Amnesty International: sei favorevole alla mercificazione degli esseri umani?

Una traduzione della lettera inviata ad Amnesty India dall’India’s Victim of Prostitution and Poverty Alliance (VOPPA).

prostitutes-in-indiaCaro Amnesty India,

Siamo membri della Victims of Prostitution and Poverty Alliance in India. Vorremmo che Amnesty International includesse il nostro diritto a non essere prostituite nella sua imminente risoluzione. Noi siamo fra gli emarginati della società. Siamo povere, di sesso femminile e di bassa casta, spesso facciamo parte di gruppi etichettati come tribù nomadi sotto il colonialismo britannico, e di minoranze religiose.

Vorremmo che Amnesty riconoscesse che il nostro essere prostitute è il frutto dell’assenza di possibilità di scelta, e non una scelta. Chiediamo che Amnesty India prenda in considerazione le esperienze vissute dalle donne di bassa casta più emarginate e povere dell’India, che chiedono di essere protette dagli sfruttatori, non la loro impunità. Vogliamo chiedere allo stato di investire nelle nostre esigenze primarie. I nostri bisogni fondamentali sono i nostri “diritti umani”.

La prostituzione trova il suo fondamento nell nostro essere le più emarginate e le più deboli nella società – la “ultime” – a causa del fatto che siamo povere, di sesso femminile, di bassa casta e adolescenti. Dobbiamo affrontare le molteplici disuguaglianze di classe, di casta, di genere ed età. I nostri diritti sono violati in tutti i modi, prima di essere prostituite e quando finiamo nella prostituzione.

Siamo tenuti lontane dalla scuola, venduta come spose bambine o serve nelle case, sfruttate nel lavoro minorile e poi alla fine vendute come prostitute. Nella prostituzione viviamo i nostri vent’anni schiave del debito, con il nostro debito che cresce, senza reddito. Intorno ai trentacinque anni siamo gettate via, perché non siamo più appetibili.

La nostra pensione è malattie, traumi e le ferite inferte sui nostri corpi dalla violenza di protettori e clienti. I magnaccia ci picchiano quando ci rifiutiamo di rimanere per lunghe ore sulla strada, o non vogliamo troppi clienti nella stessa notte. I clienti acquistano la possibilità di usarci violenza – spengono le sigarette su di noi, infilano bastoni nei nostri corpi, ci schiaffeggiano, pisciano su di noi, ci spezzano le braccia e ci prendono a pugni.

Amnesty è nota per le sue battaglie in difesa dei diritti dei prigionieri. Nella prostituzione, siamo prigioniere dei protettori e dei gestori dei bordelli. Siamo sottoposte a torture mentali e fisiche. I nostri movimenti sono controllati dagli abusi psicologici e dai gestori dei bordelli , materialmente seduti davanti alla porta delle nostre case chiuse per controllare cosa facciamo. Non possiamo neppure decidere quando stare in piedi o sdraiate. Soffriamo a causa della privazione del sonno.

Siamo anche prigioniere dei nostri debiti. Nel corso degli anni i nostri debiti aumentano e il reddito prodotto dal nostro corpo diminuisce. Noi non guadagnamo nulla, solo malattie e traumi. Sono i proprietari dei bordelli e gli sfruttatori che guadagnano, grazie al nostro corpo.

Per proteggerci dalle molestie della polizia e dalla detenzione, la vostra soluzione è concedere l’impunità ai nostri carcerieri.

Si finirà per legittimare il nostro sfruttamento chiamandolo lavoro e si concederà uno status giuridicamente accettabile a chi ci tortura e ci imprigiona. Si fornirà allo stato  una scusa per non investire nel mettere fine alla nostra emarginazione o per prendere atto della violazione dei nostri diritti umani.

In qualità di organizzazione per i diritti umani, ti domandiamo Amnesty: sei favorevole alla mercificazione degli esseri umani?

Inviato da

Asma Begum and Salma Ali,

coordinatrici di Victims of Prostitution and Poverty Alliance, India,
Munshigunge, Kidderpore, India

 

Per approfondire:

India: la triste storia di un’adolescente, drogata e costretta alla prostituzione

Prostituzione e traffico umano: il buco nero dei bambini scomparsi dell’India

Inside India’s Perna Caste, Where Women Are Routinely Prostituted by Their In-Laws

Prostituzione: una parola che UN Women non vuole sentire

 

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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89 risposte a Amnesty International: sei favorevole alla mercificazione degli esseri umani?

  1. ... ha detto:

    Amnesty International’s longstanding position that trafficking for the purposes of sexual exploitation should be criminalised as a matter of international law; and, further that any child involved in a commercial sex act is a victim of sexual exploitation,
    entitled to support, reparations, and remedies, in line with international human rights law, and that states must take all appropriate measures to prevent sexual exploitation and abuse of children

    Evidence that some individuals who engage in sex work do so due to marginalisation and limited choices, and that therefore Amnesty International should urge states to take appropriate measures to realize the economic, social and cultural rights of all people so that no person enters sex work against their will, and those who decide to undertake sex work should be able to
    leave if and when they choose

    • http://www.huffingtonpost.com/entry/amnesty-international-sex-work-prostitution_55bfb184e4b06363d5a2e89b
      “What does the draft propose?
      The draft calls for countries not to criminally penalize any person — adult or minor — for selling his or her own sexual services. Additionally, countries should not criminally penalize those who purchase sexual services from adults. The draft specifically notes that a “child involved in a commercial sex act” should automatically be considered a victim of sexual exploitation and therefore not penalized.
      The policy says that some “operational” aspects of sex work, such as brothel-keeping, should also be decriminalized. But it explicitly states that human trafficking and coercion should remain violations of criminal law.
      It also specifies that governments have an “obligation” to offer support services to any person who wants to leave the sex industry. (…)
      The Amnesty draft notes that the group is not necessarily opposed to state regulation.
      (…)
      Some activist groups take issue with Amnesty’s proposals to decriminalize the buying of sex and operational activities like brothel-keeping. In July, the Coalition Against Trafficking in Women wrote a letter voicing its opposition.”
      http://catwinternational.org/Content/Images/Article/617/attachment.pdf

  2. Dadd ha detto:

    Mi sembra che ci sia un equivoco.
    Amnesty International non sostiene che ogni prostituta ha scelto liberamente di essere prostituta.
    Sostiene che la libera scelta di prostituirsi, quando appunto è libera, sia da rispettare come diritto umano.

    • “La proposta affemrna che alcuni aspetti “operativi” del lavoro sessuale, come la gestione di bordelli, dovrebbero essere depenalizzato” (traduzione dal mio precedente commento): è questo il nocciolo della questione, come si evince dal periodo in neretto nel post (“Per proteggerci dalle molestie della polizia e dalla detenzione, la vostra soluzione è concedere l’impunità ai nostri carcerieri.”)

      http://www.resistenzafemminista.it/lettera-aperta-della-catw-ad-amnesty-international/
      Crediamo fermamente, in accordo con Amnesty, che le persone comprate e vendute nel mercato del sesso — per la grande maggioranza donne — non debbano essere criminalizzate in nessuna giurisdizione e che i loro diritti umani debbano essere pienamente rispettati e salvaguardati. Siamo anche d’accordo che, con l’eccezione di pochi paesi, i governi e i provvedimenti di legge violano pesantemente i diritti umani delle persone prostituite. Tuttavia, la vostra “Proposta di linee guida sul sex work” promuove incomprensibilmente la completa depenalizzazione dell’industria del sesso, che di fatto legalizzerebbe lo sfrutttamento, la gestione dei bordelli e l’acquisto di sesso.
      Prove sempre più consistenti e documentate dimostrano gli effetti catastrofici della depenalizzazione del mercato del sesso. Il governo tedesco, per esempio, che ha liberalizzato l’industria della prostituzione nel 2002, si è reso conto che l’industria del sesso non era diventata più sicura per le donne con l’entrata in vigore di questa legge. [4] Al contrario, la crescita esplosiva dei bordelli legali ha scatenato una crescita della tratta a scopo sessuale. [5]
      La depenalizzazione del mercato del sesso fa diventare i proprietari dei bordelli degli “uomini d’affari” che nella più assoluta impunità alimentano la tratta di donne giovanissime principalmente dai paesi più poveri dell’Est Europa e del Sud del Mondo per soddisfare la domanda di prostituzione che è aumentata notevolmente. Per esempio, la legge di liberalizzazione tedesca del 2002 ha generato catene di bordelli in tutto il paese che offrono “offerte speciali del venerdì sera” [6] con le quali gli uomini sono autorizzati a comprare le donne per atti sessuali che includono torture. [7] La grande diffusione di queste notizie ha valso alla Germania il titolo di “Bordello d’Europa”. [8] L’anno passato, i massimi esperti in Germania nel campo del trauma hanno fatto pressione al governo perché revocasse la legge del 2002, sottolineando i gravi danni psicologici che sono inflitti alle donne dallo specifico della prostituzione, quali l’invasione sessuale seriale non desiderata e la violenza. La riduzione del danno non è sufficente, come hanno spiegato, i governi e la società civile devono investire nell’eliminazione del danno. [9]
      (…)

