Langone, i tempi “maschi” e Sofonisba Anguissola

sofonisba

Lo so cosa state pensando: “che davvero leggi Il Foglio?”

Per quanto possa sembrare assurdo che qualcuno legga Il Foglio e addirittura si soffermi sulle preghiere di Camillo Langone, a me sembra più assurdo che Il Foglio esista e che l’Ordine dei giornalisti non abbia da dire nulla al riguardo.

A tale proposito colgo l’occasione per citarvi un passo della Carta dei doveri del giornalista, quello che recita:

Il giornalista ha il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza e non discrimina mai nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche.

Comunque, a pochi giorni dalla morte di Khaled al Asaad, Langone ci delizia con uno dei suoi sproloqui contro gli stranieri-estranei e, naturalmente, contro le donne:

Il problema non sono gli stranieri alla direzione dei musei, ma che metà sono donne.

L’arte non è cosa per femmine, ci spiega Langone, lo diceva anche Salvador Dalì! Siccome le donne creano bambini, non sarebbero in grado di creare null’altro di bello. Lasciare che le donne entrino in contatto con tutto ciò che ha a che fare con l’arte non solo è un sintomo di “decedenza”, ma è anche ingiusto: “Come se le opere conservate nelle gallerie nazionali fossero state prodotte per metà da femmine…” Le femmine non producono arte, non l’hanno mai fatto. Forse a loro non interessa, perché sono troppo impegnate a produrre bambini. Perché oggi le persone sono tanto irrazionali da proporre alle donne di fare cose che sono da sempre appannaggio di soli uomini?

Quadri, statue, foreste, malghe,scarpe basse e letture: quest’estate i giornali sono un tripudio di liste di cose che dovrebbero essere precluse alle donne in virtù del loro sesso. Lo stesso Langone, poso tempo fa, si scagliava contro i costumi da bagno: il bikini, ci spiegava, è un problema serio, soprattutto perché impedisce al poveretto di godersi la spiaggia.

Il nostro Langone deve essersi perso le più recenti ricerche sulle pitture rupestri, che ci hanno rivelato che molto probabilmente l’arte nasce grazie a mani femminili. E mentre lui rimpiange un passato nel quale gli uomini si dedicavano a fare tutte quelle importanti cose da uomini e le donne si rincantucciavano belle coperte in un angolino della storia a cullare infanti, la realtà dei fatti è ben diversa: il maggiore impegno, gli uomini, non l’hanno messo nell’affollare Capodimonte e Bargello di capolavori, ma nel cancellare ogni traccia dell’operosità muliebre al di fuori della camera da letto.

Quindi, per contrastare quest’opera di occultamento, oggi vorrei presentarvi una donna della quale sono certa che Langone non ha mai sentito parlare, una donna che Michelangelo stimava tanto da consigliarla come “pittrice talentuosa”: Sofonisba Anguissola.

Nata a Cremona nel 1535, è considerata la prima pittrice italiana (e alcuni sostengono europea) per eccellenza. Sofonisba partecipò come figura di spicco alla vita artistica delle corti italiane – data anche la sua competenza letteraria e musicale – ed ebbe una fitta corrispondenza con i più famosi artisti del suo tempo. Nel corso della sua vita – che figura fra quelle del Vasari nel primo libro organico di storia dell’arte che ci sia pervenuto – soggiornò anche in Spagna, dove rivestì il ruolo di ritrattista ufficiale della regina Isabella di Valois. Intorno al 1620, quando era ormai anziana e afflitta da problemi alla vista, incontrò il ventenne Van Dick, che la ritrasse in un dipinto accompagnato da una postilla:

“Ho imparato più da questa novantenne cieca che dai miei contemporanei”.

Dubito fortemente che vi abbiano parlato di lei e delle altre donne che si dedicarono con successo alla pittura durante le ore di storia dell’arte a scuola, perché è vero, il mondo dell’arte è stato ed è ancora innegabilmente maschio.

Ma non perché l’apparato riproduttore privi le donne del talento necessario ad ambire ad un posto accanto a Salvador Dalì, ma perché siamo circondati da uomini come Langone, che non hanno altro contributo da offrire all’umanità che la loro misoginia.

E allora possono accadere cose come quella accaduta a Catherine Nichols, che ha scoperto che il suo manoscritto poteva ricevere commenti entusiasti, invece di essere rifiutato, solo inviandolo agli editori corredato di uno pseudonimo maschile.

