Modifica dell’articolo 1 del Codice civile in materia di riconoscimento della capacità giuridica dello spermatozoo

Il 20 novembre 1989, è stata approvata la Convenzione universale sui diritti del fanciullo, di cui alla legge 27 maggio 1991, n. 176. Essa ha trasformato in atto giuridicamente vincolante per i 193 Stati che l’hanno ratificata la precedente dichiarazione del 20 novembre 1959. Così come in quest’ultima era già stato proclamato, la Convenzione del 1989 ripete, nel preambolo, che “il fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica ed intellettuale, necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita.” Quel “prima” è stato per anni il fondamento giuridico di proposte volte a modificare il nostro ordinamento al fine di garantire dignità di essere vivente pienamente umano per mezzo della concessione della capacità giuridica (l’attitudine alla titolarità di diritti e di doveri giuridici, ovvero la sua capacità di essere soggetto di diritti e di obblighi) a quel risultato di complessi e noti processi biochimici e cellulari che hanno luogo fra l’ovulo femminile e lo spermatozoo maschile nelle prime 24 ore dopo l’amplesso all’interno del corpo della donna, comunemente indicato dall’espressione “il concepito”.

Tali proposte, a nostro avviso, si fermano troppo presto: se è sufficiente la mera possibilità che tale commistione di patrimoni genetici si evolva nell’essere riconoscibile come umano, autonomo e indipendente che nove mesi dopo vedrà la luce, distaccandosi dal corpo della madre, perché non attribuire anche alla porzione di patrimonio contenuta nella singola cellula gametica la dignità di persona umana?

Su che basi affermiamo che la cellula fecondata è il primo stadio dell’essere vivente, e non riconosciamo invece che il primo stadio della riproduzione umana è proprio la produzione di cellule aploidi la cui unica funzione è quella di fondersi al fine di dare vita ad un essere vivente?

Viviamo un momento storico particolarmente preoccupante: la capacità riproduttiva maschile è in costante diminuzione. Uno studio della Hebrew University e pubblicato sulla rivista Human Reproduction Update che ha passato in rassegna 185 studi riguardanti quasi 43 mila uomini dimostrerebbe al di là di ogni ragionevole dubbio che la conta spermatica in Occidente in tempi preoccupantemente brevi si è dimezzata: ci i dati che negli ultimi 40 anni la concentrazione di spermatozoi nell’eiaculato maschile è calata del 52%, e il loro numero totale del 60%.

Insomma, negli ultimi decenni, nell’indifferenza generale, si è consumata una moria silenziosa e senza spiegazioni degli spermatozoi: da 99 milioni a 47,1 milioni per millilitro. Un’ecatombe, in termini di fertilità.

Scienziati e filosofi si sono interrogati a lungo sulla distinzione dei vari stadi dello sviluppo prenatale, dalla fecondazione alla nascita. Difficilmente, invece, qualcuno si è spinto a riconoscere l’origine dell’essere umano nelle sue componenti separate quando esse albergano degli individui di sesso maschile e femminile. Eppure, le medesime domande che ci poniamo sullo status del feto, potrebbero tranquillamente essere poste sulle cellule che a quel feto danno origine, giungendo alle medesime conclusioni.

Potremmo ad esempio chiederci se, nel momento in cui lo spermatozoo è generato all’interno delle gonadi maschili, esso è ancora parte integrante del corpo dell’uomo oppure è da considerarsi parte integrante della persona che quello spermatozoo ha il potere di generare, soprattutto alla luce del fatto che lo spermatozoo è generato all’interno del corpo umano per essere espulso da quel corpo. Se al termine del periodo “gestazionale” dello spermatozoo (con il termine virgolettato ci riferiamo al periodo che la cellula trascorre all’interno dell’apparato riproduttore maschile per giungere a piena maturazione), esso non viene eiaculato per iniziare il suo viaggio verso la sua metà, con il passare del tempo degenera – potremmo dire che invecchia – e muore, senza aver assolto all’interno del corpo maschile alcuna funzione utile al suo sviluppo.

Coloro che ritengono che lo zigote sin dai primi momenti sia da considerarsi persona, ritengono che ciò che ci rende unici, individui, appunto, è il nostro patrimonio genetico. Se supponiamo che questa affermazione sia vera, dobbiamo ammettere che altrettanto unica e irripetibile è quella parte del patrimonio genetico che andrà a costituire il tutto, anche prima di unirsi alla sua metà: perché non è forse vero che se di un essere umano per qualunque ragione ne restasse soltanto la metà – a causa di un trauma o di una patologia – essa rimarrebbe sempre e comunque una persona?

La tutela dello spermatozoo, cellula a rischio in un’ambiente ostile che ha già sterminato una infinità di specie viventi tra animali e vegetali ponendo fine alla loro esistenza sulla terra, merita l’attenzione del nostro ordinamento, e rientra in quella tutela del bambino in quanto soggetto bisognoso di cure particolari cui la Convenzione universale sui diritti del fanciullo ci vincola.

La spermapocalypse è alle porte: spetta a noi intervenire tempestivamente per tutelare la vita umana su questo pianeta.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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