  3. Dadd ha detto:

    D’accordo. Ma credo che il punto sia lo stesso: quello che dicevo per le prostitute, vale per chi organizza il lavoro.
    Cioè: credo che per Amnesty lo sfruttamento della prostituta schiavizzata e costretta a prostituirsi -direttamente o indirettamente- è da considerarsi ovviamente -e sempre- un reato.
    La gestione di bordelli in cui “operano” prostitute libere e consenzienti -così come l’esercizio libero della prostituzione- non lo sarebbero.

    Il riferimento -per il “tenutario” della casa, potrebbe essere l’usura – vale a dire che l’accettare di far prostituire una donna che ha gravissimi problemi economici potrebbe essere un reato (nel senso dell’approfittarsene dello stato di bisogno).

    Bisogna colpire senza pietà lo sfruttamento diretto o indiretto dell’indigenza o la schiavizzazione (con qualunque mezzo la si ottenga).
    La libera scelta di prostituirsi dovrebbe esser lasciata libera.
    Ci sarebbero margini interpretativi pericolosi, è vero, ma si salverebbe comunque il diritto alla libera scelta (che comunque esiste), e il diritto a scegliere di prostituirsi e a organizzarsi in tal senso.
    E comunque, con attività investigative e giudiziarie ben attente, proprio questo potrebbe essere un deterrente e una parte della lotta allo sfruttamento (perché la prostituzione uscirebbe dal sommerso e costituirebbe un mercato controllabile).

    • “Ci sarebbero margini interpretativi pericolosi, è vero”, ma chi se ne frega, giusto? L’importante è poter continuare ad andare a puttane.
      Poco importa se nei paesi dove i tenutari di bordelli sono leggittimati dalla legge le donne al loro interno non solo sono sfruttate, ma non sono più al sicuro delle altre…https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/03/02/se-pensate-che-la-legalizzazione-rendera-sicura-la-prostituzione-guardate-cosa-accade-nei-mega-bordelli-tedeschi/
      http://consumabili.blogspot.it/2013/04/la-potente-lobby-dei-prosseneti-spagnoli.html

      • DADD ha detto:

        Dottoressa, credo che lei faccia un processo alle intenzioni perché non sa come rispondere.

        Amnesty International non vuole certo andare a puttane, e prospettarlo automaticamente per chi ne condivide le posizioni, è un pessimo modo per non rispondere, e delegittimare gli argomenti che non si riesce a controbattere.

        Le riporto parte dell’articolo comparso sull’Huffington Post, che mi sembra lei non abbia citato. Sostiene che la decriminalizzazione voluta da Amnesty per la prostituzione è un ottimo sistema per combattere lo sfruttamento.
        Se se la sente, risponda a questi contenuti, altrimenti lasci perdere.

        Ecco cosa dicono i suoi autori, Dottoressa, che sono:
        Dr. Kate Shannon Associate Professor, UBC; Director, Gender and Sexual Health Initiative, BC Centre for Excellence in HIV/AIDS;
        Anna-Louise Crago, Trudeau Scholar, University of Toronto,
        Dr. Chris Beyrer:

        http://www.huffingtonpost.it/dr-kate-shannon/i-diritti-delle-prostitute-sono-diritti-umani_b_7955942.html?utm_hp_ref=italy

        Dopo due anni di consultazioni con prostitute ed esperti di diritti umani, Amnesty International ha lavorato a una politica a supporto della decriminalizzazione della prostituzione, per assicurare a tutti gli individui la parità dei diritti. Questa politica riconosce la decriminalizzazione dell’attività come il fulcro per la tutela dei diritti delle prostitute del mondo e verrà discussa e votata durante l’International Council Meeting di Dublino.

        Le argomentazioni si mostrano inequivocabili, poiché la criminalizzazione dell’attività ha fatto sì che la salute delle prostitute e la tutela della loro sicurezza subissero effetti devastanti. Nel 2014, il Lancet – uno dei giornali medici più accreditati a livello globale – ha prodotto un lavoro relativo alla diffusione dell’HIV tra le prostitute (lavoro firmato da noi e da altri esperti). Stando agli studi epidemiologici e alle analisi portate avanti, la ricerca dimostra che con la decriminalizzazione della prostituzione si eviterebbe il 33-46% dei contagi globali di HIV nella prossima decade.

        La presa visione di ricerche già pubblicate e di report sui diritti umani dimostra che dove la prostituzione è considerata un reato, le prostitute sono costrette a lavorare in luoghi isolati e nascosti, con una grande carenza all’accesso alle protezioni di base per lavorare in modo protetto; come la possibilità di negoziare sulle modalità in cui vogliono lavorare, o il decidere sull’utilizzo del preservativo per evitare i contagi. Dove la violenza è diffusa, e con lei lo è anche la paura, l’accesso alle basilari risorse per tutelare la salute assicurerebbe i diritti umani di tutti i cittadini.

        Come guida nella difesa dei diritti dell’umanità, Amnesty International potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella tutela delle prostitute, adottando una politica che affermi che la depenalizzazione dell’attività è essenziale alla tutela dei diritti umani. Nella serie di articoli Lancet, gli autori hanno dimostrato quanto il legame tra la criminalizzazione e i contagi HIV sia stretto. In queste ricerche, esperti analizzano il fenomeno trattando di legge, medicina, salute pubblica, diritti umani e le prostitute stesse hanno concluso ammettendo la gravità della criminalizzazione dell’attività sul loro lavoro, le loro famiglie e la comunità. Altri attori internazionali come la World Health Organization (WHO), il Joint United Nations Programme sull’HIV/AIDS (UNAIDS), il United Nations United Nations Population Fund (UNFPA) e la Global Commission sull’HIV hanno rafforzato il messaggio, sottolineando quanto la decriminalizzazione della prostituzione sia basilare nella tutela dei diritti delle prostitute.

        Nonostante il messaggio esplicito lanciato dalla politica stilata da Amnesty; che esorta a lavorare per leggi contro la violenza, l’ineguaglianza di genere, e il traffico di esseri umani di ogni tipo (incluso quello relativo all’attività sessuale), resta un certo grado di confusione tra le politiche e le leggi riguardanti la prostituzione. Chiunque tenga ai diritti deplora il traffico di esseri umani. Allo stesso modo, chi tiene ai diritti umani disdegna a prostituzione minorile. Ma i dati dimostrano chiaramente che la criminalizzazione della prostituzione non aiuta a combattere queste battaglie.

        Al contrario, la criminalizzazione spinge la prostituzione nell’ombra, lontana dai servizi, e lontana dalla tutela possibile della pubblica sicurezza che potrebbe ridurre il traffico e proteggere i minorenni.

        Decriminalizzare la prostituzione è possibile e questo permetterebbe anche di combattere la costrizione a prostituirsi, e l’esortazione alla prostituzione dei minorenni. E proprio le prostitute hanno un ruolo chiave in questa lotta. Non ci sono prove del fatto che la criminalizzazione della prostituzione riduca il traffico di esseri umani, anzi, queste analisi hanno dimostrato l’effetto esattamente contrario. La criminalizzazione, infatti, rende la violenza più facile e i violenti più difficili da identificare.