La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza, scriveva Karl Popper. Ed io non credo di avere ancora voglia di tollerare Camillo Langone, Il Foglio, e il loro ostinarsi a spacciare per giornalismo ciò che andrebbe classificato come becero maschilismo.

Per approfondire:

Il paradosso della tolleranza

Elogio della violenza

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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15 risposte a Langone, i tempi “maschi” e Sofonisba Anguissola

  1. Alice ha detto:

    Vorrei segnalare una lettura molto interessante: Idoli di perversità, di Bram Dijkstra, che studia le rappresentazioni in pittura delle donne fra Otto e Novecento, facendo collegamenti con le idee filosofiche e il pensiero dell’eopca (alcuni temi interessanti comprendono: la concezione della donna come madre-terra, la donna morente o malata, la donna schiava come rappresentazione del desiderio di dominio maschile – emerso con ancora più violenza nell’epoca delle prime rivendicazioni femministe. Ho letto solamente alcuni capitoli per ora, ma lo trovo una lettura illuminante nel complesso).
    Il motivo per cui il post mi ha fatto ricordare questo libro è che parla anche, seppur raramente, delle donne pittrici. La tesi dell’autore è che le donne artiste, a fine ottocento-inizio novecento, fossero costrette a rinunciare all’innovazione, a riprodurre temi di maniera senza originalità, insomma a non spiccare nel panorama artistico, anche e soprattutto a causa dell’astio dei colleghi maschi, delle loro pressioni e della loro tendenza a escluderle dalla comunità artistica se fossero state più che semplici casse di risonanza dell’arte maschile.
    (Del resto chi anche solo ha frequentato l’università sa come in arte, in scienza e in ogni altro campo l’approvazione dei colleghi sia fondamentale, il loro sostegno una base di appoggio necessaria senza il quale non si va da nessuna parte).
    Invece l’autore nota che molte più donne, in quel periodo, spiccarono nel campo della fotografia: arte nuova e ancora relativamente libera da regole in cui essere ingabbiate.
    Mi piace moltissimo una foto di Anne Brigman, scattata nel 1905, nota col nome di “Dryad” perchè appunto raffigura una delle ninfe degli alberi. La donna, nuda e in controluce, si staglia sul tronco di un grande albero. La sua nudità più che erotismo trasmette un senso di libertà e di immersione nella natura selvaggia.
    Un’immagine notevole dal punto di vista artistico, e molto più creativa delle driadi e delle altre ninfe dei pittori maschi di fine Ottocento (tema ricorrente all’epoca), spesso lascivette quando non donne-oggetto, sempre pensate in funzione di uno sguardo maschile.
    Comunque, le osservazioni di Langone e di quell’altro cretino di Pace sembrano prese dritte diritte da un articolo misogino di fine Ottocento. La lingua si evolve ma i contenuti no.

  2. Paolo ha detto:

    Langone è un integralista cattolico che rimpiange la Chiesa di Pio IX, ci sarebbe da stupirsi se fosse a favore della parità

  3. Nato Invisibile ha detto:

    Cara Riccio, pensavo che dopo Pace avremmo trovato finalmente pace, (scusa il gioco di parole), ma al fondo non vi è fine.
    Hai notato che Langone fa rima con Xxx….one? sarà un caso? io non credo! per tua tranquillità vorrei segnalarti questo illuminante articolo, sempre suo, in cui l’illustre Don Camillo esprime tutto il suo fervore per l’arte ed il suo spassionato amore per la donna, solo se sincera però: http://www.ilfoglio.it/articoli/2014/05/06/paola-bacchiddu-e-luso-elettorale-del-culo-qui-si-preferiscono-le-donne-sincere___1-v-98494-rubriche_c182.htm
    Il nostro Schopenhauer si scaglia contro l’uso della sineddoche in termini di corpo delle donne! Giammai si oserà ridurre la donna ad una parte del corpo, quale misera presa in giro… non si usa il corpo delle donne! Il Langone nazionale mi ha commossa, giuro. Lo sapevate? La città della Scienza dovevano bruciarla prima! http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/03/BruciarePrima.jpg Notoriamente infatti il sapiens non discende dai primati, e soprattutto non appartiene ai primati: si tratta del solito complotto dei rettiliani e delle scie chimiche!
    Mi domando come te, se sia possibile, se sia davvero possibile secondo la Costituzione Italiana, tutelare la libera manifestazione del pensiero di questo integralista cattolico dedito alla pornografia sincera, che annovera fra i suoi capolavori d’autore il pregiatissimo: “Togliete i libri alle donne: torneranno a far figli” (Libero, 2011)
    Non sa come altro accedere ai suoi 15 minuti di notorietà. Gli resta solo la pornografia, a giudicare dalle occhiaie. Non tromba da almeno un ventennio, non gliela danno neppure le signorine del circolo delle zitelle di Gaeta, gratis. Se fossi il suo direttore, lo istigherei a scriverne ancora delle grosse, cosa non si fa per vendere una copia in più, quando si tratta di giornalettismo..
    Ti abbraccio, con commossa solidarietà. Fosse per me, ci sarebbero parecchie cose – e testate “giornalistiche” – che a volerle bruciare anche ora non è troppo tardi.

