Il rapporto con il padre

albero

Oggi Il Resto del Carlino pubblica una intervista a Silvia Gattari.

Nel marzo 2009 Silvia Gattari fu aggredita a calci e pugni dal suo ex compagno. Da un articolo di cronaca di allora:

Si trova ricoverata nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Macerata la donna di quarant’anni massacrata di botte dal suo ex compagno all’uscita dal centro commerciale Cityper di Piediripa di Macerata.

E’ successio sabato mattina. La donna è stata colpita ripetutamente con calci e pugni dall’uomo, un 45enne, che ha infierito con tanta veemenza sulla vittima ferendola al volto e all’addome. La donna si accasciata a terra in un lago di sangue.

I medici hanno riscontrato rottura del setto nasale, denti spaccati, profonda ecchimosi al collo provocata dal tacco delle scarpe del suo aggressore e contusioni al seno.

Nonostante non fosse la prima volta che Mauro Mariani aggrediva fisicamente la donna, la quale tra il 2007 e il 2008, aveva presentato tre denunce, per ingiurie, molestie e minacce

(cito: Anche nel dicembre del 2007 la donna era stata picchiata dall’ex compagno. Un percorso di paura, segnato da continue minacce e aggressioni…)

la versione ufficiale della vicenda dipinge il Mariani come la vittima di una situazione emotivamente insostenibile: Massacrò di botte l’ex compagna perché gli impediva di vedere la loro figlioletta.

Insomma, come mi insegnano molti commentatori di questo blog, quando un uomo massacra una donna c’è sempre una buona ragione.

Uno, proprio a proposito delle donne uccise dall’ex partner, recentemente mi ha scritto: (l’aforisma è di Thomas Jefferson):

“L’albero della libertà deve essere rinvigorito di tanto in tanto con il sangue dei patrioti e dei tiranni. Esso ne rappresenta il concime naturale”. 

Citazione che mi sento di interpretare così: per liberarsi della “tirannia delle donne” gli uomini non possono fare altro che ucciderle.

Non posso interpretare la citazione associando le donne ai patrioti perché il commento prosegue così: Ormai da decenni il femminismo abusa di milioni di uomini e di bambini, i tribunali sono diventati in luoghi di ingiustizia e di discriminazione contro i papà. Inevitabilmente la bolla scoppierà  (suona minaccioso, nevvero?). Forse proprio in Italia, a causa delle ultime leggi femministe che consentono di far incarcerare uomini innocenti con false accuse anonime e di lucrarci sopra.

La storia, secondo molti miei commentatori, sarebbe quindi questa: donne malvage vogliono sottrarre i bambini ai loro amorevoli papà i quali, esasperati dall’atteggiamento dei Tribunali che si ostinano a difendere queste tremende tiranne, reagiscono a calci e pugni finché non scorre il sangue.

Continuiamo a berci questa storiella e non ci sarà mai nessuna legge che potrà tutelare le donne da aggressioni come quella subita da Silvia Gattari, che infatti denuncia:

Una donna che subisce una violenza, invece di essere aiutata e protetta, si ritrova sotto accusa, minacciata, sola ad affrontare un quotidiano che è pesante. Questo non è giusto, e purtroppo la nuova legge fa ben poco per migliorare la situazione. Oltre alla violenza in sé, una donna si ritrova a dover subire violenze ancora più grandi dagli assistenti sociali, dai giudici, dalle forze dell’ordine…  mi sento accusare di voler solo tenere la bambina lontana da lui, vengo messa di fronte a dei ricatti. Non è possibile che una donna nelle mie condizioni si ritrovi ad avere dei nemici. La donna si deve giustificare sempre, anche dopo aver subìto violenze psichiche e fisiche.”

Silvia Gattari, dopo essere finita in ospedale con rottura il setto nasale rotto, i denti spaccati, una profonda ecchimosi al collo provocata dal tacco delle scarpe del suo aggressore e diverse contusioni al seno, deve anche difendersi dall’accusa di essere una madre malevola.

Silvia Gattari viene aggredita nel 2007. Denuncia e richiede che all’uomo venga tolta la patria potestà.

Perché? Beh, perché nessuna persona sana di mente affiderebbe un bambino ad un soggetto violento.

L’uomo reagisce minacciandola e infine massacrandola, senza che nessuno abbia mosso un dito per difenderla.

Siamo nel 2013 e questa donna afferma: so che è importante il rapporto con il padre.

Perché è importante il rapporto con un simile padre?

Ma ovvio! Perché chi mette in discussione i diritti del padre finisce massacrato a calci e pugni, con i denti spaccati, il setto nasale rotto, ecchimosi sul collo e contusioni al seno, ecco perché: Massacrò di botte l’ex compagna perché gli impediva di vedere la loro figlioletta.