        Come ha affermato la Global Commission sull’HIV: “la legge è il pugno dell’aguzzino o la mano del guaritore”. La legge è uno strumento potente per ridurre le differenze sociali e implementare la salute a livello globale, ma è anche un’arma pericolosa per limitare i diritti di chi vive ai margini della società. Alla vigilia dell’International Council Meeting, Amnesty International è pronta ad avere un ruolo di punta nel chiarire al mondo che i diritti delle prostitute sono diritti umani e, come tali, vanno tutelati e protetti.

        (Questo post è stato pubblicato per la prima volta su The Huffington Post CA ed è stato successivamente tradotto dall’inglese da Alessandra Corsini.)

      • Metto dei link non perché non so rispondere, ma perché quello che voglio dire è stato già scritto, e mi risparmio la fatica di scriverlo ulteriormente, caro dottore. Quindi: pigra forse si, ma priva di argomenti proprio no.
        La mia battuta sarcastica (l’importante è continuare andare a puttane) non si riferiva alla politica di Amnesty, ma alla sua osservazione sui “margini interpretativi pericolosi”. E’ molto facile decidere che vale la pena rischiare, quando non è la propria pelle che si rischia, e nella prostituzione sono a rischio l’incolumità e la salute psicofisica delle prostitute, non certo quella di chi viene qui a sottolineare l’importanza della “libertà di scelta” o dei clienti (e il contenuto della lettera da me tradotta qui, come il post precedente a questo che ho pubblicato, contestano proprio il concetto di libertà di scelta, che per la stragrande maggioranza delle persone prostituite coincide con la mancanza di valide alternative per garantirsi la sopravvivenza o con la coercizione).
        Io conosco a menadito le argomentazioni di coloro che sostengono che la decriminalizzazione sia un ottimo metodo per tutelare le donne prostituite, ma di fatto i numeri dimostrano l’esatto contrario: la depenalizzazione dello sfruttamento (la cosiddetta brothelisation) nei paesi in cui è stata applicata ha comportato un aumento del flusso in ingresso di traffico di esseri umani, in altri termini: un numero sempre maggiore di schiave del sesso.
        E questo lo saprebbe se avesse fatto lo sforzo di aprire almeno uno dei link che ho postato.
        Qual è il nesso fra l’eliminazione del reato di sfruttamento della prostituzione e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili?
        Nessuno.
        Come Amnesty, anche le persone che hanno contestato alcuni punti della sua risposta concordano che il prostituirsi non debba essere considerato un atto criminale, e che perseguire le prostitute impedisce loro l’accesso a tutti quei servizi che si occupano di ridurre il danno procurato dall’esercizio della prostituzione (quindi malattie sessualmente trasmissibili, ma anche abuso di alcol e sostanze supefacenti, nonché stupri e altre violenze che inevitabilmente – dentro o fuori i bordelli – le prostitute subiscono).
        Decriminalizzare la prostituzione significa che vendere sesso non debba essere considerato un atto criminale.
        Decriminalizzare clienti e papponi significa invece riconoscere il privilegio di una porzione di umanità – quella che non è condizionata da povertà, bassa scolarizzazione, discriminazione, violenza e abusi – a eludere per mezzo del pagamento di una somma di denaro il consenso di un altro essere umano per ottenere soddisfacimento del proprio desiderio sessuale. E questo non è un diritto umano.

      • Antome ha detto:

        Se ho ben capito i papponi sono proprio fuori da questo discorso di legalizzazione.
        Si parla delle prestazioni offerte in proprio, no?

    • Antome ha detto:

      “Bisogna colpire senza pietà lo sfruttamento diretto o indiretto dell’indigenza o la schiavizzazione (con qualunque mezzo la si ottenga).” che è curiosamente la struttura portante di gran parte del mondo capitalista :).

  4. ... ha detto:

    perché appunto i due passaggi che ho postati li ho presi dal documento di Amnesty, e però non capisco così bene l’inglese da poter affermare con certezza cosa c’è scritto, seppure leggendolo non mi sembra che ci siano elementi per dire che la lettera dell’associazione indiana e l’altro documento che hai citato affermino il vero circa la proposta di Amnesty. Per cui ho chiesto.

    • Ok, allora la tua teoria qual è? E’ in atto un complotto per screditare Amnesty International?

      • ... ha detto:

        semplicemente che si hanno pareri diversi e timori su cosa poi implicano certe scelte. Ma in ogni caso, leggendo meglio, mi pare che il passaggio sulla compravendita del sesso e i bordelli nel documento di Amnesty, sia inserito all’interno di un discorso sul fatto che in certi casi le restrizioni che vorrebbero salvaguardare il-le sex work, ne compromettono invece la sicurezza. Ma tutto ciò non viene certo scritto per affermare quello che viene contestato ad Amnesty, che più volte nel documento si esprime chiaramente sul punto che ogni provvedimento deve essere preso avendo come principio la salvaguardia dei diritti umani dei delle sex worker (e non come viene riportato spesso, la prostituzione come diritto, che è un concetto diverso), che il traffico e lo sfruttamento debbano essere criminalizzati. Certo non corrisponde alla linea politica abolizionista, ma da qui a chiedere ad Amnesty se è per la mercificazione ce ne corre.

      • Non si tratta soltanto dell’analisi delle conseguenze di determinate scelte (brothelisation vs criminalizzazione della domanda), ma dell’interpretazione che si dà del fenomeno prostituzione.
        Mentre la proposta di Amnesty parte dal presupposto che è importante garantire la libertà dell’individuo di “vendere e comprare sesso” (mettendo sullo stesso piano prostituta e acquirente), la risoluzione Honeyball (che rappresenta il punto di vista abolizionista) parte dal presupposto che la prostituzione sia una violazione dei diritti umani (come afferma la Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione del 1949), perché non ha alcun senso appellarsi al concetto di “libera scelta” dell’individuo che opta per la prostituzione quando – nella stragrande maggioranza dei casi- questa decisione è determinata dalla mancanza di alternative valide atte a garantirsi la sussistenza, né è da considerarsi un “diritto umano” la scelta del cliente del profittare del “contesto imperfetto” che costringe soggetti più vulnerabili a fare commercio di sé per trarne appagamento del proprio desiderio.
        Quando si afferma che “la prostituzione non è un diritto umano” è proprio di questo che si parla: non del negare diritti alle prostitute, ma nel ribadire che non esiste alcun diritto a servirsi di una prostituta.

        Quando si contesta ad Amnesty di non aver saputo assumere una prospettiva di genere pretendendo di descrivere il sex work come conseguenza di una “libera scelta” si parla di questo: https://simonasforza.wordpress.com/2015/05/06/cosa-accade-quando-il-femminismo-diventa-fashion/
        Della tendenza a ritenere che “scelta” debba essere considerato sempre sinonimo di “libertà”, e che scegliere autonomamente basti a garantire i diritti umani di un individuo.
        “Sì, noi facciamo delle scelte, ma queste sono costantemente vincolate e plasmate dalle condizioni diseguali in cui viviamo.”
        E l’obiettivo dovrebbe essere l’eliminazione di quelle diseguaglianze, che attualmente riconoscono ad una metà dell’umanità il diritto di servirsi del corpo dell’altra metà, a discapito di una vera libertà sessuale per tutti, che equivale a fare sesso solo quando se ne prova il desiderio, senza dover essere costretti a soddisfare il desiderio altrui.

  5. Nicola ha detto:

    Qui non si tratta di avere una propria teoria ma semplicemente di leggere il documento. Nelle prime righe c’è scritto :
    This policy should not be considered in isolation from Amnesty International’s existing human rights policies and positions. All of Amnesty’s positions, including those on gender equality, violence against women, non-discrimination, human trafficking, sexual and reproductive rights, access to justice, rights to and at work and the right to adequate housing, apply equally to sex workers as to any other individuals facing human rights abuses.
    Per inciso aggiungo che questo è comunque un documento interno che non sarebbe dovuto uscire in quanto ancora in discussione e passibile di modifiche.
    Per chiudere un aforisma di Anatole France:
    Se un milione di persone crede ad una cosa stupida, la cosa non smette di essere stupida.

    • Quali sarebbero le cose stupide alle quali le persone credono erroneamente?

      Il documento parla o non parla della decriminalizzazione di chi acquista sesso o guadagna un reddito dalla vendita di sesso senza prostituirsi di persona?

