Pretty woman: 25 anni di bugie

pretty womenUna traduzione da ‘Pretty Woman’: 25 years of lies about prostitution

La prostituzione vive di bugie.

Negli ultimi 25 anni, uno dei maggiori strumenti di diffusione della disinformazione su di essa è stato il film “Pretty Woman”, una commedia romantica su una prostituta povera e sempliciotta e un cliente bello e ricco che si innamorano. Il ritratto della prostituzione che ne viene fuori è ben lontano dalla realtà.

Riesco già a sentire la gente che urla: “E ‘un film! Ci si aspetta la realtà di Hollywood? Chi crederebbe mai ad una storia prodotta a Hollywood, che racconta di una Cenerentola che trova amore e ricchezza per mezzo della prostituzione? “

Beh, migliaia di donne dell’Europa dell’Est lo hanno fatto.

Circa dieci anni dopo l’uscita di “Pretty Woman”, stavo facendo ricerche sul traffico di donne dalla Russia e dall’Ucraina. Decine di migliaia di donne sono state vittime del tratta dopo la caduta del controllo comunista nell’Europa orientale e centrale. “Pretty Woman” era uno dei film preferiti delle donne in tutta la regione.

Le donne che precedentemente non avevano il diritto di viaggiare e avevano poche e poco accurate informazioni sul resto del mondo, desideravano credere a quella fantasia. E i trafficanti promettevano loro che sarebbero potute sfuggire alla soffocante povertà di casa per finire nel mondo glamour di “Pretty Woman”, se solo li avessero seguiti nell’Europa occidentale, gli Stati Uniti e in altri paesi.

prettywoman_dress

Molte delle donne non sono mai  tornate a casa. Solo alcune delle vittime sono riuscite a tornare. Ci sono quelle finite istituti psichiatrici, troppo traumatizzate per ricominciare a vivere o anche solo per parlare. Un’importante attivista anti-tratta in Russia con la quale ho lavorato me lo ha confermato. Durante un week-end, in un rifugio, le è stato somministrato a sua insaputa un cocktail di droghe che le ha provocato una reazione psicotica. È stata mandata in un istituto psichiatrico a Mosca. Per fortuna, si è ripresa. Quando è stata rilasciata, ci ha raccontato che i reparti erano pieni di vittime della prostituzione e della tratta. La loro vita non è finita come in “Pretty Woman”.

Non abbiamo bisogno di andare lontano per confrontare le fantasie con la realtà della prostituzione. Nel Rhode Island, le bugie sono nelle pubblicità online sulla prostituzione che offrono “divertimento”. E grazie all’eccellente lavoro di Amanda Milkovits in The Providence Journal, quasi ogni settimana leggiamo i dettagli dei casi di tratta.

Nel primo caso di indagine sulla tratta nel Rhode Island, i trafficanti avevano promesso amore alle vittime – e, invece, le hanno costrette a prostituirsi. Uno ha dichiarato che una donna di 19 anni, era stata “a disposizione tutto il giorno per i signori di alto livello che desideravano trascorrere del tempo insieme a lei.” La realtà era che lei, insieme ad altre tre donne, veniva drogata e controllata da due sfruttatori. In una recente intervista, la diciannovenne ha raccontato che le avevano “somministrato così tanti farmaci che si sbavava addosso” (“Fighting for her soul: A sex-trafficking victim’s story,” Nov. 15). Nonostante questo, i clienti pagavano per fare sesso con lei.

Un annuncio pubblicitario prometteva di “rendere selvaggia la vostra serata”. Nella realtà, la vittima era una minorenne in fuga da una casa-famiglia di Newport.

Spesso, la prostituzione altro non è che abusi sessuali su minori e stupri, come è stato rivelato in un caso del 2013, in cui una quattordicenne di Pawtucket è stata venduta a 40, 50 uomini in 30, 45 giorni.

Richard_Gere

I clienti non sono bravi ragazzi. Spesso sono uomini così crudeli che non si curano se le donne e le ragazze che usano sono drogate, sfruttate o ridotte in schiavitù. La realtà è che la maggior parte della violenza alla quale vittime sono sottoposte è perpetrata dai clienti.

La buona notizia è che la polizia e pubblici ministeri stanno cominciando a vedere attraverso il velo di bugie e fantasie sulla prostituzione e ad arrestare protettori e trafficanti. Nel Rhode Island, gli acquirenti di sesso saranno ritenuti responsabili. Lo scorso autunno, in occasione della conferenza sul tema “Children, Trauma and the Integration of Care”, dibattuto nel Tribunale dei Minori del Rhode Island, il procuratore Peter Neronha ha annunciato che i clienti delle vittime della tratta saranno arrestati. Poche settimane fa, quando la polizia ha fatto irruzione in un bordello nel quale erano rinchiuse donne provenienti dal Messico, due clienti sono stati arrestati.

Spero che si vedranno sempre più arresti, perché i clienti non sono affatto come il personaggio di Richard Gere in “Pretty Woman”. La prostituzione non è una commedia romantica, proprio come la violenza domestica o lo stupro perpetrato da un conoscente non sono storie d’amore divertenti.

Il film “Pretty Woman” è solo un esempio del genere di menzogne che circolano ​​sulla prostituzione. Sono felice che sempre più persone nel Rhode Island riescano ad andare oltre  le bugie.

Donna M. Hughes,

Docente di studi di gender and women’s studies presso l’Università del Rhode Island.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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103 risposte a Pretty woman: 25 anni di bugie

  1. Paolo ha detto:

    Le commedie romantiche ti inducono alla prostituzione, Il Padrino è pericoloso perchè romanticizza la mafia, i film di guerra sono pericolosi perchè romanticizzano la guerra, e i film splatter ti inducono a diventare un serial-killer..certo come no, non so cosa sia meno credibile tra Pretty Woman e queste “analisi sociologiche” dei miei stivali
    Questo modo di valutare e analizzare il cinema è legittimo ma io legittimamente sostengo che sia anche risibile

      • Paolo ha detto:

        conosco bene quell’articolo e non lo condivido. Non sono d’accordo

      • Su cosa non sei d’accordo? Sul fatto che l’amore romantico sia considerato un tema prettamente femminile? Basta pensare all’esistenza del “romanzo rosa”, un genere letterario espressamente dedicato alle donne, che tratta esclusivamente di intrecci amorosi…

      • Paolo ha detto:

        nulla vieta agli uomini di leggere romanzi rosa, io guardo le commedie romantiche senza alcun problema così come guardo i film splatter: sono onnivoro in fatto di cinema
        non sono d’accordo nel vedere l’amore romantico come un puro “costrutto sociale” negativo, si tratta di un sentimento con le sue gioie e i suoi dolori che uomini e donne possono provare davvero, come possono provare sofferenza per un amore tradito o non corrisposto e il cinema come ogni arte narrativa ha il diritto di raccontarlo nei modi e coi registri che preferisce, l’amore è un fatto umano e il cinema racconta l’umano. Accusarlo di fomentare la violenza contro le donne secondo me è sbagliato.
        è vero l’amore può non durare per sempre ma se quando t’innamori non speri nell’eternità, non speri che duri allora per me non ha senso. Sarò un romantico..
        Insomma i discorsi anti-romantici pur diversi tra loro, che leggo talvolta in giro per il web non mi convincono

      • Il discorso non è sull’amore in quanto sentimento, Paolo, ma sugli stereotipi che pretendono di definirlo. Alcuni stereotipi che da Barbara Cartland (2 romanzi ogni due mesi, tutti uguali) a 50 sfumature di grigio caratterizzano la letteratura dedicata alle donne? La giovane ingenua e sessualmente inesperta che si innamora di un uomo maturo e ricco, ad esempio; l’eroe maschile apparentemente crudele e freddo che, conquistato dalla dolce eroina, si rivela è il grande amore… Sono topoi letterari, sempre gli stessi, ripetuti all’infinito… non narrano la realtà, sono funzionali a plasmarla.

