Breastaurant: gli effetti dell’oggettificazione sulle impiegate

hooters

Recentemente un lettore mi ha consigliato questo articolo, Researchers Studied The Minds Of “Breastaurant” Employees And Here’s What They Found, il quale, a proposito di quelle attività commerciali note come “breastaurant” (dall’unione di breast = seno e “restaurant” = ristorante) si domanda: in che modo lavorare in uno di questi luoghi influenza il benessere emotivo e psicologico delle donne?

Due ricercatrici della University of Tennessee, Dawn Szymanski, Associate Professor of Psychology, e Chandra Feltman, Graduate Teaching Associate, per rispondere a questa domanda hanno condotto una serie di studi su di lavoro come Hooters – che letteralmente significa “tette” – o Twin Peaks – il cui logo, che rappresenta due cime innevate, è un esplicito riferimento ai seni generosamente esibiti dalle cameriere, strizzate in un top a quadri e mini-shorts (per chi non sapesse di cosa parlo, una recensione entusiasta qui).

Partiamo col dire che la maggior parte (circa il 75 per cento) dei clienti dei breastaurant sono uomini, molti dei quali di mezza età. Il servizio ai tavoli è quasi interamente gestito da personale femminile.

La catena Hooters ha legalmente ottenuto il diritto di discriminare quei maschi che vorrebbero lavorare nei suoi locali, sostenendo che l’essere femmina è essenziale per svolgere il lavoro nel ristorante (sebbene nessuna delle ragazze assunte sia in grado di servire i clienti servendosi soltanto delle tette). Come descritto nel Duke Journal of Gender Law & Policy, Hooters “alla fine ha concluso un accordo da 3,75 milioni di dollari che ha permesso alla società di continuare ad escludere gli uomini dal ruolo di camerieri e contestualmente ha creato dei ruoli ‘gender neutral’ per baristi e responsabili di sala.”

Perché per lavorare la Hooters essere femmina è fondamentale?

E’ chiaro che in questo genere di ristoranti non si va soltanto per mangiare, ma – come spiega la recensione che vi ho linkato – anche per “appagare i sensi e procurarsi piacere” per mezzo delle “viste panoramiche“; il “panorama” consiste nelle “curve mozzafiato” delle ragazze “sempre sorridenti, cordiali e ironiche“.

L’ “essere femmina”, insomma, è funzionale a “procurare piacere” agli avventori per mezzo del loro corpo sessualizzato, quindi ciò che vendono luoghi come Hooters o Twin Peaks, oltre al cibo, è il godimento della donna in quanto oggetto sessuale.

Oggetto che ti puoi anche portare a casa sotto forma di simpatico gadget

twin_peakspettoruto, sorridente ed ergonomicamente progettato.

Tornando al lavoro delle ricercatrici, il loro primo studio qualitativo consiste in una serie di interviste alle cameriere che lavorano nei breastaurants. Da queste risulta che le principali ragioni che hanno spinto le ragazze a decidere di lavorare e poi a rimanere impiegate in un breastaurant sono principalmente due: perché guadagnano più soldi di quelli che potrebbero guadagnare altrimenti e perché l’impiego garantisce loro un maggior grado di flessibilità rispetto ad altri impieghi analoghi.

Le partecipanti allo studio hanno raccontato che questi vantaggi costano loro commenti volgari indesiderati, avances sessuali e altre forme di molestie sessuali da parte dei clienti, molestie che comprendono l’essere afferrata, fotografata senza permesso, importunata con richieste di prestazioni sessuali e, in alcuni casi, l’essere pedinata.

Tutte le cameriere hanno riferito di provare una serie di emozioni negative legate a queste esperienze: ansia, rabbia, tristezza, depressione, confusione e umiliazione.

Nota bene: tutte.

Inoltre, hanno riferito di provare sentimenti ambivalenti verso il lavoro a causa della frustrazione causata dalle interazioni avvilenti e impegnative con i clienti, così come dai rapporti con colleghe non solidali e competitive.

Molte hanno raccontato di sentirsi spesso intrappolate in doppi legami: situazioni nelle quali ricevono messaggi contraddittori tali da creare dilemmi che non possono né risolvere né evitare. Una situazione del genere potrebbe essere, ad esempio, ricevere avances sessuali indesiderate da un cliente abituale che lascia sempre mance importanti: difendersi può causare una reazione rabbiosa, il perdere una mancia o addirittura un cliente, danneggiando l’azienda.

Un secondo studio quantitativo ha voluto mettere a confronto il vissuto delle cameriere dei breastaurant con quello di chi lavora in un normale ristorante.

In linea con i risultati del primo studio, i dati mostrano che le cameriere che hanno segnalato di subire oggettivazione sessuale sono quelle che maggiormente sperimentano una serie di interazioni negative con i clienti, che vanno dalle avance indesiderate ai commenti volgari. Dallo studio si evince inoltre che è molto più probabile che queste cameriere interiorizzino gli standard di bellezza proposti dalla società, che manifestino sintomi di depressione, e si dichiarino insoddisfatte del proprio lavoro.

Ci dicono le ricercatrici che gli studi, nel loro complesso, corroborano la teoria dell’oggettificazione, la teoria secondo la quale le donne, vivendo in un contesto che rappresenta e tratta gli esseri umani di sesso femminile come oggetti sessuali, tendono ad interiorizzare il punto di vista di chi le guarda; questo modo di pensare al proprio sé corporeo ha come conseguenza il costante auto-monitoraggio dell’aspetto fisico, che nel tempo causa l’insorgere di sentimenti come vergogna e ansia e rende sempre più difficile il percepire consapevolmente gli stati di benessere o malessere del proprio corpo.

Le donne che lavorano come cameriere in ambienti sessualmente oggettivanti, invece di sentirsi gratificate dall’attenzione maschile sul loro corpo, finiscono con l’essere ossessionate dal loro aspetto fisico e tormentate dal senso di inadeguatezza che questo comporta, arrivando a patire depressione e insoddisfazione.

Più le cameriere vengono messe in mostra, meno sono felici: gli studi effettuati suggeriscono che fra le due cose esiste un legame di proporzionalità inversa.

Se il breastaurant giova alle tasche delle cameriere, lo stesso non si può dire dell’influenza che il lavoro ha sulla loro autostima e il loro benessere psicologico.

Prima che veniate a scriverlo voi qui sotto, alcune precisazioni:

  • no, non mi sto organizzando per bombardare tutti i locali che richiedono un abbigliamento sexy alle cameriere, né intendo proporre l’arresto immediato dei loro gestori;
  • si, sono consapevole che le ragazze che lavorano in questi ristoranti lo hanno scelto liberamente, quindi vi prego, non lo scrivete qui sotto, perché contribuireste ad alzare il livello della mia depressione (se lo scrivete sarete immediatamente bannati dal blog, dalla pagina facebook e dal mio cuore);
  • no, non voglio “sovradeterminare” le ragazze che scelgono liberamente di mettersi in mostra per guadagnare di più, decidendo al posto loro quanta stoffa mettere sulle loro tette;
  • no, non sono bigotta né sessuofobica.

Perché questo post allora? Lo so che alcuni di voi se lo stanno chiedendo.

Innanzi tutto per cercare di spiegare perché il fatto che una persona scelga autonomamente e “liberamente” di fare qualcosa non è un argomento che possa impedirci di analizzare il contesto nel quale quelle scelte vengono prese e le possibili conseguenze di quelle scelte  sulle persone coinvolte e sulla società tutta.

E poi per chiarire che le “libere” scelte non sono necessariamente una fonte di benessere o di “empowerment” soltanto perché possono essere definite “libere”.

 

Per approfondire:

La scelta

 

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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201 risposte a Breastaurant: gli effetti dell’oggettificazione sulle impiegate

  1. Libero ha detto:

    🙂 ….”analizzare il contesto” ….miiiiiinkia è dagli anni 70 che non lo vedevo scritto. Dai, facciamo un bel corteo con lo striscione, andiamo dalla barista 20enne con 2500 followers su facebook, che porta insieme alle colleghe minimo 50 clienti che bevono (per un totale di 200 clienti a sera, fanno 50 per 4 cameriere) e la convinciamo a liberarsi dalle “catene opprimenti mercificanti”.
    Ma perchè non esci stasera? Fatti un giro, prima però spegni il computer e lo smartphone; poi fatti una chiacchierata con qualche ragazza al bancone, sono molto in gamba e sorridenti. Ti spiegano come funziona nel 2016. Mica figlie di qualche radical chic che ha fatto la contestazione un secolo fa, ma figlie di operai e impiegati che non ce la fanno a sostenere gli studi della ragazza in questione. Hai mai visto laureate in biologia che lavorano in disco o che fanno le bariste a 50 euro a sera? Io si, sono mie amiche. Sono dignitose e intelligenti.
    Sei tu che fai deprimere, non sei depressa.
    Su, su. Fatti le tette pure tu. 🙂

    • E se tu invece di commentare facessi lo sforzo di leggere l’articolo sotto il quale commenti? Così magari ti saresti accorto che si basa sulle interviste alle cameriere. Ma no, troppa fatica! Meglio digitare la prima stronzata sessista che ti passa per la testa! (mi riferisco al tuo consiglio di rifarmi le tette – certo è quello il mio problema, come il tuo problema è che i cervelli non si possano operare, almeno non per estirpare il ciarpame che ospitano) Anche io ho un consiglio un per te: esci con le tua amiche e non ripassare più di qua.

      • Antome ha detto:

        Spero che stesse scherzando anche se devo dire non si capisce bene. Alcuni indizi, il leitmotiv “siamo nel 2016” e l’accusa, modarola che “il contesto” sia roba da anni 70. E solo in quanto tale non più valida. Come a dire oggi contano solo i soldi e sono estremamente moderni, poi l’allusione “a loro sta bene così, nemmeno le donne sono più con voi, non sono oppresse, gli bastano un paio di tette ed è tutto facile”.
        La caricatura è evidente qui “Ti spiegano come funziona nel 2016. Mica figlie di qualche radical chic che ha fatto la contestazione un secolo fa, ma figlie di operai e impiegati che non ce la fanno a sostenere gli studi della ragazza in questione.” mi sembra difficile possa credere veramente che ciò sia un progresso, rispetto agli anni ’70 (e spero non sia nemmeno così senza sbocchi come la dipinge), la non garanzia di pari opportunità e di diritto allo studio.
        Si chiama Libero, quindi presumo sia la satira del sessismo virulento del foglio in questione, sebbene quando si tratta di attaccare Renzi sarebbero capaci di dire il contrario, ma sempre da una prospettiva rossobruna.

    • Vanessa ha detto:

      Sì, crogiolati del fatto che siamo nel 2016 tenendo conto che se avessero ragionato come ragioni tu quando hanno inventato la ruota staremmo ancora usando i bastoni.
      “Ehi, guardate! Con questa invenzione le nostre attività saranno più rapide ed efficaci!”
      “Fotte sega. Ti spiego come funziona il paleolitico, amico.”

  2. stefano ha detto:

    vabbè non è che ci voleva una ricerca per capire che lavorare in un posto del genere non sia il massimo (così come fare la pornoattrice, la prostituta eccetera; ma anche la semplice cameriera, visto che i bar li frequentano gli stessi uomini che frequenteranno ‘sto posto). Così come quando si parla di libertà pochi sono così ingenui da pensare che la scelta sia di per sé una cosa buona. Probabilmente le persone religiose sono in media più felici di quelle atee perché non scelgono un sacco di cose, e l’autocoscienza viene sempre più vista come una fregatura. Solo che abbiamo raggiunto un certo equilibrio che si regge sull’idea che è bene che la gente sia libera di farsi del male per conto suo e si cerca di lavorare sul prepararla a fare meno cazzate.

    • Zorin ha detto:

      C’e un mare di differenza tra fare la cameriera, anche da Hooters, e fare la prostituta o la pornoattrice.
      E soprattutto: lo sfruttamento maggiore e’ a danno dei clienti uomini, come ho spiegato in un post piu’ sotto.

  3. Paolo ha detto:

    insisto nel dire che queste ragazze non si stanno auto-oggettificando, ameno non più di quanto non facciano i commessi palestrati di Abercrombie o non abbia fatto per buona parte della sua vita Arnold Schwarzenegger (basta sostituire bicipiti, addominali e pettorali scolpiti alle tette grosse) solo che non ci sono ricerche su cosa provano i culturisti, gli spogliarellisti, i commessi-fotomodelli di Abercrombie o i partecipanti a Mr. Universo, chissà perchè.
    L’unica differenza tra le cameriere di Hooters e Schwarzy o anche qualsiasi commesso maschio iper-palestrato di Abrecombie o cameriere maschio giovane e belloccio, sono le molestie: pur apprezzando un bel corpo maschile le donne di solito esprimono il loro “apprezzamento” in maniera meno volgare degli uomini (con le dovute eccezioni) quindi è facile che l’uomo destinatario di tali esternazioni si senta più lusingato che umiliato. quindi il problema sono le molestie dei clienti: ebbene qui devono essere i sindacati ad attivarsi, va fatto capire che in qualunque modo siano vestite le cameriere, vanno rispettate e quindi non vanno toccate senza il loro consenso nè apostrofate in maniera volgare, non importa se chi ci va ci va per guardare le scollature delle cameriere, guardare non vuol dire sbavare nè sopratutto toccare senza consenso.
    quanto agli “standard di bellezza” bè esistono uomini fisicamente belli ed uomini fisicamente meno belli, lo stesso vale per le donne, accettiamolo non c’è nulla di imposto in questo

    • Ma “oggettificazione” lo hai capito che significa? Io credo di no.

      • Paolo ha detto:

        in questo blog si pala spesso anche di auto-oggettificazione riferito a chi sceglie certi mestieri, ecco le cameriere “pettorute” di hooters o i commessi palestrati di abercrombie non si stanno auto-oggettificando e non hanno “interiorizzato” nulla; sono i clienti buzzurri che le oggettificano quando le molestano ed è questo che va cambiato

      • Si parla si “persona sessulmente oggettificata” quando una persona è percepita come oggetto adibiti all’uso sessuale altrui, piuttosto che come soggetto in possesso della capacità di agire e prendere decisioni autonomamente. In questi locali l’oggettificazione è palese, visto che le cameriere vengono direttamente associate a oggetti inanimati (vedi i mouse pad pubblicitari) e che gli uomini non possono ricoprire il ruolo assegnato alle donne. Le stesse cameriere intervistate percepiscono chiaramente il loro ruolo di oggetto a disposizione, proprio per questo vivono le molestie come un dilemma insolubile: reagire con fermezza di fronte ad una palese violazione dei loro diritti (essere toccate, fotografate senza il loro consenso) mette a rischio – cito dall’articolo – “the company business”. Quindi si, accettare di lavorare in un luogo nel quale la sessualità femminile è offerta ad uso e consumo della clientela insieme al cibo è auto-oggettificazione. Stabilire che c’è un “uso” più o meno lecito dell’oggetto-donna in vendita non inficia in nessun modo la relazione fra il fruitore-maschio e l’oggetto fruito-femmina che è alla base dell’esercizio commerciale, come d’altronde dimostra la deroga alle leggi sulla discriminazione sul posto di lavoro concessa a questi locali.

