Andate a lavorare

Come avevo immaginato, la sentenza della Cassazione n. 11504 depositata il 10 maggio 2017, alla quale si è esultato al grido di “rivoluzione!”, ha scatenato il risentimento contro le donne.

Parassite, streghe, furbette… Delle donne è stato detto questo ed altro.

Tutto è andato secondo copione e non poteva andare diversamente, considerato che la notizia è stata diffusa così:

Addio al mantenimento per gran parte delle ex” è una frase che presuppone che tutte le ex mogli italiane usufruiscano di quel contributo economico atto a consentire loro “il medesimo tenore di vita goduto in costanza di matrimonio“, e il fatto che negli articoli sull’argomento sia stata citata la legge sul divorzio del 1970 (del tutto a sproposito, visto che quella rimane immutata e che il suddetto criterio si debba, da quel che ho capito, ad una sentenza di venti anni dopo) presuppone che tutte le ex mogli italiane godano di questo “privilegio” da quasi 50 anni.

A rafforzare quest’idea – del tutto infondata – c’è stata anche la frase della sentenza riportata da chiunque abbia voluto commentarla:

bisogna «superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come “sistemazione definitiva”».

Quelle che si vogliono “sistemare”, ovviamente, sono le donne – le parassite, le furbette – le quali, a leggere i giornali, negli ultimi 50 anni non avrebbero fatto altro che sposarsi con l’unico intento di scucire un cospicuo assegno divorzile al povero marito che lavora dalla mattina alla sera fino a consumarsi la salute.

[Per la cronaca: i vitalizi, quelli che permettevano ai Parlamentari di incassare fino a cinque volte quanto versato di contributi, sono stati aboliti alla fine del 2011.]

Mi piace questo commento: il matrimonio è per le donne quello che la politica è per gli uomini.

Alla fine, come direbbe Battiato, di troie stiamo parlando.

Che una donna italiana abbia potuto, negli ultimi 50 anni, mettere a segno un colpo alla Catherine Zeta-Jones, conquistandosi un patrimonio senza neanche consumare per poi goderselo con le amiche (mentre lo sventurato ex marito si strugge in mezzo ad una strada) è impossibile, tenendo conto di quello che davvero si intendeva con il citerio del quale tutti hanno festeggiato la dipartita.

Come potete leggere qui, “il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio” costituiva solo il tetto massimo che l’assegno avrebbe potuto raggiungere, una somma da ricalibrare (fino al punto di azzerarla del tutto, volendo) sulla base degli altri parametri stabiliti (questa volta si) dalla legge:

  • le condizioni dei coniugi
  • le ragioni della decisione
  • il contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio personale o comune durante il matrimonio
  • i redditi di entrambi
  • la durata del matrimonio

Di fatto, le donne alle quali viene assegnato un’assegno divorzile sono una minoranza: a pag.14, potete consultare le cifre ISTAT per l’anno 2015.

Sul totale delle separazioni, il 10% ha previsto un assegno divorzile al coniuge (solo al coniuge), mentre il 10,5% un contributo che cumula l’assegno divorzile e il mantenimento dei figli. Il 33,9% delle separazioni ha previsto solo il mantenimento per i figli. Quindi, sul totale delle separazioni, a ricevere un assegno divorzile in sede di separazione sono state il 20,5%  delle ex mogli (meno di quelle del 2009, che erano il 21,9% e che avevo citato nel mio precedente post).

Di questo un quinto delle donne separate che ha goduto dell’assegno, a quante è stato garantito quel tetto massimo corrispondente al “tenore di vita goduto in costanza di matrimonio”?

Le statistiche non ce lo dicono, ma che siano tutte non lo credo.

Quello che spero sia chiaro è che il numero delle “parassite” per le quali “è finita la pacchia” sono molte meno di quelle che la stampa ha voluto dare ad intendere.

Per chi cambieranno (forse) radicalmente le cose da adesso in poi?

Forse per le donne povere che si separano da uomini molto, molto ricchi. Quindi, immagino, per pochissime donne.

E per alcune delle donne che si troveranno ad affrontare una separazione dopo un matrimonio molto, molto lungo.

Tutte quelle donne che hanno effettivamente dato un sostanzioso “contributo personale” (anche se non economico in senso stretto, cioè portando una busta paga a casa) “alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio personale o comune” – magari lavorando senza retribuzione alcuna come segretarie nello studio del marito (io ne conosco diverse che lo fanno), o lavorando in nero nell’azienda familiare, o semplicemente in quanto casalinghe, sollevando i mariti della stragrande maggioranza degli oneri domestici e di cura – donne, insomma, che non hanno mai avuto e non hanno mai pensato di accumulare un patrimonio personale, si ritroveranno con un reddito minimo, appena in grado di garantire loro di “restare in piedi“.

Per queste donne, possiamo lottare affinché il loro concreto contributo alla famiglia e alla società tutta (vi ricordo che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 28 del 1995, ha affermato l’equiparabilità del lavoro effettuato all’interno della famiglia alle altre forme di lavoro, sottolineandone “il suo valore sociale ed anche economicoe gli “indiscutibili vantaggi che ne trae l’intera collettività” – l’intera collettività, cioè tutti noi) venga riconosciuto e non vengano lasciate sole a rubare formaggio al supermercato.

Perché quel lavoro lo hanno già svolto e non possono tornare indietro.

Mentre, per ciò che riguarda chi ancora non è sposato, vorrei in tutta sincerità dare un consiglio a quelle giovani donne che guardano su Real Time tutti quegli agghiaccianti programmi sul matrimonio: non ci pensate neanche.

Se oggi vi chiama amore, è molto probabile che domani vi chiamerà parassite, streghette e furbette soltanto perché, a causa di una gravidanza (della quale, per inciso, è un po’ – ma solo un po’ – responsabile anche lui) , avete perso il lavoro.

La parità non la può certo garantire la Cassazione con questa sentenza, e se volete arrivare alla vecchiaia senza rubare al supermercato lo potete fare solo senza la zavorra di un uomo che vi inganna pubblicando su internet vignette contro le femministe che non sanno cos’è l’uguaglianza, e poi a casa si lamenta perché la camicia non è stirata e la mattina, nell’acquaio, ci sono i piatti sporchi della sera prima.

Non vi sposate, non vi fidanzate, non sognatevi neanche di programmare qualcosa di lontanamente simile alla famiglia.

Ci sono tante altre cose meravigliose ed interessanti che potete fare.

E’ solo un consiglio.

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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118 risposte a Andate a lavorare

  1. IDA ha detto:

    Quelli che parlano di pacchia e parassite li manderei a fare due chiacchiere con qualcuna che conosco. 🙂
    Interessante è anche vedere i dati istat sul tempo libero. Una giovane coppia il tempo libero lo passano insieme, in casa (tv, lettura, ecc) o fuori. (spettacoli cinema ecc) Alla nascita di un figlio, il tempo libero di una donna si dimezza quello dell’uomo è invariato con una differenza che da casa, ( tv, lettura) si sposta fuori. (calcetto, amici).

  2. Zorin ha detto:

    Quello che stranamente ometti di dire, sempre, e’ che sui social e su Internet non sono solo gli uomini a dire male delle ex mogli, ma anche tantissime donne.
    A dire la verita’ su facebook, a commento degli articoli pubblicati sulla vicenda da maggiori quotidiani nazionali (Corriere della Sera, Repubblica, Stampa, non il Giornale o Libero), la stragrande maggioranza dei commenti femminili e’ del tipo “Era ora!”, “E’ finita la pacchia per le ex mogli parassite!”, ecc.
    Ci sono anche commenti di donne sulle tue posizioni, ma la stragrande maggioranza e’ del tipo che ho riportato io.
    E questo non ti fa sorgere nemmeno il minimo dubbio sulla validita’ di quello che dici?

    • No. Preferisco basarmi sui dati concreti piuttosto che sui commenti del popolo di internet.

    • IDA ha detto:

      Da quando la validità di una tesi si misura dai consensi?

      • Zorin ha detto:

        Non si misura dai consensi, ma se ci sono cosi’ tante donne che reputano disgustoso e vergognoso quello che le ex mogli fanno agli ex mariti, un piccolo dubbio che tale comportamento sia censurabile a livello morale, prima che giuridico, dovrebbe venire.
        A livello giuridico, la costanza del tenore di vita impone una “ultrattivita’” del rapporto matrimoniale che e’ in aperto contrasto con l’istitute del divorzo, atto appunto a concludere, a terminare tale rapporto.
        A livello morale, che una come Veronica Lario sia titolare di un assegno di divorzio da 100mila euro AL GIORNO come vuol definirla, se non una vergogna che getta nel discredito tutte le donne?
        E se le femministe sostengono tale mostruisita’ giuridica e morale, vuol prorprio dire che il detto “non ci sono femministe su una nave che affonda” va esteso al “non ci sono femministe in un aula di tribunale al momento del divorzio”, perche’ tutte le teorie sull’emancipazione e sulla donna che deve essere autosufficiente vengono messe improvvisamente in soffitta, e si spingono le donne a restare dipendenti dall’assegno del marito prorio nel momento in cui il divorzio dovrebbe rompere il vincolo matrimoniale.

      • “Quello che le ex mogli fanno agli ex mariti”: è questo il punto. Cosa fanno? Qui subentrano i dati concreti, che chi commenta “disgustato” non conosce, limitandosi ingenuamente ad accettare come vera una certa propaganda.

