I maschilisti e la guerra

Dionisia Calderon vende frutta e patate nel suo villaggio natale di Morochucos, Ayacucho, Perù. la 54enne ha subito numerose perdite durante il conflitto interno che ha portato violenza e sofferenza nella regione. Il suo primo marito è scomparso senza lasciare traccia. Anche il suo secondo marito è stato preso e torturato duramente. In seguito è morto per le ferite riportate. Rifiutandosi di vivere silenziosamente dopo le ingiustizie inflitte a lei e alla sua famiglia, è diventata una rappresentante delle donne che hanno subito abusi sessuali durante il conflitto. “Mi dicevo: ‘Perché sono nata donna? Perché non sono nata uomo?’ Noi donne ne abbiamo passate tante, con i soldati e il Shining Path. È stato difficile. È stato difficile sopportare tutta quella violenza. Siamo state tutte emarginate, criticate per quello che abbiamo passato. Mi sono sentita male. Devo la mia vita a quelle donne che mi hanno detto: “Non sei quello che pensi di essere. Non sei quello che la gente dice di essere, perché quelle persone non lo sanno. Sei una donna e una combattente. Devi continuare a combattere . Devi affrontare queste cose.’ Sono stata una vittima del conflitto armato interno e poi sono diventata una donna che combatte per la giustizia e la verità”.

da Women and war

La home page del sito della linea “war paint”, il nécessaire da trucco per i veri uomini, quelli che vogliono essere belli belli in modo assurdo ma al contempo vogliono prendere le distanze da quei gender non-conforming che entrano con nonchalance nelle profumerie da donna. War paint significa letteralmente “vernice da guerra“.

Sebbene ultimamente è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che qui venga pubblicato qualcosa, non ho mai perso il mio fan club di affezionatissimi maschilisti: devo ammetterlo ragazzi, state dimostrando la tenacia di Hachikō e se non foste irritanti come le meduse sarei quasi commossa da tanta fedeltà.

Qualche tempo fa ho deciso di pubblicare qualche riga di Bertha von Suttner, la prima donna a ricevere il premio Nobel per la pace per il suo instancabile e fremente attivismo per l’abolizione della guerra. Puntuali come una colica dopo una cena piccante sono arrivate due vittime della discriminazione di genere contro i poveri maschi a lamentarsi del fatto che non avessi deciso, piuttosto, di pubblicare un accorato appello contro la coscrizione obbligatoria degli ucraini, costretti a morire in guerra mentre le donne fuggono dal paese:

Voglio sapere cosa ne pensi tu del fatto che in Ucraina non ci sono le Pari Opportunità a definire chi resta a combattere e chi invece se ne va.

E che nella guerra si riscoprono ruoli più che tradizionali, assolutamente patriarcali, nei quali tra uomo e donna ci sono nettissime differenze, e grazie ai quali sono solo gli uomini che combattono.

Non so se ricordate, ma un paio d’anni fa avevamo accennato a questo cavallo di battaglia della propaganda MRA (Men’s Rights Activists) a proposito di Den Hollander, un fanatico incel che uccise a colpi di arma da fuoco il figlio ventenne della giudice Esther Salas, colpevole di aver presieduto alla discussione della causa che Den Hollander aveva intentato contro il Selective Service System (un’agenzia indipendente del governo degli Stati Uniti che raccoglie informazioni su coloro che potenzialmente sono soggetti a coscrizione militare) per discriminazione: la registrazione, infatti, è riservata ai soli uomini. L’aspetto più tragico della vicenda è che la giudice Salas, seppur contestando alcuni degli argomenti, aveva giudicato fondato il reclamo di Hollander e decretato che vi fossero gli estremi per procedere in tribunale. La decisione di Salas non è bastata a placare l’odio di Hollander per le donne in quanto donne e a farne le spese è stato un ragazzo innocente: Daniel Anderl, studente universitario, freddato sulla porta di casa dopo aver aperto a quello che sembrava un fattorino della Fed Ex.

Allo stesso modo, ha poco senso rispondere a questi leoni da tastiera che sei una pacifista (come molte, anche se non tutte, le femministe) e quindi contraria alla coscrizione obbligatoria, non soltanto perché è una violazione del diritto del singolo di astenersi dall’uso delle armi, ma perché è parte integrante del processo di costruzione di un idea di uomo confacente al sistema patriarcale, un uomo che – come racconta il sito di make up per veri maschi “War Paint”, non si imbelletta come un queer qualunque, ma per piacersi e per piacere si tinge dei colori della guerra; a loro non importa nulla della coscrizione obbligatoria, degli ucraini costretti ad imbracciare un fucile volenti o nolenti dal 2014 (sul servizio militare in Russia e gli orrori che comporta consiglio a tutti/e la lettura de “La Russia di Putin”, di Anna Politkovskaja – che per inciso è una donna che ha perso la vita a causa della sua tenacia nel diffondere le ingiustizie perpetrate anche ai danni dei soldati in un esercito corrotto e spietato), né sono interessati a dare il via ad una campagna contro il servizio di leva accanto alle attiviste che scrivono ed operano sul campo contro tutte le guerre dai tempi di Bertha von Suttner.