      • Paolo ha detto:

        Ripeto: una cameriera può essere pure nuda ma è sempre una persona che lavora, il problema è di chi la vede come un oggetto non del vestito della cameriera. le molestie sessuali sono reato mi risulta e lo sono anche da Hooters avranno ottenuto una deroga alla legge per assumere solo cameriere donne ma non possono ottenerla sulle molestie sessuali: i clienti che si comportano come buzzurri vanno cacciati, ci vuole una organizzazione sindacale

      • Grazie Paolo per aver chiarito che una persona rimane sempre una persona, anche quando è oggettificata. ..non so chi abbia sostenuto qualcos’altro, però.

      • Paolo ha detto:

        io dico che non si auto-oggettificano, una cameriera vestita in maniera considerata sexy non si auto-oggettifica, sta lavorando. E’ chi le molesta che le oggettifica

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Paolo, se devi pagare le bollette e quel lavoro ti permette di farlo, lo fai anche sei consapevole che ti sta oggettificando e subisci ingiustizie senza poterti ribellare. “Svolgere un lavoro in certe condizioni” non coincide sempre con “mi piace farlo”, purtroppo.

      • Antome ha detto:

        Mi sembra di aver capito, però che il cliente abbia sempre ragione, se il padrone ha deciso così, anche quando sta diciamo andando un po’ oltre, se il suddetto, in un calcolo costi benefici, stabilisce che gli conviene tenere il cliente invadente. Sono d’accordo che serva sindacalizzazione e questo vale per gran parte del mondo del lavoro e oggi manca, con la neutralizzazione della concertazione, non funzionando più o quasi a livello statale.

      • Paolo ha detto:

        Antome le molestie sessuali sono reato negli USa e Hooters per fortuna non ha ottenuto nessuna deroga su questo, quindi il cliente che mette le mani su una cameriera non ha “sempre ragione” e se Hooters gli da’ ragione commette reato

    • Vale ha detto:

      Ti ho risposto su Arnold Schwarzenegger nell’altro post in cui l’hai nominato.

    • Jinbe ha detto:

      Ma hai compreso l’articolo? Il parallelo coi commessi – o le commesse, esistono anche loro – non è pensabile. Non capisco poi perché venirsene fuori con l’auto-oggettivazione, non è del motivo per cui delle donne scelgono un lavoro pagato meglio di un altro che si parla.

      • Paolo ha detto:

        i commessi di Abercombie almeno fino a un annetto fa erano bei ragazzi palestrati spesso a torso nudo, è ovvio che venivano scelti per il fisico e perchè “gradevoli all’occhio” secondo il gusto statisticamente maggioritario di uomini e donne, quindi il paragone calza.
        Per il resto, ripeto che le molestie sessuali sono reato, anche se la cameriera ti dovesse servire in topless sta lavorando e se tu la tocchi senza consenso sei un porco, commetti un reato, non è lei “oggettificata” sei tu porco.

      • Jinbe ha detto:

        Non calza, perché nessuna catena di abbigliamento incoraggia né legittima la molestia sessuale. Magari una cosa simile poteva valere per A&F anni ed anni fa, ma anche lí le cose son cambiate. Secondo te una di quelle cameriere può tranquillamente denunciare senza esser licenziata? E perché le molestie sono cosí frequenti se il luogo e le politiche dei breastaurant non le facilitano?

      • Paolo ha detto:

        Jinbe, non siamo più nella Londra dell’800 o in un romanzo di Dickens o di Zola dove i lavoratori licenziati morivano di fame in mezzo alla strada e non avevano nessuna tutela o organizzazione sindacale che li protegga. Persino nei capitalistissimi USA ci sono organizzazioni sindacali ma anche se le cameriere di Hooters non avessero nessun sindacato, la ragazza che dovesse essere licenziata per aver denunciato delle molestie può denunciare pubblicamente la cosa sui social e smerdare il locale e fargli cattiva pubblicità (certo trvoverà dei troll che le danno torto ma troverà anche chi è solidale con lei), in occidente non è tutto schifo e oppressione, ci sono degli antidoti,e delle reazioni possibili da mettere in campo.
        Comunque a me risulta che questi locali abbiano delle politiche molto severe al riguardo: un cliente che trattasse le cameriere in maniera irrispettosa verrebbe redarguito ed è anche normale: per quanto possa essere alto lo stipendio nessuna donna lavorerebbe come cameriera in un locale dove i clienti possono metterti le mani addosso senza conseguenze, è nell’interesse della direzione del locale redarguire i clienti buzzurri che causano gli “incidenti” che secondo zorin capiterebbero in questi ambienti

      • Viviamo nel migliore dei mondi possibili. Certo, Paolo.

      • Jinbe ha detto:

        “per quanto possa essere alto lo stipendio nessuna donna lavorerebbe come cameriera in un locale dove i clienti possono metterti le mani addosso senza conseguenze”

        Che l’articolo ti smentisca punto per punto ovviamente non ti interessa. Mi domando perché ostinarsi a commentare qualcosa che non si è letto o che non si vuole comprendere. Ci fai o ci sei?

      • Paolo ha detto:

        Jinbe,Gli Usa hanno tanti difetti ma non sono il Pakistan; esistono normative contro le molestie sessuali che anche Hooters è tenuto a rispettare, se non le rispetta allora si scatena il caso e si porta la compagnia in tribunale, si chiedono risarcimenti per milioni di dollari, si costringe la compagnia a correre ai ripari per evitare danni d’immagine e risarcimenti milionari, si chiama class action e in USa ha ottenuto notevoli successi contro grandi compagnie anche più grosse di Hooters

      • Jinbe ha detto:

        E com’è che non è ancora successo? Tralasciamo poi che l’articolo non trattava su come far causa ai breastaurant.

      • Paolo ha detto:

        E com’è che non è ancora successo?

        questo non lo so e non lo sai neanche tu, Io so che dove è successo qualche risultato c’è stato

      • Jinbe ha detto:

        Ahhh non lo sappiamo… suppongo non si possa neanche ragionare del fatto che quelle lavoratrici magari non si sentano abbastanza sicure di poter affrontare una causa simile. Sia mai che attraverso ragionamenti e fatti si smentisca il fantabosco nel quale credi di vivere.

      • Paolo ha detto:

        è ovvio che si ha paura di denunciare ma se non si fa una denuncia niente cambierà mai: facendo le denunce non hai la certezza di migliorare le cose ma senza denunce c’è la certezza che peggiorino. E’ come con la chemioterapia: facendola non hai la certezza di rimuovere il tumore ma non facendola hai la certezza di morire.
        E poi ripeto siamo negli Stati Uniti, non in Corea Del Nord

      • Antome ha detto:

        Io ti capisco Paolo, quello che stai dicendo, e vogliamo tutti/e avere fiducia che abbia ragione, è che c’è una via d’uscita, per quanto tortuosa e difficile, ad innegabili ingiustizie, rispetto a paesi dove la condanna è quasi certa. Qui non si tratta dell’inutile esercizio, che vedo sempre più spesso su internet, di raccontarsi di quanto siamo fottuti, che i poteri forti ci controllano, ormai hanno vinto e sono imbattibili, quindi tanto vale rassegnarsi ( e quindi mi chiedo perchè parlarne tanto e farsi p… a vicenda e non mettersi l’anima in pace visto che ci si è), siamo d’accordo che questa non è una mentalità utile, ma si tratta anche di illustrare quali sono questi problemi a chi nega che ci siano e quali siano gli strumenti per cambiare le cose in alternativa alla rassegnazione.

      • Paolo ha detto:

        infatti io non ho mai detto di rassegnarsi al doppio standard che condanna le donne come “poco rispettabili” se si spogliano (per lavoro, per diletto o per entrambe le cose) e premia o è indifferente agli uomini che fanno lo stesso

  4. men ha detto:

    ma in italia non esistono? se si fornisci qualche indirizzo…

    • Non che io sappia. Ma puoi sempre emigrare.

      • men ha detto:

        non parlo bene l’ inglese e lo capisco ancora meno in più gli americani mi stanno sul cazzo da sempre, quindi ho deciso di rimanere nella mia bella italia e aspettare con pazienza che il nostro paese si liberi dal bigottismo cattolico e dall’ ipocrisia femminista e finalmente che aprano posti del genere anche qui.
        anche in svezia si può emigrare visto che a voi femministe quel paese di mezzi finocchi ubriaconi vi piace tanto perchè non vi ci trasferite in massa

      • Allora aspetta e spera.

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Caro men, posso assicurarti che in Svezia si trovano un sacco di uomini etero, gran fighi, per nulla ubriaconi e molto piú interessanti che in tanti altri posti…
        anche bravi a letto, se proprio la vuoi sapere tutta. 🙂

    • Vanessa ha detto:

      Sti c***i, io non sono bigotta e sono per il sesso libero, quindi aprine uno tu dove ci sono bei figaccioni in mutande e smettila di menarla come una prefica.

    • Zorin ha detto:

      Men non credere a quello che leggi qui, gli Hooters sono locali all’acqua di rose dove ci sono semplicemente cameriere belle, ma il tutto finisce li’, anzi no: hanno pure prezzi piu’ alti del normale.
      Francamente, un bar normale con cameriere carine e’ meglio e costa meno.

    • IDA ha detto:

      men. in italia non esistono non per colpa dei bigotti o delle femministe, ma perchè c’è lo statuto dei lavoratori. l’abbigliamento deve rispettare la dignità del lavoratore. Cercarono di fare una cosa del genere un anno fa a Firenze, ma le lavoratrici si sono rifiutate di indossare quegli abiti e ne avevano il diritto, ma in america non hanno questo diritto. Comunque sei sempre in tempo a chiedere a Renzi di abolire questa legge, certamente vi accontenta. Men..Mi sei diventato anche omofobo? Cosa sarebbero gli svedesi? E perchè mai?

      • men ha detto:

        renzi penso che abbia altro per la testa al momento…comunque non sono omofobo però gli svedesi sono qualcosa di unico abitano in un paese pieno di fighe anche abbastanza disponibili e loro invece di piombarle passano le serate ad ubriacarsi nei pub. quando una svedese esce con un italiano si innamora quasi sempre perchè non sono abituate a ricevere i complimenti dai loro compatrioti e se vanno al ristorante dividono il conto, mentre quando escono con un italiano vengono corteggiate alla morte e se le portiamo in un ristorante o in un bar non ci sogniamo nemmeno di farle tirare fuori i soldi…
        quando avevo 20 anni rimini era invasa di tedesche, olandesi e svedesi quest’ ultime non avevi neanche bisogno di farle bere per portarle in spiaggia sui lettini…ah che bei ricordi…
        gli uomini svedesi grandi amatori? a me non risulta proprio…

      • Ma quante svedesi conosci? Hai condotto un sondaggio fra le donne svedesi? Sei stato in Svezia? Ma di che parli???

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Certo men, le donne in Svezia scopano solo con gli alci e gli uomini solo con le renne.
        Allunghiamo la lista degli stereotipi per sentito dire?
        O hai esperienze dirette delle capacitá amatorie degli uomini svedesi?

        (a volte questi troll MRA dicono castronerie talmente galattiche che é divertente leggerli e vedere come proseguono. Interessante anche perché gli MRA stanno sempre a lamentarsi che devono pagare tutto alle femmine-sanguisughe, per poi vantarsi di non permettere loro di tirare fuori i soldi. Decidetevi. )

      • men ha detto:

        le svedesi che ho conosciuto le ho conosciute in italia e quello che mi hanno detto dei loro uomini era che non erano romantici ed erano tirchi. poi vabbè non ho conosciute centinaia però una decina si….
        in svezia non sono mai stato e non penso di andarci fa troppo freddo e poi un paese che punisce i clienti delle escort e osteggia la prostituzione non fa proprio per me.
        margana la fee mettere mano al portafogli e fuori e tirare fuori il grano quando sei con una ragazza non è un problema, naturalmente vogliamo essere ricompensati adeguatamente…. perchè spendere soldi per una stronza è come buttarli nel cesso.

      • IDA ha detto:

        Di quello che hai detto non c’è nulla che possa mettere in dubbio la virilità degli uomini svedesi. A te non risulta, perchè con quanti uomini svedesi sei stato a letto? Morgaine le Fée, ti fa quelle affermazioni, perché ha le sue buone ragioni.
        Per quello che riguarda l’alcol la svezia viene subito dopo l’italia. http://www.west-info.eu/it/la-classifica-dei-paesi-europei-dove-si-beve-piu-alcol/
        Preferisco il modello svedese, secondo il tuo ragionamento una passa o da stronza o da puttana. Meglio evitare equivoci ognuno paga per conto suo ed evitiamo inutili romanticismi.
        In borgogna c’e una vigna “la Tache” di pinot nero, che era stata regalata a Madame de Pompadour, da un suo corteggiatore. Io non chiederei una vigna, ma una bottiglia di vino prodotto da quella vigna, “La Tache” si, visto che devo essere considerata come lei.
        http://www.ebay.it/itm/2-Romanee-Conti-1996-1-Romanee-Conti-1-La-Tache-98-WA-98-WS-/301255832299?hash=item46243f32eb:g:MtMAAOxycmBS4Rv5
        Comunque una vigna nel Chianti o nel Monferrato andrebbe sempre bene, ci si può trovare d’accordo.

      • Morgaine le Fée ha detto:

        men, da questo si vede come tu consideri tutte le donne delle prostitute: pagare per loro, (credere di) intortarle con un paio di paroline romantiche, e avere sesso in cambio.
        Quelli come te non escono con una donna per uscirci assieme, per stare bene in compagnia di una persona che piace, ma per avere una “prestazione” in cambio. Tu non riesci a vedere le donne come altri esseri umani con cui interagire alla pari. Per fortuna che ci sono molti Men che non ragionano come te.
        Per il resto, sono orgogliosa di vivere in una nazione che osteggia la prostituzione ed é riuscita a scoraggiare il trafficking di esseri umani piú di altre.
        (by the way, ho cuccato qui in Svezia molto piú che nell’Italia di “splendidi” latin lover)

      • Paolo ha detto:

        l’Italia non è il paese dei latin lover è il paese dove anche l’uomo più brutto e miserabile si crede un latin lover.

        Caro Men, le donne che si lamentano dei mariti che preferiscono andare al bar e le trascurano ci sono in Svezia come ci sono in Italia quindi smettila

      • Antome ha detto:

        Vedi Ida, il problema è che certe enormità e raccolta da Bingo di luoghi comuni “da Bar”, con tutto rispetto per i bar, non trovano contradditorio e ricevono un sacco di like, devi vedere certi commenti su youtube, a confronto quello che dice Men qui, è spiritoso e senza pretese. Inutile evidenziare contraddizioni, in altre situazioni si lamenterà appunto che pensano solo ai soldi e scroccano le bibite o che sono inavvicinabili, in altre che sono troie e la danno via a tutti, basta metterla in una chiave autofrustrante ed escludente gli “uomini beta”, per cui puoi vedere su “we hunted the mammoth” perle di saggezza come il concetto di donne che hanno “cavalcato il carosello di membri Alpha”, come una specie di curriculum infamante per descrivere le ventenni, che poi, secondo loro dopo i trenta si accontentano perchè sono brutte e vecchie e allora le schifano perchè le vedono “usate” dopo essersi divertite e che loro non vogliono essere la ruota di scorta, ma il problema sono i troppi uomini zerbini.

