Pink

Ho letto una notizia: il Kinder Sopresa è sotto attacco delle femministe tedesche. Il progetto di commercializzare un ovetto tutto rosa, con sorprese ad hoc per le bambine – delle bamboline Winx – ha suscitato questa reazione: Con questi modelli si torna indietro e si riposiziona la donna nel suo vecchio ruolo di carina e sexy a tutti i costi, oltre al fatto che questi stereotipi possono danneggiare la salute psico-fisica delle ragazze e indurle a sviluppare disturbi alimentari come l’anoressia. (Stevie Schmiedel, esperta di studi di genere dell’università di Amburgo)

Pare che la Professoressa Schmiedel non sia alla prima battaglia anti-rosa, ed ho scoperto  che esite un progetto dal titolo PinkStinks (letteralmente “il rosa puzza”, anche se sarebbe più corretto tradurre “il rosa fa schifo”) che ci spiega: We believe that all children – girls and boys – are affected by the ‘pinkification’ of girlhood: bambini e bambine sono vittime della “rosizzazione” della femminilità.

Cosa rappresenta il rosa? Perché il rosa è donna? Chi lo ha deciso? E’ sempre stato così?

Allora ho fatto una ricerca ed ho trovato un interessante articolo di David Byrne (il cantante, lui) dedicato proprio al colore rosa.

Ho scoperto chefino agli ani ’50 il rosa era considerato un colore per maschi, mentre il colore femminile per eccellenza era il blu; lo conferma The Ladies’ Home Journal, che nel 1918 scrive: “The generally accepted rule is pink for the boy and blue for the girl. The reason is that pink, being a more decided and stronger color, is more suitable for the boy, while blue, which is more delicate and dainty, is pertier for the girl.” Il rosa è un colore deciso, più forte (decisi e più forti sono i maschietti), mentre il blu è delicato e grazioso (graziose e delicate sono le femminucce).

Cosa è successo poi?

Sempre Byrne ci offre una possibile (perché studi in merito non esistono, ovviamente) interpretazione delle cause del cambiamento. Durante gli anni ’40 gli uomini erano impegnati sui campi i battaglia della Seconda Guerra Mondiale; le donne, sole, si ritrovarono a dover (o finalmente poter) assumere un ruolo attivo nella società; se consideriamo l’analisi del The Ladies’ Home Journal uno specchio del pensiero comune, le stesse donne potrebbero aver deciso di adottare il rosa in quanto colore in grado di trasmettere un’immagine più forte ed energica.

Dando questa analisi per buona, il rosa non sarebbe un colore imposto da un marketing di stampo maschilista, bensì il simbolo di una improvvisa opportunità di autodeterminazione.

Compare un personaggio (compare sempre, ad un certo punto, in questi casi): lo scienziato. Nella storia del colore rosa è il Professor Alexander Schauss, che negli anni ’60 si dedica allo studio delle reazioni umane (psicologiche e fisiologiche) ai colori, per rispondere alla domanda (che ognuno di noi si sarà fatto, almeno una volta nella vita): che reazione emotiva un essere umano avrà se circondato da un certo colore? E quali risposte ci darà il suo sistema endocrino? (Monitorare il sistema endocrino è alla base di questo genere di ricerche)

Non voglio annoiarvi con dati e misurazioni. In breve, il Dott. Schauss, auscultando e analizzando (anche se stesso), è arrivato a concludere che una particolare sfumatura di rosa aveva un effetto estremamente tranquillizzante, ed era tanto convinto delle sue conclusioni da convincere il direttore di un istituto di correzione della Marina a dipingere di rosa le celle di detezione.

Questa è una di quelle celle. (This room at the US Naval Correctional Facility in Seattle, Washington, was the first to be painted Baker-Miller pink (a.k.a. Schauss pink). Full spectrum fluorescent lights ensured that the color was not distorted. Courtesy Alexander Schauss.)

Pare che l’adozione del rosa abbia effettivamente ridotto gli episodi di ostilità nel carcere militare che l’aveva adottato, tanto che vennero staziati dei fondi (dall’esercito, immagino) per studiare gli effetti del rosa su potenziali nemici, vista la sua capacità di ridurre comportamenti violenti e aggressivi.

Sembra che il rosa sia stato usato anche in ospedali psichiatrici: l’articolo cita un caso, in cui one implacable patient, whose behavior seemed to show no signs of improvement under normal conditions, was as a last resort placed in a pink seclusion room where “within six minutes he calmed, was heard crying, and was seen sitting in the middle of the room.” Sei minuti immerso nel rosa, solo sei minuti, e questo implacabile paziente trova la pace.

Andando avanti fino agli anni ’80, scopriamo che la Weight Watchers ad un certo punto scelse il rosa per impacchettare i suoi prodotti, sicura che avesse la miracolosa proprietà di inibire l’appetito.

Insomma, prima colore atto a simboleggiare la forza e il decisionismo della virilità, poi colore dell’emancipazione femminile, fino a diventare il colore che seda ogni forma di aggressività e voracità. Ammantiamo le donne di rosa: potrebbero bastare sei minuti per renderle più docili e accondiscendenti…

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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Una risposta a Pink

  1. migraciontotal ha detto:

    Finalmente! Sono anni che mi pongo le stesse domande, e ora che risposte interessanti! Pare che la metamorfosi del rosa abbia raggiunto il suo capolinea, si ferma sulle bambine/donne e non si emancipa più da decenni!
    Ma di certo non solo in Italia, almeno anche la Germania soffre di rosite cronica: vedere una bimba senza niente di rosa è raro come vedere un bimbo spingere una carrozzella con dentro una bambola……..

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