Certo, non tutti gli uomini odiano le donne…

Ma tutti gli uomini godono dei privilegi generati da un sessismo diffuso.

(traduzione di Of course all men don’t hate women. But all men must know they benefit from sexism, di Laurie Penny)

Laurie-PennyLe cose vanno male. Negli ultimi mesi è stato quasi impossibile aprire un giornale o accendere la televisione senza imbattersi nella storia di un’altra ragazza minorenne violentata, un’altro esponente politico donna molestato, un’altra trans uccisa. Ma, appena le donne, le ragazze e un numero crescente di uomini iniziano ad esprimersi contro il sessismo e l’ingiustizia, accade qualcosa di curioso: alcune persone lamentano il fatto che parlare di pregiudizi è di per sé una forma di pregiudizio.

Oggi si chiede alle donne che vogliono parlare di misoginia di modificare il linguaggio in modo da non ferire i sentimenti degli uomini. Non bisogna dire: “Gli uomini opprimono le donne ” – Perché è sessismo, un sessismo analogo a quello che colpisce le donne, forse peggiore. Invece bisogna dire: ” Alcuni uomini opprimono le donne.” Qualunque cosa tu faccia, non generalizzare. Questa è una cosa fanno gli uomini . Non tutti gli uomini – solo alcuni uomini.

Questo tipo di battibeccho semantico è un modo molto efficace per mettere a tacere le donne.

La maggior parte di noi è cresciuta imparando che essere una brava ragazza significa mettere i sentimenti delle altre persone prima dei nostri. Non dobbiamo dire quello che pensiamo se c’è anche solo una possibilità che possa sconvolgere qualcun altro o – peggio ancora – farlo arrabbiare. Per questo soffochiamo il nostro discorso con una profusione di scuse, avvertimenti, toni pacati. Ci preoccupiamo innanzi tutto di  rassicurare i nostri amici e persone care che “loro non sono come quegli uomini che odiano le donne”.

Ovviamente non tutti gli uomini odiano le donne. Ma questa società odia le donne e quindi gli uomini, cresciuti in una cultura sessista, hanno la tendenza a fare e dire cose sessiste, spesso senza volerlo. Noi non giudichiamo gli uomini per quello che sono, ma questo non significa che non chiediamo che il loro comportamento cambi. Ciò che pensano davvero delle donne è molto meno importante di come le trattano ogni giorno.

Anche l’uomo più delicato e dolce del mondo ottiene benefici dal sessismo. È così che funziona l’oppressione. Migliaia di persone “per bene” continuano a vivere in un sistema ingiusto, semplicemente perché è più facile. Quando qualcuno chiede un cambiamento di questo sistema ingiusto sarebbe opportuno ascoltare, invece di voltare le spalle o urlare, come farebbe un bambino, “non è colpa mia!”.

No, non è colpa tua. Sono sicura che tu sei una bella persona. Ciò non significa che non hai la responsabilità di fare qualcosa a riguardo.

Senza invocare stupidi stereotipi di genere sul multitasking, dovremmo essere tutti d’accordo sull fatto che è relativamente facile per il cervello umano elaborare più di un idea contemporaneamente. E ‘ un grande, complesso organo, il cervello, ha circa le dimensioni e il peso di un orribile, marcio cavolfiore e ha spazio sufficiente a contenere la trama di diverse serie TV e il numero di telefono della ex-amante, che torna sempre utile dopo sei bicchierini di vodka. Se non fosse in grado di gestire idee complesse, allo stesso modo in cui ci permette di disporre di una gran quantità di informazioni personali, saremmo ancora sugli alberi invece che belli comodi in grandi città.

Pertanto non dovrebbe essere troppo difficile, per un maschio di media intelligenza,  comprendere che mentre tu, individuo, nella vita di tutti i giorni, mangiando patatine e giocando a  BioShock 2, certo non odi o fai del male alle donne, gli uomini come gruppo – come una struttura – certamente lo fanno. Non credo che la maggior parte degli uomini sia così stupida da non capire questa distinzione e, visto che non lo sono, dobbiamo intensificare i nostri sforzi affinché l’intero sistema ne prenda atto.

E’ ancora difficile parlare con gli uomini di sessismo senza incontrare un muro  difensivo che spesso sfuma in aperta ostilità, persino in violenza. La rabbia è una risposta emotiva assolutamente comprensibile in chi viene accusato di essere implicato in un sistema che opprime le donne – ma la soluzione non è quella di indirizzare la rabbia verso le donne. La soluzione non è cercare di evitare il dibattito con l’accusa di “sessismo inverso” per smettere di sentirsi a disagio, come se questo in qualche modo bilanciasse il problema.

E’ il sessismo che dovrebbe mettere a disagio. E ‘ doloroso e destabilizzante ricevere attacchi misogini, ma dovrebbere essere altrettanto doloroso osservarli da di fuori con la consapevolezza che anche tu sei coinvolto, anche se non sei un misogino. Quando un gruppo del quale si è membri agisce contro altri esseri umani, si dovrebbe reagire nello stesso modo in cui si reagisce quando un medico martella il ginocchio per testare i nervi. Se nulla si muove, c’è qualcosa di terribilmente sbagliato.

Dire che “tutti gli uomini sono tutti immersi in una cultura sessita” – tutti gli uomini, non solo alcuni uomini – può suonare come un’accusa. In realtà si tratta di una sfida. Tu, singolo uomo, con i tuoi personali sogni e desideri, non ha chiesto di nascere in un mondo in cui essere un ragazzo ti regala vantaggi sociali e sessuali sulle ragazze. Nessuno vuole vivere in un mondo in cui le bambine vengono violentate per poi essere accusate in Tribunale di aver “provocato l’aggressione”, dove il lavoro delle donne è mal pagato o non pagato, nel quale le donne sono chiamate troie e puttane soltanto perché chiedono il diritto ad avere una vita sessuale appagante. Nessuno di voi ha scelto tutto questo. Quello che potete scegliere, in questo momento, è quello che succederà da adesso in poi.

Si può scegliere, come uomo, di contribuire a creare un mondo più giusto per le donne – più giusto per gli uomini, anche. Si può scegliere di sfidare la violenza, la misoginia ovunque la si incontra. Si può scegliere di rischiare, di spendere energie a supporto delle donne, stando dalla parte delle donne, trattando le donne nella vostra vita come pari. Si può scegliere di alzarsi in piedi e dire di no: ogni giorno, sempre più uomini e ragazzi stanno facendo questa scelta.

Sarai uno di loro?

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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169 risposte a Certo, non tutti gli uomini odiano le donne…

  1. artilibere ha detto:

    Brava, è verissimo quello che scrivi: “Anche l’uomo più delicato e dolce del mondo ottiene benefici dal sessismo.” però ognuno di noi è libero di rinunciare ATTIVAMENTE a tali benefici e spendersi (a seconda dei punti di vista) perché vengano annullati o estesi.
    Mi piacerebbe parlarne di persona, ti scrivo in mail.

    • Lo scrive la Penny, ad essere onesti, ma io condivido assolutamente il suo punto di vista.

    • Warlordmaniac ha detto:

      Potrebbe dirmi almeno tre esempi di benefici sessisti di cui tutti gli uomini usufruiscono?

      • Paolo1984 ha detto:

        però quando parla di cinema, tv e fumetti, per fare un esempio, sta lista è molto discutibile ma mi sono già espresso su questo.

      • ladymismagius ha detto:

        Ci provo. Innanzitutto, nella nostra società il “modello standard” di individuo è maschio, bianco ed eterosessuale, ogni altra possibilità costituisce una sottocategoria che viene trattata come tale (per esempio, è perfettamente normale che nella lista dei “dieci scrittori dell’anno” non ci sia nessuna donna, e di solito le autrici donne sono relegate a categorie come “scrittura al femminile” e “scrittura in rosa”, ad indicare che è qualcosa di ‘diverso’ dalla scrittura standard – maschile).
        Questo è il privilegio: non avere ogni singola parola, ogni singola azione filtrata attraverso il prisma del genere, o della razza, o dell’identità sessuale, e molto spesso svalutata nella sua autorevolezza per questo.

        Poi c’è la libertà sessuale. La moralità degli uomini non è costantemente giudicata con il metro della loro vita sessuale (per le donne, invece, il valore e la dignità sembrano essere inversamente proporzionali al numero di partner avuti). Insulti come “puttana” e via dicendo non hanno un corrispettivo maschile: “porco” è l’uomo le cui avance sessuali sono fastidiose, irrispettose e disgustose, non l’uomo che ha molte donne.

        Infine, le donne hanno meno libertà di scelta, per esempio nel ‘conflitto’ fra famiglia e carriera, per fattori oggettivi (mancanza di asili nido, di congedi parentali per i papà, di politiche aziendali flessibili per entrambi i genitori) e per fattori culturali (le eccessive aspettative sulla maternità, vista come un sublime annullamento della donna nel ruolo di madre, e il conseguente timore di non essere all’altezza).

      • Warlordmaniac ha detto:

        X Ladymismagius: ha descritto a modo suo tre esempi di privilegi femminili. Nel primo, lei vuole intendere che la femminilità è vista come una dote aliena, mentre è considerata semplicemente come qualcosa in più; i vantaggi per le donne sono evidenti, ad esempio nello sport le donne possono gareggiare tra di loro e vincere quanto gli uomini, raggiungendo anche la loro stessa fama, nonostante un livello sportivo più basso. Nel secondo punto descrivi una differenza tra la sessualità e le aspettative sociali dei due generi, mettendo in evidenza solo i lati negativi della sessualità femminile, come se per l’uomo non ci fosse una gerarchizzazione spietata e come se ci fosse una parità a livello di valore di mercato. Il terzo punto è insito in un contesto profondamente sessista antimaschile, dove l’uomo viene giudicato per quanto guadagna e che non ha la possibilità di scelta tra carriera e casalingato; in un contesto del genere è normale, quindi, che il lavoro dell’uomo venga preso in maggiore considerazione dalla società femminista-maschilista, ciononostante le ultime agevolazioni per il lavoro femminile (oltre alla disparità ormonale) che sta spingendo sempre di più la disoccupazione maschile a crescere più velocemente di quella femminile e di raggiungerla fra pochi anni. Non è un caso che nel piano più basso della nostra società, i senzatetto sono quasi tutti uomini e che questi vengano agglomerati nella stessa categoria dei disoccupati benestanti come le casalinghe.

      • Casalinghe benstanti? Come queste? http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=511
        Scusa, stai dicendo che non dovrebbe esistere lo sport professionistico per le donne? Che il fatto che le donne si dedichino allo sport è discriminante nei confronti degli sportivi maschi?
        E, senti, dovremmo anche smettere di guidare l’auto? Sono curiosa…

      • Warlordmaniac ha detto:

        X Ricciocorno Schiattoso. La categoria femminile nello sport è una concessione maschile e dovuta allo show business, di cui le donne ne traggono vantaggio. Ti faccio capire con esempio: ci sono degli sport senza distinzione di genere, in questi sport gli uomini sono nettamente in supremazia; è il caso dell’automobilismo ad esempio. Mi chiedi se sono favorevole? A me piace lo sport femminile e quindi non vorrei che venisse abolito l’apartheid della maggior parte degli sport. Ma se Serena Williams, Lindsey Vonn, Federica Pellegrini, Shelly-Ann Fraser stravaccano nell’oro, è perché esiste la categoria femminile.

      • Come sono buoni gli uomini, a fare delle “concessioni”. Fanno delle concessioni perché detengono il potere, potere che spetta loro in quanto “esseri superiori” Concessioni che le donne non meritano, perché sono inferiori. Ecco questo è maschilismo, Warlordmaniac. Grazie per averci fornito questo spaccato di triste realtà.

      • Warlordmaniac ha detto:

        X Ricciocorno Schiattoso: No, non detengono il potere. Perché ti irrigidisci in queste posizione che non hanno né capo né coda? Gli uomini hanno una supremazia fisica, ma nonostante ciò, tu puoi metterti a correre tre volte a settimana per un anno e da quel momento, potresti ogni domenica partecipare ad una corsa e vincere dei premi, che non avresti vinto se non ci fossero le categorie sessuali. Io vorrei che voi femministe facciate le vostre crociate dicendo chiaramente che siete contro un certo tipo di donne. Dovete scontrarvi con tutte coloro che guadagnano dal fatto di essere riconosciute come donne e quindi inferiori. E’ facile per una sedentaria teorizzare astrusità di principio, però Federica Pellegrini è una femminista, mi piacerebbe sapere come la pensa sulla divisione di genere nello sport. Glielo avete chiesto?

      • Come ho già risposto altrove, il genere c’entra poco con la struttura fisica degli individui. Ribadisco: sarebbe giusto chiedere ad un peso piuma di boxare contro un peso massimo? No, non lo sarebbe. Per questo il peso piuma non ha il diritto di fare sport? Prendiamo le paralimpiadi: dovrebbero essere abolite? I ragazzi che giocano a basket in sedia a rotelle non hanno il diritto di giocare a basket perché non sono all’altezza dei campioni dell’NBA?
        Nessuno ci guadagna ad essere riconosciuto come “inferiore” e le categorie sportive non implicano il concetto di “inferiorità” così come lo intendi tu. E’ una tua personale interpretazione distorta della cosa, una interpretazione piuttosto primitiva, a dirla tutta.
        Quelle che scrivi sono sciocchezze e nulla più.

      • Warlordmaniac ha detto:

        OK, dimmi una cosa allora. Che cosa proponi? Vuoi eliminare le categorie femminili?

      • Yellow ha detto:

        1. Un uomo con figli non viene considerato un cattivo padre se continua a lavorare anche dopo la loro nascita e se per motivi di lavoro non può occuparsi costantemente di loro ma deve, una o più volte, delegare a terzi, la madre dei bambini, i nonni, la babysitter ecc…
        2. Gli uomini vivono in una società che stimola e appaga costantemente i loro desideri sessuali. Pubblicità che presentano il corpo della donna come un oggetto erotica a disposizione maschile, personaggi della televisione e dello spettacolo vestiti e truccati per essere sexy e piacenti anche quando la situazione non lo richiede. La maggiorparte della pornografia e pensata da uomini e prodotta per uomini. Il sesso viene considerato un diritto dell’uomo (ho sentito chiaramente un trentenne dirmi che il sesso per gli uomini è un diritto), va quindi da sé che rifiutare di fare sesso con un uomo è ledere un suo diritto e dunque l’uomo reagisce… e la società è dalla sua parte. L’importanza del sesso per una donna e la sua sessualità non in funzione dell’appagamento del desiderio maschile in questa società sono oscurati. Più in sintesi, un uomo che fa tanto sesso è uno “sperto” una donna che fa tanto sesso una troia
        3. Un uomo ucciso o violentato non deve rendere conto a nessuno di cosa faceva, di dove era, con chi e perché quando è stato aggredito. Una donna sì
        Tre. Come avevi chiesto

      • Yellow ha detto:

        Riguardo a quanto hai detto sullo sport quoto la risposta di Ricciocorno. Non si tratta di privilegi, si tratta di riconoscere che uomini e donne sono diversi dal punto divista della struttura fisica, e sì, gli uomini sono (in generale) più forti e più veloci delle donne. Allo stesso modo, le donne sono generalmente più elastiche e flessibili degli uomini il che permette loro di ottenere risultati da un punto di vista assolutisto migliore di quello degli uomini in campi come la ginnastica artistica, la ginnastica ritmica e il nuoto sincronizzato. Bisogna dunque abolire la ginnastica artistica, ritmica ed il nuoto sincronizzato maschili, perché i campioni in queste discipline hanno risultati inferiori rispetto a quelli delle donne? Quando andavo al liceo, tra i test di educazione fisica c’era quello di elasticità, per ottenere la sufficenza le ragazze dovevano dimostrare un livello di elasticità maggiore di quello degli uomini, dovevo sentirmi discriminata? (ed io sono meno elastica di moltissimi uomini, per altro!). Se io mi alleno tanto da entrare nella squadra olimpica di atletica femminile, sarò probabilmente meno veloce di un atleta uomo, ma ho sputato sangue e determinazione quanto lui per arrivare fino lì. Le altlete donne si allenano quanto gli uomini, tutti i giorni, per moltissime ore, a livelli di pressione estenuanti, con metodi spesso paramilitari, non vanno certo a fare una corsetta tre volte a settimana. Ritenere che quello che per gli uomini è agonismo sia per le donne un hobby è anch’essa una forma di sessismo.

  2. Warlordmaniac ha detto:

    Scusami. Non capisco se viviamo nello stesso mondo. La nostra civilità è caratterizzata dalla devozione verso la donna e il corpo femminile, non paragonabile alla sua controparte. Ne consegue una situazione in cui si evidenzia nettamente una distizione tra un sesso di serie A e uno di serie B, visibile in tutte le dinamiche seduttive e persino lavorative. L’offesa non un problema, così come la colpevolezza. Il fatto principale è una visione di un mondo, quello che lei descrive, che non può essere riconosciuto come reale.