La critica alla coscrizione obbligatoria, nella mente del maschilista di nuova generazione, assolve la medesima funzione che assolveva l’esclusione dagli eserciti – e quindi dalla difesa della patria – delle donne: sancirne quella biologica inferiorità morale in grado di giustificare la sua insignificanza politica.

A fronte della crudeltà di uomini che prima creano un sistema, fondato sul primato della forza bruta sul raziocinio, a loro uso e consumo e poi accusano di egoismo e viltà le donne perché non si ribellano ai danni che quel sistema procura non a tutti gli esseri umani, ma soltanto agli uomini stessi (operando quel virtuoso ribaltamento della frittata in cui i maschilisti del nuovo millennio sono diventati tanto bravi), ci sono e ci sono state sempre una gran quantità di donne che si sono espresse non soltanto contro le atrocità che la guerra infligge loro – che hanno sempre dovuto affrontarla disarmate e prive di qualsivoglia addestramento – ma anche e soprattutto contro l’ingiusta morte degli uomini in essa coinvolti:

Sconfortata tu rivolgi lo sguardo all’ultima tua speranza, a tuo figlio che hai vestito della tua carne, hai nutrito del tuo sangue, hai cresciuto a spese del tuo digiuno, del tuo lavoro, del tuo riposo e che sarà il tuo orgoglio e il tuo sostegno. No, infelice, t’inganni ancora. Or che l’hai fatto e cresciuto, il re te lo prende per farne puntello al suo trono e lo assoggetta a fiera disciplina onde assicurarsi della sua ribellione. Chi non ha fatto nulla per tuo figlio può tutto su di lui, tu che hai fatto tutto non ci puoi nulla. Se tuo figlio è morto in guerra e il re ha vinto non ti è permesso di piangere, – saresti una cattiva patriota ed una vile femminuccia. Se il re fu sconfitto e tuo figlio ritorna a casa sano e salvo, tu non devi rallegrartene perché v’è al mondo una cosa che si chiama patria il cui bene è inseparabile da quello del re, alla quale tu devi tutto, anche il sangue dei tuoi figli …

La riflessione delle donne sulla guerra, ovviamente, non si è mai limitata ad una denuncia dei suoi orrori: la morte, la devastazione, l’imbarbarimento. Come stiamo sperimentando proprio in questi tempi, l’orrore da solo non è sufficiente e può addirittura diventare un arma potente nelle mani di chi la guerra la vuole vendere al pubblico come soluzione a tutti i problemi, riuscendo a rendere credibile il paradosso per cui ciò che crea l’orrore è l’unica strategia possibile per eliminarlo dalle nostre vite.

Opporsi alla guerra comporta per forza di cose una riflessione più ampia, che ricomprenda innanzi tutto l’humus che la nutre, tutti quegli “ideali” dei quali il guerrafondaio si riempie la bocca: patria, onore, sacrificio, senso del dovere e compagnia cantante.

Continua, Anna Maria Mozzoni in un testo, “Alle figlie del popolo”, scritto nel 1885:

La patria! Come spiegare a te con parole che tu possa capire e che tocchino a te e ai tuoi interessi, che cosa è questa terribile patria che incorona, strappando ti i figli, l’immane edificio dei tuoi dolori?
Per il re la patria è il trono, è il potere, è il fasto, è la lista civile, è il diritto di far piegare tutto quello che esiste nel regno ai suoi interessi – per il ricco la patria è la culla d’oro dove nacque, il palazzo dove alloggia senza lavorare, le ricchezze che possiede, le leggi che gli garantiscono le sue proprietà, il diritto di occupare i posti più alti, – per l’uomo di qualunque classe la patria è il paese nel quale egli può dare il suo voto per eleggere quelli che amministrano e che governano, è la legge che gli garantisce la padronanza della sua propria persona e della sua casa, che lo fa padrone dei tuoi figli e lo garantisce della tua stessa servitù ed assicura nelle sue mani la tua catena. Per te, o donna del popolo, che cosa è la patria? È il gendarme che viene a prendere tuo figlio per farlo soldato – è l’esattore che estorce la tassa del fuocatico dal tuo focolare quasi sempre spento – è la guardia daziaria che ti fruga indosso per assicurarsi che tu non abbi risparmiato qualche soldo sul pane sudato per i tuoi figli – è il lenone e la megera che, protetti dal governo, inseguono la tua figlia per trarla nelle loro reti – è la guardia di questura che la trascina all’ufficio sanitario – è il postribolo patentato che la ingoia – è la prigione – il sifilicomio – il patibolo, – è la legge che dà i tuoi figli in proprietà a tuo marito e che dichiara te stessa schiava e serva di lui. – Delle glorie di questa patria, delle sue gioie, dei suoi beni, dei suoi favori, neppure uno arriva fino a te.