  6. DADD ha detto:

    Dottoressa,
    mi dispiace per lei, ma Amnesty le da proprio torto.
    Evidentemente si sono studiati il problema più di lei, anche se lei dice di conoscere a menadito tutto.
    Il fatto è che in tutte le decriminalizzazioni ci sono spazi di pericolosità, ma li si ritiene accettabili. Se la prenda con Amnesty, riguardo tali margini, e non si scaldi tanto: le danno torto, e sembra proprio che lei non abbia altri argomenti se non l’invettiva.
    Si rilassi, stia tranquilla, e si legga bene quello che dicono al riguardo.

    E comunque per fortuna mia non sono un dottore.

    • Ovvio che la proposta di Amnesty non è in linea con i post che pubblico, visto che sono tutti articoli che criticano la sua posizione.
      Le ricordo il significato di invettiva: http://www.treccani.it/vocabolario/invettiva/
      “Discorso polemico concitato e violento, di accusa, di oltraggio, di acerbo rimprovero, contro persone o cose”.
      Le faccio dono di un esempio:

      Ahi Pisa, vituperio de le genti
      del bel paese là dove ‘l sì suona,
      poi che i vicini a te punir son lenti,

      muovasi la Capraia e la Gorgona,
      e faccian siepe ad Arno in su la foce,
      sì ch’elli annieghi in te ogne persona!
      (Dante, Inferno – Canto XXXIII)

      In questo blog non vi è traccia di invettive. Non ci sono insulti, né tantomeno l’annuncio di ecatombi che conducano alla morte per annegamento, o qualsiasi altra orrenda morte.
      Si legga un dizionario, prima di usare parole a vanvera.

      • DADD ha detto:

        Ci sono invettive, in questo blog, solo che lei cerca di mascherarle per star sempre dalla parte della ragione.
        Ad esempio, sopra da del puttaniere a chi non la pensa come lei.
        E’ una ipocrisia credere che insulti la parola, e non il concetto. E prima ancora che una ipocrisia, un artifizio dialettico..
        Così come il dire che “non dica parole a vanvera” riguardo le invettive che lei maschera.

        A questo punto le parole a vanvera le usa solo lei.
        Anzi, parole da Call Center: legge, e poi ripete quello che legge, come fanno nei Call Center.
        E se non le danno ragione insulta, dando -come più sopra- del puttaniere.

      • Ah, sono invettive mascherate! Sembrano sensate e documentate argomentazioni, ma quando le legge uno che sostiene una tesi diversa si trasformano nella parola “puttaniere”. Che trucco! E’ quasi magia, le pare?
        Incredibile che lo insegnino nei call center…

  7. bianca ha detto:

    “Il fatto è che in tutte le decriminalizzazioni ci sono spazi di pericolosità, ma li si ritiene accettabili”. Rischiare sulla pelle delle donne è “accettabile”. Tutto, ma non toglietegli lo stupro legalizzato. Ah, non si chiama sex work.

  8. DADD ha detto:

    Scusate, per chi chiede di liberalizzare Cocaina e hashish (che nel consumo ripetuto a lungo termine sono devastanti), come per la legalizzazione del tabacco e dell’alcol, i rischi per la salute legati al consumo sono considerati rischi accettabili.
    La si tira fuori solo nel caso della prostituzione, l’indignazione per il rischio accettabile?
    Qualcuno di voi cambierà parere sulla legalizzazione delle droghe, considerando che tutte queste lotte per la decriminalizzazione implicano un rischio accettabile vs. una riduzione dello sfruttamento da parte di bande criminali?

    Quanto alla dottoressa.

    Si, le sue sono invettive nascoste.
    Pure volgari e anche scritte male.

    Perché ribattere alle argomentazioni di qualcuno dicendo che si possono riassumere in “L’importante è poter continuare ad andare a puttane” (perché a quello evidentemente non frega niente di sfruttamenti e torture), è un’invettiva molto grave.
    Volgare, di bassissima lega, e disinformante, perché il punto non è il voler andare a puttane, ma l’avere un’opinione diversa su come tutelare le persone e i loro diritti.
    Chiaro?

    Lei è in realtà priva di qualsiasi “documentate argomentazioni”, ed è dunque tutta in quella frase: “L’importante è poter continuare ad andare a puttane.”.
    Non dice altro, di suo, non obietta nulla.

    E difatti è una specialista in due cose: in questo tipo di invettive mascherate, e nei copia e incolla da Call Center, privi di argomentazioni sue.

    Per darsi ragione a tutti i costi copia di tutto: i blog delle prostitute indiane, il vocabolario della lingua italiana, la Divina Commedia, articoli da mezzo mondo.

    Lasci perdere, dunque: non è fatta per fare l’opinionista, né di una grande, né di una “piccola community”

    • Ok caro Dadd, visto che l’unico modo in cui sai discutere è sputare veleno contro chi ha un’opinione diversa dalla tua, ti annuncio che questo è l’ultimo tuo commento che comparirà su questo blog. Purtroppo per te non ho tendenze masochiste, e leggere insulti nei miei confronti da un soggetto che ignora ogni argomentazione sensata (ad esempio questa: “la depenalizzazione dello sfruttamento (la cosiddetta brothelisation) nei paesi in cui è stata applicata ha comportato un aumento del flusso in ingresso di traffico di esseri umani, in altri termini: un numero sempre maggiore di schiave del sesso”) per assumere un atteggiamento vittimista (mi hai dato del puttaniere! cattiva!) è a tutti gli effetti una perdita di tempo.

      Però ci tengo a precisare alcune cose: supportare le mie argomentazioni con dei link non è “fare copia-incolla”, ma serve ad offrire ai miei lettori la possibilità di verificare le informazioni che fornisco (se sostengo che una parola ha un dato significato per la comunità che usa quella lingua, supporto la mia affermazioone col dizionario: è più chiaro così?); assumere sostanze stupefacenti e andare con una prostituta non sono comportamenti paragonabili in alcun modo, perché la droga è una “una sostanza chimica farmacologicamente attiva, dotata di azione psicotropa, ovvero capace di alterare l’attività mentale, in grado di indurre, in diverso grado, fenomeni di dipendenza, tolleranza e assuefazione”, mentre la prostituta è un essere umano. E’ proprio questo genere di osservazioni che ci dà la misura di quanto il fenomeno prostituzione sia strettamente connesso ad una percezione della donna come non del tutto umana.

      Se avessi aperto i link che ti ho proposto avresti letto degli interessanti articoli che spiegano – fornendo le fonti di quanto affermato – che nei paesi nel quali lo sfruttamento della prostituzione è stato depenalizzato, questa decisione non ha minimamento danneggiato la criminalità organizzata.
      Ad esempio:
      “Secondo fonti della Comisaría General de Extranjería , la mafia gestisce ben 4000 locali spagnoli dove si esercita la prostituzione. Dato clamoroso, riportato anche da Lydia Cacho nel suo celebre testo Schiave del potere.
      Esistono diverse prove della connivenza tra sistema giudiziario, politico, repressivo spagnolo e mafia dedita alla prostituzione.
      Un caso eclatante è rappresentato dalla vicenda di José Moreno […] Malgrado il proprietario dei bordelli Eden ed Eclipse fosse accusato dei reati di riciclaggio, tratta a fini di prostituzione e prossenetismo, il Tribunale Superiore di Giustizia della Catalogna gli riconobbe nel 2010 il diritto di costruire un altro locale adibito alla prostituzione: il Paradise, a Jonquera, nonostante la strenua opposizione della polizia locale e del sindaco, l’unico autorizzato dalla legge a concedere permessi di costruzione e licenze di esercizio.”
      Chiunque fosse sinceramente interessato può continuare a leggere qui: http://consumabili.blogspot.it/2013/04/la-potente-lobby-dei-prosseneti-spagnoli.html
      Chi invece è pervaso dall’insopprimibile desiderio di tediare i lettori con commenti più o meno sgradevoli su chi gestisce questo blog, temo dovrà trovare un’alternativa all’inserimento di commenti.

  9. IDA ha detto:

    “La libera scelta di prostituirsi dovrebbe esser lasciata libera.” Viene detta spesso, è una frase jolly quando si parla di prostituzione, anche Amnesty International, la prende sul serio, stabilendo che è un diritto umano. Bene! Il NON PROSTITUIRSI non è un diritto umano? Sembra che l’unico diritto sia solo quello di prostituirsi, il non prostituirsi non è contemplato.
    Esiste un enorme schiera di uomini, pronti a difendere la libera scelta e l’autodeterminazione della donna, Incredibile ma vero! Peccato che sia solo quando deve fare la prostituta.