      • Paolo ha detto:

        capisco che questi topos siano “problematici” da un punto di vista femminista ma pure questi topos (magari usati con più intelligenza di come fa E.L. James), possono servire a raccontare l’umano, poi a parte che nei romanzi sentimentali (ma anche nelle commedie romantiche e nelle soap, si guardo anche quelle ogni tanto) non è vero che si racconta solo questo, si raccontano anche altre storie d’amore, in ogni caso una donna non si innamora di un uomo problematico e con tendenze “dominatrici” perchè ha letto Cinquanta sfumature altrimenti ripeto mi aspetto un articolo (altrettanto ridicolo) che stigmatizzi Dexter in quanto indurrebbe le donne ad innamorarsi di un serial-killer (o di un uomo con tendenze omicide) in quanto dipinto come personaggio positivo (ed è pure un bell’uomo) anche se “tormentato”
        E probabilmente una donna che si innamora di un prete ha solo visto troppo Uccelli di rovo..ma per favore

      • Zorin ha detto:

        Quell’articolo e’ fantastico, riesce a sostenere che se ai capi mafiosi le donne non mancano mai (mentre agli ‘sfigati’ mancano eccome, aggiungo io) non e’ colpa delle donne che tra un bravo ma anonimo ragazzo e un ganster scelgono sempre il gangster, ma e’ colpa del mito dell’amore romantico, del patriarcato e quant’altro.

        Ammettere che tante donne scelgono l’uomo alla ‘pene di segugio’ sarebbe chiedere troppo, per chi basa la propria esistenza sul dare la colpa agli altri per le proprie scelte scellerate.

      • Zorin, non voglio neanche sapere che significa “pene di segugio”, ma a quale articolo ti riferisci?

      • Paolo ha detto:

        credo si riferisca all’articolo di del blog di lia di peri che anch’io non condivido per motivi diversi

      • Un'altra Laura ha detto:

        Riccio, guarda, sul fatto che i media comunichino determinati messaggi, e che occorre fare in modo di cambiare determinati messaggi mi trovi perfettamente d’accordo. Ad esempio, oggi come oggi una rappresentazione dei neri come in “Via col Vento” sarebbe inaccettabile.
        Però, cerchiamo di non cadere troppo nel lato opposto. Perché che differenza c’è fra quelle che si lamentano “i media brutti e cattivi mi hanno insegnato che se mi trucco e cucino bene e sono amorevole col mio uomo avrò l’uomo perfetto e sarò ricca e felice” e i piagnistei dei friendzonati “i media mi hanno insegnato che se sono carino e gentile e copro di attenzioni una donna, quella alla fine si accorgerà di me e mi amerà per sempre”?
        Cioè se ad una certa non riesci a distinguere la differenza fra i principi azzurri e le principesse rosa delle commedie romantiche e la realtà delle persone che ti circondano, siamo proprio sicuri sicuri che la colpa sia delle opere di fantasia? (che ci sono sempre state, ci saranno sempre, e grazie al cielo, perché io non voglio vivere in un mondo in cui le uniche storie che si possono raccontare sono documentari iperrealistici).
        Hai mai incontrato questa gente “innamorata dell’amore”, che cerca in un uomo o una donna a caso ciò che la sua mente si immagina e non è in grado di vedere e relazionarsi per davvero con le persone che hanno davanti? Io sì, di entrambi i sessi, e sono ugualmente insopportabili. Soprattutto se “ci provano” con te.

      • Non ho nulla contro Pretty Woman in sé e per sé. Non sono per la cansura: ben venga Pretty Woman, e le 50 sfumature di grigio, e Twilight, e Barbara Cartland, se, al contempo, chi fruisce di questi prodotti è libero di decostruirli e criticarli.
        Criticare non equivale ad invocare la censura. A fronte di un Richard Gere che si presenta sotto casa in doppio petto, armato del proverbiale mazzo di fiori, io debbo essere libera di rispondere con la storia di una diciannovenne che sbava per via delle droghe che le sono state somministrate a sua insaputa, e in quello stato viene venduta, debbo essere libera di scrivere “i clienti la comprano, ben consapevoli che non è in sé, e la usano, come fosse una bambola”, e il pubblico deve essere altrettanto libero di mettere a confronto la fantasia con la realtà senza sentirsi minacciato da aggettivi quali “bigotto” o “moralista” o “sessuofobico”, che a proposito di queste tematiche sono spesso e volentieri usati a sproposito.

      • Paolo ha detto:

        veramente ci sono anche telefilm polizieschi e miniserie tv dove si parla pure di sfruttamento e diciannovenni a cui vengono somministrate droghe, veramente non c’è problema sociale o fatto criminale, abuso ecc.. che per cui non esista almeno un film o una puntata di law & order (e dei suoi tanti spin-off) che ne parli.
        Si può criticare tutto, ma si può pure criticare la critica (e sì secondo me a volte la sessuofobia centra anche se non è il tuo caso)

      • Un'altra Laura ha detto:

        Mi riferivo all’articolo postato da Lia di Peri e la relativa discussione.
        Sono d’accordo su fatto che delle ragazzine russe che vedono l’occidente come l’El Dorado possano non avere gli strumenti sufficienti per comprendere Pretty Woman.
        Ma che una donna italiana proveniente da una famiglia colta e agiata affermi che è colpa dei media se lei, al posto di impegnarsi nello studio, ha deciso di cercare la grande storia d’amore (attenzione: la storia d’amore, non un uomo preciso di cui lei si sia innamorata) a suon di torte, tacchi e battute da Sex and the City e abbia fallito… beh, mi spiace, ma a me suona davvero come i friendzonati che pestano i piedi.
        In tutto questo, perfettamente d’accordo sull’insopportabilità di chi accusa di bigottismo il voler far luce sulle miserie della prostituzione. E su Pretty Woman ha detto tutto Caterina 🙂

    • Paolo, le grandi potenzialità propagandistiche del cinema sono state riconosciute da tutti coloro che hanno avuto interesse a pilotare l’opinione pubblica… Non so perché ti spaventi tanti l’idea che ciò che fruiamo contribuisce a renderci quello che siamo.

      • Paolo ha detto:

        si va bene lo conosco il cinema di propaganda ma affermare che pretty woman induca alla prostituzione è assurdo e non c’è nulla che può farmi cambiare idea, puoi mostrarmi tutte gli articoli e le analisi che vuoi (tanto su internet si trova tutto e il contrario di tutto), io non ci credo, e il tipo di ragionamento che porta a sostenere certe cose è inquietante molto più di quello che vorrebbe denunciare

    • IDA ha detto:

      Paolo, è stato detto diverse volte, non è l’emulazione ma la normalizzazione, che rende reale quello che non è.

      • Paolo ha detto:

        quindi mi aspetto un articolo contro Il Padrino e I Soprano per aver normalizzato la mafia e offeso gli italiani (negli USa a dire il vero si sono lamentate le associazioni italo-americane, ridicoli) . Ma per favore..

      • IDA ha detto:

        Paolo.. prova a chiederlo agl’indiano d’America. Di certo non ti risponderanno AUGH!! Perché è un’espressione ormai stereotipata del cinema Hollywoodiano, in nessuna delle più di duecento lingue esiste questa espressione. Nemmeno “Manitù” esiste, tanto per dire. Ora il “Padrino” non l’ho visto e non so se è una figura positiva o no. Per gli stereotipi basta vedere” la Febbre del Sabato Sera”, e gli effetti che ha avuto quel film sulla frequenza nelle sale da ballo. Ma si stà parlando di prostituzione, “Pretty woman”, come “Irma la dolce” di Billy Wilder, o “Bella di Giorno” di Luis Bunuel, quest’ultimo è un capolavoro del cinema, ma restituisce un’immagine falsa della prostituzione. Un’immagine che ha origine alla fine dell’ottocento, quella della prostituta eroica, seduttrice, sovversiva, felice e coraggiosa. Nasce in ambienti progressisti parigini, scrittori e artisti socialisti e anche anarchici, per combattere il pesante stigma che colpiva la prostituta, per farle uscire dall’isolamento sociale, basta pensare a “Nanà” di Zolà, oppure “Casa tellier”, “palla di sego”, “la signorina Fifi ” di Maupassant e altra letteratura minore che ha dato origine a numerose opere teatrali, Traviata di Verdi, Madama Butterfly, di Puccini (la protagonista è una Geisha, di 15 anni) o Lulù di Alan Berg e tanti altri, l’elenco sarebbe infinito.. anche se il principio era lodevole, in realtà hanno creato un’immagine falsa della prostituzione e della prostituta che resiste tutt’oggi. Nel 1920 a Parigi c’erano più di 2000 bordelli. In italia le prostitute erano interdette e con loro anche i figli, che non potevano nemmeno ereditare, questo fino al 1958, con la tanto bistrattata legge Merlin.
        Maupassant passava le giornate nei bordelli, ma le prostitute non le vedeva, Henri de Toulouse-Lautrec, anche lui passava le sue giornate nei bordelli, lui le vedeva e le dipingeva, ha dipinto un’umanità, dolente, povera, disperata e precaria, ma queste sue opere sono rimaste per più di 50 anni in casa sua o nei magazzini dei collezionisti d’arte, nessuno le voleva vedere, oggi si direbbe per “decoro”.

