Cure that ass

Fra me e Spiderman c’è un rapporto molto personale che affonda le radici non nella mia infanzia (per tradizione familiare siamo DC, più che Marvel, e per noi Superman sarà sempre Nembo Kid), bensì nel mio essere una mamma.

In casa, infatti, il primo vero fan di Spiderman è stato mio figlio, che quando non aveva neanche tre anni voleva più di ogni altra cosa un costume da Uomo Ragno. Devo confessarvi che quelli spesi per il micro-costume (troppo costoso, pensavo, per una creaturina che lievita al ritmo di un bignè) li considero a tutt’oggi uno dei migliori acquisti della mia intera esistenza in termini di qualità della vita, perché, dopo i primi 5 minuti di delusione a fronte della scoperta che non gli avrebbe permesso di camminare sui muri, per i sei mesi successivi ho avuto per casa il bambino-ragno più felice della terra.

Per farla breve, nonostante ormai mio figlio guidi la macchina e non si travesta più da supereroe (non a spese mie, in ogni caso), oggi siamo andati insieme al cinema a vedere Spiderman – No way home, in memoria di quei magici momenti in cui lui mi imprigionava al muro con le sue ragnatele.

Ve lo dico subito: non sono un’esperta di universo cinematografico Marvel, sono più una turista, una consumatrice occasionale. Tuttavia, per le ragioni di cui sopra, naturalmente ho visto la trilogia di Raimi e pure i generalmente poco amati film con Andrew Garfield.

Quello che ho visto oggi, con la sua “etica dell’Uomo Ragno”, mi ha inquietato non poco.

Breve sinossi: l’ultimo cattivo che Peter Parker ha dovuto affrontare, il mago degli ologrammi Quentin Beck aka Mysterio, prima di morire ha rivelato al mondo intero l’identità segreta di Spiderman, accusandolo per giunta delle sue misfatte. Nel tentativo di riappropriarsi della serenità che gli garantiva l’anonimato, Peter si rivolge al Dottor Strange per un incantesimo, che però, ovviamente, invece di sortire l’effetto sperato catapulta nella vita del povero Peter tutti i malvagi delle saghe cinematografiche che lo hanno preceduto: il Goblin, l’Uomo Sabbia e il Dottor Octopus di Tobey Maguire, ad esempio, e Lizard ed Electro di The Amazing Spiderman. Poiché lo squarcio creato dall’incantesimo rischia di radunare in una sola città tutta la feccia di ogni universo immaginario cosciuto (a noi fruitori del genere), il Dottor Strange si organizza per rispedire al suo Spiderman d’appartenenza i viaggiatori interdimensionali, ma Peter Parker, ispirato dalla caritatevole zia May, ha un’idea migliore: curare i cattivi per farli diventare buoni.

Così ci ritroviamo a guardare, riuniti per l’occasione, tutti e tre i Peter Parker muniti di camici, provette, elettrodi e tanto amore per la scienza, intenti a creare una scientifica cura per la cattiveria che possa riabilitare le loro nemesi e restituirle al mondo come i bravi cittadini che meritavano di essere prima che la malasorte li trasformasse in dei freak assetati di sangue.

Giuro, preferisco i supereroi che prendono i nemici a martellate a questi Peter-pseudoscienziati che “curano” i malviventi con sieri fosforescenti e strumenti che conducono elettricità, e immagino che chiunque abbia visto “Qualcuno volò sul nido del cuculo” concordi con me.

Collegare automaticamente la malattia mentale alla criminalità è pericoloso per i malati di mente in primis, che non sono tutti pericolosi come una simile associazione suggerisce, ed è pericoloso per tutti quelli che malati non sono.