Hanno scritto tanto, contro il militarismo e la guerra, le donne. Pochi conoscono i loro scritti, quasi nessuno ricorda l’impegno che misero nell’opporsi, con il pensiero e le azioni, alle logiche del conflitto armato.

E dire che ricordare e diffondere il loro lavoro favorirebbe l’umanità intera, liberando anche gli uomini dal giogo dell’esercito, del servizio di leva e l’illusione che esso abbia o abbia mai avuto una qualsivoglia valenza educativa.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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26 risposte a I maschilisti e la guerra

  1. Loon Martian ha detto:

    Io non posso definirmi una pacifista, anche se ho il più profondo rispetto verso chi ha scelto il pacifismo e la non-violenza, però che ipocrisia questi uomini, che miseria mentale.

    Come dici tu, le femministe hanno scritto fiumi sulla guerra, sulla coscrizione, in un gruppo Facebook di cui faccio parte quando la guerra in Ucraina ha avuto inizio molte commentavano (negativamente) il fatto che gli uomini venissero costretti a restare. Questi maschilisti frustrati che se la prendono con le femministe per non prestar abbastanza attenzione a questo o quello non hanno mai messo naso in scritti, gruppi, associazioni femministe (chissà, forse temono di prendere fuoco al solo contatto).

    Secondo, questa cosa di dire alle femministe “eh ma allora hai pensato a questo/quell’altro” che in inglese si chiama “whataboutism” e per cui non riesco a trovare un buon nome in italiano al momento ha rotto il cazzo e mi sembra che faccia anche sempre meno presa (per fortuna). Come se un’attivista, di qualunque genere e con qualunque causa, avesse il tempo di occuparsi di tutte le ingiustizie che vi sono al mondo, allo stesso tempo. Ed è un’accusa che viene rivolta specialmente, anche se non solo, alle femministe, non è vero? Forse perché nella testa dei sessisti la donna deve ancora prendersi cura di tutto e tutti (ma non di se stessa mi raccomando). Anche se vi fosse una femminista che nella sua vita non si è mai soffermata sui danni che il patriarcato causa anche agli uomini, e allora? Che problema c’è?

    Se questi uomini si dispiacciono così tanto per i loro fratelli intrappolati in strutture patriarcali che li mandano al fronte come carne da macello (fra le altre cose) potrebbero fare qualcosa. Potrebbero far parte di/donare a organizzazioni che cerchino di abolire la leva obbligatoria, per esempio. Invece stanno qui a lagnarsi con le femministe, o se la prendono con le donne pure quando sono d’accordo con alcune delle loro argomentazioni (come nel caso di Den Hollander che hai riportato). Il che rivela chiaramente quale sia il loro vero scopo.

  2. Paolo ha detto:

    “degli ucraini costretti ad imbracciare un fucile volenti o nolenti dal 2014”

    dal 2014 l’Ucraina ha parti del suo territorio (Crimea e Donbass) annesse di fatto alla Federazione Russa perchè Putin ha fomentato il separatismo con la creazione delle “repubbliche popolari” e la conseguente guerra civile che ha fatto migliaia di morti, crimini di guerra da ambo i lati e ha per reazione fomentato il nazionalismo ucraino, il battaglione Azov nasce in quegli anni.
    di nuovo, non è stata l’Ucraina ad annettersi o cercare di annettersi i territori della Federazione Russa, questo dato di fatto rende molto diverse le cose: la coscrizione obbligatoria è sempre una cosa negativa ma un conto è un Paese che vede la sua sovranità a rischio per mano di un vicino potente e aggressivo e un altro conto è un Paese come la Russia che non corre tali rischi.

    Si può dire: gli abitanti di Crimea e Donbass sono russofoni e filorussi, sono felici di stare con la Russia e l’Ucraina non avrebbe dovuto combattere per riprendere quei territori che erano suoi prima del 2014 (la Crimea per essere esatti è un regalo di Krusciov nel 1954).