        Fa ridere come parla esplicitamente di essere ricompensato dopo avere offerto generosamente la cena, non parla però esplicitamente di come, ma più vagamente di “donna stronza”
        Un altro comunque ha tesi opposta alla sua e sostiene che per lo stesso discorso di mercato di cui parla lui, le donne italiane sono troppo viziate da uomini zerbini che le mettono su un piedestallo e quindi se la tirano e se fossimo come gli svedesi (nei grandi numeri)
        Lì posso essere, non mi si fraintenda, in parte d’accordo, non è questione di piedestallo, ma di proporsi e approcciare in modo ridicolo o talvolta insistente, al punto che molte donne sono già prevenute cu chiunque abbia anche le migliori intenzioni e voglia solo chiaccherare come farebbe con un uomo. Il pregiudizio non è mai buona cosa, vale per i migranti come vale per gli uomini.

  5. Vale ha detto:

    Detto che, ho letto la recensione entusiastica linkata e stavo per vomitare (ti prego, la prossima volta aggiungi un disclaimer, tipo “non adatto ai deboli di stomaco”), ma il seguente giornalista non si trova patetico da solo a rimbambirsi perché una cameriera è COSTRETTA a servirlo con le tette in mostra? Chissà perché sono convinta che, a parità di soldi, avrebbe preferito una divisa differente. Comunque non capisco come certi uomini non si sentano offesi a essere trattati come bestie che pensano col pene. Non si rendono conto di che figura ci fanno?
    Sì, ha le tette, come il 53% della popolazione mondiale. E con questo? Davvero ti basta intravedere delle tette per perdere completamente la dignità? E manco te ne vergogni? Sono senza parole.
    In ogni caso, se è così vantaggioso e, ricordo, la popolazione mondiale è al 53% femminile, dove sono tutti ‘sti locali coi camerieri ultra sexy semi nudi? Ah, ma no, scusate: gli uomini non hanno bisogno di ridursi così per trovare un lavoro pagato il 30% in più di quello che vengono pagate le donne a parità di cv ed esperienza…

    • Zorin ha detto:

      Sei mai stata da Hooters? E’ un locale all’acqua di rose, le divise delle cameriere sono sexy ma non volgari, per intenderci del tutto simili ai vestiti indossati dalle vallette in TV ad esempio.

      Non c’e nulla di scabroso, nonostante quello che lasciano intendere certe ricerche.

      E si’, hai ragione: sono offensivi per gli uomini in quanto li eccitano come tori da monta ma poi non e’ consentito mai passare al dunque.
      E’ un bieco sfruttamento delle pulsioni maschili in cui al danno (far eccitare gli uomini contro pagamento di prezzi piu’ alti del normale e mancie sostanziose) c’e pure la beffa (il divieto di scaricare la tensione sessuale).

      • Nessuno li costringe ad eccitarsi Zorin. Nessuno li obbliga ad andare al ristorante. Ce ne sono a bizzeffe di ristoranti dove lavorano camerieri maschi vestiti di tutto punto.

      • Vale ha detto:

        La maggioranza delle “divise” delle vallette in tv sono così volgari essere ridicole. Confermo quanto detto prima.

      • Antome ha detto:

        “E si’, hai ragione: sono offensivi per gli uomini in quanto li eccitano come tori da monta ma poi non e’ consentito mai passare al dunque.”
        Ti voglio mettere alla prova, chi dovrebbe consentirlo?
        E’ offensivo sia per le donne che per gli uomini comunque, appunto trattati come bestie che pensano solo col pene e per questo pagare il valore aggiunto e le donne per essere considerate solo per la bella presenza e nella misura in cui questo dovrebbe aumentare la clientela.
        Gli uomini poi ci mettono del loro, purtroppo a confermare questa visione.
        Va detto che ho visto un servizio su Dj tv – Nove, dove delle donne pagavano per degli escort cifre astronomiche e si facevano film più di gran parte degli uomini, che raramente vedono oltre la parte materiale, sebbene il fattore compagnia sia presente, nelle escort.

    • Paolo ha detto:

      qualche locale con camerieri maschi sexy seminudi esisterà, oppure puoi aprirne uno tu. non ci vedrei nulla di male

      • Vale ha detto:

        Infatti: non c’è nulla di male, eppure nessuno fa questa scelta commerciale. Non vale il viceversa, però. La cosa non ti scatena neppure un po’ di curiosità?

  6. Zorin ha detto:

    I locali tipo Hooters, e’ vero, vendono il gradevole aspetto delle cameriere insieme al cibo, ma la cosa si ferma li’: da fonti di prima mano so per certo che e’ vietato alle cameriere di cedere alle avances di qualsivoglia cliente pena il licenziamento.
    Si tratta quindi di un modello di business all’acqua di rose per me che sono favorevole ai bordelli in stile Germania/Austria/Svizzera. Cioe’, alle ragazze e’ richiesto solo un minimo di bella presenza e di prestarsi al gioco del flirt con in clienti, ma e’ vietato andare oltre.

    Se questo provoca ansia e depressione, sono gli incerti del mestiere. Ogni ragazza deve valutare se questi incerti valgono i vantaggi di lavorare da hooters: piu’ soldi e piu’ tempo libero.

    Per quanto riguarda me, non avrei nessun imbarazzo a farci lavorare mia figlia, e per altro verso non diventerei mai un cliente di locali simili: come al solito la prospettiva di analisi va rovesciata per riconoscere che tali posti, lungi dallo sfruttare le donne, sfruttano invece i clienti uomini e in particolare la loro fame endemica di contatti col sesso femminile, con l’aggravio della beffa: si puo’ solo guardare senza mai andare oltre, senza mai soddisfare veramente le proprie pulsioni.

    Oltre al danno anche la beffa, ma per i clienti uomini, non certo per le cameriere donne!

    • Hai ragione. E’ veramente una forma di vessazione del maschio, mettere a sua disposizione tutti quei corpi senza concedere il permesso di abusarne liberamente. E’ proprio un mondo misandrico.

      • Zorin ha detto:

        E’ un modello di business che si basa sul far eccitare il maschio senza mai dargli la possiblita’ di fargli sfogare questa eccitazione. E’ un modello che sfrutta una pulsione biologica maschile di base, ma vietando di soddisfarla.

        E’ come un ristorante che si fa pagare dagli affamati solo per sentire il profumo degli alimenti, ma vientando di mangiare, cosi’ impendendo agli affamati di riempirsi lo stomaco.

        Mi pare ovvio che e’ un bieco sfruttamento delle pulsioni maschili.

      • Allora Zorin, raccontaci: cosa pensi di fare per risolvere questo grosso problema dello sfruttamento del maschio? Come vi state organizzando per sfuggire a questa oppressione?

      • Paolo ha detto:

        scusate ma dal post sembra che i clienti di Hooters possano molestare e toccare liberamente le cameriere sicuri di essere impuniti, ora scopro che per fortuna non è così.

      • Emanuele Di Felice ha detto:

        Solleticare il bisogno sessuale maschile senza poi soddisfarlo è una forma di frustazione subita dagli uomini. In altri termini, sfruttare un bisogno altrui per i propri fini.
        Ricatto sugli ormoni maschili spacciato per la “cultura della donna oggetto”.

      • Vale ha detto:

        Se questo tipo di locale prospera così tanto, direi che agli uomini piace venire frustrati. Altrimenti, ribadisco il concetto già espresso più volte da Riccio: andate altrove.

      • Antome ha detto:

        Pulsione biologica maschile di base. Beh non penso che il maschio abbia il monopolio dell’arrapo, mi sembra semplicemente più raro che una donna dia al semplice consumo unilaterale cliente-professionista del sesso, un valore superiore alla masturbazione e piuttosto che fare sesso col primo che lo incuriosisce a livello estetico (e con questo non intendo solo visuale) solo per il gusto di fare il punto preferisca, se ha voglia, la masturbazione, se proprio si tratta di scaricare le semplici tensioni generate dal fascino maschile :). La componente fisica è ovviamente presente, ma la reciprocità del desiderio è fondamentale e così – secondo me – dovrebbe essere in ogni rapporto sessuale e passionale a due, non importa la profondità o la durata. La prostituzione elimina questa reciprocità.
        Fai bene a vedere riduttivo questo ruolo per l’uomo, di desiderante alla mercè e infatti non capisco perchè continuare a subirlo, è appunto alquanto degradante. Il fatto che le donne ci guadagnino è l’altra faccia della medaglia del, so che non piace questa parola, patriarcato e di ciò che ne rimane, ovvero il valore sociale di una donna, spesso la sua sopravvivenza resa indissolubilmente legata all’essere desiderabile fisicamente da parte dell’uomo. Oggi fortunatamente ci sono mille alternative e questa situazione è in effetti quasi più degradante per l’uomo.

      • Paolo ha detto:

        il piacere estetico è anche ma non solo visuale

    • IDA ha detto:

      Sai perchè “e’ vietato alle cameriere di cedere alle avances di qualsivoglia cliente pena il licenziamento.” ? Perché se si esclude alcuni stati, tipo Nevada, nel resto negli stati uniti la prostituzione nei locali pubblici è vietata, pena l’arresto e la chiusura del locale.

      • Zorin ha detto:

        E’ esattamente questa la ragione: le policy dell’azienda vogliono assolutamente evitare che i ristoranti della catena siano confusi con dei bordelli.

    • Morgaine le Fée ha detto:

      Insomma, abbiamo capito: ignari uomini a caso vengono buttati dentro ai locali Hooters a calci nel sedere, e incatenati ai tavoli finché non hanno pagato una consumazione.
      Dove sono le femministe??!1!

  7. Nella ha detto:

    Articolo come sempre interessantissimo! Molti dei commenti qui, sia che esprimano opinioni sincere, sia che siano dettati dalla voglia di trollare, non fanno altro che confermare quanto scrivi. Gente, rileggete (l’articolo) e rileggetevi.

  8. Vanessa ha detto:

    A Zorin, men, dite sempre le stesse cose sempre con il solito tono petulante! Non stupitevi poi se le donne vi evitano come pozzanghere. Datemi retta, andando su blog a trollare e scatenare flame inutili non salverete il pianeta, non rimorchierete di più, non farete cambiare idea a nessuno, non riuscirete a far arrabbiare nessuno, al massimo scatenate qualche crassa risata, seriamente.
    Ragazzi, lo dico per il vostro bene, mi fa pena vedere miei simili che si degradano senza che nessuno abbia la pietà di farglielo notare.
    Se avete qualcosa di così interessante da esporre da causare flood interminabili sotto questi post, organizzate comizi, incontri o scrivete dei libri che magari a qualcuno potrebbero interessare, perché qui del vostro pattume non importa a nessuno.
    Adieu!

  9. Emanuele Di Felice ha detto:

    Scrivi: liberamente senza virgolette e poi con le virgolette.

    “si, sono consapevole che le ragazze che lavorano in questi ristoranti lo hanno scelto liberamente…
    non è un argomento che possa impedirci di analizzare il contesto nel quale quelle scelte vengono prese “.
    Se il contesto nel quale vivono le donne oscilla dalla violenza fisica a quella simbolica come si fa a parlare di libertà?.

    “è il godimento della donna in quanto oggetto sessuale”.
    Se una donna decide per interesse di rendersi un oggetto sessuale, qual è il problema?.

    Si parla di “persona professionalmente oggettificata” quando una persona è percepita come oggetto adibito all’uso professionale altrui, piuttosto che come soggetto in possesso della capacità di agire e prendere decisioni autonomamente. In tutti i lavori l’oggettificazione professionale è palese…
    In quale lavoro non si è oggetti a disposizione ?.

    “Quindi si, accettare di lavorare in un luogo nel quale la sessualità femminile è offerta ad uso e consumo della clientela insieme al cibo è auto-oggettificazione”.
    Dunque, si dovrebbe regale a queste donne un po’ di libri sulla storia e pensiero femminile ?.

    “Stabilire che c’è un “uso” più o meno lecito dell’oggetto-donna in vendita non inficia in nessun modo la relazione fra il fruitore-maschio e l’oggetto fruito-femmina che è alla base dell’esercizio commerciale”.
    Saranno le singole donne a decidere cosa è lecito e cosa no, se sono normali.
    Il maschio fruitore è un soggetto (sottinteso), mentre la femmina è oggetto.
    Ma se la femmina è oggetto non è auto-oggettificata, ma se è auto-oggettificata non è uno oggetto !!!. L’auto-oggettificazione è il risultato di una volontà propria.

    “Le stesse cameriere intervistate percepiscono chiaramente il loro ruolo di oggetto a disposizione, proprio per questo vivono le molestie come un dilemma insolubile”.
    Il dilemma è solubile: lasciare il lavoro, mentre se sono costrette a farlo è un altro discorso.

    • “Se il contesto nel quale vivono le donne oscilla dalla violenza fisica a quella simbolica come si fa a parlare di libertà”: beh, è una domanda interessante.
      La successiva:”Se una donna decide per interesse di rendersi un oggetto sessuale, qual è il problema?”
      Il problema, caro Emanuele, è che quella scelta porta a delle conseguenze: ansia, depressione, abbassamento dei livelli di autostima. Ora, quante delle ragazze che scelgono di lavorare in questi posti sono state informate del fatto che le colleghe che le hanno precedute patiscono questo genere di conseguenze?
      E’ a questo che servono questi studi: ad offrire a chi è chiamato a fare delle scelte maggiori informazioni, informazioni che certo non vengono fornite dal datore di lavoro, che non ne ha interesse.
      Per ciò che riguarda il rapporto fra auto-oggettificazione e “volontà”, auto-oggettificazione non significa – come ho cercato di spiegare a Paolo – che una persona smette di essere un essere umano 🙂 Pensavo fosse piuttosto ovvio, questo.

      • Paolo ha detto:

        i commessi palestrati e con gli addominali scolpiti di Abercombie & Fitch sono l’equivalente maschile delle cameriere di Hooters e nessuno dei due si auto-oggettifica (o almeno non è più auto-oggettificante che lavorare alla catena di montaggio). L’unica differenza sotanziale è che mentre un commesso sexy che mostra il fisico palestrato è considerato “degno di rispetto” altrettanto non succede con una cameriera vestita in maniera considerata sexy, questa subisce molestie ed è questo che deve cambiare.
        Nessunodei due si auto-oggettifica ma insisto nel dire che se una donna che esbisce il suo corpo fosse rispettata, stimata e ammirata come un uomo che fa la stessa cosa avremmo risolto molti dei problemi che le cameriere di hooters segnalano nel post (post che ho letto)

      • Jinbe ha detto:

        Io l’ho fatto il commesso per una boutique quando avevo diciannove anni, non c’è proprio paragone possibile con le situazioni descritte qui. Smettiamola con le minchiate.

      • Paolo ha detto:

        io non parlo di una boutique ma di Abercombie & Fitch cioè una catena di negozi di abbigliamento famosa almeno fino a un anno fa, per i suoi commessi palestrati più che per gli abiti.
        E ho detto che c’è una differenza: i commessi di Abercombie non vengono molestati anche se sono molto sexy e ho spiegato la mentalità sbagliata alla base di questa differenza

      • Jinbe ha detto:

        Ed io ti ho risposto riportando una mia esperienza personale perché per lavorare come commesso/a in certi negozi l’estetica ha una sua importanza, non vale solo per A&F, ma tu hai la fissa di ‘sta catena. Sul perché poi in questi luoghi non si venga costantemente molestati non porti alcuna spiegazione, alcun ragionamento. Contento tu, a questo punto trovo abbia piú valore discutere con un bot.