      • Paolo ha detto:

        ci sono tanti film hollywoodiani specie dagli anni ’70 in poi (da Soldato Blu, Piccolo grande uomo, Geronimo di Walter Hill fino a Balla coi lupi) ma pure prima (Broken Arrow di Delmer Davese è del ’50) che danno un’immagine un po’ più equilibrata e meno fumettistica dei nativi americani enunciando anche il genocidio. Quindi Hollywood non è solo il brutto mostro capitalista e pieno di stereotipi cattivi che alcuni credono

      • IDA ha detto:

        Paolo.. si sta parlando di stereotipi, di luoghi comuni, e non giudizi di merito su Hollywood o Maupassant. (tra l’altro è uno dei miei autori, preferiti) Nessuno è imperniabile agli stereotipi e ai luoghi comuni. Possono essere positivi o negativi. Ma nota bene, le classi dominanti e ricche, sono piene di stereotipi positivi o bonari, tipo il texano ricco, con il cappello e un po’ cafone. Gli stereotipi negativi sono riservati alle classi marginali, l’indiani, i neri, la macchietta dell’omosessuale ecc..Gli stereotipi, soprattutto nella letteratura sono fondamentali, la letteratura è fatta di stereotipi, fino alle sue origini, la letteratura greca, gli archetipi, o alla commedia dell’arte. Laura ci parla di “Via col Vento” oggi certi stereotipi ci fanno sorridere, perché? Perché conosciamo quegli stereotipi. Come si fa a conoscerli? Per conoscerli bisogna individuarli, analizzarli, studiarli.. se l’ignori o li minimizzi non li potrai mai conoscere. Parlare degli stereotipi non è un richiamo alla censura. Se non conosci gli stereotipi non puoi analizzare a fondo un’opera letteraria ne il linguaggio cinematografico.

      • Paolo ha detto:

        “i ricchi tutti buoni” ma veramente ci sono anche tanti film e telefilm dove i ricconi sono criminali , corrotti, bugiardi tutt’altro che positivi. Via col Vento è del ’39, i nativi americani non sono più macchiette al cinema almeno dagli anni ’70, e i personaggi di colore complessi, drammatici, comici eccetera quanto i bianchi non mancano e non mancano le star: ma Denzel Washington, Kerry Washington, Halle Berry, Samuel L. Jackson, Viola Davis ecc.. me li sono sognati?. Ripeto: se credete che siamo fermi alla Mamie di Via col Vento e al “bovero negro” o non capite nulla di cinema o siete Spike Lee (che dopo Inside Man non azzecca più un film).

        che il cinema normalizzi lo sfruttamento della prostituzione è una tua opinione e non verità assoluta
        “una prostituta ricca non a tutte le prostitute ricche” ma a parte che lo stesso si può dire di quelle povere, e si può dire anche una coppia sposata felice non rende tutte le coppie sposate felici, una coppia infelice non le rende tutte infelici embè? Entrambe esistono. nessun singolo film può rappresentare la totalità delle prostitute del mondo nè vuole farlo, esattamente come non si possono rappresentare la totalità dei gay (e anche qui credere che siamo fermi alla macchietta significa non capire un cavolo), delle donne, degli uomini, delle coppie sposate eccetera

      • IDA ha detto:

        Ma di cosa stiamo parlando?
        Dove avrei detto che i ricchi sono buoni? Stereotipo bonario, ha un altro significato.
        Gli stereotipi sugli indiani d’america, c’erano si o no?
        Hanno creato un’immagine falsa dei nativi d’America, si o no?
        Nella rappresentazione attuale ci sono gli stereotipi si o no?
        In via col vento, c’erano gli stereotipi si o no?
        Nell’attuale cinema americano esistono gli stereotipi? Si o no?
        Dove dico che il cinema normalizza lo sfruttamento della prostituzione?
        Una cosa, non può essere vera o falsa perchè esiste il suo contrario.
        Non ho detto da nessuna parte che gli stereotipi devono essere negativi per forza, al contrario, possono essere negativi, positivi o neutri. Ma esistono.
        Gli stereotipi non vanno mai sottovalutati, perché il diffondersi degli stereotipi è fondamentale per la diffusione dei luoghi comuni e i pregiudizi, di conseguenza la discriminazione.
        Se non li vedi te, non vuol dire che non esistono.
        L’ultimo film di Billy Wilder, “Buddy Buddy”, è un adattamento del “Rompiballe” parla degli stereotipi del cinema americano. Te non li vedi, ma lui li vedeva. Mel Brooks, ha fatto la sua fortuna giocando con gli stereotipi del cinema Americano: Mezzogiorno e mezzo di fuoco; Per favore, non toccate le vecchiette; Frankenstein Junior; Balle spaziali: Robin Hood – Un uomo in calzamaglia, in pratica tutta la sua filmografia.
        Qualcuno li vede altri non li vedono.

      • Paolo ha detto:

        Che il cinema normalizza la prostituzione o addirittura indica le povere ragazze dell’Est a finire nelle grinfie dei manaccia è esattamente il tema di questo post se non te ne sei accorta, e che il cinema favorisca la normalizzazione è quello che hai detto anche tu quando hai scritto “non è l’emulazione ma la normalizzazione” ma se non ti ricordi nemmeno cosa hai scritto non è colpa mia.
        Nei vostri post e sopratutto nei tuoi sembra che il cinema americano sia pieno di stereotipi negativi, sembra che i neri e i nativi americani al cinema siano fermi agli anni 30 e che soldato Blu non ci sia mai stato e che il cinema ritragga i ricchi sempre in maniera positiva io ti ho dimostrato che non è vero e ci sono miriadi di telefilm e film a dimostrarlo.
        Conosco i film di Mel Brooks molto bene (meglio di te, forse), nei suoi film gioca con i clichè (termine che preferisco a stereotipo in quanto stereotipo è connotato negativamente) dei vari generi cinematografici per farne la parodia, lo so benissimo ma questo dimostra appunto che nel cinema americano ci sono più cose che in tutta la tua sociologia e ideologia
        Mi pare che si sia fermi alla teoria sull’industria culturale di Adorno e Horkheimer

      • Paolo, i film influenzano (influenzare è diverso da determinare – e credo sia questo che non si comprende) l’immaginario delle persone o no?
        Per fare una citazione cinematografica, è vero o non è vero che “noi desideriamo ciò che vediamo ogni giorno”? (una battuta da Oscar, vediamo se indovini il titolo)
        Il film Pretty Woman ha avuto un enorme successo o non lo ha avuto?
        Io non a caso ho scelto di postare delle foto che dimostrano che intere linee d’abbigliamento si sono ispirate al film, e che diverse celebrità sono andate in giro vestite come Julia Roberts.
        Tutto questo ci dice qualcosa o non ci racconta niente della società nella quale viviamo?

