che, di fronte ad un evento gravissimo di fronte al quale è doveroso interrogarsi sul contesto sociale che favorisce la violenza contro le donne, riesce a pensare solo a quanto ti ferisce che qualcuno ti collochi per nascita nella classe degli oppressori. La tua è la cara vecchia fallacia tu quoque: “è chi denuncia la discriminazione che discrimina!”, che conosciamo bene. Quindi no, non avevo bisogno di un chiarimento da parte tua, ma della tua disponibilità a rivedere la tua posizione. In una società razzista non tutti i bianchi sono responsabili di comportamenti razzisti, ma tutti i bianchi godono del privilegio di non esserne vittime. Riflettici.
        Proviamo a fare un’analogia, vuoi? Partiamo da un evento storico. Immagina che qualcuno si metta a raccontare: “Verso la fine del 1700 gli Inglesi decisero di istituire la prima colonia penale in Australia, dando il via alla colonizzazione del continente, che tanta pena e sofferenza costò alle popolazioni autoctone.” Qualcuno replicherebbe “Non tutti gli inglesi, razzista che non sei altro!”? Sono certa di no. Per quanto la prima parte della frase, a voler essere estremamente pedanti, contenga una verità (la seconda decisamente no), suonerebbe sgradevole e inopportuno, alla luce della feroce discriminazione che gli aborigeni hanno dovuto sopportare.

      • Antome ha detto:

        Possibile che tu leggendo una critica alla costruzione sociale dell’identità maschile che prevede questi giudizi verso la donna e le vanterie dell’uomo, veda un insulto agli uomini? E che nell’idea di patriarcato interiorizzato delle donne che le portano avanti vede invece assoluzione di queste donne?

      • Franco ha detto:

        “Riflettici” 🙂
        Vabbè….
        In base a che cosa dovrei essere più responsabile io di quelle donne che hanno attivamente voluto e attuato l’allontanamento della maestra dai suoi alunni? Forse perchè sarei io più responsabile di quel costume sociale demmerda praticato con molta solerzia anche dalle donne, per cui l’uomo che scopa è figo e la donna puttana? Forse perchè il loro patriarcato sarebbe interiorizzato e il mio invece no? Pure quello di mia nonna era più interiorizzato del mio? E il mio, che non è interiorizzato, dove ha la sua sorgente? Nell’uccello?
        Non mi pare che l’uomo che passi per “sfigato” sia molto richiesto dalle donne, per carità, liberi tutti di scegliere, ma perché il dover mostrare al mondo di essere maschio trombante per essere considerato un uomo valido (soprattutto dalle donne) dovrebbe essere un privilegio?
        Cosa tiri fuori i bianchi e neri, poi, che paragone sglandato è? I sessi non sono popoli, non sono in grado di produrre autonomamente una cultura, men che meno sui costumi sessuali.
        La tua è una logica, una dialettica e una forma mentale da processo inquisitorio, che ha come scopo solo di portare l’accusato a confessare le sue colpe e “rivedere la sua posizione”.

        Quanto al sentirmi ferito nel leggere l’ennesimo delirio femminista… 🙂 non preoccuparti. Nemmeno te sei la prima e non sarai nemmeno l’ultima ad attribuire colpe collettive per nascita e ogni problema del mondo ad una categoria demografica bersaglio identificata come “nemico storico”. Le prediche forzate delle femministe le ho già viste dal vivo a scuola. Erano gli anni delle guerre jugoslave, la scuola organizzò un incontro per capire cosa stava accadendo e perché e chiama un pò di gente. Ad un certo punto tocca a una a parlare e comincia a parlare degli stupri di guerra. Si agitava per l’aula magna come una invasata puntandoci addosso ad uno ad uno (solo a noi ragazzi ovviamente) lo sguardo fino a quando non abbassavamo il nostro, per convincerci che “era solo una questione di grado”, che la nostra società è fondata sullo stupro (lunghe citazioni di miti antichi di fondazioni di città dove c’è uno stupro etc ), e che quindi noi “maschi” (ragazzi tra tra i 14 e 16 anni) eravamo simili a quelli che commettevano gli stupri di guerra. Perchè? Perchè maschi e immersi nella “cultura dello stupro”. Pure quella diceva cose simili a “c’è un problema con la sessualità maschile” e “sta a voi fare il primo passo” e il resto delle coglionate della dottrina che propagandi tu oggi.
        Ho riflettuto allora sul fatto che lei, che poteva essere mia nonna, mi puntasse un dito contro per attribuirmi una “cultura” e una “sessualità” problematica, deviata, predatoria, “tossica”, come va di moda dire oggi.
        Già allora ho capito che avete il cervello bacato.
        Comunque, avevo riposto a una utente per rassicurarla del fatto che la solidarietà alla maestra, che ritiene di notare, non è una sua impressione, dal momento che pure chi sta in una bolla socia molto lontana dalla sua vede (con piacere) la stessa cosa.
        Vi lascio lavorare 🙂
        Buona continuazione.