Prendiamo il caso dell’Uomo Sabbia, che nella prima trilogia delinque perché povero in un contesto sociale che non garantisce ai cittadini il diritto alla salute: è una malattia, la sua, oppure la quasi necessaria conseguenza dell’ingiustizia sociale? Ciò di cui un simile criminale ha bisogno è un elisir che gli restituisca un aspetto meno perturbante oppure una più equa redistribuzione delle ricchezze che garantisca alla figlia le cure mediche di cui necessita?

Troppe volte nel corso della storia il manicomio è diventato il luogo ideale nel quale nascondere e neutralizzare gli emarginati, i diversi, quelli che si ribellano ad un sistema ingiusto e disumano o che con il loro stile di vita mettono in crisi il sistema valoriale dominante, per liquidare con leggerezza il metodo Spidermen.

Ma affrontare il crimine con la “cura”, non è pericoloso soltanto per i veri malati o i presunti criminali: lo è anche per le vittime.

Torniamo per un attimo al caso di Juana Cecilia Hazana Loayza, sgozzata in un parco di Reggio Emilia: il suo assassino era stato arrestato per atti persecutori, quindi riarrestato per violazione del divieto di avvicinamento e altri atti vessatori, ma gli arresti domiciliari – a dispetto della recidiva – saranno revocati, la pena sospesa in cambio dell’impegno a prendere parte ad un percorso di recupero: in parole povere, la cura.

Una cura che ha comportato la morta per Juana Cecilia Hazana Loayza.

Vorrei concludere a partire da una citazione di Spiderman, lo Spiderman 3 Tobey Maguire:

Qualunque cosa dobbiamo affrontare, qualunque siano le nostre lotte interiori abbiamo sempre una scelta. Me l’ha insegnato il mio amico Harry. Lui scelse la parte migliore di sé. Sono le nostre scelte che fanno di noi quelli che siamo, e abbiamo sempre la possibilità di fare la scelta giusta.

Si tratta senza dubbio di una indebita generalizzazione, perché liquidare ogni azione umana come una semplice “scelta” del singolo, riconducendo ogni comportamento alla mera responsabilità individuale, non ci restituisce la complessità dei fattori che influenzano l’agire umano, privandoci del contesto. Tuttavia, etichettare chiunque compia un atto contro la legge come un “malato da curare” è una generalizzazione peggiore, che si affaccia su scenari ben più terribili di quelli che paventava il Dottor Strange proponendo di concludere il film dopo i primi venti minuti.

Insomma, brutto, brutto, brutto. Da quando ho iniziato a spendere in Spider-cose – quel giorno in cui ho acquistato il costume rosso e blu per un bimbo che voleva arrampicarsi sui muri – i soldi spesi oggi sono stati il peggior investimento in assoluto.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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10 risposte a Cure that ass

  1. Sandra ha detto:

    Cara Ricciocorno, come sai, quella del patologizzare la violenza è forse il modo più recente e subdolo che il dominio maschile ha adottato per velare la sua essenza a noi donne, prima che a sé stesso, e perpetuarsi. E come hai rilevato una volta di più, questa tossina culturale sintetizzata nel laboratorio del patriarcato, viene somministrata a tutti in piccole dosi costanti nascondendola in modo tale da farla sembrare dolce e benefica.
    Ripetiamolo, dunque, che non è mai abbastanza, ripetiamolo alle nostre figlie: lo stupratore, il femminicida, il maltrattante non è un malato, ma un figlio sano del patriarcato.
    Urliamolo per le strade ed in ogni luogo pubblico e “privato”, ogni volta che si invoca la “malattia” in modo plateale o più subdolo: LO STUPRATORE, IL FEMMINICIDA, IL MALTRATTANTE NON E’ UN MALATO, MA UN FIGLIO SANO DEL PATRIARCATO!
    Chissà che lo sentano fin da piccoli anche i nostri figli maschi.

    Buone Feste.

    • Anna M. Liberata ha detto:

      “Un figlio sano del Patriarcato” è la definizione più acuta mai sentita. Approvo in pieno. E apre una bella discussione su ciò che è “sano” per il patriarcato, per cui, per forza di cose, le donne non sono mai “sane”, a meno che non siano maschiliste. Appunto.