      • IDA ha detto:

        Ohh. Dio.. Veronica Lario.. i dati sui matrimoni e divorzi dell’istat riguarda solo quelli inferiori a 100 mila euro. Perché gli altri fanno parte di un altro mondo, stesse leggi ma avvocati differenti, le leggi sono uguali per tutti ma per alcuni sono più uguali.
        Mi devi spiegare perché Veronica Lario porta discredito a tutte le donne, a dimostrazione che tutte le donne sono parassite. Ma degli ex mariti di Barbara d’urso e Simona Ventura non si dice nulla? Perché loro non portano discredito a tutti gli uomini? No, perché si dirà che loro sfruttano le opportunità che le leggi li offrono e fanno bene a fare quello che fanno, le donne se fanno la stessa cosa identica degli uomini sono delle parassite. Mi devi spiegare questa differenza.
        Per quello che riguarda Veronica Lario, negli accordi, lei ha riconsegnato il 90% delle aziende, proprietà immobiliari, conti correnti, società che durante il matrimonio erano state intestate a lei. Quante tasse li ha fatto risparmiare al ex marito con queste operazioni? Probabilmente i 100 mila euro al giorno sono anche pochi, perché lei poteva tenersi anche tutto. Ma qui si sta parlando di cose differenti. L’80% delle famiglie italiane hanno un reddito inferiore ai 75 mila euro e Berlusconi non va a mangiare alla caritas.
        Anche questa sentenza della cassazione riguarda un ex ministro e un’imprenditrice quindi ci sono in gioco patrimoni e redditi che la maggioranza delle persone non hanno.
        All’atto pratico, questa sentenza cosa cambia per il 90% degli italiani? Nulla! Su 100 divorzi solo in 10 è previsto l’assegno al coniuge, il94% è pagato dal ex marito, ma di questi il 92% non lo pagano, le donne sono solo il 6% a pagare l’assegno ma di queste il 90% pagano l’assegno dovuto. Questo non porta discredito agli uomini? Che il 64% dei padri non pagano l’assegno del figlio non porta discredito agli uomini? Sai quanto è la media dell’assegno al coniuge? E al figlio? Meno di 500 euro, altro che i 100 mila di Veronica, ciò vuol dire che ci sono assegni da 800 ma anche da 200 euro al mese. Ed è questa la realtà della maggioranza delle persone.
        Questa sentenza serve solo a fare una certa propaganda di discredito e odio nei confronti delle donne, perché all’atto pratico non cambia nulla, per le persone normali.
        Ripeto l’assegno non va alle donne, ma al coniuge economicamente più debole e non sempre, solo al 10% dei divorzi è previsto un assegno al coniuge. L’ingiustizia sta che a essere più povere sono le donne, frutto di una cultura maschilista e di enormi pregiudizi che ancora esistono nel mondo del lavoro per una donna.

      • Paolo ha detto:

        su questo sono completamente d’accordo con te, Ida

      • IDA ha detto:

        Cosa fanno le ex mogli ai mariti. Esempio gli ex mariti non pagano l’assegno non solo quello del coniuge ma nemmeno quello del figlio. Il 60% delle donne non fa nessuna azione legale, per avere quei soldi. Ma la propaganda ci dice che tutte le donne sono parassite e allora non si spiega perché non fanno azione legale per avere quello che la legge le dice che le spetta. A rischio povertà le donne separate sono tre volte più degli uomini, ma si parla solo degli uomini, le donne non esistono. In tutta italia nascono le case per i padri separati, il nuovo business dove chiesa e comunione e fatturazione si sono buttati. http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/476339/A-Prato-nasce-la-casa-per-padri-separati
        Ma non esistono quelle per le madri anche se sono tre volte di più. In compenso le varie associazioni dei padri separati buttano discredito sui centri antiviolenza contro le donne, e spingono per chiuderli, si aprono le case per i padri e si tolgono i soldi ai centri anti-violenza. C’e da chiedersi perché? Semplice basta vedere i dati sulla violenza in famiglia, il 65% dei bambini di coppie separate hanno assistito a forme di violenza sulla madre, una donna separata ha il doppio di possibilità di subire violenza fisica e sessuale dall’ex, una donna separata ha il doppio di possibilità di essere uccisa dall’ex di una sposata dal marito. Poi si potrebbe vedere i dati sulla violenza sui minori. Però la propaganda ci dice che loro sono tutte delle brave persone e le donne delle parassite.

      • Paolo ha detto:

        anche su questo Ida, hai ragione

    • Antome ha detto:

      Quindi l’Arabia Saudita non è patriarcato? Perchè vedi, molta dell’androsfera, donne incluse, crea lo spaventapasseri del femminismo che non si occupa delle donne nei paesi dove “davvero c’è ancora l’oppressione, mica come qui in occidente”, come se siccome una palla di piombo massicia pesa 20kg allora una cava, indubbiamente molto più leggera, pesa 0, pesa comunque zero. Quel guscio è il sostrato patriarcale rimasto.
      Molti di coloro che usano questo argomento, bipensano, in altre occasioni, che il patriarcato sia un mito, mentre l’Arabia saudita ci da un’idea di com’era un tempo anche l’occidente nei rapporti con le donne.

      • IDA ha detto:

        Si è come se uno viene messo in carcere ingiustamente e ti dicono che sei fortunato, perchè in altri paesi ti avrebbero condannato a morte.
        Come sulla persecuzione degli omosessuali in cecenia, sul Il Fatto ho letto commenti del tipo ma in Arabia o in Iran li impiccano.
        Una volta me l’hanno detto: Vai a vedere come sono trattate le donne in Arabia Saudita invece di rompere i coglioni a noi! 🙂

  3. Paolo ha detto:

    io credo nell’amore romantico (con o senza rito matrimoniale) e credo nella monogamia, sono anche un uomo che non considera aberranti i programmi di real time sul matrimonio (tra l’altro real time è gay friendly quindi parla di tutti i matrimoni) però leggendo i commenti a questa sentenza capisco che la voglia di sposarsi passi. Io voglio continuare a credere nel romanticismo e nell’amore nonostante tutto

  4. gattarruffata ha detto:

    Sinceramente anche io mi chiedo perchè le donne continuino a sposarsi in un paese come l’Italia. Non lo dico in modo polemico. Sono davvero curiosa.

    • IDA ha detto:

      Non credo che sia solo in italia. Me lo sono chiesta sempre anche io. Perchè ancora molte donne riversano aspettative nel matrimonio e nei figli? Basta la cultura e l’educazione a giustificare questo? Ho sempre pensato di si, le donne sono abituate a non avere ambizioni nella vita, se non il matrimonio e i figli. Le donne sono ancora troppo abituate a delegare la propria vita ad un uomo. Ma forse tutto questo non basta.

      • Paolo ha detto:

        io che sono un romantico la vedo come una cosa positiva nonostante tutto.
        E nel matrimonio moderno ma anche in qualsiasi rapporto d’amore anche senza scambio di anelli, non deleghi la tua vita a un uomo, ma gli affidi parte della tua felicità, come lui ti affida la sua, ed è rischioso, ma è un rischio che uomini e donne (non solo eterosessuali) vogliono correre, e io lo trovo stupendo.

      • Paolo ha detto:

        Ida, esiste una cosa che si chiama amore che non ha per forza bisogno del matrimonio ma a volte due persone che si amano sentono il bisogno di questo rito davanti ad amici e parenti, questo rito è nato all’inizio per ragioni che non centrano nulla con l’amore, ragioni patriarcali ma i riti cambiano assieme alla società, non sono cose statiche. Anche gli uomini vogliono sposarsi come lo vogliono molte donne (mica tutte) e non centra l’educazione o centra poco sopratutto oggi. Succede che uomini e donne si innamorano e vogliono suggellare questa cosa davanti al mondo, vogliono farsi una promessa davanti a tutti. Oggi il matrimonio è questo, almeno in occidente dove uomini e donne scelgono da soli chi sposare. Tu puoi vederla come una fregatura, io che sono un romantico la vedo come una cosa positivanonostante tutto. La maggioranza degli uomini (perchè ripeto anche gli uomini vogliono sposasi non è solo un desiderio femminile) e delle donne vuole sposarsi per amore e sono molti di più di quanti pensano i cinici (sì ci sono anche quelli che si sposano per convenienza ma meno di quanto si pensa). E’ l’amore che spinge ancora oggi a sposarsi in questa società sempre più cinica e disincantata, questa società dove sei cool se mostri di disprezzare i sentimenti, se ostenti cinismo e sarcasmo verso tutto e tutti. Solo l’amore. (che poi si possa amare la persona sbagliata, una persona che ci rende infelici è altra questione, ma non possiamo saperlo prima, e i matrimoni riusciti che pure esistono dimostrano che il matrimonio non è sempre la tomba dell’amore). Innamorarsi è sempre una scommessa impegnativa, sposarsi è una scommessa impegnativa ulteriore, rischiosa come tutti gli azzardi (sì è un azzardo anche quando conosci bene il tuo lui o la tua lei) ma solo l’amore può fartelo fare

      • IDA ha detto:

        Paolo, ti rispondo domani.. ti vorrei rispondere ma mi sono un po agitata…

      • Paolo ha detto:

        se mi vuoi rispondere che l’amore e il romanticismo sono costruzioni culturali del patriarcato fatte apposta per fregare le donne e ce ne dobbiamo liberare al più presto, puoi anche risparmiarti la fatica perchè non sono d’accordo con questa concezione anti-romantica e non lo sarò mai

      • IDA ha detto:

        No, perchè non volevo parlarti di amore ne di romanticismo, ma di matrimonio. Il matrimonio e la famiglia, come li concepiamo noi oggi, nascono con la famiglia borghese del 600, commerciale e mercantile, il matrimonio è semplicemente un contratto a difesa del patrimonio. Quindi con l’amore e il romanticismo non c’entra nulla. Comunque si, penso che del matrimonio le donne se ne debbano liberare il prima possibile, ma non dell’amore e se vuoi neanche del romanticismo. Comunque ieri sera ti volevo dire un’altra cosa che adesso non ricordo..

      • Paolo ha detto:

        ma oggi che il marito e la mogie sono scelti non più dalle famiglie per motivi non sentimentali,ma dai diretti interessati (per motivi non sempre ma spesso sentimentali) possiamo dire che il matrimonio ha cambiato di segno rispetto al ‘600 senza contare che il diritto di famiglia sancisce l’uguaglianza dei coniugi quindi trattare il matrimonio di oggi come quello di trecento anni fa è sbagliato (ripeto: il solo fatto che in occidente non ci siano più matrimoni combinati è un progresso enorme che cambia per sempre il significato del matrimonio) . I riti non sono statici, poi per me si può anche convivere senza scambio di anelli o firma al municipio ma se due si vogliono sposare (tra l’altro in occidente il matrimonio non è più una esclusiva etero), vogliono farsi una promessa davanti ai loro amici e parenti non sono schiavi del patriarcato, sono persone libere quanto chi non vuole questo rito

      • Paolo ha detto:

        mogie= moglie

  5. Massimo ha detto:

    Fino a qualche giorno fa erano gli uomini a non trovare conveniente il matrimonio. Da adesso ci sono anche le femministe a pensarla così. Questa convergenza di vedute non potrà che fare del
    bene al vistoso calo dei matrimoni, ora finalmente auspicato da tutte le teste pensanti del creato.