    “La libera scelta di prostituirsi dovrebbe esser lasciata libera.” Però si sostiene la “regolamentazione”. Si fa credere che si possa esercitare questo diritto, nel regolamentare lo sfruttamento, che sono due cose inconciliabili.
    Vediamo in casa nostra: “La libera scelta di prostituirsi dovrebbe esser lasciata libera.” Questo concetto è rispettato, perché prostituirsi non è un reato, ma lo sfruttamento e l’induzione è un reato. Allora mi chiedo, perché parlare di libera scelta della prostituzione, se lo scopo è depenalizzare lo sfruttamento?
    Viene ripetuto che non si può fare di tutta un’erba un fascio, che prostituzione e tratta sono due cose differenti. Tutti i regolamentaristi sono contro lo sfruttamento e la tratta, fino a sostenere che solo la regolamentazione può combattere la tratta. Però propongono un sistema che depenalizza lo sfruttamento e legalizza di fatto la tratta. Perché viene tolto ogni strumento di indagine e operativo alla magistratura e polizia. In pratica la tratta non è più un reato, e risolto il problema semplicemente perché non è più perseguibile.
    Sex Worker: se una prostituta o una qualsiasi operatrice o operatore del “mercato del sesso”, vuole definirsi Sex Worker, è un suo diritto che va rispettato, ma quando di parla di prostituzione in senso generale, usare l termine Sex Worker è scorretto. Il motivo principale è molto semplice; il mondo della prostituzione è costituito da vittime della tratta e “volontarie”. Definirle tutte “lavoratrici del sesso”, vuol dire negare le vittime di tratta e attribuirle esplicitamente una responsabilità alla loro condizione.
    Moralismo: Tutti i sostenitori della regolamentazione accusano di moralismo, chiunque sia contrario alla regolamentazione. Moralismo viene inteso spregiativamente come una severa e ipocrita condanna degli altri. Ma come ho cercato di spiegare l’ipocrisia sta proprio nel chiamarle sex worker, “libera scelta”, e quando si dicono contrari alla tratta. Quando consegnano le donne al mercato, che ha un braccio invisibile ma spietato.
    A questo punto pongo delle domande ai sostenitori della regolamentazione, che agiscono nel nome della libertà della prostituta:
    In che modo regolamentando lo sfruttamento, garantisco la libertà della prostituta?
    In che modo regolamentando lo sfruttamento combatto la tratta?
    In che modo salvaguardo il diritto a non prostituirsi?

    • Zorin ha detto:

      “In che modo regolamentando lo sfruttamento, garantisco la libertà della prostituta?”
      Nel modo di ampliare le modalità’ di esercizio di quella professione.
      Come stanno ora le cose una prostituta può solamente esercitare da sola in una casa di proprietà’, perché se sta in affitto il padrone può essere incriminato per favoreggiamento e se si associa con altre prostitute può scattare il reato di sfruttamento.

      E’ del tutto palese, salvo a chi e’ in malafede, che criminalizzare normali modalità di esercizio della prostituzione vuol dire lasciare le prostitute in una zona d’ombra in cui quello che fanno non viene mai considerato completamente legale. C’è’ sempre il rischio di incorre in qualche reato.
      Eliminando i reati di favoreggiamento e di sfruttamento (quest’ultimo relativamente alla possibilità’ di organizzarsi con altre persone per l’esercizio della prostituzione), si garantirebbe finalmente a tutte le prostitute la piena libertà’ di esercitare la professione, stabilendo una volta per tutte che gli organi di polizia non hanno nessun diritto di intromettersi nella libera sessualità’ degli adulti.

      • “se sta in affitto il padrone può essere incriminato per favoreggiamento”: non è vero. http://www.altalex.com/documents/news/2014/09/05/locare-immobile-a-prostituta-non-e-favoreggiamento-se-a-prezzo-di-mercato

        Il dramma è che il dibattito sull’argomento è viziato da tanta, tanta disinformazione.

      • IDA ha detto:

        Legalizzando lo sfruttamento legalizzi la tratta, e nella tratta libertà non esistono. La libertà di sfruttare non è una libertà sessuale. Una prostituta che vuole esercitare, ha la possibilità in italia di farlo e non commette reato. Si dirà che anche in italia, c’è la tratta. Certo, ma ci sono gli strumenti per perseguirla, se poi non viene fatto, è un’altro discorso. Se in italia si vuole risolvere il problema della prostituzione coatta, non si deve legalizzare lo sfruttamento, perchè togli gli strumenti a chi la deve combattere, ma agire sulla criminalità organizzata e la corruzione politica. Nazioni Unite nel rapporto contro la tratta degli esseri umani, dice che la tratta è alimentata dalla regolamentazione, criminalità organizzata, e corruzione politica. http://www.unodc.org/unodc/en/treaties/CTOC/index.html
        La prostituzione è costituita, da libera scelta e non. a me interessa salvaguardare tutte e due, chi ha scelto e chi no.
        La regolamentazione non garantisci la libertà della prostituta, ma dello sfruttatore. Con la regolamentazione lo stato, mette paletti regole e criteri per prostituirsi. Al contrario di quello che pensi, con l’abolizionismo lo stato si tira fuori. (è vietato prostituirsi in Italia nei locali pubblici e in presenza di minori.)
        In realtà la libertà della prostituta è solo un pretesto, ed è molto chiaro, che non interessa nessuno la libertà delle prostitute. Basta vedere come si sono mosse le amministrazioni comunali negli ultimi anni, dove il problema non è la libertà ma solo il “decoro”.
        Nella prostituzione, la libertà di scelta, è solo quella del cliente, quella della prostituta si da per scontato, ma non lo è.

  10. IDA ha detto:

    Jürgen Rudloff. Proprietario della catena dei bordelli “Paradise” in Germania.
    Di fronte a un pubblico televisivo di milioni di persone, ha detto più volte che non aveva niente a che fare con la tratta di esseri umani e la prostituzione coatta.
    “Le ragazze sono registrate e i loro dati denunciati alle autorità. Sono le autorità che devono controllare l’origine delle ragazze, non io.”
    Mentre dichiarava : “Liberiamo la prostituzione dall’ immagine scadente del crimine”. Il suo addetto stampa, del “Paradise” di Saarbrücken, è fermato in Romania per sospetto traffico di esseri umani.

  11. primavera ha detto:

    Felice di non dover più leggere commenti di Dadd. Felice di continuare ad apprendere dal tuo blog e i suoi utilissimi link.
    Dubito che possa esserci veramente libera scelta nel prostituirsi perché fondamentalmente è sempre uno sfruttamento di un essere umano. A molti uomini però non entra in testa questo concetto e si illudono che andare a puttane sia una sorta di beneficenza. Mi associo a ida: usate tutta questa veemenza per difendere i diritti di chi non vuole prostituirsi.

    • Zorin ha detto:

      A te non entra in testa che ci sono donne che fanno volentieri e con passione quel lavoro.

      • Sebbene io non ne abbia mai conosciuta nessuna, non escludo affatto che esistano.
        Il punto è che la loro esistenza non mina assolutamente la mia convinzione in merito al fatto che la prostituzione contribuisca al perpetuarsi di una cultura patriarcale che percepisce le donne come “a servizio” dell’uomo.

      • IDA ha detto:

        Si! Ma ci sono anche quelle che non hanno scelto, perchè nessuno le considera? Per voi esistono solo quelle volontarie, volenterose e passionarie.

