Quelli della gnocca

Tempo fa scrissi un post:

Che bello lavorare in FKK

in cui prendevo un po’ in giro l’utente-tipo del portale gnoccatravel: la community dei viaggi della gnocca, un sito web sulla gnocca, pensato per soli uomini, che consente agli iscritti di condividere informazioni sulle gnocche di tutto il mondo: America, Europa, Africa, Asia, Oceania. Esistono anche sezioni goliardiche quali compagni di viaggio, oppure ridere di gnocca, dove si può trovare amici con cui condividere il prossimo gnoccatravel o raccontare barzellette sulla gnocca.

Gli utenti di gnoccatravel amano ridere di gnocca, ma questo non deve farvi pensare che siano disponibili a tollerare chi ironizza su di loro.

Infatti si sono parecchio offesi, ed hanno aperto uno spazio per sfogare la frustrazione provocata dal mio piccolo post, questo:

Parlano male di noi su Il Ricciocorno Schiattoso

Vorrei chiarire innanzi tutto che lo scopo del mio post non era tanto mettere alla berlina il turista della gnocca; in realtà il mio post si rivolgeva alle donne, a quelle donne che parlano di prostituzione e autodeterminazione, quelle sostengono che la prostituzione è un lavoro come un altro e che le donne hanno diritto di scegliere liberamente il lavoro che vogliono.

Lo si sarebbe potuto facilmente evincere dalla frase

il fatto che una comunità maschile si senta libera di definire la donna come “quella roba attorno al buco”, a me dà un senso di autodeterminazione mai provato prima 

oppure da questa:

Non credo che  l’essere definita una insunlsa valvola di sfogo conferisca una qualche valenza negativa al lavorare con il corpo… E poi sembra un ambiente piacevole e tranquillo. Mi ostino a sedermi in ufficio, quando potrei lasciarmi trascinare per i capelli da soggetti stimolanti come il signor Spaccaculi, scoprendo capacità corporee e mentali che il moralismo di questa società bigotta e misandrica non mi permette di sviluppare… Insomma, adesso che ho ascoltato il signor Spaccaculi, mi sento di poter sentenziare: non è così male fare la puttana!

Gli utenti di gnoccatravel non rivendicano solo il diritto di fare ciò che vogliono, pretendono anche che il mondo intero giunga alla conclusione che loro non fanno proprio niente di male.

Ed è evidente dal mio post che, invece, io li disapprovo.

Mi chiedo: ma che ve ne frega di quello che penso io? Se la vostra coscienza è a posto, se siete convinti di non fare nulla di male, perché vi turbano tanto le mie parole?

La verità è che la vostra coscienza non è per niente linda come volete darci ad intendere, così mi scrivete papiri di giustificazioni… a me, che neanche vi conosco e che non potrei impedirvi di fare ciò che fate neanche se lo volessi con tutte le mie forze!

Mi scrive uno degli utenti di gnoccatravel:

La situazione reale e’ che invece ognuno valuta la sua vita e se ritiene giusto di emigrare per andare a cercare un lavoro ben pagato in un altro paese, deve essere in grado di farlo. Da questo punto non capisco e non giustifico i commenti da parte di persone benestanti senza un minimo di capacita’ di analisi che troncano sul nascere la possibilita’ che ci siano persone MOTIVATE a fare soldi sfruttando la propria bellezza e persone che VOGLIONO pagare per avere sesso con le prime. Ripeto la seguente situazione: Prostitute che VOGLIONO vendere i propri servizi e uomini che VOGLIONO comprarli ed in mezzo a questa situazione si infilano altri che dicono: No! sono schiave!

Un altro commento:

In realtà non avete capito un cazzo del maschio. Siete superficiali nella vostra presunzione di superiorità psicologica basata sul nulla, sulla totale ignoranza delle questioni. Eh sì, uno deve farsi un culo così per voialtre? Perdere ore e ore di tempo per starvi dietro ? Ma quando mai! Questo è il vero motivo per cui ogni tanto uno va a pay. E parlate dei vostri mariti o fidanzatini o “compagni” come fossero lindi e non sapessero nulla di mignotte. Be, stando alle statistiche la probabilità che il vostro maritino vada a puttane è tutt’altro che trascurabile.

Vorrei rispondere agli utenti di gnoccatravel: è vero, io non vi capisco. Io non pagherei mai una persona per fare del sesso con me. L’idea mi disgusta. Voi mi disgustate.

Ma a voi cosa importa? Che ruolo ho io nella vostra vita? In che modo la mia opinione può in qualche modo condizionare l’immagine che avete di voi stessi?

Per me è importante riflettere seriamente sulla prostituzione, visto che è un fenomeno in aumento che riguarda anche il grave problema della tratta di esseri umani, del quale i clienti di prostitute non vogliono proprio sentire parlare.

Io scrivo per dare spazio a quelle voci che voi non volete sentire, cari utenti di gnoccatravel, quelle che raccontano quegli aspetti della prostituzione che preferite ignorare, per sentirvi liberi di aprire il portafoglio senza rimorsi di coscienza.

Quelle che vi disprezzano e che – per quanto non possa piacervi – hanno tutto il diritto di esprimere il loro disprezzo tanto quanto voi avete il diritto di discutere di zerbini e melanzane.

Le ex prostitute hanno questo da raccontarvi sul loro lavoro e sulla libertà. Siete disposti ad ascoltarle nel momento in cui non sono più vincolate dal vostro denaro a compiacervi?

Ne traduco qualche passo (tralasciando la polemica col libro ‘The Brothel – A Workplace in Denmark”, che la maggior parte di noi non ha letto).

Siamo sei ex prostitute.

Cinque di noi raccontano a se stesse e al mondo che abbiamo scelto di farlo. Che ci piaceva il sesso, che guadagnavamo bei soldi e ricevevamo un sacco di gratificazioni. Che avevamo il controllo su ciò che facevamo.

I media spesso descrivono le prostitute come donne forti e libere, che hanno una sana, famelica relazione con il sesso. La storia delle donne amano il sesso e che attraverso la prostituzione liberano la propria sessualità è anche la storia che la gran maggioranza della gente vuole sentire. Soprattutto gli uomini che pagano per fare sesso.

Quelle come noi sono esattamente l’opposto di quel genere di donna. Quando prendiamo parte ai dibattiti pubblici sulla prostituzione e raccontiamo della forza distruttiva e delle conseguenze della prostituzione, ci viene detto che c’è qualcosa di sbagliato in noi.

Perché non è possibile che gli anni in cui ci siamo prostituite ci abbiano regalato insonnia, depressione, pensieri suicidi, odio per noi stesse, dolore, ansia, artrite, problemi con l’intimità ed così via.

Sebbene centinaia di donne nella nostra stessa situazione parlino delle medesime dolorose conseguenze, queste testimonianze non hanno alcun valore nei dibattiti odierni, che propongono tutti la stessa teoria: la prostituzione è liberatoria e innocua.

Ciò che non viene chiarito in questi contesti è che le cose possono apparire completamente diverse una volta uscite dalla prostituzione.  Questo fatto contribuisce alla normalizzazione della prostituzione ed indurre giovani donne a pensare che è solo un modo per guadagnare soldi, che non c’è pericolo. Non è così.

Molte arrivano a comprendere che la prostituzione non è una libera scelta né una scelta liberatoria, ma un qualcosa di violento, che oltrepassa il limite e non ha nulla a che fare con la libertà.

Le sex-workers soddisfatte sono trattate dai media in modo politicamente corretto e raramente criticate. I giornalisti accettano tutte le contraddizioni senza porre domande.

Ma le donne non sono di cristallo: perché non porre domande?

Ad esempio: come riuscire ad evitare di essere sfruttate dai magnaccia? Come si combatte la concorrenza delle straniere, che sono molto più economiche? In che modo far parte di un sindacato dovrebbe proteggere le prostitute dall’essere aggredite dai clienti? Come se la cava una prostituta senza lavoro?

Basterebbe scendere nelle strade. Si dà l’impressione che a stigmatizzare le prostitute siano quelli che non considerano la prostituzione una professione come tutte le altre. Ma  ad avere l’immagine più degradante  delle prostitute sono i loro stessi clienti, che invece vengono descritti come uomini dolci, in cerca di un po’ di affetto e intimità.

Ci sarebbe molto da dire sulla libera scelta, ma per noi è un aspetto della questione privo di significato, perché la prostituzione ha divorato la nostra dignità, che l’avessimo scelta liberamente o no. Finché la società non rinuncerà all’assunto che alcune donne sono in vendita, lo stigma rimarrà. E il nostro dolore è messo da parte, perché ce lo siamo scelto da sole.

Ecco alcune testimonianze:

Tanja: Mi sentivo forte, superiore. Ma la maschera si stava sgretolando. Divenni dipendente dalla cocaina, tanto da non poter andare avanti. Ero troppo debole, una vittima senza spina dorsale? No, perché sono sopravvissuta e mi sono rifatta una vita. Ma vedo altre donne nella mia stessa situazione, donne che combattono con problemi psicologici, donne che finiscono in ospedale e subiscono interventi su interventi… Le donne che non si prostituiscono più raccontano storie ben diverse da quella di orgasmi e clienti gentili. Le nostre esperienze sono le più stigmatizzanti. Perché le altre donne non vogliono accettare che i loro uomini sono dei possibili clienti mentre gli uomini vogliono ascoltare la storiella delle donne arrapate che amano fare sesso per soldi. La gente ha paura di apparire moralista e frigida e così si abbandona a qualsiasi eccesso, come se dire “no” implicasse una condanna sociale.

Alice: Come mentore nello ‘Swan Groups’ho incontrato molte che ritengono che la idealizzazione della prostituzione fornita dai media è difficile da accettare…. La maggior parte di noi ha problemi con l’intimità, con la fiducia e soprattutto con il sesso. Le conseguenze più serie riguardano la relazione con il partner, i figli, ma anche le persone in generale. Parlare di libertà nella prostituzione significa illudersi, è solo una bugia funzionale a lasciare i clienti e le donne esattamente dove sono.

Christina: Andai a raccontare le gioie della prostituzione ai media quando ero una prostituta; era un modo per sopravvivere. Molte volte ho riflettuto sulla questione dei “diritti”. Mi sarei risparmiata la Sindrome Post-traumatica da stress, le perdite di memoria, la depressione, i disturbi del sonno e l’ansia se avessi potuto usufruire del diritto di vedere un medico ogni settimana o fossi stata membro di un sindacato? No. I clienti di prostitute sono diversi dagli altri uomini solo in un aspetto: si trovano mille giustificazioni per giungere alla conclusione che comprare sesso è ok. Sono senza pietà quando pensano che hanno il diritto di usarmi perché hanno pagato. Giustificano le loro azioni dicendo: “Wow, sei così forte, io non potrei mai fare sesso con una di quelle deboli” . Io non potrei mai essere una di quelle che rimangono ferite… Quanto vi sbagliate! Fingere di essere forti è solo un modo per vendere la merce.

Lita: L’unico diritto di cui discutere dovrebbe essere il diritto di uscirne. Aiuti, ad esempio, per le cure necessarie a risolvere quei problemi che affliggono le ex-prostitute, per ricominciare a studiare o per trovare un vero lavoro. Le persone dovrebbero avere il diritto di non essere costrette a vendere se stesse. E non descrivetelo altrimenti: è vendere se stessi. Non è una performance. Sei sola e nuda con uno straniero che grugnisce e suda sopra di te, che risucchia tutto ciò che hai nel petto e infine si svuota dentro di te. Questo è essere una prostituta. Certo, ci sono quelli che dicono “Faccio in fretta, così non sarà poi così male per te”, ma se sai che mi fa male, perché lo fai comunque? Questa mancanza di autocontrollo mi ripugna. L’unica cosa alla quale sono davvero interessati è la taglia di alcune parti del mio corpo e quanto costa. Siamo descritte e vendute come sandwiches.

Pia: Sono stata costretta con la violenza a fare la prostituta. Del fatto che una donna danese possa essere costretta a prostuirsi non se ne parla, ma non sono la sola. La mia situazione è simile a quella di tante straniere che hanno un magnaccia; si, anche le “libere” prostitute danesi ce l’hanno. Molte donne si vergognano, anche quelle che se lo sono scelto da sole, e vorrebbero smettere. Allora perché così tanti politici si impegnano a fare in modo che l’industria del sesso ci trattenga il più a lungo possibile? Dovrebbero preoccuparsi di liberarci dalla prostituzione, invece.

Odile: Non è accettabile il discutere dei danni che ci lascia la prostituzione, perché distrugge l’opinione comune che la vede come un libero scambio di sesso fra spiriti liberi. Le donne che sono state prostitute e che non pensano che la prostituzion e possa apportare qualcosa di buono nella società sono definite frigide, sessualmente represse, beghine e moraliste. Con questi presupposti è possibile discuterne davvero?

Altre testimonianze le trovate qui:

Lettera aperta ad un cliente per bene

Alma

So quanti sono

Una nuova canzone

Una legittima necessità

Le ragazze di Benin City

Ma ce ne sono molte, molte di più… Caso mai vi venisse voglia di ascoltare davvero, sono certa che andrete a cercarvele da soli.

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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76 risposte a Quelli della gnocca

  1. Paolo1984 ha detto:

    dirò una cosa banale, forse: le testimonianze, le storie di queste donne vanno rispettate e ascoltate così come tutte le altre, anche quelle che non ci corrispondono

  2. missloislane79 ha detto:

    Sì, ma se leggi i commenti degli utenti di quel sito ti chiedi per davvero se sono esseri umani o bestie (senza voler offendere le bestie). Fanno venire il voltastomaco. E la cosa risibile è il loro prendersela a sangue con “melanzane” e “zerbini” e non voler vedere quanto appaiono ben più miseri e schifosi. Boh, io di solito sono per il vivi e lascia vivere, peccato che loro “vivano” sulla pelle di altre persone.

  3. errata corrige: il commento “La situazione reale e’ che invece ognuno valuta la sua vita e se ritiene giusto di emigrare per andare a cercare un lavoro ben pagato in un altro paese, deve essere in grado di farlo. Da questo punto non capisco e non giustifico i commenti da parte di persone benestanti senza un minimo di capacita’ di analisi che troncano sul nascere la possibilita’ che ci siano persone MOTIVATE a fare soldi sfruttando la propria bellezza e persone che VOGLIONO pagare per avere sesso con le prime. Ripeto la seguente situazione: Prostitute che VOGLIONO vendere i propri servizi e uomini che VOGLIONO comprarli ed in mezzo a questa situazione si infilano altri che dicono: No! sono schiave!” appartiene ad un cliente che però ci tiene a farci sapere che non frequenta il portale gnoccatravel, come potete leggere qui: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/01/19/che-bello-lavorare-in-un-fkk/ (ultimo commento, di Carlo) cito: “non sono un utente di gnoccatravel visto che è un sito di perditempo…” e ancora “Nel salutarla la prego di non ricollocarmi come utente di gnoccatravel visto che anche tra chi usufruisce dei servizi delle prostitute esistono diverse vedute e fazioni che generalmente non sopportano le altre.”
    Ok, Carlo, lei non è un utente di gnoccatravel. E’ un cliente di prostitute che non vuole credere che le testimonianze riportate da me e da altri corrispondano a situazioni reali. Continui pure a raccontarsi le storie che preferisce.

    • Carlo ha detto:

      Come le ho detto, le mie fonti sono persone reali conosciute in bordelli europei ed extraeuropei non pagine web dove ognuno puo’ scrivere quelloche gli passa per il cervello inventando storie… Non capisco veramente il motivo per cui lei sia cosi’ accanita nei confronti di tale pratica come se le desse fastidio che altre donne (se lei è donna)facciano quello che gli pare come lavoro nei limiti della legalità e la prendesse come un’offesa al genere femminile tale mercimonio…

      • Alex19 ha detto:

        caro Carlo, forse la risposta è proprio nella parola che lei ha usato: “mercimonio”.

      • Le sembro “accanita”? Rabbiosa, furiosa? Io mi trovo una persona piuttosto pacata. Il sito gnoccatravel mi ha dato della “figa di legno” e non ho replicato agli insulti con altrettanta veemenza. Invece ho spiegato le ragioni della mia posizione, che nasce dal confronto con altre donne.
        Quello che mi offende, e non come donna, ma come essere umano, è la tratta di esseri umani. Non fingiamo che non esistano donne, poco più che bambine a volte, contrabbandate come beni di consumo; ingannate, rapite, violate e costrette a prostituirsi contro la loro volontà. La schiavitù mi offende e mi stupisco di quante persone rimangano completamente indifferenti all’argomento, come se non riguardasse il fenomeno della prostituzione.
        http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2013/05/30/news/commissione_europea_in_italia_2381_vittime_di_tratta-60004856/
        L’Italia ha il nero primato per tratta di esseri umani in Ue tra il 2008 ed il 2010. Emerge dai dati Eurostat presentati oggi dalla commissaria Malmstrom. Su 23.632 vittime in Europa, 6426 sono in Italia; pari a 1624 nel 2008 su un totale di 6.309 in Ue; 2421 nel 2009 su 7795; 2381 nel 2010 su 9528. I dati rivelano che il 68% del totale delle vittime in Europa sono donne, il 17% uomini, il 25% minori. Il 62% per sfruttamento sessuale – fonte ANSA: http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2013/04/15/Ue-Italia-primato-tratta-esseri-umani-2008-2010_8555451.html
        Finché ci saranno uomini ansiosi di comprare corpi, ci saranno criminali disposti a tutto per procurarseli e guadagnarci su. Parliamo di persone, migliaia di persone, delle quali a voi clienti non importa niente e per questo tendo a disprezzare tutti coloro che vanno avanti a ripetere la storia della prostituta felice.
        Inoltre http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_26/corvi_56b12762-9bef-11dc-84ae-0003ba99c53b.shtml leggo qui: ” A questi clienti — così emerge dalla ricerca — non interessa la storia che è alle spalle della prostituta (per loro infatti «la tratta non esiste» o al massimo coinvolge poche persone e le «vittime» della prostituzione sono proprio i clienti «sfruttati a causa del naturale bisogno di sesso tipico del maschio»). Anzi, dicono di preferire le donne dell’Europa orientale o le cinesi proprio perché provengono da Paesi in cui vi è il «dovuto rispetto» per il maschio e quindi manifestano remissività anche nei confronti dei clienti italiani.
        Dietro questa motivazione, poi, ce ne sono altre due: il bisogno di dominio e il rifiuto dell’emancipazione femminile.”
        Che cosa dovrei fare? Fare finta di niente e lasciare che il “bisogno di sesso del maschio” giustifichi la riduzione in schiavitù delle donne più sfortunate di me? O magari rinunciare alle conquiste degli ultimi trent’anni e tornare ad assumere un atteggiamento che compiaccia di più i maschi di questo paese per impedire che vengano brutalizzate altre creature al mio posto?
        E se invece imparaste a rispettare le donne? A fare l’amore con loro, invece di scoparvele?

  4. Lilli ha detto:

    Certo che si deve essere proprio illusi e ottusi per pensare che a una prostituta piaccia dare accesso al proprio corpo a degli estranei in cambio di soldi.