  6. Paolo ha detto:

    io forse sono poco femminista in questo e molto romantico ma ho sempre avuto fiducia nel rapporto di coppia e pur non essendo un fanatico del matrimonio (si può anche convivere e se non ci sono figli si può anche avere un duraturo rapporto senza co-abitazione come Salvo Montalbano e Lidia) sono portato a vedere due persone che si amano e che vogliono sposarsi e prendono questo impegno come qualcosa di bello. Anche grazie a questa sentenza e a luoghi comuni generalizzati avallati non dalla sentenza ma dal modo in cui è stata recepita dai media, si va facendo strada l’idea che sposarsi è essenzialmente una fregatura, l’idea che l’uomo o la donna che ti vuole sposare non lo fa per amore, perchè ti vuole accanto, potenzialmente per sempre, non lo fa perchè è attratto da te sessualmente e emotivamente, non cerca un amante ma una cameriera-segretaria gratis oppure un bancomat. Questo concetto dello sposarsi per avere un mantenimento economico o una colf gratis, concetto meschino e gretto che secondo me riguarda una minoranza di coppie sposate (erano di più in passato per ragioni storico-sociali) prende piede e ciò è molto triste.
    Il risultato sarà che sempre meno gente vorrà sposarsi. A voi giudicare se è un bene o un male

  7. Paolo ha detto:

    premesso che non penso affatto che tutti quelli che sposano persone più ricche di loro lo facciano solo per soldi e non per amore, voglio dialetticamente adottare il punto di vista cinico di tutti quelli che parlano di “parassite” e “streghette” biasimando quelle donne che sposano uomini molto più ricchi di loro sperando in un mantenimento post-divorzio. Ammesso e non concesso che sia sempre così, che c’è di male? Perchè tanto astio verso una donna che usa ogni mezzo a sua disposizione per diventare ricca? Gli uomini non fanno lo stesso?
    Siamo tutti d’accordo che essere ricchi è meglio che essere poveri come essere belli è meglio che essere obesi sfatti o scheletri viventi, ed essere sani è meglio che essere malati. ora finchè tutto questo non cambierà (e non cambierà mai), finchè l’essere ricchi sarà più desiderabile che l’essere poveri (e lo sarà per sempre) non possiamo biasimare quelle donne e quegli uomini che adottano ogni mezzo per diventare ricchi. E uno dei mezzi relativamente meno faticosi è sposare una persona molto molto ricca e ricorrere a tutti i mezzi legali per ottenere un assegno post-divorzio (meglio ancora sarebbe ammazzare il coniuge ricco dopo essersi fatti intestare tutto ma devi commettere il delitto perfetto e non è facile, chi lo ha fatto viene quasi sempre beccato/a), tra l’altro è un mezzo adottato anche dagli uomini, esistono anche i cacciatori di dote che impalmano le ereditiere. E perchè elogiare una sentenza che toglie a uomini e donne uno dei mezzi più semplici e alla portata di quasi tutti per raggiungere uno degli obiettivi più ambiti del nostro mondo e cioè i soldi?

    • Massimo ha detto:

      Perchè, caro il mio zerbino, esiste il lavoro per guadagnarsi di che vivere, per non essere economicamente di peso a nessuno. Oltre ad un elemento etico a te sconosciuto che si suole chiamare “dignità”. Elemento etico che ti difetta e del quale non senti la mancanza, evidentemente. E siccome sei uno zerbino, vai a criticare una sentenza che va contro gli interessi economici delle donne le quali non si sentono di farlo in prima persona. Ho la netta sensazione che abbiano delegato a te il lavoro sporco di criticare appunto una sentenza che toglie alle donne, ben più che agli uomini uno dei mezzi più semplici per raggiungere uno degli obiettivi più ambiti del nostro mondo e cioè i soldi. Per quanto poco dignitoso possa essere. Ma quest’ultimo aspetto a te interessa poco. Anzi, punto.

      • Paolo ha detto:

        è molto raro diventare ricchi lavorando onestamente (senza contare che esistono donne e anche uomini che di lavorare non hanno voglia), certo esiste chi nato in un contesto povero è diventato ricco grazie a un lavoro onesto (penso a un autore d bestseller come Stephen King, povero in canna fino alla pubblicazione di Carrie, o a divi di Hollywood come Harrison Ford che faceva il falegname) ma ammetterai che non sono molti. Molti di più sono i ricchi nati già in famiglie ricche o comunque non poverissime ( The Donald è figlio di un imprenditore immobiliare, mica di un contadino, Berlusconi era figlio di un impiegato di banca poi assurto a ruoli direttivi, una banca piccola ma comunque una banca), in pratica è più facile ottenere molti soldi se non sei figlio di gente povera o in alternativa se sposi uno che non è povero.
        Ti ripeto: in un mondo in cui diventare ricchi lavorando onestamente è difficile mentre è molto più facile e sopratutto veloce arricchirsi usando mezzi che se non sono palesemente disonesti, sono “poco dignitosi” per usare la tua moralistica definizione, in un mondo come questo perchè biasimare chi magari non ha una grandissima voglia di faticare (e come dargli torto? Quanti si sono arricchiti faticando? Pochissimi) e per non avere preoccupazioni economiche decide di sposare una persona più ricca? Davvero perchè biasimare chi sposa l’ereditiera o il miliardario che spesso è ereditiere anche lui, peraltro? Non capisco. Questo lo dico pur sapendo che anche chi sposa una donna o un uomo più ricco può farlo per amore.

      • Paolo ha detto:

        noi tutti uomini e donne abbiamo voluto e costruito con le nostre scelte un mondo dove il denaro è importante e più denaro hai (o più denaro ha la tua famiglia) più rispetto ottieni, non solo ma abbiamo voluto un mondo in cui solo avendo molto denaro puoi compare le case più belle, il cibo migliore, puoi fare palestra per tenerti in salute, puoi andare in vacanza nei posti più belli e negli alberghi di lusso, e puoi anche volendo, comprare tanti libri, aumentare la tua conoscenza, puoi avere tutta una serie di comfort che certo non sono indispensabili ma rendono la vita un po’ meno amara, qualcuno dice che anche i ricchi piangono, certamente sì però piangono in una villa con piscina e con schiere di domestici che pensano a tutto ed è molto meglio che piangere in una casa popolare che devi pulire TU. Meglio piangere in un abito firmato che in uno comprato al discount. Per tutte queste ragioni essere ricchi anche se non da’ la felicità è meglio che esser poveri, e allora con quale ipocrisia ci scagliamo contro la presunta avidità femminile? (quando poi non critichiamo l’avidità maschile e ripeto ci sono anche maschi diventati più ricchi di prima tramite matrimonio).
        Abbiamo voluto e costruito un mondo in cui i soldi sono non solo necessari ma desiderabili e protestiamo perchè qualcuno, a nostro giudizio, li desidera “troppo”?

      • IDA ha detto:

        Caro Massimo. L’ingiustizia sta che il soggetto economicamente più debole è sempre la donna. Perché esistono ancora molti pregiudizi nel mondo del lavoro che non vengono risolti ma al contrario gli uomini contribuiscono ad rafforzarli e alimentarli. La maternità è una questione che riguarda solo le donne, agli uomini non interessa, le donne perdono il lavoro, perdono le opportunità di carriera, e questo non interessa nessuno., ma semplicemente ti limiti a dire che sono di peso. Bene però pretendete la paternità a costo zero, non vi sentite parassiti? Nooo! Perché dal momento per seguire la famiglia il lavoro lo lasciano le donne e voi ve ne approfittate e vi potete permettere sia i figli che la carriera. Poi vai a vedere (istat) il lavoro femminile, quanto incide nelle famiglie italiane? Vai a vedere quante donne fanno il part time e per quale motivo, vai a vedere quante donne ci sono che lavorano a nero, e ci troverai molte donne separate che lavorano con i voucher. Vai a vedere quanto collaborano gli uomini italiani nella gestione domestica e nelle cure del figlio. Ma questo non lo quantificate economicamente, quindi non conta nulla e considerate il lavoro femminile insignificante.
        In uno studio tecnico una donna con un figlio, ha dovuto rinunciare ad un lavoro dopo averci lavorato per due anni a quel progetto, perché doveva andare in Finlandia e stare fuori per sei mesi. Al posto suo ci va un suo collega che di figli piccoli ne ha due, ma lui si può permettere di andarci. Perché? Perché ha una moglie a casa che pensa ai figli. Questo lavoro li crea nuove opportunità lavorative ed economiche, che può sfruttare solamente perché ha una parassita a casa, altrimenti doveva fare come la sua collega: scegliere, lavoro o figli. Io sono stata impiegata nel settore amministrativo dal 1986 al 2010, quando in una ristrutturazione aziendale siamo state messe in mobilità, donne, con più di 45 anni e contratti onerosi. Perché solo donne, abbiamo chiesto? Ci è stato risposto perché gli uomini tengono famiglia. Noi no, siamo solo delle parassite. Questa non è un’eccezione ma una regola nel mondo del lavoro ancora androcentrico. Dagli anni 90 dalle mie parti hanno iniziato a chiudere molte aziende, se chiudeva una confezione dove lavorano in maggioranza donne, i giornali parlavano di donne a casa. Se chiudeva un’azienda metalmeccanica, o altro dove la maggioranza erano uomini, si parlava di famiglie senza stipendi. Gli uomini sono la famiglia e le donne delle parassite. Sempre nel 2010 io mi sono separata. Io non ho chiesto nulla, anche se ero in mobilità, l’unica spesa che lui ha sostenuto è quella del notaio per la donazione della casa coniugale ai figli, che era l’unica proprietà che avevamo a mezzo. In più quando mi sono messa insieme al mio ex compagno, lui preparava la tesi, non lavorava e aveva pochissimi soldi, i mobili li ho pagati io, le utenze, ( gas,luce, telefono, spazzatura,fogne ecc.. ) per 23 anni sono state ritirate dal mio conto corrente. Però sono una parassita. Ci tengo a precisare che il mio ex compagno questo non lo dice, probabilmente è uno zerbino.

      • Antome ha detto:

        È uno dei molti casi in cui non sono d’accordo con Paolo e non la trovo per nulla femminista questa sua idea qui esposta. Premesso che ci sono casi in cui un mantenimento può essere giusto, spesso temporaneao, nel caso in cui un mbro della coppia abbia rinunciato alla carriera per occuparsi della famiglia valutando se è passato molto tempo e, oltre alla capacità di lavorare, la difficolt di inserimento, ad esempio dopo i 50, in questo ipocrita limbo che vorrebbe tali soggetti troppo giovani e troppo vecchi allo stesso tempo. Loccuparsi della casa andrebbe considerato un servizio, anche se questo, certo non dovrebbe entrarci più di tanto con il tenore di vita del partner. Molto cinica la parte relativa a “lo sarà per sempre”, cosa, la voglia di migliorare le proprie condozioni quello sì, a scapito degli altri? Lo sfruttamento e la stratificazione sociale? Questo no e bisogna fare il possibile per contrastarlo e cercare di elevare l’umanità. E anche chi sfrutta la svalutazione del salario sta teoricamente lavorando eppure è chiaramente di peso e impoverisce la società. Non che questo giustifichi i matrimoni di interesse, ma in un mondo che promuove queste relazioni può essere ipocrita se non si condanna buona parte del liberismo e qui Paolo non ha tutti i torti.