    • Nato Invisibile ha detto:

      Avrei preferito tacerlo, ma non resisto. Lo so che questo articolo è vecchio e ormai il suo autore sarà diventato cieco a furia di rileggere il peccaminoso quinto canto dell’Inferno, dedicato ai lussuriosi, ma lo shock che mi ha causato la fugace lettura di queste esternazioni, rischiava di provocarmi un embolo, tanta la commozione (cerebrale) causata dall’altruista gesto dell’autore. Egli difende il mio onore e quello di tutte le donne, ma che gentiluomo! Contro il vilipendio causato, con dolo, dall’amore omosessuale. I gay, infatti, sono un’offesa alle donne, secondo lui. http://www.ilfoglio.it/preghiera/2011/12/01/___1-vr-28883-rubriche_c410.htm
      L’iperbole di follia che pervade queste poche righe con una progressione da capogiro, termina con un impareggiabile, vertiginoso raptus – mi consentano – da pulizia etnica verso gli omosessuali, pari solo alla follia dell’arianesimo. Una tale omofobia, nonché il completo omissis riguardo l’omosessualità femminile, non può che indurre in tentazione: la tentazione di pensare che chi (tanto) disprezza compra! e qui chiudo.
      Si potrebbero tentare delle repliche, argomentare, ma temo che non ci sia alcun neurone dall’altro capo del web in grado di inviare o ricevere impulsi dalle sinapsi. Encefalogramma piatto. Qualunque atto o commento verso questo ignobile essere, ha l’infausto risultato di aumentare la sua popolarità. Deve morire solo, senza dignità e dimenticato da tutti. Seppelliamo il suo nome e Pace all’anima pure sua!

  4. Maura ha detto:

    Per altro fare arte e gestire un museo non son proprio la stessa cosa, a prescindere. Gestire un Museo richiede sì conoscenze artistiche, ma soprattutto manageriali. Non avrei fatto gestire il Louvre a Van Gogh, ad esempio, che pure adoro come pittore. Oppure non affiderei la Scala a Mozart. Due volte idiota, dunque. Interessante invece la parte riguardante le cose da precludere alle donne. Ricorderei anche Andrea Scanzi e i sandali o comunque le scarpe che mostrano i piedi.

  5. IDA ha detto:

    Come ci ha ben ricordato Maura, gestire un museo è un lavoro diverso dall’essere artisti.
    Ma forse Langone ci dice che dal momento che le opere d’arte son fatte da uomini, son cose da uomini.
    “Lasciatemi immaginare, visto che i fatti sono così difficili da ricostruire, che cosa sarebbe accaduto se Shakespeare avesse avuto una sorella straordinariamente talentuosa, dal nome di Judith, poniamo. […] Nel frattempo, poniamo che quella sua sorella dal talento straordinario fosse rimasta a casa. Lei era avventurosa, creativa e desiderosa di vedere il mondo tanto quanto il fratello: ma non fu mandata a scuola. Non ebbe alcuna possibilità di imparare la grammatica e la logica, per non parlare di leggere Orazio e Virgilio.” -Una stanza tutta per sé-Virginia Woolf.
    Lasciatemi immaginare, visto che i fatti sono così difficili da ricostruire, che cosa sarebbe accaduto se Michelangelo avesse avuto una sorella straordinariamente talentuosa, dal nome di Michela, poniamo….
    Ma Virginia Woolf aveva realmente una sorella che è stata un’importante pittrice inglese Vanessa Bell e una zia fotografa; Julia Margaret Cameron.
    In musica si può ricordare Francesca Caccini, Scrisse madrigali, ballate, variazioni, musica per voce, e il melodramma; “La Liberazione di Ruggiero dall’isola di Alcina” . È la prima opera italiana scritta da una donna, e la prima opera in assoluto ad essere rappresentata all’estero; Varsavia e Parigi. Ma sconosciuta ai più. Edwin Dent, importante musicologo inglese, che al teatro musicale barocco italiano ha dedicato un monumentale studio, tuttora uno dei più importanti, su Francesca Caccini, dice solo che era figlia di Giulio Caccini (importante compositore) e che cantava. Si! Mentre faceva le faccende di casa.
    Edwin Dent frequentava le stesse spiagge di Camillo Langone.
    Edwin Dent è uno che ha fatto molto per la musica, ma quella maschile, tanto che si è sempre opposto alla presenza delle donne nelle orchestre, era quello che sbeffeggiava Ferruccio Busoni, perché si recava ai convegni e ai concerti con la moglie, per Dent le mogli dovevano stare a casa.
    https://bccida.wordpress.com/2014/07/04/francesca-caccini/