      • Paolo ha detto:

        io la spiegazione l’ho data ma forse tu non sai leggere: ho detto più volte che c’è una cultura maschilista che considera “meno degne” le donne che esibiscono il loro corpo mentre non giudica gli uomini che fanno lo stesso e ho detto che questa cultura va combattuta

      • Jinbe ha detto:

        No non l’hai data e se piú persone ti fanno notare che pare sempre tu cerchi di spostare l’attenzione dall’argomento del post a terreni a te piú congeniali, di certo questa critica non può essere smontata ricorrendo allo stratagemma dell’interlocutore che non sa leggere. Io, peraltro, leggo benissimo, anche tra le righe.
        Il tuo commentare ha un che di patologico.

      • Paolo ha detto:

        la spiegazione l’ho data solo che tu non la condividi. Capita.
        Comunque quando, in altri contesti, faccio notare che l’obesità è un fattore di rishio per la salute mi viene fatto presente che non sono un medico. Ora tu esattamente che titoli ai per affermare che soffro di una patologia mentale? E anche se tu fossi psichiatra comunque dovresti visitarmi prima di definirmi “patologico”, leggere i miei commenti non basta. In ogni caso non escludo di avere qualche nevrosi magari blanda, c’è chi sostiene che siamo TUTTI nevrotici oggigiorno

      • Jinbe ha detto:

        Chiaramente non ti stavo affibbiando a caso una malattia mentale, avrei fatto meglio ad evitare ma ciò a cui facevo riferimento è il tuo modo, ossessivo, di ripetere sempre lo stesso commento. Commento che non approfondisce, che parte da una visione pregiudiziale della questione e che rimane identico anche al cospetto di fatti che lo smentirebbero.
        Perché ritengo tu non abbia dato alcuna spiegazione? Io ti ho fatto delle domande dirette, ad esempio, sulle quali hai preferito sorvolare; ti ho chiesto: perché se il contesto non le facilita è più facile subire molestie nei breastaurant che non nelle tavole calde? Tu non hai risposto a questa domanda, hai ripetuto a pappagallo che 1. Esiste il sessismo, indipendentemente dai luoghi 2. Il sessismo è brutto ma ne devono rispondere unicamente i singoli individui. Questo è banalizzare ed uscire fuori tema, per cui se davvero hai una critica ed un ragionamento da opporre all’articolo ed allo studio proposti forse dovresti ampliare i concetti che pensi di esprimere portando, magari, anche delle prove per meglio confutarli. Ripetere, in maniera ossessiva, punto 1 e punto 2 non ha proprio alcun senso.
        Prova a confutare l’oggettivazione sessuale – cercando però di comprendere prima di che si parla – prova a confutare lo studio od il modo in cui è stato condotto, cerca delle dichiarazioni di altre cameriere dei breastaurant che smentiscano che quel tipo di lavoro sia logorante per tutte indistintamente, però basta con: “per me i cavalli sono rosa a pois e non accetterò mai un’altra versione che non sia questa”.
        Ed a proposito di prove, sono un paio di giorni che cerco ‘sti benedetti commessi di A&F che lavorerebbero mezzo nudi e non ne ho trovato traccia, puoi illuminarmi?

      • “ora le politiche sono un po’ cambiate”: ecco perché http://gayburg.blogspot.it/2015/04/abercrombie-e-hollister-dicono-addio-ai.html
        Ho trovato anche un’interessante intervista: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/abercrombie-fitch-la-denuncia-allingresso-modelli-piu-bianchi-possibile-2158901/
        “Ho cominciato ad odiare quel lavoro. Quello che all’inizio mi sembrava un divertente lavoretto part-time ora era per me causa di terribili nausee ogni volta che indossavo gli short cortissimi e i top striminziti messi a disposizione dalla compagnia.
        Una volta sono stata seguita da un gruppo di uomini all’interno del negozio, che commentavano sottovoce in maniera oscena il mio corpo e il mio sedere.
        Un’altra volta un uomo mi si avvicinò e, in un inglese molto elementare, elogiò la compagnia per il non assumere “donne brutte e grasse”.

      • Paolo ha detto:

        quindi i commessi maschi bellocci, palestrati e a petto nudo esistevano davvero, non me li sono inventati io (e se A&F non assumeva donne grasse è perchè non assumeva neanche uomini grassi, questo può essere sbagliato ma non è sessista). gradirei delle scuse da parte di Jinbe.
        Quanto alla testimonianza della ex commessa e le molestie che ha subito vale quello che ho già scritto sulle molestie sessuali e la mentalità che le genera, mentalità che va respinta

      • Paolo ha detto:

        le donne subiscono molestie più spesso degli uomini a causa della mentalità di cui ho parlato. Detto questo, mi spiace per questo modello

      • Paolo ha detto:

        forse non mi hai letto: io ho parlato di contesto culturale quando ho parlato di come la mentalità misogina e sessuofoba disprezzi una donna che esibisce il corpo (per lavoro o per diletto) e non un uomo che fa lo stesso. ma il problema non è l’esibizione erotica o non erotica del corpo (che è sacrosanta) ma il giudizio morale negativo che colpisce solo le donne

      • l’esibizione erotica è sacrosanta? In che senso scusa? Di sicuro è “sacrosanto” il diritto di ogni individuo di vivere la propria sessualità come meglio crede, ma che questo implichi che sia altrettanto sacrosanto che la sessualità della gente diventi un prodotto da mettere in vendita ho seri dubbi…

      • Paolo ha detto:

        L’esibizione del proprio corpo è un diritto, non un dovere. una spogliarellista o uno spogliarellista esibiscono i loro corpi per eccitare la clientela ma non sono merce; un artista burlesque esibisce il suo corpo per un pubblico e non è una merce; i corpi di molti attori maschi e attrici femmine sono sessualmente eccitanti (e questa caratteristica può fargli ottenere personaggi che giustamente un attore col corpo di danny de vito o anna mazzamauro non avrebbe mai) e non sono merce, sono persone che lavorano

      • Vale ha detto:

        [Abbraccia Jinbe, commossa]
        E comunque ‘sti commessi mezzi nudi non li ho mai visti manco io. Qui ci sono dei ragazzetti tutt’altro che palestrati (anzi, a me fanno un po’ specie perché sono tanto gracilini, vorrei passar loro dei biscotti sotto banco) in polo e bermuda…

      • Paolo ha detto:

        i commessi palestrati nei negozi A&F c’erano fino a un anno fa, basta cercare su Google

      • Jinbe ha detto:

        Gli chiedi una prova provante e ti posta una foto a casaccio. Paolo ma tu la sai la differenza tra un modello ed un commesso? Perché tutti gli articoli che ho trovato non indicano affatto che i commessi lavorassero mezzo nudi, ma che anzi dovessero comprarsi col loro stipendio gli abiti della catena e che non potessero usarli per piú di una stagione, perché dovevano sponsorizzare il marchio. E che fossero costretti ad usare flip flop in pieno inverno perché la catena non produceva altro tipo di scarpe, ma valeva sia per i commessi che per le commesse.
        Non so poi di che mi dovrei scusare. Ed ancora una volta ad una domanda diretta ti sei limitato a rispondere che i cavalli sono rosa a pois.

      • Paolo ha detto:

        i commessi di A&F venivano scelti perchè erano fisicamente bellocci e in forma sì o no? Sì quindi in questo la loro situazioni non è tanto diversa da quella delle cameriere di Hooters l’unica differenza importante e sostanziale riguarda le molestie sul lavoro e ho già spiegato

      • Jinbe ha detto:

        C’è una cosa che mi sfugge della questione A&F ora che ho avuto modo di leggere i link postati, perché da ciò che ho letto avevo compreso che il lavoro dei ragazzi a petto nudo fosse quello di esibirsi nelle manifestazioni della catena e nei negozi di stare principalmente all’esterno per attrarre la clientela, non quello di interagire coi clienti e servirli.

  10. IDA ha detto:

    Non ho capito, il simpatico gadget, in cosa consiste in un tappetino per il mouse o in un ergonomica “topa” rossa, bionda o bruna? Il tappetino per il mouse non è tutto attaccato? (mousepad).. E perché le maiuscole, c’è un doppio senso o ce lo voglio vedere io??

    • Vale ha detto:

      Il pad è imbottito (ergonomico) sulle “tette”. Li ho visti anche qui in giro. Patetico. Urla “maschio che non vede una vulva nemmeno se implora in ginocchio” lontano km. Il 90% delle cose che molti uomini fanno, pensando di passare per fighi, in realtà li classifica immediatamente come sfigati. Il bello è che non se ne accorgono…

      • IDA ha detto:

        Imbottito sulle tette? Dove ci si appoggia il palmo? Lo voglio anche io!! 🙂
        Ricordo che molti anni fa, uno aveva delle tette adesive, solo quelle, appiccicate sul cruscotto, con delle sfere che avevano la funzione di capezzoli che si muovevano viaggiando. Io rimasi sconcertata, e lui si giustificò subito, dicendo che la macchina era di suo fratello. Se non ricordo male, quelle tette, erano un simpatico gadget della Total,

      • Vale ha detto:

        No, dove ci si appoggia il polso. La funzione originaria era per evitare il tunnel carpale. Io uso supporti ergonomici, ma ti posso garantire che non hanno la forma e l’immagine delle tette. Se ne possono trovare id ottimi in giro che non oggettifichino le donne e non ridicolizzino il maschio patetico che li ha comprati.
        http://www.ergonomics-info.com/image-files/ergonomic-mouse-pad.jpg giusto per fare un esempio.

  11. IDA ha detto:

    Le libere scelte non esistono, esistono solo le scelte. Che sono condizionate da un contesto allargato, (società e cultura) o da un contesto ristretto, (famiglia, relazioni interpersonali) gli stessi movimenti del nostro corpo, ad eccezione del cuore, si chiamano. “Movimenti fisici volontari” Volontari, non liberi, che possono essere condizionati e incondizionati. Nella forma più aberrante del pensiero liberale, ha confuso la razionalità e la volontà con la libertà. Ogni individuo è ingabbiato in meccanismi di casualità e viene considerato reattivo e determinato, quindi libero, ma libero solo di obbedire. Tali posizioni si conciliano con il determinismo biologico e genetico, sarà un caso? . Arrivando velocemente al tema, le ragazze in questione, hanno fatto una scelta, condizionata dal bisogno e dalla condizione. Come nella pornografia e nella prostituzione sono le uniche responsabili. Il proprietario fa business, solo business e deve, rispondere unicamente a delle regole di mercato. Deve essere cinico e non può avere etica nelle sue azioni, non ha caso mai nessuno ci parla di “libera scelta” del padrone. Il padrone è una vittima. I clienti: Il cliente ah sempre ragione e anche loro sono vittime. Perché non fanno una scelta di libertà? Forse quelli dei clienti sono movimenti fisici involontari? Anche la teoria Zorin li vuole vittime di riflessi incondizionati, vedono un paio di tette e aprono il portafogli. Le neuroscienze ancora non sono arrivate ad una spiegazione, ma ci stanno lavorando.
    Il risultato: le uniche responsabili sono le ragazze che hanno “scelto liberamente”, e tutto questo è coerente con il resto, perché l’etichetta “libera scelta” viene sempre appiccicata addosso, alla parte più debole le uniche che fanno solo scelte condizionate.

    • Paolo ha detto:

      Ida,le scelte sono libere checchè se ne dica. la libera scelta l’hanno fatta sia i clienti sia le cameriere: i clienti fanno la libera scelta di andare da Hooters sapendo che giustamente possono guardare (senza sbavare) ma non toccare e se toccano o sono inopportuni vengono buttati fuori; e le cameriere fanno la libera scelta di lavorare da Hooters, potrebbero benissimo lavorare in ristoranti normali solo che guadagnerebbero meno e avrebbero orari meno flessibili, queste ragazze scelgono di fare un lavoro non troppo faticoso, ben retribuito e con orari flessibili quindi più tempo libero e hanno ragione, è una scelta totalmente logica e razionale, io stesso se avessi un fisico palestrato farei senza problemi il commesso mezzo nudo da abercombie in cambio di stipendio alto e orari flessibili, lo farei e non sarei un oggetto, avrei la stessa dignità di chi fa il commesso da un’altra parte, e queste ragazze hanno la stressa dignità di qualsiasi altra ragazza che lavora come cameriera per pagarsi gli studi. Se la nostra cultura giudaico-cristiana e puritana (i primi coloni americani erano puritani) non vedesse le donne adulte che esibiscono il corpo come “persone meno degne” (stigma che non colpisce gli uomini che fanno lo stesso) avremmo risolto buona parte dei problemi segnalati nel post compreso il problema dei clienti buzzurri e molesti. E ripeto: esiste una normativa contro le molestie sessuali anche negli USa e non credo che Hooters ne sia esente: se un cliente pensa di poter fare quel che vuole solo perchè la cameriera ha indosso un top va preso e buttato fuori

      • IDA ha detto:

        Allora come mai nei paesi dove le dipendenti possono rifiutarsi di vestirsi in un certo modo e nessuna sceglie di vestirsi in quel modo. In america, dove questo diritto non esiste per il dipendente, quello del rifiuto, tutte lo scelgono?
        Le libere scelte non esistono, esistono le scelte volontarie determinate dalla razionalità, nessuno sceglie di andare a lavorare, ma tutti vanno a lavorare. Le libere scelte sono quelle libere dai bisogni e dai condizionamenti e quali sono?

      • Paolo ha detto:

        Ida, se lavoro da Abercombie & Fitch accetto di lavorare in un posto dove almeno fino a un anno fa (ora non so come sia) i commessi dovevano avere addominali scolpiti e metterli in mostra: sapendo le condizioni prima scelgo se mi vanno bene o no: se lo stipendio è buono e gli orari flessibili posso decidere, in base a una semplice analisi costi-benefici, anche di accettare il dress code aziendale per i commessi, se il dress code aziendale dopo averlo provato mi risulta intollerabile posso scegliere di licenziarmi e denunciare le politiche aziendali in questione sui social, smerdare l’azienda, invitare al boicottaggio e alla lunga le politiche potrebbero anche cambiare perchè l’azienda vuole evitare danni all’immagine (mi risulta che le politiche aziendali di Abercombie & Fitch siano cambiate in parte proprio dopo proteste diventate virali sui social ma potrei sbagliare). Mi ricordo il caso di una hostess inglese obbligata a portare i tacchi alti sul lavoro, ha denunciato la scomodità della cosa sui social e ha creato un caso, ha fatto discutere contribuendo a cambiare le cose (se non sono cambiate subito, cambieranno)
        Quando sei un lavoratore dipendente accetti di stare alle regole fissate nel contratto, per tutelarti ci sono o dovrebbero esserci organizzazioni sindacali (dato che siamo in occidente e non in Cina o in Corea Del Nord, per fortuna), se non ci sono tutele il problema non è il lavoro in sè ma la mancanza di tutela.
        Sulle molestie sessuali ho già risposto.

      • Jinbe ha detto:

        “non troppo faticoso”
        Dunque non hai per davvero letto l’articolo.