      • theyellowlady888 ha detto:

        Io non sempre sono d’accordo con quello che scrive Paolo però trovo ironico che i suoi commenti vengano blastati in egual misura dalle femministe e da gente come Massimo! 😀

    • theyellowlady888 ha detto:

      Io non sempre sono d’accordo con quello che scrive Paolo però trovo ironico che i suoi commenti vengano blastati in egual misura dalle femministe e da gente come Massimo! 😀

      • Paolo ha detto:

        bè le mie idee sono sgradevoli per ambo le parti, evidentemente. E ti dirò una cosa: ne sono fiero.
        Antome, quando ho detto “sarà così per sempre” non intendevo dire che non dobbiamo fare nulla per migliorare la condizione dei poveri ma dobbiamo farlo essendo consapevoli che il paradiso in terra non esiste e non esisterà mai, nella storia tutti quelli che volevano il paradiso in terra hanno creato l’inferno

  8. Shonagh Mc Aulay ha detto:

    I don’t know if you are being serious when you advise young women to forget about marriage and the family.
    I have felt for a long time now that women should never ever do anything that puts their personal and economic autonomy at risk. If that means no children, so be it. There are many ways of experiencing motherliness in this world. And no woman should ever give up anything at all for a man.
    Marriage and families are luxuries – perhaps those who have personal wealth and supportive families of origin in the background can take the risk of aspiring to family life.
    Looking back, I wonder at my own ingenuousness and kindness and idealism, I am amazed at my own past aspirations to create a family as a place of safety and happiness for myself and others. How could I make myself so vulnerable.
    You are right – there are so many wonderful things to be done in this world that have nothing to do with matrimony and families.
    Shonagh

  9. Mauro Zennaro ha detto:

    Due anni fa la mia compagna e io abbiamo deciso di sposarci, dopo 24 anni di vita in comune, un figlio e una figlia. Non ne avevamo alcuna voglia, ma lei era stata molto male e temevamo che, come era successo a una coppia amica, in caso di ricovero io non avrei potuto parlare con i medici: sarei stato il “signor Nessuno”. Ci ha convinto anche la reversibilità della pensione (magari l’aboliranno, ma perché rinunciare a sperare? Tanto prima o poi uno/a muore!) e 15 grassi giorni di ferie (siamo tutt’e due insegnanti, possiamo prendere le ferie solo in agosto e l’idea di farci due settimane di vacanza a maggio ci sembrava fantastica). Ci siamo sposati in un ufficio comunale di periferia, soli invitati e testimoni nostro figlio e nostra figlia. il tutto è costato 16 euro. Ora, a quanto ho capito, le coppie di fatto usufruiscono degli stessi diritti, quindi il matrimonio ci sembra inutile. Io non dico mai “mia moglie”, non ci riesco, preferisco “la mia compagna”, e così pure lei. Stiamo pensando di divorziare. E poi risposarci e farci altri 15 giorni di vacanze. E poi divorziare, e poi risposarci, e ogni volta due settimane di vacanza!

    • Mi sembra un’idea straordinaria 🙂 Quella delle vacanze, intendo… 😉

    • IDA ha detto:

      Io è sulla pensione che non ci conterei tanto, non quella di reversibilità, ma la pensione proprio. Il mio ex compagno, è un insegnante , recentemente ha fatto la ricostruzione di carriera , è venuto fuori che li mancano dieci anni di contributi inps che il datore di lavoro non ha versato. Non c’è da preoccuparsi il datore di lavoro è lo stato, dicono, ma intanto mancano.

  10. Massimo ha detto:

    Cara Ida. Tu hai parlato, o meglio scritto molto, ma hai detto in fondo poche cose. Anzitutto la mancanza di dignità l’ho riferita al ragionamento di Paolo, non al ruolo delle donne e alla funzione di casalinghe che molte scelgono e che non mi sogno minimamente di definire “parassite”. Pensavo che la sua apologia della scelta opportunistica di farsi mantenere invece di lavorare non
    fosse condivisa dal femminismo e dalle femministe. O forse mi sbaglio? O forse le femministe stanno pensando, visto che la vita è dura, a rivalutare l’opzione di farsi mantenere o magari anche di praticare la prostituzione? Tutto può essere e tutto può verificarsi, a questo mondo. Ad ogni modo sarebbe opportuno lasciare da parte i piagnistei, visto che oggi nessuna donna è obbligata a sposarsi, qui in Occidente. Se sceglie di farlo, deve mettere in conto che gli errori nella vita si pagano anche, come capita a tanti uomini che per un divorzio non voluto e anzi imposto vivono nell’indigenza, come è capitato ad un mio amico che aiuto anche economicamente. Il punto è che gli errori nella vita dovrebbero pagarli solo gli uomini. Mentre per le donne devono invece scattare alibi, giustificazioni, aiuti economici, sostegni e case di accoglienza. Il tutto pagato dalle tasse che pagano soprattutto i maschi, ovviamente. Ragion per cui, questi ultimi devono affrontare tutte le difficoltà della vita senza lamentarsi (lì la virilità va benissimo) e senza pretendere aiuti o anche comprensione (sono privilegiati, no?); le donne invece possono e debbono strillare come aquile chiedendo l’intervento dell’ONU, del FMI, delle istituzioni nazionali ed internazionali pretendendo quel soccorso che invece dovrebbero semplicemente ed umilmente chiedere. Ma, si sa, la felicità e il benessere, per un maschio è solo il mero risultato delle sue azioni efficaci e del suo successo.
    E quindi può benissimo mancare se le sue azioni mancano o sono fallimentari. Per le donne sono invece un diritto soggettivo e assoluto da garantire ed assicurare a tutti i costi. Di qui la vostra abitudine e il vostro esercizio sempiterno ed inesausto all’eterno e vittimistico lamento.

    • “Anzitutto la mancanza di dignità l’ho riferita al ragionamento di Paolo, non al ruolo delle donne e alla funzione di casalinghe che molte scelgono e che non mi sogno minimamente di definire “parassite”.
      “Pensavo che la sua apologia della scelta opportunistica di farsi mantenere invece di lavorare non fosse condivisa dal femminismo e dalle femministe. O forse mi sbaglio?”
      Allora, prima dici che non sono parassite, poi dici che sono opportuniste. Spiegaci la differenza. Se c’è una differenza. La differenza non c’è. Solo l’incoerenza.

    • Paolo ha detto:

      Massimo, io ho solo chiesto perchè dobbiamo biasimare un uomo o una donna che agiscono nella maniera oggettivamente più conveniente per se stessi, io non dico che dobbiamo per forza approvarli o portarli a esempio da seguire per tutti assolutamente no; io dico che non dobbiamo biasimarli o scagliarci contro di loro come se fossero terroristi o che so io.

    • IDA ha detto:

      Stefano.. Mettiamo in chiaro io parlo delle famiglie che hanno un reddito inferiore ai 100 mila euro l’anno che sono più del 90%. Il rimanente 10% hanno soldi e avvocati e i problemi sono ben altri.
      1- Le donne nelle famiglie italiane, non si fanno mantenere ma contribuiscono in maniera significativa al reddito familiare. ( vedi dati itat)
      2- Al contrario, facciamo in modo di abbattere i pregiudizi, e le disuguaglianze nel mondo del lavoro, in modo di dare alle donne maggior indipendenza economica. E ti ho portato degli esempi di pregiudizi di cui sono stata vittima. Perché l’assegno non va alle donne, ma al coniuge economicamente più debole. Quindi l’indipendenza economica non si può pretendere dopo, ma prima.
      3- Io ho lavorato e mi sono potuto permettere due figli, solo perché il mio compagno era molto partecipe alla gestione della casa e dei figli, ma molte mie colleghe hanno dovuto abbandonare il lavoro alla nascita di un figlio o chiedere il part time. Allora facciamo il modo che i mariti siano più presenti nella gestione della casa e dei figli.
      4- Le tasse le pagano solo gli uomini? Le donne non pagano le tasse? Gli asili nido che in italia non esistono, non riguardano anche gli uomini? Mia figlia lavora in Francia, abita in un paese di 15 mila abitanti e ci sono 7, dico sette strutture 06 ( asili e materne) pubbliche e tre private. Quando i miei figli erano piccoli abitavo in una città di 50 mila abitanti, (in Toscana) , con un asilo pubblico e due scuola materna pubblica. In Francia le donne hanno in media tre figli e il 65% di donne con figli minori lavorano, in Italia il 22%.
      5- Case accoglienza per le donne? Dove? Mi sai dire quante sono? Ti posso dire che in toscana per i padri separati ci sono le case di accoglienza, Firenze; Massa Carrara; Lucca; Prato e Pistoia. Gestiti dalla chiesa e con soldi pubblici. Per le donne a me non risulta.
      Conclusione: sei te che fai piagnistei ; io ti ho portato elementi oggettivi, dati e rivendicazioni. ( maggior uguaglianza nel mondo del lavoro, stesse opportunità nel mondo del lavoro, più strutture pubbliche a sostegno delle famiglie, più partecipazione degli uomini alla gestione della casa e dei figli) , tu mi dici: “Ragion per cui, questi ultimi devono affrontare tutte le difficoltà della vita senza lamentarsi (lì la virilità va benissimo) e senza pretendere aiuti o anche comprensione (sono privilegiati, no?)”…. “Ma, si sa, la felicità e il benessere, per un maschio è solo il mero risultato delle sue azioni efficaci e del suo successo.”…” Per le donne sono invece un diritto soggettivo e assoluto da garantire ed assicurare a tutti i costi. Di qui la vostra abitudine e il vostro esercizio sempiterno ed inesausto all’eterno e vittimistico lamento.” Ma ti rileggi quando scrivi?

      Prima di fare supposizioni e lamentarti controlla un po di dati:
      http://lnx.casafamigliaballerini.com/?page_id=12
      http://www.solidarietacaritasprato.it/wordpress/strutture/casa-francesco-casa-per-padri-separati/
      http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_REDNETFAMFONTERED
      http://www.istat.it/it/files/2011/12/StatisticaFocusSeparati-06-12-11.pdf
      http://www.istat.it/it/files/2016/11/matrimoni-separazioni-divorzi-2015.pdf?title=Matrimoni%2C+separazioni+e+divorzi+-+14%2Fnov%2F2016+-+Testo+integrale.pdf
      http://dati.istat.it/
      https://www.istat.it/it/archivio/192188
      https://www.istat.it/it/archivio/asili+nido
      http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_TAXOCCU

  11. Marco Tullio ha detto:

    il consiglio di non sposarsi dato dal Ricciocorno alle donne potrebbe benissimo estendersi anche agli uomini. Almeno finché un uomo sposato con figli rischierà di essere espulso da casa sua senza che abbia fatto nulla di male, trovandosi costretto a versare gran parte del prorprio reddito all’ ex moglie senza obbligo di rendiconto e gravemente esposto al rischio di essere calunniato, o almeno denigrato. C’è, infatti, nel sistema vigente un vero e proprio incentivo a tali calunnie e denigrazioni. Se il marito risulta colpevole di qualcosa, la moglie ottiene di più; se i figli sono poco affezionati al padre non c’è pericolo che da adolescenti chiedano di stare con lui, privando la madre non tanto del proprio affetto … quanto della casa coniugale.
    Comunque, per fortuna, le ricciocorniche battaglie sono perse in partenza, giacché hanno contro non soltanto gli uomini, ma anche moltissime donne, e per concrete ragioni. madri, sorelle e nuove compagne dei separati hanno, ovviamente, interessi in conflitto con le ex mogli ,,, e sono molte di più.