    • La devozione verso il corpo femminile!?! Lo stupro è devozione? Le molestie sono una forma di devozione? La violenza domestica rientra nell’ambito della devozione? Le posto una “lista minima di privilegi”. Buona lettura. http://lunanuvola.wordpress.com/2013/08/03/la-lista-minima-dei-vostri-privilegi/

      • Warlordmaniac ha detto:

        La violenza domestica rientra nel campo delle prove per cui anche gli uomini fanno errori. Ma sono errori individuali e non c’entrano nulla con l’argomento dell’articolo. Quella lista di privilegi non è seria, chiunque potrebbe confutarla punto per punto.

      • alessiox1 ha detto:

        Si riferiva al fatto che un nudo femminile è arte, che le riviste dove ci sono donne nude vendono tantissimo , mentre il contrario non avviene.

      • Forse perché le donne non sono educate a considerare il corpo maschile come un qualcosa creato a loro uso e consumo? E comunque anche il nudo maschile è arte: http://popact.wordpress.com/2013/09/26/il-nudo-maschile-di-masculinmasculin-e-arte/

      • alessiox1 ha detto:

        Scusami non mi sembra che guardare donne nude su internet o sulle riviste , significa considerare le donne come oggetti sessuali, si tratta semplicemente che un uomo è attratto fisicamente dalla visione di un corpo nudo o semi-nudo di una donna.

      • Un corpo. Ma un “corpo” esiste separato dalla persona che lo abita? Siamo abituati a pensarci divisi tra spirito e materia, corpo e anima… Ma una persona è corpo e anima insieme, quindi essere attratti da “un corpo” significa negare buona parte di quella persona…

      • Paolo1984 ha detto:

        “In questo senso, anche quando sto semplicemente ammirando un bel corpo. che io lo voglia o meno, sono avviato sulla strada che porta all’idea di Bellezza. Penso qualcosa di simile ossia che nell’amore si faccia esperienza del passaggio dalla pura singolarità del caso a un elemento che possiede valore universale”

        Alain Badiou, Elogio dell’amore

        Dubito però che Badiou pensasse al porno su internet

      • vnd ha detto:

        Solo una minoranza può riuscire ad eccitarsi durante uno stupro. La maggior parte degli uomini ha sufficiente amor proprio da trovare ripugnante anche solo l’idea di accostarsi ad una donna che non provi interesse per loro. Tutti, uomini e donne, siamo ingannabili. Questo interesse deve essere almeno simulato. La nostra civiltà era devota verso la donna.Soprattutto se madre. La mise su un piedistallo, la esonerò dal lavoro retribuito e dal combattimento. Le zitelle invece sono spesso state costrette a badare a se stesse. La libertà è sacra. Le done hanno voluto scendere da questo piedistallo. Scelta che non posso che rispettare. ciò che mi infastidisce è l’assurdo tentativo di confondere le acque per nascondere i propri limiti.

      • “la esonerò dal lavoro retribuito”: non retribuire il lavoro delle donne non è un privilegio, caro vnd, è schiavitù. Le donne hanno sempre lavorato, ma – appunto – prima non potevano disporre di risorse economiche da gestire in autonomia, e dovevano aspettare con grata sottomissione le elargizioni del maschio capofamiglia. Non c’è mai stato nessun piedistallo, solo ipocrite catene.

      • alessiox1 ha detto:

        Certo che c’è un corpo e un cervello, ma in una rivista tu puoi leggere al massimo l’intervista di quella persona come le piace cosa non le piace quali sono le sue passioni e stop, poi ci sono le foto, e chiaro che è diverso se si parla di approcciarla di persona.

      • Antome ha detto:

        Rispondo tardi, per aggiungere una riflessione a chi leggesse oggi.
        Ma guarda un po’ questa devozione per il corpo femminile o la donne che qualcuno vuole rinfacciare. Guarda caso andava di pari passo con un disprezzo totale delle capacità intellettive, cognitive e autonome della donna, quindi no grazie.
        Il non andare in guerra era l’unico beneficio.
        Se l’uomo era spendibile per morire, accusiamo lo stesso maschlismo, che ripeto, nuoce gravemente anche agli uomini, nella sua ottusità e le gerarchie dominanti (i nobili e i re, raramente andavano in guerra da un certo punto in poi, o facevano la parte del re degli scacche :D).

    • IDA ha detto:

      La nostra civiltà è basata sul rapporto soggetto/oggetto.. la devozione si ha verso un oggetto..

    • Paolo1984 ha detto:

      oltretutto alessio, una donna può apprezzare esteticamente un bell’uomo come un uomo può apprezzare una bella donna.

  3. elenaromanello ha detto:

    Aggiungerei anche l’idolatria che hanno molte donne per gli uomini qualunque cosa facciano, dalle madri che viziano i loro figli maschi alle sceme di qualunque età che sbavano dietro a qualunque maschietto che ha il suo attimo di notorierà nei media, al fatto che di una donna si dice tranquillamente che è brutta e grassa, un uomo è interessante…

    • Paolo1984 ha detto:

      nessuno si fa scrupolo a dire che giuliano ferrara è brutto e grasso (fanno bene a dirlo) e aggiungo ioè anche antipatico e con idee di merda

  4. ------------ ha detto:

    È impossibile descrivere il femminismo: un coacervo di emozioni ed idee spesso contraddittorie – da quelle che vogliono proibire la pornografia a quelle che vogliono legalizzare la pedofilia; da quelle che vogliono imporre ai papà di occuparsi più dei figli a quelle che si oppongono strenuamente all’affido condiviso – legate solo dal filo conduttore del vittimismo anti-maschile e del soddisfacimento degli egoismi.

    Antropologicamente sarà interessante studiare se questo fallimento della prima esperienza politica femminile è causato dalle simili degenerazioni dei movimenti sinistroidi post-sessantottini e poi post-comunisti, oppure indica che alcuni pregiudizi sulle donne caratteristici nei secoli passati contenevano un fondo di verità.

    • Considerando che il femminismo è riuscito ad ottenere il voto per le donne, oltre ad altre fondamentali riforme (diritto del lavoro, della famiglia…) che non sto ad elencare qui, io non parlerei di fallimento, ma di enormi successi.
      Si documenti: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/14/leggi-delle-donne-che-hanno-cambiato-litalia-dal-diritto-di-voto-al-femminicidio/742834/
      Credo che lei di femminismo non ne sappia proprio niente…

      • paolam ha detto:

        🙂

      • vnd ha detto:

        Nemmeno lei sembra saperne molto di femminismo.
        Il voto alle donne è stato concesso per impedire la vittoria del comunismo in Italia e, a differenza di come le femministe lagnano non è arrivato secoli dopo il suffragio universale maschile. Il divorzio e l’aborto sono il risultato di referendum al quale hanno votato anche gli uomini (chissà perché sento l’esigenza di sottolineare certe ovviete…). In entrambi i casi si tratta di intendimenti traditi. Il diritto di famiglia è una vera e propria porcata. Non ne sarei così fiero.

      • Certo, certo. Visto che le donne sono così ininfluenti, perché perde tempo a parlare con me? Si cerchi un luogo dove può dialogare tra pari.

    • IDA ha detto:

      Per Trattini: Chi è che vuole legalizzare la pedofilia? Se fai questa affermazione, dovresti avere delle fonti! Ma le puoi dare? Altrimenti la tua è una calunnia.. Poi cosa dire..

      • Penso che faccia rifermento a Jean Paul Sartre, ma non ne sono del tutto sicura…

      • IDA ha detto:

        Questa di Jean Paul Sartre, non la so.. per questo c’è anche “petit” di Leo Ferre, ma sono altri contesti.. credo.. Comunque sono sempre uomini.. Simone de Beauvoir, non mi risulta… anche se è tanto che non la leggo!

      • Nel 1977 firmarono un famoso manifesto dove -in nome della «liberazione sessuale» — chiedevano la depenalizzazione dei rapporti con minori, mi pare al di sopra dei 12 anni? – non mi ricordo – Jean Paul Sartre; Simone de Beauvoir; Michel Foucault; il politico socialista e materialista Jack Lang; Louis Aragon; Roland Barthes; il filosofo ateo André Glucksman, autore nel 2004 del libro La terza morte di Dio. Perché l’Europa è ormai un continente ateo e nel resto del mondo invece si uccide per fede; Félix Guattari, ateo anarchico e psicoanalista nicciano; Bernard Kouchner, politico social-comunista francese, Guy Hocquenghem, scrittore marxista… si quasi tutti uomini.

      • IDA ha detto:

        Comunque, si parla di depenalizzazione…. e non legalizzazione! Ne ero totalmente all’oscuro di questa cosa…

      • Beh è la stessa cosa. Fu Freud a teorizzare la sessualità infantile, il “bambino seduttore”. Oggi queste teorie sono rigettate dalla stragrande maggioranza della gente…

      • -------------- ha detto:

        Alcune citazioni che giustificano la mia affermazione: «Anche l’infanzia è una costruzione culturale e allo stesso modo in cui si deve arrivare ad una emancipazione della donna, si deve arrivare ad una emancipazione sessuale dell’infanzia … Basterà eliminare la famiglia biologica per eliminare il tabù dell’incesto. … Le relazioni con i bambini includeranno tanto sesso genitale quanto i bambini sono capaci – probabilmente molto più di quanto crediamo». Shulamith Firestone, «La dialettica del sesso». «Fra i loro diritti essenziali verrà incluso l’esprimersi sessualmente, probabilmente fra di loro all’inizio, ma anche con adulti. […] La distruzione completa del matrimonio tradizionale e della famiglia nucleare è lo scopo rivoluzionario utopico del femminismo». Kate Millet, «Politica Sessuale». Ancora oggi, le femministe difendono pubblicamente le loro adepte accusate di rapporti con bambini o minorenni,
        sostenendo che i procedimenti contro di loro sarebbero frutto di “lesbofobia”.

      • “Alcune affermazioni” sono affermazioni di singoli soggetti che non rispecchiano il sentire collettivo, non certo lo spirito di questo blog o di questo articolo.
        “Ancora oggi, le femministe difendono pubblicamente le loro adepte accusate di rapporti con bambini o minorenni, sostenendo che i procedimenti contro di loro sarebbero frutto di lesbofobia”. Dove, quando, quali femministe, in questo paese? Non mi risulta…
        “adepte” è un termine che si adatta alle sette religiose, non certo al femminismo, sul quale mi pare ci siano in giro idee parecchio distorte. Femminismo e pedofilia sono due cose separate e distinte e io non sono una “adepta”.
        Se ha voglia di parlare di pedofilia, non è questo il thread. E se questo è un modo per cambiare argomento, perché l’argomento del post non è di suo gusto, ci sono altri luoghi nei quali avviare discussioni sulle intersezioni tra femminismo e pedofilia. Si prega di rimanere in tema, per favore.

    • Alice ha detto:

      1. Ma dove hai sentito che il femminismo vuole legalizzare la pedofilia, quando è il primo a volerla combattere?
      2. Affidamento condiviso vuol dire uguali responsabilità per madri e padri, e cioè proprio portare i padri ad occuparsi dei figli. Perché ovunque io mi giri, io vedo madri cariche di lavori domestici (cura dei figli compresa) e padri che se ne sbattono abbastanza. Non che non ci siano ottimi padri eh, ma la maggioranza è quella.

  5. vittorinof ha detto:

    Cominciare un articolo sul femminismo con la frase “Le cose vanno male. Negli ultimi mesi è stato quasi impossibile aprire un giornale o accendere la televisione senza imbattersi nella storia di un’altra ragazza minorenne violentata, un’altro esponente politico donna molestato, un’altra trans uccisa.” è come iniziare un dibattito sull’evoluzionismo dicendo “Salutiamo i due libri, il primo, la Bibbia scritta dal Nostro Signore; l’altro, ‘L’origine delle specie’, scritto da una codardo ubriacone chiamato Charles Darwin!”.

    • Vittorino, stai affermando che non vengono stuprate ragazzine, che nessuno uccide i trans, che le donne in politica non subiscono insulti sessiti? Perché se è questo che sostieni, dovresti cominciare a leggere qualche giornale…

    • IDA ha detto:

      Vittorino, scusa, ma nell’enunciato a cui fai riferimento, non c’è una comparazione. Ma nel tuo esempio mi porti una comparazione tra la bibbia e Darwin? Non c’entra nulla! Ma credo di aver capito cosa vuoi dire, e quindi ti consiglio di rileggere l’articolo di Laurie Penny e la “Lista Minima” che forse ti è sfuggita..

  6. paolam ha detto:

    Ma dobbiamo sempre perdere tempo a leggere i commenti dei negazionisti? Quanta pazienza cara titolare. Ti posto invece un commento che mi è arrivato sotto il tuo post su FB, così apriamo un altro capitolo : “La misoginia pervade tutto, è invisibile e potente. Bisogna parlarne apertamente, leggerla ovunque. Però devo dire che come gli uomini non sono tutti misogini, molte donne lo sono – magari per pura sopravvivenza, o inconsciamente.”

  7. alessiox1 ha detto:

    E cosa dovremmo fare noi uomini, farci sottomettere dalle donne?

    • Ma perché esistono solo due possibilità? O l’uomo sottomette la donna o viceversa? Quello che si propone, caro Alessio, è una terza via, in cui non ci sono più né dominatori né dominati, ma individui che si rispettano a vicenda…

      • alessiox1 ha detto:

        Non penso che tutto il femminismo è cosi, la maggioranza sicuramente delle femministe vuole la parità , ma una parte delle femministe sicuramente non vede gli uomini come pari, ma come persone di serie B.

      • Non so cosa intendi con “persone di serie B”. Certo ci sono persone delle quali non ho alcuna stima, ma prima di decidere cosa pensare delle persone faccio la loro conoscenza. “Uguaglianza” non significa che tutti mi devono piacere.

    • IDA ha detto:

      Forse a volte non si sa, o non si è capito, che ci sono delle distinzioni fondamentali da fare; Il femminismo; lotta per l’emancipazione della donna, per il raggiungimento della parità dei diritti e dignità della donna, e non per la supremazia della donna.. il maschilismo, è una forma di sessismo, basata su una presunta superiorità genetica e biologica..

    • ladymismagius ha detto:

      Ma no, Alessio! Come sottolinea il Ricciocorno, non ci sono solo due alternative. Personalmente, tra le cose importanti metterei queste:
      – ascoltare le donne: troppo spesso cose orribili accadono perché semplicemente le donne sono state ignorate in quanto “stavano facendo molto rumore per nulla”, “stavano avendo una reazione eccessiva”, “erano isteriche” o “troppo emotive”. Non fare come gli amici delle ragazze nelle lettere (http://captainawkward.com/2012/08/07/322-323-my-friend-group-has-a-case-of-the-creepy-dude-how-do-we-clear-that-up/), che hanno scelto di non vedere quello che stava accadendo alle loro amiche;
      – opporsi apertamente quando qualcuno fa discorsi sessisti o misogini, per esempio quando la gente sostiene che le ragazze stuprate “se la sono cercata”;
      – dare fiducia alle donne, sostenerne l’empowerment.

      Per me, la migliore sintesi del femminismo è questa immagine: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=627433347287879&set=a.192225750808643.48218.164533846911167&type=1&ref=nf.
      (Mi scuso con il Ricciocorno per i link…fra l’altro, grazie, Ricciocorno, per il tuo splendido blog!)

  8. alessiox1 ha detto:

    “Ciao Maschio , per quanto civilizzato tu sia hai bisogno di essere rieducato” e questo il vostro slogan(proviene da un vero convegno femminista)

    • E cosa c’è di male nel concetto di educazione?

      • alessiox1 ha detto:

        ma già parla di una persona civilizzata, e poi bisogna vedere questa rieducazione in cosa consiste, e poi scusami questo articolo vale per tutti gli uomini? anche per gli uomini che ti stanno a cuore?

      • Oggi ho dovuto spiegare a mio figlio perché non è giusto considerare “sei una femminuccia” un insulto: questa è educazione. E lui mi sta a cuore più di qualsiasi altro essere umano a questo mondo. Soprattutto perché stamattina, a scuola, ha cercato di spiegare ai suoi compagni perché gay non è un insulto… Quel ragazzo è veramente meraviglioso. Io educo lui, lui educa me… insieme non smettiamo mai di capire, di capirci, di crescere.

      • alessiox1 ha detto:

        Mi sembra che stai facendo un buon lavoro , ma fin qui mi sembrano dei concetti universalmente condivisibili, la parte interessante viene quando si parla delle questioni controverse, ma per curiosità quanti anni ha?

      • Prima media. Momenti difficili…

  9. vnd ha detto:

    Anch’io vorrei conoscere qualcuno di questi privilegi.
    Poi in cambio potrei elencare alcuni tra i più gravi privilegi sessisti femministi.
    Il che, se non ho capito male, e se anche io non fossi in grado di usare il cervello, dovrebbe autorizzarmi ad essere ostile a tutte le donne. Ma per fortuna io il cervello lo uso. Ed uso il mio, non quello di una fanatica.

    • Dipende come lo usi. Anche separare le orecchie è un uso legittimo del cervello… che però non rende costruttiva una conversazione.