    • Carlo ha detto:

      E tu che ne sai Lilli 🙂 hai intervistato molte prostitute? A me per esempio cani e gatti fanno schifo eppure vedo moltissime persone per i quali sono il loro feticcio preferito. Come vedi il mondo e vario e le opinioni sono molte! 🙂

  5. Carlo ha detto:

    Bah come le ho detto lei tira in ballo sempre fonti internet a dir poco ridicole (poi in questo caso MOLTO autorevoli come appunto giornali dove al tizio di turno dicono di riempire tot colonne con tot parole cosa che viene fatta all’istante scrivendo due luoghi comuni o ricopiandoli da vecchi articoli….a sto punto ritengo piu’ autorevole la pagina web con le testimonianze delle prostitute:-) ). Mi pare ovvio che poi se va a parlare con quelli di gnoccatravel otterrà tali denominazioni(almeno se io fossi stato al posto suo non mi sarei stupito). In verità io come schiavi a Roma vedo anche le seguenti 2 categorie: 1)Mendicanti che elemosina soldi sul “posto di lavoro” e non si trovano li per caso perché hanno trovato il posto a sedersi libero ma perché c’e’ anche li una mafia che li gestisce. 2) Musicisti nella metropolitana con bambini al seguito che devono “esibirsi” suonando o raccogliendo i soldi nel bicchiere delle cocacola. Ecco di questi due mondi ovviamente non si parla molto(forse dei ragazzini alcune volte perché suscitano maggiore simpatia a differenza degli invalidi sdraiati per strada.) Non sono forse stati “trattati” tali individui (mi spieghi come fa un invalido senza gambe ad arrivare in Italia dal sud del mondo….)? Mi pare di aver capito una cosa soltanto che a lei non interessa la sorte di queste persone ma semplicemente ribadire i suoi concetti visto che avendo letto anche altre cose postate mi pare di aver capito che si pone come una sorta di femminista, ovvero le da fastidio che gli uomini vadano a scopare con le prostitute…Poi se a quelle non interessano minimamente i sui commenti e si fanno 4 risate intascando uno stipendio quadruplo delle sfigate/sfigati che lavorano al call center a lei non interessa. Il pretesto è che sono di principio schiave anche se arrivasse da lei una prostituta urlante :” Io sono libera e voglio guadagnare moli soldi e li riesco a guadagnare con questo lavoro” lei direbbe che è una schiava a cui hanno fatto il lavaggio del cervello…Per quanto riguarda rispettarle le donne sono in ottimi rapporti con moltissime prostitute con cui sono stato e tranquillamente ci esco in amicizia(cena, discoteca, ecc). Se vuole le dico anche quale sia il mio unico limite oltre cui non vado mai: avere rapporti (da quando ho 24 anni) anche solo di amicizia con donne ITALIANE 🙂 . In ultimo ripeto il succo emerso a mio modo di vedere : a lei stanno sullo stomaco gli uomini che gradiscono avere rapporti a pagamento con donne consenzienti indipendentemente che siano libere o meno adducendo che sono tutte schiave costrette e anche qualora ce ne fosse una non schiava la sua esistenza alimenterebbe il mercato del sesso e quindi anche la richiesta di nuove schiave. Quindi la prostituzione ,ammesso e non concesso che ci siano prostitute libere, genererebbe comunque schiavitù ulteriore quindi sarebbe da proibire (come se visto che vengono vendute le sigarette di contrabbando, per eliminare il contrabbando si vietassero tutte le sigarette cosi’ piu’ nessuno fuma e compra quelle di contrabbando :-). Devo dire che comunque almeno lei ha fatto un’analisi benché non la condivida. Penosi invece sono altri commenti di altre persone (Usavo la parola mercimonio in termini sarcastici. Se proprio la devo riutilizzare ritengo che un esempio di mercimonio da ritenere schifoso è quello di animali domestici comprati in seguito ai capricci di persone che non sanno relazionarsi con altre e lasciati poi liberi con guinzagli chilometrici e senza museruole di morsicare le persone per strada e di urinare e defecare ovunque. Forse si è capito che detesto cani e gatti e GATTARE 🙂 )

  6. Se scrivo di determinati argomenti è evidente che mi interessano se no farei altro. Non so da cosa lei tragga le sue conclusioni. Io qui non ho contestato nessuna prostituta felice, mi sono semplicemente permessa di fare notare che ci sono altre versioni della storiella della sex-worker ricca e soddisfatta. E se ha letto il mio post dovrebbe aver notato che queste ragazze ricche e soddisfatte spesso mentono, soprattutto ai clienti (è un modo per vendere la merce e sbaragliare la concorrenza… lei le pagherebbe se le dicessero “mi fai schifo, questo lavoro mi deprime, ma ho bisogno di soldi?”)
    Evidentemente le fa più comodo negare che esistano situazioni come questa: http://www.comunismoecomunita.org/?p=2950 “Le ragazze giovanissime, anche di tredici e quattordici anni, sono quelle più facili da gestire per gli italos perché ancora non si rendono ben conto di quello che stanno vivendo. Per individuare le “prede” gli italos (coloro che si occupano della tratta verso l’Italia) frequentano in Nigeria le feste di paese, i matrimoni, i funerali, dove c’è sempre qualcuno che filma le ragazze. E questi filmati sono vagliati con attenzione dalla maman: quella è troppo bassa, quella è troppo piatta, quella è troppo vecchia, quella va proprio bene. «Quella piccolina lì, è lei che voglio». Fatta la scelta lo sponsor va dalla famiglia con dei regali dicendo che in Europa hanno bisogno di belle ragazze per fare la modella, la parrucchiera, la sarta, l’attrice. Spesso la famiglia acconsente, e non di rado sono gli stessi genitori a darsi da fare, sanno infatti che «in quella casa lì ci sono i parenti di una donna che porta le ragazze in Europa, hanno visto che la famiglia s’è fatta la macchina, ha comprato la casa. Allora dicono: anch’io». La maman considera un problema il fatto che le ragazze siano vergini, che non siano mai andate a letto con qualcuno e che quindi non hanno esperienza. Per questo chiedono che l’organizzazione rimedi: in Nigeria ci sono quelli pagati apposta per controllare che le ragazze non siano più vergini e, se necessario, «darsi da fare per sverginarle loro».”
    Tutto questo mi interessa, anzi, mi addolora. Secondo lei sono storie inventate? Continui a pensarla come vuole. Ma non venga qui a commentare che l’unico problema in questa storia sono “i miei concetti” o “il mio fastidio”.
    Forse il suo posto è su gnoccatravel, dove può lamentarsi con gli altri viaggiatori della gnocca su quanto sono melanzane le italiane.

    • Lilli ha detto:

      Gli uomini che descrivono le Italiane come melanzane e poi pagano una prostituta straniera per fare sesso mi ricordano tanto la volpe della famosa favola di Esopo 🙂

    • Carlo ha detto:

      Guardi, se ne vedono molte a Roma di Nigeriane, in genere sono brutte e ingrassate a dismisura e francamente non mi sembra che ci sia stata una selezione di bellezza. Poi di cosi’ piccole per le strade per fortuna non ne ho mai viste anche se ovviamente sui 17 anni, ahimè, probabilmente ci saranno. In ogni caso ammesso e non concesso che le sue testimonianze (internet) siano vere e che ci siano le prostitute incazzate con i clienti( e ci saranno, ovvio), accetterebbe che quelle NON incazzate ma che lo vogliono fare liberamente si prostituiscano? In più anche se lei dicesse “NON ci sono quelle NON incazzate con i clienti” ed io le dicessi ” Visto e considerato che esiste anche la prostituzione transessuale che spesso è svolta non da transessuali ma da uomini che semplicemente si travestono la notte (e le dico subito che su questo argomento so vita morte e miracoli avendo avuto storie sentimentali con alcuni transessuali vivendoci praticamente insieme e conoscendo fino all’ultimo dettaglio di come funziona il loro mondo), se io mi vestissi da donna, mi truccassi e scendessi in strada consapevole di fare la prostituta(ovviamente sarei un travestito e non un transessuale) volendo andare con i clienti e volendo sfruttare il mio corpo per lavorare, lei direbbe tra le due opzioni:

      1) Ok sei conscio e non sfruttato, prostituisciti tanto sono fatti tuoi e dei clienti
      2) No fermi tutti è una schiava(schiavo)!!!

      Ricordo in ogni caso che quelli che vengono definiti “trattati” esistono anche nel mondo transessuale (anche se li siamo proprio nel libero arbitrio totale e nella consapevolezza totale di provare la fortuna prostituendosi in Italia rispetto a Rio dove si rischia la vita sul serio visto che in Brasile in genere i geniori li cacciano da casa appena dichiarano di essere gay). In questo caso io invece sarei il travestito libero e felice che va a guadagnarsi la pagnotta e che col cavolo che vuole andare al call center a “nobilitare” la sua carriera lavorativa a 600 euro al mese!

      Per quel che riguarda gnoccatravel, ne faccio a meno grazie 🙂

      Mi dica pure quale delle due opzioni sceglierebbe!

      Thanks!

  7. Carlo ha detto:

    Le aggiungo una nota: per favore visto che mi sembra che lei si appassiona alle cose, non prenda spunto da internet ma le informazioni se le cerchi sul campo per qualsiasi argomento e non solo questo!!! Affidarsi a chi scrive su internet vuol dire nel 99,9% dei casi riportare cavolate anche se l’argomentazione di fondo è veritiera(almeno questa è la mia visione nei confronti de giornalisti e di coloro che vanno a ruota libera avendo accesso alla rete). Ad esempio il mondo delle Nigeriane è molto piu’ complesso di quello riportato (anche se ci sono molte cose corrette nell’articolo) non parliamo poi di quello dei transessuali brasiliani totalmente differente.

  8. I clienti delle prostitute rivendicano il diritto di fare sesso con chi vogliono, quando vogliono ed esattamente come vogliono. Per farlo però hanno bisogno di una categoria di persone che rinunci al medesimo diritto: persone disposte a fare sesso a comando (non quando vogliono) con chiunque (non con chi vogliono) e disposte ad esaudire ogni desiderio dell’altro (non come vogliono). Perché il sesso per qualcuno è un diritto e per altri deve diventare un lavoro?
    Io sono dell’idea che gli esseri umani debbano essere tutti indistintamente portatori dei medesimi diritti…

    Lei Carlo mi chiede: se io facessi il prostituto? Beh, lo faccia, e poi torni a raccontarmi com’era.

  9. Carlo ha detto:

    Guardi, non mi trovo nella situazione di lavorare in un call center 🙂

    In ogni caso in passato piu’ per gioco che per altro sono stato tirato in ballo da quella che era la mia ex fidanzata trans che mi coinvolse in situazioni a tre con alcuni suoi clienti più bisex che etero(vorrei specificare, per chi non è del giro, che chi va con i trans è generalmente etero , mentre qualcuno è bisessuale ma sono cmq in pochi) e ci scapparono simpatici regalini su carta con il símbolo dell’europa e di colore giallo che intascai ben felice(in verità furono più per la partecipazione che per la scarna e imbranata prestazione…)!

    Se avessi avuto un fisico, diciamo più adatto, e le facilitazioni (bordello, situazione regolare, ecc ) ci avrei fatto sicuramente un pensierino buttando nel cesso immediatamente i libri dell’università.

    Cmq non mi ha risposto alla domanda.

  10. Carlo ha detto:

    Era un commento sarcastico… dove vuole che vada ? Non ho il fisico e anche se ho avuto quelle situazioni spot, non sono state gestite da me visto che non sarei stato capace di organizzarle. E’ un lavoro…mica si improvvisa…

  11. Carlo ha detto:

    Comunque continuo a capire da quel che leggo che lei cerca di portare avanti la sua posizione da un punto di vista dialettico come a volermi far sbugiardare da solo 🙂
    Le continuo a dire: si vada a sporcare le mani in questi ambienti prima di darne una valutazione! Non bisogna essere per forza clienti per prendere la macchina, arrivare al primo luogo di ritrovo dove si prostituiscono i trans, fermarsi, prendersi una bibita(in genere i paninari approfittano di tali situazioni piazzandosi dove stanno trans e prostitute e mettendo sedie e tavolini per i clienti), e farsi 4 chiacchere con queste persone. Le mie esperienze vengono anche da qui, dall’aver passato serate e notti a fare conversazione, rimorchio e amicizia, vedendo i tanti esempi di umanità al mondo e vedendo come questi ambienti siano molto distanti da quelli degli italiani annoiati che devono accollarsi i problemi altrui come missione di vita. Io francamente preferivo invitare una trans o donna ad una serata in discoteca e quella sicuramente(altrimenti non veniva…) era interessata a farsi una bella serata in compagnia e non certo a filosofeggiare sui drammi di schiave, denutrizione, mafie e problematiche esistenziali. Questo infatti è uno dei punti chiave, uscire dall’ottica degli italiani annoiati e problematici ampliando le proprie vedute del mondo e conoscendo persone(che siano prostitute, vista la tematica della discussione, oppure no) di tutte le latitudini e ranghi sociali. Vedrà come sono moltissimi i contesti da cui vengono queste persone e che quello che viviamo io e lei sono solo uno(o forse anche 2…) dei possibili approcci alla vita. Per farle un esempio, i soliti italiani annoiati di fronte ad un ragazzino brasiliano favelato con la pistola in mano ragionerebbero che quello è un bambino da redimere e accudire e se lo andrebbero a prendere nella favela da soli per portarselo in Italia e farlo andare a scuola…Provatelo a chiedere ad un trans(a differenza di quanto si possa pensare non sono in genere provenienti dalle favelas ma sono anzi spesso di ceto medio) se mai gli passerebbe per il cervello di entrare in una favela e se mai solo minimamente considererebbe uno dei bambini di cui sopra come un frugoletto a cui togliere la pistola dalla mano redimendolo. Come minimo vi pigliano per matti nonché per già cadaveri!

    • Lei ha completamente frainteso la prospettiva di questo post, che non si rivolge a chi si prostituisce. Questo post è rivolto alle persone benestanti, alle persone che non si sono prostuite né lo faranno mai, perché non ne hanno bisogno. Alle persone che non hanno mai avuto un vero problema nella vita e pensano che siccome loro stanno bene e si sentono felici e soddisfatti, allora tutto il mondo sta bene, è felice e soddisfatto e le cose vanno bene così come vanno, alle persone che non si pongono mai il problema che magari per qualcuno la vita non è così allegra e spensierata…
      Se lei non vuole accollarsi i problemi altrui, non deve però biasimare chi invece non ha fatto dell’edonismo il principio ispiratore della propria esistenza. Le persone che si pongono dei problemi non lo fanno perché “annoiate”, ma perché un tantino più profonde di chi pensa solo al proprio divertimento.
      Il suo è un tentativo di sminuire chi “filosofeggia sui drammi di schiave, denutrizione, mafie e problematiche esistenziali”, come se fossero i veri superficiali, mentre i “profondi” sono quelli che passano le serate tra un festino e un’orgia…
      Se lei non si vuole occupare di ciò che non va, non lo faccia. Ma io non sono né annoiata né “problematica”: sono solo meno egocentrica di quanto non lo sia lei…

      • Carlo ha detto:

        Bah io avrò una visione cinica per una donna italiana che comunque è condivisa da coloro con cui ho interagito nella mia vita ovvero persone PRATICHE(inutile che le racconti i commenti di disprezzo nei confronti delle donne italiane datimi da donne romene, prostitute e non, che ho conosciuto, (proprio per il concetto di incapacità delle italiane che andava dell’andare a giocare e perdere tempo all’università invece di lavorare al doversi far scarrozzare sempre dal padre all’avere paura di fare 10 metri da sole di notte, ecc) come anche l’opposto da parte di divorziate e separate italiane a cui la romena di turno aveva soffiato il marito e che ho avuto il dispiacere di conoscere portato a forza da amici per fargli da 4 incomodo…). Almeno pero’ questa mia visone si basa su fatti. La vostra(mi pare di aver capito che la visone è comune da parte dei commentatori) visione è invece basata sul idee filosofeggiate e condite con articoli internet senza mai aver conosciuto il mondo reale di cui parlate. Avete mai visto in reale un “festino”? No ? e allora di che parlate??? Non ci volete partecipare? Ci potreste andare e guardare solo per poi farvi una visione chiara di quel mondo di cui parlate senza cognizione di causa( ma che cazzo è sto termine “festino” da giornalista scandalista che solo dal nome fa ridere e da l’idea che la persona che ne parla non abbia la minima idea di quello che dice ma riporti i luoghi comuni sentiti al telegiornale 🙂 ). Non capisco poi il concetto per cui il cosidetto “puttaniare” dovrebbe stare bene per forza, magari il tizio ha lo sfratto, lo hanno licenziato e deve comunque mantenere dei figli. Le ripeto a lei non da fastidio il concetto di schiavismo in se per se e roba simile, a lei da fastidio il concetto di FEMMINA relazionata al MASCHIO, se la vicenda fosse stata a parti invertite non sarebbe stata minimamente interessata ma siccome da quel che ho capito le interessa portare avanti la sua causa femminista tira fuori questo argomento. In pratica e come se tifasse per una squadra di calcio formata da donne contro un’altra formata da uomini…In ultimo le dico che invece di preoccuparmi della fame nel mondo riunendomi in salotto a discuterne con emeriti luminari io preferisco se incontro una prostituta che mi dice che vuole andare a mangiare(cosa non rara a causa delle distanze tra luoghi di lavoro e posti dove poter comprare cibo, acqua, ecc) caricarla, portarla dal primo paninaro per strada e comprargli un panino con salciccia + cocacola. Mi scusi se sono pratico e non mi struggo il cuor con i drammi del mondo a cui non posso dare risposta ma nel mio piccolo faccio quel che posso 🙂

      • Io mi baso su una diversa interpretazione dei fatti, i fatti e le persone sono sempre le stesse. Solo che io li vedo sotto una luce diversa dalla sua. Se io non posso parlare di prostituzione perché non mi sono mai prostituita, allora non può farlo neanche lei.

  12. paolam ha detto:

    Cara Ricciocorno, a certi commentatori gli rispondi tu, ché io non sono capace, anche perché prima di tutto mi scappa la pazienza. Quel che vorrei segnalare, invece, è che non si può fare un paragone tra il prostituirsi di un uomo pagato nei confronti di una donna pagante, da una parte, e il prostituirsi di una donna pagata nei confronti di un uomo pagante, dall’altra. Inutile dire “Ma ci sono, seppur rarissimi, anche gli uomini che si prostituiscono alle donne”. Sì, ci sono, e rarissimi in percentuale, ma sono un’altra cosa. E perché sono un’altra cosa, lo sanno tutte le persone che hanno un corpo, che sono un corpo. Non c’è bisogno di spiegarlo.

  13. Carlo ha detto:

    Come già detto ho avuto qualche esperienza più per casualità che per altro dove sono stato coinvolto in giochi a tre ed ho beccato la mancetta. Quindi partiamo già dal presupposto che io in passato sono stato pagato per fare sesso e sono stato esercente della prestazione mentre lei no ergo in base al suo commento ultimo io potrei parlare di prostituzione mentre lei no!

    Secondo come detto i ruoli sono:

    1)Cliente che vuole comprare la prestazione
    2)Prostituta che vuole vendere la prestazione e che vuole fare quel lavoro per guadagnare in fretta e bene
    3)Terzo incomodo (lei o chi per lei) che arriva facendosi gli affari non propri e dicendo. “No, non si deve fare! è una schiava”””

    Come detto lei svolge il terzo ruolo ma in realtà quello che dice va tradotto come:” No non devi prostituirti, non devi vendere il tuo corpo al nemico maschile! Tu sei donna e così facendo fai fare una figura di merda a tutto il genere femminile permettendo al nemico maschile di poter usurpare il corpo di una di noi! Meglio morta che dare il contentino allo spregevole uomo che se fosse per noi dovrebbe portare il burka invertendo cos’ le parti !”

    Saluti

    • Mi dispiace, ma non è vero. Forse per lei io sono il terzo incomodo, ma come ho ribadito più volte non mi rivolgo alle prostitute, mi sono rivolta fin dal principio ai clienti, chiedendo di prestare ascolto anche a quelle voci di prostitute che raccontano una storia diversa da quella che vogliono sentire.
      Lei vuole farmi passare come una persona desiderosa di limitare la libertà altrui, ma le cose non stanno affatto così e lei lo sa bene.
      Io ho riportato delle testimonianze e lei ha deciso che erano false. Su che basi? Sul fatto che lei va a prostitute e io no. Beh, non è una grande argomentazione, le pare? Per quante sex workers lei possa conoscere, di certo non pretenderà di conoscerle tutte, tutte quelle che sono al mondo. Si è addirittura permesso di dire che un libro scritto da una ex prostituta nigeriana non è corretto nel riportare la condizione delle prostitute nigeriane in Italia, perché lei ne sa di più. Qui chi pretende di parlare per un’intera categoria è lei, non sono certo io, che mi limito a postare le testimonianze delle persone che hanno scelto di condividere la loro esperienza con il pubblico dei lettori.

    • Lilli ha detto:

      Carlo, lei parla di commenti dispregiativi fatti da donne romene sulle donne italiane. Beh, sono spiacente di doverle rivelare che i commenti che le donne straniere che si prostituiscono fanno sugli uomini italiani sono di gran lunga peggiori. Vi definiscono dei creduloni, perchépensate di essere dei grandi amatori e che le donne siano molto soddisfatte quando vengono a letto con voi, mentre in realtà dopo si fanno delle gran risate con le loro colleghe nei bagni delle discoteche e degli autogrill (sentito con le mie orecchie). Carlo, si svegli da questo sogno!!! 🙂

    • pinzalberto ha detto:

      Ma ci crede veramente a quello che afferma? Alle storielline delle sua fornitrici di sesso, che amano il loro lavoro, che è una professione come un’altra e via dicendo? E’ ovvio che non le diranno mai quanto odino praticare la prostituzione! Un venditore di Nike non le verrà mai a dire che quelle scarpe sono state prodotte da un bambino sottopagato di 8 anni!! Si svegli, esca dal suo mondo incantato di sexy fatine! Lei dev’essere un uomo solo, che si paga anche le amicizie, con un rifiuto di affetti familiari. Come fa a considerare le donne italiane solo come sanguisughe? Non crede di parlare per stereotipi? Non si rende conto di non vivere nella realtà e di essersi creato un mondo inesistente di gente come lei? Sinceramente ho sempre avuto una cattiva considerazione, un pregiudizio, per le persone che non danno importanza alla famiglia, sia uomini che donne. Le considero egocentriche, egoiste, emotivamente fredde. L’amore di mia moglie, quello che do ai miei figli, questo lo considero il vero senso della vita. Tutto il resto è uno spreco. Preferisco l’idea di crepare circondato da figli e nipoti, che da solo con la badante a pagamento. Poi uno investe come gli pare il tempo a propria disposizione, ma non può farci credere che il suo sia un bel vivere, e che faccia del bene alle felici e realizzate operatrici del sesso. Si rende conto che queste sue convinzioni sono la prova della sua egoistica visione contorta della società in cui vive. Un consiglio? Io ne parlerei con uno psichiatra, ma uno bravo.