        PS stavo per postare poi ho visto che hai fatto questa aggiunta:

        “Proviamo a fare un’analogia, vuoi? Partiamo da un evento storico. Immagina che qualcuno si metta a raccontare: “Verso la fine del 1700 gli Inglesi decisero di istituire la prima colonia penale in Australia, dando il via alla colonizzazione del continente, che tanta pena e sofferenza costò alle popolazioni autoctone.” Qualcuno replicherebbe “Non tutti gli inglesi, razzista che non sei altro!”? Sono certa di no. Per quanto la prima parte della frase, a voler essere estremamente pedanti, contenga una verità (la seconda decisamente no), suonerebbe sgradevole e inopportuno, alla luce della feroce discriminazione che gli aborigeni hanno dovuto sopportare.”

        E’ lo stesso discorso dei bianchi e dei neri: paragonare i maschi agli inglesi e le femmine agli aborigeni australiani è una analogia a glande.
        Gli inglesi e gli aborigeni sono gruppi di uomini e donne e come tali hanno generato due culture, a quanto pare, molto differenti. I sessi, da soli, separati, non generano nulla.
        Solo partendo da queste analogie a glande puoi fare quell’ipotetico dialogo che è l’apoteosi dello straw man (i meme di derisione che ti piacciono tanto) e molte altre argomentazioni sglandate della tua dottrina.
        Hai bisogno di queste analogie perché altrimenti dovresti riflettere su quali presupposti uno se ne possa uscire con “Il problema non è la sessualità delle donne, ma quella degli uomini” o “gli uomini devono farsi carico del loro genere” o “femminicidio è un omicidio con un colpevole e milioni di responsabili” e pretendere che tutti gli uomini “tacciano e ascoltino” e pensino a “rivedere la loro posizione”, valutando ogni voce di dissenso come il segno di una coscienza sporca da indirizzare verso la confessione, il pentimento e la testimonianza della Verità. Esattamente la forma mentale degli inquisitori.
        Comunque sei troppo scafata all’arte della retorica per non sapere che descrivere un’etica sessuale (omo ha da scopà la fimmina è puttana se lo fa, etica che anche una persona di 50 anni può toccare con mano quanto abbia perso di forza nell’arco di una generazione) attribuendone la genesi e la responsabilità ad un solo sesso per la sua “sessualità da correggere”, e ricevere critiche, è qualcosa di molto differente da dire

        “Verso la fine del 1700 gli Inglesi decisero di istituire la prima colonia penale in Australia, dando il via alla colonizzazione del continente, che tanta pena e sofferenza costò alle popolazioni autoctone.”

        e ricevere come replica

        “Non tutti gli inglesi, razzista che non sei altro!”

        Se non ti crea molto disturbo, cerca di prendere per il culo la gente con un po’ più di professionalità, per cortesia. L’autrice de “un accordo con lo stalker” sa fare sicuramente di meglio. 🙂 Il lavoro sporco lascialo a Mister Straw Man.