    • “C’è, infatti, nel sistema vigente un vero e proprio incentivo a tali calunnie e denigrazioni.” Secondo Marco Tullio, il nostro ordinamento favorirebbe i calunniatori. E su che basi lo afferma?
      “Se il marito risulta colpevole di qualcosa, la moglie ottiene di più”.
      Di fatto, le cose non stanno esattamente così: se un qualsiasi cittadino risulta colpevole di un reato, è soggetto alla relativa sanzione. Ad esempio: secondo l’art 572 cp, comma 1, formalmente riferito ai maltrattamenti in famiglia o contro fanciulli, “chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni”.
      Oltre la sanzione penale, c’è la questione del risarcimento del danno. In caso di maltrattamenti il danno morale va riconosciuto anche se non concretamente provato perché «la consumazione di un reato, per di più incidente sulla qualità della vita della vittima in maniera così stringente, non richiede una diretta dimostrazione dell’esistenza delle conseguenze dannose, che discendono dall’accertamento dell’illecito» E’ quanto ha affermato la Cassazione penale con la sentenza 35975 del 4 settembre 2015. Ma non si tratta di assegno divorzile, bensì di un risarcimento. Una cosa completamente diversa.
      Cosa che naturalmente Marco Tullio non comprende. Come non ha compreso il ricciocornico post.

  12. Marco Tullio ha detto:

    Mplti reati (ad esempio ingiurie, diffamazione, percosse, minacce, violazione degli obblighi d’assistenza familiare non in danno di minore) sono punibili su querela revocabile: è facile comperendere quanto possa essere conveniente querelare o minacciare di farlo per poi desistere … dietro compenso.
    Quanto ai maltrattamenti, non mi è ignota la distinzione tra risarcimento e assegno divorzile … ma sempre di quattrini si tratta. Conditi – nel caso del risarcimento per un reato così grave – dalle pene edittali (nonché dalle spese legali). Non appare verosimile che minacciando, anche pretestuosamente, una denuncia del genere si possa spuntare un assegno più sostanzioso?

    • Non lo so: diccelo tu, Marco Tullio, è vero? E’ davvero così facile ottenere una condanna per maltrattamenti in famiglia? Così facile che solo la minaccia di una falsa denuncia dovrebbe terrorizzare un uomo al punto da convincerlo ad aprire il portafogli? A leggere le sentenze di assoluzione si direbbe che la tua analisi sia del tutto infondata.
      Prendiamo questo caso: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2016/09/05/stereotipi-e-violenza-domestica/
      In questa sentenza non si negano affatto “i singoli episodi di percosse e lesioni” – nota bene: episodi, quindi più d’uno – quest’uomo è colpevole, eppure …
      Se andiamo a leggerci un’altra sentenza, speculare per contenuto, questa: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/11/01/la-tacita-accettazione/
      scopriamo un dettaglio interessante: “la ricorrente madre e moglie insisteva per la dichiarazione di addebito, rinunciando alla domanda risarcitoria”.
      Rinunciando alla domanda risarcitoria: non li voleva neanche, i soldi, questa donna, solo che le fosse riconosciuto d’essere stata vittima d’un comportamento ingiusto.
      E le è stato negato.
      Quante sentenze come queste sono state pronunciate? Quante donne ricevono o richiedono un risarcimento in denaro? Non lo sai tu, come non lo so io, perché ricerche statistiche non ce ne sono.
      Quello che sappiamo per certo è che solo una minoranza di donne, con il divorzio, ottengono un assegno divorzile.
      Un particolare, caro Marco Tullio, che dimentichi sempre di prendere in considerazione.

      • Marco Tullio ha detto:

        “Solo una minoranza di donne, con il divorzio, ottengono [sic] un assegno divorzile” … e con ciò? Questo esclude che tra gli ex mariti onerati (che comunque sono diverse migliaia) vi siano vittime di solenni ingiustizie? Esclude, forse, che vi siano vittime di disinformazione che fa credere ancora la Giustizia orientata in senso biecamente femminista? (E a questo proposito esorto gli uomini a rivolgersi sempre alle competenti – benemerite – Associazioni o a buoni avvocati). Esclude che, con il ricatto di far patire i figli, alcune donne estorcano casa e soldi per loro (non dico di no) … ma anche per se stesse? Esclude il ricatto delle querele strumentali e delle denunce pretestuose? Le sentenze d’assoluzione, addirittura in Cassazione, non fanno testo: siamo in presenza di uomini che hanno preferito e potuto difendersi. Ma che anche soltanto la minaccia d’un processo a suo carico terrorizzizzi al punto da convincere ad aprire il portafogli è esperienza comune. Le lungaggini della Giustizia, le seccature personali, la necessità di coinvolgere altra gente come testimoni a discarico, le ingenti spese, l’incertezza dell’esito inducono facilmente a cedere, e in questo senso di solito consigliano anche gli avvocati.

      • Vedi, non puoi sostenere che qualcosa sia vero perché gli altri non ti portano le prove che non lo è. L’onere della prova spetta al proponente. A parte le chiacchiere, non c’è nulla che dimostri l’esistenza di queste fantomatiche migliaia di “ingiustizie”. A meno che, ovviamente, con il termine ingiustizia tu non intenda il semplice fatto di dover versare un assegno divorzile, a prescindere dall’importo, dai redditi o dal patrimonio dell’onerato e dalla situazione della beneficiaria.

    • Antome ha detto:

      Come ti capisco Marco, non deve essere bella la percezione che le donne, lungi dall’avere ottenuto la giusta parità con lotte sacrosante (giusto fino a qui?), tale lotta sia stata dirottata da una spectre di Radfem che ha voluto mantenere azioni affermative e sessismo benevolo quale appunto la presunzione di colpevolezza e inversione dell’onere della prova, anche se talvolta mi viene il dubbio siano manipolazioni dell’androblogosfera. Ma noi non vogliamo prestarci a nessuna propaganda e vogliamo fare luce, immagino infatti sia consapevole che l’idea delle false accuse e delle donne che “piangono violenza” possa essere montata per dire che ora le donne sono troppo credute, che la cultura della sopraffazione o stupro non esiste, riproponendo però esattamente lo stesso meccanismo di discredito e di infamia. Ovviamente nessuno di noi vuole che di questo si abusi in un senso o nell’altro. Dobbiamo quindi capire che ora le donne possono essere ascoltate senza essere derise, ma ovviamente, in teoria, non sono in grado di far condannare senza prove.
      Attenzione però a prendersela col principio in sè, ovvero il risarcimento di danni morali, come fosse cosa meschina che da essi si “guadagni”, con il fatto che se ne possa abusare. Viviamo praticamente in un mondo dove si abusa di tutto, dalla proprietà ad altro, in cui quotidianamente delle terre sono espropriate a latifondisti, salvo gridare all’assalto alla sacra proprietà ogni qual volta questa è messa in discussione. Quindi, se queste ingiustizie ci sono bisogna collaborare tutti insieme, non accusarsi a vicenda mra e femministi. Se però il fatto è avvenuto mi vuoi dire che è sbagliato il risarcimento?
      Attenzione al discorso sugli uomini primi contribuenti, può ricordare il discorso su Berlusconi che si vanta di essere primo contribuente, il che ci dice solo che è più ricco, può valere anche per Warren Buffett, il quale però ha denunciato il paradosso per cui la sua segretaria potesse, in certe condizioni, pagare più tasse.
      Insomma moralmente non ci dice nulla, gli schiavisti pagavano più tasse degli schiavi e dopo la liberazione, più tasse dei neri e quindi? Lungi dal dire che la situazione attuale è paragonabile, ma non vuol dire proprio nulla, se si tratta di rinfacciarlo, a meno di non voler dire che le donne sono incapaci e cercano sempre di dire, quando si trovano in difficoltà, che è colpa degli uomini e del patriarcato, anche quando non c’entra nulla. Le donne in quanto tali. Succede sì, ma se vai nell’androsfera vedrai altrettante attribuzioni alle donne in quanto tali di colpe per il collasso delle civiltà, che mi sembra più di quanto le “femministe” più estremiste siano arrivate a dire.
      Anche se non è lo scenario più edificante, tali autodiscolpe sono presenti in qualunque categoria si trovi socialmente svantaggiata, come le minoranze. O addirittura le maggioranze, ad esempio i migranti che rubano il lavoro, etc.

  13. alberodellavita2 ha detto:

    Capisco il punto di vista dell’articolo, così come capisco quelli che l’articolo cerca di smontare.
    Da un lato abbiamo il sacrosanto diritto del “coniuge debole” (e NON delle donne) a mantenere il tenore di vita avuto durante il matrimonio. Dall’altra abbiamo la realtà, cioè che nella stragrande maggioranza dei casi il coniuge debole è la donna, e che molte donne approfittano di un diritto, che di per sé è giusto ed etico.
    Storicamente questa legge è stata scritta perchè con l’introduzione del divorzio in Italia non sarebbe stato possibile per il 90% delle donne usufruire del divorzio (la maggioranza non lavorava o avrebbe comunque avuto figli a carico) e ancora prima del divorzio il numero di donne e bambini abbandonati era vertiginoso.
    Come tutte le cose belle e giuste, però, arriva sempre qualcuno che se ne approfitta. Come la legge che diceva (ora sarà stata cambiata? non so) che in caso di nuova convivenza/matrimonio il coniuge debole non avrebbe più potuto usufruire dell’assegno di mantenimento. Quante donne si sono ben guardate dallo risposarsi o anche solo dal dichiarare una nuova convivenza per evitare di perdere l’assegno? tante, troppe, anche solo il fatto che ce ne sia una sola (o uno solo) è uno schiaffo ai diritti per i quali le nostre nonne e i nostri nonni hanno combattuto.

