Delitto d’onore

“Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni.
Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona, che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella. Se il colpevole cagiona, nelle stesse circostanze, alle dette persone, una lesione personale, le pene stabilite negli articoli 582 e 583 sono ridotte a un terzo; se dalla lesione personale deriva la morte, la pena è della reclusione da due a cinque anni.
Non è punibile chi, nelle stesse circostanze, commette contro le dette persone il fatto preveduto dall’articolo 581”.

Questo l’articolo soppresso il 5 agosto 1981 grazie al n. 442, che ha abrogato la rilevanza penale della “causa d’onore”.

Un articolo pubblicato ieri da il Mattino, articolo corredato da una foto che ritrae in primo piano la vittima e l’assassino (lei ha il capo teneramente abbandonato sulla spalla di lui):

Le ultime due righe dell’articolo ci ricordano brevemente che l’assassino aveva i “precedenti per rapina e lesioni personali”.

Il presunto rapporto tra le due donne è emerso esclusivamente dal racconto di Marfisi, ma comunque, sebbene nessun cittadino di Ortona abbia confermato il presunto clima di dileggio che tormentava l’assassino, si è ritenuto opportuno dedicare a questa versione della storia gran parte dell’articolo.

Come era prevedibile, sulla pagina facebook del giornale troviamo questi commenti:

La norma non esiste più da oltre trent’anni, ma nella mente di chi scrive come di chi ci invita ad entrare in empatia con chi si è armato di due coltelli con le lame di 15 e 19 centimetri, ha massacrato Letizia Primiterra con non meno di 15 fendenti, poi ha infierito con 18 colpi sull’amica Laura Pezzella, quindi “davanti al marito della Pezzella e alla suocera di lei, «abbassato il finestrino dell’auto, faceva loro il segno di aver tagliato la gola alla Pezzella»”, l’attenuante c’è ancora.

Perché non basta eliminare una norma per cancellare secoli e secoli di storia.

La domanda che dobbiamo porci è: una narrazione del genere, che stimola l’emotività del lettore richiamando alla memoria l’offesa all’onor suo o della famiglia e sposta il disvalore sociale della condotta dalla violenza perpetrata sulla vittima a quelle azioni della vittima che hanno “dato scandalo”, macchiando la reputazione dell’assassino (“lo deridevano?” sottolinea il secondo commentatore – non sappiamo se perché sinceramente sconvolto o per ironizzare sul tono dell’articolo), contribuisce a perpetuare quella cultura patriarcale della quale il fenomeno della violenza contro le donne si nutre?

Se è vero che la responsabilità di una condotta criminosa è di chi la compie e di nessun altro, non dovremmo però tutti sentirci responsabili di quell’immaginario collettivo che legittima tali condotte e combatterlo, invece di supportarlo?

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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13 risposte a Delitto d’onore

  1. Paolo ha detto:

    gli articoli di giornale devono dar conto di tutto per completezza di informazione, compreso quel che dice l’assassino, certo devono evitare di presentare questa versione come “la verità” (e il giornalista ha chiarito che non ci sono prove di quanto afferma Marfisi). Ognuno è responsabile anche dell’empatia che prova; commentatori o commentatrici inclini a giustificare il maschilismo (o perchè sono ex mariti rancorosi o per altri motivi) prenderanno per buona la versione dell’assassino a prescindere da come la descrive l’articolo, perchè ognuno crede alla narrazione che più si confà alla sua visione del mondo, se un maschilista leggesse la storia di una donna che uccide per difesa il marito violento sicuramente non crederebbe mai alla donna nonostante l’articolo riporti le parole della donna o di altri che descrivono il morto come violento, non ci crederebbe perchè non vuole crederci. Io l’articolo in questione l’ho letto e non provo nessuna empatia per chi accoltella la ex moglie, anche se fosse tutto vero (la relazione, le prese in giro) lui non sarebbe minimamente giustificato, non proverei comunque nessuna empatia, perchè chi uccide la donna che diceva di amare non l’ha mai amata e merita solo disprezzo. Non sto dicendo che sono migliore di chi empatizza con l’assassino, voglio solo dire che la gente quando legge un articolo di giornale, crede a quello a cui vuole credere: se un razzista legge di un rom che ha commesso un reato penserà “tutti i rom sono delinquenti”, se lo stesso articolo è letto da chi razzista non è, questo pensiero non ci sarà

    • Quindi? La responsabilità è tutta di chi legge, a prescindere da ciò che viene scritto e come?

      • Paolo ha detto:

        è ovvio che se il giornalista avesse scritto “il povero Marfiso accecato dal dolore per il dileggio della perfida ex moglie..” la responsabilità sarebbe stata anche sua, ma non è questo il caso. Si è limitato a riportare le parole di Marfiso (anzi della Procura che come è suo dovere ha interrogato l’assassino per cercare di ricostruire la dinamica dei fatti e cercherà di appurarla) mettendo in chiaro che finora non ci sono prove di quanto afferma. (ma pure fosse tutto vero, quello resta un assassino senza giustificazioni)

      • Il tradimento, nel titolo, è messo in correlazione con la morte della traditrice, senza che si specifichi che si tratta della tesi difensiva dell’assassino. Nell’articolo il giornalista esordisce con la storia del tradimento, scelgiendola come incipit e attribuendola alla Procura, non all’imputato:
        “«Francesco Marfisi ha consolidato il suo progetto criminale il giorno prima dell’omicidio, in occasione del compleanno della moglie, quando le due donne lo deridevano dicendo di aver avuto un rapporto sessuale per festeggiare». Lo sostiene la Procura”.
        Solo nel secondo paragrafo, quando alla relazione extraconiugale aggiunge la questione del dileggio (“si sentiva deriso”: ma qualcuno lo derideva oppure no?), il giornalista ci comunica che “il presunto rapporto tra le due donne è emerso esclusivamente dal racconto di Marfisi”.
        Anche se a te non sembra, il punto di vista prevalentemente assunto da chi narra questa vicenda è quello dell’assassino.

