Chloe

fonte : Rights of Women

Cosa si intende con “controllo coercitivo”?

Parliamo di “controllo coercitivo” quando una persona con la quale hai un legame personale si comporta ripetutamente in modo da farti sentire controllata, dipendente, isolata o spaventata.

A seguire alcuni esempi di controllo coercitivo:

  • ti isola da parenti e amici
  • controlla quanto denaro hai a disposizione e come lo spendi
  • monitora le tue attività e i tuoi spostamenti
  • ti denigra costantemente con epiteti infamanti o accusandoti di non valere niente
  • minaccia di farti del male o di ucciderti o minaccia i tuoi bambini
  • minaccia di rendere pubbliche informazioni su di te o di denunciarti alla polizia o alle autorità
  • danneggia le tue proprietà o quelle familiari
  • ti costringe a prendere parte ad azioni criminali o ad abusi sui bambini.

Alcuni dei comportamenti qui elencati possono costituire altre fattispecie di reato oltre al controllo coercitivo, motivo per cui il maltrattante può essere imputato di più reati per il medesimo comportamento. Ad esempio, se rompere il tuo telefono rientra fra le azioni che compie per controllarti, piò essere accusato di controllo coercitivo e danneggiamento.

Il maltrattante verrà ritenuto colpevole di controllo coercitivo se

  1. ha un legame personale con te
  2. il suo comportamento ha seri effetti su di te e
  3. se è consapevole o avrebbe dovuto sapere che il suo comportamento avrebbe avuto un grave effetto su di te.

Ultimamente mi sono dedicata al passatempo prediletto dai più in questo momento storico e ho scovato una serie TV che mi ha felicemente impressionato: Chloe.

ATTENZIONE: ABBONDERO’ CON GLI SPOILER.

Questa miniserie (credo si debba definire miniserie qualsiasi prodotto con solo una stagione, ma correggetemi se sbaglio) a mio avviso affronta magistralmente uno degli aspetti più controversi della violenza domestica, ovvero la sua invisibilità.

La violenza domestica -, in questo particolare caso quella declinazione della violenza domestica che prende il nome di “controllo coercitivo” (punito espressamente dalla legge in Inghilterra e Galles dal 2015) – è così invisibile che nessuna delle recensioni della serie la cita espressamente, nonostante il mistero della morte della giovane socialite Chloe Fairbourne, che la protagonista è determinata a svelare con ogni mezzo, non si risolva nel modo più ovvio: è stato il marito.

A voler essere più precisi e allo scopo di togliervi ogni gusto di arrivare allo svelamento del finale, non sappiamo per certo se la povera Chloe, trovandosi preclusa ogni via di fuga da una relazione soffocante oltre il limite della tollerabilità, abbia deciso di gettarsi dalla scogliera o se a spingerla sia stato il suo aguzzino, esasperato dalla sua ostinazione a lasciarlo, perché, nonostante fosse fisicamente presente al momento della morte, la madre della vittima a proposito delle dinamiche dichiara: “Non so che cosa ho visto”, regalandoci una straordinaria epitome del discorso sull’invisibilità della violenza di cui sopra.

Interessante il fatto che per alcuni spettatori l’unica violenza visibile e nominabile sia quella della protagonista:

Incontriamo la protagonista di questa serie, Becky Green, nel suo squallido appartamento di periferia, che divide con la madre affetta da demenza, mentre si prepara ad affrontare un nuovo lavoro interinale da segretaria. Ogni inquadratura trasuda solitudine e frustrazione. La osserviamo mentre scrolla i post sul suo smartphone e notiamo che è interessata ad un’unica utente, della quale segue ogni spostamento, ogni messaggio, ogni contatto, ma con la quale non interagisce mai direttamente. Becky Green è chiaramente ossessionata dalla vita di Chloe Fairbourne, che è bella, sorridente, elegante e circondata da amici altolocati con i quali conduce una vita mondana e festaiola, ma questo la rende una stalker?

L’utilizzo improprio di una definizione che descrive un comportamento criminale ci dà la misura di quanto radicalmente frainteso sia il fenomeno e di quanto il pregiudizio di genere vizi la nostra capacità di giudizio.

Il reato di stalking nel nostro ordinamento è definito “atti persecutori”: lo stalker non osserva, lo stalker agisce, mette in atto una serie di comportamenti, ripetuti nel tempo, tali da provocare nella vittima un perdurante stato di ansia e paura, un fondato timore per la propria incolumità e quella dei propri cari, e la costringe a cambiare radicalmente le sue abitudini.

Prima della morte di Chloe non c’è nulla nel comportamento di Becky Green che configuri il reato di stalking; finché non scopriamo che poco prima di morire Chloe ha tentato di contattare proprio Becky, per quello che ne sappiamo le due potrebbero non essersi mai incontrate e l’ossessione di Becky potrebbe essere nata dal fatto che Chloe, in quanto graziosa moglie di un promettente politico locale, è più visibile sui social di altre ragazze del bel mondo.

Certo, Becky Green non è un’incolore ragazzetta dai bassi natali che si limita a sognare un’esistenza fatta di serate di beneficenza, feste private, sfilate di moda, raccolte fondi, festival e altri eventi esclusivi mentre ingoia cereali e sospira seduta in cucina; come l’antieroina di Thackeray di cui porta il nome, non esita a manipolare frammenti di informazioni e conversazioni ascoltate, date, nomi su inviti, persino a rubare per intrufolarsi in quella fiera delle vanità che la sua sfortunata condizione le precluderebbe, e questo la rende una protagonista più intensa, sfaccettata e interessante di quanto lo siano mai state le giovinette tutta virtù alla Samuel Richardson, per restare nell’ambito delle similitudini letterarie.

Per quanto eticamente discutibili siano le scelte che compie prima e dopo la morte di Chloe, il viaggio sotto mentite spoglie che Becky intraprende per riappropriarsi dell’amica perduta a me ha fatto pensare ad vecchio film degli anni ’80 – di cui c’è anche un discutibile remake americano – Il mistero della donna scomparsa; nel film l’unico modo in cui il protagonista può riappacificarsi con l’improvvisa e inspiegabile scomparsa della sua amata in una stazione di servizio è accettando di vivere sulla sua pelle quello che le è accaduto dal momento in cui ha incontrato il suo aguzzino.

C’è sicuramente una critica feroce al classismo della società britannica nella serie, alla vacuità e all’ipocrisia di una classe dirigente fatua ed egoista, e si accenna anche a quanto i social network alimentino l’insoddisfazione di chi si misura ossessivamente con i siparietti degli influencer del momento, ma l’aspetto che io ho apprezzato di più è che, insieme a Becky, grazie alla sua folle determinazione nel rispondere, seppure troppo tardi, all’ultimo grido d’aiuto della sua vecchia amica, scopriamo quanto sia subdola e strisciante la violenza domestica, come riesca ad intrufolarsi nella vita di una donna senza che le persone più care si rendano conto di ciò che realmente sta accadendo, senza che la stessa vittima se ne renda conto se non troppo tardi, quando ogni sua richiesta di comprensione e supporto assume la forma sinistra delle farneticazioni di un’ingrata bisognosa di sedativi e tanta terapia.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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Una risposta a Chloe

  1. lacuriosa2 ha detto:

    Grazie per il suggerimento, l’ho finita da poco. C’è un interessante punto di svolta durante la relazione dei protagonisti dove al principio lei sembra ricoprire il ruolo della crocerossina del vedovo incosolabile, mentre poi quest’ultimo si muterà in subdolo manipolatore.

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