    Ok, può anche darsi e come ho detto se la volontà dei popoli di crimea e donbass è di stare con la russia tale volontà fa rispettata e male ha fatto il governo ucraino a sottovalutare i legami culturali che la gente di quelle terre ha con la russia.

    Ma pensa a come reagirebbe la Francia se noi mettessimo in piedi delle “repubbliche filo-italiane” in Corsica o a Nizza perchè quelle terre hanno storici legami con l’Italia e vogliamo riprendercele.
    Credo che i francesi non la prenderebbero benissimo.

    Pensa a cosa faremmo noi se sorgessero delle repubbliche filo-austriache in Alto-Adige (o Sud-Tirol come dicono i nostri connazionali di lingua tedesca che all’Italia non sono affezionatissimi, ci sopportano grazie all’autonomia).
    Soltanto il fatto che siamo tutti nell’Unione Europea scongiurerebbe una guerra, ma nessun Paese cede senza combattere pezzi del territorio che considera suo. Nel 1938 la Cecoslovacchia cedette i Sudeti alla Germania, costretta da Francia e Inghilterra, e non è un bel precedente.

    Io credo che alla lunga l’Ucraina dovrà mollare anche il Donbass o parte di esso alla Russia, la separazione del donbass russofono dal resto dell’ucraina mi pare assai probabile, ma piaccia o meno, non esiste uno stato sovrano che ceda parti del suo territorio senza combattere. in Spagna per poco non si è sfiorata una nuova guerra civile per la Catalogna (che è già autonoma ma ad alcuni non basta) ed è stato pochissimi anni fa

    • Ma qual è il nesso con la coscrizione obbligatoria?

      • Paolo ha detto:

        nulla, mi sembrava opportuno dire due parole sul perchè dal 2014 sono costretti a imbracciare un fucile

      • Almeno adesso siamo d’accordo sul fatto che sono costretti.

      • Paolo ha detto:

        eravamo d’accordo anche prima su questo. Solo che per me la situazione in cui si trova l’Ucraina non è uguale alla situazione in cui si trova la Russia.

        è una ipotesi assurda perchè per fortuna siamo nell’Unione Europea ma immagina se l’UE non ci fosse, e se l’Austria impiantasse la repubblica indipendente del Sud-Tirol in appoggio a quella parte della popolazione di lingua tedesca che ci sopporta a malapena, si sente occupata dall’Italia e si sente profondamente austriaca, l’Italia non agirebbe diversamente dall’Ucraina, gli stati sovrani democratici e non democratici, fanno così perchè appunto si basano sull’esercizio della sovranità su un dato territorio e se ti fai portare via pezzi del tuo territorio da chiunque senza reagire in maniera forte, non sei sovrano di un cavolo. A me non piace, io sono internazionalista, vorrei vivere in un mondo senza patrie grandi o piccole e senza confini, dove tutti i popoli si vogliono bene e vivono assieme in pace ma quel mondo non c’è mai stato, non c’è adesso e realisticamente non ci sarà neanche nel prossimo futuro

        il mondo che sogno io non lo vuole nè Putin, nè Biden, nè Zelensky ma in questo momento Zelensky è quello che c’ha il paese bombardato e i suoi cittadini massacrati perciò mi scuso se sono un po’ indulgente nei suoi confronti, se Mosca fosse sotto le bombe ucraine, se fossero stati gli ucraini ad aver aggredito la federazione russa sarei indulgente con Putin anche se è un autocrate.

        In realtà io ideologicamente non sono così diverso da Cremaschi o Vauro ma in attesa di vedere l’agognata repubblica socialista mondiale (che non si trova nè in Russia nè nel Donbass e se i filo-russi sventolano bandiere rosse sono quelle di Stalin che ha tradito gli ideali di Karl Marx e ha tradito il progetto di Lenin) cerco di vedere le cose come stanno

      • Se i cittadini del Tirolo non volessero essere italiani, non sarebbe un sopruso da parte del governo italiano costringerli a restarlo?