      • Carlo ha detto:

        Le consiglio allora di aumentare la cattiva considerazione a cattivissima visto che reputo la famiglia come è concepita in Italia un concetto da sfigati o sfigati pretofili col crocefisso in mano (se nn si fosse capito odio i preti 🙂 )! Le consiglio in ogni caso di rivolgersi lei dallo psichiatra visto le sue fobie delle malattie anche per mettersi un solo accappatoio denotano come il bombardamento mediatico per impaurire i pavidi italiani ,che come si muovono possono incorrere nel perdere la loro preziosa vita, ha fatto effetto! Per quel che riguarda le donne italiane non le considero sanguisughe, non le considero e basta. Esiste il reato di mancato ossequio all’italica signora ? 🙂

      • Io sono un italica signora, e mi pare che mi stia ossequiando fin troppo con la sua presenza qui. E con questo non voglio dire che è uno sgradito ospite, ma che è qui e cade evidentemente in contraddizione.

  14. Alice ha detto:

    Devo dar ragione a chi, come Carlo, dice che alle donne piace il sesso, hanno desideri, fantasie, si masturbano, sono esseri meravigliosamente sessuati.
    Anche quando ormai, come me, arrivano agli anta (e magari fossero quaranta) e sono separate già da tempo.
    Devo confessare che all’inizio ho provato a guardarmi intorno, ma gli uomini della mia età hanno perso da tempo il loro fascino: stempiati, pancetta e a letto decisamente deludenti. Mi è sembrato di tornare all’adolescenza ma almeno allora dopo la prima, c’era una seconda e una terza volta!
    All’inizio ho pensato di rivolgermi a un libero professionista, i gigolò in fondo erano già nelle corti per deliziare l’aristocrazia e vogliamo raccontarci che gli schiavi non facessero “servizietti” alle loro avvenenti padrone? Ma andiamo! Comunque i prezzi erano decisamente proibitivi, poi c’è sempre il fattore igiene e salute. Andare per la strada e montare in macchina il primo che trovi sul marciapiede, non è il mio stile. Io non sono una da schiavi sessuali, ho la mia morale e sono per la tassazione della professione. Allora mi sono decisa e sono andata su un sito specializzato, ww.vivailca**o.com (lo consiglio a tutte!) e mi sono informata.
    Ho escluso a priori viaggi “esotici” e anzi mi sono scandalizzata all’idea di donne europee alla ricerca di ragazzini per chiedere prestazioni sessuali in cambio, a volte, solo di un paio di scarpe o una maglietta di marca. Va bene che di sicuro è un piacere anche per loro, ma non ci si può approfittare! È un lavoro e come tale deve essere retribuito.
    Naturalmente ho mantenuto il segreto con familiari e amiche, insomma, volevo fosse la mia avventura.
    Purtroppo, un giorno ero in rete in cerca del locale migliore e una collega è entrata in ufficio, cogliendomi di sorpresa (sarà che ero immersa nell’estatica visione di quei corpi maschili, muscolosi e tirati a lucido…), morale della favola, mi ha proposto di partire insieme per un weekend di fuoco.
    Passaporto, volo, albergo, eravamo pronte.
    La prima sera abbiamo scelto un locale a tariffa fissa, entri e consumi quanto vuoi. Arriviamo, diamo un’occhiata alle regole del posto, doccia e via in sala.
    Che dire? Erano giovani, poco vestiti, pacco in vista, non tutti bellissimi eh (mai fidarsi delle pubblicità!) e tutti lì per noi.
    Ci facciamo un giro, commentiamo, ammiriamo e poi seleziono un bel moro, occhi azzurri, avrà avuto sì e no vent’anni (meno di mia figlia!).
    Andiamo nella zona privata, lo squadro e decido per il se**o orale. Mentre mi spoglio gli chiedo: “Ti piace il tuo lavoro? Deve essere una figata, tutte queste donne, un sacco di soldi, immagino l’invidia dei tuoi amici!”
    Lui fa un sorriso un po’ tirato e mi risponde: “Sì, infatti, poi così mi pago gli studi.”
    Che bravo ragazzo! Mi sdraio e lo lascio fare, quasi sul più bello decido che voglio il servizio completo, lui già pronto (pare che si sparino “pilloline blu” a palla) non si tira indietro. Fa esattamente quello che voglio, a ogni schiocco di dita si cambia posizione, finché vengo! Un orgasmo così penso l’ultima volta di averlo avuto a vent’anni.
    Naturalmente lo fermo immediatamente e lo allontano. Non sopporto nemmeno un secondo in più dopo essere venuta. Lo vedo lì, giovane, immobile, la sua bella ere**one e sento dentro un senso di potere inebriante.
    Dopo una vita passata con uomini che venivano e festa finita, ora ero io a decidere. Che aspettasse la prossima cliente! Ho pagato non ho mica bisogno di preoccuparmi per lui.
    Mi rimetto la vestaglia ed esco a caccia.
    Vedo un ragazzo di colore, alto, muscoloso, lo prendo e me lo trascino nel priveè. Ho sempre sognato di farmi uno di colore.
    «Facciamo senza preservativo?»
    Butto là la mia proposta e lo guardo.
    «Tanto fate tutti le analisi settimanalmente, no?»
    «Ma non è sicuro… io ho una famiglia… tu non ti preoccupi per tuo marito?»
    Scoppio a ridere.
    «Ma quale marito… certo questo posto non ha un gran servizio… 200€ buttati.»
    Lo vedo in difficoltà, guarda in basso, poi me. Cede. È ancora più bravo del primo, sarà la dimensione, sarà l’eccitazione della novità vengo in men che non si dica e sono ancora più vogliosa di sperimentare. Non gli ho detto del mio herpes genitale, che sbadata… Si curerà, io me lo porto dietro da vent’anni!
    Bevo qualcosa e seleziono un ricciolino. L’alcool mi rende disinibita e decido di sperimentare qualcosa di nuovo.
    Lui mi guarda e sgrana gli occhi, senza rispondere.
    «Ma come a voi uomini non piace a tutti? Non mi dirai che non l’hai mai fatto eh…»
    “Chissà in quanti buchi si è infilato ‘sto por*o e ora fa il difficile. Intanto lo vedo come ce l’ha duro, gli piace farsi una donna dopo l’altra, altro che lavoro! E io scema a fare l’impiegata. Questa sì, che è vita!”
    Balbetta una storia assurda su un suo collega che si è ritrovato incastrato con necessità di intervento medico e due settimane senza lavoro per via dei danni alla cap***la. Ma figuriamoci! Mi faccio una bella risata e gli dico che quella è l’attività più antica del mondo, può stare tranquillo.
    Alla fine, accetta. Iniziamo ma non mi soddisfa. La sensazione non mi piace affatto. Lo fermo, lui si scusa e mi propone un rapporto vag***le con massaggio della cli****de. Nuovo preservativo e si ricomincia, posizione tradizionale ma mai fuori moda.
    Al quinto sono sfinita, ma decisamente soddisfatta.
    Tranne che per l’ultimo che è venuto prima di me. La cosa mi ha infastidito non potete immaginare quanto e anche lui si è reso conto di essere stato poco professionale e si è immediatamente scusato, rimediando. Alla fine è stata l’esperienza più interessante della serata.
    Nuova doccia e in albergo, il giorno dopo sauna a luci rosse e il terzo per vetrine. Quest’ultima soluzione la sconsiglio, si trovano dei bei ragazzi, qualcuno a prezzi stracciati, ma c’è molta meno igiene e il rapporto qualità prezzo non è sempre soddisfacente.
    Ormai sono diventata una habitué.
    Ora, ho letto un sacco di siti dove dicono che molti di questi giovani si rovinano la salute con le “pillole blu” e le droghe, che arrivano a non provare più piacere e non avere più una vita sessuale normale, che alcuni si sentono oggettificati e dopo qualche anno soffrono di depressione e senso di vergogna per quello che hanno dovuto subire. Io però, lo escludo. Ci ho parlato, erano tutti felici del loro lavoro, in una manciata di anni guadagnano più della maggior parte degli uomini in una vita e poi diciamocelo: a quale uomo non piacerebbe fare sesso con cinque-dieci donne a sera, tutte le sere? È IL PA-RA-DI-SO!
    Senza contare il brivido del mistero, stare lì in attesa sul tuo pezzetto di marciapiede, la tua vetrina, in un angolo di locale e aspettare che qualcuna ti scelga, paghi per possederti, una donna qualunque, di qualunque età, stato sociale, umore… belle, brutte, grasse, magre, giovani, vecchie, zuccherose o aggressive: per tutte se lì, pronto! Uhaho! Deve essere inebriante.
    Sì, qualcuno mi ha detto che le STD (acronimo inglese di malattie sessualmente trasmissibili) lo preoccupano un po’ e che molti si ritrovano con prostatiti, escoriazioni, candida, herpes, ma insomma quale lavoro non ha i suoi rischi? Io che lavoro a un computer tutti i giorni mi sono persa due diottrie in cinque anni!
    Poi, per uno che mi ha raccontato di una violenza da parte di tre donne, quando ancora lavorava per la strada (non sapete quanto mi sono infuriata! Se non fosse stato che erano scaduti i termini, lo avrei portato io stessa a denunciare! Gli hanno somministrato non sa quale droga, ha detto che era come “congelato”, presente ma non in grado di reagire, e a turno hanno approfittato di lui… ora fa solo massaggi ero**ci, poverino, ed è seguito da uno psicologo… ) altri mi hanno raccontato di avere clienti fisse, pensionate gentili che vanno lì tutte le settimane a volte anche solo per fare due chiacchiere e una sve**ina, quasi delle madri che si preoccupano persino della loro salute e non raramente li includono nel testamento.
    Ma lo vorrei io un bel vecchietto arzillo che mi mettesse nel testamento per un po’ di sesso!

    Ah sarei una bugiarda?! Ma come le donne non godrebbero a sco**re con decine di uomini? Come è possibile che nessuno abbia ancora pensato ad avviare un business del genere?
    Ah già, la società patriarcale… dove le prostitute godono nel prostituirsi ma il piacere femminile è un tabù, me l’ero quasi scordata!

    PS Vorrei precisare che gli asterischi e le “pilloline blu” sono una tutela per questo blog, in modo da non farlo finire sui motori di ricerca con parole che non hanno niente a che vedere con i normali contenuti e che questo commento è liberamente ispirato a un racconto di mia proprietà e soggetto a copyright.
    NB Per il signor Carlo: sì, sono stata per la strada; sì, ho un’esperienza diretta di conversazioni sia con donne sia con transessuali, in entrambi i casi persone che sono diventate, a volte, care amiche. A questo proposito, vorrei precisare che un transessuale è una donna che ha scelto di diventare uomo e una transessuale l’opposto… strano sbagliare il genere quando si convive con qualcuno! Le mie amiche non me lo perdonerebbero mai!

    • Cara Alice, grazie per la condivisione della sua storia.

      Mi addolora molto leggere frasi come “i gigolò in fondo erano già nelle corti per deliziare l’aristocrazia e vogliamo raccontarci che gli schiavi non facessero “servizietti” alle loro avvenenti padrone?”

      Ricordo a tutti che la schiavitù è un reato: L’art. 600 cod. pen. punisce “chiunque esercita su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà ovvero chiunque riduce o mantiene una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all’accattonaggio o comunque a prestazioni che ne comportino lo sfruttamento, è punito con la reclusione da otto a venti anni.”

      Questa è una provocazione?
      Ci sta raccontando una storia con i personaggi invertiti nella speranza di sollecitare l’empatia da parte dei clienti di sesso maschile?
      Temo sia una battaglia persa in partenza…

      • pinzalberto ha detto:

        «Facciamo senza preservativo?»
        Ti rendi conto? C’è ancora qualcuno che non utilizza il preservativo in un bordello. Specialmente per una donna, che rischia decisamente di più di un uomo. Spero vivamente che la figlia non viva con lei, basterebbe condividere un accappatoio per trasmettersi qualcosa.

      • Morgaine le Fée ha detto:

        Dal modo in cui certi passaggi sono scritti, mi dá l’impressione che sia una storia a ruoli invertiti, per vedere come reagisce chi commenta.

      • Si, lo penso anche io…

    • Carlo ha detto:

      Mai convissuto. Solo fidanzato e mai avuti raporti con transessuali italiani. Essendo tutti brasiliani quelli conosciuti usavo sempre il termine portoghese “Travesti” che mi risulta esistere solo al maschile (Le chiamano anche Bonecas ma in genere gli piace farsi chiamare Gatas. Impossibile viverci insieme visto che abitano all’interno di scannatoi mezzi scassati 3-4 insieme. In particolare io frequentavo a Roma la zona dove ci fu il noto caso dei personaggio pubblico finito nei guai. Che zona frequenta lei?

      • Carlo ha detto:

        Il rapporto senza preservativo sia nei rapporti occasionali sia nei rapporti a pagamento è più comune di quanto si pensi. Non sono casi isolati ma una buona fetta del totale. Li offrono in Europa specialmente Transessuali e donne bianche spesso anche quelle più belle. Le africane (in Europa) al contrario di quanto si pensi sono le più tranquille contrarie a tale pratica.

      • pinzalberto ha detto:

        Se è questa la sua considerazione di famiglia, quella cattolica per intenderci, siamo proprio messi bene. La famiglia è nel cuore. Cmq non sono sposato in chiesa ma solo in comune e mia moglie è divorziata. Le faccio presente che il banale virus della candida si trasmette anche usando lo stesso asciugamano, e non mi sembra un vanto trasmettere l’herpes ad un professionista del sesso con famiglia utilizzando il ricatto, solo perché qualcun’altro l’ha passato a te. Lei faccia pure quello che vuole della sua inutile vita, ma non può farsi passare come un filantropo. Personalmente sarei anche d’accordo con la riapertura delle case chiuse, giusto o meno che sia. Vietarla non le leva dalla strada, legalizzarla forse, e contribuirebbe a sottrarre introiti alla malavita organizzata: meno schiave e meno guadagni. A lei non interessa sapere dove finiscono i suoi soldi? Non fatichi a rispondermi, so già che lei si preoccupa solo di se stesso e non si pone troppe domande.

      • http://consumabili.blogspot.it/2013/04/la-potente-lobby-dei-prosseneti-spagnoli.html
        Checché se ne pensi, la legalizzazione dello sfruttamento della prostituzione (perché in Italia la prostituzione NON è illegale) non danneggia affatto la malavita organizzata… Almeno così ci raccontano dei paesi in cui il tentativo è stato già fatto.

  15. http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?approfondimento_id=3555 E infatti aumenta la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili… Che tristezza!

    • pinzalberto ha detto:

      Lo so, non è il massimo avere sotto casa una FKK, o sapere che lo stato permetta la degradazione umana. Ma non è vietando legalmente il cancro che si ferma la malattia, o vietando l’immigrazione si risolva la clandestinità. I divieti non hanno mai fermato nessuno, specialmente in Italia. La malavita è dietro a tutto: discoteche, night club, locali pubblici in generale, anche se sono tutti legalizzati. Non parlando delle altre categorie, come l’edilizia. La differenza la fa il controllo. Ovviamente non si possono concedere delle licenze per delle casa d’appuntamento, o poi non effettuare regolari controlli (legali, medici e fiscali). Debellare la prostituzione è impossibile, secondo me la si può solo migliorare, e ridurla peggio di così é impossibile. Ma alla fine sarebbe anche inutile discuterne, il Italia è il Vaticano che tiene le redini, e non lo permetterà mai.

      • Debellare l’omicidio è impossibile: che facciamo, lo depenalizziamo? Possiamo decidere di controllarlo… Dai questa non è una argomentazione seria! 🙂

      • pinzalberto ha detto:

        Mi sembra che l’omicidio sia già depenalizzato….purtroppo 🙂 Negli States ti fai 25 anni di galera per frode fiscale, in Italia diventi premier. Lo so, è rischioso in un paese come il nostro, dove la mafia la fa da padrona, concedere la liberazione della prostituzione, come quella degli stupefacenti. Ma non vedo altre strade. Ci sarebbe quella di abolire totalmente il denaro contante, niente soldi, niente reati, ma ci ritroveremmo a vivere come in un Grande Fratello (nn con la Marcuzzi). Sicuramente non la risolvi multando i clienti, e il Governo ha il dovere di risolvere una volta per tutte la piaga della schiavitù sessuale. Come ho già detto, peggio di così non si può fare, abbiamo già toccato il fondo. La liberazione non sarà la soluzione migliore, ma non ne vedo altre…… Bromuro nell’acquedotto? 🙂

      • Io credo davvero nell’educazione al rispetto dell’altro. Se ci fermassimo a pensare che molte delle persone invischiate nell’industria del sesso sono schiavi a tutti gli effetti, persone vendute come lo erano quelle che finivano una volta nei campi di cotone degli Stati Uniti, e che quel genere di schiavitù alla fine siamo riusciti ad abolirla…

  16. stregadellosciliar ha detto:

    La prostituzione non coinvolge solo la dimensione fisica del sesso, ma qualcosa di più profondo: l’immaginario maschile e femminile, riguardo alla passione amorosa. Abbiamo tutti sognato l’amore che doveva coniugarsi e intrecciarsi al desiderio dell’altro, all’attesa dell’abbraccio, del contatto pelle contro pelle.
    La prostituzione lacera quest’associazione.
    Per me è sconcertante che sia NORMALE questa dissociazione, che da molti sia considerata un bisogno.

    E non vorrei sottacere l’impatto che la prostituzione ha sul rapporto tra i sessi …
    Se ci sono donne che fanno sesso a pagamento, non può essere così terribile sottomettere una donna ad una prestazione sessuale, no?
    Questo, almeno nella mente dei criminali. Non tutti sono criminali, ovvio, ma questa domanda, questo dubbio, potrebbe sfiorare anche chi, alla fine, di reati come lo stupro non ne commette ed infatti, quasi ogni volta che si legge di stupri, i commenti su lei che se la sarebbe andata (in qualsiasi modo) a cercare, piovono a mille.
    E comunque molti uomini insultano le donne chiamandole “puttane” quasi che sia normale che tutte le donne possano essere tali.

    • Paolo1984 ha detto:

      il punto è che una donna che fa sesso a pagamento (a maggior ragione se è vittima ma anche se non lo è) non è assolutamente responsabile di ciò che c’è nella mente bacata di alcuni criminali e/o uomini stupidi. Io so da sempre che esiste la prostituzione e non ho mai pensato che siccome c’è la prostituzione allora lo stupro non è tanto terribile e non sono uno raro.

    • Paolo1984 ha detto:

      personalmente credo sia bellissimo legare desiderio sessuale e amore, non condanno chi la pensa diversamente

      • Paolo1984 ha detto:

        peraltro le persone che per svariate ragioni vivono separatamente e più o meno felicemente sesso e amore non sono tutte invischiate nella prostituzione.
        Per me è importante che ci sia consenso reciproco

  17. pinzalberto ha detto:

    E’ evidente che ci credi davvero, si sente che ci metti l’anima in tutto quello che fai e scrivi. Non potresti mai fare politica, tu non scenderesti mai a compromessi in materia di rispetto ed educazione. Ma la pace nel mondo rimarrà sempre una splendida utopia, almeno in questo secolo. Arriveremo ad una società mondiale stile Star Trek? Non so, ma nel frattempo cosa facciamo? C’è molto da cambiare, ma si possono compiere solo piccoli passi ed è deleterio rimanere fossilizzati nell’attuale vergognosa situazione, e limitarsi a sensibilizzare sull’argomento le nuove generazioni non basta: negli States ci sono voluti 100 anni per l’abolizione della schiavitù. E’ necessaria più concretezza. Tu cosa presenteresti al governo come disegno di legge? Saviano insegna: la guerra alla mafia è efficace solo se si combatte il loro business non i singoli capimafia. Ricordati che siamo tutti schiavi di qualcuno. I nostri vivono nel terzo (quarto) mondo. Sono quelli che producono le nostre costosissime scarpe da tennis, che respirano al posto nostro i solventi per fabbricarci i prodotti di uso comune, che ci assemblano gli I-phone e crepano sotto le macerie mentre cuciono i nostri abiti. Per un mondo migliore non dovremmo limitarci solo ad non andare a mignotte, ma a non acquistare prodotti scaturiti dallo sfruttamento del lavoro, o esportati da paesi senza le basilari leggi di tutela dei diritti umani. Ovvero: affondare l’economia mondiale. Sono sicuro che questa situazione non durerà ancora per molto, e chi la pagherà saranno i nostri nipotini, che dovranno crescere i figli in una società fatiscente .