      • Antome ha detto:

        Prima di tutto vengono quelle che non l’hanno scelto, che vanno tolte dalla strada (nel senso buono) in ogni modo. Secondo il diritto, anche in caso di “libera scelta” dovuta a necessità, il diritto a non doversi prostituire per vivere, cosa che i libertariani preferiscono ignorare, perchè per loro esistono solo diritti negativi. Se gli dici sono costretto dalla fame ti rispondono “ah la natura ti opprime? Da che mondo e mondo l’uomo ha dovuto lavorare per non morire di fame.” Ignorando la natura di sfruttamento (nel senso della possibilità di perseguirlo) di buona parte del lavoro salariato, che non è la stessa cosa di darsi da fare per vivere coltivando la terra, aiutarsi collaborando e condividendo i frutti etc.
        Chiusa parentesi, teoricamente ci sono molte alternative alla prostituzione, ma in un mondo di competizione per il lavoro è più facile, in assenza poi di strumenti culturali, pensare che sia la strada.
        Curiosità, come mai molte prostitute libere professioniste affermano di guadagnare un sacco “meglio che fare l’operaio”?
        Questo significa che bisogna distinguere, fatti salvi tutti i casi di cui sopra, e sapientemente da voi illustrati in cui lo si deve a condizioni di necessità o di sfruttamento, il caso in cui la donna sia libera professionista, pur condividendo il fatto che “la prostituzione contribuisca al perpetuarsi di una cultura patriarcale che percepisce le donne come “a servizio” dell’uomo.” svilendo comunque anche il maschio, rimane una sua libertà di disporre di sè.

  12. legittimo successore della divina scuola ha detto:

    ma sei io che sono disoccupato da due anni volessi guadagnare qualche soldo prostituendomi, dovrei vedere la mia libera scelta limitata da ideologhi anti-libertari?
    tra l’altro le prostitute saranno a malapena uno 0,X% della popolazione femminile, in che modo incidono sulle rimanenti donne? se vivessimo in una società dove il 50% delle posizioni di potere sono di sesso femminile e uomini e donne guadagnano lo stesso, probabilmente quello 0,X% non sparirebbe.

    • Ma se io sono povera e disoccupata, ha senso definire “libera scelta” quella di prostituirsi piuttosto che morire di fame?
      E comunque: la discussione non verte affatto sul diritto delle persone a sopravvivere, ma sul presunto diritto ad avere la garanzia di fare sesso, sebbene questo influenzi il mercato delle schiave del sesso.

    • IDA ha detto:

      In Italia, sei libera/o di prostituirti, non è un reato. Ne sei a conoscenza di questo?
      In Austria, dove è regolamentato lo sfruttamento, questa libertà viene meno, perchè sei schedata, senza tessera sanitaria non puoi esercitare, lo stato stabilisce il come e il dove. Poi libertari, cosa intendi per libertari? fascisti illuminati di ispirazione liberale? Vi vergognate talmente delle vostre idee che copiate termini che già esistevano. Libertario era una bella parola, poi sono arrivati i liberali del nuovo millennio e hanno infangato, confuso e corrotto.

    • Antome ha detto:

      Quello che illustri è un cogente problema del capitalismo, essere costretti ad accettare contratti per necessità e appunto non è libertà nè materia di libertari, semmai di “libertariani” randiani misesiani che non si pongono il problema.
      Io sono libertario e per me una donna può liberamente prostituirsi e la tutela dell’autonomia contro lo sfruttamento dovrebbe estendersi a gran parte del settore salariato.

  13. IDA ha detto:

    @Zorin. Se c’è una cosa capziosa è proprio il documento di Amnesty, il quale prevede e analizza solo unicamente la criminalizzazione e decriminalizzazione, esistono anche altre opzioni, che in maniera subdola omette. Dalla decriminalizzazione alla regolamentazione c’è una bella differenza, che Amnesty ignora. Lo sfruttamento e la tratta degli esseri umani è una violazione dei diritti umani, che Amnesty ignora. Si lo so, dicono che la tratta non ha nulla a che fare con la prostituzione, ma non dicono cosa è ne come distinguerla, quindi è solo ipocrisia.
    Che poi la regolamentazione sia più favorevole dei diritti umani è una leggenda, non esiste nessun dato a sostegno. Esempio, gli Stati Uniti: escluso il Nevada dove è regolamentata, negli altri stati è illegale, basta prendere i dati di qualsiasi stato americano e confrontarlo con il Nevada, sia dal punto di vista dello sfruttamento, della sicurezza, della salute ecc. Gli Stati Uniti ci dicono che la criminalizzazione è più rispettosa dei diritti umani della regolamentazione. Detto questo io sono contro la criminalizzazione, come sono contro la regolamentazione. Perchè nessuno dei due rispetta i diritti umani. Considerando che prostituirsi è un diritto e non una libera scelta. Un diritto umano, inviolabile che non può essere in nessun modo criminalizzato. Considerando questo, acquistare sesso, non è un diritto umano, lucrare sulla prostituzioni di altri, non è un diritto umano.

  14. artemis ha detto:

    Faccio notare che Amnesty international ,durante questa ricerca durata due anni , ha ascoltato numerose associazioni femministe favorevoli al modello svedese , gruppi di rappresentanza di sopravvissute alla prostituzione , organizzazioni abolizioniste/i e quant’altro . Nonostante ciò , Amnesty rifiuta in toto il modello abolizionista e promuove invece la ” decriminalizzazione ” della prostituzione . é doveroso anche precisare che la ricerca di Amnesty è rivolta esclusivamente alla tutela e protezione delle prostitute , non ad altri soggetti , tipo i clienti in generale o i proprietari di locali dove la prostituzione è legale . Ovviamente , in uno studio così ampio , sono stati sentiti anche vari organi di polizia e governativi in svariate parti del mondo . Evidentemente i vari soggetti che chiedono a gran voce il modello svedese non sono risultati molto credibili …

    • Il fatto che Amnesty abbia preso una decisione ci dimostrerebbe che è la decisione giusta?

    • IDA ha detto:

      Dici: “Amnesty rifiuta in toto il modello abolizionista e promuove invece la ” decriminalizzazione ” della prostituzione .”
      Domanda 1 : l modello abolizionista cosa criminalizza? Chi criminalizza?
      Domanda 2 : La decriminalizzazione, cosa decriminalizza e chi decriminalizza?

      In che modo Amnesty pensa di tutelare e proteggere le prostitute? Tutelarle e proteggerle da chi? Da che cosa?
      Se i sostenitori di un certo modello non sono credibili, non vuol dire che il modello non sia credibile.
      Se hanno impiegato anni in ampi studi e hanno ascoltato tutti, questo non vuol dire che la decisione presa sia giusta. Anche perchè non possiamo verificare, perchè ci sono dichiarazioni di principio ma non dati, ci viene detto che la loro decisione è stata presa su tanti dati, ma non su quali.
      Il criterio di selezione dati? Sconosciuto!
      Metodo adottato? Sconosciuto!
      Non stò difendendo un modello o un’altro, ma sto parlando di Logica e Metodo.
      Si potrebbe parlare anche di coerenza, forse Amnesty, si è dimenticata dei suoi rapporti sulla prostituzione in Germania durante i campionati del mondo del 2006? Erano falsi i suoi rapporti di allora? Ha cambiato idea? Perché? Sono cambiate le condizioni? Anche qui mancano elementi e dati.
      I rapporti contro la tratta e lo sfruttamento sessuale dei minori, di Amnesty, in questi anni erano tutti falsi?

  15. artemis ha detto:

    La ricerca di Amnesty International è talmente fantastica che ha dato ascolto anche a quelle associazioni abolizioniste che piacciono tanto a te … peccato che non gli ha creduto …

    • E’ ridicola questa conversazione, te ne rendi conto vero?

      • artemis ha detto:

        Se è ridicola perchè hai pubblicato questo articolo ? Qui di ridicolo c’è soltanto il tentativo di far credere che tutte le prostitute sono schiave e tutti i clienti sono sporchi e cattivi .

      • 1. se amnesty è giunta alla conclusione che la depenalizzazione del reato di sfruttamento della prostituzione è la giusta soluzione, allora deve essere per forza vero
        2. Non è vero che tutte le prostitute sono schiave (e chi lo avrebbe detto?)
        Se non hai altro di interessante da dire, grazie del prezioso contributo e alla prossima.

