Perché non è una festa

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L’etimologia della parola festa risale al latino festum o a dies festus (giorno di festa) e indica un giorno di gioia pubblica, giubilo, baldoria: la festa è quindi un evento gioioso comunitario o, quantomeno, da condividere con gli altri.

Un’origine ancora più antica, si riferisce al greco festiao o estiao che indica l’atto di accogliere presso il focolare domestico (in sanscrito il focolare si indica col termine vastya) confermando il significato originario e profondo di condivisione, di accoglienza e di comunione gioiosa della festa.

La Giornata Internazionale della Donna è una festa?

Una leggenda molto celebre narra che la Giornata Internazionale della Donna sia stata istituita nel 1908 in memoria delle operaie morte nel rogo di una fabbrica di New York, la Cotton, ma si tratta solo di una leggenda nata negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale.

La Giornata Internazionale della Donna nacque infatti ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio del 1909. A istituirla fu il Partito Socialista americano, che in quella data organizzò una grande manifestazione in favore del diritto delle donne al voto. Il tema era già stato a lungo discusso negli anni precedenti sia negli Usa sia dai delegati del VII Congresso dell’Internazionale socialista.

Nel VII Congresso della II Internazionale socialista, tenuto a Stoccarda nel1907, nel quale erano presenti 884 delegati di 25 nazioni – tra i quali i maggiori dirigenti marxisti del tempo, come i tedeschi Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, August Bebel, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurès – venne discussa (tra le altre cose) anche la questione femminile e soprattutto la rivendicazione del voto alle donne.

Su quest’ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne, senza allearsi con le femministe borghesi che reclamano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne.

Non tutti condivisero la decisione di escludere ogni alleanza con le femministe borghesi: negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown scrisse, nel febbraio del 1908 sulla rivista The Socialist Woman, che il Congresso non avrebbe avuto alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione.

Le manifestazioni per il suffragio universale si unirono presto ad altre rivendicazioni dei diritti femminili. Tra il novembre 1908 e il febbraio 1909 migliaia di operaie di New York scioperarono per giorni e giorni per chiedere un aumento del salario e un miglioramento delle condizioni di lavoro. Nel 1910 l’VIII Congresso dell’Internazionale socialista propose per la prima volta di istituire una giornata dedicata alle donne.

Il 25 marzo del 1911 cadde la goccia che fece traboccare il vaso: nella fabbrica Triangle di New York si sviluppò un incendio e 146 lavoratori (per lo più donne immigrate) persero la vita. Questo è probabilmente l’episodio da cui è nata la leggenda della fabbrica Cotton. Da quel momento in avanti, le manifestazioni delle donne si moltiplicarono. In molti Paesi europei, tra cui Germania, Austria e Svizzera, nacquero delle giornate dedicate alle donne.

La data dell’8 marzo entrò per la prima volta nella storia della Festa della Donna nel 1917, quando in quel giorno le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra, dando così vita alla rivoluzione russa di febbraio. Fu questo evento a cui si ispirarono le delegate della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca quando scelsero l’8 marzo come data in cui istituire la Giornata Internazionale dell’Operaia.

In Italia la Festa della Donna iniziò a essere celebrata nel 1922 con la stessa connotazione politica e di rivendicazione sociale. L’iniziativa prese forza nel 1945, quando l’Unione Donne in Italia (formata da donne del Pci, Psi, Partito d’Azione, Sinistra Cristiana e Democrazia del Lavoro) celebrò la Giornata della Donna nelle zone dell’Italia già liberate dal fascismo.

L’8 marzo del 1946, per la prima volta, tutta l’Italia ha ricordato la Festa della Donna ed è stata scelta la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, come simbolo della ricorrenza. Negli anni successivi la Giornata è diventata occasione e momento simbolico di rivendicazione dei diritti femminili (dal divorzio alla contraccezione fino alla legalizzazione dell’aborto) e di difesa delle conquiste delle donne.

Le donne italiane hanno votato per la prima volta il 2 giugno di quell’anno.

Nel 1960, con un accordo interconfederale, si decise l’eliminazione dai contratti collettivi nazionali di lavoro delle tabelle remunerative differenti per uomini e donne. Venne così sancita per la prima volta la parità formale e sostanziale tra uomini e donne nel mondo del lavoro.

Solo nel 1975, con la L.151, la riforma del diritto di famiglia introdusse la parità tra uomini e donne nell’ambito familiare: la potestà sui figli, infatti, spetta da allora a entrambi i coniugi, che hanno identici diritti e doveri, e non più solo al padre.

Altra grande e tardiva conquista, la L. 866 del 1996, che stabilisce che la violenza sessuale non è più un delitto contro la morale, bensì contro la persona.

Queste sono alcune delle cose che la Giornata Internazionale della Donna dovrebbe ricordare alle donne e agli uomini italiani. Ma soprattutto, dovrebbe ricordarci che la Festa della Donna non è una giornata di gioia pubblica, giubilo e baldoria.

La Giornata della Donna è una commemorazione: un giorno nel quale riflettere sul fatto che tanta strada è stata fatta e tanta ce n’è ancora da fare.

A quegli uomini che si sentono discriminati dall’esistenza di una Giornata della Donna (e si lamentano così: “perché una giornata dell’uomo non c’è?”) vorrei chiedere:  che cosa dovrebbe ricordarci la giornata dell’uomo?

C’è il Giorno della Memoria, che ci ricorda gli uomini discriminati e uccisi a causa di pregiuzi razziali, c’è la Festa del Lavoro, che ci ricorda l’impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori, c’è la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, che ci ricorda il problema di chi viene discriminato in base all’orientamento sessuale… Ci sono la Giornata Mondiale dei Profughi, la Giornata Mondiale per le vittime di tortura, la Giornata internazionale della commemorazione del commercio degli schiavi e della sua abolizione, la Giornata internazionale dei popoli indigeni… c’è anche la Giornata mondiale del sordo!

Ma l’uomo non è mai stato discriminato in quanto maschio.

Quindi, chi sentisse il bisogno di essere membro di una categoria discriminata, qui c’è l’elenco completo: sono certa che una giornata che possa andar bene c’è di sicuro.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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3 risposte a Perché non è una festa

  1. eklektike ha detto:

    L’ha ribloggato su eklektikee ha commentato:
    A proposito di otto marzo: un’ottima riflessione che condivido.

  2. Lidia Zitara ha detto:

    Brava Ricciocorno!

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