Uomini che raccontano di donne III: sedotta e abbandonata o gatta morta e mantenuta?

Recentemente, in calce ad un mio post, sono comparsi diversi commenti che ci raccontano di donne “che incastrano il compagno attraverso una gravidanza da lui non richiesta per essere mantenute”.

Quasi contemporaneamente, in un altro blog ho trovato una descrizione del matrimonio che lo definisce una sorta di “prostituzione legalizzata”: Che altro è il matrimonio se non un contratto, un atto d’acquisto e appartenenza, in cui puoi – anche – fare la puttana ma senza subirne le conseguenze sociali. Di più: sei una puttana riproduttiva e dunque sei l’unica puttana indiscutibilmente autorizzata a generare prole e a crescerla secondo gli stessi criteri di giudizio. Purché non fosse esplicito perché l’esplicitazione dello scambio, per dire, oggi, nel mantenimento a vita della ex moglie, non più addestrata a beccare il buon partito quanto piuttosto a trovarsi un lavoro, con la contraddizione di cercare l’autonomia economica e di far sopravvivere un modello che è anacronistico e quell’autonomia l’offende, con l’obbligo paradossale per lui di farle mantenere lo stesso “tenore” di vita che ella aveva durante il coniugio, conserva zone di liceità nel caso in cui si tratti ancora di puttana in esclusiva che ha prodotto prole, come dovesse avere una pensione per la produzione fornita la quale pensione, più che giusta, però sia a carico dell’ex e non di chi ha sistemato il welfare in modo tale che le donne abbiano ancora ruolo da psicofarmaci sociali, pullaggine inclusa, da riproduzione e cura.

Questo mi ha fatto riflettere sulla celebre dicotomia santa/puttana che l’affermarsi del divorzio avrebbe armonizzato in un unico modello femminile: scimiottando Hegel, la moglie/mamma/santa (tesi) e la puttana (antitesi) si evolvono nella  sintesi  “donna che vuole il mantenimento”, che riesce ad essere entrambe le cose.

L’uomo affibbia l’una o l’altra etichetta (santa e puttana) sulla base dei suoi bisogni, che variano a seconda del contesto storico o anche solo del momento, e all’improvviso una moglie e madre di famiglia si può trovare etichettata come “puttana riproduttiva” solo perché si ridiscute in Parlamento una legge in materia di affido condiviso…

Tutto questo ha molto poco a che fare con la vita sessuale delle persone.

Eppure, continuiamo a pensare che il sesso possa avere un ruolo determinante nel rapporto uomo-donna.

Nel 1740 Samuel Richardson scrive Pamela, o la virtù premiata, e subito diventa un best seller: tutte le ragazze volevano scoprire il segreto di Pamela. Pamela è una serva quindicenne, una ragazza povera ma virtuosa ed estremamente bella (ovviamente); lavora per Lady B e, quando questa muore, passa al servizio di suo figlio, Mr B; il gentiluomo (si fa per dire) prova una grande attrazione per la ragazza, tenta spesso di sedurla in ogni modo, ma la fanciulla rifiuta ogni volta con indignazione. Mr B, perconvincerla, la tiene prigioniera per quaranta giorni. Per ben due volte arriva quasi al punto di stuprarla. Pamela, disperata, sfiora il pensiero del suicidio, salvo accorgersi che, nonostante il comportamento selvaggio, c’è qualcosa di affascinante in Mr B (azzarderei: una sindrme di Stoccolma?). L’uomo si rende conto che la brutalità da lui dimostrata non lo porterà a nessun risultato, e inizia a corteggiare la fanciulla in maniera tenera e gentile, finendo per innamorarsi, ricambiato, di lei e delle sue straordinarie doti morali e umane. Per due volte Mr B le chiede la man, prima che Pamela sia veramente convinta della scelta, ma alla fine della narrazione, il lettore vedrà i due eroi felicemente sposati e accettati dalla società dell’epoca. Da servetta a signora: un leitmotiv che ha attraversato i secoli per trovare nella telenovelas sudamericana la sua definitiva coronazione.