      • “In base a che cosa dovrei essere più responsabile io di quelle donne che hanno attivamente voluto e attuato l’allontanamento della maestra dai suoi alunni? Forse perchè sarei io più responsabile di quel costume sociale demmerda praticato con molta solerzia anche dalle donne, per cui l’uomo che scopa è figo e la donna puttana?”
        Tu non sei “più responsabile” in quanto uomo, tu sei al sicuro in quanto uomo. Non esistono casi analoghi a quello della maestra di Torino o della già citata Tiziana Cantone che abbiano come protagonista/vittima un uomo, ed è questo il vantaggio del quale tu – volente o nolente – godi in quanto maschio, e questo a prescindere dal tuo comportamento.
        Il privilegio non è qualcosa di cui sentirsi accusato, ma qualcosa di cui dovresti diventare consapevole per comprendere in che modo influenza la tua vita.
        “I sessi non sono popoli, non sono in grado di produrre autonomamente una cultura, men che meno sui costumi sessuali.” Davvero?
        Quante filosofe o artiste o scrittrici donne trovano spazio nelle nostre antologie? Quante donne politiche nei nostri libri di storia? Quante scienziate, esploratrici, divulgatrici? La nostra storia è una storia nella quale quasi la totalità dei soggetti visibili del passato e del presente sono uomini: è una cultura squisitamente maschile, che ha relegato le donne in specifici ghetti dai quali era ed è ancora quasi impossibile influenzare concretamente alcunché. Questo non significa, naturalmente, che non ci siano stati casi particolari di donne che siano riuscite ad emergere ed imporsi, ma questo non mina in alcun modo il quadro generale.
        Comunque, sei troppo emotivo nella tua esposizione (lo evinco dall’incapacità di esprimere le tue argomentazioni senza condirle di espressioni offensive), pertanto mi sta bene che la conversazione si concluda qui.

      • A proposito del modo in cui il maschilismo influenza la cultura: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2017/09/25/credibility-gap-in-che-modo-il-sessismo-influenza-la-conoscenza/
        E’ il link ad un video TED, non un mio articolo. Prova a liberarti dall’abitudine di trasformare le conversazioni in invettive personali. Potrebbero diventare infinitamente più costruttive.

  4. Serenando ha detto che ha detto che ha detto:

    Premetto che la mia solidarietà va tutta -e solo- alla maestra.
    Devo però constatare che la tua furia pro-donne elude un punto fondamentale della vicenda, e dunque dei commenti che si possono fare.

    E sono questi: a denunciare la maestra è stata una Mamma Indignata. E a licenziarla una Dirigente Altrettanto Indignata.

    Peggio ancora, l’indignazione che ha innescato la denuncia alla povera maestra -la vera e sola vittima di questa vicenda- nasce da una Chat di Mamme (che si percepiscono evidentemente come Mamme Irreprensibili e Tutelanti i Figlietti).

    Tu nel tuo articolo te la prendi solo con quei dementi di maschi che fanno girare -soprattutto per vendetta- scene del genere, a vanto di una propria sessualità.
    Sul punto di tale condanna hai ragione da vendere.

    Ma tu taci sul ruolo di queste Mamme e questa DirigentA, e secondo me qui c’è la tua faziosità.

    Perché si dovrebbe concludere che la mentalità che tu attribuisci “agli uomini”, è in realtà condivisa anche da non poche donne, e che anche ad un bel po’ di donne andrebbe indirizzato l’elenco delle indegnità da cui astenersi.

    Qui -in sostanza- c’è la prova della faziosità, inutilità, pericolosità, del tuo femminismo antimaschile: che nasconde come dietro gli autori di una violenza di questo tipo ci sia una cultura degradata e degradante che non è appannaggio di un genere, non è affatto confinata ai soli maschi, ma vede anzi ad innescarla e a portarla a compimento Mamme e Professioniste.
    Qui, perdonami, diventi complice ideologica di questa violenza, perché aiuti a occultare i responsabili.

