Bisbetiche sempre

Quanlche anno fa proponevo come lettura a partire dalla quale avviare una riflessione sulla violenza maschile perpetrata nell’ambito della relazione amorosa la commedia shakespeariana “La bisbetica domata”, suggerendo ai miei lettori di rileggerla provando a pensare che le strategie messe in atto da Petruccio per “addomesticare”  Caterina non sono poi tanto diverse da quelle che utilizzerebbe un qualunque maltrattante di oggi.

Chiunque conosca la commedia, per averne vista la celebre versione cinematografica con Richard Burton ed Elizabeth Taylor o averne goduto a teatro, sa che un elemento fondamentale nel disegno criminoso di Petruccio sono le parole: egli sommerge la moglie di una mole di discorsi del tutto privi di ragionevolezza e ammantati da un’aura di leziosa cavalleria mista ad un millantato virile istinto di protezione, che hanno lo scopo di renderle impossibile non tanto il ribellarsi (quello non potrebbe mai farlo), quanto di toglierle la possibilità di verbalizzare il suo scorno a fronte delle vessazioni cui è sottoposta:

quel che m’indispone più di tutto, ben al di là di queste privazioni, è lui, che vuol impormi tutto questo con l’aria di chi intende solo farlo per il mio personale giovamento

dirà Caterina trascorsa la prima notte di tormenti da donna sposata.

Perché oggi, dopo tanto tempo che non scrivevo un rigo, torno a parlare della povera Caterina?

Perché tutto questo ciarlare sui giornali di direttori e direttrici d’orchestra, condito della solita parata di loschi figuri che si affanna a rimpolpare la polemica ribadendo tesi prive di  fondamento (dei quali vi ripropongo due tristi esempi)

mi ha ricordato gli sproloqui di Petruccio.

Considerato che sono anni, anzi, decenni che frotte di linguisti e linguiste, armati di dizionari e una pazienza che manco un certosino imbottito di ansiolitici, hanno spiegato e rispiegato che il genere grammaticale femminile in italiano esiste (il neutro no) e che le resistenze ad utilizzarlo in determinate occasioni hanno poco o nulla a che fare con la struttura della nostra madrelingua e molto di più con la storia e la struttura della nostra società, come altro dovrei sentirmi di fronte a gente che, con l’aria di donarci perle di rara saggezza e argomenti degni di chi ha ingurgitato qualche barile di grappa di troppo, cerca di convincermi che l’espressione “direttrice d’orchestra” è contraria al buonsenso?

Mi sento esattamente come Caterina di fronte ad un Petruccio che indica il sole pretendendo che lo si chiami luna e poi ritratta subito dopo, lesto come un Pillon che si aggrappa al sesso biologico delle persone per affermare l’importanza del genere maschile/femminile delle parole non appena si tratta di genitore 1 e genitore 2.

Dove stanno la logica, la coerenza, un nesso qualsiasi con la ragionevolezza in questi deliri?

Non ce ne sono, non ce ne sono mai stati, non ce ne saranno mai.

Il fatto è che comincio a sospettare che la stragrande maggioranza dei partecipanti alla contesa lo sappia benissimo, che sta solo affastellando minchiate quando solleva fiera il vessillo del “direttore donna”, proprio come il caro vecchio Petruccio sa distinguere il sole dalla luna, e che tutto questo dibattere altro non sia che un astuto piano per fiaccarci sulla lunga distanza e trasformarci lentamente in tante spossate bisbetiche domate.

Un piano astuto davvero, perché organizzare un discorso fondato su dati concreti e argomenti logici comporta sempre una discreta dose di prostrazione per l’intelletto, mentre berciare sciocchezze sul buonsenso è cosa che si può fare per tanto, tanto tempo, un tempo quasi infinito, senza sentirsene punto affaticati.

Che fare, dunque? Come si resiste alla retorica burchiellesca di chi vuole indurci a pensare che solo alcune donne particolarmente talentuose, dopo anni di duro lavoro, possano arrivare a conquistarsi una declinazione al maschile, senza rimanere invischiate in un gioco al massacro che ci vedrà inevitabilmente sconfitte?

Perché non è tanto importante ciò che le parole significano – dizionario alla mano e pazienza certosina – quanto piuttosto «chi è che comanda», come ci ricorda il saggio Humpty Dumpty.

Giuro, non lo so.

Da una parte hanno tutta la mia ammirazione quelle appassionate lottatrici che si rimettono a snocciolare i diversi tipi di sostantivi della lingua italiana (genere fisso, genere mobile, genere promiscuo…), fingendo di credere che gli spiritosoni dell’ autist-o e del pediatr-o non abbiano mai frenquentato la scuola elementare e una lezioncina fatta bene li riporterà sulla retta via (siete le mie signore Dubose, l’emblema vivente di quel coraggio che “è quando sai di essere spacciato prima di cominciare ma cominci lo stesso e vai avanti senza preoccuparti di altro” e vi amo, lo giuro).

Dall’altra non ce la faccio più, come Magda:

Tuttavia sono una bisbetica indomabile, non c’è Amadeus o Petruccio che tenga.