Silvia Gattari si è azzardata a ricorrere al Tribunale contro il padre della sua bambina (quei Tribunali così ben disposti verso le donne…) e per poco non ci ha rimesso la vita! Mi sembra un motivo più che valido per considerare importante “il rapporto con il padre”.

“Il rapporto con il padre”, oggi come oggi, è una questione di sopravvivenza per le donne: quelle che lo mettono in discussione sanno che farlo è molto, molto pericoloso.

Non importa quanti denti vi spaccheranno, quante ecchimosi i medici riscontreranno, le vostre ferite non dimostreranno mai che le accuse che avete mosso non erano “false”, ma convinceranno l’opinione pubblica che siete state massacrate perché le accuse che avete mosso erano “false” e sarà vostro il sangue che alla fine scorrerà per rinvigorire l’albero della libertà.

E dire che ne avrebbero di buoni motivi, le donne che hanno subito violenza, per chiedere che l’ex compagno che ha abusato di loro venga tenuto a distanza dai bambini: gli studi sull’argomento ci dicono che

Se durante la relazione sono stati perpetrati gravi abusi contro il partner, è probabile che sarà usata violenza anche sui minori; le ricerche in merito ci dicono che solo nel 7% dei casi in cui c’è stato abuso sul partner non ci sono abusi anche sui bambini. Diversi studi dimostrano che in una percentuale che va dal 40 al 60% concorrono violenza domestica e abusi su minore (Edleson, 1995; Herrenkohl, Sousa, Tajima, Herrenkohl, and Moylan, 2008; Saunders, 2003).

Anche in assenza di violenza fisica sui minori, il genitore colpevole di violenza domestica risulta autoritario e rigido, ossessionato dal controllo (Bancroft and Silverman, 2002; Stark, 2007): spesso è un genitore che impone regole senza spiegare le ragioni che le sottendono, che pretende obbedienza e non tollera obiezioni, che controlla i figli attraverso il biasimo ed altre punizioni emotive, che non incoraggia un rapporto basato sul “dare e avere”, su cui si fonda una sana genitorialità.

In altri termini: uno che lascia un essere umano in un lago di sangue dopo avergli spaccato i denti, rotto il setto nasale e procurato con il tacco della scrpa ecchimosi sul collo e contusioni al petto, non è quello che la pedagogia generalmente definisce un “bravo genitore”. Soprattutto se non parliamo di un episodio isolato di violenza, ma di un percorso di paura, segnato da continue minacce e aggressioni…, di anni di vessazioni e umiliazioni, che si concludono con la vittima designata (e ignorata da chi dovrebbe proteggerla perché giudicata solo una che vuol tenere la bambina lontana da lui) in fin di vita all’ospedale.

C’è anche da considerare il fatto che non mettere in discussione “il rapporto con il padre” è molto, molto pericoloso, perché ci si può ritrovare nella stessa situazione di Laura, che ha raccontato la sua storia al quotidiano Il Mattino:

…è costretta a ritrovarselo continuamente di fronte, in nome del (legittimo) «diritto di visita». «Il padre viene a prendere nostro figlio due pomeriggi a settimana e un week end ogni due – racconta Laura -. Per me è quello, il momento più difficile (…)» «Hai pochi giorni di vita, guardati le spalle…», le dice l’ex convivente in un video che Laura ha salvato sull’iPad e mostra per dimostrare che le sue non sono fantasie o paranoie prive di fondamento ma inequivocabili minacce. Eppure non basta.

Insomma non lo fai avvicinare: sei a rischio.

Gli permetti di avvicinarsi: sei a rischio.

Che deve fare una donna per non vivere nella paura?

Niente. Oggi come oggi non può fare niente.

Fate testamento, signore. E’ l’unica cosa sensata da fare.

Annunci

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
Questa voce è stata pubblicata in affido e alienazione genitoriale, attualità, giustizia, notizie, politica, riflessioni, società e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