Nel 1892 Thomas Hardy pubblica Tess dei d’Urbervilles: fedele rappresentazione di una donna pura: Tess è giovane, bella e povera, come Pamela. Viene mandata dai suoi genitori a reclamare la parentela con un’altra famiglia di nome d’Urberville (ricca) e viene accolta da Alec Stoke d’Urberville, un giovane che si invaghisce immediatamente di lei. Rifiuta Tess come facente parte della famiglia, ma la invita ad andare a lavorare nella sua proprietà, dove tenta ripetutamente di sedurla fino a quando, frustrato dai continui rifiuti, la conduce nella foresta… Tess torna dai suoi genitori e dà alla luce il figlio di Alec, che è malaticcio e muore dopo breve tempo. Successivamente Tess va a lavorare in un caseificio, dove incontra Angel: si innamorano e si sposano, ma Angel è turbato alla scoperta di ciò che lei ha passato con Alec e fugge in Brasile per andare lontano e riflettere. Dopo la partenza di Angel, Tess incontra periodi difficili,  Alec ritorna e ancora una volta la reclama. Tess rifiuta di avere a che fare con lui fin quando la morte del padre lascia la famiglia senza casa e Alec fornisce loro un posto dove vivere nella sua proprietà a patto che Tess viva con lui come una moglie. Angel ritorna dal Brasile per scoprire che Tess vive con Alec, lei riesce a vedere ora come Alec l’abbia usata e abusata, litigano e lei lo uccide. Scappa via con Angel e passano qualche giorno insieme, fuggiaschi, prima che Tess venga catturata e portata sul luogo dell’esecuzione. Tess muore.

Due uomini, due scrittori, ci danno la loro versione del rapporto uomo-donna: tutto sembra ruotare attorno alla libido maschile, all’atto sessuale consumato/non consumato.

La sostanziale differenza che intercorre tra Pamela e Tess è che Mr B. non possiede fisicamente Pamela, mentre Alec d’Urberville mette Tess incinta.

Pamela sopravvive ed è riabilitata dal matrimonio, Tess viene uccisa.

La libido maschile è un qualcosa di incontrollabile, di animalesco, sembra addirittura indipendente dal soggetto che ne è posseduto come da una malattia. La libido femminile? Non c’è, non esiste.

Queste due donne lottano per la sopravvivenza: una ce la fa, l’altra soccombe. Pamela è stata più scaltra? Ha giocato meglio le sue carte? A mio avviso è stata solo più fortunata…

“Tess” esclamò d’Uberville. Non venne alcuna risposta. L’oscurità era così densa da non fargli scorgere che una pallida massa nebulosa ai suoi piedi… Tutto era avvolto nell’oscurità. D’Uberville si chinò: udì un respiro delicato e regolare. S’inginocchiò curvandosi sempre più, finché l’alito di lei gl’intiepidì il viso… La fanciulla stava dormendo profondamente… Ma qualcuno potrebbe chiedermi: dove si trovava l’angelo custode di Tess? Esisteva una provvidenza che tutelasse la sua ingenua fiducia?

Insomma, uno stupro. Lei dormiva!

Tess e Pamela sono due donne che tentano disperatamente di costruirsi un’autonomia lavorando, ma non ci riescono ed entrambe si scontrano con questo mostro che è il desiderio maschile: vittime della loro avvenenza, oppongono entrambe una disperata resistenza.

La virtù ricompensata di Pamela e la purezza violata di Tess rivelano nel personaggio di Angel come il problema sia squisitamente maschile: il marchio del possesso impresso sulla donna gli impedisce di considerarla sua moglie e la abbandona al suo destino, priva dei mezzi di sussistenza, indifferente a ciò che avverrà di lei.

La tragedia di Tess e Pamela è la tragedia di donne povere, è la tragedia della povertà, prima che una questione di verginità o di amore romanticamente inteso: quella che emerge, prepotentemente, è l’urgenza di mettere qualcosa nel piatto, mentre intorno si scatena il desiderio sessuale di qualcun altro.

Nel 1847 viene pubblicato il capolavoro di Charlotte Brontë, Jane Eyre. Una è la differenza sostanziale con i due romanzi precedenti: Jane è brutta. 

A raccontarci questa storia è una donna.