    • vnd ha detto:

      Ignoro il tentativo di offesa che immagino ella riservi a chiunque non l’assecondi supinamente, scambiandolo per aggressore, e mi limito a constatare la mancanza di argomenti. L’autrice che lei cita nell’articoletto si concilia ben poco con l’interpretazione che ne vuol dare.
      Inoltre, il suo concetto di dialogo è errato. Il dialogo non è darsi ragione a vicenda come può accadere nei circoli femministi bensì è apertura al confronto. Non bisogna fare domande se poi sia ha paura di leggerne le risposte. Definire dialogo questo ennesimo tentativo femminista di convincere la gente che gli escrementi sono commestibili senza dar loro possibilità di accennare al dissentimento è un parolone.

      • Come può notare dai commenti sotto questo articolo non ci sono persone che mi “assecondano supinamente”. Io dialogo con persone che trattano l’argomento oggetto del post evitando analisi pseudopsicologiche sulla mia persona: in questo non ci vedo niente di errato, ma certo lei è escluso da questo dialogo. Il suo vittimismo, “questo ennesimo tentativo femminista di convincere la gente che gli escrementi sono commestibili senza dar loro possibilità di accennare al dissentimento è un parolone” – non ci fate parlare, le solite cattive! – è ingiustificato e il piagnucolare senza ragione non può essere alla base di nessun dialogo costruttivo. Lei non è un “aggressore”, è solo che non ha niente di interessante da dire su quanto propone il post, che invita gli uomini ad attivarsi contro la discriminazione di genere e la violenza contro le donne. Visto che lei non ritiene di doversi attivare, visto che è che convinto che non ci sia alcuna discriminazione da combattere, mi spiega cosa ci fa qui? Non ci sono le premesse per avviare un dialogo. Lei viene qui ad inserire commenti nei quali scrive che non le è permesso dissentire: non le sembra un po’ troppo paradossale?
        Lei ha il diritto di parlare: se spreca la sua opportunità di esprimersi lamentandosi che non le è concesso di esprimersi… Forse non dovrebbe avere il diritto ad uno spazio qui.

    • Alice ha detto:

      Ecco l’intera lista, val la pena di leggerla:

      Da bambino, è probabile che io sia stato incoraggiato ad essere attivo e a chiedere quel che volevo molto di più delle mie eventuali sorelle o delle bambine della mia età.

      Da bambino, ho potuto scegliere fra una varietà quasi infinita di personaggi positivi del mio sesso in tv, al cinema, nei fumetti, nei libri per l’infanzia. Non ho mai dovuto andarli a cercare come le mie coetanee.

      Da ragazzo, le prospettive suggerite dall’ambiente circostante per il mio futuro andavano molto al di là del diventare “letterino”, “meteorino”, “velino”, “Mister Fondoschiena Luglio” o “Mister Italia”.

      Le guide prominenti delle maggiori religioni mondiali sono del mio stesso sesso. Persino dio, in tali religioni, è raffigurato come maschio.

      La maggior parte delle religioni mondiali sostengono che io debba essere il capo della mia famiglia, e che mia moglie e i miei figli debbano essere a me subordinati.

      Se mi presento ad un colloquio di lavoro, la decisione di assumermi o no non sarà basata sulla mia risposta alle domande: “Intende sposarsi presto?” o “Intende avere figli nel prossimo futuro?”.

      Posso star sicuro, quando mi assumono, che i miei colleghi non penseranno io abbia ottenuto il lavoro in virtù del mio sesso (anche se ciò potrebbe essere vero).

      Le probabilità che io subisca molestie sessuali al lavoro sono più basse,abissalmente più basse, se paragonate a quelle delle mie colleghe.

      Similmente, le probabilità che io sia violentato sono ancora più basse.

      Se fallisco nel mio lavoro o nella carriera che mi sono scelto, ciò non lascia un marchio d’infamia indelebile sulle capacità di tutti gli appartenenti al mio genere.

      Se scelgo di non avere figli, la mia mascolinità non viene messa in dubbio.

      Se ho figli e una carriera, nessuno pensa che io sia un egoista perché non resto a casa con loro.

      I miei rappresentanti eletti sono in maggioranza persone del mio stesso genere. Più la carica è prestigiosa e più potere comporta, più questo è vero.

      Quando chiedo “chi è il direttore, o chi è il presidente, o chi è il responsabile” ci sono altissime probabilità che io mi trovi faccia a faccia con una persona del mio stesso genere. Come prima, più in alto si situa la persona nella gerarchia, più questo è vero.

      Se guido male l’automobile, l’autobus, il treno, l’aereo, la cosa non è attribuita al mio sesso.

      Se vado a letto con un mucchio di donne non c’è alcuna possibilità che mi si etichetti come “puttano”, “troio” e “sgualdrino”.

      Non ho necessità di preoccuparmi su che messaggi il mio vestiario manda rispetto alla mia disponibilità sessuale.

      La cura personale che la società si aspetta io abbia di me stesso è relativamente poco costosa e non consuma granché del mio tempo.

      Se non rispondo ai canoni in voga di bellezza maschile, gli svantaggi che affronto sono pochi e facili da ignorare.

      Posso parlare a voce alta ed essere assertivo quanto voglio senza che mi si dia dell’isterico e del pazzo scatenato.

      Posso aver fiducia di ritrovare il mio genere incluso in ogni forma presa dal linguaggio quotidiano: gli elettori, i politici, i ministri, i cittadini, i telespettatori e i lettori e la fratellanza umana e i diritti dell’uomo. Alleluja, i maschi ci sono sempre. Anzi, sono tutto quel che c’è.

      Se ho una moglie o una compagna con cui vivo è assai probabile che il 99% dei lavori domestici spetti a lei, ma se li dividiamo, è anche assai probabile che a lei tocchino quelli più ripetitivi e “sporchi”.

      Se ho una moglie o una compagna con cui vivo, le probabilità che io subisca violenza domestica per mano di costei sono stratosfericamente più basse rispetto a quelle delle donne.

      Se ho figli con questa moglie o compagna e qualcuno deve sacrificare la propria carriera per crescerli, ci sono buonissime possibilità che la carriera sacrificata sia la sua.

      Assumendo che io sia eterosessuale e che il sesso sia il mio chiodo fisso, sono felicemente bombardato da immagini di donne scarsamente vestite in tv e al cinema e nei giornali e nelle riviste e nelle pubblicità e su internet che hanno il solo scopo di intrattenermi sessualmente.

      Generalmente, gli sconosciuti che mi incrociano per strada non mi dicono “Sorridi, bello.”, non mi fischiano dietro, non valutano ad alta voce quelli che loro considerano miei pregi o miei difetti fisici. Molestie sessuali in strada o negli spazi pubblici non accadono a me se non in casi rarissimi, e non ho bisogno di programmare e vigilare e cambiare di continuo i miei movimenti per evitare di essere assalito o per mitigare un assalto.

      Infine, rivendico il privilegio di restare inconsapevole dei privilegi ascritti all’essere maschio.

      • Paolo1984 ha detto:

        ribadisco che quando parla di cinema, fumetti, telefilm si sbaglia. E comunque il sexy, la seduzione, (dove nessuno è realmente passivo) la sensualità esiste e va raccontata fa parte della nostra vita di uomini e donne
        L’aspetto estetico tutti lo curiamo chi più chi meno, pe noi stessi e per il prossimo ma ciò non ci rende meno autentici

      • maria serena ha detto:

        quanto è vero tutto ciò!

  10. IDA ha detto:

    Io vivo in un paese di 7.000 abitanti, quando ero bambina , venivamo indicate con il nome del genitore, e io ero la figlia di Anna, perché mia madre era quella più conosciuta della famiglia, in quanto lei era impegnata nel sindacato, nel circolo arci.. ecc.. e al contrario di me, era appariscente.. Ora tre anni fa nel giro di qualche mese, mi sono mancati i miei genitori tutti e due.. e in base alla partecipazione del paese ai funerali ho fatto questa considerazione, che doveva rimanere solo una mia riflessione, ma la “lista minima” me l’ha fatta venire a mente…
    Il rito funebre ha un significato di cessazione della permanenza nel gruppo sociale del defunto, i sopravvissuti che assistono al rito “prendono pubblicamente atto” del trapasso. Non a caso è presieduto da un’autorità, di riferimento sociale, religioso o politico.. analogo a tutte le cerimonie pubbliche, come ad esempio il matrimonio. La partecipazione è un atto di notifica della comunità e un riconoscimento.. Non so come funziona nelle città, ma in provincia, se il defunto è anziano, al funerale delle donne non c’è la partecipazione della comunità, cosa che invece accade per gli uomini. La comunità le riserva solo e unicamente il ruolo di madre o corpo che eccita, passato il periodo fertile, e di donna desiderabile, non ha più un ruolo, e la comunità non ha da notificare, perché la defunta era morta da tempo..

    • Paolo1984 ha detto:

      vivo in un paesino di provincia e ai funerali che io sappia ci vanno parenti e amici del defunto, uomo o donna anziana che sia. Se poi era una persona particolarmente nota è un altro discorso.
      esistono le madri e i padri ma siamo sempre persone, e l’eccitazione davanti a un corpo attraente, appariscente (maschile o femminile) è qualcosa che fa parte di noi e non c’è nulla di male o di svilente di per sè

      • Paolo1984 ha detto:

        “esistono le madri e i padri ma siamo sempre persone”

        a prescindere dalla maniera in cui viviamo l’essere genitore

      • IDA ha detto:

        Io non voglio generalizzare, forse è una cosa che accade solo qui.. ma.. alla morte di mio padre, c’era tutta la comunità, cosa che non c’era a quello di mia madre, che tra i due era quella più nota, ed è stata anche consigliere comunale.. Comunque sono solo delle mie riflessioni…….

  11. Pingback: Certo, non tutti gli uomini odiano le donne… | Antropologia e sviluppo

  12. andrea ha detto:

    “Sarai uno di loro”?.Per quanto riguarda il sottoscritto SCORDATELO!Le conosco bene quelle come te,intellettualmente disoneste,che fanno del ribaltamento della realtà oggettiva su chi è veramente ormai vittima-gli uomini-di questa guerra del sesso la bandiera del loro imperterrito VITTIMISMO.Potrei contestarti punto per punto quel fantasioso arrosto misto di accuse e lamentele MISANDRICHE che ci hai ammannito con fatti evidenti che testimonierebbero che le privilegiate siete voi,ma mi fa veramente fatica e con gente come te sarebbe inutile.Quello che tu vorresti è che tutti,indistintamente tutti gli uomini,non solo quelli che già vi omaggiano della loro piaggeria(quelli dolci di cui parli ma che-si capisce bene perchè neanche a loro riconosci una dignità e li critichi e condanni comunque-ti fanno in ogni caso schifo)diventassero vostri schiavi,soggiogati ai vostri capricci-sì,capricci il più delle volte-e diktat,e quando ci foste riuscite CORNIFICARLI poi con i due o tre machi sopravvissuti,perchè dentro di voi,irrisolta e criptata,esiste la contraddizione di odiare gli uomini ma anche il desiderio di essere possedute da quelli che incoffessabilmente ritenete VERI UOMINI.La verità è che avete distrutto un mondo di relazione,giusto o sbagliato che fosse,anzi pieno di ingiustizie-chi dice di no-ma non lo avete sostituito con nulla,perchè manco voi sapete quello che volete.Vi trovate strette tra la vostra natura passiva che vi fa desiderare di essere conquistate e possedute e la sovrastruttura culturale femminista che vi ha(avrebbe) “liberate”.Quelle come te,la maggioranza,mi fanno solo pena.

    • Io ho postato un articolo che non conteneva insulti verso nessuno, maschio o femmina. Ti invece senti il bisogno di insultare … chi? A chi ti rivolgi? Mi conosci? Come fai a sapere cosa voglio io? Sai di cosa stiamo parlando? Il tema dell’articolo qual è?

      Sei il prototipo della persona rabbiosa, senza alcun motivo per essere arrabbiata. Io non ti conosco, non so chi sei, non ce l’ho con te, nessuno ce l’ha con te. Ritenta: rileggi.

      • andrea ha detto:

        Io non sono rabbioso verso di te in particolare,sono rabbioso con quello che dici e lo stereotipo comunissimo che rappresenti.Io non conosco te personalmente e anche tu d’altronde non puoi sapere se io ho no motivi per esprimere quella che ti compiaci di sminuire chiamando rabbia.Vedi,anche questo è tipico di voi femminucce(faccio la stessa operazione vostra quando ci chiamate maschietti):il dissenso maschile vi disturba e l’unica difesa che impiantate,non avendo argomenti validi che non siano luoghi comuni triti e ritriti,è chiamarlo rabbia.Anch’io potrei oggettivamente fare con te la stessa operazione,se parità ha un senso,e dopo aver letto tutte le tue lamentele,dirti:Ma chi hai frequentato per avercela tanto con gli uomini?Che ti hanno fatto quelli che ti sei portata a letto?E rileggiti anche te,forse ti accorgerai delle cazzate che scrivi quando parli delle vessazioni che le donne continuano a subire,e voglio concludere con un esempio banale ma adeguato alla tua “semplicità”:visto che per secoli noi uomini vi avremmo calpestato nei vostri diritti e adesso vi siete emendate,emendatevi anche dai nostri portafogli e quando uscite con un uomo pagate voi.Ma non alla romana,troppo comodo.E nemmeno una volta ogni tanto,solo per sembrare evolute e democratiche,MA PER I SECOLI A VENIRE,per tutti quei secoli in cui vi abbiamo vessato ma anche mantenuto,siamo morti per voi(e ancora continuiamo)in guerra e nei posti di lavoro.E visto che ne fai una questione personale anch’io vorrei sapere che c’entro io col femminicidio,la violenza e tutte quelle situazioni di presunta aggressività di cui io,in quanto uomo sarei portatore?Perchè è questa discriminazione dal femminismo sostenuta(e dalla Boldrini ratificata col suo discorso alla Camera in occasione dell’adozione della convenzione di Istanbul,quando ha parlato di ferocia maschile senza distinzione,attribuendola implicitamente a tutti gli uomini)che è la vera odierna grave discriminazione sessuale che noi soffriamo,alla faccia della costituzione.Ecco,se vuoi trovare una ragione per la mia rabbia,qui ce l’hai.

      • E’ tipico di voi femminucce… le cazzate che scrivi… Rileggi il post, invece di delirare. C’è scritto un mucchio di volte “non è colpa tua”, si parla di cultura misogina, contro la quale bisognerebbe prendere posizione perché, come diceva Martin Luther King, il silenzio dei giusti è una forma di colpevolezza. Tu, comunque, non sei fra i giusti silenziosi, sei uno di quelli che invece colpa ne ha e pure tanta, visto che scrivi “voi femminucce” e scemenze del tipo “siamo morti per voi”. Non mi sembri morto. Sei morto? Mio scrivi dall’aldilà? Allora perché scrivi “siamo morti”? Una volta morto potrai vantartene, ma visto che sei vivo e vegeto, non vedo proprio di cosa dovremmo esserti grate…

    • Alice ha detto:

      “Vi trovate strette tra la vostra natura passiva che vi fa desiderare di essere conquistate e possedute e la sovrastruttura culturale femminista che vi ha(avrebbe) “liberate”.”

      Natura passiva sto gran cazzo, proprio. Tu non hai nessun diritto di pontificare a nome delle donne, considerato che non mi sembri l’Onnipotente.
      Io non voglio essere conquistata, non voglio essere posseduta. Voglio essere amata, certo, ma siccome amore non significa possesso non capisco da dove tiri fuori certe idiozie.

    • maria serena ha detto:

      potresti contestare uno per uno i punti dell’articolo…ma non lo fai perchè il mondo ti riderebbe dietro tanto è impossibile,dovresto fare salti mortali come nemmeno la Comaneci nel ’76,e cadresti comunque col culo in terra perchè sarebbe come cercare di far credere che sono gli uomini a partorire….

  13. vnd ha detto:

    Allora… questi fantomatici privilegi…
    ladymismagius il 26 ottobre 2013 alle 17:35ne elenca ben tre:
    1. Esistono corsie preferenziali esclusivamente femminili: Scrittura in rosa, scrittura al femminile… A queste potremmo aggiungerne altre previste addirittura da dispositivi di legge: quote rosa, aiuti all’imprenditoria femminile, età pensionabile anticipata. Ma non mi sembrano esattamente delle discriminazioni. Per dirla tutta, anche se forse è soltanto perché non sono parte in causa, al fatto che tra i “dieci scrittori dell’anno” io riesco a trovare moltissime giustificazioni diverse dal sessismo. A meno che non si voglia definire sessista tutto ciò che non privilegia la donna.
    2. La libertà sessuale. Sorvolerei. Oggi essere “puttana” non è più un problema. Abbiamo tutti visto che si può far carriera lo stesso. A dir la verità non era un dramma nemmeno un tempo. Solo che gli schemi erano più rigidi e i mondi delle puttane e delle non puttane viaggiavano su binari paralleli. Era difficile che si potesse saltare da un binario all’altro come accade oggi. La gara ad appellarsi puttana è sempre stata più una cosa di donne che di uomini.
    Gli uomini hanno sempre avuto bisogno di puttane. Che quindi sono più odiate dalle donne “virtuose” che dagli uomini.
    3. La libertà di scelta a causa della maternità. Sorvolerei anche su questo. Questa è la natura. incazzarsi perché l’acqua non corre in salita è assolutamente inutile.