  2. Serenando tROLLEGGIANTe Ha detto che ha detto chE ha detto:

    Ma è vera la storia che questo articolo riporta?
    E se è vera, cosa ne pensi?
    https://www.lafionda.com/eleonora-de-nardis-ovvero-il-mondo-alla-rovescia/

    • E perché non dovrebbe essere vera? Per via della fonte che citi? 😉 Anche la stampa mainstream ha riportato della condanna, quindi ci sono buone probabilità che sia tutto vero. Mi ricordavo dell’aggressione, mi era sfuggita la carriera letteraria dell’imputata. Peccato, perché ci sarebbero tante vittime di violenza maschile che potrebbero fare tanto per le donne, se fosse loro offerta la possibilità di esporsi. Dovresti chiedere alle varie Blasi e Serughetti: le trovi online. Perché offrire il palco a questa? Sarà che il leit-motiv “le donne non sono vittime” ha generato nel femminismo un po’ di confusione? Comunque o.t..

  3. Mario ha detto:

    Carissimo Ricciocorno, ti è mai sfiorato il dubbio che il “male” sia naturale?
    Provo a spiegati cosa intendo facendo un giro piuttosto largo: un tempo ritenevo l’omosessualità fosse “contro natura”. Poi un amico (medico) mi ha fatto notare che mi sbagliavo, perchè invece è presente in molte specie oltre la nostra. E difficilmente la natura lascia sul campo cose che non hanno, o almeno hanno avuto, un qualche vantaggio evolutivo.
    Chi di noi oggi non combatte con i chili di troppo? Eppure molti ignorano che quei meccanismi di accumulo del grasso che oggi combattiamo strenuamente sono gli stessi che hanno permesso ai nostri antenati di sopravvivere, mentre quei (pochi) fortunati di oggi che non ingrassano mangiando quello che vogliono sono vivi solo grazie alla (attuale) continua disponibiltà di cibo, e solo qualche migliaio di anni fa sarebbero velocemente morti di stenti nei frequenti periodi di carestia.
    E adesso sgancio la bomba:
    Penso sia grossomodo lo stesso per la violenza connaturata a noi uomini (e per non lasciare equivoci semantici in questo caso specifico che per uomini intendo “esseri umani di genere maschile”), e anche per il “male” in senso lato: se l’egoismo, l’invidia, la predisposizione alla violenza non hanno (o almeno hanno avuto) un qualche vantaggio evolutivo, non potrebbero stare dove sono adesso.
    Dopotutto la natura non è “buona”. Noi non siamo “buoni”.
    Da questo punto di vista concordo con te: il “male” non è una malattia, e di sicuro non è curabile.

      • Mario ha detto:

        Mmm… quindi l’avevi già considerato, e a differenza mia, scartato 🙂

      • Antome ha detto:

        Sì forse scartato con buone ragioni, poichè è una semplificazione. Non sempre concordo al 100% con Riccio e ci sta, ma l’argomento dell’ineluttabiltà naturalistica, variazione dell’omonima fallacia, è chiaramente semplificatorio e ad effetto e distorce l’osservazione dell’evoluzione e della selezione naturale nell’ideale di darwinismo sociale e se non esso comunque.
        E’ stato ipotizzato che alcune varianti di virus con troppe mutazioni accumulate, per esempio, possano nonostante l’enorme efficienza sul lungo termine che sbaraglia varianti concorrenti rendersi talmente instabili nel lungo termine da non riuscire poi a replicarsi. Si dice che la variante delta fosse scomparsa improvvisamente dal Giappone per questo motivo, ma è un’ipotesi da verificare, ma un fenomeno che accade.
        L’evoluzione non ci dice quindi che questo sia il modello selezionato più efficiente a lungo termine nè che sia ciò che ci ha portato a sopravvivere meglio, soprattutto in quanto abbiamo lavorato per abbassare fortemente la pressione selettiva, che potremmo invece riincontrare se ci moltiplicassimo, scelta apparentemente vincente fino a 20 miliardi in poco tempo, proprio perchè il sistema non reggerebbe nello starvi dietro, nonostante l’evoluzione teoricametne dica che chi più si moltiplica più vince. Insomma discorsi totalmente non applicabili per argomentare il “una ragione ci sarà se siamo fatti così e non in altro” modo, nonostante la suggestiva avvocatura del diavolo possa trovare consenso in quanto “verità spiacevole e scomoda che non piace agli emotivi irrazionali, soprattutto le donne eh”. Vuole essere questa un’obiezione molto costruttiva.