      • Certo che no 😊 pochi li leggono per davvero.

      • Paolo ha detto:

        a me sembra meno faticoso che lavare le scale, lavorare in una fabbrica tessile oppure pulire il culo a dei vecchi i un ospizio. Perciò capisco benissimo chi sceglie di lavorare da Hooters come capisco chi fa il commesso da Abercombie, avessi gli addominali scolpiti lo farei anch’io. Sì mi farei “oggettificare” volentieri se avessi il fisico di luca argentero.

      • Anche io ti farei provare volentieri che significa, se potessi. Perché a quanto pare il fatto che qualcuno te lo racconti ti lascia completamente indifferente.

      • Paolo ha detto:

        Ricciocorno se mi accusi di essere insensibile o poco empatico verso le ragazze che lavorano in questi ristoranti significa che non hai capito una parola di quanto ho scritto, hai capito l’opposto di quanto scrivo E dico proprio che non hai capito perchè io mi sono spiegato non bene ma benissimo

      • Se dici che vorresti essere “oggettivato” cosa devo capire?

      • Paolo ha detto:

        Quando ho detto che “mi vorrei oggettivare” usavo solo le vostre categorie non le mie. Siete voi che trovate questi lavori oggettivanti, per me sono lavori onesti e legittimi come ogni altro, e personalmente preferirei fare il commesso mezzo nudo da abercombie (se avessi il fisico ma non ce l’ho) che pulire i cessi, voi mi vedete come uno che “si oggettiva” io no.
        Ribadisco che la differenza tra i commessi di abercobie e le cameriere di hooters sono le molestie dei clienti e il conseguente stress e ho spiegato le cause: una mentalità che glorifica gli uomini che esibiscono un bel corpo per lavoro e considera meno degne di rispetto le donne che fanno la stessa cosa; questa mentalità va cambiata e cambiandola non tutti ma buona parte dei problemi segnalati dalle ragazze nel post troverebbero soluzione

      • “Siete voi che trovate questi lavori oggettivanti”: si, Paolo, perché corrispondono perfettamente al significato della parola “oggettivazione”. Non c’è nessuna ragione attinente al lavoro da svolgere che giustifichi il fatto che le cameriere siano solo donne o siano in top e pantaloncini o abbiano un seno prosperoso, quindi non sono lì solo per lavorare, ma per essere messe in mostra ad uso e consumo dei clienti. Questa è oggettivazione, perché questo significa la parola, mentre non significa che una persona venga trasformata magicamente in un suppellettile inanimato.

      • Paolo ha detto:

        anche i commessi-fotomodelli iper-palestrati di abercombie stavano lì anche per mostrare il fisico (non è necessario avere gli addominali scolpiti per fare il commesso), non ho mai sentito nessuno che li abbia definiti “oggettivati” erano ragazzi che lavoravano. Si da per scontato che un negozio di abbigliamento per distinguersi dai concorrenti punti non sui vestiti ma sui commessi.

      • Jinbe ha detto:

        “A me sembra” non ha alcuna validità, esiste una realtà fattuale, oggettiva e ti smentisce. Non puoi plasmare il mondo ai tuoi preconcetti.

  12. Zorin ha detto:

    Nessuno costringe i clienti maschi ad andare da Hooters, e’ vero, ma allora chi costringe le donne a lavorarci come cameriere? A gia’, l’argomento ‘liberta’ merita il ban immediato, pero’ solo se riguarda le donne, non gli uomini.

    Come mi sto organizzando per combattere lo sfruttamento del maschio? Non mi sto organizzando affatto, perche’ e’ un problema senza soluzione: purtroppo la natura ha dotato il maschio di un appetito sessuale prepotente, di una fame endemica di contatti sessuali con le femmine.
    Come scrisse Massimo Fini in un lucidissimo articolo: le donne, problema senza soluzione! Per gli uomini, si intende, i quali pur volendolo non possono sopprimere il loro impulso primario ad avere contatti corporali con le donne, e quindi non possono sfuggire al triste fato di essere dipendenti dalle concessioni sessuali femminili.

    • Vanessa ha detto:

      Madò Zorin, vuoi anche che ti regali una clava per il tuo compleanno o preferisci che ti cambi il pannolino?

    • Jinbe ha detto:

      C’è la castrazione per chi lo vive come un problema.

      • Vale ha detto:

        Un applauso. Sul serio, Jinbe, oggi mi fai commuovere.
        Zorin, i gay vivono benissimo senza bisogno di contatti sessuali con le femmine, eppure la loro fisiologia è identica alla tua. Basta poco a far crollare tutte le tue teorie, pare…

      • Antome ha detto:

        Vale, non condivido quanto detto da Zorin, però i gay non c’entrano, loro hanno lo stesso desiderio, nei confronti di altri uomini, non verso le donne, semplicemente in quanto non etero sessuali.
        Tanto che alcuni etero li “invidiano” addirittura, perchè troverebbero a loro dire soddisfazione subito, incontrando altre libido di tipo maschile quindi immediate e dirette o quando non così, comunque più comprensibili. Tu cosa ne pensi, è uno stereotipo?

      • Vale ha detto:

        Penso che la libido vari da individuo a individuo e da periodo a periodo. La mia risposta sarcastica era riferita alla visione assurda che ha Zorin del mondo.

    • IDA ha detto:

      “chi costringe le donne a lavorarci come cameriere?”
      Forse il bisogno? La necessità di lavorare?
      Quindi questi locali, la prostituzione la pornografia, sono tutte strutture create dalle donne per sfruttare l’uomo? Allora aboliamole!
      Avete scassato per millenni dicendo alle donne che sono emotive e rispondono solo agli istinti più animali, più bestiali, gli uomini no, sono superiori perchè sono razionali e sanno controllare i propri istinti. Ora che fate ribaltate la frittata?
      Bene, visto che siete emotivi e rispondete in maniera irrazionale a istinti più arcaici, atavici e animali, si potrebbe iniziare con il togliere al maschio della specie umana il diritto di voto ed istituire la “madre potestà” e la “potestà della mogliera”.

      • Mi sembra un eccellente proposta per risolvere il problema dello sfruttamento del povero maschio-minus habens. 🙂

      • Paolo ha detto:

        per me la questione è semplice: i clienti di Hooters non sono minus habens incapaci di scegliere autonomamente e neanche le cameriere lo sono

      • Morgaine le Fée ha detto:

        😀 You and Vanessa win.

        Eh, infatti. A questo punto sarebbe meglio tenerli a casa a fare le faccende. Se escono, solo con un burka sugli occhi e un’accompagnatrice guardiana anziana. Niente bicicletta o automobile sennó si solleticano l’inguine e disturbano la moralitá pubblica.
        Votare, partecipare ai pubblici uffici, amministrare soldi, occuparsi di scienza? No, meglio di no, sennó appena vedono una gonna gli prende l’hormone e non capiscono piú nulla, magari diventano pure aggressivi, figurarsi un comportamento appena razionale.
        (sarcasm mode off)

        zorin, se é un problema guarda che esiste il finasteride, ad esempio. Buono anche contro la calvizie e i problemi alla prostata.

    • Zorin, lo abbiamo detto tante volte: non è vero che “la natura ha dotato il maschio di un appetito sessuale prepotente, di una fame endemica di contatti sessuali con le femmine”.

    • Joe di Maggio ha detto:

      Zorin, ma che stai dicendo ?
      MA CHE STAI DICENDO !?
      Sono un uomo con normali pulsioni sessuali,
      di lavoro faccio il fotografo, e sono quotidianamente a contatto con modelle che possono essere più o meno vestite e che, se la committenza, l’art director o chi comunque paga il servizio lo richiede, posso assumere (solo ai fini del risultato finale:l’immagine) anche atteggiamenti provocatori.
      Non entro (per brevità) nel merito se questa sia o meno una libera scelta delle modelle, io neanche le scelgo, la selezione la fa l’agenzia.
      Ma non ho una “fame endemica di contatti sessuali con le femmine”, neanche un po’.
      E non mi sento minimamente frustrato perché devo guardare tutto il giorno senza poter toccare, neanche un po’.
      E non è che poi a casa senta “l’impulso primario ad avere contatti corporali con mia moglie”, non più di quanto lo provi in giorni in cui non frequento lo studio comunque.
      Ma la smettiamo per favore di nascondere la nostra pochezza d’animo e la nostra misoginia dietro la favoletta che “non si possono dominare gli istinti” ?

  13. Zorin ha detto:

    x Paolo:
    Si, anch’io prima di entrare in uno di questi Hooters pensavo che fosse un posto scabroso, in realta’ e’ solo un localaccio americano con cameriere vestite stile ‘cugina Daisy’ dei fratelli Luke (personaggi del telefilm anni 80 the Duke of Hazard) e con un toro meccanico per animare la serata: se riesci a starci in groppa piu’ di 30 secondi vinci una birra gratis.

    Cioe’ di questo stiamo parlando, non di uno strip club!

    Poi e’ sicuramente vero che Hooters (che non significa solo ‘tette’, ma anche il verso del gufo: e’ un doppio senso) vende la bellezza delle cameriere insieme al cibo e l’ambiente, quindi e’ sicuramente vero che una cameriera di Hooters vende il proprio sex-appeal o si auto-oggettifica, per usare il linguaggio femminista.
    E in ambiente del genere, puo’ capitare con una certa frequenza che i clienti maschi facciano avances indesiderate e apprezzamenti volgari, non ne dubito.
    Insomma le ‘scoperte’ scritte nelle ricerche citate, mi paiono vere ma pure ovvie: in un ambiente piu’ sessualizzato, ci saranno piu’ incidenti con connatazione sessuale.

    Le cameriere che ci lavorano devono soppesare questi svantaggi, insieme ai vantaggi che sono piu’ soldi e orari piu’ flessibili/leggeri rispetto al lavoro in un ristorante ‘ordinario’ per cosi’ dire.

  14. Vanessa ha detto:

    Ma si tratta palesemente di un troll, non i è mai capitato di interagire con un individuo così mentalmente lesionato. Zorin, basta, dai. Non stai impressionando nessuno. Ma ti do un consiglio amichevole: evita di alzare la cresta indiscriminatamente, altrimenti prima o poi troverai qualcuno che ti farà andare con il sedere per terra e rimpiangerai di esserti voluto mettere in mostra a tutti i costi.

  15. Paolo ha detto:

    “Svolgere un lavoro in certe condizioni” non coincide sempre con “mi piace farlo”, purtroppo.”

    ma questo vale pure per chi lavora nei call center, non è che a tutti gli piace farlo. Quasi nessuno al mondo fa un lavoro che gli piace. Le cameriere di Hooters fanno un lavoro non faticoso, pagato bene e con orari flessibili, se fossi una ragazza giovane e bella che ha bisogno di guadagnare abbastanza soldi per mantenersi e magari pagare la retta universitaria perchè vuole laurearsi in ingegneria e i lavori offertimi fossero: pulire i cessi, pulire il culo a dei vecchi o fare la cameriera da Hooters non avrei nessun dubbio, andrei da Hooters di corsa perchè io i cessi non li voglio pulire a meno che non siano miei e il culo ai vecchi mi fa schifo pulirlo, potrei adattarmi se i vecchi fossero i miei genitori ma ringrazio gli dei che per ora sono autosufficienti! Queste ragazze fanno benissimo a fare la scelta professionale che hanno fatto, i clienti che le molestano vanno puniti, ripeto ci sono delle leggi sulle molestie sessuali, Hooters può aver trovato il modo legale per dribblare la legge contro le discriminazioni di genere nelle assunzioni ma non quella sulle molestie.
    Faccio notare che purtroppo le molestie sul lavoro non sono una esclusiva dei locali tipo Hooters, succedono anche in ambienti lavorativi morigeratissimi e non “sessualizzati” e sono anche peggio

    • Paolo ha detto:

      i clienti che le molestano e chiunque manchi di rispetto a queste ragazze per me è un pezzo di merda, lo ripeto perchè voglio che sia chiaro

    • IDA ha detto:

      Paolo.. ma è possibile che non si riesca far capire che quando si parla di oggettivazione, non si sta biasimando la modella o la ragazza? Se ha scelto volontariamente o no, è ininfluente, non conta un cazzo, perché lei è il soggetto passivo. Che cos’è l’oggettivazione? Oggettivare una persona vuol dire considerare la stessa alla stregua di un oggetto, un mero strumento per il raggiungimento di un fine personale, e conduce in sostanza alla negazione della sua dignità umana. Una forma di deumanizzazione, si nega la dimensione umana e diventa oggetto o parti di esso, tette, culo..
      Auto-oggettivazione è la risposta, una persona, che viene oggettivata con il tempo finisce a considerare se stessa o se stesso come un oggetto e si relaziona come oggetto.
      Quindi non sceglie di oggettivarsi, perché sono gli altri che scelgono per lei.
      Quando si parla di oggettivazione nessuno biasima chi è oggettivato, ma gli oggettivanti. Invece anche qui stranamente si parla sempre e unicamente delle ragazze che vengono oggettivate.
      Il locale in questione ha un proprietario, che ha fatto una scelta di business, poteva farne altre, ma ha scelto quella, l’ha pianificata e progettata e ha deciso lui il suo business.
      Il cliente, può andare a mangiare da un’altra parte, nessuno lo obbliga di andare li.
      La ragazza, che viene oggettivata, può scegliere solo se lavorare o non lavorare, non se essere o non essere oggettivata.

      • Paolo ha detto:

        Se il lavoro risulta insopportabile la ragazza può scegliere di lavorare da un’altra parte, può licenziarsi e denunciare sui social quanto sia orrendo lavorare da Hooters,organizzare boicottaggi, una scelta c’è sempre, ogni scelta che facciamo comporta vantaggi e svantaggi,(ma le molestie sul lavoro NON sono uno svantaggio accettabile, sono un reato da perseguire e questo deve essere chiaro) ma così è la vita. I clienti hanno la possibilità di scegliere e anche le ragazze, tutti ce l’abbiamo. le ragazze che lavorano da Hooters non sono oggetti a causa delle loro divise, sono cameriere che lavorano e hanno la stessa dignità di qualsiasi altra ragazza che lavora, finchè vedremo chi lavora con certi vestiti come uno che “si sta oggettivando” non cambierà proprio nulla, è una persona che lavora punto e basta, il problema sono i clienti che pensano di poter mancare loro di rispetto (ma lo penserebbero anche se non avessero shorts alla daisy duke) e sono loro che devono essere puniti, sono loro che devono pagare la conseguenza della loro scelta di molestare, scelta che è venuta solo da loro stessi e non dai vestiti delle cameriere o dal modo in cui si presentano, fossero anche nude resterebbero cameriere che lavorano.

      • Ma chi diamine ha mai sostenuto che le cameriere andrebbero “punite”???

      • IDA ha detto:

        Possono andare da un’altra parte, non è mica detto che da un’altra parte ci sia il lavoro. Io non so quanti anni ci stanno di media, ma sono certa che appena possono vanno via, ma appena possono, non prima.