    Di contro, potrei elencare una serie di discriminazioni antimaschili molto più concrete e serie.
    Per esempio: 1. La negazione della libertà di disporre della propria sopravvivenza (il servizio di leva obbligatorio è sospeso, non abrogato). 2. La negazione del diritto di paternità. La donna che non vuole diventare madre può abortire ma l’uomo non può esimersi dal mantenimento del figlio che non avrebbe voluto.
    Potrei elencarne altre ma è superfluo. So che non vi interesserebbe. Sono cose abbastanza evidente, se non ve ne siete mai accorte è segno che riuscite soltanto ad occuparvi dei problemi che temete possano riguardarvi in prima persona.
    Tuttavia esiste un comune denominatore: Le ingiustizie sulle donne sono spesso PUNITE per legge. Le ingiustizie sugli uomini sono spesso PREVISTE dalle leggi.

    • “La negazione della libertà di disporre della propria sopravvivenza”: la sopravvivenza è negata anche a tutte le vittime di femminicidio. Ah, giusto: secondo lei le donne non vengono uccise, solo gli uomini muoiono, ed eroicamente per giunta. Il diritto alla paternità viene interpretato come “il diritto a non mantenere la prole che non avrebbe voluto”: strana interpretazione. A me sembra più un non accettare le responsabilità dei figli che si sono messi al mondo. La soluzione a questo vostro grande problema è semplice e alla portata di tutti gli uomini: si chiama contraccezione. Non volete avere figli? Infilate un preservativo. Funziona.
      Sottolineo il momento di vittimismo: “Potrei elencarne altre ma è superfluo. So che non vi interesserebbe.” Nessuno mi ascolta… povero me… Quanto siete cattive… E’ veramente noioso e anche un po’ patetico.

    • ladymismagius ha detto:

      Vorrei sottolineare che non considero l’esistenza di ambiti separati per le donne (per quanto concerne l’attività intellettuale, (in quanto, penso sia ovvio, le donne sono in media fisicamente meno forti, meno veloci, meno muscolose degli uomini, e tenere conto di questo dato biologico non è ‘facilitare’ le donne proteggendole dal misurarsi contro gli uomini, è adeguarsi alla realtà dei fatti) sia l’espressione di un pregiudizio inconsapevole che relega l’espressione femminile a qualcosa di secondario, rispetto al paradigma principale della Letteratura. Mi spiego?
      Ciò non significa che non includere alcuna donna in un’ipotetica lista dei dieci scrittori dell’anno sia sessista, ma che è sessista distinguere ambiti come la “scrittura al femminile”, perché è un modo per delegittimarne il valore.

      Riguardo al secondo punto, anche se convengo che spesso sono le donne le prime ad accanirsi contro le ‘puttane’ e a considerarle ‘meno-che-persone’, non sono d’accordo nell’affermare che essere ‘puttana’ non significa nulla: essere etichettata come ‘puttana’ implica un pesante stigma sociale, implica che i ragazzi si rivolgano a quella ragazza come se fosse un suo “dovere” fare del sesso con loro, visto che l’hanno fatto con altri, implica che non sia considerata una persona affidabile con cui avere una storia seria – e tutto perché ha voluto fare del sesso senza implicazioni, avere delle storie da una notte.

      In riferimento al terzo punto, scusa, ritieni che sia giusto che la maternità implichi per la donna l’annullamento della sua individualità (espresso nella rinuncia al lavoro, fonte di indipendenza economica e gratificazione personale)…poi però ci si lamenta se le donne esigono alti assegni di mantenimento dopo la separazione!

      Veniamo ai tre punti da te espressi. Davvero non capisco cosa significhi “negazione della libertà di disporre della propria sopravvivenza”: gli uomini hanno comunque la possibilità di imparare a difendersi in caso di conflitto scegliendo di arruolarsi, e tale possibilità è concessa anche alle donne. Non capisco quindi perché sia una “discriminazione antimaschile”: niente è impedito a nessuno in virtù del proprio genere.

      La responsabilità dell’uomo nel prevenire una gravidanza si ha nel momento del rapporto sessuale: dopo, la responsabilità della gravidanza è interamente della donna, visto che è lei a restare incinta. Non è una discriminazione, è la natura che ha stabilito che siano le donne a restare incinte. E se il figlio nasce, è giusto che siano entrambi i genitori ad occuparsi di lui, se non fisicamente almeno economicamente, visto che è figlio di entrambi.

      • Faresti combattere un peso piuma contro un peso massimo? No, direi di no. Eppure sono entrambi maschi. Il peso piuma non ha il diritto di darsi allo sport? Sono scemenze così gigantesche che, veramente, sono basita dalla piega che ha preso la conversazione sotto questo post…

      • Warlordmaniac ha detto:

        X Ricciocorno: Vedi che sei piena di preconcetti che metti sulla bocca ad altri? Qui nessuno ha detto che la donna non debba fare sport. Il tuo esempio sul pugilato con la divisione per categorie di peso, è tipico di quello sport. Esprimo due obiezioni. La prima che è la categoria più importante è quella senza limiti massimi di peso, cioè quella dei pesi massimi; e i pesi massimi sono i pugili più famosi, soprattutto perché ritenuti più forti. Anche gli altri possono raggiungere fama e guadagni, ma fanno sempre parte di categorie inferiori. Nessuno qui dice che i pesi leggeri, welters, piuma, gallo ecc ecc non dovrebbe fare pugilato, come nessuno dice che le donne non dovrebbero fare sport. La seconda obiezione è che ci sono altri sport invece dove non si fa nulla per venire incontro a chi è svantaggiato, ad esempio non esiste un campionato di basket o volley con limiti di altezza, non esiste tiro con l’arco per miopi, non esistono gare di nuoto per chi ha piedi fini, non esistono i campionati di corsa divisi per razze, ma al massimo per nazionalità. Invece molti sport sono organizzati con le categorie di età. Quindi, le concessioni di cui parlo non hanno nulla a che fare col maschilismo, bensì con la logica dello sport-business e della fattibilità organizzativa. La categoria femminile avvantaggia le donne, che altrimenti non sarebbero mai venute alla ribalta.

      • Non sono io che metto in bocca agli altri cose che mi immagino. Il discorso dello sport femminile che discriminerebbe gli uomini non l’ho tirato fuori certo io. La categoria femminile non “avvantaggia” le donne, per il semplice motivo che le donne che fanno sport non impediscono agli uomini di fare altrettanto. Semplicemente oggi le donne fanno sport come lo fanno gli uomini. Se il fatto che le donne facciano sport e riescano anche a farlo a livello professionistico, guadagnando dei soldi, disturba qualche maschio, è un problema di quel maschio, non di donne che usufruiscono di “indebiti vantaggi.” E’ un “indebito vantaggio” avere la possibilità di fare qualcosa che piace? Impedisce agli uomini di avere successo nello sport? Direi di no. Che significa “le donne non sarebbero mai venute alla ribalta”? Certo, se si impedisse alle donne di fare sport, nessuno le avrebbe mai notate. Chi dovrebbe impedirlo? E soprattutto perché? Certo, ai tempi degli antichi Greci le donne non potevano cimentarsi nello sport e le Olimpiadi erano riservate agli uomini. Le donne erano relegate nei ginecei. Bei tempi no? E’ un vero peccato che abbiano alzato la cresta e adesso si permettano giocare a tennis o addirittura a calcio, queste donne. La soluzione per le persone che non concordano con questa evoluzione della società? Una bella macchina del tempo, per tornare ad epoche più “giuste”, in cui le donne non potevano usufruire dell’indebito vantaggio di fare sport. Mettetevi al lavoro. Con la vostra superiorità intellettuale sono certa che in tempi brevi ce la potete fare.

      • Warlordmaniac ha detto:

        Vabbé, io parlo di fischi, tu mi rispondi sui fiaschi… io ho scritto che seguo molto lo sport femminile, tu fingi di capire che io vorrei vietare lo sport femminile. E ancora non si è capito se proponi l’eliminazione della categoria sportiva femminile (che non significa che le donne non dovrebbero fare sport professionistico, bensì che Pellegrini nuota contro Magnini, oppure la Schiavone gioca contro Fognini…semplice no? Tutti insieme) oppure non so cosa.

      • Questa tua proposta mi ricorda quello spot dei gratta e vinci: sei uno cui piace vincere facile?

      • Una volta ho giocato a dama contro il campione mondiale di dama (esistono anche i campionati di dama, lo sapevi?). Mi ha battuto in meno di un minuto. Questo non ha per nulla minato la mia autostima. La mia impressione è invece che le campionesse dello sport femminile mettano in crisi l’immagine che hai di te stesso in quanto uomo, e per sentirti meglio dovresti vedere un uomo che le batte. Triste, non ti pare?

      • alessiox1 ha detto:

        lady comunque quando parli di bianchi etero occidentale, ricordati però che il “capo” del occidente è afroamericano (Obama) e che sua madre era bianca.

      • Warlordmaniac ha detto:

        Ti ho chiesto che cosa proponi, non di commentare il mio pensiero a riguardo che non ho nemmeno espresso e quindi lo hai immaginato e male. Rispondi semplice: che cosa vorresti?

      • Sinceramente? Che andassi a scrivere simili sciocchezze altrove, perché oltre ad essere off topic – sono evidentemente sciocchezze, visto che chiacchieri di tiro con l’arco per miopi fingendo che da secoli la gente non abbia a disposizione gli occhiali. Non solo le donne non vengono “avvantaggiate” dal mondo dello sport, ma a volte sono discriminate nel mondo dello sport in quanto donne:
        https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/07/21/olimpiadi-e-femminismo/
        Questo post era dedicato alle persone di sesso maschile interessate ad attivarsi per combattere quegli stereotipi di genere alla base della violenza contro le donne, invece è diventato un ritrovo di quegli strani individui che si sentono colpevolizzati quando si parla di violenza di genere, individui che per sentirsi meglio devono dimostrare con scemenze sulle medaglie della Pellegrini che ad essere discriminati nella società contemporanea sono i maschi. Sono argomentazioni assurde, le vostre, avulse completamente dalla realtà: nessuno impedisce agli uomini di fare sport né di guadagnare un mucchio di soldi facendolo. Se fosse impedito ai maschi di fare sport, allora si potrebbe sollevare il problema dello sport e della discriminazione maschile, ma visto che gli uomini sono liberissimi da secoli di fare tutto lo sport che vogliono, non vedo perché inventarsi discorsi privi di senso sulle categorie sportive. Vuoi proporre delle squadre miste di pallavolo? Ok, parlane con chi di dovere. Nello sport dilettantistico, uomini e donne giocano insieme, si divertono e le partite sono anche godibili. Pensi che squadre miste potrebbero contribuire a risolvere il problema della violenza contro le donne? Forse si, e se avessi proposto la cosa in questi termini sarebbe anche stato interessante, ma per come la stai mettendo tu, con questo incomprensibile discorso su “indebiti vantaggi” delle donne, non si arriva da nessuna parte.

      • vnd ha detto:

        Per quel che serve, rispondo a Ladysmagius.
        1. Mi faccia capire. lei si lamenta perché nell’ipotetica classifica dei dieci scrittori non si sono donne e nel contempo perché per dare un premio alle donne si indicono concorsi letterari femminili?
        2. Non è affatto vero che una ragazza facile si debba sentire obbligata a fare sesso con chiunque. Considera sessista il fatto che mediamente un ragazzo dovrebbe scegliere una donna apparentemente affidabile e costante per una relazione “seria” preferendola a quelle che hanno la tendenza ad “avere storie da una notte”? A me sembra soltanto buon senso. Voglio dire… comprare insieme una casa, farci dei figli, spenderci il proprio tempo.. Oggi è già raro che queste decisioni finiscano bene con le donne normali. Impegnarsi con una farfallona mi sembra proprio pertire col piede sbagliato. Comunque non ci credo. Queste signore un cretino che se le prende lo trovano sempre. Beh… certo… un cretino…
        Facciamo delle scelte. E poi ne paghiamo le conseguenze. Ed è così per tutto, non solo per il sesso.
        3. Cosa vuol dire “annullamento della propria individualità”? Crede davvero che, per un uomo, scegliere di sposarsi o di essere padre non comportino rinunce e quindi il mettere se stessi in secondo piano? Sono scelte. nessuno è obbligato. Chi vuol farle le faccia ma poi non si lagni.
        4. Il servizio militare obbligatorio è soltanto sospeso, non è abolito. Mi sembrava di averlo già scritto. in caso di esigenza la sospensione decadrebbe e gli uomini sarebbero nuovamente costretti a combattere. Con in più la complicazione della partecipazione delle donne volontarie che accedono al servizio con standard psicofisici inferiori. Mi si risparmi la retorica sulla maggior efficienza in caso di partecipazione femminile. Sono tutte balle. Anche il mio gatto, probabilmente, pensa che in guerra mi sarebbe d’aiuto. La sopravvivenza, l’unica cosa che davvero conta per un soldato in guerra, è una cosa seria. Se lei non vede in questo una discriminazione antimaschile, vuol dire che non è in grado di percepire le ingiustizie che sente non possano riguardarla in prima persona. Con l’egioismo non si costruisce nulla.
        5. Ripeto. la donna può scegliere se accettare una gravidanza o abortire. All’uomo, questa scelta non è data. Se di parità vogliamo parlare dobbiamo innanzitutto pensare in termini paritari. E non cercare privilegi e diritti solo là dove ci conviene. L’uomo deve avere lo stesso diritto della donna di esimersi dai doveri connessi ad una paternità non voluta. E non diciamo altre sciocchezze sulla contraccezione: la responsabilità di un concepimento, tuttalpiù è pari ma i metodi contraccettivi davvero efficaci sono sempre a carico della donna.

      • Si rende conto di non avere un utero né delle ovaie ed è questo che le impedisce di “abortire”?
        Ogni volta che leggo queste idiozie sull’aborto mi rendo conto che non ci sono le basi per nessun tipo di dialogo.
        Pretendere che l’assenza di tube di Falloppio sia “un priovilegio antimaschile” è una sciocchezza così enorme che non ci sono parole per commentarla. Lei non può scegliere se accettare una gravidanza perché non le capiterà mai di rimanere incinto.
        Ci sono domande che rimarranno per sempre senza risposta: perché alcuni esseri umani nascono ciechi, o sordi, oppure affetti da gravi malattie? Perché gli uomini non hanno l’utero? Come è possibile che qualcuno ripeta all’infinito il medesimo ridicolo argomento privo di logica senza accorgersi che si rende ridicolo? Misteri…

      • ladymismagius ha detto:

        1. No, mi lamento del fatto che l’attività intellettuale delle donne è considerata un ambito a parte rispetto alla “normalità” maschile, che assume il ruolo di paradigma standard.
        2. Sono i ragazzi che fanno pressioni su di lei proprio perché la giudicano una “facile”. Trovo che sia un pregiudizio il fatto che solo perché una ragazza ha voluto divertirsi in passato poi debba essere stigmatizzata come troia, inaffidabile, ecc. è lo stigma il problema: solo nell’ottica di una società che non dà legittimità alla libertà sessuale l’essere stata “farfallona” diventa un disvalore – come se non si potesse cambiare. Non è il peso di una scelta: è il peso del giudizio che gli altri danno a quella scelta.
        3. Parlo di un livello più profondo rispetto alle semplici rinunce e al mettersi in secondo piano, parlo di sentirsi costretti a far scomparire l’individuo dietro il ruolo. Per una madre è considerato inaccettabile lavorare, avere desideri sessuali, dedicare tempo a sé stessa, curare il proprio corpo, uscire con le amiche…il pargolo deve assorbire il 100% della sua vita e dei suoi pensieri. Grazie ma no, grazie.
        4. Lei sta dicendo che le donne in guerra sarebbero un peso? E che la loro presenza, indebolendo l’esercito, sarebbe una discriminazione nei confronti degli uomini perché ostacolerebbe le loro possibilità di sopravvivenza?
        5. All’uomo non è data la scelta fra accettare la gravidanza e abortire perché la gravidanza, fisiologicamente, è un processo che riguarda la donna e il cui peso fisico e psicologico spetta solo a lei. In che modo l’uomo potrebbe ottenere questo diritto? Costringendo una donna ad abortire contro la sua volontà? Io credo che la contraccezione debba essere una scelta condivisa e fondata sul dialogo, nelle coppie, e che nel caso delle storie da una notte entrambi debbano prendere le loro precauzioni – profilattico per lui, pillola per lei, o solo il primo (per esperienza, ottenere la pillola contraccettiva richiede mesi di tempo) se non si può fare diversamente. Oppure astenersi, se non ci si fida.

      • vnd ha detto:

        Mi sono rivolto a Ladysmagius, non a te. Se avessi almeno capito quello che ho scritto….
        Cos’altro è l’aborto se non il rifiuto di un figlio?
        Bene. Anche l’uomo deve avere il diritto di disconoscere il figlio non voluto senza esserne tenuto al mantenimanto. Eppure è facile….

      • ladymismagius ha detto:

        Non credo ci siano “Ladysmagius” qui, ci sono solo io, Ladymismagius.
        L’aborto è il rifiuto di un potenziale figlio, non di un figlio già nato, vivo e soggetto di diritti, comunque.