18 risposte a Il rapporto con il padre

  1. Isotta ha detto:

    quando leggo sui giornali “uomo colto da raptus uccide o massacra la ex compagna,” quindi un quadro di follia che presenta la situazione, vorrei ricordare ai giornalisti che l’uomo non era solo, ovvero se di follia vogliono parlare, si devono anche ricordare tutto quel corollario di persone che ritenevano quest’ uomo, pluridenunciato o segnalato, degno di stare con un bambino e di incontrare la donna a cui aveva già fatto minacce e violenza. La responsabilità della follia mi sembra sia collettiva, oppure io stessa non sono più in grado di ragionare. Se a casa mia viene una persona, mi spacca tutto e poi mi picchia e mi minaccia, io la rinvito e poi gli offro di fare anche da baby sitter a mio figlio? ma questa persona potrebbe essere per me la più importante del mondo, mio padre,mia sorella,l’uomo della mia vita, ma vale la legge della sicurezza personale e soprattutto della protezione verso un minore che non si può difendere da solo. Vale più il principio del legame o la sicurezza per la vita ?. Chiunque sano di mente davanti al pericolo fugge, da qualsiasi parte esso venga, ma la perversione di certe menti fa si che debbano ribaltare tutto e infierire esattamente su chi vuole mettersi in salvo assieme alla propria prole, su chi applica il sano principio della protezione e dell’allontanamento, e non mi vengano a raccontare che pensavano fossero balle, perchè allora è sempre la stessa demenza che acceca, se sono incapaci destituiteli dagli incarichi, le botte e le minacce si vedono e si sentono, lasciano i segni, i vicini riferiscono, i parenti soffrono, ci sono i precedenti, i maltrattamenti sono fatti reali, di quotidiano dolore, impossibile non vederli, non è necessario arrivare alle cronache per sapere che erano più che veri, perchè allora vuol dire che non hai voluto vedere e che non sai fare il tuo lavoro o che qualcun ti sta dicendo di farlo male. Quindi i colpevoli di incapacità, di superficialità, di stupidità e di demenza devono pagare come colui che ha compiuto il fatto di violenza, anzi sono anche più colpevoli, perchè con le adeguate prevenzioni e cure, oltre a salvare delle vite, anche quell’uomo avrebbe forse potuto recuperarsi, il lavoro va fatto per prevenire, altrimenti a cosa servono i servizi sociali e i tribunali, a dare via libera ai carnefici?

  2. AnneL ha detto:

    Se questa signora davvero impediva le frequentazioni padre/figlia, allora non provo nessuna pietà per lei. Riguardo al papà, ci sarebbe da capire se ha prima chiesto aiuto alla magistratura e la magistratura lo ha ignorato, così non lasciandogli altra strada che farsi giustizia da solo se voleva preservare il figlio dal grave danno di essere reso orfano di papà. In tal caso, la colpa sarebbe della magistratura, ed al povero papà dovrebbe venire riconosciuta la non punibilità ai sensi dell’articolo 54 del codice penale (“Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”). Il diritto di resistenza è implicitamente accolto nella costituzione italiana, e le sue implicazioni morali sono dibattute da tempo immemorabile (Tommaso d’Aquino, Thomas Jefferson…)

    • Lei non prova pietà per nessuno. Lei non sa cosa sia la pietà. Lei pensa che le persone possano sentirsi legittimate a massacrare di botte un altro essere umano.
      Io, per Lei, provo una profonda compassione. Mi fanno pena le persone come Lei, le persone prive di “umanità”.
      Non si appelli al codice per giustificare la sua disumanità. Non sta certo scritto lì, che si possono massacrare le persone.

      E di certo non troverà un solo post in questo blog in cui io incoraggio qualche mamma a massacrare il “cattivo papà” allo stesso modo in cui Lei istiga gli uomini a picchiare a morte le donne.

    • chiararossiblog ha detto:

      È inutile che tu cerchi di prenderci in giro. Sei un uomo con un nick da donna, quindi sei doppiamente penoso, uno perchè giustifichi la violenza sulle donne, due perchè fai finta di essere una donna che giustifica i mostri. Penoso e mediocre come i tanti mostri che giustifichi e difendi.

      • AnneL ha detto:

        Io provo compassione per la bambina e per il papà, se, come sembra, è un poveretto portato all’esasperazione che ha reagito con un gesto disperato ma sbagliato. Forse ha subito una condanna eccessiva perché la magistratura non può riconoscere di essere causa della tragedia se non ha tutelato i suoi diritti umani riconosciuti dall’articolo 8 della Convenzione Europea per i Diritti Umani

      • Quest’uomo non ha fatto “un” gesto, ne ha fatto più di uno e per anni: dal 2007 al 2009. La magistratura ha la colpa di non averlo fermato prima che arrivasse al tentato omicidio. E la sua colpa, Anne, è quella di leggere solo le parti degli articoli che Le fanno comodo.