      • Paolo ha detto:

        “Oggettivare una persona vuol dire considerare la stessa alla stregua di un oggetto, un mero strumento per il raggiungimento di un fine personale, e conduce in sostanza alla negazione della sua dignità umana. ”

        si può dire lo stesso di qualsiasi lavoro dipendente: da una fabbrica tessile ai call center ma per questi ci si scalda molto meno.
        X Ricciocorno: non ho detto che secondo voi le ragazze vanno punite, ho detto che le ragazze stanno lavorando e non si stanno “oggettificando”, e i loro vestiti non le “oggettivano”; sono i clienti che mancano loro di rispetto ed è frutto della loro scelta perchè io se entro in uno di questi ristoranti tengo le mani a posto e non sono un uomo diverso dagli altri o più buono, sono un maschio eterosessuale con una libido normalissima. Loro scelgono di agire così e loro devono pagare, i vestiti delle cameriere non centrano nulla

      • Ma non diciamo sciocchezze. A quale azienda verrebbe mai concesso di assumere impiegati appartenenti ad un solo genere?

      • Paolo ha detto:

        anche il fatto che Hooters abbia ottenuto una deroga alla legge sulle assunzioni non centra con le molestie sessuali, i clienti non sono autorizzati a interpretare la deroga come un via libera ad allungare le mani dato che non esiste deroga per le molesrie sul lavoro. Se molestano e la compagnia non interviene l’unica strada e denuncia pubbluca e tribunale

      • IDA ha detto:

        In tutti i rapporti non paritari, di dominio ci può essere l’oggettivazione, ma qui si stà parlando di oggettivazione sessuale. Come no, i vestiti le oggettivano, per quale motivo il titolare pretende quell’abbigliamento? Perchè a lui piace in quel modo? Sua moglie e sua figlia vanno a giro in quel modo? Quando studiavo l’ho fatta anche io la cameriera, sia in un bar che in un ristorante, ci si metteva un grembiule sopra i nostri abiti, per distinguersi dai clienti.

      • Paolo ha detto:

        Veramente d’estate la figlia del datore di lavoro potrebbe tranquillamente mettere i pantaloncini corti e il top come peraltro fanno tante donne (e non solo donne) in tutti i Paesi civili che non siano stati teocratici. sai ci sono molte ragazze che indossano shorts e minishorts non per lavoro ma perchè così gli piace, d’estate ci passeggiano per strada tranquillamente (tanto che ogni estate c’è la polemica bigotta contro i pantaloni “troppo corti” delle ragazze) e tu sei di quelle che dicono che si “auto-oggettivano” quindi adesso non venirmi a dire che i minishorts sono “oggettivanti” solo quando c’è un datore di lavoro che ti dice di metterli perchè per te i minishorts sono “oggettivanti” o “auto-oggetivanti” sempre e comunque sopratutto quando chi li indossa ha un bell’aspetto, ed è questo modo di ragionare che io contesto.
        Ripeto che se il problema delle molestie sul lavoro fosse dato da abiti troppo corti allora come spieghi le molestie sessuali che avvengono anche in ambienti di lavoro “morigerati”? Hai visto il film North County? Le minatrici erano molestate sessualmente e vessate dai colleghi e non avevano shorts e top, non erano “oggettivate” (secondo il tuo ragionamento che non è il mio) ma avevano la stessa tuta da lavoro ed elmetto dei minatori maschi. Ma è anche vero che finchè perdura la mentalità che etichetta come “donna non rispettabile” una donna che indossa abiti corti vedremo casi di molestia come quelli che si verificano da Hooters con relativo stress emotivo per le cameriere ma il problema è nella mentalità di chi molesta non nella divisa corta o lunga delle cameriere

      • Ma neanche la differenza fra “può” e “deve”? Ma dai! Allora è chiaro che ci stai prendendo in giro tutti. ..

      • Paolo ha detto:

        conosco molto bene la differenza tra indossare un vestito per lavoro e indossarlo per diletto solo che per me non è oggettivante in nessuno dei due casi. Ciò che è da combattere sono le molestie sul lavoro

      • E da cosa sono causate le molestie? Un contesto culturale che massicciamente propone la donna come oggetto sessuale non c’entra niente, giusto?

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Paolo, giá alla fine del post, se lo hai letto tutto, non si metteva in discussione la scelta delle ragazze di lavorare in questi locali. Sicuramente per molte di esse all’inizio si trattava di una scelta empowering (non riesco a trovare un buon corrispettivo in italiano) e allettante.
        La ricerca mette solo in evidenza che questo tipo di lavori e ambienti, in cui devi essere sessualizzata in modo esplicito, ti fa stare male. Addirittura ti fa stare peggio dei corrispettivi lavori da cameriera in cui non é richiesta una sessualizzazione esplicita, e con tutto che le cameriere in genere sono soggette a molestie da clienti e datori di lavoro.
        Questo dovrebbe far riflettere che la sessualizzazione esplicita richiesta in certi luoghi di lavoro non é per nulla empowering. Questo é il punto della questione. Si mette in evidenza che la sessualizzazione nel luogo di lavoro é nociva per chi lavora.
        Tutte le ragazze hanno riferito di starci male. Probabilmente chi poteva ha cambiato lavoro in seguito, chi non é riuscita a trovare altro ha dovuto adattarsi suo malgrado.

        In quanto alle leggi sulle molestie sessuali: esistono sí, ma vengono fatte applicare?
        Hai letto il blog del Porco al lavoro? Ti ricordi del caso di quel datore di lavoro siciliano che molestava le dipendenti ed é stato assolto perché “stava solo scherzando”?
        O della cinquantenne molestata cosí pesantemente che é dovuta andare al pronto soccorso con 20 giorni di prognosi, e il cui molestatore fu comunque assolto “perché il fatto non sussiste”? I ricatti a cui puoi essere sottoposta/o perché hai quel lavoro ed é durissimo trovarne altri, perché se denunci ti crei una reputazione “problematica” e nessun altro ti assume piú?

      • Paolo ha detto:

        fare un lavoro dipendente non è “empowering” dato che sei comunque sotto padrone a prescindere da come sei vestito. non credo che lavorare da Hooters o da Abercombie sia più empowering che lavorare da Mc Donald’s ma lavorare da Hooters presenta dei vantaggi oggettivi (paghe alte, orari flessibili) che Mc Donald’s non ha (ci sono testimonianze che assimilano il lavoro da Mc Donald’s ha una forma di schiavismo e vorrei conoscere lo stress di chi ci ha lavorato per anni). Non credo che chi sceglie di lavorare da Hooters pensi all’ empowerment, magari pensa ” paga più alta e orari flessibili , sarà sempre meglio che pulire i cessi a un dollaro l’ora” che è un ragionamento molto pragmatico e ben poco ingenuo
        Il problema come mi tocca dire per l’ennesima volta sono le molestie sessuali che le cameriere di Hooters subiscono e i commessi mezzi nudi strafighi di Abercombie no, questo è dovuto alla mentalità che vuole una donna che esibisce il corpo come “meno rispettabile” di un uomo che fa la stessa cosa, questa è la mentalità da cambiare sul lungo termine, sul breve termine l’unica è far rispettare le leggi contro le molestie sessuali sul lavoro(che in USa sono di solito più severe che in Italia),le leggi non sono perfette e non garantiscono la giustizia al 100% e non ti garantiscono un nuovo lavoro ma sono il solo strumento che abbiamo nell’immediato

      • Paolo ha detto:

        fare un lavoro dipendente non è “empowering” dato che sei comunque sotto padrone a prescindere da come sei vestito. non credo che lavorare da Hooters o da Abercombie sia più .empowering che lavorare da Mc Donald’s ma lavorare da Hooters presenta dei vantaggi oggettivi (paghe alte, orari flessibili) che Mc Donald’s non ha (ci sono testimonianze che assimilano il lavoro da Mc Donald’s ha una forma di schiavismo e vorrei conoscere lo stress di chi ci ha lavorato per anni). Non credo che chi sceglie di lavorare da Hooters pensi all’ empowerment, magari pensa ” paga più alta e orari flessibili , sarà sempre meglio che pulire i cessi a un dollaro l’ora” che è un ragionamento molto pragmatico e ben poco ingenuo
        Il problema come mi tocca dire per l’ennesima volta sono le molestie sessuali che le cameriere di Hooters subiscono e i commessi mezzi nudi strafighi di Abercombie no, questo è dovuto alla mentalità che vuole una donna che esibisce il corpo come “meno rispettabile” di un uomo che fa la stessa cosa, questa è la mentalità da cambiare sul lungo termine, sul breve termine l’unica è far rispettare le leggi contro le molestie sessuali sul lavoro(che in USa sono di solito più severe che in Italia),le leggi non sono perfette e non garantiscono la giustizia al 100% e non ti garantiscono un nuovo lavoro ma sono il solo strumento che abbiamo nell’immediato

  16. Paolo ha detto:

    Un’altra cosa generale: la cosa che fa grande la democrazia liberale moderna e gli USa checchè se ne dica sono il faro delle democrazie liberali non è l’assenza di ingiustizia, ma la possibilità di denunciarla: gli Stati Uniti sono una grande democrazia non perchè siano un paese privo di ingiustizie e diseguaglianze (anzi!) ma perchè negli USA è possibile denunciare le ingiustizie, gli atti di sopraffazione (come le molestie sul lavoro, ad esempio) e cambiare le cose, si può scendere in piazza, ci si può mobilitare sui social e fuori dai social (sopratutto), si scrivono libri e si fanno film che denunciano le storture, libri e film che in altri paesi non si potrebbero fare perchè se li fai lo Stato ti ammazza o ti mette in galera.
    Ricordo un bel film come North County con Charlize Theron raccontava la storia vera di un gruppo di minatrici americane molestate sessualmente e vessate dai colleghi maschi: queste donne hanno affrontato mille difficoltà ma hanno fatto causa alla compagnia mineraria che tollerava gli abusi e hanno vinto! Perchè le cose si possono cambiare. E faccio notare che le minatrici indossavano le stesse divise dei colleghi maschi quindi non c’era nulla che invitasse a “oggettificarle” secondo il vostro modo di pensare (non il mio) nè si trattava di un ambiente di lavoro “sessualizzato” secondo il modo di pensare di zorin (che non è il mio)

  17. Paolo ha detto:

    contrariamente a quello che dite io non sottovaluto il problema di molestie e relativo stress denunciato nell’articolo ma non gli attribuisco ai vestiti delle cameriere ma alla mentalità maschilista di chi pensa “uomo sexy= rispettabile “donna sexty= non rispettabile”

  18. Paolo ha detto:

    “ma sono certa che appena possono vanno via, ma appena possono, non prima.” Ida

    ne sono certo anch’io ma questo vale anche per chi sta nei call center e non centra coi vestiti: nessuno ha come sogno nella vita di fare l’operatore telefonico, anche chi fa l’operatore telefonico non vede l’ora di mollare quel lavoro,e per le stesse ragioni nessuna sogna di fare la cameriera da Hooters anzi nessuno sogna di fare la cameriera o il cameriere da qualsiasi parte, a prescindere dalla divisa.. Sono lavori temporanei che di solito si fanno per mantenersi agli studi,e non certo perchè sono i lavori più desiderabili del mondo. Come ho detto lavorare da Hooters ti da’ uno stipendio superiore a quello di chi sta in un call center e anche a quello di qualsiasi altro ristorante. Lo stipendio più alto e gli orari flessibili quelli sono desiderabili per chi decide di lavorarci.
    Sulla questione delle molestie sessuali e relativo stress ho già detto.

    • IDA ha detto:

      a-Vestite in un modo o in un altro, dici che è ininfluente, allora non si capisce perché l’abbigliamento è imposto. È una casualità? Abbigliamento imposto, semplicemente per un capriccio o per una scelta di marketing? E la scelta di marketing su cosa è costituita?
      b- Discriminazione di genere, gli uomini non sono assunti, quali caratteristiche professionali hanno le donne che gli uomini non possono avere? Nel momento dell’assunzione, per essere assunte, pensi che siano importanti le capacità professionali o le caratteristiche fisiche? Te lo dico io, sono richiesti i canoni estetici della classica cheerleader americana o della tipica surfista. Per contratto devono mantenersi in forma. Se ingrassano perdono il lavoro. Se si ingrassa si perdono capacità professionali?
      c-Cosa sono le Hooters Girls? E cosa vuol dire? Le recenzioni ci parlano di: “Cameriere sexy, procaci e parecchio hot, che vendono cibo e bevande ad una clientela per lo più di sesso maschile con il petto (non di pollo!) in bella vista.” Oppure: “Ma il segreto del successo di queste aziende è, principalmente, il sex appeal delle ragazze. Le cameriere dalle curve mozzafiato, sono sempre sorridenti, cordiali e ironiche..” e continua: “Nel caso in cui non aveste capito il gioco di parole, il logo della catena è l’immagine di due cime innevate (evidente riferimento alle grazie generosamente esibite delle sexy cameriere, sempre in perfetta forma). E non ci si ferma qui: “da Twin Peaks – come recita il motto del ristorante – si mangia si beve e si gode di viste panoramiche”. Di quali curve parlano? Quelle per andare all’Abetone? E le viste panoramiche sono quelle del golfo di Amalfi?
      Ora spiegami come fai a sostenere che non è oggettivazione se i clienti sono attirati non per la qualità dei piatti, non per la carta dei vini, ma dalle tette delle cameriere. Ho letto diverse recensioni, nessuna parla della qualità del cibo, sull’originalità della preparazione dell’alimento, stiamo parlando di ristoranti, quindi il cibo è il soggetto principale. Le recensioni ci parlano solo del panorama che ti fanno vedere le ragazze.

      • Paolo ha detto:

        Ida vestite in un modo o nell’altro è ininfluente riguardo alle molestie sessuali sul lavoro, non sono gli abiti a scatenarle, questo volevo dire e tu lo hai capito benissimo
        Hooters ha evidentemente imposto quell’abbigliamento alle cameriere per motivi di marketing, per le stesse ragioni per cui i commessi di Abercombie & Fitch (scusate se insisto ma finchè voi ripetete le stesse cose io faccio altrettanto) dovevano essere giovani, in forma e con gli addominali scolpiti: è necessaria la tartaruga addominale per fare il commesso? Certo che no ma loro dovevano averla perchè i responsabili di A&F hanno deciso, almeno fino a un anno fa, di distinguersi puntando sul fisico palestrato e “da surfisti” dei commessi così come Hooters ha deciso di distinguersi puntando sul fisico delle cameriere. Una scelta aziendale discutibile certo ma non è a causa del dress code di Hooters che le cameriere vengono molestate e subiscono stress, ma a causa della mentalità che glorifica un uomo sexy che esibisce il suo corpo e giudica “non degna, una che si merita di tutto” una donna che fa lo stesso; è questa mentalità che va sconfitta se vogliamo combattere le molestie sessuali.
        Quanto al fatto che Hooters abbia ottenuto il diritto di non assumere camerieri uomini, io non ho seguito l’iter legale che ha permesso a Hooters di ottenere questo ma so che le molestie sessuali sono ancora reato, anche da Hooters

      • Ma perché insisti coi commessi maschi? Ti abbiamo già detto che i numeri sono importanti e che l’oggettificazione del corpo femminile è un fenomeno molto più macroscopico rispetto ai casi di corpi maschili. È la quantità che fa la differenza.