      • “Cos’altro è l’aborto se non il rifiuto di un figlio?” Vedi? Non hai neanche idea di cosa sia l’aborto. L’aborto è il diritto di decidere del proprio corpo. Sul fatto che un uomo possa decidere di rinunciare alla paternità, ti stupirà, ma sono d’accordo con te. L’unico problema è che i padri hanno il brutto vizio di rinunciare alla paternità e dopo di rifarsi vivi, anche dopo anni. A quel punto, la legge permette al genitore biologico di rivendicare i suoi “diritti di padre” e questo a me non sembra affatto giusto (anche perché nessuna donna può rivendicare i suoi diritti di madre dopo aver abortito…) Una volta che uno ha rinunciato a fare il genitore, dovrebbe avere il buon senso di aspettare che sia il figlio, eventualmente, ad andare a cercarlo, perché essere genitore è un grande impegno che non si può prendere e mollare a piacimento. Una volta che un genitore si disinteressa e rinuncia ad occuparsi del figlio, dovrebbe perdere la patria potestà e anche il diritto a rivendicarla in qualsiasi altro momento della sua vita, nel rispetto del figlio (che non gli deve niente) e di chi, invece, ha accettato con gioia di prendersi questa grande responsabilità. Rinunciare alla patria potestà dovrebbe significare rinunciarci per sempre. Un padre che non si occupa economicamente del proprio figlio perché non vuole, dovrebbe perdere per sempre il diritto a considerarsi padre. Rimane il fatto che se imparaste ad infilare il preservativo non staremmo neanche a discutere di queste cose. Mai sentito parlare di vasectomia? E’ un’operazione – reversibile tra l’altro – che vi permetterebbe di risolvere problemi del genere. http://www.andrologiaweb.com/vasectomia.htm Ma ovviamente del corpo dell’uomo non si può parlare, tutte le partite devono giocarsi sul corpo delle donne…

      • Antome ha detto:

        Su farfalloni e farfallone, dice bene Ladymismagius che non è il peso della scelta ma il peso che altri danno a questa scelta, diverso tra uomini e donne. Legittimo, seppure molto discutibile ritenere personalmente una persona non affidabile per una relazione in base al curriculum, dici che vale anche per tutti quegli uomini che dichiarano candidamente di volersi divertire per un tempo talvolte ben preciso, finchè si stufano e si sposano? Io non credo.

    • maria serena ha detto:

      ma il servizio di leva obbligatorio chi l’ha istituito,gli uomini di potere o le donne?no,perchè qui si parla di limiti imposti dalla cultura al femminino,ma se vi fate male tra voi,beh,io direi anche cazzi vostri….insomma,vi siete costruiti un mondo in cui dominate su chiunque altro su una presuntissima superiorità biologica,ma quando questo mondo fa danni anche sugli uomini ve la prendete con le donne,ma prendervi un po’ di responsabilità no? se chiudete in una stanza piccolissima una persona tenendo per voi il resto della casa,poi non lamentatevi il giorno che in quella stanza avrete bisogno di andarci voi!

      • vnd ha detto:

        serena. Gli uomini hanno fatto praticamente tutto da almeno seimila anni. alcuni principi che stanno alla base della nostra civiltà sono tuttora validi, altri si evolvono.
        Pensi alla pena di morte, alla tortura o, visto che le sta tanto a cuore, al ruolo della donna.
        Chi fa, sbaglia.
        L’importante è non arroccarsi sui propri errori e migliorarsi.
        Il ripudio della guerra è un concetto abbastanza recente che le industrie belliche hanno tutto l’interesse a mimmetizzare e a confondere.
        Una cosa che non si può negare, in relazione alle politiche di genere, è che pur con i limiti della morale del tempo, gli uomini, nel governare, hanno sempre badato al bene di entrambi i sessi. Cosa che, basandomi sugli esempi delle rappresentanti politiche che abbiamo avuto la disgrazia di conoscere, non posso confermare.
        Anzi… La Fornero, da un giorno all’altro ha, prima illuso e poi buttato il mezzo alla strada migliaia di lavoratori. La Boldrini scambia il dissenso per offesa personale (al pari di altre femministe) e vuole imbavagliare il web. Insomma… le donne non se la stanno affatto giocando bene. %0 e 50? E perché mai? e, comunque, no, grazie.
        Nel mondo che voi definite patriarcale, invece, lo stupro è sempre stato punito. In un modo o in un altro. L’omicidio, anche.

      • “gli uomini, nel governare, hanno sempre badato al bene di entrambi i sessi”: questa è la più ridicola generalizzazione che abbia mai letto. Quali uomini? Quando? Tutti gli uomini in tutte le epoche sono stati eccellenti governanti in virtù del loro sesso? Ma lei si rende conto di quello che scrive?

  14. andrea ha detto:

    E’ vero che io non sono morto,ma sei tu che ne hai fatto una questione storica.Perchè tu sei per caso mai stata stuprata per agitarti tanto contro gli uomini e chiedere loro di rieducarsi?Comunque un esempio recente te lo faccio.Sulla Concordia,gli ultimi due morti non ancora ritrovati(adesso hanno ritrovato la donna)la donna è morta per salvare la figlia,un’altra donna;ma il cameriere è morto per salvare altre persone senza distinzione di sesso.E aggiungo che nei naufragi,guarda caso,sembrano non essere mai presenti femministe perchè quando si tratta di salvare la pelle vige ancora la secolare MISOGINA E VESSATORIA legge del mare per la quale prima le donne e poi i bambini(addirittura le donne prima dei bambini).Ti basta?E ti contraddici ancora una volta perchè mentre a me opponi il fatto che hai scritto NON TUTTI GLI UOMINI,dall’altra sostieni che tutti dovremmo prendere coscienza della cultura misogina e che ne siamo TUTTI responsabili,anche col solo silenzio.Mi dispiace per te,carina,ma io preferisco rompere il silenzio per protestare contro la cultura casomai MISANDRICA di cui ormai è infarcita la nostra società.E anche il diminutivo che ho usato(ma anche spiegato,ma tu evidentemente preferisci fingere di no)l’ho mutuato da voi al contrario.La prima volta che ho sentito quest’operazione di delegittimazione e ridicolarizzazione degli uomini è stato in televisione(e ti pareva) dove Barbara Alberti,nota femminista e altrettanto nota per aver avuto una relazione con uno tra i più noti maschilisti,Vittorio Sgarbi(eh,che ci vuoi fare,è la tipica coerenza femminile)in una delirante sottolineatura sulle differenze tra uomini e donne relativa ad una situazione di cui ora non mi ricordo definiva appunto le donne donne e gli uomini “maschietti”,come se noi non avessimo diritto ad una definizione da esseri umani ma solo da rappresentanti sessuali.Certo è comprensibile la rabbia(e uso intenzionalmente questo termine per riferirmi a te che l’hai usato contro di me)di una tipa così,ormai brutta,vecchia e acida,che il sesso maschile se lo sogna anche la notte ma ormai non glielo dà più nessuno.E voglio entrare in argomento su quanto riguarda la contraccezione e il diritto negato alla paternità e la lamentela sul puttanesimo:1)Se noi dobbiamo assumerci le “nostre responsabilità”-con questa arcaica invocazione delle nostre nonne,di quando le donne erano vessate veramente-quando siamo noi a non volere un figlio,altrettanto dovreste fare voi QUANDO SIAMO NOI A VOLERE IL FIGLIO E VOI NON AVETE PRESO ANTICONCEZIONALI,visto che neanche il femminismo può cambiare il fatto che incinte rimanete sempre voi ed era vostro interesse.Invece no,vi siete fatte fare delle leggi ad hoc per essere solo voi a decidere dell’aborto o a partorire in anonimato mentre l’uomo non ha questo diritto e se pensiamo solo a quanto ci costa intermini economici è perchè a voi solo quello interessa quando ci trascinate in tribunale,dato che i figli non ce li fate mai vedere neanche quando lo vorremmo.E se la ragione di tutti questi privilegi è che “il corpo è vostro e lo gestite voi” allora gestitevi anche le vostre irresponsabili gravidanze o dateci i nostri figli quando siamo noi a volerli.Un pò di coerenza almeno.Il fatto che dovreste portarli per nove mesi e partorirceli non è una violenza o vessazione maschilista;è semplicemente un compito che vi assegna la natura e se deve costituire un presupposto giuridico discriminatorio ai danni degli uomini allora vorrei che il diritto di massacrare di botte una donna,presente nel DIRITTO islamico,fosse trasferito anche nel nostro ordinamento giuridico,semplicemente perchè la natura mi ha messo nella condizione fisica di poterlo fare.Estremizzo naturalmente,ma se ci pensi bene la situazione ha gli stessi fondamenti logici.2)A me sembra che sia(ancora una volta)esattamente il contrario:la donna ormai esercita e rivendica una libertà sessuale anche all’interno del matrimonio che viene sancita ogni giorno nei tribunali quando si tratta di separazioni con sentenze che vedono sempre gli uomini,innocenti o colpevoli,soccombere socialmente e economicamente.Ma anche moralmente il giudizio è proprio opposto.Chi sa perchè se una donna tradisce è sempre “una povera santa trascurata dal marito che ha avuto un momento di debolezza”,(e dagli col colpevolizzare sempre gli uomini),mentre se tradisce lui è immancabilmente un “puttaniere fedifrago”(no,noi no,non possiamo sentirci trascurati ed invocare il momento di debolezza)e in tribunale poi gli fanno un mazzo così;questo è l’assioma a cui si assiste ogni giorno altro che povere donne definite puttane!Questo esisteva 50 anni fa e ancora ci marciate!

    • “per essere solo voi a decidere dell’aborto o a partorire in anonimato mentre l’uomo non ha questo diritto” E mi parli di logica? Guarda che nessuno ti proibisce di partorire nell’anonimato. Scommetto che si presentassi con le doglie in ospedale ti lascerebbero partorire nell’anonimato, caro Andrea.
      Mi rendo conto che non sei consapevole delle sciocchezze che affastelli, e quindi mi viene da dire: “perdonalo, perché non sa quello che dice”.
      E non sai quello che dici perché sei disinformato, perché ti nutri di false informazioni.
      “sentenze che vedono sempre gli uomini,innocenti o colpevoli,soccombere socialmente e economicamente”: sono balle, caro Andrea. Non ci sono milioni e milioni di poveri uomini vessati dai Tribunali, sono cifre inventate da una certa propaganda. https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/05/06/i-poveri-papa-separati/
      Non è colpa tua, se ti rifilano informazioni sbagliate, ma se davvero vuoi sapere come stanno le cose ne hai la possibilità. Ascolta anche altre campane, vatti a cercare da solo i dati, entraci nei Tribunali, ascolta le donne cosa hanno da raccontarti sulle loro esprienze. Se non ascolti anche l’altra metà del cielo, rischi di giungere a conclusioni errate.

      • andrea ha detto:

        A questo punto mi cadono le cosiddette;ma di che farnetichi?Di uguaglianza ipotetica nel caso che io mi presentassi in maternità per partorire?Vedi,lo so che per voi portatrici malate di perdita di femminilità la gravidanza ormai vi fa comodo rinfacciarcela come una ulteriore imposizione maschilista e la denunciate come un peso e un onere da buttare sul piatto della bilancia delle vostre allucinate rivendicazioni,ma ti garantisco che se avessero inventato l’uomo gravido io sarei il primo a gioire per l’opportunità di sperimentare quella immensa felicità che dev’essere portare una creatura in grembo e non mi sognerei neanche di invocare leggi misogine e vessatorie contro chi mi avesse “messo incinto” PERCHE’ LO RITERREI E LO RITENGO UN GRANDE PRIVILEGIO,l’unico di cui non vi ritengo responsabili e l’unico che vi invidio anche se voi ne avete perso il senso e lo strumentalizzate facendone un ulteriore motivo di criminalizzazione maschile.E per quanto riguarda le mie informazioni ti sembrerà strano ma ho un’età per la quale quello di cui parlo l’ho in parte vissuto personalmente,in parte è accaduto a qualcuno della mia famiglia,in parte anche ad alcuni amici e IN MASSIMA PARTE SI LEGGE SUI MEDIA E NELLE SENTENZE DEI TRIBUNALI TUTTI I GIORNI.Solo tu sei cieca e sorda.Mentre invece mi convinco sempre di più che tu sei molto giovane e idealista(e questo in buona parte ti assolve)e sei tu ad essere disinformata,soprattutto di cosa è il comune sentire maschile,che non è ormai quasi più ciò di cui voi femministe continuate a servirvi per continuare ad opprimerci con le vostre vessatorie,infondate e contraddittorie rivendicazioni.Non ci sono milioni di uomini vessati dai tribunali?Milioni no,perchè in Italia siamo circa 60 milioni in tutto,ma migliaia che dormono in auto e mangiano alla caritas sì,e non si sono mai viste donne in questa situazione.Una certa informazione sostiene queste tesi?CHE CORAGGIO!Ma in che mondo vivi?Tutta l’informazione,soprattutto quella televisiva,è sempre dalla vostra parte e solo di recente ho visto qualche lieve cambiamento e la verità di vite maschili distrutte comincia a venire fuori,grazie a Dio,ma è ancora poco,niente direi in confronto al sostegno mediatico e politico che avete e ne ho già parlato prima.Io non so se tu sei più ingenua(quindi in buona fede),in mala fede o mentalmente limitata.E scusami sai,se quest’uomo violento ti gratifica ancora con un’offesa,ma mi hai veramente gonfiato i cosiddetti e se è tutto qui quello che hai da dire,credo che andrai poco lontano.Cerca di essere meno cieca e più obiettiva.

      • Chi strumentalizza la gravidanza sei tu, Andrea, la usi per fare la povera vittima delle “donne cattive”. E di questo, te lo dico, dovresti vergognarti. Non vuoi impegnarti per aiutare le donne a vivere una vita migliore? Bene, almeno cerca di non sputare veleno. Vatti a leggere il rapporto della Caritas che dice che sono le donne sole ad andare a chiedere aiuto, la maggioranza dei poveri che ricorre alla Caritas è di sesso femminile. Leggiti il rapporto di Save The Children, intitolato MAMME NELLA CRISI e non “uomini nella crisi”. Non so su quali media ti informi tu, ma certo sei parecchio male informato. E sappi che nessun altro tuo commento offensivo e velenoso sarà qui pubblicato.

    • ljykjg ha detto:

      “QUANDO SIAMO NOI A VOLERE IL FIGLIO E VOI NON AVETE PRESO ANTICONCEZIONALI,visto che neanche il femminismo può cambiare il fatto che incinte rimanete sempre voi ed era vostro interesse” – questa invidia della gravidanza scomparirà in futuro, quando si arriverà a poter fare sviluppare i feti al di fuori del corpo di una donna. fino a quel momento, dato che la gravidanza e il parto possono compromettere anche in modo serio la vita e la salute della donna (le morti per parto non sono totalmente sparite neanche nei paesi industrializzati), i maschilistelli misogini come te semplicemente non devono avere diritto di imporsi su questa questione. anche se nella pratica ce lo avete sempre avuto (aborti a furia di botte e gravidanze costrette nella speranza che nascesse un figlio maschio sono sempre state vostre gentilezze, a spese della donna. dalla notte dei tempi).

    • maria serena ha detto:

      hai ragione,la madre morta per salvare la figlia le avrebbe dovuto far cambiare sesso prima di salvarla…pare però che un intervento del genere richieda diverse ore e non ci fosse il tempo sufficiente,il Brasile poi è tanto lontano! immagino non ti passi manco per l’anticamera del cervello che avrebbe fatto lo stesso anche se avesse avuto un figlio maschio,vero?

  15. assenzio1982 ha detto:

    Il punto è che articoli simili attirano solo le ire dei misogini crociati. Quelli che ti hanno commentato sono i 4 gatti di uomini3000, una corte dei miracoli senza né capo né coda; hanno messo in esame il tuo post e ora sversano il loro livore così, ma non sono cattivi, è solo gente molto disturbata. Piuttosto, perchè gli uomini dovrebbero cedere spontaneamente una posizione di potere? Credo che una delle conquiste più grandi del maschilismo sia stato convincere le donne che sono nate fragili, incapaci di vivere da sole. Siete principesse da salvare in attesa del Principe, quelle deboli a cui è necessario dedicare uno spazio appropriato, inutili senza un’uomo accanto; non è assolutamente così, ma sono preconcetti che sono stati innestati dentro la donna ad una tale profondità che ormai si identificano spontaneamente in queste idee. Prendi 50 sfumature di grigio, la saga di Twilight ed altra spazzatura, vende come il pane proprio a quelle donne che vengono denigrate dal meccanismo; c’è una gran parte delle donne che accetta di buon grado questo ambiente e non potrebbe farne a meno, e credo che proprio a loro sarebbe necessario lanciare un’appello. Inutile dirlo agli uomini, al massimo possono contemplare la vostra ingenua fiducia, possono venire ai convegni, ai sit in e alle dimostrazioni di protesta con voi, ma poi una volta a casa saranno sempre gli stessi che pagheranno una ragazzina dell’est di 19 anni per poter “riequilibrare” il potere.

