Alcune considerazioni in calce all’articolo di Saviano sulla prostituzione

1.La rappresentazione della prostituzione come un fenomeno neutro rispetto al genere

Scrive Saviano:

Cosa hanno fatto molte/i sex workers durante le fasi più acute della pandemia? Avvicinate/i dal mondo del narcotraffico, divenute/i una sorta di piattaforma da cui andare e raccogliere ciò che non si poteva più trovare in strada. Quando ho provato ad intervistare alcune/i di loro, dopo la battuta iniziale «sei il principe azzurro o un giornalista che vuole informazioni?», mi hanno tutte/i descritto la loro verità. 

Come scriveva Mary Honeyball nella relazione su sfruttamento sessuale e prostituzione, e sulle loro conseguenze per la parità di genere:

considerato che la prostituzione e la prostituzione forzata sono fenomeni di genere aventi una dimensione globale, che coinvolgono circa 40-42 milioni di persone al mondo, la grande maggioranza delle persone che si prostituiscono è costituita da donne e ragazze minorenni, che quasi tutti i clienti sono uomini

raccontarla come se coinvolgesse uomini e donne in egual misura restituisce un’immagine falsata del fenomeno e contribuisce a falsare ogni analisi fondata su una simile premessa.

Ci comunicava il Codacons lo scorso anno che

Il business della prostituzione rappresenta un mercato che interessa circa 3 milioni di italiani che si rivolgono al sesso a pagamento e vede impegnate 90mila lavoratrici stabili (il 10% minorenni, il 55% ragazze straniere, provenienti principalmente dai paesi dell’Europa dell’Est e Africa), cui si aggiunge un esercito di 20mila operatrici occasionali che ricorrono al sesso via web solo in caso di necessità economiche o per reperire soldi per spese legate ad esigenze estemporanee (affitti, bollette, viaggi, abbigliamento, ecc.).

Non è una svista di Codacons, né un suo tentativo di smarcarsi dalla politically correctness del gender neutral, è un fatto.

D’altronde, basta avere gli occhi e farsi un giro per le strade.

Insomma, per fare un’analogia, è come se iniziassimo a parlare di violenza domestica scrivendo di assalitore/trici e aggrediti/dite.

C’è chi lo fa e li chiamiamo “papà separati“.

2. Lo sfruttamento come conseguenza dell’assenza di una adeguata regolamentazione della professione

Scrive Saviano:

Spesso si fa coincidere il/la sex worker con la vittima di tratta, con la vittima di schiavitù senza considerare che può essere soggetto a sfruttamento soprattutto chi è impiegato in ambiti privi di regolamentazione.

Ci sono un sacco di ambiti ben regolamentati nei quali regna lo sfruttamento. Per esempio la legge stabilisce delle regole precise per le assunzioni regolari dei braccianti agricoli e il caporalato è una pratica punita dalla legge. Non sto paragonando il bracciante agricolo alla prostituta, sto solo dicendo che l’esistenza di un Contratto Collettivo e un corpus di norme in difesa dei diritti del lavoratore non è di per sé garanzia di migliori condizioni per i soggetti più vulnerabili.

Detto questo, Saviano dovrebbe riflettere su una cosa: se è vero che non tutte le “lavoratrici del sesso” sono vittime di tratta, è altrettanto vero che la quasi totalità delle donne vittime di tratta finisce nel mercato del sesso:

Con riferimento specifico alla tratta al fine di sfruttamento lavorativo, circa 2/3 delle vittime sono maschi, 1/3 donne e bambini (nella tratta per lo sfruttamento sessuale, le dinamiche sono opposte, con oltre il 90% delle vittime identificate donne e bambine)

scriveva Repubblica la scorsa estate.

Scrive ancora Saviano:

il lavoro forzato e le pratiche assimilabili alla schiavitù possono verificarsi in molti mestieri; ma laddove le attività sono legali e il lavoro riconosciuto, le possibilità di denunciare e fermare le violazioni dei diritti e impedire gli abusi sono notevolmente maggiori.

Dati alla mano, sembra invece che i paesi che hanno regolamentato la prostituzione facciano esperienza di

a larger degree of reported human trafficking inflows

e che questo aumento del traffico di donne da immettere in un mercato del sesso più fiorente non è compensato dalla riduzione della domanda di donne trafficate a favore di quelle che esercitano legalmente.

Insomma, parliamo di ipotesi al momento non corroborate dalla ricerca sul rapporto fra legislazione e traffico di esseri umani.

3. Lo stigma

Il più grosso problema delle donno che si prostituiscono, secondo Saviano, sarebbe la Chiesa cattolica e quei bigotti che ne fanno una “questione morale”:

non ci emancipiamo dalla convinzione che la Chiesa abbia ancora la possibilità di occuparsi di come dovremmo vivere, quando invece è lo Stato che fallisce nel regolamentare ambiti in cui questa mancanza dà vita a sfruttamento, dolore, alimenta criminalità e illegalità. Ciò che dico è ancora più evidente con riguardo alla legislazione sulla prostituzione che in Italia è ferma agli anni Cinquanta e tende, sostanzialmente, alla criminalizzazione. L’approccio è sempre paternalistico, come se l’attenzione fosse tutta focalizzata su come si dovrebbe vivere, con annesso giudizio morale, piuttosto che sul provare – e magari riuscirci – a regolamentare una professione che ancora oggi non può essere riconosciuta ma solo stigmatizzata.