      • Paolo ha detto:

        anche questo è vero, ma l’assassino è quello che per evidenti ragioni ha potuto raccontare la sua versione per primo, dato le altre persone coinvolte sono state uccise o (come la figlia) ferite da lui e non possono parlare. L’unica sarebbe non riportare affatto ciò che ha dichiarato ma è giusto?
        Forse sarebbe stato meglio riportare le parole di Marfiso in forma dubitativa e precisando che non ci sono prove di quanto afferma ma anche così i commentatori che hanno voglia di giustificarlo l’avrebbero fatto.

      • Si, sarebbe stato meglio, soprattutto considerato che le morte non possono parlare.

      • Paolo ha detto:

        sarebbe stato meglio ma io, forse in questo sono pessimista, temo che avremmo letto comunque sotto l’articolo quegli odiosi commenti “empatici” col carnefice

    • IDA ha detto:

      Paolo, ci provo, non so se ci riuscirò.
      Un mese fa Letizia in compagnia dell’amica Laura, si reca al centro antiviolenza “Non Sei Sola” di Ortona, per denunciare i continui maltrattamenti subiti dal marito. Nei giorni successivi sempre in compagnia dell’amica Laura, si reca dai carabinieri e fa querela al marito per minacce e dichiara di averne paura. Le amiche la convincono di andare via di casa ed è ospitata da Chiara, la figlia maggiore di Laura.
      Le amiche compreso Laura, la stavano aiutando a ricostruirsi una vita serena e avevano festeggiato i suo compleanno proprio la sera prima dell’omicidio.
      Il marito, Francesco, che ha dei precedenti per violenza sessuale, lesioni personali, danni al patrimonio e rapina. Si può presumere che non accetti la separazione e “infastidito” dalla denuncia mette in atto le sue minacce. Uccide la moglie e ferisce l’amica che la ospitava e la figlia jessica che era intervenuta in difesa della madre ed è incinta di 5 mesi, poi si reca nell’abitazione di Laura, sfonda la porta e la uccide con 18 coltellate in presenza di minori. Successivamente incontra il marito di Laura e li fa un gesto inequivocabile dal finestrino della macchina. Parla con il figlio per telefono e li dice che deve uccidere ancora altre due persone, le altre amiche di Letizia che secondo lui erano responsabili insieme a Laura di tutto, la denuncia e il resto, in pratica tutte quelle persone che erano a festeggiare al bar il compleanno di Letizia.
      Questi sono gli elementi che noi conosciamo. Sulla relazione tra Laura e Letizia, non c’è nessun riscontro e presumibile che sia una fantasia di lui, anche sul presunto dileggio durante la festa al bar, non c’è nessun riscontro, le testimonianze dei presenti smentiscono la versione fornita da lui.
      Il giornalista del mattino cosa fa? Ricostruisce la vicenda sulla versione di lui, sull’unico fatto non certo, che erano lesbiche. Certamente lo erano nella fantasia di lui, tutte quelle donne che stavano aiutando Letizia, per lui erano certamente lesbiche o puttane. Anche il gesto che lui fa al marito di Laura ha un significato ben preciso che ci dice molto della psicologia di questo uomo.
      In più sarei anche curiosa di sapere da dove il giornalista del Mattino desume che i precedenti dell’assassino,( violenza sessuale, lesioni personali, danni al patrimonio e rapina.) confermino, «una personalità impulsiva e l’assenza di adeguato autocontrollo». Tanto più non è un reato di impeto ma premeditato. Nel suo progetto c’era l’omicidio della moglie e delle tre donne che lui considerava responsabili.

      In più vorrei far notare anche una cosa. Spesso quando una donna subisce violenza o viene uccisa, si dice; perché non è andata via? Perché non lo ha denunciato?
      Bene in questo caso lei ha fatto tutte e due, lo ha denunciato ed è andata via, ma non è bastato, anche se lei aveva delle amiche che l’hanno aiutata. In questi casi quasi sempre le donne sono sole.
      Avrai certamente notato che il giornalista del mattino ha omesso molti fatti.

      • Paolo ha detto:

        sono d’accordo con te su tutto (stavolta) . E puoi evitare di scrivere “ci provo, non so e ci riuscirò” come se io fossi un cretino incapace di capire (o almeno se qualcuno mi ritiene un cretino me lo dica in faccia)

      • paolam ha detto:

        L’irresponsabilità si estende ai giornalisti di cronaca, è evidente, che non hanno il minimo sussulto nel montaggio di queste montagne di cazzate.

  2. Nick ha detto:

    Io no, non mi sento responsabile.

    • Antome ha detto:

      In effetti non ho capito bene cosa intendesse per sentirsi tutti responsabili. Posso però ipotizzare si riferisse a chi legittima un certo modo di pensare la donna, non responsabili a priori, ma potenzialmente, tutti di quello che si dice.
      Soprattutto perchè in altri casi non si ha nessuna difficoltà a notare il legame tra propaganda, forte indottrinamento e terrorismo, e non si ha tutti i torti.

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