    • Non lo eludo affatto. Le donne coinvolte sono sotto processo ed è giusto che sia così. Tuttavia, l’innesco di questa vicenda è l’odio maschile per le donne, non certo quello di mamme e professioniste. Potremmo dire che le mamme e le professioniste interpretano in questa vicenda il ruolo che Samuel L. Jackson ha interpretato in Django Unchained: odioso, indubbiamente, ma di sicuro non la causa scatenante del fenomeno del revenge porn.

      • Paolo ha detto:

        da cinefilo ed estimatore di Tarantino ti faccio i miei complimenti. Stephen lo schiavo che tradisce la sua gente e si fa non mero esecutore ma complice attivo e entusiasta della violenza del padrone bianco (che resta la causa primigenia dell’oppressione) mi pare una metafora azzeccata

      • Si e no, in realtà. Perché se lo schiavo si fa complice in primis per garantirsi l’incolumità e poi un piccolo spazio di privilegi nel quale vivere, invece di limitarsi a sopravvivere fra i tormenti, le donne che colpevolizzano la vittima in questo caso più che proteggere se stesse proteggono l’illusione di vivere in un mondo giusto, nel quale le cose brutte (in questo caso l’essere ridotte ad oggetto di ludibrio) capitano soltanto a chi ha fatto qualcosa per meritarlo.

      • Paolo ha detto:

        vero

  5. Serenando ha detto che ha detto che ha detto:

    No, non sono d’accordo.
    La Mamma Indignata ha un ruolo fondamentale.

    I Maschi Idioti & Violenti hanno concepito il video come prova della propria adeguatezza sessuale, operando sicuramente con violenza idiota

    Ma è la Mamma Indignata che non solo colloca la Maestra tra gli scarti umani -cosa che fanno anche i Maschi Ecc.- ma che poi la denuncia come Indegna Professionalmente.

    In altri termini, per i maschi il gioco sarebbe finito nel trasmettersi il video: è la Mammina Tutelante che vede nella maestra, e come tale la denuncia, il pericolo per il proprio figlio e quindi il pericolo sociale.

    I maschi la usano come oggetto, ma la Mammina la definisce un Oggetto Indegno per il proprio figlio e per tutti i bambini. E la Dirigente consacra questa indegnità.

    La correlazione tra indegnità personale e indegnità sociale è GENERATA dalla Mammina e consacrata dalla Dirigente (la quale, e non sembra affatto un caso, a quanto ho sentito avrebbe pure minacciato la maestra per costringerla a dimettersi). Non saranno dunque la causa scatenante, ma sono quelle che fanno diventare pubblico e da estromissione sociale il comportamento della maestra,

    Probabilmente, o forse, sia pure per motivi cosiddetti Abietti & Idioti, per i maschi quella sarebbe stata una buona maestra – comunque non erano interessati ad allontanarla dalla scuola.

    È la Mammina -ansiosa di tutelare il proprio Bambino- che mette in relazione l’abiezione della donna con il rifiuto sociale che le deve esser dato.

    • È ovvio che tu la veda così. Soprattutto perché non solo ometti che la denuncia alla dirigente era una minaccia escogitata dalla compagna per difendere il marito reo dalla denuncia della vittima, ma perché rientri in quella maggioranza che si ostina a considerare sostanzialmente innocui i conciliabili fra maschi. Non c’è crudeltà verso le donne in quel condividere fra compagni di merende, secondo te, non c’è danno.

      • “I maschi la usano come oggetto, ma la Mammina la definisce un Oggetto Indegno per il proprio figlio e per tutti i bambini. E la Dirigente consacra questa indegnità.”
        Una persona ridotta ad oggetto: lo dici tu stesso. Come può essere dotato di dignità, un oggetto? Definiamo la dignità come il valore intrinseco dell’esistenza umana: tutto ciò che non è umano o è deumanizzato è indegno.

    • Paolo ha detto:

      in questa storia donne e uomini hanno mostrato il peggio di sè contro la maestra ma tutto è partito dagli uomini anzi dall’uomo che senza consenso ha diffuso un video destinato solo a lui e alla compagna.