    • Che carini, si sono dati appuntamento qui… Beh, da stasera in poi non li pubblico più. Hanno detto la loro e dopo un po’ diventano noiosi e ripetitivi.
      Ma quelli sono uno sparuto gruppetto, sono livorosi, alzano la voce, inondano il web del loro veleno, ma sono appunto “4 gatti”.
      Ci sono un sacco di persone, al mondo, ci sono uomini diversi. Non tutti gli uomini si riconoscono nei deliri degli “uomini300” o come si chiami questo gruppo di maschilisti che trova da ridire pure sulle donne che fanno sport e invidiano l’utero…
      Ci sono questi uomini: https://www.facebook.com/NoiNo.org
      Ci sono questi uomini: http://www.ted.com/talks/jackson_katz_violence_against_women_it_s_a_men_s_issue.html
      Ci sono questi uomini: http://questouomono.tumblr.com/
      Ci sono questi uomini: http://www.massimolizzi.it/
      E questi uomini sono solo alcuni esempi.
      Sono sempre di più… e io ho fiducia in loro e nel cambiamento che possono contribuire a costruire.

    • IDA ha detto:

      Si Assenzio, è vero quello che dici.. credo anch’io che tutto abbia inizio da li…ma credo che non sia stato nemmeno tanto difficile, convincerci.. Ora la saga di Twilight , non so cosa sia, ma le 50 sfumature, è solo pessima letteratura, e la pessima letteratura ha un solo torto di non farti leggere un buon libro..

    • Paolo1984 ha detto:

      ecco a me questo sembra banalizzante e ingeneroso verso gli uomini e le donne, pure quelle che leggono twilight

      • IDA ha detto:

        Banalizzare? Ho detto che è pessima letteratura.. e non ho espresso un giudizio su chi lo legge.. ora ripeto Twilinght, non so cosa sia, e non esprimo nessun giudizio. Ma.. le 50 sfumature di grigio, lo acquistai al supermercato, perchè ne avevo sentito parlare. Delle mie conoscenze femminili, che hanno letto il libro, non è piaciuto a nessuna.. quindi siamo state solo vittime ingenue di un marketing. Il libro ha venduto molto, ma non vuol dire che sia piaciuto. e do dimostra anche lo scarso risultato che hanno avuto le sfumature dei colori successivi…..

      • Paolo1984 ha detto:

        Ida, non mi riferivo a te ma al commento di assenzio..poi che sia pessima letteratura sono d’accordo

  16. IDA ha detto:

    Io da questi signori vorrei solo sapere; Secondo voi quale dovrebbe essere il ruolo della donna nella società? Cosa dovrebbe fare e cosa non dovrebbe fare? Poi la domanda più importante, di cosa avete paura?
    Vnd.e altri dicono “La nostra civiltà era devota verso la donna. Soprattutto se madre. La mise su un piedistallo, la esonerò dal lavoro retribuito e dal combattimento.” Che civiltà era? Quella maschile! La mise, quindi oggetto! La esonerò dal lavoro.. Però poi siete i primi a rinfacciarle i soldi.. e dal combattimento.. No! Dal combattimento no! Tutti gli eserciti hanno praticato gli stupri di guerra, che sono sempre stati usati come arma militare..
    Andrea dice: “Ma chi hai frequentato per avercela tanto con gli uomini?Che ti hanno fatto quelli che ti sei portata a letto?”
    Andrea, che ti hanno fatto le donne? Hai qualche problema con le donne? Perché voi maschilisti, ogni volta che avete come interlocutore una donna, dovete sempre fare riferimenti sessuali?
    Quello della Concordia è agghiacciante; Stai sostenendo che se invece di una figlia, aveva un figlio, lo lasciava morire? Perché un maschio? O forse perchè essendo donna è egoista, e quindi pensa solo a sua figlia? Come vedete io pongo solo delle domande e non interpreto il pensiero degli altri a uso e consumo.

  17. Vale ha detto:

    Non ho letto tutti gli altri commenti (adesso rimedio, con calma), ma ti ringrazio dal profondo del cuore per questo post. Tu non hai idea di quante volte mi sia capitato di parlare di questione femminile, anche con maschi in gamba, che però poi sono scattati come molle, anche urlando, le tipiche frasi “ma non è colpa mia”, “io non c’entro”, “stai accusando anche me” e soprattutto, la più odiosa, “io non posso farci niente”. E a quel punto, coi poveri signorini sentitisi oltraggiati era inutile anche solo sperare di riuscire a parlare per fargli capire la sottile differenza.
    Penso che mi stamperò il tuo articolo e lo regalerò in giro.
    Grazie
    Vale

    • alessiox1 ha detto:

      perché loro cosa avrebbero dovuto fare?

      • ladymismagius ha detto:

        So che non dovrei rispondere al posto di Vale e mi scuso in anticipo con lei, ma quello che avrebbero dovuto fare è semplicemente ascoltare. Anziché porsi sulla difensiva. avrebbero potuto domandarsi: “Io ho inconsapevolmente fatto qualcosa di sessista in passato? Alcuni miei comportamenti possono aver perpetuato stereotipi dannosi e/o discriminazioni?”, oppure “C’è qualcosa che io posso fare per cambiare le cose? Che cosa dovrei fare come uomo per cambiare le cose?”. In sintesi: prima di respingere a priori qualcosa, assicurarsi di avere tutte le informazioni.
        Di solito chi è in una posizione di privilegio in merito a qualcosa (io ad esempio lo sono in quanto bianca ed etero) non ha colpa del proprio privilegio, però quel privilegio si traduce in un’oppressione per chi sta dal lato opposto, e rendersene conto è difficile (io so perfettamente di dare per scontato il fatto di poter baciare in pubblico un ragazzo, o il fatto che la gente non mi consideri una sorta di minorata mentale con cui esprimersi in un italiano elementare: ovviamente non posso fare nulla per impedire che altre persone lo facciano, ma posso non farlo io e far notare che non è giusto a quelli che lo fanno). Quello che il femminismo chiede agli uomini è di vedere il proprio privilegio e fare in modo che abbia il minor impatto possibile sulle donne in termini di sofferenza, svilimento della propria dignità, perdita di autorevolezza.

      • Vale ha detto:

        Inanto, grazie a Lady per averti anticipato una risposta. Poi, Alessio, attendo ancora una tua risposta 5 o 6 post fa.
        Detto questo, ti farò un esempio. Giorni fa parlavo con una persona (che ha dei parenti russi) di mezzi militari, discussione nata dopo aver visto un film. Questa persona si è molto esaltata dicendo “Noi russi costruiamo le cose migliori. Noi siamo stati i primi a mandare un uomo in orbita, ecc, ecc, ecc.” gli ho fatto notare che in orbita non c’era andato lui. Ha dato in escandescenze. Io ero tranquilla. Gli ho suggerito di sentirsi fiero dei SUOI successi personali, non di quelli di qualcun altro, solo perché suo nonno è nato in quella che una volta era la stessa nazione di Gagarin. Il discorso è degenerato. Così gli ho fatto l’esempio opposto: allo stesso modo, non è imputabile per i gulag.
        Questo, convinto di aver segnato chissà che punto, mi ha rinfacciato che in Italia c’erano i campi di concentramento.
        A seguire la logica dei signori di cui sopra parlavo, avrei dovuto urlare dietro al mio interlocutore che non è colpa mia, che non posso farci niente, che io non c’entro (e dalla mia parte ci sarebbe stato da dire che io SUL SERIO non c’entravo, visto che non ero neppure nata, mentre un individuo che vive nella società attuale è comunque responsabile di COME vive nella società attuale). Invece, con una calma che mi ha stupito, gli ho risposto che infatti il comportamento che ha avuto l’Italia è stato vergognoso, che chi si è comportato in quel modo va punito e che non dovrà succedere mai più. Io, nel mio piccolo, faccio del mio meglio. Fermo restando il fatto che, come non posso assumermi meriti non miei, così non posso neppure sentirmi in colpa io per fatti successi quando non ero nemmeno nata.
        Resta il fatto che non mi sono sentita offesa nel profondo perché sono italiana e gli italiani hanno fatto cose brutte. Ma di sicuro mi sarei sentita tirata in causa se in qualche modo io avessi sentito il peso della colpa.
        Che vuol dire questo? Semplice: si chiama coda di paglia. Perché gli uomini non sono scemi e si rendono benissimo conto che la vita di tutti i giorni li privilegia. Ma quando glielo si fa notare, si inalberano. Si sentono chiamati in causa perché si sentono in qualche modo colpevoli “Devo aver colpito abbastanza nel segno per farlo scaldare così” (cit.).
        Quindi la reazione che mi aspetterei dovrebbe essere piuttosto una ferma presa di posizione contro il maschilismo e la disponibilità a “fare la loro parte” per migliorare la società in cui vivono tutti i giorni pure loro. Basta poco. A volte anche solo riuscire ad ascoltare qualcuno che ti svela una verità scomoda che sta sotto gli occhi di tutti (e che tutti fingono di ignorare per tornaconto personale) senza dare in escandescenze.
        Vale

    • alessiox1 ha detto:

      Vale io nella mia vita non ho mai avuto comportamenti sessisti, sono sempre contro le persone che parlando di uno stupro dicono “e colpa sua ” ecc…., quindi ci sono delle cose che non riguardano me, essendo che citi la seconda guerra mondiale, al epoca si poteva fare qualcosa contro il nazi-fascismo (rischiando molto) e per aiutare gli ebrei, voglio dire se una donna viene licenziata perché è incinta mica e colpa mia,e ovvio che vorrei che non succedesse e che fossero tolte i licenziamenti in bianco (anche se questa pratica colpisce pure gli uomini delle dimissioni in bianco) , Vale su che cosa volevi una risposta?

      • Vale ha detto:

        Il fatto che tu non “pratichi” il sessismo, non implica tu non ricavi dei vantaggi dalla situazione. Ok, non sei un sessista, ma fai qualcosa di attivo per combattere il sessismo? Questo è il fulcro della domanda. Basta poco, eh, ad esempio ribattere in modo secco quando il solito tipo che si crede simpatico sproloquia sul fatto che le donne (in quanto tali) sono imbranate alla guida, o isteriche, o che se la prendono per niente, o che dovrebbero stare a casa a sfornare figli…
        Ora sono da cell e ho problemi a caricare i post. Appena arrivo a un pc ti cerco il post vecchio.
        Vale

    • alessiox1 ha detto:

      Fin qui ci siamo, comunque io come italiano sono contento dei successi presenti e passati della mia nazioni e dei miei connazionali.

  18. frantic ha detto:

    perché continui a rispondere a questi troll maschilisti?

    • Inizio a rispondere per abitudine, perché mi piace far conversazione e dò per scontato che la gente che scrive qui sia interessata ad un civile confronto di idee. Poi mi rendo conto che alcuni non sono il genere di persone che fa conversazione, così inizio a cestinarli.
      Da un altro punto di vista, trovo interessante mettere in luce la mole di assurdità che scrivono per giustificare il loro astio.
      Io credo che sia chiaro per chiunque legga che le cose che scrivono mancano totalmente di logica. Parlano di “privilegi” della donna, e poi ci raccontano che questi privilegi consistono in “concessioni” degli uomini: gli uomini “concedono” alle donne di “non lavorare” (perché naturalmente il lavoro di cura non è un vero lavoro, visto che non lo fanno gli uomini), gli uomini “concedono” alle donne di fare sport, gli uomini hanno concesso alle donne di votare perché questo tornava a loro vantaggio…
      Praticamente ci danno la dimostrazione che il maschilismo è vivo e vegeto, e credo sia utile, perché molte donne si sono convinte che non ve ne sia più traccia in giro.
      E’ interessante anche l’importanza che queste persone danno alla forza bruta, o il fatto che non riescano a concepire i rapporti sociali al di fuori di una scala gerarchica o relazioni differenti da quella che intercorre fra dominante e dominato. Anzi, più che interessante, è molto triste. E’ come se fossero persone affette da una sorta di glaucoma cognitivo: tutto quello che non rientra nella loro ristretta visione del mondo non esiste, oppure è “cattivo” e va combattuto…
      Penso di leggerli per curiosità, per farmi un’idea di come struttrano i loro ragionamenti. E’ da poco tempo che scrivo in questo blog, e – grazie al cielo – al di fuori di qui non conosco molte persone così sfacciatamente misogine…
      Dopo un po’ mi stufo, perché sono terribilmente ripetitivi. Una conversazione presuppone il reciproco ascolto, e questa gente non ha nessunissima intenzione di prendere in considerazione opinioni diverse dalle proprie, quindi finisce col ripetere all’infinito gli stessi 4 o 5 concetti all’infinito… e si, diventa terribilmente noioso per chi legge.

  19. alessio ha detto:

    Ma voi donne fate mai qualcosa di attivo per combattere le ingiustizie di genere subite dagli uomini?

  20. M. ha detto:

    Ti seguo con grande interesse da tempo. Non ho molto da aggiungere alle tue importanti riflessioni ma una domanda sì, che forse esce dal tracciato. Potrebbe essere lo spunto per un nuovo post. Mio figlio è più piccolo del tuo, circa quattro anni in meno, ma ha già subìto gli pseudo insulti “sei un gay! ma sei gay?”. Ho cercato di fare del mio meglio ma tu, voi, come affrontate l’argomento? A volte basta indossare un colore diverso dal mainstream, o la collanina, o degli anelli e l’etichetta arriva simultaneamente.

    • Non è facile affrontare la cosa da soli, dovrebbe essere anche la scuola a farsi carico di una educazione al rispetto dell’altro. Purtroppo la scuola spesso oppone resistenze sul genere “ma sono troppo piccoli per affrontare argomenti del genere”. Non si è mai troppo piccoli per affrontare il problema: il punto non è l’insulto che viene rivolto – che se non è gay è brutto, ciccione, stupido, femminuccia, secchione… – il problema è questo particolare momento storico in cui persino fra gli adulti un certo modo di esprimersi passa per “libera espressione del pensiero”. E’ difficile spiegare ad un bambino che non è a causa del suo modo di essere che viene preso di mira, ma il problema è di chi tormenta, se nessuno prende provvedimenti anche nei confronti del bullo: ignorare il bullo significa legittimarlo e legittimare il bullo significa convincere chi ne è vittima che si merita di essere tormentato. Supportare la vittima – soprattutto se è molto piccola – senza intervenire anche sul bullo, non produce alcun risultato…
      Non per niente la campagna nazionale contro il bullismo nelle scuole si chiama “smonta il bullo” e non “supporta la vittima”: http://www.smontailbullo.it/webi/index.php?s=1
      Non si può smettere di essere vittime di un bullo, perché venire presi in giro non è un ruolo attivo, ma il bullo deve smettere di tormentare la sua vittima.

      • Paolo1984 ha detto:

        La prossima volta che rompono le scatole a tuo figlio io risponderei “porto queste collane perchè mi piacciono, ne ho il diritto come tu hai il diritto di non portarli” se non funziona, si coinvolge l’insegnante (sperando che sia intelligente) se il bullo continua a rompere..bè io sono per le maniere forti (che sono legittima difesa a un certo punto perchè non si può subire sempre) ma mi rendo conto che non è una idea condivisa

  21. cloud ha detto:

    siamo già a metà novembre e solo ora ho letto i vari post. Tutti a loro modo interessanti, non condivisibili, ma interessanti.
    Nel mio piccolo riesco a dire poche cose che scriverò qui di getto forse in modo disarticolato.
    La prima impressione che ricavo è di una grande confusione: si mescolano i temi ed i livelli tanto che alla fine nulla più ha un senso, passare dalla discussione alla generalizzazione e allo scherno tipo “voi donne” o “maschietti” è un bel modo per arroccare.
    Comunque venendo agli argomenti fin qui svolti vorrei riprenderne alcuni:

    Sulla differente valutazione della vita sentimentale tra maschi e femmine direi che ciascuno deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte (se chiunque, maschio o femmina, si comporta in modo particolarmente visibile è ahimè normale che attiri su di sé critiche e commenti) e mi/vi chiedo: le donne come considerano altre donne che, usando parole di altri utenti, sono facili? Le donne come considerano gli uomini che passano da una donna all’altra? Credo che sia nel primo caso che nel secondo la risposta non sia poi così dissimile e non sia nemmeno troppo lusinghiera.
    Ciascuno risponda in silenzio nel suo intimo senza luoghi comuni.

    Come molti/e altri anch’io ho divorziato, non è stata una bella esperienza.
    Non parlerò di ex mariti che devono abbandonare il tetto coniugale a prescindere e nemmeno di quelli che dormono in macchina, già altri hanno detto, ma mi chiedo: è giusto che un papà, a causa di un progetto di vita naufragato, sia parzialmente spossessato della sua paternità: che possa vedere i figli solo in giorni prestabiliti e ad orari definiti (se la ex ha vantaggio a lasciarteli allora potrai vederli spesso, diversamente nisba). Quei figli li abbiamo cresciuti, lavati e accuditi, hanno dormito sulla nostra pancia, hanno mangiato, riso e pianto in braccio a noi e un giudice dice a che giorno e a che ora andarli a prendere e riportare. E guai a sgarrare. Se questa è giustizia. Parliamone.