    Da donna, dico che alcune (non tutte) le donne sono furbe e una parte è puramente cattiva. Mia madre quando si separò da mio padre 15 anni fa, lo costrinse a ritornare a casa sotto la minaccia di denunciarlo per violenza sessuale nei miei confronti. Io lo saputo abbastanza recentemente e mi viene da vomitare ogni volta che ci penso.

    Alcune persone (non necessariamente donne, ma spesso donne guarda caso) fanno delle schifezze alucinanti per non perdere i giocattoli: marito, figli, stile di vita. Perchè la maggior parte dei matrimoni, soprattutto quelli di lunga durata, non sono altro che dei giochi, e le persone diventano dei giocattoli. E lo vedo anche nelle famiglie dei miei conoscenti. E questo non è un problema del matrimonio come istituzione, che io rispetto e desidero un giorno usufruirne, ma delle persone che possono – davvero – fare schifo.

    • Non vi è mai stato nessun “diritto delle donne a mantenere il tenore di vita avuto durante il matrimonio.” Ho cercato di spiegarlo, ma forse non sono stata abbastanza chiara.

      • alberodellavita2 ha detto:

        Non ho parlato solo di quello, ma vedo che si sceglie accuratamente a cosa rispondere e a cosa no. L’articolo 5 comma 6 della legge 1 dicembre 1970 n. 898 così recita:

        “Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il Tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”

        Non c’è scritto “mantenimento dello stile di vita”, ma cosa sono il contributo economico alla conduzione familiare, la formazione del patrimonio personale e comune, il reddito, la durata del matrimonio? Sono lo stile di vita, il modo in cui uno viveva. Oltretutto ricordo che, da ex studentessa di giurisprudenza, oltre alle leggi scritte, c’è anche la cosidetta giurisprudenza data da precedenti delibere della cassazione (stile common law).

        Poi, il mio commento non era tanto tecnico quanto umano. La legge, qualunque legge, non è perfetta. Il problema sopraggiunge quando qualcuno ne abusa: mantenimento, assegni di disoccupazione, assegni di aiuto alle famiglie, fare 5 o 6 figli per avere più soldi dallo stato, dichiararsi ciechi, handicappati, inabili al lavoro.

        E, giustamente, quando ci sono abusi, lo Stato deve dare un giro di vite. Le questioni tecniche lasciamole ai tecnici che abbiamo da lavorare tanto sull’umanità delle persone: nessuna legge può funzionare se le persone ne abusano.

      • Ribadisco: considerato nella stragrande maggioranza delle separazioni – i 4/5 non ti sembra una stragrande maggioranza? – gli ex coniugi non si devono nulla, dovrebbe farci pensare ad un abuso tale della legge da dover correre ai rimedi?

    • IDA ha detto:

      Le donne se ne approfittano. Ma se il 60% delle donne che non ricevono l’assegno che il giudice ha stabilito, non fa nessuna azione legale per averlo. Se il 92% degli uomini non paga l’assegno stabilito dal giudice per il coniuge. Se il 64% dei padri non paga l’assegno stabilito dal giudice per i figli. Chi è che se ne approfitta? Domanda semplice..

      • alberodellavita2 ha detto:

        Io non parlo semplicemente della parte economica. E non difendo i coniugi (maschi o femmine che siano) che non pagano il mantenimento dell’altro coniuge e/o dei figli. Io parlo di molte donne che sotto una bandiera neofemminista tengono per le palle uomini e soprattutto figli sotto un profilo morale e di ricatto, perchè la legge era prevalentemente dalla LORO parte. Da 15 anni a questa parte le cose sono cambiate e stanno cambiando, grazie a dio.
        So benissimo che la mia visione è altamente inquinata dai miei precedenti con mia madre, che non può e non deve essere a rappresentanza del resto del genere femminile. Però la mia non è l’unica storia. E’ una delle tante che ho sentito.

        Non è che se un uomo non paga il mantenimento, allora io ho il diritto di comportarmi da schizzata e fare violenza selvaggia su mia figlia. Non andare in tribunale è una scelta, e quello è un diritto sacrosanto.

        Concetto basilare: se gli altri si comportano male non vuol dire che io debba comportarmi peggio.

      • “So benissimo che la mia visione è altamente inquinata dai miei precedenti con mia madre, che non può e non deve essere a rappresentanza del resto del genere femminile”: allora perché auspichi una norma scritta ad hoc per tua madre? Credi che noi che scriviamo, qui, non abbiamo il nostro bagaglio di storie sulle quali basarci?

      • Se andiamo a guardare i dati sui senza fissa dimora scoprima alcune cose interessanti:http://www.istat.it/it/files/2015/12/Persone_senza_dimora.pdf?title=Le%20persone%20senza%20dimora%20-%2010%2Fdic%2F2015%20-%20Testo%20integrale.pdf
        Se è vero che la maggioranza degli homeless è di sesso maschile, il 51% di essi dichiara di non essersi mai sposato. La separazione è citata a pag. 8 in questi termini:
        “La perdita di un lavoro stabile insieme alla separazione dal coniuge e/o dai figli si confermano come gli eventi più rilevanti del percorso di progressiva emarginazione che conduce alla condizione di “senza dimora”; un peso di un certo rilievo, seppure più contenuto, lo hanno anche le cattive condizioni di salute (disabilità, malattie croniche, dipendenze). Dal 2011 al 2014, si stima un forte aumento delle persone senza dimora che hanno vissuto una separazione, dal 59,5% al 63%, leggermente più accentuato tra gli stranieri (dal 54,4% al 57,8% rispetto al passaggio dal 67% al 69,6% rilevato tra gli italiani)”
        Nota bene: si parla di “persone”. Infatti, l’aumento riguarda anche le donne, come possiamo leggere a pag.11:
        “Rispetto al 2011, le donne senza dimora vivono più spesso da sole (la percentuale dal 56,4% sale al 62,9%) e più raramente con il coniuge/partner o con figli (dal 31, 4% al 22,7%). In crescita, infatti, le donne senza dimora che hanno vissuto come unico evento la separazione dal coniuge o dai figli (dal 19,1% al 24,7%).”
        A me sembra che dica che siano in aumento le donne che a causa della separazione si trovano in mezzo ad una strada. I dati che ci dicono che aumentano quelle che invece si arrichiscono dove li posso trovare?

      • IDA ha detto:

        Allora, da una parte si sostiene che le donne sono tutte, forse non tutte ma la maggior parte, delle approfittatrici, bugiarde e nullafacenti. Vedere commenti: la pacchia è finita, andate a lavorare, parassite ecc. Di fronte a questi pregiudizi, a molti luoghi comuni, portiamo argomenti e dati, e dici che difendiamo le donne a prescindere e abbiamo i paraocchi. No! È il contrario, noi vediamo una realtà complessa e con delle criticità, e non una visione monolitica dove solo le donne ne approfittano e sempre gli uomini sono vittime. Mi hai risposto: “Non è che se un uomo non paga il mantenimento, allora io ho il diritto di comportarmi da schizzata e fare violenza selvaggia su mia figlia. Non andare in tribunale è una scelta, e quello è un diritto sacrosanto.” Mi stai dicendo che non fanno una azione legale nei confronti degli ex, perché si rifanno sui figli? E che elementi hai per sostenere questo? In tutti i casi è così? Non fare azioni legali è un diritto per una donna e gli uomini che non pagano e continuano a non pagare sfruttano l’opportunità che la ex moglie gli offre non facendo azioni legali. Non si dice che è un approfittatore. Oppure si può dedurre che fanno false denunce per avere assegni più ricchi e poi quando lui non la paga, non fa nessuna azione lecita per avere quello per cui ha fatto la falsa denuncia? Che senso ha?
        Nasce un bambino e la donna sceglie, nota sempre la donne a scegliere, di lasciare il lavoro per seguire il figlio, l’uomo coglie l’opportunità di non lasciare il lavoro. Un anziano in famiglia o qualsiasi altro problema la donna sceglie di lasciare carriera e lavoro per seguire la famiglia e l’uomo coglie l’opportunità. Gli uomini colgono le opportunità, le donne se chiedono quello che la legge le permette sono delle approfittatrici. Riccio nel post precedente pubblica questo articolo.
        http://www.ilgazzettino.it/gossip/barbara_d_urso_non_paga_assegno_ex_marito-2431553.html
        Nessuno ha detto che Michele Canfora è un’approfittatore, un parassita, un nullafacente, è solo uno che ha colto le opportunità, se era una donna era un’approfittatrice. Perché?
        Il perché di questo ancora nessuno me lo ha spiegato, del perché l’uomo coglie le opportunità e la donna è un’approfittatrice.
        Esempio, la casa: si dice che tutti gli uomini dopo la separazione sono costretti a lasciare la casa. Falso! Il 54% degli uomini esce dalla casa coniugale, sono quasi la metà, ma le approfittatrici sono le donne che portano via la casa agli uomini. Il bello sarebbe anche di andare a vedere la proprietà della casa e i mutui in sospeso chi li paga, ma so già la risposta gli uomini sfruttano le opportunità e le donne sono approfittatrici.
        Vostra legge di chi? Io per quello che mi riguarda sono contraria anche al matrimonio, figuriamoci il divorzio, poi la legge non protegge le donne ma il coniuge più debole. Se il coniuge più debole è per il 94% dei casi è la donna, la colpa è della donna che è una approfittatrice? È troppo facile chiedere l’indipendenza della donna dopo al momento della separazione, quando si è negata prima. Molti pretendono la moglie ubriaca e la botte piena.

      • RossaSciamana ha detto:

        Vero, ho conosciuto tantissimi casi in tal senso. Brava hai fatto bene a sottolinearlo.

  14. alberodellavita2 ha detto:

    Ribadisco anche io: 4/5 di 82.469 divorzi (dati ISTATI) sono 16.493 ex coppie. All’anno. 16.493 uomini e 16.493 donne che combattono per l’assegno di mantenimento, con o senza figli minorenni o maggiorenni che non si mantengono. A me non sembrano poche persone. A me sembrano un esercito. E se di questo numero anche solo la metà ne approfitta in cattiva fede (e sono ottimista) vorrebbe dire che ogni anno 7200 donne e/o uomini (spesso uomini) si ritrovano con un assegno di mantenimento estorto con l’inganno. Ho già esposto su dei modi per approfittarne, ma ne conosco molti altri.

    Questa legge, lontano dall’essere perfetta, riequilibria un po’ la situazione. Pensare che le donne non ne approfittino è avere i paraocchi, al di là dei numeri e delle questioni tecniche. Basta aprire la porta di casa e parlare con le persone.