      • Paolo ha detto:

        il mio sogno è lo stesso dell’autore di questa bellissima canzone e se la Russia fosse ancora quella che aveva in mente lui (e chissà se lo è mai stata davvero dopo la morte di Lenin), sarei felicissimo, ma non è così. Sarebbe bello se il mondo in cui viviamo non fosse quello che è, ma quello di cui si parla qui:

    • Paolo ha detto:

      lo sarebbe se la volontà dei sudtirolesi di lasciare l’Italia fosse accertata da un referendum validato da autorità terze e indipendenti, e sopratutto riconosciuto dalla comunità internazionale non solo dall’Austria. Ci sono alcuni veneti che vorrebbero il Veneto indipendente e definiscono l’Italia “potenza occupante” ma non per questo dobbiamo dargli quello che vogliono. Ma in ogni caso, anche se ci fosse una guerra civile non vorrei mai che l’Austria ci “denazificasse” a suon di bombe prendendo il sud tirolo a pretesto, e se lo facesse mi piacerebbe che altri Paesi ci aiutassero a difenderci

      • Dobbiamo dargli? Dobbiamo chi?

      • Paolo ha detto:

        avrei dovuto dire “il governo italiano deve dargli”, ma come sai in Italia il governo ha la fiducia del Parlamento che è espressione della volontà popolare cioè noi (di quelli di noi che vanno a votare) quindi quel “noi” si riferisce al fatto che nelle democrazie i governi hanno in forme diverse una legittimazione popolare, e l’italia mi risulta essere una democrazia, ma non tutti sono d’accordo, ma pure se l’Italia non fosse una democrazia, non vorrei che fosse “denazificata” a suon di bombe sopratutto se non ha invaso nessun’altro stato, anche perchè le bombe a prescindere dal governo ce le becchiamo in testa pure io e te. Non so te, ma io non voglio beccarmi le bombe solo perchè un autocrate non ha mai accettato il crollo della superpotenza in cui è nato, cresciuto e di cui in gioventù era agente segreto (perchè dell’URSS Putin rimpiange la superpotenza non certo il comunismo)

      • Ma questa cosa di ripetere all’infinito il medesimo concetto, anche quando non ha alcuna connessione col discorso, è un problema tuo, legato ad un qualche disturbo ossessivo compulsivo, oppure ti sembra che qualcuno qui non abbia capito che non vorresti mai essere denazificato a suon di bombe? Ti assicuro che lo abbiamo tutti ben chiaro. Ed è un concetto condivisibilissimo: nessuno vorrebbe mai essere bombardato, a prescindere dalle ragioni addotte dal bombardatore. Ti dirò di più, e forse su questo non concordi: nessuno mai dovrebbe essere bombardato, neanche i nazisti. La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci. Qui, ora, si discute di altro.

      • Paolo ha detto:

        ho risposto a una domanda che tu hai posto. “Dobbiamo dargli? Dobbiamo chi?”
        Le insinuazioni sul mio stato mentale (presunto) sono “politicamente scorrette”. E se io soffrissi davvero di questo disturbo? E le persone che hanno davvero questo disturbo e potrebbero sentirsi turbate leggendo le tue parole? Non che sia affar tuo ma non so se sono affetto da un disturbo ossessivo-compulsivo o se sono semplicemente uno a cui piace ripetere le cose, non sono mai stato da uno specialista. Tu lo sei?
        nel caso fossi davvero una persona affetta da un disturbo ossessivo-compulsivo le tue parole sprezzanti potrebbero causarmi un forte stress emotivo. ma probabilmente non te ne importa

      • Sai cos’è anche scorretto? Inondare un blog con commenti non pertinenti al testo pubblicato che ripetono ossessivamente il medesimo concetto. Ora, siccome sono convinta che tu non sia motivato dal desiderio di disturbare – altrimenti saresti bannato, come gli altri troll – faccio delle altre ipotesi sulla ragione per cui sotto post che trattano di altro insisti a postare commenti mirati a provocare una conversazione sulla necessità di intervenire nel conflitto ucraino, che di volta in volta non aggiungono nulla a quanto hai già espresso più volte. Sai chi ripete ossessivamente lo stesso messaggio? Le pubblicità. Sei qui a vendermi la necessità di inviare armi in Ucraina? Non credi che possa decidere di non accettare propaganda bellicista qui? Per ciò che riguarda lo stress emotivo che ti avrei procurato, mi spiace, ma allora siamo pari.

      • Paolo ha detto:

        e io non mi sono MAI permesso di fare insinuazioni sulla salute mentale di nessuno! Mai!

      • Ecco, allora applica il medesimo rigore morale a tutti gli aspetti del tuo modo di comunicare; sforzati di inserire commenti che rimangano in tema e se proprio non ci riesci evita di monopolizzare gli spazi inserendone più di uno con il medesimo contenuto, perché controlla: i tuoi commenti sono sostanzialmente identici l’uno all’altro.