    Per quanto riguarda violenza e sopraffazioni domestiche non so rispondere se non dicendo
    che è assente dal mio rapporto che altrimenti neanche si sarebbe formato,
    che condivido le faccende quotidiane dal lavoro, alla casa, alla crescita di ns figlio con la mia compagna che da due anni ho sposato,
    che ci confrontiamo a volte con toni accesi ma sempre con rispetto reciproco.

    Per il resto non riesco ad accettare la generalizzazione che vuole che tutti gli uomini siano così e tutte le donne siano cosà. Non è vero. Ripeto, parlo per me, io no, io non sono così.
    Non sono perfetto e sicuramente in passato ho avuto comportamenti ed atteggiamenti sessisti, probabilmente li ho ancora e ne avrò in futuro -come tutti/e- ma sono umano non una macchina.

    Per conto mio le donne al volante non sono imbranate salvo quando lo sono veramente.

    Chiudo con una provocazione, anzi due
    1) perchè quando un adulto fa del male ad un bambino se è maschio è “mostro” se è donna è “depressa”?
    2) mi piace lo sport femminile, in particolare le atlete!

    • “non riesco ad accettare la generalizzazione che vuole che tutti gli uomini siano così e tutte le donne siano cosà.” Neanche io. Infatti nell’articolo non c’è scritto niente del genere. Trasformare una tesi in un argomento simile ma criticabile, è uno stratagemma retorico noto col nome “straw man”, l’uomo di paglia. Non sono io a fare confusione. Forse è lei a non aver letto con attenzione, oppure a tentare un trucchetto vecchio come Aristotele…

  22. cloud ha detto:

    ho detto la mia con l’intento di dare un contributo piccolo piccolo alla discussione, la prima risposta contiene definizioni non troppo lusinghiere, grazie lo stesso.
    Per quanto riguarda l’articolo cui facciamo riferimento lo prenderei come uno spunto per una riflessione, a mio vedere arriva a deduzioni quantomeno discutibili, esempio:

    “Oggi si chiede alle donne che vogliono parlare di misoginia di modificare il linguaggio in modo da non ferire i sentimenti degli uomini. Non bisogna dire: “Gli uomini opprimono le donne ” – Perché è sessismo, un sessismo analogo a quello che colpisce le donne, forse peggiore. Invece bisogna dire: ” Alcuni uomini opprimono le donne.” Qualunque cosa tu faccia, non generalizzare. Questa è una cosa fanno gli uomini . Non tutti gli uomini – solo alcuni uomini.”
    Se dico:
    “i rumeni sono tutti ladri” oppure “gli albanesi sono tutti ubriachi” o “i marocchini sono fannulloni” sono giustamente accusato di razzismo. Cosa si deve pensare di chi dice “gli uomini sono tutti…?”

    -“La maggior parte di noi è cresciuta imparando che essere una brava ragazza significa mettere i sentimenti delle altre persone prima dei nostri…. ”
    La mia nonna mi insegnava le stesse medesime cose affiché fossi un bravo ragazzo

    – “Ma questa società odia le donne e quindi gli uomini, cresciuti in una cultura sessista, hanno la tendenza a fare e dire cose sessiste, spesso senza volerlo.”
    Non pare anche a lei che l’avverbio “quindi” usato in questa frase con valore deduttivo-conclusivo arrivi a deduzioni e conclusioni tanto generiche da essere prive di significato?

    “…dovremmo essere tutti d’accordo sul fatto che è relativamente facile per il cervello umano elaborare più di un idea contemporaneamente. E ‘ un grande, complesso organo, il cervello, ha circa le dimensioni e il peso di un orribile, marcio cavolfiore e ha spazio sufficiente a contenere la trama di diverse serie TV e il numero di telefono della ex-amante, che torna sempre utile dopo sei bicchierini di vodka. ”
    Qui la caduta di stile e di argomenti non depone a favore di chi l’ha scritto, o pensa che siamo tutti degli scimmioni? Non tutti guardano le serie TV (incredibile ma vero) e il numero dell’amante l’ho buttato anni fa (guardacaso ho una moglie e non ho mai fatto o farò cose che la possano far soffrire o che le manchino di rispetto, OK?)

    “E’ il sessismo che dovrebbe mettere a disagio. E ‘ doloroso e destabilizzante ricevere attacchi misogini, ma dovrebbe essere altrettanto doloroso osservarli da di fuori con la consapevolezza che anche tu sei coinvolto, anche se non sei un misogino. Quando un gruppo del quale si è membri agisce contro altri esseri umani, si dovrebbe reagire nello stesso modo in cui si reagisce quando un medico martella il ginocchio per testare i nervi. Se nulla si muove, c’è qualcosa di terribilmente sbagliato.”
    come si dice in rete straquoto

    ” …trattando le donne nella vostra vita come pari….”
    E’ sempre stato così che lei lo creda o no.

    Comunque alla fine di tutto, sono con lei, condivido il suo bisogno di affermare i giusti diritti di tutti, non voglio discriminazione nei confronti di nessuno, tantomeno in base al sesso, parlare di questi temi mi aiuta a capire e a capirmi, grazie

    • Ci sono tantissimi uomini che lottano attivamente contro il sessismo, come pure tante donne. Eppure (e accade anche a me, che sono donna) il sessismo permea così tanto la nostra società che è veramente difficile riuscire a pensare al di fuori degli schemi che ci propone. L’atteggiamento che tutti assumiamo (me compresa, a volte) è sempre difensivo: io no. E questo, sebbene non sia sbagliato, a volte è limitante: è irrilevante, quell’io no, se non si trasforma in un “voglio contribuire a cambiare le cose”. Credo sia questo il vero tema del post…

  23. Alessandro ha detto:

    Salire sulle scialuppe di salvataggio per ultimi dev’essere uno di questi vantaggi del sessimo di cui godiamo.

  24. Salvo ha detto:

    Ho scritto un commento lunghissimo, ma spero che verrà pubblicato.