    • IDA ha detto:

      Non deve credere alle femministe, ma ai dati ed elementi oggettivi:
      Leggo da Amnesty: “Le ricerche indicano che per chi vende sesso è indispensabile lavorare in un ambiente sicuro (per esempio con altre colleghe, con segretarie, buttafuori, con l’appoggio della polizia), poter selezionare i propri clienti, mantenere la decisione ultima sui servizi che offre, e poter dire no in ogni momento. Queste misure minime sono vietate da moltissime legislazioni, inclusa quella svedese e la nostra, mentre non lo sarebbero in un regime di decriminalizzazione”
      Quali ricerche?
      Perchè se io prendo i dati e scopro che dal 2000 a 2010, in 10 anni, in Olanda sono state uccise 137 prostitute, Danimarca 46, Germania 35 paesi in “regime di decriminalizzazione”. Svezia 1 (una) e uccisa dal marito, non in ambiti prostituivi.
      Poi vorrei anche conoscere in quale sistema e in quale paese la prostituta può “poter selezionare i propri clienti, mantenere la decisione ultima sui servizi che offre, e poter dire no in ogni momento.” Questo è un paese delle favole che non mi risulta che esista, se Amnesty sa dov’è perchè lo tiene segerto?

      • artemis ha detto:

        A proposito di dati manipolati … http://www.certidiritti.org/2015/02/21/6356/
        Particolarmente divertente è l’avvocato che afferma che il 97% delle prostitute lavora sotto costrizione ! Forse le ha contate personalmente una ad una ! E naturalmente voi ci credete ! Siete fantastiche !

      • Invece dovremmo credere a te, giusto? E per quale motivo?

      • IDA ha detto:

        Ho posto dei problemi e delle domande, ma vedo che non si vuole rispondere, ma mi pubblichi un link, che è un minestrone ideologico, di opinioni selettive, non a caso io prima ho parlato di logica e metodo.
        Per dimostrare l’infondatezza del metodo “Svedese” (ricordo che la Svezia tutti gli anni pubblica dei rapporti, ma sembra che nessuno li legga). Comunque dicevo per dimostrare la fallacia del modello svedese si citano delle “opinioni”, di una ricercatrice e quelle di un avvocato irlandese. (anche qui, logica? Metodo?).
        Poi c’è il professorone: “Ho studiato le cifre tedesche dal 2002 e si è registrato un calo del numero di persone accusate e condannate per reati connessi alla tratta.” Certo che c’è stato un calo, il reato di tratta se non è minorenne non è perseguibile, quindi che cazzo ha studiato. Se io abolisco il reato di “ricettazione”, da domani la ricettazione scomparirà, ma solo come reato. Già di per se la tratta è invisibile, se poi uno non la vuol vedere, non la vede. Ci sono tanti indicatori che ci denunciano la tratta, il numero delle persone prostituite straniere, il paese di origine e il continuo spostamento da un bordello ad un altro.
        Un minestrone di tante opinioni, scollegate le una dalle altre.

  16. ... ha detto:

    Ida, non so se ri rendi conto, ma è difficile rispondere alle tue domande, perché tu neghi in partenza la realtà. Amnestry produce un documento in cui scrive chiaramente che: A) nel documento si parlerà dei diritti umani di chi si prostituisce; B) che chi si prostituisce, esclusi i minori, che per definizione non possono essere considerati “sex worker”, in nessun caso dovranno essere passibili di reato; C) che qualsiasi legge uno Stato prenda in considerazione dovrebbe partire dall’attenzione ai diritti umani di chi si prostituisce; D) che in ogni caso questo documento prodotto non cambia la linea politica di Amnesty che considera il traffico di esseri umani ai fini dello sfruttamento sessuale un reato. Se tu come chiunque altro, titolare del blog compresa, dopo un documento del genere continui a tirare in ballo lo sfruttamento, la tratta e ancora i minori, perché poi ti aspetti che qualcuno possa rispondere alle tue domande?

    • Intanto, considerare la tratta ai fini di sfruttamento della prostituzione una attività criminale e nel contempo lo sfruttamento una attività legittima, senza prendere in considerazione il fatto che chi traffica e chi sfrutta sono le medesime persone, ci dice che non è stata fatta una analisi seria del fenomeno e delle sue dinamiche…

    • ... ha detto:

      Nel testo che mi hai linkato, c’è sritto e ribadito che la loro politica non concerce la protezione dei papponi (Amnesty International firmly believes that those who exploit or abuse sex workers must be criminalized), ma che sotto certe leggi sono passati provvedimenti che criminalizzano chi si prostituisce , e ci sono due esempi: persone sfrattate e il fatto di considerare un “bordello” una situazione in cui ci sono due sex worker. Quello che sta specificando Amnesty è che qualunque legge scritta in materia non dovrà criminalizzare chi si prostituisce. Non c’è scritto da nessuna parte, per questo ho chiesto dove fosse scritto nel loro testo, che lo sfruttamento vada depenalizzato.

      • Ciò che si continua a dire a proposito di questi buoni propositi è che nei paesi nei quali si è regolamentata la prostituzione, rendendo pienamente legale l’attività dei gestori dei bordelli, l’effetto non è stato di contribuire positivamente alla battaglia contro lo sfruttamento delle vittime di tratta, né di migliorare lo status delle prostitute.
        In Spagna dal 1995 sono depenalizzati i proprietari dei bordelli, e il risultato è questo: http://consumabili.blogspot.it/2013/03/paradiso-per-trafficanti-di-donne.html
        Si citano questi casi di libere sex worker perseguitate dalle forze dell’ordine – sempre in generale, senza citare nomi o circostanze, come se il fenomeno fosse endemico e il più urgente da contrastare – mentre in questo post, firmato da una associazione di sopravvissute alla prostituzione, si denuncia una realtà ben diversa: i gestori di bordelli sono di fatto sfruttatori, nella stragrande maggioranza dei casi.

      • ... ha detto:

        Ciò che continui a ripetere è un’obiezione a una proposta che Amnesty non ha fatto, ovvero non sta scritto da nessuna parte di regolamentare la prostituzione depenalizzando i gestori dei bordelli. Quindi non si capisce il senso di queste obiezioni. Posso capire il senso di farle una volta, obiezioni alle quali Amnesty ha risposto, prima con una breve risposta sulla loro pagina e poi con la pubblicazione delle Q&A, una volta che la bozza è stata approvata. Dopodiché resta ciò che sta scritto.

      • Ma come non sta da nessuna parte! Ti ho messo il link!

      • ... ha detto:

        se intendi il link all’articolo dell’huffington post, sei in errore, e ti ho già risposto. Non puoi prendere ciò che uno pensa che dica una proposta per dire cosa c’è scritto nella proposta. E non puoi neanche estrapolare dal contesto il suggerimento che le misure che indirettamente possono danneggiare i diritti e la sicurezza di chi si prostituisce e confonderli con l’idea che stanno promuovendo la depenalizzazione dello sfruttamento. Non posso pensare che confondi le cose. Tu hai scritto che Amnesty considera lo sfruttamento un’attività legittima e io ti ho mostrato il punto sei e altri passaggi nei quali Amnesty sostiene di essere fermamente contraria allo sfruttamento e nella linea guida c’è scritto che gli stati hanno l’obbligo di proteggere chi si prostituisce dallo sfruttamento e possono usare leggi per perseguirlo. Ma ancora Amnesty, per chiarire ogni dubbio, pubblica le Q&A in cui c’è scritto: Our policy is not about protecting “pimps”. Third parties that exploit or abuse sex workers will still be criminalized under the model we are proposing. Ora tu mi vuoi dire che tutto ciò è scritto perché si considera lo sfruttamento un’attività legittima?

      • Ti ho linkato la pagine di Amnesty, spiegandoti contestualmente che sostenere di non essere pro-sfruttatori (pimp) e a difesa dei diritti dei brothel-keepers non ha molto senso.

      • ... ha detto:

        To be clear, our policy is not about protecting “pimps”. Amnesty International firmly believes that those who exploit or abuse sex workers must be criminalized. But the reality is laws which criminalize ‘brothel-keeping’ and ‘promotion’ often lead to sex workers being arrested and prosecuted themselves. In Norway we found evidence that sex workers were routinely evicted from their homes under so-called ‘pimping laws’. In many countries of the world, two sex workers working together for safety is considered a ‘brothel’.

        questo è quel che c’è scritto. I diritti dei brothel keeping non vengono nominati, anzi, e viene ribadito più volte che questa direttiva non riguarda loro. In questo passaggio in particolare c’è scritta una cosa ben diversa, ovvero che ci sono leggi che per criminalizzare una cosa finiscono per criminalizzare anche chi si prostituisce, e questo è sbagliato. Non ti viene il dubbio che forse ti stai sbagliando?