  18. Flavio Zabini ha detto:
    Buongiorno, sono il più schifoso degli schifosi, perchè sono convinto che quelli a fare schifo siete voi. Non ho tempo di rispondere a tutti. Mi limito a 10 punti 1) La prima causa della prostituzione è l’oligopolio erotico-sentimentale detenuto dalle cosiddette “donne oneste”. Anche ammettendo che, come voi dite, il sesso debba essere un piacere e non un bisogno da appagare pagando, il suo inizio si trasmuta immediatamente in una sofferenza nel momento in cui per avere una minima speranza di accesso risulta obbligatorio chinarsi sotto le forche caudine del corteggiamento, nelle quali la dama di turno potrebbe permettersi letteralmente di tutto (qualsiasi provocazione piu´ o meno sessuata, qualsiasi irrisione al disio, qualsiasi ferimento intimo, qualsiasi riduzione al nulla innanzi alla bellezza, qualsiasi sfoggio di preminenza erotica, qualsiasi umiliazione pubblica e privata, qualsiasi inflizione di dolore al corpo o alla psiche, di inappagamento fisico e mentale, di messa in ridicolo davanti a se´ o agli altri, di disagio da sessuale ad esistenziale con rischi variabili dall´anoressia sessuale al suicidio). Anche nei casi di non stronzaggine, permane comunque (e viene prolungata all´infinito da quasi tutte le donne, a prescindere dal fatto di volere o meno il rapporto), a porre a disagio la mente e il corpo di chi non e´ cosi´ stupido o insensibile da non comprendere la situazione (come i 5/6 di noi maschi che, come giustamente notato da Schopenhauer, sono emeriti imbecilli) quella situazione chiaramente impari (sfruttata peraltro dalle donne senza limiti, remore ne´ regole in ogni modo tempo e luogo e pure codificata con quella mashcera di servitu´ imposta a tutti gli uomini verso tutte le donne chiamata galanteria di cui tutto il mondo orientale ride come ne avrebbero riso i greci, retaggio delle servitu´ medievali, vera e propria corve´ dell´eta´ moderna e indegna di un uomo libero), con lei immediatamente mirata, accettata e apprezzata per quello che e´ (bella: se manca la bellezza vi supplisce l´illusione del disio) e noi costretti a “fare qualcosa” per starle di paro, lei possibilitata gia´ a rilassarsi, dilettarsi, metterci alla prova, indagare la presenza in noi delle doti volute per un rapporto, pregustarne la presenza in un caso o irriderne l´assenza nell´altro e noi angustiati dal disio, sottoposti alla tensione di un esame, obbligati a scervellarci per divinare cos´ella senza dirlo desideri e come mostrare ai suoi occhi e alle sue orecchie il meglio di noi o quanto supponiamo noi sia tale al suo animo, noi indotti ad attendere guardando dal basso verso l´alto (come un cliente, inteso qui alla latina, in attesa della sportula dal patrizio) colei dal cui solo gesto dipendono il nostro paradiso e il nostro inferno, e lei libera di decidere se divertirsi con noi o su di noi. Finchè non ci sarà parità qui è inutile che la cerchiate altrove A nome di chi puoi costringermi a scegliere se accettare quanto per me inaccettabile perche´ mi mette a disagio (e peraltro prevede un pagamento con probabilita´ uno non solo e non tanto in denaro, sotto forma di regali, viaggi, cene, offerte, doni votivi, risarcimenti, ma anche e soprattutto in tempo, fatiche, sincerita´, quando si dovrebbero fare complimenti e simulare le doti da corteggiatore non rispondenti al proprio io, dignita´, quando ci si ritroverebbe ad essere gli amici-ammiratori pronti a tutto per un sorriso, i cavalieri serventi disposti a dare tutto in pensieri, parole ed opere per la sola speranza, i mendicanti alla corte dei miracoli d´amore in supplice e suspicente attesa della sportula, recite, quando si dovrebbe interpretare la figura del seduttore per compiacere la sua vanagloria o del giullare per farla divertire, disagio psichico quando si dovrebbe fare da freddi specchi su cui sfoggiano l´avvenenza o da pezzi di legno su cui si permettono di tutto) come le forche caudine del corteggiamento, o la certezza della frustrazione di ogni disio dei sensi? Con che diritto, in un mondo che si vanta di difendere le liberta´ e le felicita´ individuali, tu mi proibiresti il piacere dei sensi discinto dai doveri del corteggiamento e dalle tirannie dei rapporti di coppia, quando ricerco cio´ fra donne adulte e consenzienti, che hanno scelto il mestiere di venere prostituta per gli stessi motivi per cui io o altri uomini scegliamo un mestiere e non un altro (magari piu´ confacente a noi e meno stressante) per questioni di soldi? 2) Non è affatto vero che noi puttanieri abbiamo bisogno di una parte dell’umanità che rinunci al diritto di autodeterminazione sessuale. Semplicemente abbiamo bisogno di donne libere che liberamente scelgono di vendere la recita completa del nostro sogno estetico. Non è una rinuncia di libertà maggiore di quella che chiunque di noi fa quando mette a servizio del mercato una parte di sè per un tempo determinato (ma solo quando c’è di mezzo il corpo delle donne avete obiezioni anticapitaliste…). Fare quanto utile ad altri per trarre un utile personale (i Latini direbbero “do ut des”) è la base della convivenza civile (altrimenti per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno dovremmo ricorrere a metodi primitivi o indegni come la violenza e la supplica). Ma per voi, qui come nei casi delle accuse per stupro, molestie ecc., civiltà, ragione e diritto vengono sospesi! E’ ora di smetterla di dire che paghiamo per “fare quello che ci pare”. E’ evidente che non siete mai andati/e a prostitute. Con le escort si fa solo quanto offerto nel loro menu, solo per i tempi e i modi da loro proposti, solo alle condizioni da loro imposte ed al prezzo da loro richiesto. Qualsiasi richiesta esca da ciò (sconti compresi) viene rifiutata! E se il cliente la impone viene (giustamente) denunciato per violenza. E’ ora di smetterla con le favole della Signora Melissa secondo cui gli uomini pagano per avere accesso illimitato e arbitrario al corpo di tutte le donne come gli stupratori! Io, semplicemente non voglio che, per il mio illimitato in quanto naturale bisogno di accedere alla bellezza ed al piacere una fanciulla più o meno bella e più o meno compiacente abbia la possibilità di disporre illimitatamente della mia mente, dei miei sentimenti, dei miei denari, della mia libertà, della mia vita. Desidero qundi solo accedere a chi è contenta di concedersi per denaro, ovvero è disposta (per motivi variabili dalla vanità del farsi pagare per una notte cifre da grande artista alla voluttà di vivere fra cani cavalli e belli arredi come principessa rinascimentale) a recitare per denaro invece che intenzionata a costringere me a recitare gratis. Non cerco nessuna fanciulla sottomessa, ma solo l’attrice consenziente di un mio sogno estetico. Sui motivi del suo consenso non sono io a dover giudicare come non è lei a dover giudicare sulla mia scelta di rivolgermi alle sacerdotesse di venere piuttosto che passare per le forche caudine del corteggiamento. Quanto voglio evitare è proprio l’essere ridotto io a “oggetto” (in questo caso un punching ball sessuale per gli allenamento delle stronze) l’essere io asservito (per finta, nella galanteria, o per davvero nella tirannia erotico-sentimentale del corteggiamento). Pago proprio per non dover più ricoprire il ruolo tradizionale del “conquistatore”, per potermi accostare alla bellezza femminile senza l’obbligo di “fare qualcosa” (ma con la possibilità di lasciarmi andare sinceramente alle onde della voluttà ed ai flutti del sentimento, come mai sarebbe possibile dovendo fare la parte del dongiovanni o comunque restando sotto quella tensione degna di un esame propria deve sottoporsi al corteggiamento: tale possibilità rende più facile avere amicizie femminili, giacchè le altre donne non devono più essere viste come prede da conquistare con l’astuzia o con l’inganno, quale sarebbe invece necessario non avendo a disposizione il culto di venere ed essendo obbligati a giocare sui grandi numeri per non restare infelici e inappagati) Il denaro è solo un mezzo per bilanciare in desiderabilità  e potere tutto quanto alla donna è dato per natura dalla bellezza, o, meglio, dalla sua illusione. Perchè non dovrei avere diritto a tale tipo di rapporto? Perchè per chi è pagata non è “vero rapporto sessuale”? Chi ha detto che se un rapporto non è sesso per una delle due persone non sia pienamente consensuale e quindi debba essere vietato? Manca la dimostrazione. Se per assurdo fosse vero, allora dovrebbe essere vietata l’industria dello spettacolo giacchè in essa solo per chi paga vi è divertimento, mentre per chi è pagato vi è principalmente lavoro. Ah, dimenticavo, tu consideri come unica morale vigente quella fondata unilateralmente sulla sensibilità femminil-femminista: quello che rende felice o almeno sopportabile la vita e la sessualità a noi non conta… Per me è insopportabile il corteggiamento, ma non vengo a dire che nessuna donna ha il diritto di venire corteggiata. Le prostitute non rinunciano affatto alla loro libertà (nè sessuale nè di altro genere), dato che fuori dal lavoro possono usare gli stessi criteri di scelta delle altre donne (anzi, sovente sono pure più selettive meglio conoscendo gli uomini) e nel lavoro non solo possono rifiutare i clienti non graditi e le pratiche non volute, ma, al di là della recita, dirigono il gioco fin dall’inizio stabilendo tempo, modi e condizioni (certo, se voi non andate ad escort non lo potete sapere….). Certo, non avremmo bisogno nemmeno di questo se le altre donne non detenessero ferocemente il monopolio dell’amor naturale e non rendessero qualsiasi approccio con loro assai più simile alla corvè medievale che non ad un’amicizia erotica paritaria. In genere non si paga per “dominare” (semmai, qualcuno paga per essere dominato), ma per avere un rapporto potendo scegliere e senza l’obbligo della fatica nella cosiddetta conquista. Insomma, per avere quanto le donne hanno da sempre gratis (e senza critiche) grazie al loro privilegio naturale, noi dobbiamo pagare. E, oltre a ciò (che già ci pesa!) dobbiamo pure sorbirci le accuse moralistiche! Badate che iniziamo a stancarci… 3) Perfidissimo nascondere che la “domanda” nasce non dalla malvagità o dalla perversione dell’uomo, ma dalla disparità di numeri e desideri, nella sfera dell’amore sessuale (in cui alle donne è dato il ruolo privilegiato di selezione della vita e a noi quello più ingrato di propagazione), voluta dalla natura per i suoi fini, favorevole grandemente alle donne e da queste sfruttata (materialmente o idealmente, economicamente o sentimentalmente, in termini di moneta o di autostima, di doni o di corteggiamenti) senza remora alcuna ed accresciuta sino alle estreme conseguenze, in ogni tempo, in ogni luogo ed in ogni modo. La prostituzione non è che l’abbreviamento e la razionalizzazione di tutto ciò. E’ uno dei tanti modi in cui, come in natura, la brama di bellezza e di piacere del maschio viene sfruttata dalla femmina (non è automatico come detto prima il significato negativo di tale termine) per fini di propria utilità. E’ prediletto dai maschi stessi ad altre forme di sfruttamento (tipiche delle donne oneste, con le quali si deve pagare con probabilità 1 e ricevere con funzione di variabile aleatoria, e spesso si rimane vittime di raggiri economico/sentimentali, leggi fidanzamenti e regali costosi e/o matrimoni, e sovente si deve pagare in sincerità, dignità suppliche, nel recitar da cavalier serventi miranti supplici e pronti a tutto per la sola speranza o da giullari per dilettarle magari lasciandole irridere al desiderio, o comunque sempre da seduttori per compiacere la loro vanagloria) perchè non vi è quasi mai l’inganno ma quasi sempre il consenso bilaterale e soprattutto perchè il prezzo, per quanto elevato (e comunque sempre stabilito dalla femmina) è noto a priori (dunque non ci si può poi lamentare). E’ ipocrita anche negare che, al di là di ogni barriera ideologica, di ogni retaggio culturale e religioso e di ogni moralismo, basterebbe regolamentare e controllare la prostituzione per eliminare lo sfruttamento del mercato del sesso da parte delle associazioni malavitose, le quali lucrano proprio sulla situazione di precarietà, di incertezza e di irregolarità in cui, per via delle leggi attuali, si trovano molte prostitute. La perfezione non esiste, ma la piena legalizzazione del mercato del sesso (cosa che non avviene in Germania al di là dei titoli giornalistici, dato che esistono anche le leggi sull’immigrazione…) è la condizione più vantaggiosa da un lato per chi si prostituisce liberamente (che non è disturbato dalla polizia, come in Italia e in Francia, ma è invece da essa tutelato), dall’altro per chi è davvero vittima della tratta e della prostituzione coatta, che con questo sistema di controllo e vigilanza può essere facilmente riconosciuto ed aiutato. I mercanti di schiave sono osteggiati, e non favoriti, da una legge regolamentatrice (come fu osteggiato, nelle sue attività, Al Capone con l’abolizione del proibizionismo). E consentire la vendita di sesso proibendone l’acquisto, come voi vorreste in conformità alla vostra irragionevole morale femminil-femminista, sarebbe come se si punisse il drogato indotto dal bisogno a comprare droga e non lo spacciatore che per lucro glie la vende (anche lo spacciatore può venire da una condizione economica e sociale disagiata come sempre si dice, spesso a sproposito, delle prostitute). E non dite che con questo paragono prostitute e spacciatori (ben sapendo che le prime vendono quanto è naturale e non uccide), perchè il paragone riguarda il rapporto di contrattuale, non l’oggetto del contratto. 4) Per tutte le storie che potete raccontare qui di donne più o meno costrette a prostituirsi o comunque infelici, ve ne sono altrettante (se non di più) di donne che hanno scelto tale mestiere con la stessa libertà con cui gran parte degli uomini sceglie un mestiere piuttosto che un altro per questioni di denaro e che sono, se non felici, almeno meno infelici di tanta altra gente di questo mondo. Tu pubblichi le storie di ex-prostitute, ma delle prostitute attuali http://www.lucciole.org/content/view/5/3/ che con coraggio (sfidando tanto il disprezzo dei maschilisti quanto la demagogia delle femministe) rivendicano la propria autodeterminazione non fai menzione (se non per dire che mentono). E se invece a mentire fossero le tue fonti? Ci sarà pure un motivo se in ogni tempo e luogo le associazioni di prostitute sono favorevoli alla legalizzazione/depenalizzazione e non ad altro! http://www.lucciole.org/content/view/810/2/ Sul perchè la legalizzazione in Germania non funzioni e sul come la necessita’ sia migliorare le regole e non abolirle, è ben argomentato qua: http://feministire.wordpress.com/2013/06/06/does-legal-prostitution-really-increase-human-trafficking-in-germany/ Fra l’altro, le ex-prostitute che tu citi sono spesso mascotte di associazioni clericali o femministe, mentre le prostitute autodeterminate che cito io sono, se non le vuoi proprio chiamare libere, almeno indipendenti. Se poi vuoi parlare con una ex-prostituta che (ben lungi dal pensarla come me sui rapporti di genere) potrebbe sconvolgere tutte le tue certezze, rivolgiti a Chiara di Notte. http://chiara-di-notte.blogspot.de/2012/05/faccio-la-puttana.html#axzz2jy8AuNZ3 5) I dati scientifici non affermano affatto che le prostitute costrette siano la maggioranza, e se anche fosse ciò non giustificherebbe affatto il divieto per gli altri casi (altrimenti è come dire che lo sfruttamento del lavoro in nero nel settore delle calzature implica in generale il divieto di comprare scarpe, anzichè il dovere di controllare e regolamentare il mercato). Guardati un po’ di report, per esempio sul blog dell’antropologa Laura Agustin o della femminista svedese dissidente Östergren. Oppure la seguente ricerca pubblicata dall’Evening Standard: http://tinyurl.com/bqbzqto . Oppure una recente ricerca danese http://tinyurl.com/bpmhsll che trova che, anche se chiaramente i soldi sono il primo obiettivo, la curiosità sessuale è un’importante motivazione nelle sex-worker (ma come è possibile? vi hanno sempre detto che hanno schifo dei clienti!). Sempre che tu voglia davvero cercare… 6) Se la bellezza contasse qualcosa in un uomo e le donne fossero disposte a pagarla farei più volentieri il gigolò rispetto ai tanti mestieri servi del capitalismo. E a chi dice che “non è uguale per un uomo e una donna prostitursi” (ma che strano, proprio dal fronte femministe egalitario viene questo elogio delle differenza…) rispondo che sì: per un uomo è più difficile perchè siamo costretti ad avere parte attiva e voi pretendete molto di più. Detto questo, prostituendomi non mi sentirei affatto violato nè nella dignità nè nel corpo, sempre ovviamente che, come le escort che conosco, fossi sempre arbitro della situazione. Io sarei ben felice di essere un gigolò per cui le donne sono disposte a pagare che uno “sfigato” che deve pagare. E preferirei poter disporre di 2/3 del mio tempo come chi lavora in quel modo piuttosto che essere sottomesso alle tempistiche (e agli stipendi) dei lavori “comuni”. Le donne hanno una possibilità in più rispetto a noi anche quando di bellezza mediocre e chi non la sfrutta si lamenta pure che tale possibilità esista, facendola passare per costrizione e riversando la colpa su di noi! Se io avessi tale possibilità la sfrutterei senza problemi e comunque non andrei in giro per la rete a dire che sono “violato”. 7) La prostituzione non è “uguaglianza”? E’ al di fuori della prostituzione e quindi nell’obbligo imposto del cosiddetto “corteggiamento”, vera e propria maschera di servitù imposta a tutti gli uomini verso tutte le donne, quando non verissima tirannia erotico-sentimentale, sempre e comunque retaggio delle servitù medievali indegno di un uomo libero, (e ancora preteso dalle donne quale eterno privilegio in maniera direttamente proporzionale a quanto chiamino lo stesso medieovo oppressione reclamando moderni diritti) che viene impedito all’uomo di essere uguale alla donna in quanto più conta innanzi alla natura e alla felicità individuale! 8) Si dice che la prostituzione “usa il corpo le donne”? Sono le donne che, in tutta la sfera dell’amore sessuale, usano il proprio corpo, sovente per esercitare perfidie, tirannie in tutto quanto è correlato alla desiderabilità e al potere: tutto il resto (regolamentazione della prostituzione compresa) è umana e necessaria compensazione affinchè anche gli uomini possano avere potere contrattuale e libertà  di scelta in quanto più conta davanti alla natura, alla discendenza e alla felicità individuale. La prostituzione è sfruttamento? E’ squilibrata a sfavore della donna, dite? Quanto dite è platealmente falso, e mi prenderò del tempo e dello spazio bastevoli per dimostrarvelo. Il rapporto a pagamento è equilibrato proprio perchè esiste un compenso, testimonianza tanto di un accordo quanto di un equilibrio di forze contrattuali che lo ha generato. Solo chi dà per scontato il mantenimento da parte femminile della propria posizione di privilegio per non dire preminenza nella sfera psicosessuale (dovuta alle disparità di numeri e desideri nell’amore sessuale, volute dalla natura per i fini di selezione e propagazione della vita, favorevoli alle donne e da queste sfruttate senza limiti remore nè regole in ogni modo tempo e luogo) può percepire come “non equilibrato” il rapporto a pagamento, ma soltanto perchè considera come situazione equilibrio lo sbilanciamento a favore del genere femminile di cui anche gli ingenti guadagni della prostituzione sono un evidente sintomo. Chiunque nella propria vita privata (e quindi anche sessuale) cerca quanto lo appaga più profondamente. Se non ci pensa lui non lo fanno certo gli altri. E’ uno dei sacri diritti dell’egoismo individuale. Una donna ottiene gratuitamente quello che vuole nella sessualità, proprio per via della disparità di numeri e desideri voluta dalla natura. Per ottenere ciò che brama e di cui ha bisogno un uomo deve invece sempre pagare, materialmente o moralmente (in tempo, fatiche, corteggiamenti, e talvolta sempre in denaro, sotto forma di doni e omaggi o comunque in sincerità o addirittura in dignità, quando si dovrebbe recitare da cavalier servente disposto a dire e fare tutto per avere in cambio la sola speranza). Avremmo diritto di lamentarci per questo, ed invece siamo addirittura accusati per ciò che subiamo per via dello strapotere femminile? Per la nostra scelta di pagare in moneta come male minore per non dover pagare di più e in valuta più pericolosa per la nostra vita, la nostra libertà e la nostra psiche, senza alcuna garanzia? Secondo voi l’uomo dovrebbe recitare GRATIS la parte del seduttore per compiacere la vanagloria della donna o quella del giullare per farla divertire (magari lasciandosi irridere nel desiderio) la donna invece, per recitare la parte dell’amante gradita all’uomo si FA PAGARE. Fossi pagato forse anch’io accetterei di corteggiare. Oltre all’aspetto del servilismo di medievale memoria indegno di un uomo libero il corteggiamento mi pare poco dignitoso proprio perché non vi è la certezza del corrispettivo. Si dipende dal capriccio della donna come un vassallo dipendeva da quello del suo signore. Chi parla di rapporto paritario mente per la gola. Si tratta per me di una situazione chiaramente impari, in quanto lei è apprezzata immediatamente e a priori per quello che è (bella, e quando non vi è la bellezza supplisce l’illusione