      • Paolo ha detto:

        I film raccontano l’umano, raccontano anche il nostro immaginario non lo determinano al posto nostro, e sopratutto nessuno, tantomeno persone adulte fruisce passivamente i contenuti dei film.
        un conto è vestirsi come una star in un film di successo, un altro conto è prostituirsi perchè l’hai visto in un film.
        ma come fate a non capirlo? ho già spiegato il mio pensiero sono stufo di dovermi ripetere.

      • Nessuno fruisce passivamente i contenuti di un film? Davvero? E come fai a sapere come tutto il resto del mondo fruisce i contenuti di un film?

      • Paolo ha detto:

        i film non ci fanno il “lavaggio del cervello” (che è conseguenza della fruizione passiva), le teorie che lo affermano sono superate, secondo me
        Comunque ho già detto come la penso

      • Qualcuno qui ha parlato di “lavaggio del cervello”? Nessuno. Ma fra il lavaggio del cervello e nessun tipo di influenza (che è quello che sostieni tu, che le persone siano impermeabili e che qualunque analisi mortifica la responsabilità individuale dell’individuo) c’è un’infinita gamma di possibilità, che tu ignori.

      • Paolo ha detto:

        secondo me siete voi che ignorate le infinite possibilità riducendo tutto “cattiva hollywood, cattiva televisione fai prostituire le ragazze”
        Sì adesso sono io che banalizzo il vostro pensiero ma visto che fate lo stesso…

      • IDA ha detto:

        Va bene mi arrendo! Dico una cosa e te parli di un’altra.. comunque il tema del post non è il cinema americano, ma un film.

      • Paolo ha detto:

        Ida,magari averlo oggi un Luis Bunuel e un Billy Wilder

      • Paolo ha detto:

        Ida tu sei convinta che le prostitute raccontate da Zolà e da Maupassant non esistevano, io credo che potevano esistere, esattamente come esistono le vittime di tratta, e come esistevano all’epoca di Hugo e non solo alla sua purtroppo ragazze come la sfortunata Fantine dei Miserabili

      • IDA ha detto:

        Certo che esiste, ma non rappresenta la consuetudine, la normalizzazione stà nel considerare l’eccezione in consuetudine e al contrario la consuetudine in eccezione. È questo, quello che falsa la percezione della realtà. L’immagine della prostituta e della prostituzione, che ancora oggi esiste è quella dell’eccezione, che diventa regola. Non quella di Toulouse-Lautrec, che è la norma, ma considerata eccezione, quindi scompare non esiste, perché è un’eccezione, è insignificante. La prostituta, libera indipendente, autonoma, ricca con il telefonino e la macchina di grossa cilindrata, certamente esisterà, ma non è la norma, è un’eccezione. La consuetudine nella prostituzione è fatta di miseria, violenza, sfruttamento, umiliazioni, dolore e rabbia. Una prostituta ricca, non fa tutte le prostitute ricche.

    • Antome ha detto:

      Credo che il mafioso (esempio davvero estremo) venga preferito al classico “ragazzo tranquillo”, solo da un certo tipo di donne. Tante altre preferirebbero quest’ultimo, ma il primo si nota e spicca il secondo meno. Così è più facile che il primo tipo di donna affluisca a lui e molto meno di quanto il secondo genere di donne affluisca all’altro genere di uomini.
      Ma come si vede se mi abbasso a questi livelli di semplificazione, si svilisce un discorso complesso.
      A proposito dei film, giusto non criminalizzarli, ma ad esempio mi sembra giusto rilevare come, specie in passato ci siano stati un casino di filme dove il gay era la macchietta di turno. Attenzione, lo stereotipo, consapevolmente contestualizzato ed esagerato vedi http://tvtropes.org/pmwiki/pmwiki.php/Main/TropesAreTools “tropes are tools” cioè strumenti e tropes are not bad, allora il discorso è diverso. Inoltre non sempre c’è la malizia anche dietro l’utilizzo inconsapevole di schemi narrativi nel cinema, ma è giusto, magari, posso concedere, con spirio meno “militante” e più sereno, rilevare come le cose non stiano proprio così.
      Insomma ci vuole anche flessibilità e senso dell’umorismo ;).

      • Paolo ha detto:

        i clichè e i tropes non sono il male, possono servire a raccontare l’umano, l’importante è saperli usare per creare personaggi credibili

      • Il luogo comune, lo stereotipo, non proviene da un’analisi del reale, è solo una convenzione, ripresa dalla tradizione: i topoi si tramandano di opera in opera, e hanno poco a che fare con ciò che accade nel mondo reale…

      • Paolo ha detto:

        non sono d’accordo, non del tutto. Prendiamo il topos dell’investigatore privato cinico, disilluso ma onesto e “dalla parte della giustizia”, perchè non potrebbero esistere uomini o in generale esseri umani (non necessariamente investigatori privati) simili a Philip Marlowe’? Secondo me esistono, come possono esistere donne simili alle femme fatales,possono esistere ed esistono seduttori e seduttrici.
        Io credo che romanzi e film raccontino 8secondo la sensibilità dell’autore) l’umano e la società, anche quando usano topos, clichè o presunti tali o persino quando raccontano di elfi o vampiri o lupi mannari

      • Paolo ha detto:

        e perchè mai non possono esistere vecchiette simili a Miss Marple?
        Sono sicuro invece che non esistano agenti segreti simili a James Bond (anche perchè nessun agente segreto si presenterebbe col suo vero nome durante una missione e poi uno che fa quella vita sarebbe morto almeno mille volte nella realtà) ma all’interno del suo mondo è credibile, e poi possono esistere persone anche non agenti segreti, con qualche caratteristica simile alla sua

      • Il fatto che una situazione, e la struttura dei personaggi che la generano, sia “credibile” agli occhi del pubblico, non significa che rispecchi la realtà. Ci sono tantissime cose alle quali siamo disposti a “credere”, sebbene ci offrano un’interpretazione totalmente falsata della realtà.
        Prendiamo uno dei topos letterari più longevo: lo straniero, il diverso, l’altro. Il tema dei “barbari”, i barbaroi, come li definivano i greci (la sillaba ripetuta che forma la parola – bar-bar – fa riferimento al balbettare, suggerendoci una visione della realtà nella quale colui che parla un’altra lingua è percepito come inferiore), è molto antico e la storia è costellata di descrizioni di popoli e costumi.
        Nel corso dei secoli si alternano il selvaggio sanguinario, portatore del male, archetipo dell’autodistruzione del sé, e il “buon selvaggio”, la rappresentazione idealizzata di un “gentiluomo della natura” (pensa solo alla filosofia di Jean-Jacques Rousseau).
        Questi personaggi non sono funzionali a descrivere la realtà, ma ci propongono una interpretazione della realtà; da una parte abbiamo l’esigenza di giustificare una “missione civilizzatrice” del popolo che si ritiene superiore agli altri, dall’altra si veicola l’anelito ad una società diversa, in grado di vivere in armonia con la “natura”, basata sulla convizione che l’uomo sia essenzialmente buono.
        E’ irrilevante il fatto che possa esistere, o che sia effettivamente esistito un essere umano che abbia somigliato al Venerdì di Robinson Crusoe o all’ultimo dei Mohicani; ciò che è interessante, quando si va ad analizzare una qualsiasi opera, e cercare di scoprire qual è l’idea che la sottende.

      • Paolo ha detto:

        sarà irrilevante per te,per me non è così irrilevante per me. E non perchè l’ideologia o l’interpretazione del mondo sottesa a certe opere non sia degna di attenzione ma non è l’unica cosa e mi pare che rischi di diventarlo

      • antome ha detto:

        Beh, Paolo che i topos non siano il male, se usati consapevolmente (e anche quando non, ma per motivi diversi) era quello che stavo dicendo con quei link ;). Dipende in quel caso dalle intenzioni.
        Non mi si dica però che lo spot di Saratoga va subito passivamente ;D.
        Anch’io concordo con un’altra Laura, ma tu a volte, mi sembra semplifichi troppo.
        Come è stato detto nell’analisi non c’è censura, ma è uno strumento di lettura, a volte il cinema, come le favole, formano un concetto di realtà, quindi anche ruoli maschili e femminili, stereotipi di seduzione che potrebbero essere diversi e meno banali, e l’idea che la classe sociale la conferisca l’uomo. Da cui viene anche lo stereotipo della bella un po’ stupidina perchè viziata dalle attenzione perchè tanto troverà il marito.
        A proposito, vedo certi discorsi che abbracciano certi stereotipi sulle donne, sulla base della psicologia evoluzionista, portati avanti da gente che dice di avere 150 di qi. A cui a volte ho risposto “o il Qi test è inaffidabile o mi aspetto un ragionamento migliore”.