Jane è orfana e povera e viene accolta presso i parenti dopo la morte dei genitori; in questa famiglia è resa oggetto di continue vessazioni da parte della zia e anche altri bambini della casa, suoi cugini. Viene infine affidata ad una scuola di carità, dove l’austerità, il sacrificio ed il pesante lavoro sono la regola del giorno per le fanciulle senza famiglia. Divenuta adulta trova un’occupazione presso la sfarzosa dimora di Thornfield Hall, appartenuta da sempre alla nobile famiglia dei Rochester, e qui svolge le mansioni di istitutrice per Adele, la figlia adottiva del padrone di casa, il misterioso Mr. Rochester. Mr. Rochester è un uomo imponente e sarcastico, che è subito colpito dalla vivida intelligenza e dall’indipendenza di spirito di Jane. Il rapporto tra i due subisce varie traversie, tra cui l’annunciato e poi disdetto matrimonio di Mr. Rochester con Blanche Ingram, una donna bellissima che vuole sposarlo soltanto per interesse. Finalmente Mr. Rochester scopre che l’amore che egli sin dal primo momento aveva riposto in Jane è ben corrisposto, perciò le chiede la mano. Ma un terribile segreto è racchiuso tra le mura di Thornfield Hall e fortuitamente rivelato il giorno stesso delle nozze tra Jane e Rochester: l’uomo è già sposato con Bertha Mason, una donna pazza, segregata nella soffitta di Thornfield. Rochester nutre un sentimento di pietà ma anche di rabbia per Bertha, che non gli ha mai permesso di abbandonarla al suo già difficile destino. Jane lascia precipitosamente Thornfield. Sull’orlo della morte per inedia, viene accolta in casa di un ecclesiastico, St. John Rivers, e delle sue due sorelle. Poco dopo, trova lavoro come maestra in una scuola rurale. Nel frattempo approfondisce la conoscenza con il giovane, bello ed idealista St. John e, quando le arriva la notizia improvvisa di una grossa eredità e del fatto che St. John e le sorelle sono suoi parenti prossimi, divide l’eredità con loro. St. John le propone di sposarlo e di andare in missione in India con lui, ma Jane rifiuta e torna da Mr. Rochester, il quale, in seguito ad un incendio, provocato dalla stessa moglie Bertha, la quale è morta nell’accaduto, è rimasto vedovo e cieco. Jane e Mr. Rochester possono così convolare a nozze.

Tempo fa, un uomo che aspettava un figlio mi disse: se fosse una bambina, vorrei che fosse grassa e brutta; solo così posso essere certo che, se sarà amata, lo sarà per davvero.

E’ davvero questa, la soluzione? Eludere il desiderio maschile?

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in recensioni scadute, riflessioni e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

8 risposte a Uomini che raccontano di donne III: sedotta e abbandonata o gatta morta e mantenuta?

  1. Paolo1984 ha detto:

    il desiderio, maschile o femminile che sia, secondo me non si può eludere e per una semplice ragione: ci può essere attrazione fisica reciproca senza amore ma l’amore senza attrazione fisica, senza il desiderio sessuale non esiste (non per me, almeno).
    La frase di quel padre, (vorrei una figlia brutta così sarà amata davvero) non ha nessun senso: perchè fermo restando che ogni cultura ha dei canoni estetici maschili e femminili, ogni persona ha i suoi gusti e la bellezza anche fisica può avere tante sfaccettature, qualunque donna è bellissima agli occhi di chi la ama e la desidera (stesso discorso per gli uomini)…..io non potrei mai amare una donna che non mi attrae e che quindi non considero bella che non mi trovasse bello, l’attrazione è condizione non sufficiente ma necessaria all’amore.
    Qui di no, la soluzione non è sperare in una figlia brutta

  2. Paolo1984 ha detto:

    comunque il messaggio che una bella non trova chi la ama davvero..non posso accettarlo