del desiderio) mentre io sono obbligato a “fare qualcosa” (in forme moderne o convenzionali non ha importanza) nella speranza di conquista. Questo fa sì che non mi senta proprio a mio agio per disvelare la parte più gradevole di me ed anzi mi senta costretto proprio dove vorrei invece un abbandono alle onde della voluttà. Mi pesa davvero la situazione di debolezza in un rapporto non mercenario, in quanto sono dalle convenzioni sociali costretto ad “attaccare” e a mostrare virtù quando invece vorrei “difendermi” ed abbandonarmi alla lussuria. Vi sono momenti, come la danza, l’ascolto di un coro tragico, il furore del tifo, l’ebrezza della velocità, la tensione agonistica di una sfida sportiva, il rapimento estatico e l’attrazione fisica dinnanzi a una donna, nei quali la vita brama di uscire dalla sfera della persona per abbandonarsi ai flutti della voluttà, alle onde del desiderio, alla furia dei sensi, all’impeto dell’eroismo, a trasporre se stessa in un mondo simbolico, omerico e fantastico, ove si agisce come su un palcoscenico, si sente come i sublimi personaggi della tragedia, si palpita della medesima vita da cui sono animate le supreme creature della Grande arte. Essere costretti a ritornare nell’angusta gabbia dell’individuo da richiami alle regole che definiscono i rapporti e dall’obbligo di “fare l’uomo”, o il seduttore o comunque una parte stabilita a priori e voluta dalla società o pretesa dalla donna come “compenso” è quantomeno limitativo. Non si può concedere che la tensione lirica alla bellezza, lo slancio eroico, eroico da Eros, come diceva Giordano Bruno, il furore del desiderio animante i lirici erotici greci, per via delle tradizioni, delle consuetudini e di altri particolari accidentali e mondani imposti dalla quotidianità divenga un altro mestiere, appunto la “gestione del rapporto” tanto cara alle signore, in aggiunta a quel mestiere di vivere del quale già il grande Pavese aveva colto la drammatica e insostenibile leggerezza. Quanti criticano senza considerazioni approfondite il rapporto mercenario, non considerano questo. Con le escort è possibile (almeno che lo si voglia) essere naturali, non nascondere nulla di sé, nella parte più intima, naturale e profonda del desiderio, e non fingersi altro da sé per motivi “di convenzione sociale”. Il rapporto paritario può esistere solo nella prostituzione, laddove ciascuno possiede e può offrire qualcosa di cui l’altro ha bisogno o brama (da una parte il denaro, dall’altra la bellezza). Quando il rapporto a pagamento è sbilanciato, lo è, per ovvi motivi di natura, a favore della donna, così come la compravendita di droga lo è a favore dello spacciatore e non del drogato. Anche a termine del codice civile, lo sfruttamento della condizione di bisogno esiste solo quando una delle due parti conosce la condizione di bisogno dell’altra e sfrutta tale conoscenza per ottenere una disparità di prestazioni superiore alla metà del valore della prestazione stessa. Orbene, anche ammesso e non concesso che il turista sessuale conosca la condizione di bisogno della prostituta locale (e ovviamente che tale prostituta sia realmente in una situazione di bisogno: e tale eventualità, peraltro, restringe notevolmente il numero di casi in cui l’accusa morale suddetta si può applicare, ché anche nei paesi meno sviluppati dell’Italia non tutti sono poveri e sfruttabili), perché possa esistere sfruttamento è necessario che ottenga un prezzo più che dimezzato. Chi crede ciò sia possibile non conosce il meretricio. Qualsiasi prostituta, dalla più disagiata alla più altolocata può confermare che il prezzo è quasi sempre (escludendo i soli casi di costrizione e di pesante sfruttamento da parte di un magnaccia violento che imponga arbitrariamente prezzi bassi per far lavorare di più la ragazza) fatto dalla prostituta, non dal cliente. Poi vi sono i clienti illusi, i quali riportano di aver “dimezzato” il rate: essi non si rendono conto che non hanno dimezzato proprio un bel niente (se non, forse, il loro conto in banca), ma semplicemente sono stati al gioco della prostituta che prima ha chiesto un rate raddoppiato ben sapendo le puerili intenzioni del cliente “contrattatore”. Tale “gioco contrattuale è comunemente in uso nei paesi arabi, e ovunque nel mondo lo spirito mercantile del popolo sia forte, sia riguardo al meretricio, sia riguardo ad ogni altro aspetto del commercio. In ogni parte del mondo, però, alla fine il rate è sempre e solo quello che la prostituta stabilisce (in base ai propri soggettivi parametri i quali, qui sta il punto, possono ovviamente essere diversi da nazione a nazione, per via delle diverse culture e diverse economie). E’ anche giusto, solo la singola donna ha diritto a stabilire il prezzo della propria recita scenica e del piacere reale che dispensa con le grazie del proprio corpo e le illusioni della propria arte. E’ così anche per gli artisti. Del resto, se la cifra proposta dal cliente è troppo bassa, la prostituta, come l’artisa, ha un mezzo efficacissimo a disposizione: il rifiuto. Ella può dire che a quella cifra non vende la propria “opera artistica” e che se vuole dell’arte a basso prezzo il cliente deve andare altrove. Il più delle volte, in tali casi, il cliente finisce per accettare il rate (o, se se ne va, troverà un’altra prositituta che in un modo o nell’altro, farà accettare il proprio rate). Il motivo è molto semplice e naturale, anzi, come si direbbe oggi, biologico. Il bisogno naturale è stare con una donna (e non farsi seghe come dicono brutalmente certi perfidi proibizionisti che è una perversione sociale dovuta alla solitudine: nessun animale si masturba), accarezzarla come la brezza del marina fa con le onde d’argento nei pleniluni d’estate, inebriarsi del suo profumo, della sua voce, delle sue chiome aulenti e sparse come quelle della sera dannunziana, poterla sfiorare, tangere, scorrere il suo corpo con le dita come un sublime strumento di musica arcana, godere di lei e della sua bellezza, abbandonarsi alle onde della voluttà (la quale è sensualità innalzata a sentimento) e del piacere dei sensi, lasciarsi, per un momento, all’ebbrezza sessuale e al fluire di immagini suoni e sensazioni, e non è totalmente vero possa essere cancellato o escluso per volontà. Certo, in ogni singola situazione, la volontà umana può decidere di inibire l’impulso sessuale (se vi è un motivo ritenuto valido), altrimenti saremmo davvero degli animali privi del libero arbitrio, però, reiterando queste inibizioni all’infinito e facendole divenire abitudini, per un proibizionismo de iure o de facto della società e della tradizione (le quali impongono, normalmente, certi comportamenti, certe prove, certe condizioni per arrivare a ciò, rispetto a cui il singolo può non trovarsi a proprio agio, non ritenere dignitoso, non sentirsi in grado o non trovare piacere o addirittura trovarvi sofferenza emotiva) si crea una vera e propria infelicità, poi divenente frustrazione quando non sfociante in qualcosa di più serio e distruttivo. Si vive a metà: dapprima vi è una tristezza occasionale, una malinconia diffusa, una rassegnazione, poi un vero disagio esistenziale che partendo dalla sfera sessuale, come ampiamente spiagato da Freud, influenza il rapporto con l’altro sesso in genere e la vita tutta (con chiaro rischio di autodistruzione), e con i meccanismi ben noti dalla psicoanalisi, è destinato a scoppiare prima o poi in qualche modo. Alla lunga il bisogno di vivere almeno qualche momento di abbandono è davvero impellente e vitale come la fame, o, meglio, l’aria. Su questo le escort guadagnano (ed i loro rate lo dimostrano). Quando manca la possibilità (per lo meno nel pensiero: ossia che la possibilità della via a pagamento sia possibile, anche se magari non abbiamo ancora risparmiato tutti i soldi necessari) di scegliere come raggiungere la donna manca davvero il respiro. Quando l’unico modo è il corteggiamento, se esso affronta questi problemi, nel caso meno grave la donna e il corteggiamento diventano un’ossessione (e la necessità di riuscire perché non vi è altra strada per la felicità porta a quelle incomprensioni, a quei disagi e a quelle illusioni di cui leggiamo spesso), anche se il desiderio per lei resta naturale, e nell’ossessione non c’è libertà. Tutti questi problemi si curano non con le medicine e nemmeno con la morale: si curano con la libertà di scelta (per tutti). Naturali sono i bisogni, umano il modo per soddisfarli, Ed in un mondo libero deve essere sempre e solo l’individuo a decidere qual modo scegliere. Questo per me è irrinunciabile. Sono questi bisogni (inscritti nella natura) a spingere l’azione dell’uomo in ambito “escortistico” (in patria come all’estero), spesso colorata da calda passione (per la bellezza, per la recita, per l’ideale femminino in genere), quando l’azione della donna è invece spinta da freddo calcolo razionale e da motivazioni non naturali, ma sociali (e dunque molto più libere e gestibili). La scelta dell’uomo è condizionata dalla sua natura e dai suoi bisogni tanto istintivi quanto, diciamo, erotico-sentimentali (soprattutto nell’escorting, che è di fatto una vendita di semplice bordò spacciato per elisir d’amore), mentre quella della donna, a meno che non sia costretta a concedersi al cliente dalla minaccia di violenza o dal pericolo di perire per fame (e allora torneremmo al caso guidato dall’istinto di sopravvivenza, ma non è certo il caso delle escort, le quali sono su un piano socioculturale non certo infimo, possono scegliersi i clienti e guadagnano in una notte quanto un normale lavoratore risparmia in mesi e mesi), opera ad un superiore livello di libertà (quello della ragione rispetto a quello emozionale). Sono dunque le donne, e non gli uomini a ricoprire il ruolo del leone nell’escorting, l’uomo, come dice Chiara di Notte (ex-modella, ex-escort, ora apprezzata blogger), è sempre gazzella. Vani sono i tentativi di negarlo (spinti dal desiderio di non sentirsi deboli, situazione alla quale si preferisce, vedo, il senso di colpa), basati su pregiudizi morali e generalizzazioni arbitrarie (tirare in ballo il pregiudizio paolino sul corpo, il fatto che chi vende sesso venderebbe se stesso, il supporre che vivere certe situazioni del mestiere per tanti soldi sia peggio che sopportare le normali spiacevoli situazioni degli altri mestieri per molto meno, il tacitamente sostenere che sia tutto sgradevole, e non magari indifferente, il supporre a priori che non vi siano puttane veramente libere, che nessuna donna si concederebbe per denaro se non costretta da violenza o da bisogno estremo, come invece non è, osservando la realtà, nelle quale le persone, tanto donne quanto uomini, usano ordinariamente il sesso, nella sua accezione più piena anche emotiva e sentimentale, per motivi di interesse, pur non essendo spinte dal bisogno, il criticare con esclusivo riguardo al meretricio schemi di comportamento e forme mentali proprie dell’intero sistema capitalista, il citare situazioni tristi di costrizione per insinuare che qualcosa di esse rimanga anche per le meretrici libere, come se si citassero gli schiavi delle piramidi per criticare la situazione degli operai specializzati di oggi o le situazioni fantozziane per dire male anche di supermanager perché sempre stipendiati ecc., sono tutte considerazioni nascenti non dalla ragione, ma dal tentativo di falsare la realtà con un subdolo tentativo di coinvolgimento emotivo). La libertà risiede nel poter scegliere, ed il fatto che la scelta sia dettata da un interesse razionale anziché da una libidine irrazionale (come avverrebbe nel sesso gratuito) o dalla altrettanto irrazionale vanagloria (nel caso di certe dame “Oneste”) non limita la libertà della scelta stessa, anzi, per me l’amplifica (dato che si può essere più facilmente schiavi delle passioni piuttosto che della ragione, Seneca docet). Nella prostituzione è la donna, e non l’uomo, a sfruttare i desideri di natura, i bisogni sensuali o intimi, le debolezze carnali, le debolezze sentimentali, le intime necessità di illusione, le sue difficoltà con l’altro sesso, la sua timidezza, la sua insicurezza innata o indotta dal comportamento altrui e dalle situazioni sociali, per mero interesse (materiali, come emanciparsi dalla povertà, o raggiungere in fretta il benessere, o evitare i “normali” problemi economici della vita delle classi medie, o potersi permettere capricci lussuosi e costosissimi, o vivere nella ricchezza e nello sfarzo come moderne principesse, oppure “spirituali” come sostenere l’autostima nel vedere molti uomini disposti a pagare pur di avere la loro compagnia e quindi nell’avere la conferma “oggettiva” di essere belle fra le belle, o sentire cosa si prova a mettere economicamente a frutto, di propria iniziativa, il desiderio di natura provocato altrimenti “gratis” negli uomini, o provare l’emozione di poter avere rapidi guadagni in modo da permettersi auto sportive, vestiti firmati, gioielli sontuosi, oggetti alla moda e vita di gran lusso, o appagare la vanità di sentirsi desiderate e valutate cifre degne di grandi artisti, e di vedere uomini ricchi che fanno follie per loro o uomini “medi” che sacrificano, per loro, interi stipendi, o ancora vivere in ambienti raffinati e costosi, o poter incontrare i “primi” fra gli uomini per ricchezza, cultura, gusto o livello sociale, o comunque uomini molto abbienti che, si suppone, abbiano raggiunto l’eccellenza in campo socio-economico d’eccellenza in virtù di doti personali e intellettuali, di carattere e di ingengno, apprezzabili nel mondo moderno, come la determinazione, la capacità di imporre il proprio valore nel mondo, la costanza, l’impegno, l’arguzia, la genialità ecc. in tutti i tempi apprezzate dalle donne nell’uomo più della bellezza)e quindi (a meno che non sia davvero costretta a sua volta dall’istinto di sopravvivenza, ma, come detto, non è il caso delle prostitute incontrate dai turisti occidentali le quali vivono più agiatamente dei connazionali). E’ lei a condurre il gioco. Con questo nessuna accusa: dico che è una leonessa mica una strega Chi disconosce questo (e ne leggo tanti nei commenti alle varie notizie sul “turismo sessuale” e la “prostituzione), pur vivendo tutte le evidenze per capirlo o addirittura sapendo dentro di sé che è vero, può per quanto mi riguarda bere la cicuta. Se prova a dirmi di vergognarmi gli rispondo per le rime. E se c’è qualcuno o qualcuna che ritiene giusto e normale ch’un uomo si sottoponga alle forche caudine del corteggiamento e non raggiunga mai di fatto il proprio sogno estetico e comunque possa mai scegliere nella sfera sessuale (ché, senza pagare, difficilmente sceglie), sappia che per me la sua vita, così intimamente protesa all’infelicità della mia, ha presso il mio impero il valore di quella di una noiosa zanzara. Non speri nelle convenzioni Onu. Lo schiaccerei senza pietà. 9) Vi preoccupate tanto che a fanciulle consenzienti e pagate (non mi riferisco infatti a quelle costrette che cerco di evitare) non piaccia quello che fanno per guadagnare molto in poco tempo. Nulla però vi cale che, fuori dalla prostituzione, la stragrande maggioranza dei garzoncelli sia costretta a fare gratis, e spesso ricevendo in cambio disprezzo o addirittura denunce, quanto li mette a disagio, ovvero corteggiare. Se per voi una donna pagata “non è responsabile di quanto c’è nella mente criminale di chi paga”, un uomo non pagato dovrebbe essere considerato ancora meno in grado di intendere e di volere quando per compiacere la donna (in cui sola vede la chiave dell’appagamento del bisogno di natura che gli annebbia i sensi e la mente) si “zerbina”. Siamo costretti a ricercare nella prostituzione un rapporto che si concentri su di noi semplicemente perchè altrove ed altrimenti le donne non-prostitute sfruttando senza limiti remore nè regole in ogni modo tempo e luogo le disparità di numeri e desideri nell’amore sessuale a loro favorevoli costringono l’intero universi maschile a concentrarsi unicamente e disumanamente su di loro per una minima speranza di attenzione. Raramente un uomo è infatti davvero consenziente a sottoporsi alla prostituzione psichica del corteggiamento senza nulla in cambio e la donna ben sa che egli ha offerto e sofferto tutto aspettandosi qualcosa che ella non ha apertamente negato: dovrebbe sentirsi in colpa come ogni rapitor di fanciulle. E dovrebbe provare a riflettere sulla condizione esistenziale maschile che troppo sbrigativamente date per scontato sia possibile sopportare anche da parte di chi è abbastanza intelligente e sensibile da capire come stanno le cose al di là delle apparenze “maschiliste” o “egalitarie”. Ecco che qui voglio fare come penultimo punto un bel discorsetto alle donne. DUE DI PICCHE Dite che siamo come la volpe di Fedro perchè vi chiamiamo melanzane e cerchiamo le straniere a pagamento (che magari sono più belle di voi), perchè insomma siamo stanchi di due di picche. Non si tratta di UN semplice due di picche, ma di una condizione che per natura e cultura ci obbliga a vivere di due di picche, mentre la donna non rischia nulla (materialmente e moralmente) perchè non solo nel gioco amoroso non deve farsi avanti per prima e alla cieca, ma può (dopo aver guardato tutte le carte) giocare la parte del banco che vince sempre. Per le disparità naturali di desideri, l’uomo è costretto a tentare n volte con n volte diverse sperando che la n+1 esima sia quella giusta, e sperimentando ogni volta l’illusione (per provar la fortuna con qualcuna è necessario auto-convincersi di avere in lei il nostro sogno estetico e il nostro bisogno sentimentale, anche quando la vista e l’intelletto farebbero sospettare il contrario) e la delusione (non si può pretendere di possedere proprio quelle doti necessarie ad essere scelti dalla prima che ci attrae o, anche possedendole di avere tempo e modo di renderle sensibili nei brevi o caotici incontri concessi dal frastuono delle banalità moderne) e per i conseguenti privilegi di cultura la donna non solo non farà mai nulla per farsi avanti per prima o per facilitare il compito di chi deve farsi avanti, ma può addirittura dilettarsi a renderlo più arduo con ambiguità da risolvere (attuate per capriccio, vanità, accrescimento del rpoprio valore economico sentimentale, gratuito sfoggio di preminenza erotica o sadico diletto nel suscitare disio per compiacersi della sua negazione e di come questa resa ), prove da superare (imposte per verificare il reale grado di interesse dell’uomo, come le famose serie di dinieghi e respingimenti cui il vero corteggiatore deve resistere) e costi (materiali e morali), dolori (di corpo e psiche), fatiche di ogni genere, sacrifici (finanziari e temporali), rischi (di ferimento, inganno e patimento), frustrazioni (fisiche e mentali a volte fino all’ossessione), umiliazioni (pubbliche e private) e disagi (di ogni sorta) da sopportare (e inflitti per mera vanagloria nel poter misurare la propria avvenenza in base a quanto un uomo è disposto a offrire e soffrire per lei). E in ogni caso chi non può sapere cosa si provi a passare sotto certe forche caudine, chi in ogni caso non è tenuta a sopportare la parte più psicologicamente impegnativa della recita amorosa, quella del dover agire per primo senza sapere se il tentativo avrà successo (ovvero sarà gradito) e del dover per giunta evitare la resa ai primi dinieghi, proseguendo invece nell’attacco e verificando solo a posteriori la riuscita, indovinando solo da segnali nascosti e non verbali (esattamente come in guerra) le intenzioni della controparte, in base alle quali decidere se e come proseguire o ritirarsi (con tutti i rischi dei errate interpretazioni, in un senso e nell’altro, variabili dall’essere denunciati come violenti o molesti all’essere bollati a vita e disprezzati come pavidi nel corteggiamento), quella del dover provare la tensione di una prova quando si vorrebbe un abbandono alle onde della voluttà del doversi sentire come sotto esame (in ciò che dovrebbe per entrambi essere un divertimento ed un rilassamento) innanzi a colei che invece può con calma valutare (la presenza o meno di questa o quella dote voluta), decidere (se accettare o meno questo o quell’invito da questo o quell’uomo) e divertirsi (ad apprezzare questa o quella dote, a godersi o meno questa o quella scena, a vedere dove finisce questa o quella offerta, a pretendere questa o quella prova e a infliggere per diletto questa o quella situazione irridente, umiliante o psicologicamente o fisicamente dolorosa) non ha alcun diritto a giudicare i sentimenti vissuti dalla controparte in condizione di debolezza psicosessuale. Specie “voi donne”, che appena siete non dico rifiutate, ma accettate con intensità, modalità e gioiosità diverse da quanto immaginerebbero e pretenderebbero dall’uomo di turno ne fate una questione di stato (anche quando con quell’uomo siete in semplici rapporti di amicizia o comunque di complicità a due dichiaratamente distinta però, per vostro stesso volere, da qualsivoglia velleità amorosa, e da qualsivoglia schema di corteggiamento, dei quali sovente accusate gli umini rei di “fingere interessatamente amicizia” o “tentare di portarvi a letto”)! Anche noi abbiamo, al pari vostro, bisogni sentimentali, anche se alla vista del mondo, delle donne (e a volte pure di noi stessi) sono “nascosti” dal prorompere da quelli naturali (godere della bellezza nella varietà multiforme delle creature femminine). Quando però la mente e il corpo sono sgravati di questi