    • IDA ha detto:

      Cero è sempre colpa delle donne. Se non c’era la “madre indignata” non ci sarebbero stati nemmeno i “maschi goliardici.” O forse i “maschi goliardici” sono stati istigati dalle “madri indignate”? Vai a saperlo! Dietro un uovo, c’è sempre una mamma che cova.
      PS: Il patriarcato, no evitiamo questa parola. Il dominio, ha sempre cercato la corresponsabilità delle proprie vittime.

  6. Mario ha detto:

    Mi presento: sono CapitanCrepaldi, democristiamo difensore della Parità e puntiglioso baluardo delle problematiche maschili sottovalutate.

    “Tu non sei “più responsabile” in quanto uomo, tu sei al sicuro in quanto uomo. Non esistono casi analoghi a quello della maestra di Torino o della già citata Tiziana Cantone che abbiano come protagonista/vittima un uomo, ed è questo il vantaggio del quale tu – volente o nolente – godi in quanto maschio, e questo a prescindere dal tuo comportamento”

    Davvero noi uomini siamo più al sicuro? Come li consideri i casi di sextortion? (quelli sono a prevalenza maschile, non femminile…) una persona che in “buonafede” (ok, per rimorchiare. o per ottenerne a sua volta dalla controparte, ma cosa cambia?) manda le sue foto di nudo (ok, o di masturbazione o altro) e poi viene ricattata, sulla base della vergogna e della condanna sociale che la divulgazione di quei suoi atteggiamenti pur legittimi provoca, non lo pone sullo stesso piano di una vittima di revenge porn?
    in cosa differiscono? così a naso a me sembra che la tendenza sia quella di dire “povera stella” alla vittima di revenge porn e invece “povero idiota” alla vittima di sextortion. o mi sbaglio?

    • Quali casi di sextortion? Parlacene. Avrai del materiale su questo fenomeno, suppongo.

      • Vorremo sapere dei gruppi Telegram nei quali centinaia di donne si scambiamo informazioni sui poveri maschi da vittimizzare, vorremo sapere dei suicidi: quanti poveri ragazzi si sono tolti la vita – come Tiziana Cantone o Carolina Picchio – a causa della foto del loro pene?

      • Mario ha detto:

        Carissimo Ricciocorno, grazie della risposta fulminea, però se mi fai una replica, puoi avere almeno la pazienza che io ti risponda, senza incalzarmi con repliche successive?
        tra l’altro con argomentazioni legittime, ma che deviano dal concetto che ho espresso, e sul quale ti ho invitato a confrontarti, ossia ricapitolando le puntate precedenti:

        1) tua affermazione in un altro post: “tu sei al sicuro in quanto uomo” (dal revenge porn NDR)
        2) mia affermazione: noi uomini non siamo immuni dai ricatti a sfondo sessuale, esempio sextortion. o mi sbaglio?
        3) tua risposta: Quali casi di sextortion? Parlacene.

        e va bene…
        Purtroppo non riesco ad allegare lo screenshot della mia laurea in sextortionlogia appena conseguita alla facoltà di Padova, però a mio parere un esempio potrebbe essere questo:https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/nuoro-provincia/2019/06/22/ricatto-hard-su-facebooksi-toglie-la-vita-a-nuoro-136-896228.html
        che tra l’altro nel primo commento mostra bene la tipica reazione di condanna della vittima. (ti suona familiare?)
        “user282216: I social sono per gente disperata!”
        poi per fortuna c’è anche chi invece empatizza e condanna la cattiveria delle persone.
        ora che ti ho portato un esempio di quello che intendevo, posso avere la tua opinione nel merito della mi affermazione originale?

        poi, visto che nella replica della replica mi chiedevi dei gruppi di telegram, ti rispondo che personalmente non li conosco, che non li frequento, e che tanto mi basta per pensare di aver dato il mio personale contributo alla loro auspicabile estinzione.
        e no, non ritengo che andare casa per casa a volantinare come un testimone di geova contro di essi sortirebbe qualche effetto, ne tantomeno uscire a manifestare e strapparmi i (pochi) capelli che mi rimangono.