    • Di questo “esercito” che “si approfitta”, dovremmo sapere quanto ottiene. Perché vedi, nel post ho spiegato che non c’è mai stato nessun concreto diritto ad ottenere sempre e comunque un contributo in grado di garantire il medesimo stile di vita che si conduceva prima della separazione, ma che l’espressione serviva solo a dare un senso all’espressione “mezzi adeguati” citata all’art.5 della legge. Quindi, una volta stabilito che il soggetto più debole non aveva la possibilità di procurarsi “mezzi adeguati” a mantenere lo stile di vita, occorreva andare a valutare in primis se il coniuge più ricco fosse in grado di procurarglieli, perché uno degli altri criteri citati espressamente dalla legge (e non dalle sentenze) è “le condizioni dei coniugi” e i “redditi di entrambi”.

  15. alberodellavita2 ha detto:

    Io non auspico una legge ad hoc per mia madre, auspico che la legge in generale non tuteli TUTTE le donne come categoria, ma le persone. Le singole persone che hanno bisogno di un assegno di mantenimento, singole persone che hanno il diritto a una forma di tutela, maschi, femmine, etero, omo, bisex, pansessuali. A me non interessano le categorie. Non mi interessa se i senza dimora sono uomini o donne o altro, sono esseri umani e vanno aiutati come tali. Bisogna aiutare i maschi senza fissa dimora, come le donne senza fissa dimora.

    Come detto nell’altro post, io ho la mia storia, e voi la vostra, mia madre la sua. Probabilmente mia madre e voi avete avuto brutte esperienze con gli uomini, e per questo difendete la categoria donne a prescindere. Io ho avuto l’esperienza contraria: due uomini mi hanno salvato e una donna mi ha condannato. Se non fosse stato per loro, io non sarei qui a scrivere. Amo più uomini che donne, amo il loro pragmatismo e abbraccio la loro sofferenza, perchè per loro è più difficile essere tutelati, così come lo è per una bambina o un bambino.

    Le vostre leggi hanno tutelato una persona orribile e una malata mentale. Dico una perchè sono sicura, ma sono certa che ci siano centinaia se non migliaia di altre storie. Pensate anche a questo, non solo alle vostre idee postfemministe. Dette queste premesse, che ovviamente voi non condividete, è inutile discutere oltre su questo tema. Questa è la mia opinione, nonchè esperienza personale. Vi chiedo solo di non camminare con i paraocchi.

    • Se fosse vero, saresti in prima linea a protestare contro i termini per mezzo dei quali è stata diffusa la notizia di questa sentenza, contro gli articoli che hanno parlato “di ex mogli”, e non di persone.
      E le mie idee non sono “post femmiste”, ma femministe 🙂

      • alberodellavita2 ha detto:

        Lo sono cara, sono una giornalista che scrive articoli anche su questi temi. E uso il mio nome e il mio cognome in questi articoli. Tranquilla, quando non si ha più argomentazioni si va sul personale, non mi tange. Rimango della mia opinione basata sulla mia esperienza e su quella di altre “ex bambine” come me.

      • “Probabilmente mia madre e voi avete avuto brutte esperienze con gli uomini, e per questo difendete la categoria donne a prescindere.” Lo hai scritto tu, quella che non va sul personale.

      • alberodellavita2 ha detto:

        Mi sembra una cosa abbastanza lapalissiana: si chiama percezione selettiva. Ne siamo affetti tutti, con la differenza che io ne sono consapevole, tu un po’ di meno. Ma non è ancora reato, tranquilla

      • Invece attribuirmi dei vissuti senza conoscermi cos’è?

    • IDA ha detto:

      Sulla violenza ti consiglierei di andare a vedere la violenza in famiglia dell’istat, se non ti fidi dell’istat, puoi andare anche sul ministero, comunque dici di essere una giornalista saprai dove andare a trovarle. E vediamo se esistono solo le false denunce. Esperienze personali, io ho avuto un pessimo rapporto con mia madre, l’ho perdonata solo dopo morta, ma per questo io non odio le donne. Ho avuto un rapporto stupendo con mio padre, con il mio ex compagno, e con moti altri uomini, ma non con tutti, questo non mi impedisce di vedere la realtà. Se la mia esperienza è stata positiva non vuol dire che tutte lo siano, sono stata solo fortunata a scegliere le persone giuste. Per conoscere la realtà la mia esperienza è limitata.
      Al contrario mi chiederei che problemi hanno quelle persone con le donne?

      • Ma come Ida, le femministe non sono tutte frustrate disposte a scrivere peste e corna di qualsiasi uomo abbiano mai incontrato? 😉

      • IDA ha detto:

        Opss è vero! Me l’ero dimenticato! Ho avuto un attimo di sbandamento.. 🙂

      • alberodellavita2 ha detto:

        rispondo solo a questo e basta: non ho bisogno di andarmi a vedere le statistiche. Quando la violenza la provi sulla tua pelle non hai bisogno di andarti a vedere le tabelle. Siete ridicole.

      • E va bene, ci prendiamo anche questa.

      • Paolo ha detto:

        alberodellavita, quindi se io fumo due pacchetti di sigarette al giorno e non ho il tumore al polmone non ho bisogno di sentire cosa dicono i medici sulla pericolosità del fumo di sigarette.
        se peso 100 Kg per un metro e mezzo di altezza e sto bene così che mi frega se la scienza dice che aumenta il rischio di malattie cardio-circolari tanto io sto bene, conto solo io e se un medico mi dice di dimagrire non è empatico

  16. ConcettaD ha detto:

    Ricciocorno, sappiamo le brutte esperienze che hai avuto con un uomo; ne hai accennato nel tuo blog e anche in altri posti su internet. Io e tante altre ti vogliamo bene anche per quello.

  17. alberodellavita2 ha detto:

    Stavo rispondendo nuovamente agli ultimi commenti, poi ho letto quello di RossaSciamana e mi sono cadute le braccia. Mi avete fatto passare la voglia di rispondere. Questo, sommato alla assoluta mancanza di empatia per la storia che ho raccontato sulla mia vita, mi fa capire davvero quello che ho scritto o in questo o nell’altro articolo: siamo tutte femministe con il culo degli altri.
    Quando vi trovate una donna che afferma che un’altra donna l’ha distrutta, allora sono io che non capisco le fonti e i dati, e la mia esperienza non rientra nel 99% delle statistiche, quindi deve essere automaticamente falsa. Non avete speso una, e dicasi una, parola sulla mia storia. Non avete preso posizione contro una madre incapace e priva di un istinto primordiale: quello della maternità. Sapete solo parlare di numeri: numero asettici, che vanno bene in un congresso di sociologi, non in un blog di discussione.
    Con i vostri continui numeri state cercando di insinuare che la mia storia (e le storie di maltrattamento) non esistono, ma sono i vostri stessi numeri a smentirvi: il 99% non è il 100%. Buona vita, e anche se non è nel mio stile, alcuni dei vostri commenti mi fanno pietà, pietà per voi che pensate di essere nel giusto, leggendo in maniera selettiva dei numeri che rivelano altre realtà, che voi non volete vedere perchè scomode per la vostra ideologia.
    Siete la rovina delle donne.

    • Tu non sei venuta qui in cerca di empatia, né a renderci partecipi della tua esperienza. Se acessi parlato della tua esperienza, ti avremmo risposto esprimendo la piena solidarietà. Tu sei venuta qui (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2017/05/13/andate-a-lavorare/#comment-28131) a parlare di “molte donne che sotto una bandiera neofemminista tengono per le palle uomini e soprattutto figli sotto un profilo morale e di ricatto, perchè la legge era prevalentemente dalla LORO parte.” Non sei venuta a parlare della tua storia, ma pretendi che la tua storia sia “una delle tante che hai sentito.” In merito a quest’ultimo punto ti è stato risposto che no, non sono tante le storie di “donne che tengono per le palle gli uomini e i figli” (qualunque cosa possa significare) perché la legge non è mai stata viziata da un pregiudizio a sfavore degli uomini e a favore delle donne. Questo è un dato oggettivo, che si dimostra con i numeri, e che nulla toglie alle tue personali sofferenze e che non ha nulla a che fare con l’empatia.
      Accusare me o le mie lettrici di negare i maltrattamenti sui bambini è ingiusto e infondato, a prescindere da quanto tu possa aver sofferto. Per quanto tu possa aver sofferto – e ci dispiace – non sarebbe corretto permetterti di mettere in bocca a chi ha commentato parole che non ha mai scritto.

    • IDA ha detto:

      Secondo me prima di esprimere giudizi sui commenti degli altri, faresti bene a rileggerti i tuoi.
      Lo capisco che quando i dati oggettivi e i numeri sono sfavorevoli alle proprie convinzioni si va sul personale e la malafede dell’interlocutore. I numeri e le tabelle non contano nulla.
      Al contrario di te io non ho la verità, ma cerco la verità, cioè la coerenza con un dato e la realtà oggettiva. Se a me mi dicono che nei divorzi è sempre e solo l’uomo a lasciare la casa coniugale, io vado a controllare, e vedo che solo il 54% degli uomini lascia la casa coniugale, i dati mi servono a questo, per affermare che quella affermazione è falsa. Perché non lo devo dire è lesa maestà?
      Nessuno sta dicendo che la tua storia sia falsa e non sono stati portati i dati per dimostrare che la tua storia sia falsa. Non viene negato che esistano donne approfittatrici, si nega che tutte lo siano. Quello che discutiamo è la narrazione che vuole gli uomini sempre vittime nelle separazioni e le donne delle approfittatrici. Di questo discutiamo se non ti era chiaro.
      Per stabilire questo si va sul sentito dire o sui numeri, io preferisco i numeri. Ma ci sono anche le esperienze soggettive, io conosco una che dopo la separazione lui è sparito e lei si è ritrovata con due figlie piccole un mutuo da pagare e i debiti di lui da pagare, lei ha fatto sacrifici per far studiare le figlie e pagare il mutuo e i debiti, ora dopo 15 anni lui è ritornato e pretende diritti sulle figlie e pretende la sua parte della casa che ha pagato quasi interamente lei. Vai a dirlo a lei che “la pacchia è finita”, “che è una parassita”, che è “un’approfittatrice”, prova ad andare a farle di questi discorsi.
      Parli di percezione selettiva, se è quella che intendo io, la percezione selettiva sta nel modificare la visione che abbiamo della realtà per vedere ciò che ci aspettiamo di vedere. Anche qui rileggiti i tuoi commenti.
      Esiste anche una realtà selettiva ed anche qui, rileggiti i tuoi commenti.
      Ti saluto!