  6. IDA ha detto:

    Due cose anche sul Sindaco del Trentino, non si capisce proprio perchè le donne non possono occuparsi di forestale e alpeggio, (malga). Non devono portare i tronchi in spalle fino a valle.
    Oltre i 1200 metri la donne non ci possono andare? L’attività zootecnica dell’alpeggio, prevede anche la produzione di formaggi e di burro che è una produzione strettamente femminile. Certamente questo sindaco frequenta le stesse spiagge di Langone e Dent.

  7. Massimo Lizzi ha detto:

    Se può interessare c’è un articolo del direttore del Foglio, Claudio Cerasa, contro il politicamente corretto che, tra le altre cose, considera “maschilista” chiunque si permetta di criticare una donna.

    • Lo riassumo: il Foglio può scrivere quello che vuole, ma chi esprime un giudizio negativo in merito è un autoritario perbenista col manganello che non comprende la “complessità” delle loro argomentazioni, affiliato ad una “polizia morale” liberticida, brutto e cattivo.
      Evviva la libera manifestazione del pensiero (unico).

      • Paolo ha detto:

        E’ chiaro che il direttore del Foglio parla “pro domo sua”, ma sul terrorismo di matrice islamica sono tentato dal dar ragione a Cerasa

  8. IDA ha detto:

    Facciamo un po di chiarezza, tra “politically correct” e il suo contrario “politically incorrect”.
    Il “politically correct” in genere si intende quell’atteggiamento di rispetto nei confronti di alcune categorie sociali più vulnerabili e più deboli. Oltre a fissare norme minime per una civile discussione.
    Il suo opposto, e il Foglio ed il Giornale sono dei buoni esempi, il “politically incorrect”, al contrario sostiene che la discriminazione è un’opinione e il più forte ha diritto di vessare il più debole. In pratica in casa mia il “politically incorrect”, si traduce con “Stronzo”. Si con la maiuscola perché richiede la maiuscola.
    È vero che nel “politically correct” spesso si nasconde molta ipocrisia, ma pure il “politically incorrect” è maestro di ipocrisia, in più se sei “politically incorrect” e non fai parte della classe dominante, del sesso dominante, della religione dominante, della razza dominante ecc. in pratica se sei “politically incorrect” e non sei un dominante vuol dire che sei un servo e l’unica opinione che puoi avere è quella di disprezzare chi stà peggio di te.

    • Paolo ha detto:

      gli afro-americani che tra loro si apostrofano a suon di “nigger”, “nigga”, gli omosessuali che tra loro si dicono “ma che frociona che sei” sono politically incorrect ma non li definirei servi

      • Ida è stata chiara: è importante stabilire se sei fra i discriminati o se sei fra chi ha il potere di discriminare.

      • IDA ha detto:

        Sulla questione, ti ha risposto Riccio, e comunque te stai parlando di un’altra cosa, che non definirei politically incorrect, sono espressioni gergali usate all’interno del gruppo, tra persone che si conoscono, non sono parole usate per offendere. Va anche detto che tra gli afro-americani ci sono i razzisti, come tra gli omosessuali ci sono gli omofobi. La stupidità è trasversale alla classe, alla razza, al sesso o all’orientamento sessuale.
        Basta pensare, che noi italiani siamo stati vittime di razzismo per tutto il mondo, ma questo non ci ha preservati dall’essere razzisti, non solo con gli stranieri di colore ma tra italiani.

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