      • Paolo ha detto:

        il problema non è l’ “oggettificazione sessuale” (uso questo termine anche se non lo condivido, solo per comodità) maschile o femminile che sia ma il giudizio morale negativo che la società infligge a una donna che esibisce il suo fisico (per lavoro o per diletto) e non infligge a un uomo che fa la stessa cosa,è questo (e non le copertine delle riviste) che crea il clima per cui uno pensa che una cameriera di Hooters non sia una “ragazza rispettabile” e quindi la molesta

      • Che tu non lo condivida sconvolgerà schiere di ricercatori…

      • Jinbe ha detto:

        Che poi a dirla tutta c’è un esempio che si potrebbe fare di una particolare situazione che viene a crearsi una volta l’anno in cui questi ruoli sono ribaltati, che dimostra come il contesto faciliti certe azioni anche quando queste non sono frequenti nella nostra società. Ma preferisco evitare per non dover leggere decine di commenti benaltristi che lo prendano a pretesto.

      • Paolo ha detto:

        “Che poi a dirla tutta c’è un esempio che si potrebbe fare di una particolare situazione che viene a crearsi una volta l’anno in cui questi ruoli sono ribaltati,”

        se ti riferisci all’otto marzo e agli strip maschili, mi risulta che gli spogliarellisti siano tutti performer adulti e consenzienti che lavorano , finora non ci sono stati casi di molestie da parte delle clienti, che si sappia

      • Jinbe ha detto:

        Ci sei arrivato, sono sorpreso. Ma non mi riferivo agli spogliarellisti.

      • Vale ha detto:

        Paolo, c’è una vignetta che ho visto in giro. Lap dancer femmina e tre clienti maschi che guardano, una freccia sulla testa di lei che dice “poco di buono”. Poi sotto un lap dancer maschio e tre clienti femmine che guardano. Freccia con scritto “poco di buono”. Il problema è che la freccia punta alle clienti.
        In breve, il biasimo va sempre alle donne. Ed è realmente così.

      • Paolo ha detto:

        ho visto anch’io la vignetta e conferma quel che dico io: il biasimo va solo sulla donna che si spoglia e sulle donne che guardano con desiderio e senza molestarlo un uomo che si spoglia, mai sull’uomo che si spoglia nè sull’uomo che guarda, io voglio un mondo in cui nessun soggetto di quella vignetta sia disprezzato, nè chi si esibisce seminudo/a per lavoro nè chi guarda (mi riferisco a situazioni in cui sono tutti adulti e consenzienti)

      • Vale ha detto:

        Quindi vuoi un mondo femminista, ottimo anche noi.
        Sono le altre cose che dici (e che cozzano totalmente con questa visione) che non riusciamo a spiegarci…

  19. Paolo ha detto:

    Jinbe, se rileggi i miei post ho spiegato più volte a causa di quale cultura sbagliata, misogina e sessuofoba le donne che esibiscono il loro corpo vengono molestate più degli uomini che fanno la stessa cosa.

  20. stefano ha detto:

    A dire il vero però, in questo articolo si fa un po’ di confusione. Anzitutto come fa notare Paolo, non si capisce bene se i sentimenti negativi vengano dalle molestie, o dal semplice lavorare in un posto in cui si è più esposti dal punto di vista dell’immagine. E la ricerca è fatta su 11 interviste, che vorrei capire chi di voi che qui ha commentato ha letto. Mentre in rete si trovano differenti esperienze, che fanno pensare che l’oggettificazione, a voler prendere il termine per utile, non ha gli stessi effetti sulle persone. Se invece sotto l’ombrello dell’oggettificazione ci finiscono le molestie la cosa cambia, ma c’è un’evidente confusione.

  21. Paolo ha detto:

    “Un contesto culturale che massicciamente propone la donna come oggetto sessuale non c’entra niente, giusto?”

    Centra moltissimo un contesto culturale che mostra gli uomini sexy che esibiscono il corpo (per lavoro o per diletto, non importa) come fighi degni di ammirazione e le donne sexy che fanno la stessa cosa come persone non degne di rispetto perchè “non rispettano se stesse” e cavolate del genere. a fomentare l’idea che una donna sia “molestabile” non è la presunta “oggettificazione” ma il differente giudizio morale o moralistico che c’è su uomini e donne che fanno la stessa cosa.

    • Vale ha detto:

      Bravo. La cosa si chiama “sessismo” ed ha come causa/effetto (è un ciclo) l’oggettificazione. La donna non è una persona, ma un oggetto, quindi deve essere lì per il mio sollazzo, se non lo fa la biasimo, se lo fa, pure. Perché la disumanizzazione è completa e la vedo solo come un oggetto.
      Il sessismo alimenta l’oggettificazione, che a sua volta alimenta il sessismo. Dai, ce l’ha puoi fare!

      • Paolo ha detto:

        No, Vale non è inevitabile che una donna che esibisce il suo corpo (per qualunque ragione lo faccia) generi disprezzo, non è inevitabile vedere nelle cameriere di hooters donne “oggettificate” io vedo ragazze che lavorano per pagarsi gli studi, e il fatto che la loro divisa sia fatta per mostrare i loro corpi ed eccitare lo sguardo non mi porta a disprezzarle e a mancar loro di rispetto, io non disprezzo una persona che trovo sexy, non la disprezzo neanche in caso contrari. Quello che va combattuto non è l’esibizione del corpo (per lavoro o per diletto, maschile o femminile, belloccio o non belloccio, sexy o non sexy) ma il giudizio sprezzante che colpisce solo la donna che esibisce il suo corpo e non l’uomo che fa la stessa cosa. E ad alimentare questo giudizio sprezzante non è l’esibizione del corpo ma la sessuofobia misogina alla base della cultura religiosa giudaico-cristiana di cui purtroppo siamo intrisi e ne siamo intrisi anche quando ci dichiariamo “atei” o “femministi”

      • Vale ha detto:

        Per l’ennesima volta. TU. Tu non corrispondi a 7 miliardi di individui. Prima accetterei questa realtà, prima capirai tante cose. E noi potremmo smettere le crisi di pianto quando pretendi di commentare a cose che, palesemente, non comprendi.

    • stefano ha detto:

      Paolo scusa, ma questa cosa che pensi è sbagliata. Ovvero l’idea che i clienti molestino perché c’è una mentalità che considera quelle ragazze delle poco di buono. La mentalità c’è, ma gli uomini molestano a prescindere. Ovvero ci sono uomini che considerano le donne unicamente sotto il punto di vista sessuale. Molestano laddove possono farlo, e un contesto come Hooters favorisce questo, perché le ragazze, il concept stesso è quello di attirare gli uomini e di conseguenza favorire le molestie, che sono messe in conto e arginate in parte dal punto di vista legale e in parte con certi accorgimenti per cui vanno bene le foto, ma è meglio non assecondare i clienti perché sennò pensano che possono andare oltre. Questo in realtà succede anche in normali bar e ristoranti dove vengono scelte ragazze di bella presenza. Tutti gli uomini se entrano in un bar con una bella ragazza pensano a quello, non bisogna essere ipocriti. Ora, dove hai ragione è nel fatto che la risposta a ciò non può essere sfavorire contesti del genere, ma cambiare la mentalità. Questo nel nostro Occidente è un cane che si morde la coda, perché la libertà che difendiamo prevede contesti del genere. Al momento c’è una frizione tra il lavoro per una cultura meno sessista e la libertà di fare certi mestieri che sono stati modellati dal sessismo. Nel nostro mondo ideale non c’è niente di male nel far fruttare l’avvenenza, nel mondo reale se crei hooters assecondi l’idea che le donne esistano per sollazzare il proprio gusto.

    • IDA ha detto:

      Il problema, non è l’esibizione di un corpo, in se, ma esibito in funzione di oggetto.
      Il fatto che esista anche l’oggettivazione maschile non dimostra che non esiste l’oggettivazione femminile. Il fatto che esistano persone oneste non esclude che esistano i ladri. Perché uno non esclude l’altro. Il fatto che una con i pantaloni possa subire molestie sessuali, non esclude l’oggettivazione come causa principale delle molestie sessuali. Ma non perché c’è una maggior esposizione di un corpo, ma perché non è percepita come persona, ma come oggetto. Il consenso nell’oggettivazione non è previsto, come non è mai previsto tra il soggetto e oggetto. Per spostare un bicchiere dal tavolo, non li chiedi il permesso se vuole o non vuole essere spostato. Appurato questo e ribadito che quando si parla di oggettivazione, non si sta biasimando la ragazza, perché è l’oggetto passivo dell’oggettivazione, è quella che la subisce.
      L’oggettivazione della donna è una particolare forma di deumanizzazione: alle donne viene negata una soggettività, sono considerate solo per il loro utilizzo a fini sessuali o per conferire status al maschio.
      Ha forti conseguenze cognitive, sulla percezione di se e degli altri. Su come si percepisce chi è oggettivato e come viene percepita dagli altri. Su questo ci sono numerosi studi, dal 1980 ad oggi: Kaufman; Silverston; Fouts e Burggraf; Heflick e Goldenberg e Martha Nussbaum, in America. Pacilli, M.G. & Mucchi-Faina, e Chiara Volpato in Italia.
      Oggettivazione:
      1. Strumentalità: l’oggetto è uno strumento per gli scopi altrui;
      2. Negazione dell’autonomia: l’oggetto è un’entità priva di autonomia e autodeterminazione;
      3. Inerzia: l’oggetto è un’entità priva della capacità di agire e di essere attivo;
      4. Fungibilità: l’oggetto è interscambiabile con altri oggetti della stessa categoria;
      5. Violabilità: l’oggetto è un’entità priva di confini che ne tutelino l’integrità. È possibile farlo a pezzi.
      6. Proprietà: l’oggetto appartiene a qualcuno. Negazione della soggettività:
      7. L’oggetto è un’entità le cui esperienze e i cui sentimenti sono trascurabili.
      L’oggettivazione sessuale comporta una frammentazione simbolica del corpo, che è separato dal resto della persona e considerato come mero strumento per il piacere sessuale altrui.
      Pericoloso per la salute psico-fisica di chi subisce l’oggettivazione.
      Si origina: da differenze di potere fra uomini e donne e squilibri economici.
      Si pratica prevalentemente a beneficio degli uomini.
      Genera stereotipi che ostacolano le pari opportunità fra uomini e donne.
      Crea circoli viziosi e frustrazioni: Vedi i commenti di Emanuele e di Zorin.
      L’oggettivazione sessuale può essere intesa come la manifestazione di una più ampia ideologia sessista che legittima le disuguaglianze e la violenza di genere.
      Esempio: Un ristoratore, per vendere i suoi prodotti di scarsa e dubbia qualità a prezzi elevati, quindi come fare profitti con delle schifezze, fa servire questi prodotti a delle ragazze svestite. I clienti vanno li, non per l’originalità e la qualità del cibo, ma per vedere un po di fica giovane, e mentre sono persi tra le curve mozzafiato e i panorami non vedono quello che mangiano e il proprietario li sfila i soldi dal portafoglio. Se poi il cliente si ammala di fegato, non pensa alle schifezze che ha mangiato, ma da la colpa alle ragazze che le l’hanno fatta annusare ma non data. ( anche qui vedi i commenti di Zorin)

      • Paolo ha detto:

        sul concetto di “oggettivazione” non ho nulla da aggiungere a quel che ho detto in questo e in altri post.
        Gli zorin e i molestatori esistono perchè c’è la convinzione che una donna che mostra il suo corpo (non importa se per lavoro o per diletto) sia meno degna di rispetto, questa mentalità deve cambiare. Se alcuni clienti non vedono le cameriere di Hooters come esseri umani degni di rispetto, il problema non è Hooters ma è nella testa dei clienti

      • IDA ha detto:

        Ma Hooters sfrutta quella testa dei clienti per farci i soldi.

  22. Elisa ha detto:

    La prima volta che ho sentito parlare di Hooters è stato tramite la lacrimevole trasmissione televisiva “Undercover Boss” (e me ne vergogno). L’intera puntata è imbarazzante, credo si trovi in rete, ma l’elemento “morte nel cuore” è il manager del locale, mr. Jimbo, un tizio che mette in riga le ragazze prima della “prestazione” e ne giudica e mortifica i difetti fisici o l’eventuale imperfezione. Come se non bastasse, ad un certo punto, finito il lavoro si diverte un po’, dice alle sue dipendenti che se vogliono possono tornare a casa prima, ma solo se accettano di sottoporsi ad un “simpatico giochino”: devono mangiare un piatto di fagioli (se non ricordo male) usando solo la bocca, da brave cagne devono mangiare con la testa nella ciotola… Mi è venuto il magone nel vedere la rassegnazione nel viso di quelle povere ragazze evidentemente abituate a sottostare ai divertimenti del padrone…
    Poi per carità, può anche essere che sia una tutta una messinscena del programma, chi lo sa, a quel punto però non si capisce perché Hooters abbia permesso alla TV di calcare così tanto la mano perdendoci la faccia!! E dovendosi poi scusare pubblicamente…
    D’altra parte però è un esempio estremo (forse) che ci chiarisce benissimo i risultati della ricerca del post, chi riesce a restare sereno quando si ritrova ingabbiato tra clienti smaniosi e manager molestatori? Sarebbero questi il “maggior grado di flessibilità”“e orari più flessibili/leggeri” se fai la cagna vai a casa prima? Ah sì, bel vantaggio!
    Qui un articolo un cui si parla dell’episodio: http://www.mediaite.com/tv/hooters-ceo-doesnt-understand-why-his-manager-is-a-pig/
    Cita un altro studio datato 2007: Molissa Farber, author of a criminology study centered around the “Hooters dynamic,” che però risulta essere solo: Conference Paper/Unpublished Manuscript 😦 volevo leggerlo…
    P.S.: Mi sto leggendo tuuuuutto il tuo blog Ricciocorno, ti lancio complimenti a cascata e ti ringrazio tantissimo!

    • Paolo ha detto:

      L’ho visto anch’io quell’episodio e finiva che il capo di Hooters rimproverava aspramente il manager Jimbo, gli diceva che ciò che faceva era contro le regole del locale, che non si trattano così le cameriere e lo invitava ad andarsene e alla fine compariva la didascalia in cui si diceva che questo tizio si era licenziato. Quindi se era una messinscena (cosa probabile dalle testimonianze che leggo in rete) è probabile che Hooters l’abbia accettata per far vedere che chi tratta così le cameriere viene redarguito quindi paradossalmente mostrare il manager sessista che viene rampognato dal “grande capo” serviva a far fare “bella figura” al locale

  23. Vale ha detto:

    Ah, dimenticavo. Dice Paolo:
    >>la sessuofobia misogina alla base della cultura religiosa giudaico-cristiana di cui purtroppo siamo intrisi e ne siamo intrisi anche quando ci dichiariamo “atei” o “femministi”
    So che tanti atei sono fieri di ricondurre qualsiasi schifezza del mondo alla religione (cristiana: offendere le altre non è politically correct), forse perché così si sentono più fighi, o cercano di dare un velo di giustificazionismo al loro non-operato (il mondo fa schifo perché c’è la religione [cristiana, sennò gli altri si offendono e mi mettono una bomba in casa], quindi posso lavarmene le mani di ciò che non funziona e, invece che combattere per i diritti umani, mi limito a guardare gli altri con superiorità), ma il sessismo, ti stupirà, è una cosa comune a quasi tutte le culture al mondo, ben da prima che Cristo venisse al mondo. Gente umanissima si serve della religione per giustificare le peggiori atrocità, ma la colpa è della gente, non delle religioni.
    E, visto che sembri non saperne nulla, ricordo che Gesù Cristo era quello che diceva “ama il prossimo tuo, come te stesso”. La postilla “a meno che non abbia la vagina” l’hanno aggiunta gli uomini. Non c’è alcuna discriminazione nel Vangelo, quindi risparmiami gli sproloqui da ateo che ha le chiappe troppo pesanti per migliorare il mondo, ma si scaglia contro la religione perché è più comodo.