      • Paolo ha detto:

        di nuovo affermare che il cinema è fermo alla “bella stupidina” vuol dire non capire nulla di cinema, la bella stupidina non c’è più neanche in The Big bang Theory.
        le dinamiche della seduzione esistono, fanno parte dell’umano ed è legittimo che il cinema le racconti.
        Chi ha parlato di subire passivamente gli spot,?pensare che la gente sia incapace di elaborare autonimamente qualsiasi contenuto è un errore. Io ho solo detto che tra un film (per quanto volgarone, o trash sia) e lo spot saratoga c’è differenza

      • Paolo ha detto:

        quel che conta è avere personaggi credibili e storie dotate di coerenza interna e il cinema e in paticolare le serie tv di oggi sono a livelli altissimi

      • Antome ha detto:

        Rispondo ancora, non per polemica, ma perchè interessante, essendo anch’io appassionato di cinema.
        “di nuovo affermare che il cinema è fermo alla “bella stupidina” vuol dire non capire nulla di cinema,” allora per un pelo mi salvo dal non capirne proprio nulla, non l’ho difatti mai affermato ;).
        Ho detto solo che lo stereotipo è stato proposto e riproposto e in parte reso parte della personalità seduttiva, sebbene in chiave comica, con Marilyn Monroe, questo non vuol certo dire che il film non possa essere divertente e godibile.
        Ho difficoltà a ritrovare un uomo che potesse avere un comportamento equale ed essere almeno relativamente, vincente. Forse Manfredi, ma non gli davano un particolare successo con le donne. Forse Sordi, ma era un furbacchione, e poi era il centro della scena.
        Sto da un po’ di tempo cercando di uscire dal filtro del politicamente corretto (anche se oggi si abusa di questo termine per lasciar passare le peggiori nefandezze come espressione del popolo e del suo disagio).

      • Paolo ha detto:

        Marylin Monroe, nelle commedie che l’hanno resa famosa, era una finta stupida

    • Paolo ha detto:

      “non c’è problema sociale o fatto criminale, abuso ecc.. per cui non esista almeno un film o una puntata di law & order (e dei suoi tanti spin-off) che ne parli.” così è più chiaro

      comunque concordo con Un’altra Laura (anche se esistono commedie romantiche con personaggi credibili penso a Love & other drugs per esempio)

  2. Linda ha detto:

    Il problema esiste, come esiste la violenza sulle donne, sui minori, etc. Però puntare il dito su un certo tipo di “cinema2 o di “letteratura”, mi sembra davvero superficiale. Allo stesso modo allora demoniziamo Internet (fatevi un giro per le chat “popolari” e vedrete quante donne pensano di essere capitate nella Gardaland dell’amore romantico e quanti uomini usano frasi da ciclostile per accalappiare) , i cartoni animati e pure Topolino che a ben vedere se non hai i piedi per terra può darti una visione distorta della realtà. Quoto Paolo : “Ma per favore…. “

    • IDA ha detto:

      Io non ho puntato il dito ne demonizzato, ne chiesto censure, ho fatto un’analisi, superficiale? Certamente perchè è incompleta, certo in un commento ci sono limiti. Si può non condividere, ci sono delle inesattezze, tipo ho citato a sproposito “Casa Tellier,” che parla Madame Tellier che porta le sue ragazze la domenica mattina alla messa, quindi è un’accusa all’ipocrisia borghese ed è in parte fuori contesto.
      Parli delle “chat popolari”, ma quelle idee, quelle convinzioni, concetti, opinioni e convincimenti di uomini e donne, da dove pensi che vengano fuori? Se dal cinema no, dalla letteratura no, dalla musica no, dalla pubblicità no, dai fumetti no, dalla tv no, dai giornali no.. e guai a criticarli se non vuoi passare da censore moralista. Da dove vengono fuori? Spirito santo?

      • Paolo ha detto:

        vengono dalla loro educazione e dal loro intelletto. In tanti hanno visto e riviso Pretty Woman e non tutti hanno le stesse idee sulla prostituzione.
        Che cosa penso del cinema e della narrativa l’ho già spiegato, se continuate a banalizzare il mio pensiero non so cosa farci

      • Noi non banalizziamo niente. Sei tu che rifiuti a priori l’influenza dei media nella percezione del mondo delle persone. Fenomeno che per altro è dimostrato da una marea di studi.
        Proprio oggi leggevo di uno studio sull’influsso positivo della saga di Harry Potter: http://www.medicaldaily.com/reading-harry-potter-reduces-prejudice-makes-you-less-likely-discriminate-against-minorities-295814

      • Paolo ha detto:

        io non nego le influenze (positive), nego che i film e i fumetti inducano alla prostituzione o inducano alla violenza o a minimizzarne la gravità

      • Ah, OK. Allora esistono solo le influenze positive?

      • Paolo ha detto:

        direi di sì se le presunte influenze negative sono ” in Pretty woman c’è una prostituta felice quindi si banalizza lo sfruttamento” oppure “Diabolik è un ladro e assassino terribilmente affascinante quindi banalizza il furto e l’omicidio e spinge le donne ad amare i criminali” oppure “Vito Corleone è ritratto come una figura in qualche modo nobile quindi questo banalizza la mafia o la romanticizza” oppure, come ho sentito dire ultimamente (non qui) ” il fatto che nell’universo para-medievale e ferocemente patriarcale creato da G.R.R. Martin esista lo stupro e che come ogni tipo di violenza sia molto diffuso, banalizza la violenza sessuale”.ecco se l’andazzo è questo sì per me queste influenze negative non esistono

      • In Pretty Woman si racconta di un miliardario estremamente piacente che raccoglie la prima prostituta che incontra per strada e le offre cifre stratosferiche per bere champagne, mangiare fragole e fare 4 chiacchiere… Quindi il giorno dopo le dà la sua carta di credito per comprare tutto ciò che le passa per la mente… Quanto è probabile?
        E’ giusto o non è giusto rimarcare che una cosa del genere non ti succederà se deciderai di metterti sul marciapiede? Che cosa ci trovi di tanto assurdo nel voler affiancare a Pretty Woman la realtà della prostituzione?
        Perché è questo che fa questo articolo.

      • Paolo ha detto:

        James Bond è un agente segreto che durante le missioni usa il suo vero nome, beve litri di alcool e fuma come un turco mantenendo una forma perfetta e una salute di ferro (non ricordo nemmeno di averlo mai visto ubriaco), affronta situazioni pericolosissime uscendone sempre incolume, ha una vita sessuale estremamente “vivace” e neanche un figlio illegittimo o una malattia venerea (viaggia sempre con una scorta di preservativi, evidentemente).
        Quanto è probabile? scriviamo un articolo per spiegare ai giovani che volessero entrare nel servizio segreto, che non è proprio come nei film?

      • Infatti non esiste un problema diffuso di abuso di alcolici fra i giovani… Né il problema della diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili. Né esistono campagne che ivitano a bere responsabilmente, o che promuovono l’uso del preservativo, giusto?
        Sul legame fra abuso di alcol e cinema: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3313641/
        “The link between alcohol use in movies and adolescent binge drinking was robust”.

      • Paolo ha detto:

        ed è colpa dei film e dei fumetti? Divergiamo su questo punto

      • Non “è colpa”, nel senso che è l’unica causa, ma un’influenza ce l’hanno, certo.

      • Paolo ha detto:

        quindi facciamo come nei paesi islamici dove a Homer fanno bere il succo di frutta anzichè la birra?

