La discussione alla Libreria delle Donne

libreria-delle-donne1Ringrazio la Libreria delle Donne e Maschile Plurale per l’invito a partecipare, venerdì 11 luglio, all’incontro intitolato “La violenza fuori e dentro di noi“.

Di affrontare il viaggio fino a Milano, devo dire, ne è valsa davvero la pena.

Fra tutte le persone coinvolte nel dibattito che si è svolto online, forse la meno convinta della necessità della presenza di un corpo fisico per dare un senso alla parola scritta, ero io. Ciononostante, mi scopro entusiasta dell’esperienza.

E questo non perché io ritenga che il mio corpo, la mia voce, o il corpo e la voce di tutti coloro che hanno preso la parola, abbiano in qualche modo mutato il contenuto di quanto era stato già espresso, piuttosto perché ho avuto l’opportunità di osservare ed ascoltare quelle persone che non frequentano abitualmente il web, il cui contributo è stato a mio avviso la parte più interessante dell’evento.

Gli interventi sono stati registrati. Io spero che saranno pubblicati, a beneficio di coloro che non hanno potuto partecipare.

Visto che questo evento è stato preceduto da un “racconto coinvolto” di Marco Deriu, che scriveva:

L’aspetto che trovo problematico è che nelle discussioni virtuali non siamo mai posti di fronte al volto dell’altro/a, non siamo esposti al suo corpo, alle sue espressioni non verbali, alla possibilità di percepire le sue emozioni o quei segnali che aiutano a capire come si deve percepire quello che si sta dicendo. Talvolta in rete non si sa nemmeno con chi si sta parlando, non confrontiamo così né volti né storie. Credo che proprio la mancanza della presenza viva e corporea dell’altro ci spinga a concentrarci sulle singole frasi o parole in maniera troppo rigida brandendole come bandiere o come clave. Ma il fatto è che proprio quando pensiamo di inchiodare le persone alle parole ci sfugge l’essenziale, ovvero la dimensione dinamica e relazionale del linguaggio, ovvero la possibilità di venirsi incontro, anziché scavare trincee…

vorrei soffermarmi un attimo sui “corpi” e le loro espressioni non verbali, dei quali dalla pubblicazione degli interventi non potrete sapere nulla; in particolare mi soffermo sul corpo e la postura di Marco Deriu.

Ho trovato piuttosto sconcertante e persino paradossale che Marco Deriu si sia trincerato tutto il tempo dell’incontro dietro il suo portatile, digitando freneticamente forse un verbale dell’evento, con il corpo mollemente sprofondato nella poltroncina e gli occhi fissi allo schermo, invece che tesi a cogliere quella presenza viva e corporea dell’altro che – ci aveva raccontato – gli sono tanto necessari da impedirgli di esprimersi in loro assenza.

La sua “presenza corporea” è diventata addirittura grottesca durante l’ultimo intervento della serata, quando il silenzio e l’immobilità calati nella sala sono stati violati dal ticchettio delle sue dita sulla tastiera, e l’unico volto che non si è proteso a suggere la “presenza viva” che rendeva testimonianza – e proprio a lui si rivolgeva direttamenete – è stato il volto di Marco Deriu.

D’altra parte, altri membri di Maschile Plurare – dopo aver parlato per mesi dell’importanza fondamentale di un confronto “in presenza” – hanno ritenuto di non dover neanche rimanere fino all’ultimo intervento, e hanno abbandonato l’incontro ben prima della sua conclusione.

Una contraddizione profonda ed evidente, che non avrei mai colto se non fossi stata lì, concentrata nello sforzo di percepire le emozioni o quei segnali che aiutano a capire come si deve percepire quello che si sta dicendo.

Una contraddizione che si potrebbe riassumere con un vecchio adagio: fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare.

Advertisements

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in attualità, giustizia, riflessioni, società e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a La discussione alla Libreria delle Donne

  1. “perchè è meglio essere in carne ed ossa e antimaschilist*, che ectoplasmi pseudofemminist*”

  2. Pingback: Luisa Muraro: «Raccogliere la domanda di giustizia che viene dalle donne che hanno subito la violenza sessista» | Libreria delle donne di Milano

  3. Pingback: Luisa Muraro: «Raccogliere la domanda di giustizia che viene dalle donne che hanno subito la violenza sessista» » Massimo Lizzi

  4. Pingback: Gli uomini sono storicamente già associati a sufficienza » Massimo Lizzi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...