ultimi, i primi sgorgano come fontane. Ecco perchè ci capita di innamorarci delle puttane (o comunque di donne con cui, intenzionalmente, avremmo voluto un rapporto solo occasionale), ecco perchè, una volta appagato il bisogno di bellezza del corpo ci rivolgiamo a quello dello spirito, ecco perchè “diventiamo appiccicosi”, ecco perchè quando la donna è disinibita siamo noi i primi a fare i preziosi e divenire sentimentali. Ma qua pur di dare la colpa al “patriarcato” si nega l’interiorità maschile! Vi è più facile dire che ogni nostro comportamento è dettato da “ignoranza della donna” o da “volontà di dominio patriarcale” piuttosto che riconoscerci un’anima (la quale necessita dell’ebbrezza dei sensi come di quella delle idee e degli affetti). La colpa dell’impossibilità di quel tipo di rapporto “libero e giocooso” auspicato in questo post (e desiderato con sincerità da ogni uomo fin da quando da fanciullo vede nella luna l’immagine dell’amata, ma mostrato come impossibile dalle coetanee con il loro far dell’amore uno spietato gioco di società fatto di intrighi, finzioni, astuzie, perfidie e rinnegamenti, recite e distruzione di ogni sincerità di desideri) è di voi donne, che, di fatto, pretendete continuamente dall’uomo la fatica e la recita della conquista (in maniera tanto più rigidamente medievale quanto più a parole siete sostenitrici dei nuovi diritti e del femminismo). E se spetta all’uomo agire (come in guerra) senza sapere se avrà successo, rischiare (respingimenti, inganni e ferimenti), soprendere (agire per primo senza poter chiedere al nemico ove vorrebbe l’attacco), non arrendersi alle prime difficoltà, ma insistere (in vario modo) e resistere (ai dinieghi), attaccare sempre e regolandosi solo in base alle reazioni su come proseguire o come ritirarsi (esattamente come in battaglia), allora l’uomo deve avere delle armi. E delle armi efficaci (come il denaro, la cultura, la posizione sociale, il prestigio, il potere, la fama, il successo) ovvero delle doti intersoggettivamente valide e immediatamente apprezzabili (ineludibilmente e a prescindere da ogni altro pregio o difetto di chi le possiede e da ogni altro pensiero, da ogni altro gusto, da ogni altro sentimento di chi disiandole le mira, proprio come avviene nel caso della bellezza femminile), non certo della armi di cartone come quelle doti di sentimento o d’intelletto apprezzabili solo in maniera soggettiva (a seconda dei gusti e dei bisogni delle singole donne) e non immediata (ovvero possibile solo dopo che ben altro ha indotto un incontro non banale e non fugace in cui con calma e senza fortazure tali doti possano essere sinceramente e naturalmente disvelate a chi è soggettivamente pre-disposta ad apprezzarle e in quel particolare frangente si trova ad avere tempo e modo di apprezzarle). EGOCENTRICI NOI? E non si accusi, me, con tutti gli altri puttanieri convinti, di egocentrismo per la mia (nostra) scelta. Non si tratta di egocentrismo, ma di semplice autodifesa psicologica: chiunque sia dotato di un minimo di intelligenza per capire la situazione e di sensibilità per soffrirne risulta irrimediabilmente ferito dalla condizione asimmetrica che ho cercato di descrivere (e che potrebbe essere sopportata solo decidendo di ingannare a nostra volta, e di divenire stupidi o aridi). Come può poi parlare di egocentrismo chi, per capriccio, vanità, interesse economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza erotica, si diletta a suscitare ad arte il disio solo per compiacersi della sua negazione e di come questa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa per il corpo e la psiche del malcapitato, da una meditata e raffinata perfidia, possa far patire le pene dell’inferno della negazione dopo l’implicita promessa del paradiso della concessione? Chi afferma come diritto il proprio costume consistente nell’andare per via, per discoteche o per uffici, mostrando liberamente le proprie grazie e suscitando sempre, comunque ed ovunque, negli astanti, un disio che non possono, almeno in quei frangenti, appagare e quindi sono causa di frustrazione (e di potenziale degenerazione in ferimento intimo, irrisione al disio, senso di nullità, umiliazione pubblica e privata, se la dama di turno si diletta ad usare tutte le sue arti per attirare chi vuole respingere, per suscitare in lui, attraverso quanto mostrato agli occhi della vista e a quelli dell’immaginazione, attraverso gli sguardi eloquenti, le parole dette e non dette, le movenze del corpo, gli ammiccamenti del viso e tutte le possibili ambiguità sensuali, il disio nel profondo solo per potersi appagare della sua negazione davanti a sè e al mondo, in inappagamento fisico e mentale degenerante in ossessione, se ciò viene troppo spesso reiterato, in sofferenza fisica e mentale, se una raffinata e studiata perfidia si compiace di prolungare e rendere massimamente beffarda, umiliante e dolorosa possibile la pena dell’inferno della negazione dopo il paradiso della concessione, o addirittura, se anche il veleno sentimentale entra nel gioco, in disagio da sessuale ad esistenziale, con conseguenze variabili dall’anoressia sessuale alla perdita di ogni altro interesse per la vita e di ogni residua speranza di felicità, fino al possibile suicidio, passando per l’incapacità futura di sorridere ancora alla vita e al sesso o di poter approcciare una donna senza sentirla come potenziale fonte di ferimenti, inganni, tirannie e perfidia d’ogni sorta: ecco perchè sin da principio non si dovrebbe transigere su certi comportamenti “emancipati” e “disinibiti”, altro che moralismo o “caccia alle streghe”)? Mi si dice che la divisione in madonne e puttane è schematizzazione oppressiva della donna? No, è apollineo amore per la chiarezza. Sia poi la donna a scegliere. Non si può però consentire a chi (come intenzioni concrete e modo di rapportarsi all’uomo) si pone sul piedistallo delle “madonne” di abbigliarsi o atteggiarsi “da puttana” (termine dispregiativo solo per chi odia la prostituzione) quando non ha alcuna intenzione di svolgere il medesimo ruolo: così facendo genera inganni o comunque frustrazioni (suscitando negli astanti un disio che, per non poter essere almeno in quel momento appagato, provoca irrisione, dolore fisico e mentale, senso di nullità, disagio da sessuale ad esistenziale). Si dice che la prostituzione “usa il corpo le donne”? Sono le donne che, in tutta la sfera dell’amore sessuale, usano il proprio corpo, sovente per esercitare perfidie, tirannie in tutto quanto è correlato alla desiderabilità e al potere: tutto il resto (regolamentazione della prostituzione compresa) è umana e necessaria compensazione affinchè anche gli uomini possano avere potere contrattuale e libertà  di scelta in quanto più conta davanti alla natura, alla discendenza e alla felicità individuale. Come possiamo essere paritari se voi avete un privilegio che non ci lasciate compensare con altro? Se voi lo sfruttate (senza limiti, remore e regole) per i vostri fini sia quelli legittimi (interesse materiale o sentimentale, amore, divertimento, amicizia), sia quelli più disutibili (capriccio, vanità, accrescimento di valore economico sentimentale, gratuito sfoggio di preminenza erotica, sadico diletto)? Chi come voi si oppone pure e queste argomentazioni continuando a sostenere la naturalità del corteggiamento dimostra solo di non capire il posto dell’uomo nel mondo, che è proprio quello dell’animale capace di costruire da sè la propria stessa natura o comunque di evolverla (anche se non a capriccio o contro la Natura, ma conformemente ad essa e secondo le leggi della vita ascendente), liberando la volontà per fini volti al continuo superamento dell’umano e non al rimanere prigioniero della specie (non negare la natura, ma comunque superarla). Sostenere che per ogni rapporto erotico si debba corteggiare è come sostenere che per ogni rapporto sessuale si debba procreare. Dire che gli uomini devono sottoporsi a quella prostituzione psichica del corteggiamento ogni volta che sentono il naturale bisogno di bellezza è come dire che le donne devono partorire una cucciolata e accudirla ogni volta che vogliono un rapporto erotico. Il desiderio di cibarsi è naturale. Allo stato di natura è necessario faticare ed eccellere nella caccia per cibarsi. Sostenere che debba essere necessario corteggiare, eccellere nella conquista per farsi scegliere o comunque sostenere le fatiche e i tempi terribili del corteggiamento per godere della bellezza è come dire che dovrebbe essere necessario cacciare per mangiare e che chi non ne è capace debba morire di fame. La civiltà è tale perchè permette a chi eccelle in altri (magari più qualificanti) campi di impegnarsi ivi e guadagnare quanto necessario a ottenere tramite lo scambio l’appagamento di tutti i propri bisogni naturali (ivi compreso quello della bellezza e del piacere). L’uomo storico è tale poichè non gli è necessario spendere tutto il tempo nell’impegno diretto per il soddisfacimento dei bisogni naturali, ma può dedicarsi a dimensioni superiori del vivere potendo contare su un appagamento facile e immediato di questi. Corteggiare è una cosa “normale” e non paragonabile alla sottomissione o alla privazione del cibo? Per me no, o comunque non del tutto. Non è normale ottenere i favori di una donzella. Non basta che vi siano motivi “ostativi” all’evento, ma devono esistere motivi validi “a favore” di esso. E tali motivi sono rari come le vincite alla roulette. Chi si ostina a giocare sui “grandi numeri” e a sperare che la prossima sia la volta buona è come il giocatore ingenuo che aspetta l’uscita di un numero in ritardo, non sapendo che i numeri non hanno memoria e che ogni volta che si rigioca la probabilità torna la stessa (bassa). E questo anche senza contare che nel mondo le roulette (e le donne) truccate (in tutti i sensi) abbondano. Troppo comodo dire che “il bello della vita” è tentare, rischiare ed anche perdere, quando si è dalla parte del banco che vince sempre. Certo è il bello, ma per il banco, mica per il giocatore. Il giocatore è meglio si diletti a casa con il videogioco (che costa una cifra fissa e accettabile) piuttosto che farsi spennare al vero casinò (meglio il casino). Troppo comodo dire che “il bello della vita” è tollerare che una donna, bella o meno bella, possa sfruttare il nostro desiderio di natura per farci recitare da giullari o da seduttori, a seconda che voglia divertirsi o che brami compiacere la propria vanagloria, o, come avviene spesso con quelle che si ritengono dame corteggiate, per spingerci a far da “cavalier servente” disposto a priori ad affrontare rischi e sacrifici degni, come diceva Ovidio nell’ars amandi, delle campagne militari, a sopportare, insomma, rinunce e privazioni, per non ricevere in cambio nulla se non la sola speranza. Certo è bello per chi è la destinataria di questi privilegi. Non ho affatto la pretesa che una donne rinunci al naturale desiderio di essere corteggiata, bensì quella che non se ne senta in diritto di averlo “gratis”. Così come noi paghiamo per soddisfare il nostro bisogno naturale di bellezza e di piacere con colei che interpreta il nostro sogno estetico, e non abbiamo alcun diritto a pretendere ciò “gratis” o “liberamente” (dentro o fuori dell’escorting, come detto più volte, non esiste il “sesso libero”: si dà sempre “qualcosa” in cambio, come in tutti i fenomeni fisici), così ella potrebbe benissimo ingaggiare un gigolò che le reciti la parte del seduttore (o qualunque altra parte lei gradisca, la diverta o l’appaghi) e la infiammi come vuole essere infiammata o la compiaccia come vuol essere compiaciuta o la soddisfi come vuole essere soddisfatta. Chi lo vieta? Io mi limito a negare di dover fare tutto ciò “gratis”, come un “obbligo” (che sarebbe l’espressione di una sudditanza, come infatti erano le “corvé” , medievali al pari del corteggiamento e non retribuite). Io rifiuto di concedere alla donna, a priori, questo privilegio. Preferisco, come ripetuto mille e mille volte, pagare in moneta che in sincerità o in dignità. Inoltre non accetto (come avviene nei rapporti “normali) di dover pagare con probabilità 1 (se non in denaro, comunque in regali, doni, inviti o altre utilità economiche, oppure in tempo, corteggiamenti e rinunce varie, o ancora in sincerità e affetto, per non dire in dignità quando dovrei fare da giullare o da cavalier servente) per poi ricevere in cambio un piacere funzione di variabile aleatoria. Per questo ritengo più onesto e dignitoso per entrambi un rapporto mercenario in cui l’assenza di sentimento (ma perché, in quelli “gratuiti” il sentimento c’è ed è vero?) non implica quella di rispetto o di una qualsivoglia forma di coinvolgimento emotivo. E poi parlate di volere la parità? Non fatemi ridere. Non può esistere alcun rapporto paritario se l’uomo ha sempre il dovere della conquista, o comunque di “fare qualcosa”, magari anche in forme moderne o anticonvenzionali, per “conquistare”, mentre la donna è apprezzata, disiata e venerata a priori per il suo “status”. Meglio nessun rapporto, di un rapporto dispari, e molto meglio di tutti il rapporto commerciale. E’ “normale” considerare sempre se stessi in obbligo a fare qualcosa? E’ normale doversi sentire, in ciò che dovrebbe essere un ristoro dalle fatiche dello studio e del lavoro, sotto esame? E’ normale dover accettare di porre la donna, a priori, su un piedistallo, conferirle doni e offerte votive (in senso materiale o figurato), preghiere e corteggiamenti? E’ normale pagare comunque in moneta o in sentimento, sincerità (quando si recita da seduttori per la sua vanagloria) o dignità (quando si fa da giullari per farla divertire) per lei, e ricevendo in cambio la sola speranza? E’ normale dover accettare la tensione psicologica da lei imposta (attraverso il suscitare ad arte il nostro desiderio, attraverso il volerci far recitare da seduttori, attraverso il suo metterci alla prova per pura vanagloria, per diletto, per autostima o a volta anche per derisione e umiliazione)? MILLE VOLTE NO. Anche nei casi di non stronzaggine non è comunque piacevole ricevere continuamente rifiuti come regola (non si può pretendere di pensare di essere graditi nella maggioranza dei casi). E’ normale provare n volte con la speranza che la n+1 esima sia quella giusta? E’ normale agire a modo di tester elettronici? Io troverei più normale trovare la donna giusta lasciando fare al destino! Senza sforzo e senza insistenza, con serenità e fiducia in noi, senza volerci forzare né spingere gli eventi. Per fare ciò e per essere indifferenti alle “stronze” e amici alle altre servono le “attrici” disposte a concedersi a pagamento, altrimenti, poiché il naturale bisogno, legato alla sfera sensitivo o sublimato a quella intellettiva, di godere della Bellezza è inderogabile, a pena di ossessione e di infelicità profonda, sarebbe la teoria della probabilità, ed in particolare la legge dei grandi numeri, ad imporci di “tentar la fortuna” con ogni donna catturi il nostro sguardo. E’ la vita che vuole questa disparità? Ebbene, l’intelletto umano ha dimostrato che può esistere una costruzione civile (l’escorting) in grado di evitare questo aspetto della vita “naturale”. Così come esiste la medicina, per evitare l’aspetto “naturale” del dover morire per malattia al fine di “rafforzare la specie”, esiste il meretricio per non dover corteggiare (che per taluni è un piacere, per altri è un disagio: la sensibilità delle “umane belve”, da quando hanno raggiunto l’autocoscienza, è fortemente soggettiva), pur appagando (o credendo di appagare, il che è lo stesso, in quanto si parla dell’illusione naturale per eccellenza: l’amore) i propri naturali bisogni di bellezza e di piacere. E’ questa uno dei pochi vantaggi dell’autocoscienza umana. Altro che gardaland! L’escorting è un’invenzione seconda forse solo alla ruota. QUANDO L’EMPATIA OPPORTUNISTICAMENTE SVANISCE Dite che andiamo a prostitute perchè non abbiamo empatia. Voi dite di essere empatica. Ragione vorrebbe che questa empatia vi facesse comprendere come l’essere ridotti a freddo specchio su cui provare l’avvenenza, a pezzi di legno innanzi a cui permettersi di tutto, a burattini da manovrare e poi gettare dopo averlo irriso, il sentirsi insignificanti innanzi a colei che tutti vogliono e tutto può, l’essere attirati solo per esser fatti apparire innanzi a sè e agli altri puro nulla, l’esser trattati come molesti, noiosi o privi di qualità dopo essere stati attratti ad arte, l’esser additato come banali scocciatori dopo essere stati indotti a tentare un approccio, il subire sofferenze fisiche o mentali come conseguenza dell’ingenuo trasporto verso la bellezza, o addirittura il venire scelti fra tanti solo per patire l’inganno più forte, l’illusione più dolorosa, l’umiliazione più profonda, l’esser sollevati per un attimo dalla turba dei disianti, l’essere ingannati da una promessa di paradiso e poi venire sadicamente dichiarati indegni, stupidi e dannati, gettati nell’abisso più profondo della frustrazione sempiterda d’ogni disio, nell’inferno dei patimenti fisici e mentali, nel girone dei senza speranza delle cui pene ridere, e, se l’inganno va anche oltre, l’essere oggetto di perfidie sessuali, tirannie erotiche e sbranamenti economico-sentimentali, costituiscano ferite tali da provocare almeno alla lunga nella psiche danni paragonabili a quelli subito da chi per un trauma sessuale non può più vivere quella sfera serenamente e felicemente. Per voi invece si tratta di lamentele di sfigati e di misogini. Non avete diritto a chiamare misogino chi sente come ingiusto, in un mondo che parla di uguaglianza, una disparità evidente e insormontabile proprio in ciò che più conta di fronte alla natura, alla discendenza, alla felicità individuale (e non parlo del semplice rapporto sessuale, bensì di tutto quanto il pensiero della sua possibilità comporta: serenità, autostima, influenza sociale). Non è misoginia, è voglia a questo punto di una parità vera, e non di una disparità (con tanto di potenziali perfidie, tirannie e irrisioni) travestita da uguaglianza. Io riconosco il mio bisogno di godere della bellezza nella varietà delle forme viventi, ma cerco chi lo voglia appagare per sua volontà, non perchè costretta. Io constato che, pur essendo distinto come uomo dall’autocoscienza, ho in comune con gli altri animali i bisogni naturali (il cibo, il sonno, il sesso), i quali devono ovviamente essere periodicamente soddisfatti, a pena di infelicità profonda, frustrazione intima, disagio da sessuale ad esistenziale, ossessione. Tutto ciò, in quanto natura, non ha alcuna valenza morale (né in positivo, né in negativo). E non ha pure nessuna relazione con l’intelligenza, con la cultura o con la sensibilità personale. Si tratta semplicemente di pure necessità di natura. Se non si mangia si muore di fame, se non si dorme si deperisce fino a divenire fantasmi, se non si beve ci si disidrata come foglie morte. E se non si appaga di quando in quando il proprio naturale bisogno di bellezza e di piacere dei sensi in una maniera quantitativamente e qualitativamente sufficiente, la vita si dimezza in altro modo: dapprima vi è una tristezza occasionale, una malinconia diffusa, una rassegnazione, poi una vera sofferenza che partendo dalla sfera sessuale, come ampiamente spiagato da Freud, influenza il rapporto con l’altro sesso in genere e la vita tutta (con chiaro rischio di autodistruzione), e con i meccanismi ben noti dalla psicoanalisi, è destinata a scoppiare prima o poi in qualche modo (contro sé o gli altri). In ogni caso (anche senza giungere a conseguenze estreme), alla lunga, si conosce l’infelicità sia sensitiva sia intellettiva, la frustrazione intima, e l’inappagamento da fisico diviene mentale e, se reiterato, degenera in disagio non più solo sessuale ma esistenziale, con anche il rischio di generare ossessione (nella quale non vi sono né libertà né possibilità di agire lucidamente in imprese grandi e belle). Per questo serve l’appagamento facile e scorrelato all’obbligo di passare per le forche caudine del corteggiamento o per il capestro del matrimonio monogamico (per non dire degli obblighi “religiosi”): per non essere né infelici né tiranneggiabili. Parimento constato che anche le donne hanno diritto a vivere libere e felici e a non essere costrette da chicchessia ad avere o meno rapporti con questo e con quello o a sottoporsi a obblighi esterni (di concedersi per questo e non per quel motivo). Proprio perchè voglio far coesistere le due cose e non mi sogno di giustificare rapporti strappati con la costrizione o la minaccia parlo sempre della necessità per l’uomo di “poter conquistare e mostrare doti immediatamente apprezzabili ed intersoggettivamente valide al pari della bellezza, con le quali essere universalmente mirato, amorosamente disiato, socialmente accettato, al primo sguardo e a prescindere da tutto il resto, con la stessa rapidità e la stessa forza ineludibile con cui le donne lo sono per le loro grazie corporali”. Non parlo mai di “obbligo per le donne di concedersi a tutti e/o in cambio di niente”, proprio perchè io desidero solo rapporti in cui la donna (in quanto interess
    • Da quel che ho capito, soffri di ansia da prestazione. Io consiglio una terapia mirata a comprendere come mai non riesci ad affrontare un rapporto paritario con una donna, ma devi per forza pagare qualcuno che metta in scena il tuo desiderio estetico, allo scopo di eliminare la possibilità di “non essere all’altezza”