  3. Paolo ha detto:

    il referendum per l’indipendenza del Donbass non è riconosciuto valido nè dall’Ucraina, nè dagli USA nè dall’Unione Europea. Finita la guerra bisognerà perlomeno farne un altro e che sia monitorato da organizzazioni indipendenti e i cui risultati siano riconosciuti da tutti qualunque essi siano.La Crimea ormai è Russia

  4. Paolo ha detto:

    venendo al tema del post. L’ipocrisia dei maschilisti è senza pari: essi rimpiangono la famiglia tradizionale dove l’uomo “portava il pane a casa” ed era rispettato, temuto, obbedito da moglie e figli, ma anche ammesso che le cose andassero davvero sempre così (non andavano proprio così), l’epoca in cui era diffuso quel modello era anche l’epoca in occidente la coscrizione obbligatoria andava fortissimo, e in caso di guerra gli uomini erano obbligati ad arruolarsi e crepare in guerra molto più di oggi dove almeno nei paesi occidentali gli eserciti sono formati da professionisti (di ambo i sessi) e nelle guerre muoiono più civili che soldati.

    Del resto, se vuoi essere il “capofamiglia” non puoi avere solo onori, ti toccano pure gli oneri. I maschilisti fanno finta di non capirlo, in realtà la coscrizione obbligatoria per loro non è un problema, è solo un tema strumentale per attaccare le femministe che almeno nella maggioranza dei casi non hanno nessuna responsabilità per le guerre.

  5. Joppy ha detto:

    “La critica alla coscrizione obbligatoria, nella mente del maschilista di nuova generazione, assolve la medesima funzione che assolveva l’esclusione dagli eserciti – e quindi dalla difesa della patria – delle donne: sancirne quella biologica inferiorità morale in grado di giustificare la sua insignificanza politica.”

    No guarda, la questione è leggermente differente. So che tanto te la rigirerai come ti comoda, ma riprovo comunque a illustrarla.
    Permettimi prima una piccola premessa a proposito del sancire la “biologica inferiorità morale” delle persone con un certo sesso.
    Quello che gira nel dibattito pubblico senza destare il minimo scandalo (per paura di essere tacciati di “maschilismo” e “misoginia”) è questo:

    https://formiche.net/2016/09/le-donne-erediteranno-la-terra-di-aldo-cazzullo-letto-da-maria-elena-boschi-e-laura-boldrini/

    Quello che affermano femministe di rilievo, citate nelle bibliografie delle “scuole di politica” di associazioni femministe quali D.i.Re, mica l’ultimo collettiv* studentesc* è questo https://comune-info.net/il-genere-della-violenza/
    “Gli orrori hanno un sesso”. (indovina quale). E il Manifesto pubblica.

    Quello che viene condiviso nei social in ambienti femministi è roba come questa

    E tanto si batte e si ribatte che il tutto sborda, fino a dare il “la” a cose quali: “Il conflitto non sarebbe scoppiato se ci fosse stata una donna al Cremlino”, fresca fresca fumante di qualche giorno fa https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/04/17/guerra-russia-ucraina-la-premier-estone-kallas-il-conflitto-non-sarebbe-scoppiato-se-ci-fosse-stata-una-donna-al-cremlino/6562603/#
    Questa è Prima Ministra.
    Fine premessa.

    Veniamo al punto.

    In Italia abbiamo avuto di recente una Ministra della Difesa. Teoricamente avrebbe avuto quella fetta di potere per decidere se si fa o meno la guerra, ma sappiamo bene che il nostro paese è uno stato vassallo, provincia di un Impero più vasto e lei era lì pro forma al pari delle omologhe di altri paesi EU, e al pari di molti più numerosi colleghi di sesso maschile, ministri di cose che non sono decise in Italia.
    Non sta lì pro forma, però, nella capitale dell’Impero, la signora “f**k the EU”, per esempio, non stavano lì per bellezza la signora “We came, we saw, he died”, o la tizia passata di recente a miglior vita che qualche potere decisionale su dove, come e con che magnitudo sarebbe scoppiato un conflitto armato in giro per il mondo o sarebbe piovuta qualche bomba dal cielo, lo ha avuto.
    Che nemmeno queste donne abbiano mai avuto il problema di confrontarsi con il servizio militare o con la possibilità di essere chiamate alle armi (non andarci da volontarie, essere comandate pena la galera se non peggio) perché, appunto, donna, non è un problema.
    Non lo è per chi non ritiene che un sesso possa inventarsi un mondo su misura e imporlo all’altro e che possano esistere culture che passano di pisello in pisello senza che chi sia nata con una vagina possa metterci del suo.
    Per chi invece ha la coccia in ammollo nella roba illustrata in premessa, invece, è talmente un problema che comincia a secernere cose come queste:

    “(…)Con questo esodo al femminile ho capito una cosa: la grande Storia colpisce solo (sic!) le donne(…)”

    “La guerra è un affare maschile.
    Viene decisa dagli uomini.
    Le donne, che scappino pure dai luoghi di battaglia.
    Sono deboli, hanno bambini appresso, sono d’intralcio
    a una faccenda così grande.
    Eppure la loro fuga è la più grande delle rivoluzioni.
    Mettono in salvo la femminilità, la maternità, le future generazioni
    e girano le spalle alla violenza, alla crudeltà, alla distruzione.
    Si portano via il peso della sofferenza, del dolore,
    della disperazione,
    senza tramutarlo
    in uccisione.
    Possiedono le armi dell’amore, dell’accudimento, della cura:
    veri e propri semi di vita.
    Sanno affrontare le vere guerre, quelle interiori.
    S’immergono da sempre
    nel buio della loro anima,
    sapendo che è la radice
    di tutti i problemi esteriori.
    Che siano benedette tutte le donne in fuga
    dalle guerre del mondo,
    dalle ingiustizie quotidiane,
    dal non nutrimento
    dell’anima.
    Chi le pensa deboli
    non sa
    che si trova proprio nella loro fragilità
    il potere di generare vita.
    Che scappino, allora, le coraggiose donne,
    più lontane possibile dalla distruzione:
    loro sono nate per far nascere bellezza.
    Chi vuol continuare a sparare fuori,
    per non affrontare la propria guerra interiore,
    non potrà mai conoscere la vera vittoria:
    quella del cuore.”

    Leggendo roba come questa, chiunque potrebbe provare una certa irritazione, ma forse, chi ha dovuto decidere, in tempo di pace, se fare il servizio militare o trovarsi la fedina penale segnata (non era uno scherzo l’obiezione di coscienza o il servizio civile in Italia prima della caduta dell’URSS), potrebbe essere più sensibile.
    Ma attenzione, che il punto è che non prova irritazione perché secondo lui la condizione degli uomini ucraini sarebbe in questo frangente peggiore di quella delle donne ucraine e quindi (dato che l’avere un sesso accomunerebbe tutti allo stesso destino) la condizione degli uomini sarebbe peggiore di quella delle donne.
    Questa cosa del raccontarsela e raccontarla che, a prescindere e a parità di condizioni un sesso è più discriminato, e più svantaggiato (perchè subisce ingiustizia dall’altro e che invece sarebbe moralmente migliore e degno di governare il mondo perchè così si starebbe tutti meglio etc etc), ragionando tanto al chilo e facendo cherry picking nella storia o nelle diverse vicende in giro per il mondo, lavorando di lima e di pancia quando la realtà non collima con la narrazione che si vorrebbe accreditare, è il mestiere e il monopolio di qualcun altro (vedi premessa).

    Prova irritazione perché il grado di mistificazione espresso quella produzione ha la stessa forma e grandezza delle falle che lo scontro con la realtà inevitabilmente apre nell’ideologia che sta alla base dei contenuti illustrati nella premessa.

    Il problema di fondo del femminismo, come di qualsiasi ideologia identitaria fondata sull’idea di un “noi” contrapposto ad un “voi”, in questo caso definito dall’avere “noi” una vagina e “voi” un pene, è l’idea che sia quel “noi” che quel “voi” possiedano sorta di “coscienza collettiva” che li rende una sorta di corpo unico “maschile” e “femminile” davanti alla quale ogni altra complessità ogni evoluzione del reale, individualità in testa, diventa secondaria.
    https://lapiega.noblogs.org/post/2019/12/02/nazifemministe/
    Tra cent’anni le femministe continueranno a propinare i passi accorati della Mozzoni sugli uomini che tengono col collare a strozzo le donne, per sottintendere che “non è cambiato nulla” e che

    “Hanno scritto tanto, contro il militarismo e la guerra, le donne. Pochi conoscono i loro scritti, quasi nessuno ricorda l’impegno che misero nell’opporsi, con il pensiero e le azioni, alle logiche del conflitto armato.”

    Mentre la Mozzoni, al pari della Gianini Belotti per esempio, la trovi nelle antologie delle superiori almeno dei primi anni ‘90. Quello che NON trovi nemmeno oggi nei testi scolastici è questo https://it.wikipedia.org/wiki/Penna_bianca o cosa dicevano le suffragette d’oltreoceano sui neri, sebbene non ci sarebbe nulla di scandaloso, essendo come tutte “figlie del loro tempo”. Ma c’è una ideologia da difendere.