  18. RossaSciamana ha detto:

    Consiglio eccellente che sto seguendo, ora mi chiameranno zitella ma si sa se diciamo A sbagliamo, se diciamo Z sbagliamo, leggendo il tuo articolo di oggi quando hai detto “che prevedevi certe risposte” ho sorriso perché le prevedevo anche io, va anche detto però che non bisogna essere (e lo rivendico questo appellativo) Streghe per desumere tali conclusioni. Poi il pensiero mi è andato subito a:
    “hanno inventato i patriarchi il matrimonio ma quando la donna diventa più patriarcale di loro non gli va bene” insomma se siamo donne e indipendenti ci odiano, se siamo più patriarcali di loro ci odiano uguale a casa mia si chiama misoginia questa tendenza.

  19. maura ha detto:

    La misoginia della nostra società, prima strisciante, è ormai ostentata (come tutte le idee che sembravano essere tramontate e sono tornate prepotentemente di moda.( Razzismo, militraismo, sfruttamento, colonialismo, ecc). É purtroppo vero che molto spesso le vittime si fanno parte diligente nel correre in soccorso ai loro carnefici. Le cose peggiori, sull’argomento in oggetto, le ho sentite dire da donne. Come alla “Vita in diretta” dove l’esperta (?) commentava che la nuova legge (?) finalmente responsabilizzava la donna sulla propria vita e Tristina Parodi affermava serafica “Finalmente ci saranno più matrimoni d’amore, perché non converrà più sposarsi per sistemarsi!”. Si sa, le donne sonno tendenzialmente troxx e si sposano il ricco per fare la bella vita.
    Si stava melio quando si stava peggio. Almeno i democristiani, con la loro idea antiquata di famiglia, avevano codificato che il lavoro di cura femminile contribuiva al menage famigliare quanto il lavoro produttivo.

    • RossaSciamana ha detto:

      Si chiama patriarcato interiorizzato, non è che noi donne viviamo sulla luna che non ne subiamo l’influenza e tra l’altro i metodi per instillarci il patriarcato non sono nemmeno “all’acqua di rose” basta leggere la storia da 5000 anni fa ad oggi, anche saltando dei passaggi. Ma se si pensa che lo scegliamo automaticamente il patriarcato e che siamo tro.. perché abbiamo scelto allora non si legge proprio nulla, poi ognuna è padrona di non vedere ci mancherebbe.

  20. maura ha detto:

    meglio

    • RossaSciamana ha detto:

      Rispetto ai democristiani, gli era comodo, infatti anche riconoscere il lavoro domestico rientra nei ruoli voluti dal sistema patriarcale, generalmente quando io leggo cose come quella che hai postato. Cito: “Finalmente ci saranno più matrimoni d’amore, perché non converrà più sposarsi per sistemarsi!”
      Ci leggo solo un aver introiettato una cultura specifica, e certamente la donna che dice queste cose è inconsapevole di trovarsi in un ruolo che è stato “modellato per lei” altrimenti non le direbbe, oppure ha scelto di aderirvi a quel ruolo e l’ha fatto suo, in sostanza ha deciso di non lottare per cambiare le cose, ma è comunque diversa da chi quei ruoli li ha inventati. Ritorno a quello che ho scritto precedentemente: “Se è A non va bene, se è Z non va bene lo stesso”, appunto chiamasi misoginia.

      • Paolo ha detto:

        i matrimoni d’amore ci sono già, quelli d’interesse non me la sento di condannarli anche perchè come l’amore anche l’interesse è reciproco

    • RossaSciamana ha detto:

      Precisazione: rispondo a te con la frase: “non è che noi donne viviamo sulla luna che non ne subiamo l’influenza e tra l’altro i metodi per instillarci il patriarcato non sono nemmeno “all’acqua di rose” basta leggere la storia da 5000 anni fa ad oggi, anche saltando dei passaggi. Ma se si pensa che lo scegliamo automaticamente il patriarcato e che siamo tro.. perché abbiamo scelto allora non si legge proprio nulla, poi ognuna è padrona di non vedere ci mancherebbe.” ma non mi rivolgo a quello che hai detto, ho capito infatti da questa tua frase: “É purtroppo vero che molto spesso le vittime si fanno parte diligente nel correre in soccorso ai loro carnefici.” che la frase sull’essere tr… era sarcastica, specifico perché la scrittura limita l’espressione e poteva far pensare che ce l’avessi con te nella risposta che ho fornito quando non è così.

  21. RossaSciamana ha detto:

    Scusatemi, precisazione 2: Non intendevo dire: non mi rivolgo a quello che hai detto (o meglio scritto) ma non mi rivolgo a te ma invece a quello che hai scritto credo con tono sarcastico se ho ben interpretato.

  22. RossaSciamana ha detto:

    Il matrimonio d’interesse è la base su cui si fonda il sistema capitalistico, quindi io li condanno ma non condanno le donne, le donne ci vivono nella misoginia e nel capitalismo, non hanno inventato nessuna delle due cose. Ciao Paolo.

    • theyellowlady888 ha detto:

      Uhm c’è da dire che il matrimonio di interesse esiste da ben prima del sistema capitalista

      • Ieri sera in TV c’era il film Child 44, con Tom Hardy e Noomi Rapace che interpretano una coppia sposata nella Mosca degli anni ’50. C’è una scena nella quale lei gli raccontà la verità sul loro matrimonio: lei non lo ha sposato per amore, lo ha sposato perché consapevole del grande potere di cui lui era investito in quanto membro della polizia segreta; si fa quel che si può per sopravvivere, ci dice Raisa.
        Quando si biasimano le donne per aver contratto un matrimonio di interesse, dimenticano che alla base di questi matrimoni c’è il grande potere accumulato dagli uomini, un potere dal quale il patriarcato ha sempre cercato di escludere le donne.

      • RossaSciamana ha detto:

        Non so cosa intendi per capitalismo te.

      • RossaSciamana ha detto:

        E anche cosa intendi per matrimonio d’interesse.

  23. IDA ha detto:

    A dimostrazione che con la sentenza della cassazione non sarebbe cambiato nulla, come avevi predetto “streghetta Hermione”.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/16/berlusconi-respinto-il-ricorso-in-cassazione-confermato-per-veronica-lario-lassegno-da-due-milioni-al-mese/3589248/
    A parte la differenza tra separazione e divorzio, ma pare che il signor B. ne abbia approfittato subito, pardon colto l’occasione, (al maschile va sempre declinato il verbo “approfittare” in “cogliere”.)

  24. La Princessina ha detto:

    Salve, io rinunciai al mantenimento per me e non volevo nemmeno quello per il bambino, che non ho a tutt oggi potuto rifiutare, se penso a donne che per allevare i figli si tagliano fuori dal mondo del lavoro dopo il divorzio credo bisognerebbe riconteggiare i beni e dividerli proporzionalmente anche la casa.
    Sono per l equità, ma in Italia ci sono problemi più gravi come l ideologia religiosa, la sodomia, le turpi violenze psicologiche e legali, il fatto che un ex possa denunciare immotivamente la moglie per anni senza che lei lo sappia e abusare i figli, di modo che se muoiono la violenta è lei……potrei continuare….
    Molto bello questo blog.

    • Grazie per aver introdotto un argomento mai trattato sin ora: un genitore non può rifiutare un assegno di mantenimento stabilito dal tribunale per i figli, perché andrebbe a ledere i diritti dei bambini, dimostrandosi un cattivo genitore. Questo, almeno, in teoria.

      • IDA ha detto:

        E se uno non paga l’assegno stabilito dal tribunale? Ma sopratutto se un genitore che non riceve l’assegno, non fa nessuna azione legale per averlo?

      • Diversi anni fa scrissi questo: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2012/10/29/apologia-del-martirio/
        Più interessante del mio articolo è l’originale: http://27esimaora.corriere.it/articolo/genitori-dallamore-allodio-perche-bisogna-difendere-i-figli/
        La rinuncia, il sacrificio, la sofferenza: è questo che fa di una madre una buona madre. Tutte queste cose, però, al padre non sono richieste. Soprattutto dalle stesse madri.

      • IDA ha detto:

        Si è il modello della madre, che rinuncia a se, che si sacrifica, si umilia, che dice sempre e comunque “che sia fatta la tua volontà” dal concepimento in poi, o meglio dalla nascita alla morte. All’uomo non può essere richiesto questo, perché è tutto in funzione dell’uomo.
        La mia era però una domanda più che altro tecnica, se è previsto una responsabilità da parte della madre che non fa nessuna azione per avere l’assegno dovuto.

      • La Princessina ha detto:

        Si si fu quello che mi disse l avvocato che all epoca si paventava donna e madre separata e femminista, il punto dolente è che per addolcire un divorzio una donna rinuncerebbe a tutto io gli avrei dato anche la mia casa di proprietà.
        Ma nel momento tremendo in cui un figlio si chiude e ha dentro l inferno, non trovi più nessuno, l avvocatessa femminista diventa la paladina del rule man.
        Penso che ci siamo capiti.

      • No, io non ho capito. Davvero.

      • RossaSciamana ha detto:

        Ricciocorno io non volevo e non ho mai avuto intenzione di biasimare le donne per il fattore “interesse” so perfettamente cosa sono i ruoli e conosco la cultura che vi è dietro, se è sembrato che facessi questo significa che mi sono espressa male, o che sono stata recepita male, non lo sò anzi sono d’accordo con te sul fatto che nel patriarcato c’è appunto il potere accumulato dagli uomini che da esso vogliono escludere le donne, ma dico anche che capitalismo e patriarcato vanno a braccetto e che (almeno io) a quel potere non ci tengo, anche perché è strutturato su una base che condivido praticamente su nulla, ma anche in questo comunque non biasimo le donne che magari lo vogliono quel potere, visto che la cultura che viviamo è permeata di concetti e prassi, ruoli etc…. intrisi di quel potere.

      • Paolo ha detto:

        oggi molte donne quel potere vogliono averlo e gestirlo in prima persona come storicamente hanno fatto gli uomini, e sempre meno donne in occidente vogliono quel potere sposando un potente, mi sembra uno sviluppo positivo

      • RossaSciamana ha detto:

        A me no ma penso debba essere un passaggio nel recupero di un idea, un potenziale passaggio, non una finalità sono punti di vista, lo sono il tuo e lo è il mio, ciao Paolo.

  25. La Princessina ha detto:

    In effetti rispondevo al ricciocorno risposta delle 8:11.
    Non so come ragionassi 15 anni fa, ma il risultato è che le cose non sono andate bene, continuo a subire denunce dove anche per una domenica mancata lui si appella al 388 credo ho perso il numero di quanti art tutelano lui. Poi se la domenica la salta lui o dimentica un compleanno tutto bene.

  26. La Princessina ha detto:

    Sorry 388 invocato come fosse acqua fresca, i giudici dovrebbero lavorare sui reati veri, no se un ragazzino vuole uscire con gli amici anziché con il padre

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