      Ti perdi qualcosa, davvero. E’ bello fare l’amore… Ci sono uomini che ci riescono. Puoi farcela anche tu, ne sono certa. Chiedi aiuto.

      A parte questo tuo personalissimo e tristissimo disagio, per il quale mi dispiace, io ho il diritto di esprimere il mio parere come chiunque altro. Ho il diritto di chiamarti misogino, anche se la cosa non ti piace. Si, sei misogino, E non ti sto facendo una violenza, dicendolo, rassegnati e smettila di piagnucolare. L’avversione verso tutto ciò che è donna è evidente dal tuo resoconto, mio caro. Le donne ti spaventano, e per questo le detesti. Ma il problema è tuo e solo tuo. Sei misogino.
      Si capisce da quello che scrivi che soffri molto, ma il problema non sono “le donne” (ci sono centinaia di migliaia di donne e tu non puoi ricondurle tutte ad una mitologica orrenda donna) il vero problema sei tu.
      Tutti veniamo rifiutati, più e più volte nella vita, gli uomini come le donne. Non è questo terribile dramma, fattene una ragione.

      E adesso che ti ho dimostrato la mia empatia, caro, permettimi di dimostrarla anche a tutte quelle donne costrette a prostituirsi contro la loro volontà: sono tante, tantissime, ed è per loro che scrivo quello che scrivo. La schiavitù procura sofferenze ben maggiori di quelle che soffri tu. Le donne vittime di tratta vengono ingannate, segregate, picchiate, stuprate, drogate e quindi avviate alla prostituzione. Tutte drammatiche esperienze molto più dolorose dello sperimentare il rifiuto di una donna. http://www.meltybuzz.it/violenza-donne-video-shock-tratta-schiave-a110364.html

      Quindi, scusami se mi interessa relativamente poco del tuo “inappagamento”, ma penso che la libertà delle persone ridotte in schiavitù venga prima.

      • Flavio Zabini ha detto:

        Non avevo finito di parlare….
        E tu senza neanche leggermi sai già tutto di me.
        Non ho nessuna ansia da prestazione poichè non mi misuro in base a quanto faccio con le donne.
        Il mio distacco da esse discende da come esse mi hanno trattato molto prima che io anche solo pensassi quanto per te è “astio”.

        Inverto il tuo ordine.
        RIspondo prima al tema della libertà, dicendoti che sono il primo a non volere donne segregate nella prostituzione. Non me ne sento responsabile, in quanto non è con esse che mi voglio appagare. Secondo me ne sei più responsabile tu che ti opponi alle soluzioni proposte dalle attiviste prostitute e quindi contribuisci a mantenere lo stato di cose attuale: è nell’illegalità (totale o anche solo parziale come in Germania dove al legge sulla prostituzione è inutile perchè contrastata nei fatti da quella sull’immigrazione) e nella stigma sociale del mestiere (di cui, certo, troppo uomini sono corresponsabili assieme alle donne) che i video da te citati descrivono la realtà! Se nessuno considerasse immorale o illegale la prostituzione libera quel mercato non sarebbe florido per la malavita. Se viceversa si considerassero immorali e illegali certe letture, la mafia guadagnarebbe sull’index librorum proibitorum.
        Per inciso, non sono fra i clienti che prima usufruiscono delle sacerdotesse e poi le disprezzano o se ne infischiano quando rivendicano i diritti. Fosse possibile, dedicherei l’equivalente dell’iva sulle prestazioni al comitato diritti civili delle prostitute.
        Non c’è alcun bisogno che tu mi dimostri che la schiavitù è peggio del rifiuto.
        Non puoi però darmi dello schiavista se non cerco le schiave, chè sarebbe come dare dello schiavista a chi va da un calzolaio per comprare un paio di scarpe solo perchè al mondo ci sono i bambini sfruttati da certe multinazionali.

        Ora veniamo a me. Sono il primo a farmi delle domande.

        A) Sono io uno sfigato?
        Forse, ma allora resta da spiegare perchè la stragrande maggioranza dei giovani e meno giovani maschi, compresi dunque, probabilisticamente, non solo i brutti, gli antipatici, gli stupidi, i banali, i rozzi, i meschini, anche (necessariamente) quelli carini (anche quelli oggettivamente belli come Bred Pitt), anche quelli simpatici (anche quelli capaci di far più ridere di Chiambretti), anche quelli intelligenti (anche chi nel suo piccolo è considerato una sorta di novello Eistein), anche quelli d’intelletto squisito e non banale, d’animo delicato e poetico, di sentire nobile ed elevato, devono compiere fatiche degne di Ercole per conquistare i favori di una qualsiasi fanciulla, mentre la quasi totalità delle donne, ivi comprese anche (per non dire, probabilisticamente, soprattutto), quelle di aspetto (esteriore come interiore) men che mediocre, quelle di bellezza non alta ma di comportamento sempre altezzoso, quelle più furbe che intelligenti, quelle scontate nei pensieri e nei gusti, di animo volgare e prosastico, di sentimento soltanto simulato, può vantare, anche quando lontane anni luce dal sogno estetico dell’anima contemporanea (per la loro altezza a livello di un tavolino, per le gambe storte, per braccia pelose, per le chiome inguardabili quando non appena uscite dalle mani di un parrucchiere, per i loro culi grassi, per i loro ventri deformi, per le loro forme tutte sgraziate) schiere di amici, ammiratori, corteggiatori pronti a tutto per un sorriso, può sedersi ad un tavolo e aspettare che il più intraprendente (e magari anche carino) degli uomini offra da bere, può stare dalla parte di chi mette sotto esame, sceglie con calma e intanto si gode la situazione di preminenza psicosessuale (arrivano a sposarsi/fidanzarsi anche veri e propri mostri estetici ed arpie morali)?
        Abbiamo tutti qualche sfiga o forse vi è, specie in Italia, una sopravvalutazione estetico-filosofica della figura femminile, che dal dolce stilnovo alla demagogia femminista è andata ben oltre il segno della natura?

        B) Miro a donne troppo belle?
        Forse, ma allora mi dovete spiegare come faccio a sentirmi felice e appagato nella sfera sessuale se quanto per natura mi spinge verso il mondo femminile, ovvero il bisogno di godere della bellezza nelle grazie di colei che interpreta il sogno estetico dell’anima contemporanea, deve “accontentarsi” o addirittura “attendere e reprimersi” per cause di forza maggiore.
        Se per natura, quasi per istinto, sono mosso a disio verso le lunghe chiome, il claro viso, il corpo statuario, l’alta e slanciata figura, le lunghissime gambe perfette, la pelle liscia ed indorata come riva baciata dall’onde e dal sole, le braccia scolpite, le forme rotonde dei seni, il ventre piatto e levigato e l’altre grazie ch’è bello tacere, per cultura (a prescindere dalla mia volontà), quasi per bombardamento mediatico, il mio immaginario erotico (tramite riviste, televisione, pubblicità) viene in tal senso confermato e definito, come faccio a contentarmi, o addirittura a provare quella sensazione di pienezza e perfezione propria dell’amore (il quale, come insegna il Convivio platonico, è ritrovamento della parte mancante di sè grazia a cui si riconquista la primordiale completezza), se non mi trovo innanzi ad una fanciulla di bellezza pari almeno a Belen?
        Non è uno scherzo: una bellezza meno compiuta mi lascierebbe il pensiero di non avere il massimo dell’umanamente concepibile, di non essere innanzi a colei che dà forma e vita ai miei sogni.
        Mi potrei “contentare” (come in effetti si contentano le donne, quando al posto del loro principe azzurro accettano provvisoriamente un uomo normale, purchè non le faccia faticare, le porti a cena, le accompagni in viaggi e vacanze, le faccia sentire massiamemente belle e disiate, le faccia ridere, le sappia perdere negli imperi dell’illusione e del sogno, le sappia mostrare cor gentile, le sappia accostare la bellezza corporale di donne a quelle bellezze non corporali e non mortali con cui nei versi, nei marmi e nelle musice sono divenute dee le donne cantate dai poeti) se almeno le “donne comuni” si concedessero senza troppi sforzi (o magari facendo per me quanto deve fare di solito un “uomo comune” per loro). In tal caso potrei abbandonarmi al loro agire, lasciando siano loro a fare tutto, e verificare per prova se il bisogno di divertimento o sentimento, per una notte o per una relazione, possono comunque, anche senza Belen, essere appagati.
        Poichè ogni donna, a prescindere dal proprio livello estetico e intellettivo, pretende da qualsiasi uomo l’avvicini, la sopportazione delle stesse fatiche, degli stessi tempi, delle stesse tensioni psicologiche, delle stesse sofferenze fisiche e mentali (per non dire le stesse irrisioni al disio, le stesse umiliazioni pubbliche e private, gli stessi disagi da sessuali ad esistenziali) che pretenderebbe Miss mondo, ogni tentativo di accontentarsi cade per me a priori.

        C) Non ho mai incontrato ragazze con cui possa trovarmi in sintonia?
        Forse, ma anche le pulcelle con cui ho immediatamente e senza sforzo stabilito un legame di empatia o di amicizia sentimentale (ma non erotica), con cui vi è una affinità elettiva nel sentire il mondo e nel consolarsi delle ferite del vivere, con cui vi sono confidenze intime o almeno simpatie reciproche, si trasmutano completamente non appena dalla corrispondenza platonica si finisce (da una parte o dall’altra) prossimi al desiderare uno sviluppo in senso erotico.
        Non appena la relazione fino ad un attimo prima paritaria, amichevole e soddisfacente per entrambi diviene simile all’asimmetrico rapporto madonna-messere anche la fanciulla più simpatica, aperta e “alla mano” diviene (anche se non soprattutto quando è interessata davvero a noi) irriconoscibile. Non solo non farà mai nulla per farsi avanti per prima o per facilitare il compito di chi deve farsi avanti (di chi LEI vuole si faccia avanti), ma può addirittura dilettarsi a renderlo più arduo con ambiguità da risolvere (attuate per capriccio, vanità, accrescimento del proprio valore economico sentimentale, gratuito sfoggio di preminenza erotica o sadico diletto nel suscitare disio per compiacersi della sua negazione e di come questa resa ), prove da superare (imposte per verificare il reale grado di interesse dell’uomo, come le famose serie di dinieghi e respingimenti cui il vero corteggiatore deve resistere) e costi (materiali e morali), dolori (di corpo e psiche), fatiche di ogni genere, sacrifici (finanziari e temporali), rischi (di ferimento, inganno e patimento), frustrazioni (fisiche e mentali a volte fino all’ossessione), umiliazioni (pubbliche e private) e disagi (di ogni sorta) da sopportare (e inflitti per mera vanagloria nel poter misurare la propria avvenenza in base a quanto un uomo è disposto a offrire e soffrire per lei).

        D) Vedo tutto nero? Sono troppo rinunciatario?
        Forse, ma è una constatazione oggettiva che nessuno, ripeto nessuno (a prescindere dal fatto di tentare continuamente o meno, di farsi sempre avanti o di essere schivo, di essere ottimista o pessimista), fra i maschi a me simili per condizione sociale, ricchezza e “potere” sia mai riuscito a conquistare o anche solo ad avvicinare una donna potenzialmente in grado di interpretare il mio sogno estetico. Solo chi mi supera per evidenti doti di ricchezza (e non già di sensibilità, intelletto, cultura o cuore) riesce in effetti ad accompagnarsi a fanciulle che potrebbero inserirsi (sia pure nella fascia bassa) nell’insieme delle attrici, modelle, ballerine cui il mondo contemporaneo affida il compito di rappresentare la bellezza. Ma a prezzo di costi materiali e morali, sacrifici e impegni non certo irrilevanti (che forse non sarei disposto a sopportare neppure per Belen).

        E) Sono ossessionato dalla bellezza e dimentico i bisogni sentimentali?
        Forse, ma in primis, per natura dell’uomo, è dalla debolezza estetico-erotica che si profonda la debolezza sentimentale (chi è superficiale in questo punto è superficiale nell’istinto), e in secundis non vedo quale bisogno sentimentale potrei appagare con chi fin da principio mi tratta da specchio su cui testare l’avvenenza, da pezzo di legno innanzi a cui permettersi di tutto, da pupazzo da sollevare nell’illusione e poi gettare nella delusione o, nel migliore dei casi, da attore costretto alla parte del casanova o da giullare per farla divertire.
        Io tengo presente più di tutti che l’uomo è platonicamente composto da corpo, anima e spirito, ma al contrario di tutti non penso che i bisogni delle tre parti debbano per forza essere uniti nella ricerca della donna (manco fosse il graal: quello della cavalleria era solo un simbolo).
        Ritengo dunque saggio appagare i bisogni naturali grazie alle sacerdotesse di venere (di bellezza ben più alta e nova di quella delle donne medie conquistabili), pagando subito e in moneta (con la certezza del corrispettivo) anzichè dopo anche e soprattutto in fatiche, tempo, sincerità, dignità e recite, appagare i bisogni sentimentali grazie alle superne creazioni della grande arte (donne ideali partorite dalla mente dei più puri e fanciulleschi fra gli uomini, gli artisti, che nelle figure femminili hanno quasi sempre trasposto, vedi il Tasso, la parte più sincera e preziosa della propria maschilità repressa dalla società e dalle donne che volevano “l’uomo forte”, e quindi delicate, profonde e sensibili come nessuna donna reale potrà mai essere) e appagare i bisogni spirituali tramite sport come l’automobilismo o l’alpinismo in cui la ricerca di quanto è massimamente difficile, duro, pericoloso, selettivo, mortale, necessitante di fatica, costranza, freddezza, abilità e coraggio (e quindi, per questo avente in sè più valore) può avvenire sulla base sì della fortuna e delle proprie abilità (e non già del capriccio soggettivo inconoscibile a priori di una donna) e senza permettere alla dama di turno di sfogare il suo arbitrio e la sua perfidia su di noi (o di sbranarci in ogni senso economico-sentimentale). Il coraggio degli eroi e quello degli imbecilli ha questo di differenza (in un caso si rischia sulla fortuna e sulla virtù, nell’altro ci si mette nelle mani di una donna).

        Qualunque siano le risposte, non sono fatti tuoi. Mentre sono fattti di tutti gli argomenti inaccettabili che adduci.
        La tua argomentazione è pari a quella dei maschilisti i quali sostengono che quando una donna prova disagio ad essere molestata il problema è la sua “eccessiva sensibilità” o il suo “comportamento”.
        Invertito, il tuo ragionamento è parimenti becero,
        Sono stato vittima di stronzaggine quando ero ingenuo ed allora la colpa è mia, non già delle tante e troppe stronze che infestano questo mondo.
        Se davvero il problema sono io, il 90% degli uomini è problematico (alla faccia delle donne “più complesse”),

        TROPPO COMODO dire che in ogni rapporto si devono subire compromessi e rifiuti, ben sapendo che per la struttura naturale e quindi sociale dei rapporti di coppia e dell’ars amandi, nonchè per la disparità di numeri e desideri nell’amore sessuale, spetta nella quasi totalità dei casi a noi subirli!
        Se è davvero così, perchè ogni tanto non corteggiano anche le donne? Perchè non si fanno mai avanti? Perchè si tengono stretto QUEL privilegio che ci costringe a pagare per simulare l’amore?

        Puoi anche aver ragione che fare all’amore senza pagare sia bellissimo, peccato che senza la prostituzione psichica del corteggiamento nessuna (nemmeno le migliori e più simpatiche amiche) voglia concedere tale bellezza. Ecco perchè mi rivolgo all’altra prostituzione.

        Vorrei tanto credere alla tua buona fede, ma i fatti mi costringono a pensare diversamente. Quando l’empatia delle femmine umane sarà tale da farle rinunciare al corteggiamento (che è IL CONTRARIO DELLA PARITA’, checchè tu ne dica) allora cambierò idea.

        Non sono tutte mostri le donne dici? Ma è questo il problema! Anche le più empatiche e simpatiche in QUEL CAMPO pretendono questo dispari rapporto chiamato “corteggiamento”.
        A me risulta evidente come il “gioco della seduzione” costituisca la sublimazione di ogni tirannica vanità e di ogni vanagloriosa prepotenza della donna tramite il desio dei sensi (la quale nega apertamente l’uomo possa porsi su un piano di parità chiedendo un corrispondente per quanto agito o subito in prospettiva del proprio bisogno ben noto alla donna, ed afferma chiaramente il di lui ruolo essere quello di un freddo specchio su cui provare l’avvenenza, di un pezzo di legno innanzi a cui permettersi di tutto – qualsiasi provocazione più o meno sessuata, qualsiasi tensione psicologica indotta, qualsiasi irrisione al disio, qualsiasi umiliazione pubblica e privata, qualsiasi inflizione di senso di nullità davanti alla bellezza, inappagamento fisico e mentale fino all’ossessione, disagio da sessuale ad esistenziale – o comunque di un attore costretto a recitare da seduttore per compiacerne la vanagloria o da giullare per farla divertire magari lasciandosi irridere al disio, e in ogni caso non andare mai più in là rispetto all’amico-ammiratore disposto a dare tutto in pensieri, parole ed opere per la sola speranza, al cavalier servente pronto a tutto per un sorriso, al mendicante alla corte dei miracoli d’amore costretto nell’attesa trepidante della sportula a guardare dal basso verso l’alto colei dal cui solo gesto dipendono il paradiso e l’inferno) e quindi anche implicitamente come la galanteria altro non sia che una maschera di servitù imposta a tutti gli uomini verso tutte le donne di cui tutto l’oriente ride come ne avrebbero riso i Greci e come il corteggiamento costituisce un residuo di corvèe medievale (in cui la parte umile deve offrire e soffrire di tutto per presentare il meglio di sè senza secondi fini, ma nella contentezza di sacrificarsi per un dovere divino, mentre la controparte signorile, dopo aver graziosamente accettato, può a capriccio concedere tutto il bene o tutto il male) indegno di un uomo libero.
        A te non pare evidente perchè sei evidentemente abituata a tale privilegio.

        Comunque non ti preoccupare, non farò del male a nessuna, se non a chi vuole usare la legge per limitare la libertà mia e delle poche donne con cui vado d’accordo. Non puoi usare le schiave come scusa per cambiare le leggi a tuo piacimento. Se lo fai ti poni alla pari dei preti. Io sostengo la legalizzazione perchè è ciò che sostengono i comitati di prostitute libere, non perchè lo dicono certi clienti sui forum….

      • Paolo1984 ha detto:

        sei libero di vedere tirannia nel gioco della seduzione, io vedo un gioco dove nessuno è davvero passivo

      • Hai scritto un papiro e dici che le mie conclusioni sono affrettate? Io non giungo a conclusioni sulla base di niente, ma sulla base di quello che hai scritto. Mi racconti i tuoi drammi esistenziali e se commento mi rispondi che non sono fatti miei?
        Insomma, se il tuo è un soliloquio, apriti un blog tutto tuo, ti prometto che non verrò a commentare.
        Io certo non penso “che tutti gli uomini sono in un certo modo”, che è invece il trattamento che tu riservi alle donne.
        Se determinati stereotipi sono ben radicati in questa società, non è certo colpa delle donne, ma di quegli uomini che pretendono di etichettare come “troia” ogni donna sessualmente intraprendente. Quindi, mio caro, chi è causa del suo mal pianga se stesso… Se il patriarcato è irrazionale io non ne ho colpa.
        Il patriarcato ha cantato per secoli secoli la donna casta virtuosa e ha preteso che la donna si negasse ogni piacere sensuale… Questo vi rende sessualmente insoddisfatti? Allora si prendono le donne più povere e si trasformano in prostitute.
        Questa è storia, caro, studia un pochino e poi torna più preparato.
        E informati meglio: oggi, in Italia, la prostituzione non è reato, chiunque può praticarla liberamente. Quello che è reato è lo sfruttamento della prostituzione, il lenocinio.
        La tratta di esseri umani non dipende dalle norme che regolano la prostituzione, bensì dal fatto che la domanda è di gran lunga superiore all’offerta: non ci sono abbastanza donne che decidono di intraprendere questa strada, ed è solo per questo che si rende necessario rapirle e obbligarle. Legalizzare il lenocinio dovrebbe convincere più donne a diventare prostitute?
        Non credo, francamente. Fare la prostituta significa fare sesso con persone che non abbiamo scelto: il sesso è un piacere anche per le donne e farlo per denaro non è piacevole. Lo so perché mi sono letta il blog di una prostituta, in cui scrive ciò che pensa mentre è con i clienti: tutto fuorché “che bello!” (se io fossi uno che va a prostitute, mi umilierebbe tantissimo leggere certi resoconti)
        Alle donne non piace prostituirsi, è una dura realtà, ma è così: la stragrande maggioranza delle donne non valuta la possibilità di scegliere una simile “professione”.