      • Paolo ha detto:

        “l’influenza” posta in questi termini non mi convince, l’ho già detto

      • Paolo ha detto:

        quindi facciamo fare all’acool nei film la stessa fine delle sigarette e problema risolto? E per combattere la diffusione delle armi da fuoco che facciamo? Facciamo dei film in cui i criminali e i poliziotti brandiscono dei lecca-lecca? (ah no così si promuove la cattiva alimentazione)
        E proprio questo il genere di politically correct applicato al cinema che non sopporto, ed è uno dei lati della cultura USa che apprezzo di meno

      • Questo tuo modo di ragionare si chiama “fallacia di brutta china”, anche detta piano inclinato o pendio scivoloso; è un errore logico in cui una persona afferma che un qualche evento/i debba inevitabilmente seguire a un altro senza argomentare affatto a sostegno dell’inevitabilità dell’evento in questione.
        Qui nessuno ha brandito lo scettro della censura, né ha suggerito di bruciare tutte le copie di Pretty Woman.

      • Paolo ha detto:

        non è brutta china, è logica: se si crede che film e telefilm diano una immagine “glamour” della prostituzione e inducano così ragazze ingenue a finire nelle mani dei magnaccia subendo violenze prima o poi si dovrà richiedere qualche limitazione alla circolazione di questi film che continuano a essere liberamente fruiti anche dalle ragazze ingenue. Siamo d’accordo che il diritto di non subire violenze è più importante del diritto di guardare Pretty Woman, se sono convinto che Pretty Woman fomenti una cultura che porta alla violenza allora sono solo incoerente se non propongo di limitarne la diffusione o anche solo di metterci una scritta di avvertenza come si fa con i pacchetti di sigarette

      • E’ proprio il contrario della logica: è una fallacia. Perché quello che proponiamo qui è la critica di un prodotto, non la sua eliminazione. Paventare la soppressione è funzionale ad impedire le critiche.

      • Paolo ha detto:

        un film anche “commerciale” anche se non è un capolavoro e non ambisce ad esserlo per me ha a che fare con l’arte. Non mi piace chiamarlo “prodotto”
        E qui non è questione di negare influenze, ma il modo in cui voi ponete il problema non mi trova concorde, francamente tra “Sailor Moon fa diventare gay” e “Pretty woman induce alla prostituzione”, sono entrambe cavolate e chi le sostiene ha un deficit intellettivo a prescindere da quante lauree ha. Non cambio minimamente idea su questo.

      • Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire…

      • IDA ha detto:

        Educazione: tirar fuori, ma anche trasmettere, modellare e plasmare. Docenti parte attiva, discenti passiva.
        Educazione formale, scuola. Non formale; famiglia, amici, mass media e vari contesti culturali.
        Intelletto; in teologia è appunto il dono dello Spirito Santo. In Filosofia, meglio lasciar perdere, ci sono due mila anni di disputa sull’intelletto e ragione da Aristotele a Kant. Genericamente s’intende la capacità di elaborare concetti e formulare giudizi, la capacità di astrarre, creare categorie, schemi e modelli…
        Non solo l’alcol, ma anche il fumo, non è un caso che non si può più fare la pubblicità delle sigarette nei film. Nei film degli anni 50 e 60 tutti gli attori fumavano, oggi è raro vederlo.

  3. Caterina ha detto:

    credo che ci sia un equivoco di base. dire che in questo o quel (genere di) film o libro o pubblicità ci sono degli stereotipi non è un atto di accusa, o una richiesta di censura. Nella società ci sono delle forme di pregiudizi e degli stereotipi. Sono in gran parte necessari. Ma per combattere le discriminazioni e la violenza è necessario prendere atto di questi meccanismi automatici.
    Non è che i film NON DEVONO proporre comportamenti sbagliati o che i registi NON DEVONO essere maschilisti. E’ ovvio che l’arte è libera.
    La questione è prendere atto. Se l’arte è un’emanazione della società in cui viviamo il fatto che alcuni vengano descritti prevalentemente in certi modi, ruoli e atteggiamenti questo è uno specchio del reale Almeno di come vengono percepite. Anche se i film sono belli, capolavori o semplicemente divertenti.
    Pretty Woman e Cenerentola non sono IL PROBLEMA. Il problema è che non ci sono tante alternative valide, non c’è pluralità. E questo è un problema per chi viene escluso dalla narrazione, per chi non ha voce, più che per “il cinema” in senso stretto.

    • Paolo ha detto:

      un film non è una pubblicità e metterli nello stesso calderone è un pentolone.
      Chi dice che non c’è pluralità semplicemente non capisce nulla nè di cinema nè di narrativa in generale, chi crede che quanto a personaggi femminili siamo fermi a Cenerentola e a Pretty Woman e che esistano solo loro semplicemente non ha mai visto Buffy, Alien, kill Bill o Il Trono di Spade ma neanche Mad Men o un telefilm poliziesco a scelta, non ha mai visto Grey’s anatomy o Scandal ma non ha visto neanche commedie romantiche come Love & other drugs o film sentimentali come Le pagine della nostra vita, forse non ha mai visto nemmeno Beautiful.

      • Ho vinto una scommessa con me stessa. Lo sapevo che avresti risposto così…
        https://lunanuvola.wordpress.com/2015/05/11/nei-media-ventanni-dopo-pechino/

      • Paolo ha detto:

        finchè continuerete a dire le stesse cose e a postare gli stessi articoli che pretendono di valutare le trame dei film e i personaggi con le percentuali e il bilancino politically correct e non ne comprendono la complessità (come quello di lunanuvola del quale ho già detto cosa penso ma se vuoi posso ribadirlo) io continuerò a ribattere le stesse cose.
        Ripeto: il cinema racconta l’umano e la società compresi i luoghi comuni o presunti tali

      • Nessuno qui si pone il problema del “politically correct”. Se credi questo, temo tu non abbia compreso una riga di quello che abbiamo scritto in tante…

      • Paolo ha detto:

        l’articolo di lunanuvola è pieno di politically correct ma ho già detto cosa penso di questo modo di analizzare il cinema

      • Caterina ha detto:

        un film non è una pubblicità ma entrambi insieme a libri, tg, giornali, radio, etc è media. Media che portano in scena modelli e valori. Quando l’obiettivo è studiare la percezione di un gruppo sociale tutti i media a disposizione del grande pubblico vengono considerati. Per un cinefilo una pubblicità non è come un film. Per un sociologo sì con lievi differenze. Andrai a bruciare la facoltà di sociologia per questo? scherzo, e mi auguro di no, è solo un metodo di analisi FRA I TANTI. Perchè sì, servono i dati quantitativi come quelli qualitativi.
        Riguardo al fatto poi che ESISTONO anche film e serie tv che propongono modelli alternativi mi chiedo chi abbia detto il contrario. Semplicemente questo non impedisce di prendere in considerazione esempi negativi singoli per smontarli o solo per evidenziare connessioni con i problemi reali.
        Continui a pensare che ci sia in atto un attacco al cinema. O forse a pensare che chi è femminista è un’oca illetterata di cinema. Per quanto mi riguarda ho detto quello che volevo dire. Che poi per essere più attuali basta citare Fury Road

      • Paolo ha detto:

        Caterina, non brucio nulla ma la sociologia applicata all’arte e al cinema continua a non convincermi almeno nella maggioranza dei casi come non mi convincono molte analisi socio-politiche (femministe e non solo) riferite ai film e ai fumetti, ripeto almeno la maggioranza di esse (e il fatto che per un sociologo film e pubblicità siano quasi uguale mi conferma che su queste cose non capiscono un tubo).
        Su Fury Road anch’io penso che sia un film anti-maschilista e da lodare purtroppo non tutti lo credono.
        Dico solo che l’interpretazione socio-politica che bolla come “fascisti” i film dell’Ispettore Callaghan o come “maschilista” Gone Girl o Sin City non è l’unica possibile nè la più giusta.
        e non ho definito nessuno “oche illetterate” ma spero mi sia concesso criticare certe analisi socio-politiche sulla cultura pop che ripeto non sono solo femministe: Spike Lee che non è certo ignorante sul cinema non sopporta e giudica pericoloso l’uso della parola “negro” che Tarantino fa nei suoi film, senza dare dell’ignorante a Lee credo che su questo si sbagli di grosso e abbia ragione Samuel L. Jackson.
        Tempo fa ho letto su internet un articolo che addirittura accusava di razzismo Stephen King in quanto in molti suoi romanzi (Shining, Il Miglio Verde) era ricorso al topos del “magical negro”, ora io dico che chiunque accusa di razzismo Stephen King non ha capito nulla di quei romanzi anche se li ha letti, qualcuno si offende o si sente accusato di essere un oca o altro pennuto illetterato se lo dico? Che si offenda, io la penso così

      • antome ha detto:

        La propaganda può essere pubblicita in grande. Non vale per tutti i filme non voglio entrare in merito su quanti di quelli nominati qui lo siano. Ma come venivano dipindi i nativi del “nuovo continente” (ora è difficile, a proposito, non trovare un nome filo-occidentale, senza una ricerca su google, per gli “indiani d’america”) nei film di John Ford era indubbiamente propagandistico.

      • Paolo ha detto:

        veramente anche John Ford ha girato un western pro-indiani (Il grande sentiero del 1964) e ha anche girato un western anti-razzista (I dannati e gli eroi nel 1960)
        Parafrasando il Bardo “Ci sono più cose nel cinema americano che in tutta la vostra sociologia”

      • Paolo ha detto:

        “Su Fury Road anch’io penso che sia un film anti-maschilista e da lodare purtroppo non tutti lo credono”

        un film da lodare non solo perchè chiaramente anti-maschilista (checchè se ne dica) ma proprio come film in sè,

      • antome ha detto:

        Che certe analisi non siano condivisibili e certe ideologizzazioni nella lettura dei film siano eccessive o non condivisibili, non invalida la nozione stessa di lettura del contesto sociale di un film.
        E poi i filologi ed archologi, seppur in modo diverso, non pensi che dalle opere d’arte capiscano tante cose del periodo in questione, anche a livello politico?
        Entrambi gli estremi, anche dire che il problema non si pone tout court sono astrazioni.

      • Paolo ha detto:

        io ho detto che la maggioranza delle analisi “socio-politiche” che leggo nel web non mi convincono, non ho detto che non si possono fare, ognuno scrive quello che vuole. Criticare non è censura anche quando la critica viene fatta a un’altra critica. Non voglio impedire a nessuno di dire che il tal film è sessista ma se io penso che non lo sia voglio dirlo, voglio dirlo conforza e voglio dire che l’interpretazione che spinge a dire che il film tale è sessista non è l’unica nè la più giusta
        Ci sono pure analisi che mi convincono: soft revolution ha pubblicato articoli positivi su Mad Max, su serie tv come Mad Men e Agente Carter, e sui film di rape & revenge (accusati ingiustamente di maschilismo), .ecco quelli li condivido nella sostanza.
        E ritengo anche che esistano film maschilisti solo che almeno nella mia esperienza sono nella maggioranza dei casi film italiani: Donne con le gonne di Francesco Nuti e quasi tutti i cinepanettoni ma non è colpa mia se la maggior parte delle volte vengono messi sotto accusa i film sbagliati,almeno secondo me

      • Paolo ha detto:

        sono dell’idea che i dati quantitativi sui film dicano poco e servono a poco.

      • Paolo ha detto:

        “Riguardo al fatto poi che ESISTONO anche film e serie tv che propongono modelli alternativi mi chiedo chi abbia detto il contrario.”

        lo dice chi sostiene che c’è solo Pretty Woman e Cenerentola e similari
        lo dice chi presenta percentuali o 2dati quantitativi” che in realtà non provano nulla

        comunque anche sulla storia del “proporre modelli” avrei da dire: film e serie tv raccontano storie, raccontano la società e l’umano non propongono modelli di comportamento o quantomeno non è il loro obiettivo primario (a meno che non siano indirizzate ai bambini) per fortuna.

      • Paolo ha detto:

        “non voglio entrare in merito su quanti di quelli nominati qui lo siano”

        rispondo io: nessuno

  4. Paolo ha detto:

    mi piace polemizzare specie su questi temi

  5. Un'altra Laura ha detto:

    Paolo,
    quindi secondo te il fatto che in tutti i film d’azione popolari made in USA degli anni ’80 i cattivi siano i russi è solo un caso. Una rappresentazione legittima della realtà perché sicuramente qualche russo stronzo nel mondo c’è.

    • Paolo ha detto:

      no era la guerra fredda e comunque “tutti” direi di no,alcuni sì, molti forse ma non “tutti”. Il vostro errore si riassume in quel “tutti”

      • Un'altra Laura ha detto:

        Vabbeh, percentuale sufficiente di film atti in grado di creare un determinato immaginario comune su che cos’era la Russia.
        Tu sembri proprio negare la capacità dei film di trasmettere messaggi “sono una rappresentazione legittima della realtà”.
        Si ma QUALE realtà, COME viene rappresentata, A CHI? Secondo te registi e sceneggiatori non si pongono minimamente queste domande?
        Ripeto, non è che io sia qui a dire che Sailor Moon faccia diventare gay. Ma da qui a dire che i media non hanno alcun tipo di influenza sull’opinione comune ce ne vuole, eh.

  6. Paolo ha detto:

    Negli anni ’50 c’erano psicologi e autorevoli opinionisti e intellettuali che attribuivano la responsabilità della delinquenza giovanile ai film e ai fumetti violenti

    nel 1956 ecco cosa scriveva Dino Buzzati sul Corriere della Sera: “‘Non è strano che troppe volte la cronaca nera veda ripetere, con singolare analogia di circostanze, ciò che si vede sugli schermi?’
    ‘Gli adolescenti ribelli e teppisti di cui troppo spesso deve occuparsi il Tribunale dei Minorenni non assomigliano eccessivamente agli eroi di La Valle dell’Eden e Gioventù Bruciata, film ammirevoli dal punto di vista tecnico, ma da quello morale profondamente turpi?’

    Tanti anni sono passati ma si ripetono le stesse stupidaggini

    • IDA ha detto:

      Paolo.. mi sai dire chi di noi ha fatto un’affermazione simile a quella di Dino Buzzati?
      Chi di noi ha giudicato il film dal punto di vista morale?
      Stiamo dicendo che l’immagine della prostituzione di Pretty woman, è sbagliata. Te non stai dicendo che è giusta, ma che non si può criticare e che la gente è Imperniabile ai modelli proposti dal cinema. Come se il cinema non appartenesse ai vari contesti culturali in cui ci si forma. Vuoi difendere il cinema ma stai dicendo che il cinema non conta nulla, che non ha nessuna influenza nel pensiero nel comportamenti nel costume della persone.