      • Mi sembra un po’ pochino, il tuo esempio, per parlare di fenomeno…

  7. Mario ha detto:

    E chi mai ha parlato di fenomeno? io ho parlato di “casi di sextortion” non pretendo certo di aver individuato un nuovo fenomeno sociale. Non è il mio mestiere. Però noto con un certo fastidio che eviti di rispondere alla mia domanda: la riformulo una ultima volta a beneficio dei posteri:

    “carissimo Ricciocorno, non ritieni che la sextortion sia una forma di ricatto a sfondo sessuale, che sfrutta gli stessi meccanismi del revenge porn, e al quale sono esposti anche gli uomini, confutando in questo modo la tua affermazione “sei al sicuro in quanto uomo” ?”

    perchè ti secca così tanto esporti e dirmi cosa pensi? guarda che se dici semplicemente “NO” fai più bella figura, e mi levo pure dalle scatole.

    • Ti rispondo così: considerato che non sappiamo qual è la probabilità che un uomo subisca quel tipo di ricatto ma soprattutto che, nel caso lo subisse, sarebbe terrorizzato ed umiliato all’idea di vedere esposte al pubblico ludibrio le sue attività sessuali (perché nel caso di Tiziana Cantone, al suo partner sessuale non è capitato di subire alcunché, nonostante fossero in due in quel momento), non ritengo che ci siano gli elementi necessari affinché un uomo si senta in pericolo di subire revenge porn.
      Perdonami se non ti sembro troppo sollecita, ma ho aperto questo blog più di 8 anni fa e di commenti come il tuo ne avrò letti centinaia. Chiunque si occupi di violenza sulle donne ha letto commenti come il tuo, sempre uguali, al punto che ci fanno i fumetti: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/05/29/notallmen/ (il tuo commento rientra nella categoria “what about the men?”)
      Ho risposto così tante volte che potrei linkarti mille post nei quali si discute del tema “ma anche gli uomini subiscono violenza!”
      Questo naturalmente non giustifica la mia riluttanza a riaprire la discussione.

      • Mario ha detto:

        Figurati, sei anzi molto veloce a rispondere, è interessante l’articolo che hai linkato, non l’avevo ancora letto, e ho deciso che con calma andrò a spulciare anche i post più vecchi perchè vedo che contengono alcuni spunti di riflessione interessanti, anche se sono piuttosto diversi dalle mie idee. Ma è questo il bello del confronto, no?
        Perdonami tu infine se non sono stato originale nelle argomentazioni, ma grazie della risposta argomentata.
        un cordiale saluto!
        Mario

      • Paolo ha detto:

        Riccio hai perfettamente ragione ma questi qua nei loro blog scrivono che alle femministe non importa nulla delle sofferenze degli uomini mentre secondo loro quasi tutti gli uomini sarebbero pronti a morire per salvare la vita delle donne (gli uomini che uccidono le donne sono una “minoranza deviante” secondo loro e che siano una minoranza è vero, ma gli uomini che, senza agire violenza fisica o commettere reati, appoggiano una cultura misogina purtroppo sono di più).

        quindi quando un uomo scrive un post anche capzioso come quello di Mario, un post dove viene riportato il caso di un uomo che ha subito un ricatto sessuale da parte di una donna, per quanto quel caso (pur grave a livello individuale) sia ultra-minoritario a livello di incidenza statistica…fingi di pensare che sia importante. almeno toglierai a loro un argomentazione (“le femministe kattive se ne infischiano degli uomini che soffrono”)

      • Ma chi dice che la sofferenza dell’individuo non è importante o non mi tocca dal punto di vista emotivo? Io dico un’altra cosa. Dico che se mi sento vicina al dolore della vittima, le circostanze che l’hanno resa tale possono generare o non generare paura negli altri sulla base della plausibilità che un caso del genere possa ripresentarsi.