        Ti piacciono le donne “belle”? Anche la bellezza è una mera costruzione culturale e non ha nulla a che fare con “la natura” dell’uomo.
        “Chiedete a un rospo cos’è la bellezza, il bello assoluto, il to kalòn. Vi risponderà che è la sua femmina, con i suoi due grossi occhi rotondi sporgenti dalla piccola testa, la gola larga e piatta, il ventre giallo, il dorso bruno…” ha scritto Voltaire. Riflettici su.
        Vorresti sembrare profondo, ma sei solo un maschilista.
        Se pensi che ci siano “donne stronze” in giro, beh sappi che neanche tu risulti troppo simpatico.

      • Paolo1984 ha detto:

        tutti noi siamo un mix di natura, cultura e storia anche la nostra concezione di bellezza (maschile e femminile) ma questo non la rende una cosa negativa anzi.. Quanto poi all’attrazione, si può essere attratti da chi è bellissimo/a come capita di essere attratti da chi non lo è e la bellezza anche fisica ha una sua pluralità

    • Pinzalberto ha detto:

      La certezza è che fai paura, con questo atteggiamento non allontanerai sole le donne, ma anche gli uomini. Non solo in amore, anche il amicizia ci deve essere reciprocità, non puoi obbligare qualcuno ad esserti amico come non potrai mai obbligare una donna ad innamorarsi. I rapporti umani, di qualsiasi tipo, vanno conquistati e meritati. Ti consiglio di far legge questi tuoi interventi ad uno psicologo o semplicemente ad un assistente sociale, anche per me hai bisogno di aiuto e di acquisire un po’ di stima e sicurezza in te stesso, che probabilmente ti manca.

  19. Paolo1984 ha detto:

    il corteggiamento poi è una cosa legittima, esiste così come la galanteria ciò non toglie che una donna possa prendere l’iniziativa.. Ci sono donne che ci tengono alla galanteria e altre no ma è legittimo.
    Ci sono donne stronze come ci sono uomini stronze.
    E di essere irrisi e rifiutati per svariati motivi, capita a tutti

    • Paolo1984 ha detto:

      irrisi, rifiutati e anche ingannati da chi diceva di amarci o si serve del nostro amore o dell’attrazione sessuale che suscita…anche queste cose succedono. Io poi sono per valutare caso per caso, ci sono alcune persone che meritano di essere irrise, è vero che una donna può manipolare un uomo ed è anche vero che gli uomini si fanno manipolare volentieri
      Donne e uomini nella loro diversità sono moralmente e intellettualmente pari nel bene

  20. Antonio ha detto:

    Cara Ricciocorno schiattoso penso che quanto da te scritto sul mondo della prostituzione sia un insieme di stupide idiozie e velleità , di mistificazioni e di notizie incomplete e appositamente distorte.Per i seguenti motivi:
    1)Il tuo discorso non si basa su fonti ed esperienze dirette ma piuttosto su stupidi stereotipi (sex worker=schaiva).Naturalmente non hai mai visitato e toccato con mano i cosiddetti FKK o altri “bordelli” in paesi come Germania,Svizzera,REpubblica Ceca ecc.Le tue fonti sono solo le voci che circolano su internet(dove ognuno può scrivere ciò che vuole) strumentalizzando una discussione un pò goliardica di un certo Spaccaculi per propagandare quella che tu ritieni essere la realtà.Inoltre quando qualcuno ti ha fatto notare che forse la realtà era diversa ti sei chiusa nel tuo stupido e infantile dogmatismo rispondendo in modo pedantesco(es.”non è vero.Tutte le prostitute sono vittime.Non esistono donne che si prostituiscono volontariamente”).
    2)Le tue considerazioni MORALI mi interessano meno di 0.Ogni individuo e ancora di più ogni società ha i suoi valori , il suo modo di concepire il sesso, la famiglia ecc.Qualcuno può considerare prostituirsi per soldi come immorale;altre invece non lo ritengono tale.Le sue opinioni sono assolutamente soggettive e di oggettivo non hanno nulla.Ma anche in questo caso ho visto una ventata di INTOLLERANZA e FANATISMO da far paura al peggior dittatore(“visto che a me non piace prostituirmi allora bisogna fare in modo che non lo facciano neanche le altre”).Un nuovo Voltaire in gonnella.

    P.S:da quanto ho notato la sua abilità di ragionare è alquanto scadente.
    P.S.2:la verità non propagandata e libera da ogni lente bigott/femminista su FKK ecc. è questa:http://www.dailymotion.com/video/xqk7uz_le-iene-sesso-e-benessere-in-germania-2-5-2012_shortfilms

    • Io non ho mai toccato né mai toccherò con mano la realtà degli FKK perché non sono un uomo e non pago per fare sesso.

      E’ buffo che non vengano mai delle libere sex-workers a riempirmi di insulti, ma sempre voi clienti, paladini della libertà altrui…
      Non mi abbasserò al tuo livello e non risponderò alle tue offese (stupida, infantile, intollerante, fanatica), mi limiterò a farti i complimenti per le argomentazioni: chi non è d’accordo con me è stupido, infantile, disinformato, intollerante e fanatico… A me questo sembra un modo di ragionare scadente. Ma ovviamente è solo la mia modesta opinione…

      Comunque ci sono delle inchieste sull’argomento FKK: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/06/14/legalizzerei-la-prostituzione/
      Che ci raccontano: ” La legge non sembra aver avuto alcun impatto positivo, secondo gli esperti. Peggio ancora: la condizione delle prostitute si sarebbe deteriorata.”
      Ma naturalmente la condizione delle prostitute non è una cosa che possa interessare i clienti, interessati solo a rivendicare i loro, di diritti…

      Aggiungo: http://www.spectator.co.uk/features/8835071/flesh-for-sale/
      “Legalisation has not been emancipation. It has instead resulted in the appalling, inhuman, degrading treatment of women, because it declares the buying and selling of human flesh acceptable. And as the Dutch government reforms itself from pimp to protector, it will have time to reflect on the damage done to the women caught in this calamitous social experiment.£
      Traduzione: “La legalizzazione non è stata emancipazione. Il risultato di rendere accettabile la compravendita di carne umana è stato invece il degradante e disumano trattamento delle donne coinvolte. Il governo olandese sta ora pensando a come rimediare al danno fatto con questo disastroso esperimento sociale.”

      • Pinzalberto ha detto:

        Incredibile, questa è la classica tecnica berlusconiana, ovvero negare l’evidenza. Il Sig.Antonio oltre a chiudersi nel suo guscio riesce anche a ribaltare le tue alte competenze linguistiche e relazionali. Si può essere in disaccordo con le tue opinioni, ma asserire che il tuo modo di ragionare è scadente gli avrà fatto crescere il naso…..

  21. alex ha detto:

    mahh che dire … ho seri dubbi che alle libere sex workers importi alcunché di convincere ricciocorno schiattoso degli evidenti vantaggi economici che qualunque donna [non soggetta ai di lei dogmi di moralità] veda nel farsi pagare [per una cosa che tutti gli uomini per loro natura desiderano…] La verità come sempre sta nel mezzo: esistono le situazioni di sfruttamento (come in qualunque altro lavoro…) ed esistono le imprenditrici di sè stesse. Tornando al topic sul sito gnoccatravels mi domando chi sia l’ utente che ha aperto la discussione linkando questo blog … (adesso risulta bannato dal forum… chissà perché … 🙂 ). In passato, e parliamo di 2 o 3 anni fa , che io ricordi , semmai era una tale utente Mary87 (blogger di “comunicazionedigenere.worldpress.com” a essere entrata abusivamente nel forum in questione con l’ evidente intento di trollare . Ma non perdiamoci in queste speculazioni, non voglio certo fare della filosofia di basso livello … tanto meno in un blog “sbilanciato” come questo. Ci sono studi che dicono una cosa e studi che ne dicono un altra … fare la guerra del link a questo o a quel sondaggio o intervista é una idiozia … Con questo lungi da me voler spingere chi parla per sentito dire nei suddetti postriboli , ma chi parla presumendo di conoscere situazioni e intenzioni di chi esercita la professione più antica del mondo o pecca di ingenuità o di mala fede. Io fossi una femminista combatterei l’ eccessivo materialismo delle nuove generazioni che portano sempre più spesso a scegliere la strada dei soldi facili …. non credo che esistano blog di maschilisti che difendono a spada tratta gli uomini che anziché ammazzarsi di stress e fatica per 1000 € al mese hanno scelto di spacciare cocaina …. non li reputano “vittime” ma figli di …. o peggio . Fossi in voi io cercherei di crescere un po e lascerei perdere generalizzazioni

    • Oh, un po’ di sano complottismo! Questo si che è dare una svolta “seria” alla conversazione! Instilliamo il sospetto che qualcuno – lo chiameremo “Mary” – si sia introdotto per linkare il mio blog all’interno del forum, un qaulcuno misteriosamente scomparso… Cavolo, dovrebbero farci una puntata di “Mistero”! Contattali e suggerisci: poveri clienti di prostitute perseguitati da una lobby di isteriche!

  22. mariolina ha detto:

    la letteratura racconta da secoli storie di donne che quando non hanno più nulla da offrire ripiegano sulla vendita del proprio corpo, in una prospettiva storica è ipocrita dire che sia un bel lavoro o un lavoro desiderabile per una donna, perché quasi sempre alle spalle non ci sono storie felici. Anche quando questa attività, liberamente scelta, viene infiocchettata con lusso, fronzoli, centri benessere e clienti danarosi, resta pur sempre degradante. Perché in fondo una donna che sceglie liberamente di arricchirsi riducendosi a strumento di piacere, non è comunque una donna libera, è schiava del materialismo, del sistema, di una scala di valori sballati. Non differisce dalla persona, uomo o donna, che passa la sua vita a lamentarsi perché non possiede la macchina costosa o l’ultimo modello di cellulare o magari la moglie bellissima ventenne.
    Tutto sommato io penso che nel sito di gnoccoso regni una sostanziale povertà umana, il che non ha niente a che vedere con l’estrazione sociale, il numero di lauree, la stessa povertà che non nego ci sia anche tra alcune donne del resto, una povertà nell’incapacità di apprezzare pienamente la complessità dei rapporti e soprattutto la tolleranza, la capacità di perdonare e amare anche l’imperfezione, di andare oltre, di estendere i propri orizzonti. Purtroppo che ci piaccia o no le persone in grado di fare questo sono poche e lo saranno sempre di più in futuro.

  23. feelgood ha detto:

    Salve, mi permetto di intervenire perchè, a differenza di altri siti, lei ha cercato quantomeno di approcciare la discussione in maniera pacata e soprattutto “aperta” ad ascoltare opinioni alternative. Non condivido ugualmente la prospettiva.
    La prospettiva dalla quale nascono questi articoli è puramente femminile. Inutile specificare che una donna non spende soldi per fare sesso; chi lo fa esiste, ma quali sono le proporzioni? Siamo diversi, viviamo la sessualità in maniera diversa e abbiamo esigenze diverse. Supponendo che non pensi che il genere femminile è una razza superiore, allora sarebbe interessante parlare delle motivazioni che spingono un uomo a cercare la prostituzione. Ho il sospetto, però, che sia questo veramente a fare paura alle donne.
    Perchè i numeri sono chiari. Un uomo su 2 è stato con una prostituta, mentre uno su 4 ci va con una certa abitudine (non specificato se mensile o settimanale ma poco importa). Mi pare evidente che qualunque donna dovrebbe avere la consapevolezza che il proprio padre o il fratello o il fidanzato sia stato con una prostituta (forse tutti e 3). Questo terrorizza veramente la donna, ma è la dura realtà. Su gnoccatravels esistono 20mila iscritti e quasi mezzo milione di persone lo visita mensilmente. Su un campione così vasto sussistono varie tipologie di persone: le bestie, gli educati, i sensibili e i malvagi. A meno che non sia disposta a dichiarare che la gran parte degli uomini sono repellenti.

    Quindi qual è il motivo che porta questi uomini (tanti uomini non dimenticatelo perchè questo è il punto) a insistere su questa abominevole pratica?
    Lasciamo stare le prostitute costrette a questo lavoro, la pedofilia e altre terribili crimini che non entrano nè in questa discussione nè nel sito gnoccatravels perchè tanto ovvia è la conclusione a riguardo.

    Io vi faccio un rapido esempio: sono diventato padre a 26 anni, forse un pò troppo presto, ma era la donna giusta. Dal mio primo figlio ho praticamente smesso di fare sesso con la mia donna che, come milioni di donne, dopo i figli hanno delle esigenze diverse. Fare sesso 2 volte al mese di cui una e mezza mi accorgo che non ne ha voglia mi ha frustrato molto. Secondo lei, è corretto che un uomo a 26 anni reprima i propri istinti per il resto della sua vita? Oppure deve trovarsi un amante? Lei mi potrà dire che non tutte le donne sono così; io so che quasi tutti gli uomini in simile situazione avvertono lo stesso problema.
    Non le sto dicendo che io vado con le prostitute, le sto chiedendo di guardare dalla prospettiva dell’uomo per un attimo.

    Non conosco la realtà delle sex-workers, ma suppongo come lei che buona parte non ami questo lavoro in fondo, ma lo faccia ugualmente per denaro; partiamo dal presupposto però che trattasi comunque di libera scelta. Mi preoccuperei molto di più di operai sfruttati per pochi denari a lavorare in condizioni deprecabili; onestamente provo più pietà per questi.

    Mi piacerebbe sentire una sua opinione a riguardo.

    saluti!

  24. imbebaa ha detto:

    L’ha ribloggato su randomwriterr.

  25. Paolo ha detto:

    “Mi chiedo: ma che ve ne frega di quello che penso io? Se la vostra coscienza è a posto, se siete convinti di non fare nulla di male, perché vi turbano tanto le mie parole?
    La verità è che la vostra coscienza non è per niente linda come volete darci ad intendere, così mi scrivete papiri di giustificazioni… a me, che neanche vi conosco e che non potrei impedirvi di fare ciò che fate neanche se lo volessi con tutte le mie forze!”
    Sapere cosa c’è di divertente? che è proprio quello che le Sentinelle dicono ai gay.

    • Questo è quello che scrivono le sentinelle: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/04/17/le-sentinelle-in-piedi/
      Trova le differenze con questo post.

      • Paolo ha detto:

        E’ l’argomento che io ti critico. Poi potevo scrivere Sentinelle in piede come Tempi.it, tutti quelli che schifano i gay gli rinfacciano sempre del perché si vergognano e di cosa gliene frega se gli omofobi pensano che siano dei malati, esattamente come voi fate coi clienti delle prostitute.

      • Io non scritto da nessuna parte che i clienti di prostitute sono “malati”.
        C’è una differenza sostanziale fra il cliente di prostitute e l’omosessuale, mi stupisce che tu non la comprenda.
        L’omosessualità è uno degli orientamenti sessuali, è l’orientamento proprio di una persona che prova sentimenti di amore, desiderio e attrazione sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso ufficialmente l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali il 17 maggio 1990, ma l’Apa già negli anni ’70 aveva provveduto ad eliminarla dal DSM, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Oggi come oggi definire l’omosessualità una “malattia” è contrario a ciò che afferma la comunità scientifica.
        Andare a prostitute è un comportamento, non è un qualcosa che afferisce alla categoria dell’essere. Andare a prostitute è una scelta – al contrario dell’orientamento sessuale – e io sono convinta che sia una scelta sbagliata. Questo non mi accomuna in alcun modo alle sentinelle in piedi.

  26. roadpecker ha detto:

    Brava Ricciocorno ad avere la pazienza di leggere tutto questo ed ascoltare tutti … magari questo speach di Toni Mac su Ted aiuta ? http://goo.gl/uRRYWf , saluti

  27. L. ha detto:

    http://www.gnoccatravels.com/viaggiodellagnocca/16843/recensione-di-viaggio-a-zanzibar-e-dar-es-salaam-stagione-di-caccia-alle-pantere-nere-gnocche/

    osceno! sembra di leggere una sorta di resoconto di un avventuriero bianco a caccia di “pantere nere da domare!”

    che schifo di sito. Poi il fatto che specificano che sono ragazze giovanissime fa venire ancora di più i brividi.

    Guarda solo questo pezzo: “Unico difetto: a volte manca l’acqua e quindi bisogna farsela portare con dei secchi dalla donna delle pulizie, che attinge dal pozzo che si trova comunque sempre lì dentro; inoltre spesso manca la corrente e quindi in camera non funzionano i ventilatori a pala (caldo assassino), e di notte rischiate di scopare a lume di candela (simpatica questa situazione però!). Consigliato per i più avventurosi.”

    ovviamente a questo signorino non viene in mente che tutte le donne che sta citando nell’articolo, tra “culi e bocce” a cui lui dà pure un voto, sono tutte donne che si vendono a lui perché costrette dalla fame e dalla miseria. Non hanno neanche l’acqua, eh, ma lui non ci pensa, non collega. è pure convinto che queste donne ne traggano soddisfazioni dal suo “talento virile italiano”

    “poi ovviamente dipende dai casi perchè alcune ce le hanno enormi, ma spesso sono anche ben messe fisicamente a livello di costituzione. Inoltre alcune, visto che per loro è normale avere almeno un figlio in età molto giovane, tendono ad avere a volte, superati i 23/24 anni, le tette mangiucchiate e cadenti a causa dell’allattamento (io ne avrò trovate 2 o 3 così) e qui non se le rifanno come da altre parti perchè non ci sono soldi, perciò è meglio trovarsele più giovani possibili, e quindi dai 18 ai 23 anni. Inoltre la loro statura è nella media, quindi difficilmente troverete in giro delle nanerottole (anche se ogni tanto qualcuna salta fuori), e invece non è difficile incontrare ragazze alte 1,70, o addirittura 1,75 m. Inoltre essendo un amante del genere cioccolato (anche se devo dire che amo tutte le belle fighe di ogni parte di questo pianeta) non posso omettere di elogiare le loro labbra carnose, che secondo me sono tra le più sensuali e gustose da baciare che ci siano al mondo, per non parlare poi di come usano la lingua per spompinare (è meglio che non ci pensi, perchè inizio a star male….).”

    Guarda anche quest’altra cosa disumana:” Penso che non serva nemmeno ricordare il fatto che se si viene in Africa il colore della pelle della fauna locale che si incontra va dalla mulatta color caffè-latte (più caffè che latte!), spesso originarie di Arusha, città che sforna molte perle, con in mezzo tutte la varie tonalità di colore che non si discostano molto dal marrone scuro, fino alle panterone nere color ebano, originarie soprattutto di Dar, delle sue zone limitrofe e ovviamente di Zanzibar.”

    FAUNA?!

    Trattano e parlano di donne come se fossero carne al macello. “In 4 mesi me ne sarò scopate in totale più di una trentina; oltre a quelle già accennate in precedenza durante il mio racconto, ve ne descrivo solo alcune tra quelle che davvero lo meritano.”

    Che squallore, che disumanità. Prima di leggere il tuo blog non ero a conoscenza di questa fogna, ho visto che hanno elencato praticamente tutti i posti del mondo (inclusi luoghi poverissimi e anche di religione islamica)
    L’idea che un italiano medioborghese possa davvero andare in uno di quei posti e pagare una ragazzina in miseria per violentarla nei modi che descrivono (c’è da sentirsi male) mi mette addosso uno squallore disgustoso.

    è qualcosa di davvero allucinante, essere così disumani, soprattutto nei confronti di ragazzine nate in ambienti palesemente degradati e miserabili, che sono disposte a farsi violentare per avere qualche euro in cambio.
    Vorrei pensare che sia tutto uno scherzo, per quanto osceno, che sia umorismo nero, ma mi rendo conto che le storie che raccontano lì sono tremendamente vere. altro che ironia e scherzi, sono dei predatori affamati di donne da violentare in quei modi orribili. Solo a leggere un articolo pescato a caso nel topic dell’Africa mi vengono in brividi, mi immagino gli altri post… sicuramente ci sono donne occidentali che si vendono per arrotondare (e poi quasi sempre se ne pentono), senza necessità per fame, ma in Africa o Asia si sa che le donne lo fanno per fame. Come si può abusare così una donna, rovinarla, ampliare il male che già c’è nel mondo è qualcosa che non riuscirò mai a capire. e se venir chiamata “melanzana” significa “essere una donna che non approva il sito gnoccatravel e considera con orrore i suoi utenti, li considera disumani e sadici”, allora sono fiera di essere melanzana. rovini i corpi e le menti delle donne, specie le più esposte a questi sfruttamenti, e tutto per un orgasmo che potresti ottenere con la tua mano destra senza fare del male a nessuna… 😦

    che tristezza, Ricciocorno! e ben vengano i tuoi post su quel sito e sul quel genere di sotto-umano che li popola!

    comunque su questo sito orribile hai fatto solo due post? eventualmente puoi linkarmi altri scritti fatti?

  28. Pingback: Sessismo in rete e non solo: la guerra fatta con le parole – Il paese delle donne on line – rivista

  29. Anita ha detto:

    Un branco di sfigati problematici, omini insomma

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