    • Beh dovresti parlarne col signore in questione, il quale – per la cronaca – ha avuto in seguito due maschietti e gli è stato risparmiato di confrontarsi con il problema…
      Quello su cui riflettevo, forse male e approssimatamente, era che l’epiteto “puttana” non ha a nulla a che fare con la vita sessuale delle donne, e che il concetto di virtù e di purezza, entrambi importanti nella narrazione di Richardson ed Hardy (che lo intendono comunque in modi diversi, tanto che per Hardy Tess rimane comunque pura, pur essendo stata violata e pur avendo commesso un omicidio), non compare accanto a Jane Eyre nell’ultimo titolo.
      E Jane è brutta, l’autrice vuole che noi immaginiamo il suo personaggio brutto, mentre Tess e Pamela sono descritte come bellissime e credo sia importante sottolinearlo.
      Non possiamo interrogarci su questioni di genere se non andiamo a vedere la storia della discriminazione di genere per confrontarci con il bagaglio di rappresentazioni che ci portiamo comunque sulle spalle.
      Quella definizione di matrimonio come “prostituzione legalizzata” mi ha subito fatto venire in mente Pamela, perché la protagonista di Richardson, che è una ragazza che lavora (e insomma, il rimprovero di tutti gli uomini che commentano qui non è “le donne vogliono farsi mantenere?”), per sopravvivere è costretta suo malgrado ad accettare un matrimonio e quindi di essere mantenuta. E le è andata anche bene, se guardiamo alla povera Tess.
      Tutte e tre queste donne sono donne che lavorano: smettono di lavorare solo quando incappano nel “seduttore” di turno… Smettono di ricevere una paga, in realtà: perché Jane Eyre, rimanendo accanto a Mr. Rochester, continua di fatto ad occuparsi di Adele come come faceva da istitutrice, con l’unica differenza che prima delle nozze era una donna autonoma, dopo può tranuillamente rientrare nella schiera delle “mantenute”. Questo rimanda al discorso del lavoro di cura, che ha un preciso valore economico per un single, che è costretto ad avvalersi di “professionisti” che paga, ma che improvvisamente nella coppia scompare e della donna rimane il triste epiteto “puttana riproduttiva”… Tutto ciò che fa nella famiglia sembrerebbe collegato solo al sesso.
      Tess violata e comunque “pura” ci interroga sul concetto di “santa” che, leggiamo spesso, è identificato con – cito da un’articolo (http://www.odiopiccolo.com/oliva/item/733-bresciane-puttane.html) “la vostra angelicata e romantica compagna di vita”. Come l’articolo ci fa notare, non basta ad una donna essere la compagna di vita di qualcuno per non essere più puttana, ma essere puttana dipende solo da chi sceglie arbitrariamente l’etichetta: perché, per qualcun altro, la medesima angelicata compagna può essere solo “una grandissima troia”.
      Quindi, mi sento di concludere, la vita sessuale di una donna con tutto questo non c’entra niente, e il problema della virtù è solo apparentemente il nodo della questione: uno specchietto per allodole, che distrae dal problema vero e proprio.

      • Paolo1984 ha detto:

        se uno pensa che una donna sposata e casalinga sia “una puttana riproduttiva” il problema è tutto suo, non della donna in questione che ha tutto il diritto di vivere la sua vita. Nè tutti i single sono così ricchi da potersi permettere di pagare dei domestici, quindi non è raro che un uomo single se li faccia da solo i mestieri. Che tra lavastoviglie e lavatrice dovrebbero essere un po’ meno faticosi rispetto a cento anni fa. Quanto alle donne che “si sposano solo per essere mantenute” certamente esistono (donne e uomini sono moralmente pari nel bene come nel male) ma sai io credo anche che ci si sceglie in due e le motivazioni sono quasi sempre non univoche. Quanto ai romanzi che citi, io alla narrativa chiedo storie avvincenti e personaggi plausibili e coerenti col tipo di storia: Tess, Jane, Pamela sono donne che possono esistere? Di sicuro esistevano donne simili a loro all’epoca in cui i romanzi sono stati scritti (e non vorrei sbagliare, ma Pamela mi sembra un po’ datato) quindi è giusto raccontarle

      • E’ giusto raccontarle e ricordarle perché è il nostro passato che – ovvio, insieme a tante altre cose – determina ciò che siamo oggi. E volevo dire proprio questo: “se uno pensa che una donna sposata e casalinga sia “una puttana riproduttiva” il problema è tutto suo, non della donna in questione”.

  3. Barbara ha detto:

    il problema è quando una “puttana riproduttiva” ti ci fanno sentire. e ti riducono a pensare di esserlo, pretendendo la soddisfazione dei bisogni fisiologici in cambio di cibo e vestiti per se e per i figli.

    • E’ un termine offensivo per tutti, per chi ne è vittima, ma anche per quelle persone chi si ritengono abbastanza mature da costruire una relazione o una famiglia basate sul rispetto reciproco e sulla condivisione delle responsabilità, persone che sanno mettere in comune le loro risorse per uno scopo comune: essere felici insieme…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...