    “E dire che ricordare e diffondere il loro lavoro favorirebbe l’umanità intera, liberando anche gli uomini dal giogo dell’esercito, del servizio di leva e l’illusione che esso abbia o abbia mai avuto una qualsivoglia valenza educativa.”

    E dal ciarpame ideologico degli orrori che avrebbero un sesso e che quindi se le donne comandassero si starebbe tutti meglio? Chi ci libererà mai?

    • Guarda che io l’irritazione la capisco, non credere che non la capisca. Ciò non toglie che sia la stessa irritazione che anima composizioni come “Il fardello dell’uomo bianco”…

    • Paolo ha detto:

      ad ogni modo la poesia di Elena Bernabè con tutto quel retorico insistere su “amore, cura, accudimento, cuore” ecc..come cose esclusivamente femminili o naturalmente femminili sarebbe contestata da non poche femministe, e qualcuno parlerebbe di “sessismo benevolo”. A riprova che i femminismi sono tanti e la pensano diversamente. E anche l’equivalenza donne = pace che trasuda da questa poesia irriterebbe alcune femministe

    • Paolo ha detto:

      riflettendoci, la poesia di Bernabè dice cose molto simili a quelle affermate da Alessandro Barbero sulle “differenze strutturali” delle donne “meno aggressive”, “meno spavalde” solo che Bernabè ha messo la cosa in positivo mentre Barbero si era espresso usando il termine “meno” in forma negativa, poi leggendo l’intervista si capiva che per lui la (presunta) minore aggressività e spavalderia femminile era una cosa buona e che a lui le persone aggressive, spavalde e troppo sicure di sè non piacciono, e non voleva dire che le donne sono naturalmente così, ma l’aver imputato alle donne una “mancanza” l’ ha esposto a polemiche, Bernabè benchè dica cose simili non parla di mancanze,nnon dice “le donne sono meno” anzi, e anche usare il registro poetico aiuta non poco.
      Detto ciò per me sia Barbero che Bernabè sbagliano

  6. Anna ha detto:

    Si vede da questa diatriba insensata, che gli uomini veramente hanno un mucchio di tempo da perdere! Ormai femminista anziana, vorrei sprecare solo il minimo sindacale a rispondere a coloro che aprono la bocca solo per dargli fiato. Ricordo che le Partigiane non avevano diritto praticamente di portare armi, e a chi uccise il nemico senza armi, quindi NON fu data la medaglia. Inoltre NON poterono sfilare con i Partigiani il 25 Aprile, nè dire che erano state in montagna con loro, perchè sia i maschi che le femmine che si preoccupavano più di “benpensare”, che di chi avesse dato loro la libertà, le avrebbero giudicate “poco di buono” per essere state a così stretto contatto con i combattenti della Resistenza: idee che risultano dal bieco pensare-non-pensiero-ma-pregiudizio derivante dalla superiorità patriarcale, sia per i maschi, che per le femmine, certo, o no? “La Resistenza taciuta”, e gli altri testi in cui parlano le Partigiane, furono pubblicati negli anni ’70, col femminismo: noi femministe abbiamo parlato delle donne in guerra, e NON voi maschietti. Inoltre, nonostante lo stupro di guerra, su donne e minori, sia una pratica orrenda di guerra da centinaia e centinaia di anni, quando su considerata Crimine contro l’Umanità? E da parte di chi? Dalla impareggiabile sensibilità degli uomini rispetto alla “disparità di trattamento”? Certo che no, e nemmeno dopo la tremenda pulizia etnica della guerra in Yugoslavia, ma dopo che il lago Vittoria si tinse di rosso del sangue della guerra fra Hutu e Tutsi, in cui vennero violentate più di 500 mila donne, anche mutilate, uccise, fatte a pezzi, nel 2008, ripeto, SOLO nel 2008, l’altro ieri, e ad opera di deputate donne, non certo di uomini, come è accaduto in Italia per dichiarare reato contro la persona, lo stupro contro donne e bambini, per cui le femministe hanno combattuto per ben 18 anni, contro l’insensibilità dei maschietti, che non si erano accorti che ancora vigesse florida una legge fascista per cui il reato era contro la morale, dato che per i fasci donne e minori, non erano persone. Lo stupro di guerra è stato definito un’atto di conquista territoriale, il corpo della donna è parte del territorio da conquistare, per dare i geni di altri patriarchi, per dare il nome di un’altra stirpe, noi donne siamo considerate parte integrante del bottino di guerra e dei germi futuri che ne contiene, cioè, al solito, cose, NON persone, pure in guerra. E questi qua si permettono di sentenziare che ne siamo risparmiate, perchè non andiamo a combattere….. Ma veramente…. Ma gli rispondiamo pure…

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