    Permettimi di esprimere una relativa indignazione per questo articolo. Relativa, perché è un bell’articolo e tu non mi sembri affatto una stupida. Io porto qui la mia personale esperienza su una questione più che delicata e molto ampia. Pertanto il mio commento non corrisponderà perfettamente ad una risposta all’articolo, ma spazierà su vari temi.
    Tutto risale alla mia infanzia e al rapporto che avevo con le maestre delle scuole elementari: maestre, perché, a partire dal fascismo, l’Italia ha avuto sempre maestre. Non mi si poteva considerare uno studente modello, perché mi agitavo molto a lezione e mi rifiutavo spesso di fare i compiti a casa. In classe avevamo una compagna sordomuta e perciò dovemmo imparare la LIS, la lingua italiana dei segni. Ognuno dei compagni dovette ricevere un nome-segno, un gesto che lo identificasse agli occhi della nostra compagna. Non ricordo se il mio nome-segno me lo abbiano assegnato i miei compagni o proprio le insegnanti, ma in entrambi i casi esso dovette derivare dall’atteggiamento esplicito delle insegnanti nei miei confronti: mi diedero come nome-segno il gesto manuale delle corna, fatto con entrambe le mani, che si agitavano. Esplicitamente mi si assegnò quel nome-segno perché ai loro occhi ero “un diavoletto, il diavolo”. Quando verso i dodici anni di età abbandonai il cristianesimo andavo in giro a dire ai miei compagni di essere Satana. Solo oggi mi accorgo che forse proprio quella gentile assegnazione, operata dalle maestre, aveva determinato il mio successivo comportamento.
    Nella nostra classe avevamo all’incirca cinque femmine ed un maschio con il massimo dei voti. Per qualche motivo le eccellenze maschili ottenevano risultati peggiori. Questo perché le compagne avevano uno stile più ordinato, una maggior cura di certi dettagli come: fare cornici ai quaderni, scrivere tutti i passaggi di un problema di matematica, disegnare decorazioni sulle pagine dei compiti. Ricordo di aver fatto più di un problema di matematica approdando al risultato esatto, ma trascurando di scrivere ogni passaggio. In quei casi prendevo “distinto” laddove una mia compagna, che aveva ottenuto lo stesso risultato, per il fatto di aver disegnato un’ape o un fiore sul quaderno e aver scritto ogni tappa del problema (e averci messo un’ora in più rispetto a me per risolverlo), prendeva “ottimo”. Questo discorso lascia il tempo che trova, non si può considerare una discriminazione basata sul genere, tuttavia nel momento in cui le insegnanti paragonavano il mio modo di eseguire i compiti a quello delle mie compagne sicuramente ponevano una discriminazione molto personale e, a dirla tutta, molto scorretta dal punto di vista educativo. Infatti ciò che conta in un problema di matematica è che si sia trovata la soluzione, non per quale strada la si sia trovata: mettere un voto peggiore per questo motivo e dire in faccia allo studente che il suo modo di lavorare non va bene mi sembra un pessimo modello educativo. Esso prova anche una cosa: che nel sistema dell’istruzione elementare manca del tutto il privilegio dei maschi e la cultura maschilista. Questo non significa che in esso si trovi una cultura misandrica, né che in tutte le altre scuole elementari d’Italia o d’europa valga lo stesso, ma sicuramente, se è vero che viviamo in una cultura maschilista diffusa che ci alleva sin dall’infanzia, il mio caso rappresenta un’eccezione radicale alla regola. Non ricordo e ricordo, nel senso che non ho chiara la determinazione di questo vissuto, che le mie maestre dissero più volte che le femmine sono più intelligenti dei maschi. Che l’abbiano detto o meno ha poca importanza, perché fino ai sedici/diciassette anni ho avuto ben radicata in me la convinzione che le femmine avessero in generale maggiori capacità di ottenere successi scolastici.
    Siccome avevo delle difficoltà scolastiche i miei genitori mi facevano studiare spesso con mia nonna. Lei appartiene a quel gruppo di insegnanti delle scuole elementari che negli anni ’60/’70 del ‘900 riformarono l’istruzione elementare italiana introducendo pionieristicamente metodi didattici più moderni, basati sugli schemi, sui giochi, sull’informatica. Tengo a sottolineare che all’epoca, come negli anni novanta, lavoravano nelle scuole elementari prevalentemente insegnanti donne e che proprio in quegli anni il femminismo si diffondeva in Italia dalle elite culturali al vasto mondo. Ricordo chiaramente (e non è un vissuto inventato, dato che mia nonna fa ancor oggi questo tipo di discorsi) che una volta, la prima volta, lei mi disse grossomodo queste parole: “Voi maschi siete inferiori. Siete violenti e fate la guerra perché siete deboli di cervello e avete soltanto muscoli. Noi donne porteremo la pace nel mondo perché siamo più intelligenti e più buone e più capaci di gestire la società. Vi faremo scomparire e faremo nuove figlie con la clonazione”. Mia nonna, una donna che non potevo non amare, mi disse questo. Non puoi immaginare quale angoscia, anche oggi, il ricordo di queste frasi suscita in me, né quanto io, in età più avanzata, abbia dovuto rinunciare a molti aspetti della mia vita, a molta onestà con me stesso, a molto tempo, per liberarmi di quella che è una vera e propria minaccia. Una minaccia, perché crescendo mi trovai di fronte al problema della storia, della società, del futuro non solo mio, ma di chi verrà. E per quanto mi riguarda la scomparsa di alcuni tipi esistenti nella specie, la scomparsa di un intero sesso, la scomparsa di ogni possibilità che si ripeta in futuro la struttura biologica dalla quale io sono sorto e dalle quale provengo, rappresenta una minaccia terrificante. E insieme a questo senso di minaccia si contrappose l’idea che, dal punto di vista della specie, non ha alcuna importanza che rimangano in vita due sessi, né che in generale io mi debba riprodurre e che se anche dovessi riprodurmi, non farebbe alcuna differenza una discendenza maschile ed una discendenza femminile. Ma nonostante tutte queste rassicurazioni biologiche l’angoscia non passava. Il cuore mi dice che la differenza sessuale può avere un senso per la specie e per la cultura, che in ogni caso, anche se vale la parità dei sessi, vale anche la loro differenza. In altre parole credo che, se anche l’uomo ha in sé un insieme di caratteristiche vastissimo e che il valore della vita umana dipende da una molteplicità infinita di tratti individuali, debba valere come motivo di orgoglio anche l’essere maschio e l’essere femmina. La qual cosa per me significa semplicemente poter gioire della mia sessualità, poter avere in generale una sessualità, amare i miei genitali come ogni altra parte del mio corpo, amare i miei caratteri sessuali come ogni altro carattere del mio corpo. E questo mi si mostra anche come il requisito per poter amare altri individui e per poter amare persone con caratteri sessuali diversi dai miei. Tutto questo giro di discorsi può sembrare addirittura patetico, indice di molti problemi mentali: e infatti così stanno le cose. E ora devo affrontare anche questo: la mia conclusione, che anche i maschi hanno un sacrosanto diritto ad esistere e a perpetuarsi nell’umanità, proviene da una malattia mentale e da disturbi emotivi. Che essa provenga da queste condizioni e che quindi provenga in fondo da un mio interesse personale, che in quanto interesse personale e soggettivo non ha alcuna validità oggettiva, già smentisce quella conclusione? Anche questo, ora, devo capire.
    Torniamo in linea con il discorso. Trovo difficile, oggi, non vedere un nesso fra l’atteggiamento misandrico di mia nonna ed il suo ruolo nelle istituzioni. Certo, corro un po’ troppo se dico che, vista lei, tutte le donne che hanno contribuito alla trasformazione della scuola elementare in quella che mi ha educato odiavano gli uomini. Lo so che questa è soltanto una generalizzazione senza riscontri oggettivi. E tuttavia è anche una possibilità concreta e per questo può darsi che manchino i riscontri oggettivi solo perché nessuno ha mai aperto gli occhi sull’argomento. D’altro canto la mia esperienza personale non basta affinché ci si adoperi per uno sforzo collettivo verso un’indagine accurata dell’argomento. Basta però a dire che almeno un individuo ha subito una cultura misandrica, io. Questo nel contesto familiare. Può darsi che a scuola io e i miei compagni prendessimo voti più bassi perché effettivamente meno bravi, meno intelligenti, meno diligenti. Tuttavia trovo sospetto questo fatto ed ho il permesso di trovarlo sospetto: infatti io leggevo molto, avevo un’ottima memoria, mi piaceva fare le cose di scuola anche se le facevo a modo mio. Tuttora, nonostante il “distinto” in lingua italiana, credo di avere le migliori capacità grammaticali fra i miei ex compagni delle elementari. Non a caso più avanti intrapresi il liceo classico.
    Durante l’ultimo anno di scuole elementari mi abbonai alla rivista Focus Junior. Un numero, uscito all’incirca quando stavo finendo la quinta elementare, portava in copertina il titolo di un articolo: “Meglio maschio o femmina?”. L’articolo parlava delle differenze biologiche fra maschi e femmine umane: secondo l’articolo i maschi sanno correre, saltare e avere forsa bruta, mentre le femmine hanno maggiore intelligenza, hanno più memoria e una maggior capacità di risolvere i problemi. Manco a farlo apposta alle scuole medie trovai solo insegnanti donne e soltanto un uomo: il professore di educazione fisica. Non mi si presentò certo un’immagine maschilista della realtà. A quel periodo risalgono grossomodo i resoconti di mia madre, professoressa delle scuole superiori. Lei diceva spesso: “Le femmine sono più in gamba e più forti, fre i miei alunni i maschi sono tutti smidollati che non riescono ad ottenere alcun risultato. Questo perché noi donne abbiamo la capacità di sopportare il dolore del parto mentre voi maschi non sopportate la fatica”. Questo genere di considerazioni mi turba soprattutto perché trovava dei riscontri negli effettivi risultati dei suoi studenti e quindi non posso bollare la faccenda come un semplice stereotipo. Io posso anche dire che non è vero, che ottengo risultati peggiori perché vengo discriminato come maschio, che i maschi ottengono risultati peggiori perché vengono discriminati. Ma chiunque può dire il contrario: e cioè che i maschi vengono considerati peggiori perché lo sono effettivamente, perché ottengono risultati peggiori. Ma il fatto che ottengano risultati peggiori significa per forza che siano peggiori? Se prendo un voto basso in una materia ciò fa di me un incompetente di quella materia? Io oggi studio filosofia all’università e posso dire di avere competenze, in filosofia, maggiori di quelle che avevano le compagne e i compagni che alle superiori prendevano, nella stessa materia, voti più alti dei miei. Quindi no, il risultato ottenuto in un certo momento non è un criterio valido per riconoscere le qualità di chi lo ha ottenuto.
    Con la pubertà, i primi innamoramenti, le prime fantasie erotiche, cominciai a dire e fare cose misogine. Cominciò per me un senso di conflitto con l’altro sesso e dei primi meccanismi di oggettivazione sessuale delle coetanee. Questo passaggio che affrontai non derivò affatto da una cultura maschilista. Le ragazze, infatti, senza eccezione, tenevano gli stessi identici comportamenti di noi ragazzi. Anzi, in verità loro avevano cominciato prima, perché avevano raggiunto prima la pubertà. Noi ragazzi imparammo principalmente dalle nostre coetanee ad avere un comportamento narcisistico e masturbatorio di conflittualità fra i sessi. Le ragazze oggettivavano sessualmente i ragazzi più grandi e noi; noi ragazzi imparammo da loro ad agire nel senso opposto. Ci pensò mio padre a reprimere quelle prime manifestazioni di misoginia. Avevo appena cominciato ad affermare a piena voce la superiorità maschile e mio padre mi rispondeva a tono con frasi che si possono riassumere nella seguente: “No, le donne sono superiori rispetto agli uomini.” Smisi molto presto di avere comportamenti oggettivanti.
    Nel frattempo passai dalle medie alle superiori: lì si cominciavano a vedere alcuni insegnanti maschi, ma in un rapporto di 1 uomo ogni 5 donne. In ogni caso le ragazze prendevano voti più alti anche lì.
    Uscii dal liceo classico con 70 ed oggi studio all’università, dove le mi compagne continuano a prendere voti più alti.
    Tutto questo lungo discorso serve a dire che fin dove giunge la mia esperienza, che si limita al lavoro scolastico, non ho trovato alcuna traccia di maschilismo. Nemmeno di misandria, se è vero che le ragazze che ho avuto la fortuna di avere come compagne prendevano voti più alti perché se le meritavano. Tuttavia non ho trovato certo un trattamento privilegiato per me in quanto maschio. Non so come andrà nel mondo del lavoro, se mai vi accederò, ma dubito che nel lavoro prendano chi ha ottenuto risultati peggiori nelle scuole. Su questo non mi esprimo perché ancora non ho fatto esperienza dell’ambiente.
    Con ciò torniamo ora all’inizio del commento e al motivo per cui sento di dover mostrare un minimo di indignazione. Non ho le forze di fare campagne contro il sessismo, se non mostrando la mia adesione quando i miei impegni personali, quelli che devo prendermi per poter vivere, mi lasciano libero. Fermo restando che oltre al sessismo abbiamo tantissimi altri problemi a livello sociale e politico. Perciò la risposta alla quale tu solleciti gli uomini in questo post la chiedi con legittimità, ma non trovo legittimo che tu chiami comodi e disimpegnati quelli che non vi partecipano. Ognuno, come dici tu, è coinvolto in ogni caso, ma non tutti hanno la capacità per poter partecipare attivamente nel grado da te richiesto. Un uomo che lavori dodici ore al giorno dovrà anche prendersi del tempo per se stesso e, prima di occuparsi del femminismo pubblico, dovrà occuparsi della famiglia, degli amici, della casa, delle cose vicine. Poi dovrà guardare il telegiornale o leggere il giornale per avere il quadro generale della situazione. Se anche una persona che si trova in situazioni simili avesse modo di partecipare ad uno dei grandi movimenti culturali del nostro tempo come il femminismo, non vedo quale ragione gerarchica dovrebbe fargli scegliere il femminismo e non, ad esempio, l’ecologia. Tenendo conto anche del fatto che i due movimenti si influenzano a vicenda e che quindi indirettamente il nostro eroe si troverebbe ad influenzare anche il femminismo. Nella situazione scelta come esempio posso dire che non solo quest’uomo non avrà il modo ed il tempo di occuparsi del femminismo, ma anche che se se ne occupasse a scapito delle cose più vicine, come la famiglia, farebbe qualcosa di deplorevole. Primum vivere, deinde philosophari. Senza contare che limitarsi soltanto al femminismo provoca una prospettiva unilaterale come il limitarsi solo alla politica di un partito. D’altro canto un uomo che non si occupi del macro-femminismo potrà aiutarlo con un micro-femminismo meglio di quanto si pensi. Io non ho mai conosciuto uomini privilegiati dal maschilismo, ma se ne avessi conosciuti avrei forse combattutto il loro privilegio: ma solo nella misura in cui esso potesse andare a scapito di altri.
    Io personalmente, considerando la mia esperienza, vedo che dei problemi si trovano anche dall’altro lato. Perciò partecipo sia al femminismo sia alla questione maschile. Ho sperimentato personalmente la misandria e ciò mi basta per dire che il problema sussiste e soprattutto che esso rischia di svilupparsi. Se anche non si vuol considerare così grave e presente la questione maschile, io la considero abbastanza grave da richiedere una prevenzione. E per questo condivido anche buona parte della richiesta che la questione maschile fa al femminismo, cioè di rivedere alcuni punti classici della tradizione femminista in favore di un colloquio più fruttuoso, che va a vantaggio di entrambi i fronti.
    Comincio dal punto più doloroso. La violenza sulle donne. Nel ‘900 le femministe – o alcune femministe – fecero di Medea una martire, un’eroina, perché uccise i propri figli per vendicarsi dell’ignominia nella quale cadde in conseguenza della perdita di quelle condizioni sociali che facevano di lei una donna onorevole. Le femministe considerarono eroica la sua vendetta contro Teseo perché costituiva una vendetta contro l’intero patriarcato. Il mito tragico di Medea ci lascia in eredità come cognizione quasi un profilo psichico di chi commette violenza domestica. Chi corrisponde a questo profilo sperimenta il sentimento di una perdità d’onore ed agisce in cerca di vendetta. Il crimine non si può giustificare, come non si può giustificare il criminale. Tuttavia si può prendere in considerazione quanta tragica necessità si trovi nel gesto, ovvero quanto lo schema quasi causale della civiltà di vergogna greca permanga nella nostra attuale civiltà di colpa. Il femminismo riconobbe all’epoca in Medea una vittima del sistema sociale, misconoscendone la criminosità. D’altro canto oggi il femminismo stesso riconosce negli autori di violenza sulle donne delle vittime di una vergogna derivante dal sistema sociale, senza misconoscerne la colpevolezza. Il problema è che buona parte del femminismo odierno non vuol chiedersi se su questa situazione influisca anche altro oltre al vecchio patriarcato, se possa influire anche una branca violenta del femminismo che gli interlocutori della questione maschile chiamano nazi-femminismo (termine che non indica tutto il femminismo, ma solo una parte). A tal fine ho usato l’esempio di Medea: se Medea commette il suo crimine per ribellarsi al patriarcato e a causa di esso, come mai l’uomo violento di oggi commette il suo crimine a causa del patriarcato? A quest’equazione manca qualcosa, un elemento che viene taciuto. Qui porto la mia esperienza. Probabilmente l’uomo violento si trovò ad affrontare sentimenti analoghi a quelli che affrontai io. Per qualche motivo io non divenni violento, ma molti altri lo divennero, sentirono l’esigenza di ribellarsi. Ciò non li giustifica, ma pone un problema, quello della “questione maschile”. La questione maschile sostiene in pratica che alla radice della violenza sulle donne stiano l’antico patriarcato da un lato e, dall’altro, il nazi-femminismo. A questo punto non mi resta che mostrarti i sintomi di questo nazi-femminismo tanto vagheggiato, ma di cui posso parlare solo per esperienza personale, come presente nella mia famiglia. Da un lato posso indicarti questo video: https://www.youtube.com/watch?v=NkKRf4BtArE . Si tratta di un filmato che di per sé sembra non dire niente, ma che rende l’idea di ciò che in alcune aree del femminismo si sta preparando. Ora restano da vedere le conseguenze del problema sugli uomini. Ci sono i ribelli, cioè quelli che fanno violenza sulle donne, ma accanto a loro ci sono gli equilibrati, che non si fanno influenzare, e gli sconfitti. Questi ultimi gestiscono siti di questo tipo e vi scrivono. Gli articoli del sito sono scritti da uomini: http://ginarchia.altervista.org/ginarchia.html . La malattia degli uomini sottoposti ad un nazi-femminismo non va ignorata perché conduce alla violenza sulle donne e a individui ginarchici, malati appunto.
    Questo primo punto mette in evidenza il problema, cioè il fatto che la violenza sulle donne dipende tanto dal patriarcato, quanto dal nazi-femminismo o donnismo. Perciò si chiama questione maschile e non maschilismo. Sul perché invece si consideri il donnismo un derivato del femminismo, al punto di chiamarlo nazi-femminismo, vertono gli altri punti.
    Questi altri punti li consideriamo temi classici del femminismo popolare, ben distinto dal femminismo più teorico, appannaggio degli accademici.
    Sta molto a cuore agli esponenti della questione maschile il problema della genitorialità e della famiglia. Il tema classico al quale ci riferiamo è quello sulle radici della oppressione patriarcale della donna. Si considerò come radice la rivendicazione della paternità: l’uomo voleva esercitare un controllo sulla donna per rivendicare la propria paternità sui figli, per stabilire la propria discendenza, per partecipare alla cura dei figli in modo personalizzato. Questo processo dovette riguardare società sufficientemente organizzate e numerose da riconoscere l’esigenza di dividere maggiormente i compiti con il passare delle generazioni. Attraverso un’esagerazione degna di nota qualche femminismo descrisse addirittura tutta la storia come una conseguenza di questo peccatum originale. Oggi riconosciamo che per un’adeguata gestione dei figli e delle nascite non occorre né una famiglia tradizionale, né tantomeno un controllo rigido sulle donne tale da renderle di proprietà di un uomo. Da questo riconoscimento partirono i ritornelli classici: “l’utero è mio e me lo gestisco io”, “io sono mia”, etc. Si ottenne l’aborto. Più avanti si ottenne la fecondazione assistita. Ecco, qui comincia ciò che può portare al nazi-femminismo. Si parla di maternità e paternità, perciò qui nazi-femminismo significa misconoscimento ingiustificato della paternità a partire dall’idea che l’uomo non dovrebbe possedere la donna. Intendiamoci, secondo il mio punto di vista il bambino dovrebbe stare in famiglia per quattro anni, prendendo il latte al seno fino a quel momento, per poi finire in collegio fino alla fine dell’università, senza rapporti con i familiari. Se vivessimo in uno stato decente, con un sistema d’istruzione decente, potremmo farla finita con qualsiasi tipo di famiglia e far crescere i piccoli dalla scuola. Stando però con i piedi per terra attualmente abbiamo bisogno di famiglie con genitori. I genitori hanno una responsabilità nei riguardi dei figli e devono tenere in considerazione solo il loro bene. A questo punto io mi chiedo: cosa accadrebbe se una ragazza facesse l’amore con me, rimanesse incinta “per caso” e sparisse con mio figlio? Io me la prenderei per tutta una serie di motivi. Per prima cosa per il fatto di sentirmi usato: lo considererei proprio una violenza nei miei confronti. Io non sono lo strumento di nessuno e perciò trovo offensivo che mi si usi per fare figli. Certo, forse non lo verrei a sapere, ma il fatto stesso, visto in generale, è nazi-femminismo per quanto mi riguarda. Questo come primo problema. Ma dicono “l’utero è mio e me lo gestisco io”. Non mi sento d’accordo. Anche il pene, la prostata e i testicoli sono miei e me li gestisco io. Se avevamo l’accordo non scritto di fare un figlio insieme e tu abortisci senza chiedermi il permesso, tu hai abusato della mia genitalità e sessualità, mi hai raggirato. Non considero questa mia idea una forma di controllo sulla donna, perché qui ci sto di mezzo anch’io, non solo la donna. Stiamo parlando della mia e della sua discendenza. Si tratta di un segno che io, o chi per me, ho lasciato nel mondo e pretendo un riconoscimento, così come lo può pretendere la madre. Non approvo l’aborto. Tanto più se attualmente consideriamo illecita la pratica dell’utero in affitto senza considerare illecita la fecondazione assistita come se il seme maschile non avesse alcun valore, mentre l’utero sì. Il contributo maschile vale quanto quello femminile e perciò l’aborto deve procedere secondo il consenso o il diniego di entrambi i genitori. Se la donna in questione non vuole il figlio può cederlo senza problemi al padre dopo il parto. E viceversa può tenerselo se il padre non lo vuole. Questo mi sembra un sistema equo, che non discrimina e che non fa rivendicazioni oltre il dovuto. Chiamo nazi-femminismo ogni tentativo di considerare, mendacemente, il padre come non-partecipe, o partecipe solo a metà, della generazione della prole, con la scusa di contrastare una reale o presunta oppressione della donna.
    Per quanto riguarda la genitorialità mi faccio da parte perché non ne so molto. Ho soltanto l’esperienza di mia zia e mio zio, che vivevano insieme in casa di mia zia e dopo un po’ si separarono. Mio zio vede le figlie solo la domenica e venne costretto a vivere da un’altra parte. Però mio zio al tempo della separazione non lavorava e sicuramente non aveva mai commesso abusi nei confronti di mia zia o delle mie cugine: anzi, a dire il vero si tratta di un uomo senza carattere, che si fa mettere i piedi in testa da tutti. In base a quest’esperienza posso dire che veramente in materia di divorzio e affido il sistema giudiziario ha fallito. Mio zio, il più debole economicamente dei due, deve pagare gli alimenti a mia zia. Così mio zio si trova a vivere con un tenore di vita molto più basso di quando stava con mia zia. Inoltre gli si impedì di vedere le figlie per più tempo: il sistema giudiziario ha preferito evitare, senza alcun motivo valido, di offrire sostegno al padre in povertà, lasciandogli le figlie per un solo giorno alla settimana. Questo fatto mi dà conferma della tesi secondo la quale i padri vengono discriminati nei divorzi, ma per il resto non ne so niente. Fermo restando che le mie cugine soffrono per il divorzio e soprattutto per lo stato di depressione del padre.
    Infine credo che la questione del privilegio incida molto sulla nascita di un nazi-femminismo. Però ne parlerò un’altra volta perché la sto facendo molto lunga e non ce la faccio più. Un saluto.

    • Non sono riuscita neanche a leggere il tuo sproloquio, mi sono fermata alle apine sui quaderni e ti spiego anche il perché.
      Poniamo il caso che ci trovassimo su un blog che si occupa di fame nel mondo, e arrivasse qualcuno che iniziasse a raccontare che lui, sin da bambino, ha sempre avuto cibo in abbondanza, che andava nei supermercati e vedeva scaffali pieni di cibo, che ricorda solo tavole imbandite, gente che ordina piattoni colmi di spaghetti ai frutti di mare e grigliate miste, buffet straripanti di pizzette e tartine, distese di bibite di ogni genere… che per quella che è la sua esperienza, di cibo ce n’è persino troppo, e la gente sta male a causa del troppo cibo, quello è il vero problema.
      Pensi che qualcuno lo prenderebbe sul serio? Come reagirebbero i lettori? Ci sarebbe qualcuno, fra quelli che da anni si occupano di fame nel mondo, disposto ad intavolare una discussione con chi esordisce così? Oppure getterebbero nel cestino il commento scuotendo sconsolati la testa?
      Ho notato che hai scritto scemenze come “ginarchia”, “nazifemminismo” 🙂 Non voglio neanche sapere in che contesto le nomini. Non voglio neanche sapere perché sei qui. Non voglio neanche sapere che link hai inserito. Mi sono fermata alle apine e ho scosso la testa sconsolata…
      Ti auguro di tutto cuore di intraprendere un viaggio analogo a questo: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2016/04/21/il-viaggio-di-uomo-dalla-misoginia-al-femminismo/ Di incontrare persone disponibili a leggerti e a discutere con te: persone che hanno fiducia in te, che credono in te.
      Ti regalo una storiella: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/03/25/il-geco-e-il-cane/

      • Salvo ha detto:

        Perché dovrei avere bisogno di persone che abbiano fiducia in me e che credono in me? Ciao, scusa per il disturbo.

      • Perché è veramente difficile accettare di relazionarsi con uno che straparla di “misandria”, quando in questo paese muore una donna un giorno si e uno no per mano di un uomo, quando in televisione viene invitato a discuterne uno come Langone, che pubblica articoli nei quali ci spiega che le donne non dovrebbero leggere… Ma sono tanti, troppi per elencarli tutti, i motivi per cui una persona come te titilla i centri nervosi di chiunque non sia troppo impegnato a osservarsi l’ombelico. Nonostante questo, sono certa che anche dentro di te c’è una persona diversa. Forse un giorno qualcuno avrà voglia di aiutarti a tirarla fuori.

  25. Salvo ha detto:

    Non ho bisogno di alcun aiuto, ma grazie dell’inutile e fastidiosa premura. Ciao

      • Spasmo ha detto:

        Beh Salvo parlava del suo caso rispondendo ad un post che dice: “tutti gli uomini godono dei privilegi patriarcali”. Lui non ne ha goduto e ha scritto una risposta in tema.
        E’ come se il tuo post dicesse: “la fame nel mondo colpisce anche te, anche tu soffri di quella fame” e lui rispondesse “no, ne soffrono altri in questo ed altri paesi”.
        In effetti non ha nemmeno mai parlato di misandria, ma solo di alcuni problemi che, oltre lui riguardano gli uomini, cercando di dare una spiegazione del perché si attribuisce la colpa di questi problemi ad alcune branche del femminismo.

  26. Elisa ha detto:

    Fin dove si può spingere il negazionismo… dovrebbero essere messi in condizione di non nuocere alla società e invece te li ritrovi in parlamento a dire alle colleghe “torna in cucina”… negli ospedali pubblici a far morire le donne di parto… nei centri socio-sanitari a consegnare bambini al padre violento che li ammazza durante un incontro protetto… nei tribunali a fare il processo alla vittima anziché allo stupratore… E tutto questo non sarebbe SISTEMICO?

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