      • Paolo ha detto:

        no io non dico quello che mi attribuisci, io dico che le persone non finiscono nelle mani dei magnaccia perchè “fuorviate” dal cinema esattamente come non delinquono perchè “fuorviate” dal cinema. E sì anche se abilmente non pronunciate mai la parola “morale” anche voi giudicate il cinema dal punto di vista morale, almeno Buzzati aveva l’onestà di ammetterlo.
        il cinema conta perchè racconta l’umano, la società e quando è grande cinema aiuta a capirlo.
        Voi non attaccate Pretty Woman perchè da’ una immagine falsa della prostituzione altrimenti vi scagliereste contro James Bond perchè da’ una immagine molto “fantasiosa” di cosa fa un agente segreto e dei nemici che affronta (e sareste ridicoli perchè chiunque capisce che James Bond è sostanzialmente una fiaba per adulti o un divertissment più o meno di qualità non meno di Pretty Woman), attaccate Pretty Woman perchè offende le vostre legittime convinzioni morali e politiche, non potete ammetterlo allora cercate di dire che questi film sono cattivi perchè inducono le donne a prostituirsi così come secondo alcuni i fumetti noir e thriller rendevano attraenti il furto,la violenza e l’omicidio inducendo i giovani alla delinquenza.
        Siete moralisti e più lo negate più risulta evidente

      • Guarda che “morale” non è una brutta parola, ed anzi, io la rivendico. La morale comprende tutti quei criteri che consentono (o dovrebbero idealmente consentire) all’individuo di gestire adeguatamente la sua libertà nel rispetto degli altri; “morale”, nel senso di “etica”, è un concetto ben distinto dal moralismo, che è una versione corrotta della moralità. Con moralismo si intende, in senso dispregiativo, l’atteggiamento di chi si serve ipocritamente di valori morali per censurare il comportamento altrui: il moralista predica bene e razzola male, per dirla alla Costanza Miriano.
        Noi non siamo moralisti, mentre tu invece sei ingiusto, ad accusare chi ha commentato qui di cose che non ha mai scritto.
        Noi non siamo offesi dal film, ma io adesso sono offesa dalle tue ingiuste accuse.
        Ti abbiamo citato studi e spiegato chiaramente che c’è la volonta di censurare, ma solo il desiderio di esprimere liberamente la nostra analisi. Evidentemente quello contro la libertà di espressione sei tu.
        Rifletti su cosa significa “critica”, prima di sparare aggettivi a vanvera: http://lorenxo.tumblr.com/post/86293273512/critica-come-igiene

      • Paolo ha detto:

        bene io sostengo che l’interpretazione che vede come “poco etici” certi film (ammesso che il cinema debba per forza essere “etico”) certi film non è l’unica possibile nè la più giusta.

      • Ma chi ha parlato di “etica”? Si è parlato del fatto che l’arte, così come qualsiasi altra forma di comunicazione, ha un’influenza sull’immaginario delle persone, e questa influenza è maggiore tanto più è giovane il fruitore.
        Si è detto che l’unico modo per limitare questa influenza è fornire gli strumenti per approcciarsi ai messaggi che riceviamo in modo non passivo, stimolando un approccio critico. Questo è stato detto.

      • Paolo ha detto:

        spesso però si da per scontato che persino un adulto non abbia questa capacità critica ma fruisca passivamente tutto

      • Perché, invece tu hai prove che dimostrano che TUTTI gli adulti le posseggono?

      • IDA ha detto:

        Perché una ragazza di 18 anni, non deve credere a quello che le dice il cinema? Se l’unica immagine è quella della prostituta felice, hai la possibilità di incontrare un miliardario, di fare la mantenuta per tutta la vita, hai la tua libertà sessuale, il telefonino, la macchina di grossa cilindrata, la piscina.. ecc.. se ti raccontano che non esistono elementi negativi, perché non ci devi credere. Si un qualche telefim può aver visto la prostituta violentata, picchiata e sfruttata, ma poi è arrivata la polizia e risolve tutto, giustizia trionfa.
        Non penserai mica che una a diciotto anni si metta a leggere il rapporto delle Nazioni Unite? Una persona che cresce in una società che considera la prostituzione una cosa normale, che le immagini che riceve sono tutte positive, si qualche rischio, ma è una minima cosa, in fondo in tutte le attività c’è qualche rischio; perché questa persona non deve credere a “Pretty woman”?

      • Paolo ha detto:

        “la prostituta felice” non è l’unica immagine e i telefilm di oggi sono meno semplicistici di quello che credi.
        Certamente che il cinema racconta la società in base alla sensibilità dell’autore, chi lo nega?
        Ma poi mi rifiuto di discutere con chi crede che l’America di oggi sia come quella degli anni ’50

        (e comunque rispetto ai tempi di Connery anche il ruolo delle donne nei film di Bond è cambiato assieme ai tempi)

      • IDA ha detto:

        Ma io ti avevo chiesto titoli importanti che trattavano la prostituzione in modo diverso. Li ho trovati io e sono tutti molto vecchi.
        Whore – 1991 di Ken Russell. Il regista lo realizzò come risposta al film “Pretty Woman”. Tratto da una storia vera, film che io non ho visto, e come me penso in molti.
        Invece ho visto “Violette Nozière”- di Claude Chabrol, con Isabelle Huppert -1978- sempre tratto da una storia vera, Violette Nozière, è stata l’ultima donna condannata alla ghigliottina, accusata di aver ucciso il padre che abusava di lei fin dall’infanzia. Se non sbaglio e non mi confondo con un altro film, lei praticava anche aborti clandestini, alle colleghe che rimanevano incinte.
        Poi due classici Italiani:
        Mamma Roma- Pasolini 1962 – con Anna magnani.
        Le notti di Cabiria- di Fellini 1957

      • Paolo ha detto:

        mamma roma e le notti di cabiria sono titoli importantissimi

    • IDA ha detto:

      Cos’è “un’opinione comune”? Assenza di un’opinione personale, perché non abbiamo dati, non abbiamo elementi o non ci interessa per pigrizia o altro e ci aggrappiamo ad un’opinione già esistente, perché è quella dominante, perché è quella più diffusa, perché è l’unica che conosciamo e per tanti altri motivi.
      Ricordo che opinione, è una convinzione personale dei fatti e non è detto che corrisponda alla realtà.
      La realtà sulla prostituzione è quella dei rapporti delle Nazioni Unite o quella raccontata da “Pretty woman”?
      Oltre a “Pretty woman”, ti ho fatto il nome di altri due film, i primi che mi sono venuti a mente: “Irma la dolce” e “Bella di Giorno” che danno una certa immagine della prostituzione, ma se ne possono trovare tanti altri. Mi sai fare il titolo di altri tre film che hanno avuto lo stesso impatto sociale di “Pretty woman”, “Irma la dolce” e “Bella di Giorno”? Che esistano non lo metto in dubbio, ma se non sono visti da nessuno è come se non esistessero. L’unico che riesco a pensare è Eduardo de Filippo in “Filumena Marturano” che è un’ex prostituta, ma c’entra poco con la prostituzione, poi non mi viene a mente nessun altro.

      Chi è moralista chi aggiunge senso critico ad un’opinione comune per crearne una in alternativa e il pluralismo di opinioni o chi impedisce o minimizza, facendo di fatto rimanere quella come unica e dominante?
      Hai mai sentito parlare del Maccartismo? Lo sai che in America dopo il 2001, ci sono delle leggi, che impediscono al cinema di trattare certi temi, considerati sensibili, e se trattati, lo sono in un unico modo, altrimenti ci sono grosse sanzioni ai produttori e registri che rischiano anche penalmente, perché è considerata attività antiamericana. Lo stesso in Italia, i temi sensibili riguardano la chiesa cattolica.. ma questo non lo vede e non lo vuol vedere nessuno.

    • IDA ha detto:

      Riccio ti ha già detto e linkato il significato di critica e cosa serve la morale. La morale serve a distinguere il bene e il male. Non a censurare. Il cinema, come dici te racconta la società e il periodo storico. Ma questo racconto della società è dell’autore. È la lettura di un sociale dell’autore e i luoghi comuni e le opinioni comuni degli autori, e della società in cui vive. Andiamo sul classico, rimanendo in tema: “Ombre Rosse” di John Ford, è ispirato ad un racconto di Maupassant, “Palla di sego”. Billy Wilder, avrebbe scritto un’altra storia, perché erano diverse le loro idee, diversa la loro storia personale, il loro concetto di società. Raccontare una storia, non è mai neutrale, indifferente e imparziale, anche se una fiaba. La fantascienza, è fantasia ma spesso è l’unica che riesce a descrivere i reali rapporti di potere all’interno di una società. Pensiamo ad Orwell, la distopia di “1984” e la fiaba della “Fattoria degli animali.”
      Non capisco perché dovrei parlare di James Bond , non sto parlando dei servizi segreti, potrei parlare del ruolo che occupa la donna nei film di James Bond , che riflette il periodo in cui sono stati scritti e l’autore. Penso che sia lecito parlare di sessismo nei romanzi e del cinema. Ma qui si parla di prostituzione e James Bond non c’entra nulla.

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