    Ah, ma se gli tocchi il suo film preferito, pretende delle scuse! Beh, sai dove puoi andartele a prendere!

    • Jinbe ha detto:

      Se non son le religioni, ma gli uomini, allora può aver ragione anche Paolo quando sostiene che non è hooters, ma i clienti.

      • Paolo ha detto:

        certo che sono i clienti, influenzati da una certa cultura (che ripeto ti influenza pure se non sei religioso praticante e persino se ti dichiari ateo quindi non sto assolvendo gli atei o dicendo che non sono maschilisti)

      • Paolo ha detto:

        certo che sono i clienti, influenzati da una certa cultura (che ripeto ti influenza pure se non sei religioso praticante e persino se ti dichiari ateo quindi non sto assolvendo gli atei o dicendo che non sono maschilisti).

      • Jinbe ha detto:

        No, non sono solo i clienti. Visto che i locali sono concepiti per loro sono concepiti in maniera sessista.

      • Paolo ha detto:

        i clienti non sono automi, decidono come comportarsi una volta che entrano in quei locali come ogni volta che entrano in qualsiasi locale, e se si comportano in maniera irrispettosa è loro responsabilità

      • Jinbe ha detto:

        Ancora non hai risposto: perché le molestie allora sono piú frequenti? Perché esiste questo modello di business se non per incontrare i gusti di quei clienti?

      • Paolo ha detto:

        sono più frequenti a causa della cultura misogina che dice donna che mostra il corpo= non rispettabile, uomo che mostra il corpo= rispettabile

      • Jinbe ha detto:

        Ma lo vedi che non sei coerente? Perché hai sostenuto che le molestie accadono comunque e che l’abbigliamento non c’entra. I sessisti frequentano ogni tipo di locale ed una scollatura la puoi vedere anche al bar sotto casa.
        E perché se i breastaurant non esistono per far sentire un certo tipo di clienti a “casa” sono concepiti in questo modo?

      • Paolo ha detto:

        sono coerente: è vero che le molestie avvengono a prescindere dai vestiti ma la (in)cultura della mancanza di rispetto verso le donne considerate “poco serie” o che vestono in un certo modo peggiora le cose

    • Paolo ha detto:

      Purtroppo anche la cultura greco-romana era maschilista in maniera feroce (ma le donne potevano avere funzioni sacerdotali cosa che con l’avvento del cristianesimo hanno progressivamente perduto), ma non c’era questa sessuofobia e questo carico di vergogna sul sesso tipico della cultura giudaico-cristiana e anche islamica (no, non me la prendo solo col cristianesimo tanto che in altri contesti mi hanno dato dell’islamofobo proprio perchè dico che l’islam è maschilista e misogino come tutte le religioni monoteiste), non c’era il concetto di “peccato” (c’era l’empietà che però è un’altra cosa), le persone badavano a raggiungere la felicità in questa vita e non si concentravano su ricompense e punizioni nell’Aldilà.
      non so pensare a nulla di più sessista e patriarcale della gerarchia ecclesiastica di Santa Romana Chiesa: sostanzialmente un club maschile dove le donne sono solo ancelle; almeno nel porno una donna può diventare regista e produttrice, nell’esercito oggi le donne possono essere ufficiali fino ai più alti gradi, nella Chiesa solo suore e ultimamente diaconi.
      Sarò anche un ateo furioso ma la penso così e ho un problema con tutte le religioni mica solo col cristianesimo

    • Antome ha detto:

      E’ vero che ci sono gli atei che dici, che si concentrano sulla religione cristiana ignorando l’Islam, cosa sbagliata ed ingenerosa, ma se vedi il forum Atei italiani, ultimamente c’è un odio verso gli islamici che ha del tossico, al punto che ci sono interi thread i cui messaggi sono costituiti quasi esclusivamente di stralci di news su crimini dei migranti, spesso da Libero o Il Giornale (grandi giornali laici, non c’è che dire), non so se perchè gli altri li ritengano proppo PC o perchè ci provino gusto. Fattostà che vorrebbero scompaiano dalla faccia della terra, mostrando i crimini orrendi delle esecuzioni.

      • Paolo ha detto:

        gli atei di estrema sinistra se la prendono solo col cristianesimo, gli atei di destra se la prendono solo con l’islam. Entrambi sono in malafede, bisogna prendersela con tutte le religioni

      • Vale ha detto:

        E se lo dice Paolo, figuriamoci se non dobbiamo farlo, tutti e immediatamente.
        Evidentemente non hai capito (come al solito) quanto scritto prima. Dio è inconoscibile, non puoi portare prove tu che non esista, come chiunque che esista. Un altro discorso è servirsi della religione per portare avanti interessi personali.
        https://lunanuvola.wordpress.com/2016/10/08/le-streghe-e-la-terra/
        Questa cosa fa schifo, ad ex, ma da nessuna parte veniva richiesta nel Vangelo, l’hanno fatta gli uomini per tornaconto personale. Per il resto, di nuovo, la pochezza di molti atei, unita al loro personale senso di superiorità, mi lascia sempre basita. In ogni caso, Paolo, il mondo è sempre lì e continua a fare schifo. Puoi iniziare in ogni momento a muovere le chiappe per cambiare le cose, invece che lavartene le mani dicendo “tanto è colpa delle religioni”… Ah no, presupporrebbe coerenza!

      • Paolo ha detto:

        è vero molti non credenti sono accusati spesso a ragione di scarsa umiltà e di guardare tutti gli altri dall’alto in basso e io non faccio eccezione, anzi sono un egocentrico e un “finto umile” di stirpe.
        Ma sai è un po’ difficile non sentirsi superiori a chi crede che esista un uomo invisibile nel cielo, a chi crede a vergini incinte e morti che resuscitano

    • Lunaria ha detto:

      Ti sbagli, gesù giustifica in pieno la sottomissione della donna: durante la scena del banchetto a casa del fariseo, una donna entra in casa, piangente, si inginocchia, bacia i piedi di gesù (maschio) e si umilia totalmente, “lavandoli” con le lacrime e asciugandoli con i capelli. e gesù cosa fa? le dice di smettere? di mettersi in piedi?! come avrebbe fatto un qualsiasi uomo imbarazzato nel vedere una scena del genere? ma certo che no! la loda per la sua sottomissione! questo cosa lascia intendere? che essere umili, abnegati, piangenti e baciare i piedi al tuo prossimo è una grande realizzazione e beatitudine?! sarebbe questo il messaggio rivoluzionario anti-sessista e panacea per ogni male del mondo? prostrarsi come dei cani e baciare i piedi al tuo prossimo?! ovviamente poi la simpatica scenetta prevede una donna, nel ruolo di cane, mica il contrario. eh già, perché quando a gesù salta il capriccio di inginocchiarsi lo fa davanti a 12 maschi, e nessuna donna presente. anche questo manda un bel messaggio concettuale preciso, nella mente dei maschi che poi fanno le loro encicliche e i loro trattati religiosi…
      quindi smettiamola di ritenere la figura di gesù “persona che ha liberato le donne” perché NON è COSì. ci sono frasi pronunciate da questo gesù, e comportamenti che lui avalla che sono SBAGLIATI, a una critica oggettiva del suo operato. detto questo, faccio anche notare altre due cose: 1) gesù stesso nei suoi vangeli umilia sua madre zittendola: al banchetto di Cana, o quando la rinnega in pubblico preferendole i discepoli. basta credere alle fandonie dei bei santini del gesù boccoluto biondo che abbraccia la mammina.
      2) gesù rivela espressamente che dio è padre, e solo padre. Per questo non è ammissibile pregare un dio madre (Ratzinger lo ha ribadito bene). Ripeto: la colpa del dio è padre, e quindi al padre in terra (marito/papi/preti) spetta il potere, perché a immagine del padre in cielo, è di gesù. la avvalora lui, questa cosa.
      non c’è alcuna discriminazione nei vangeli? ma li hai letti? hai letto l’analisi che le teologhe femministe come la Daly fanno a questi “bei concetti” cristiani foraggiati in pieno da gesù? e dai suoi seguaci dopo di lui?
      gesù non è sessista? in quanto seconda persona della trinità, si fa esclusivamente maschio venendo in terra; prega un dio esclusivamente padre e dà il potere esecutivo esclusivamente a 12 maschi apostoli? come lo chiami questo agire, eh? idolatria della virilità alla massima potenza!

      Non capisco perché su blog che si dichiarano femministi ci siano quasi sempre commentatrici donne che NON conoscono i danni che tale gesù, il suo messaggio, e il suo operato (e mica solo di quelli venuti dopo di lui) hanno arrecato alle donne.
      Senza contare che una donna che definisce se stessa su quello che gesù ha detto di fare, è una donna che si sta reificando andando dietro a un maschio e cosa questo maschio ha detto.
      Due pesi e due misure diverse, quindi? se è un maschio fascista a dire a una donna di fare qualcosa è un misogino, se è gesù che lo fa no? come mai una donna sente necessità di definire se stessa “sentendo cosa gesù ha detto su questo o quello”, o peggio ancora, necessitando di un redentore maschile che ingloba maschi e femmine (il famoso “non c’è più né maschio né femmina ma siete tutti uno in gesù cristo”) in lui, che è e resta maschio e unisce la natura maschile a quella divina, nella stessa persona?
      e secondo te gesù non ha portato discriminazioni? quando è LUI STESSO la causa della discriminazione più grande, perché con la sua nascita esclusivamente maschile fa passare l’idea che “non era da dio farsi donna”? (come poi di fatto è stato)
      ma davvero bisogna ancora leggere donne che frequentano siti femministi che difendono gesù? (o quasi peggio ancora, maria? la donna che si proclama “serva” per ben due volte?) nel 2016? siamo ben lontane da un’uguaglianza con i maschi, se le donne necessitano ancora di redentori maschili semiti e del contesto cristiano.

      Vale, ti svelo un segreto: fatti un giro sui siti cristiani veri, quelli più retrogradi, i cattolici tradizionalisti, insomma: vedrai come usano “il sesso maschile assunto da gesù nostro signore” per basarsi sul fatto che “il maschio è superiore” proprio perché scelto da dio, come sua incarnazione. vediamo se sei capace di dimostrare che questo assunto non avrebbe modo di esistere, considerato lo stesso dio cristiano che lo avalla in pieno.

  24. Valeria Palazzolo ha detto:

    Lasciamo perdere le religioni, per ora. Siccome ho l’insonnia, Paolo, proverò a dirti in altre parole quello che altre mille quattrocento persone hanno provato a spiegarti. Il fatto è che tu, per spiegare le molestie, utilizzi un parametro fuorviante: dici che i clienti che vengono in questi locali si sentono giustificati nel molestare le cameriere perché le disprezzano in quanto “poco di buono”; e questo sarebbe frutto di una cultura sessuofobica probabilmente derivante dal Cristianesimo, dai Savi di Sion o da chissà cos’altro.

    Il problema, evidente come l’ombra di un elefante in una savana assolata, è che il disprezzo per la vera o presunta condotta delle cameriere scollacciate in questo caso non c’entra un tubo. Il manaccione bavoso che frequenta il locale può disprezzare la cameriera come anche ammirarla – e nello stesso tempo il disprezzo bigotto per le donne libertine si può manifestare, in altri contesti, in modo del tutto opposto alla molestia (non so se ti è capitato di vedere un vecchio film, di cui adesso non ricordo il nome, sui maltrattamenti a cui erano sottoposte le donne sospettate di cattiva condotta sessuale nelle case di rieducazione in Irlanda). L’equazione disprezzo – molestia non torna. L’unica equazione che torna è quella donna= bistecca= molestia. L’idea cioè che una donna sia trattata esclusivamente come un pezzo di carne che quindi può essere maneggiato, guardato, usato a uso e consumo del cliente. Non capita agli uomini semplicemente perché gli uomini NON sono considerati bistecca: nemmeno nei rari casi in cui si spogliano.

    • Vale ha detto:

      Tentativo encomiabile, ti ringrazio. Ma non credo che funzionerà nemmeno così. Lui NON VUOLE vedere la società in cui viviamo, perché ammettere i propri privilegi fa paura (la paura di essere costretto a rinunciarvi).

    • Paolo ha detto:

      veramente Riccio ha postato un link secondo cui sarebbe capitato a un uomo (uno dei ragazzi immagine-commessi di A&F) ma sono casi più rari a causa del doppio standard di cui ho parlato: non c’è un disprezzo strutturale verso l’uomo che si spoglia ed esibisce il suo corpo per lavoro e/o per diletto. potete anche considerarmi uno sporco maschilista che non vuole rinunciare ai suoi privilegi ma non cambio idea. Le molestie sessuali (e per molestia intendo ogni attenzione di tipo sessuale non gradita a chi la riceve , attenzione che viene ripetuta anche quando sai di non essere gradito anzi sai di risultare disgustoso ma non ti importa) sono un gesto di sopraffazione e mancanza di rispetto, di disprezzo, non di ammirazione

      • Valeria Palazzolo ha detto:

        No, Paolo. Sono casi più rari perché uomo – non uguale a bistecca, donna sì.
        Il disprezzo non c’entra un tubo.

      • Paolo ha detto:

        io resto della mia idea e tu della tua

      • Vale ha detto:

        E la tua rimane sbagliata, essendo confutata da TUTTA la letteratura scientifica a riguardo. Ma sarai illuminato tu.
        A ‘sto punto, rinnovo la domanda che ci poniamo tutti: ma se tanto tu hai sempre ragione e non cambi idea, cosa vieni qui a fare? Perché se è per illuminarci con le tue parole e spargere la tua saggezza, puoi pure risparmiarti la fatica…

      • Paolo ha detto:

        non sono affatto tenuto a dare spiegazioni del perchè commento qui, io non chiedo spiegazioni agli altri (anche perchè non mi interessa minimamente) e vorrei che gli altri non me le chiedessero. Se sono offensivo o inopportuno la padrona di casa può bannarmi.
        Comunque se ci tieni a saperlo commento spesso perchè sono fondamentalmente un egocentrico ce ama polemizzare e ho la presunzione di credere che le mie opinioni siano le migliori perle di saggezza mai partorite nella storia umana (per quanto riconosca che anche Immanuel Kant, Cartesio, Nietzsche, Simone Weil e Hannah Arendt se la cavassero, bravini insomma)

    • Paolo ha detto:

      vorrei dire a Valeria Palazzolo che i Savi di Sion non esistono, è una calunnia anti-ebraica. Le religioni monoteiste, ebraismo, cristianesimo e islam con le loro differenze e similitudini, esistono

  25. bob ha detto:

    “Perché questo post allora? Lo so che alcuni di voi se lo stanno chiedendo.”
    Probabilmente perchè non ha niente di meglio da fare. E questo, a pensarci bene, è tristissimo

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