      • Mario ha detto:

        È vero che non sappiamo quale sia l’esatta possibilità di un uomo di subire Revenge porn ma a quanto pare non è esattamente zero.

        https://www.google.com/amp/s/gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2020/12/11/news/modena-il-calciatore-la-lascia-per-vendetta-lei-posta-due-video-intimi-sui-social-1.39644264/amp/

        Poi magari questo qui non si suiciderà come l’altro cristo che ho linkato sopra però a me sembra una pietra tombale sul tuo “sei al sicuro in quanto uomo”.
        Un affermazione maggiormente corretta potrebbe essere che “sei PIU al sicuro in quanto uomo, ma non totalmente”

        E a scanso di equivoci: la mia opinione è che sia comunque un reato che ha un peso e una frequenza enormemente diversi tra i due sessi a sfavore delle donne.
        È che a me piace puntualizzare. Non te la prendere 🙂

      • Anche la possibilità che un suicida mi prenda in pieno mentre esco da un palazzo non è pari a zero: https://www.leggo.it/video/primopiano/si_lancia_palazzo_uccide_un_passante_suicida_sopravvive-126173.html Tuttavia non riesco a preoccuparmi di questa eventualità.

  8. Mario ha detto:

    Carissimo Paolo, ma da dove salti fuori tu? E quando ti riferisci a me con “questi qua” chi intendi esattamente? Io non ho un blog e men che mai sono pronto a morire per salvare la vita alle donne… Sei forse un fine psicologo e l’hai colto senza possibilità di errore dal mio modo di scrivere? E perché scrivi con le “k” ? Non sono mica un russo… Ma poi tra tutte: che diavolo di consiglio è “fingi di pensare che sia importante così gli togli un argomentazione?” Guarda che è di molto preferibile qualcuno che sinceramente se ne frega e lo dice apertamente piuttosto che finge di compatire gli altri per ottenere un beneficio dialettico… Questa è un argomentazione infinitamente migliore per i tuoi detrattori. Mia nonna avrebbe detto che è un “tacon peso del buso”

    • Paolo ha detto:

      ti avevo scambiato per uno dei tanti anti-femministi che circolano nel web. se non lo sei chiedo scusa

      • Mario ha detto:

        Non ti preoccupare, non hai niente da scusare. È che mi disturba un po’ quando la gente pensa di sapere quello che penso, o definisce quello che sono. Di solito capita che quando discuto con amici di sinistra mi danno del fascista e se parlo con uno di destra alla fine prendo del comunista. La verità è invece che semplicemente mi piace rompere i coglioni ed essere puntiglioso. Con tutti indistintamente. Da questo punto di vista sono assolutamente per la parità 😉 un saluto!

  9. Mario ha detto:

    Come darti torto, nemmeno io in effetti mi preoccupo gran che di poter essere soggetto a Revenge Porn, ne a essere violentato, sebbene siano entrambe cose “tecnicamente” possibili.
    Siccome però a questo punto vale tutto, ti ribatto che probabilmente nemmeno quella persona si preoccupava affatto di poter essere investita da un suicida. Però è morta lo stesso…
    E che quel calciatore probabilmente non lo considerava minimamente possibile prima di dover portare la sua ex a processo.
    Avere presente che una cosa può succedere non significa necessariamente doversene preoccupare. Tuttavia la cognizione della sua possibilità è comunque utile, perche chissà, una volta o l’altra nella vita potresti trovarti ad aiutare un amico vittima di Revenge porn o a soccorrere un passante investito da un aspirante suicida 🙂

  10. Mario ha detto:

    Ma nemmeno per idea. Mi sembra anzi che tu abbia messo ben in chiaro di non essere emotivamente distante da nessuna vittima, quando riesci a riconoscerla come tale.
    Ed è una cosa che apprezzo molto.
    abbiamo allungato abbastanza i commenti per ora, e le reciproche posizioni sono abbastanza chiare. Ci rivediamo a breve su qualche altro post. Un saluto e buon weekend!

    • Antome ha detto:

      “Forse perchè il loro patriarcato sarebbe interiorizzato e il mio invece no?”
      Perchè il razzismo di un nero verso la sua etnia sarebbe interiorizzato mentre lo stesso da parte di un bianco no? Lo so, dici che sesso e etnia/”razza” non sono la stessa cosa, hai ragione, ma l’analogia c’è, non può essere negabile con questa ostinazione.

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