Quindi, nel caso in cui a dirigere un’orchestra v’è una donna, si dice “direttrice d’orchestra” e se tutto il mondo è teatro, come diceva il Bardo, voi che vi arrabattate a sostenere altrimenti siete dei Petrucci nella commedia sbagliata, personaggi smarriti in cerca di un autore che è morto tanto tempo fa e anche quando era vivo e vi scriveva battute migliori non vi stimava abbastanza da riuscire a dipingervi meno tristi e avvilenti di ciò che siete.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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10 risposte a Bisbetiche sempre

  1. Loon Martian ha detto:

    Non ho letto quest’opera di Shakespeare. Domanda che c’entra poco: secondo te l’opera era intesa come critica al maschilismo o era semplicemente fatta per far ridere alle spese della “bisbetica”? Ho avuto l’impressione a volte che Shakespeare avesse una visione femminista (ante litteram?) e che facesse trapelare questa visione nelle sue opere, ma siccome si parla di secoli e secoli fa non vorrei essere troppo ottimista.

  2. Serenando ha detto che ha detto che ha detto:

    Bentornata! Mi sei mancata!
    Il post ovviamente non lo commento. Tanto sai già cosa direi.

    Ciao!

  3. Paolo ha detto:

    concordo totalmente. La direttore (che ho scoperto essere figlia di un fascistone, ma lo saprà che i camerati di suo padre volevano le donne a casa?) può farsi chiamare come vuole ma direttrice esiste e sarebbe il caso di usarlo

    • Antome ha detto:

      In effetti, da una parte voglio sperare che non sia effettivamente fascista e può esprimere questa sua preferenza, ma non capisco il discorso per cui conta il talento e come questo andrebbe contro il discorso dei nomi creati solo al maschile o dei quali proprio per l’estromissione della donna, non abbiamo familiarità con la versione femminile, come maestro quanto rivolto a qualsiasi altra disciplina che non l’occuparsi di bambini all’asilo, direttore, ministro/a etc.
      Sembra un discorso che per quanto legittimo ha subito la propaganda per cui a quelli dell’articolo di genere appropriato non interesserebbe il talento, ma quote da distribuire in quanto donna, minoranza etc. propaganda che conosciamo bene. Quando semmai è proprio perchè questo talento, che oggi a qualcuno sembra scontato considerare indipendentemente dal sesso, etnia etc.
      Praticamente la reazione, sappiamo, parassita conquiste fatte dal progresso con dure lotte, per dire che il problema non c’è, nella migliore delle ipotesi non c’è oggi e ieri era ieri, per parte di altri in fondo non c’era nemmeno ieri o se c’era era giusto e devono mantenersi in questa ambiguità perchè la propaganda piaccia a quante più persone possibile e donne e minoranze “quelle buone” non si sentano minacciate perchè non sono quelle cattive femministe o “blm”.
      Però ora purtroppo mi suona diversamente e trova una spiegazione e un filone, qualcosa che già non mi suonava bene di questa abile direttrice, quel suo discorso di non rinunciare alla femminilità, come se il fare qualcosa che è stato maschile la mettesse in discussione, il che è ovviamente una forma di “femminilità tossica” che subisce, manca poi il discorso su cosa sia la femminilità e sulle sue varie forme e se lei definisca femminile vestirsi o truccarsi come le piace, portare i tacchi e i capelli lunghi, gonne anche se spesso tailleur di taglio femminile.
      Non voglio eccedere di PC, ma sta indirettamente dando della non femminile a quelle che, non perchè si sentano costrette per rendersi più credibili, portano i capelli corti, non mettono gonne e tacchi etc.?
      Forse no, io l’avevo inizialmente inteso come non sentire di doversi rendere meno femminile secondo i canoni, per essere presa sul serio, ma continuare a vestirsi come preferisce sia pure nell’ambito di un dress code elegante per le occasioni, quindi contro una delle tante forme di misoginia striscianti.

  4. Rosa Rubiginosa Balsamica ha detto:

    Vorrei fare una precisazione: ai direttori d’orchestra si dà il titolo referenziale di “Maestro”. Gli uomini ci tengono a questo titolo referenziale, non vedo perché le donne non si devono chiamare, Maestre direttrici d’orchestra.
    Cinzia Pennesi; Gianna Fratta; Speranza Scappucci ; Elisabetta Maschio; Silvia Massarelli, sono Maestre direttrici d’orchestra.

  5. Rosa Rubiginosa Balsamica ha detto:

    La bisbetica domata ha avuto molti adattamenti musicali, soprattutto verso la dine del 700. In un periodo che parlar male delle donne, soprattutto sulla fedeltà o mettere in risalto la frivolezza e l’ingenuità delle donne, era una garanzia di successo. Basta pensare a “Così fan tutte” di Mozart. Per due secoli il teatro musicale è stato l’espressione più seguita da tutte le classi sociali ed ha creato consolidato e diffuso innumerevoli stereotipi sulle donne.
    Indovinare quale categoria, oggi, sui social è più dileggiata e offesa? (domanda retorica)

  6. Antome ha detto:

    OT, trovata questa perla su un video di un live di Alexia nel 1997 in Polonia.
    Ci sono pochi commenti, ma statisticamente sai l’antifona, prima era meglio, si ballava, non c’era crisi, non eravamo alienati dalla tecnologia, ma i comunisti c’entrano sempre.https://www.youtube.com/watch?v=jaJRAKPO8_M
    “Anno 2021.
    Una Polonia in risveglio dopo un incubo di anni in crisi economica e povertá causata dal comunismo sovietico.
    Ora i comunistacci sono in Italia e la crisi é qui.
    La ruota gira.”

    Chissà di che confusione è infarcito per pensare che la Polonia stia bene e qui se c’è la nota crisi, come pressochè dappertutto, è colpa dei comunisti e che essi, non che voglia farne apologia, abbiano mai governato qui, ma men che meno adesso.

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