Chi affronta la prostituzione assumendo la prospettiva del cliente, ovvero si arma di massicce dosi di antiemetico e trascorre un po’ di tempo nei luoghi virtuali dove questi “evoluti signori” discutono del loro hobby – come ho fatto io dedicandomi per un periodo alla lettura del sito gnoccatravel.com (uno dei miei più post più letti di sempre è quello dedicato al signor Spaccaculi) – sa che è proprio da questi accaniti sostenitori della regolamentazione che arrivano le dosi più massicce di stigma e disprezzo nei confronti delle donne che si prostituiscono.

Infatti chi critica la prostituzione, o meglio, molti di quelli/e che si oppongono alla modifica dell’attuale legislazione in favore di una decriminalizzazione dello sfruttamento, non sta criticando la scelta di alcune donne, sta interrogando gli uomini/clienti sulla scelta di comprare la temporanea sospensione del diritto di quella donna di non acconsentire a ciò che le faranno nella consapevolezza che il piacere di lei non ha spazio alcuno nella contrattazione, e al contempo interroga gli intellettuali come Saviano sulla pervicacia con cui si intestardiscono ad affrontare il tema della prostituzione fingendo che non sia un fenomeno strettamente connesso alla deumanizzazione delle donne nel contesto di una società patriarcale.

Per approfondire:

Cosa ci dice la prostituzione della nostra cultura

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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8 risposte a Alcune considerazioni in calce all’articolo di Saviano sulla prostituzione

  1. paolam ha detto:

    Io sono stupita dello sprezzo per la conoscenza, almeno sapere chi era Lina Merlin e qual è il contenuto della sua legge, che già se fosse applicata basterebbe.

  2. Giulia ha detto:

    Usa argomentazioni, (fallaci) di un certo femminismo liberal pro-sex-work, che non solo consegna ragazzine al mondo del porno e alla prostituzione, ma fornisce comodi alibi agli uomini.
    Sul punto 2. La regolamentazione, regola lo sfruttamento, lo rende lecito. A meno che non sia una minorenne, diventa difficile dimostrarlo, perché è legale.
    Difficile ma non impossibile, Jürgen Rudloff, proprietario del “Paradise”, famoso bordello nei pressi di Stoccarda, è stato condannato per tratta, frode , evasione fiscale, aggressione aggravata e sfruttamento della prostituzione. È stato ritenuto responsabile come proprietario, anche se ha solo “approvato”: “ha accettato il maltrattamento delle donne da parte dei loro protettori e ha chiuso gli occhi su di esso.”
    “Come accertato dal tribunale di Stoccarda, le donne nei bordelli di Jürgen Rudloff erano costrette a prostituirsi, sfruttate e picchiate. Sul loro corpo era impresso, il nome del loro prosseneta. Chi si ribellava veniva pesantemente minacciata e picchiata. Il controllo all’interno dei locali era brutalmente esercitato dai rockers degli Hells Angels e degli United Tribuns.”
    https://infosullaprostituzione.blogspot.com/2019/02/condannato-il-proprietario-del-celebre.html?m=1&fbclid=IwAR1E1SqyeDsYZ3o-_qOV4EdtzyDEk928rki9l3ZTqLZXgWCDfy0U8k9Cplc
    https://www.emma.de/artikel/prostitution-ein-historisches-urteil-336609

    • Solo un piccolo appunto sulle fonti: tutti gli articoli pubblicati nel sito che ho linkato sono sottoposti a peer review. La peer review, in italiano “revisione alla pari”, è una procedura di selezione di articoli, proposti da membri della comunità scientifica, eseguita da specialisti nell’ambito in questione (i cosiddetti referee) che ne valuteranno il contenuto e stabiliranno se il lavoro a loro sottoposto è idoneo per la pubblicazione. Cosa significa “idoneo”? L’esperimento descritto deve seguire correttamente il metodo scientifico e vi deve essere coerenza tra premesse, svolgimento e risultato finale. I revisori stabiliranno, quindi, se lo scritto ricevuto dall’editore per la valutazione è da accettare, da modificare ulteriormente per poter essere accettato, o da rigettare.
      Se ci sono errori così grossolani come dati che non compaiono nella bibliografia citata, io credo che si possa richiederne la rimozione. Sai, è sulla base di contestazioni di questo tipo che si è ottenuto di non introdurre l’alienazione genitoriale nel DSM e nel manuale ICD. Potresti proporre una cosa del genere. Potrebbe proporlo la tua fonte. Io in questo momento non ne ho davvero il tempo…

  3. Quark ha detto:

    Ricciocorno perché mi censuri ?

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