    • Antome ha detto:

      “e per non lasciare equivoci semantici in questo caso specifico che per uomini intendo “esseri umani di genere maschile””
      Certo nessun equivoco, tutti gli uomini, cis e trans sono di genere maschile, che equivoco ci dovrebbe essere.
      “Da questo punto di vista concordo con te: il “male” non è una malattia, e di sicuro non è curabile.”
      Anche la malattia è naturale, ma per fortuna è sempre più curabile anche se non sempre e e a volte non completametne, quindi, cosa vuoi dire con questo argomento.
      E se questa mentalità che ha creato molto inquinamento e dove si concentrano le maggiori resistenze, rischia di portarci con maggiore probabilità all’estinzione, no, non penso che tutto ciò che rimane e ci ha portato fino ad oggi lo sia perchè fosse la scelta migliore per la sopravvivenza.
      Queste caratteristiche che immagino ascriva ai maschi, ma che se le affermassero le femministe sarebbero misandriche, il senso del possesso che fu prealessandrino, del dominio, del territorio, della rivalsa e della ripicca hanno portato a due guerre mondiale che potevano portare ad obliterarci con le bombe atomiche, quindi ciò che può avere una sua motivazione biologica atavica non può essere una scusa per chiamare qualcosa vincente e necessario, se non stai argomentando questo non capisco bene. Di conseguenza anche il “bene” sarebbe naturale, ovvero utilizzare quanti più strumenti possibile ad evitare scenari simili, sterminio sistematico, distruzione, tra le altre cose anche della nostra stessa casa.
      La cooperazione è altrettanto naturale e avere l’intelligenza per capire che un comportamento può esserci fatale a lungo termine è anch’esso parte dell’evoluzione.
      Però capisco la fascinazione del pensiero “oscuro” eh.

      • Mario ha detto:

        Grazie Antime, adoro le risposte puntuali e argomentate.
        Ti rispondo qui anche al tuo commento poco sopra:

        Lo so benissimo che esistono le trappole evolutive. Non è assolutamente detto che qualcosa che ti ha permesso di sopravvivere in passato ti consenta di farlo nel presente al mutare delle condizioni ambientali. Il nostro essere vincenti come specie si fonda in gran parte sull’adattabilita che il nostro intelletto ci consente anche per reprimere o modificare comportamenti e atteggiamenti che sono divenuti disfunzionali rispetto a ciò che ci circonda. Questo però non dovrebbe renderci ciechi sull’origine che quei comportamenti hanno avuto. A maggior ragione se vanno modificati o combattuti, come la violenza maschile.

        No, no, era necessario invece specificare: il maschile neutro italiano poteva fare intendere “noi uomini” come “noi esseri umani” avrei potuto usare con più profitto il termine maschio invece che uomo.

        Una caratteristica o un affermazione possono aderire o meno alla realtà. Non sono misandriche ( o misogine) a seconda di chi le afferma. Parlo di violenza connaturata al maschio come potrei parlare di inferiore statura connaturata alla femmina, ed entrambe le affermazioni hanno le stesse implicazioni morali: nessuna.

        In ultima una domanda: cosa intendi per “fascinazione del pensiero oscuro”?

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