    • jelena ha detto:

      mi fa schifo leggere un commento del genere scritto da una donna.. giustificare una persona per aver massacrato di botte un’altra persona è deplorevole, soprattutto per la legge citata che non ha nulla a che fare con la storia in questione.. il pericolo a cui si riferisce la legge non è applicabile al padre che ha ripetutamente usato violenza sulla madre… si faccia un esame di coscienza…

    • Morgaine le Fée ha detto:

      Sig. AnneL: se a voi *poveri* papá separati veramente stesse a cuore il benessere dei vostri bambini sopra ogni cosa, come andate dichiarando, allora:
      – vi battereste per avere congedi parentali lunghi e retribuiti, come nell’Europa del nord, e questo ben PRIMA di qualunque pensiero di divorzio
      – non usereste violenza, perché danneggia i bambini che ne sono testimoni
      – non usereste violenza, perché educhereste male i vostri figli
      – non fareste passare i vostri figli per disturbati mentali (leggi PAS)

      e questo anche nel caso in cui la vostra coniuge fosse una stronza galattica (nessuno nega che ne esistano).
      Stia sicuro che quando un padre é un genitore sollecito, amorevole e presente, i figli se ne accorgono benissimo, e loro stessi non vorrebbero mai separarsene (lo vedo di persona con i miei figli e il loro papá), altro che PAS.
      Le vostre campagne le fate non per amore verso i vostri figli, ma per mostrare potere e possesso verso altri esseri umani che trattate alla stregua di cose, liberi di picchiarli e ucciderli a vostro arbitrio. La vostra visione dei rapporti umani mi fa orrore.

  3. Thomas Jefferson ha detto:

    Se ti sembra esagerato parlare di tirannia femminista, leggi questa altra notizia di oggi:
    “Mi vogliono togliere tutto, mi uccido”. “Voglio che si parli della mia storia, che diventi un esempio di come vengono maltrattati i padri, la prima volta mi è andata male, ora mi tolgo la vita”
    http://www.tviweb.it/commercialista-vicentino-tenta-suicidio-dopo-ludienza-di-separazione

    • Esattamente da cosa dovrei evincere l’esistenza di una “tirannia femminista”? Io leggo di una storia di depressione. Non risulta che il Giudice Fabio Laurenzi abbia deliberato alcunché dall’articolo… “Le richieste della controparte pesantissime: 1500 euro al mese per il mantenimento della bambina, piccola affidata completamente alla madre. Ovviamente il giudice si è riservato una decisione.” Il Tribunale non ha deciso nulla.

  4. marieclaire ha detto:

    non so perchè citi la legge sig. AnneL, non mi sembra ne sia un osservatore, la prima legge è quella dell’incolumità dell’altro, difatti se danneggi fisicamente qualcuno vai in galera, questo succede nei paesi civili, ma lei mi sembra aspiri a fare solo il proprio comodo e se non lo può fare allora la violenza è l’unica risposta che sa trovare, come dire c’è qualche problemino nell’uso del pensiero perchè tutto questo non ha ragione alcuna, è solo completamente incivile ed egoista, oppure, ma non cambia, cerca solo pretesti per scaricare sugli altri le sue rabbie irrisolte. Se si stesse ai suoi principi la gente finirebbe per andare in giro armata a castigare tutti come gli pare, per fortuna questi tempi sono già passati.

    • AnneL ha detto:

      marieclaire, non sono i miei principi ma è il codice penale italiano. Se qualcuno vuole stuprarti, puoi difenderti anche con la violenza ai sensi dell’articolo 52. Se qualcuno vuole rapire tua figlia, puoi difenderla anche con la violenza ai sensi dell’articolo 54.
      Purché siano soddisfatte le condizioni descritte in questi articoli.

      Quindi le domande sono: privare una bambina del suo papà è “grave danno alla persona”? Il pericolo era “altrimenti evitabile”?

  5. Jerry ha detto:

    Ovviamente per le signorine avvelenate con gli uomini (sicuramente perché preferiscono le straniere) la figura del padre è quella marcia, e deve esistere solo la madre, tranne quando c’è da cacciare i soldi, lì invece tocca al coglione, eh già mica sono stupide….

    • La signora “avvelenata con gli uomini” sarebbe quella che ha riscontrato rottura del setto nasale, denti spaccati, profonda ecchimosi al collo provocata dal tacco delle scarpe del suo aggressore e contusioni al seno? Nel qual caso, anche fosse alterata nei confronti dell’uomo (è uno solo, il colpevole, gli altri non c’entrano) che le ha fatto questo, io non ci troverei nulla di strano. E il post non parla di soldi: pregasi rimanere in tema, per favore.

  6. kit ha detto:

    tutto ok su quello che dici sulle donne vittime……..di padri che vogliono………
    ma se un padre va via di casa per ragioni di incompatibilità, lascia la moglie ( che lavora in nero) figli grandi ( maggiorenni) autonomi (lavorano in nero ) , le lascia la casa, 400,00 euro al mese su 1.200,00 di stipendio, E la moglie gli fa l’addebito per colpa e chiede un mantenimento di 600,00 euro al mese e il tribunale ne stabilisce invece 700,00 in attesa della sentenza definitiva…… il marito in questo caso cosa fa? la vittima? .
    di questi casi c’è ne sono tantissimi, ma nessuno ne parla……… finitela di essere sempre di parte.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...