      • Io e una marea di altra gente.

    • IDA ha detto:

      Quale realtà io negherei?
      Non mi sembravano difficili da rispondere, ma solo per fare chiarezza perchè la posizione di Amnesty mi sembra molto “ambigua” diciamo così.
      Sfruttamento e tratta, fanno parte della prostituzione, le vittime di tratta sono prostitute o no? Come le considera Amnesty?
      “promozione dell’uguaglianza di genere e dei diritti delle donne.” In questo contesto la prostituzione come la considera? Uguaglianza di genere?
      Proteggere le prostitute dallo sfruttamento: In che modo, regolandolo?
      Anche a queste non si può rispondere?

      • ... ha detto:

        By definition, sex work means that sex workers who are
        engaging in commercial sex have consented to do so, (that is, are choosing voluntarily to do so), making it distinct from trafficking.

        the terms sex worker and sex work are not applicable to children

        Risposta alla domanda uno.

        La domanda due forse può trovare risposta in questo
        9. As a human rights organization, does this votemean that you are promoting sex work?

        No. We do not believe that anyone should enter sex work against their will and should never be forced or coerced into being a sex worker. There is evidence that sex workers often engage in sex work as their only means of survival and because they have no other choice. This only perpetuates the marginalization of sex workers and this is why we want to ensure we have a policy in place that advocates for their human rights.

        la risposta alla domanda tre sta già scritta sopra, la riporto:
        Punto 6) States have an obligation to ensure that sex workers are protected from exploitation and can use criminal law to address acts of exploitation.

        Ritieni che siano posizioni ambigue?

      • Certo che sono ambigue: “There is evidence that sex workers often engage in sex work as their only means of survival and because they have no other choice”, che è quello che sostengono tutte le persone che contestano la definizione di sex work come attività praticata da chi l’ha volontariamente scelta (“sex work means that sex workers who are engaging in commercial sex have consented to do so – that is, are choosing voluntarily to do so”).
        Ha senso considerare la prostituzione una scelta, quando non c’è altro da scegliere oltre quella? E soprattutto, ha senso continuare a considerarla un’opportunità di lavoro, quando chi si occupa del recupero delle sopravvissute, ci racconta che è un’attività che procura danni permanenti alla salute di chi la pratica? https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/02/03/scienziati-per-un-mondo-senza-prostituzione/
        In questo articolo recente sulla questione si sottolinea la contraddizione implicita nella politica di Amnesty International.
        http://theconversation.com/does-decriminalising-pimping-further-womens-rights-46083
        “we know that gender inequality and other forms of inequality and discrimination are forcing, or pushing people into the sex industry” ammette Amnesty.
        Si chiede l’autrice: “What does individual autonomy and consent really equate to in this context of force, systemic poverty, discrimination and gender inequality?”

      • artemis ha detto:

        ” La Svezia tutti gli anni pubblica dei rapporti , ma sembra che nessuno li guarda ” . Si , in effetti in Svezia tutti gli anni pubblica dei rapporti . Ecco a voi un rapporto ufficiale della polizia svedese , peccato però che non dimostra nessuna diminuizione della domanda di sesso a pagamento … questa è una dettagliata analisi , in inglese .
        Cito soltanto le conclusioni : ” In sum , the officiall data on purchasing sex and sex trafficking in Sweden give no indication that eider offence has decreased – and/or that it continues to decrease – since buying sex was criminalized ” .
        http://factsaresacred.ie/politics/has-demand-for-prostitution-declined-in-sweden/
        Sorvolo sulla tua affermazione secondo la quale la Germania non perseguisce il reato di tratta a meno che non siano minorenni … certo , te tra poco configuri il reato di tratta anche per il taxi che trasporta le prostitute sul posto di lavoro !
        Stai semplicemente dipingendo un mondo che non esiste

      • Se lo dici tu. La tua fonte cos’è? Un articolo nel quale si riportano delle tabelle prese da dove? Non c’è un link, una bibliografia…
        Questa è una ricerca: http://eprints.lse.ac.uk/45198/1/Neumayer_Legalized_Prostitution_Increase_2012.pdf, condotta tra l’altro da ricercatori che si dichiarano contrari alla penalizzazione della domanda, sostenendo che un regime “proibizionista” andrebbe a ledere la “libertà di scelta” dei fornitori e fruitori del servizio (pag.26 “Prohibiting prostitution also raises tricky “freedom of choice” issues concerning both the potential suppliers and clients of prostitution services). Nonostante ciò, numeri alla mano, sono costretti ad ammettere che nei paesi nei quali la prostituzione è regolamentata si registra un maggiore flusso in ingesso di persone trafficate rispetto ai paesi nel quali non è stata fatta questa scelta; l’analisi dei dati prima e dopo la “brothelisation”, dimostra che questo ha causato un aumento del traffico di esseri umani.
        Questo ci dice che la posizione di Amnesty è più ideologica che basata sull’analisi di dati concreti.

  17. artemis ha detto:

    Qui se andiamo avanti a far vedere ognuno quello che più ci piace non la finiamo più … esistono studi e ricerche che dicono quello che sostieni tu , ed altre che sostengono quello che dico io .
    Chiunque legge potrà farsi una opinione su chi ha una posizione ideologica e chi no … nell’ultimo link che io ho pubblicato , però , ripeto , stiamo parlando di un rapporto ufficiale della polizia svedese … dal quale si evince in modo chiaro ed inequivocabile che non esiste nessuna prova che in Svezia , da quando è in vigore l’attuale legge , sia diminuita la domanda di sesso a pagamento , nè tantomeno il ” trafficking ” . O forse secondo te la polizia svedese dichiara il falso ?

    • Non è un rapporto ufficiale della polizia svedese, è un articolo che riporta delle tabelle con delle scritte in svedese senza fornirci il contesto dal quale le ha estrapolate.

      • artemis ha detto:

        Infatti io ho parlato di una analisi di questo rapporto ufficiale della polizia svedese . Se vuoi direttamente il testo , prova a cercarlo in rete . Io ci sto provando , ma non lo trovo .
        Ho tuttavia l’impressione , anche se lo trovo e te lo pubblico , che non ci crederesti lo stesso !

      • L’articolo che riporti si limita a mettere in dubbio le dichiarazioni di chi afferma che la legge ha avuto un impatto positivo, senza comunque affermare nulla con certezza (the official data on purchasing sex and sex trafficking in Sweden give no indication that either offence has decreased – and/or that it continues to decrease – since buying sex was criminalised) sostenendo che le tabelle che ha pubblicato non forniscono alcuna indicazione in tal senso. Nel contempo però ci dice che la polizia conferma quanto affermato dagli attivisti (It is true that the Swedish police themselves have sometimes made the same claim), ovvero che “that practice (la criminalizzazione di clienti e sfruttatori) shows that this approach reduces demand for prostitution and incidences of trafficking for sexual exploitation.”
        A che cosa dovrei credere?

    • IDA ha detto:

      Il solito rapporto ufficiale della polizia, ormai mitico e leggendario, intanto non è un rapporto ufficiale della polizia, ma riprende dati ufficiali della polizia e se permetti è un’altra cosa. Perchè i dati possono essere letti in tanti modi. e in maniera strumentale in questo caso. I dati parlano dei reati commessi e perseguiti, non della domanda e offerta. Non viene sostenuto che la prostituzione è scomparsa, ma che è diminuita. Quindi bisogna analizzare la domanda e l’offerta, non i reati, a limite l’aumento dei reati perseguiti , vuol dire che la legge funziona. Dati ufficiali: 1999 prostitute in Svezia, 2500-
      2010 meno di 1000. questa è l’offerta. La domanda nello stesso periodo dal 13% è passata a meno dell’ 8% . Quindi come fai a dire che non è calata la domanda?
      Audizione dell’ispettore Simon Häggström :: “8 clienti su 10 ammettono immediatamente sul posto di aver commesso il reato. 9 donne prostituite su 10 testimoniano. Quando si arrestano dei clienti, molto spesso si trovano i magnaccia. In un giorno solo, quindi si può arrestare un cliente, un magnaccia e si può indirizzare una vittima da un’assistente sociale. L’applicazione di questa legge non richiede enormi risorse: 2 poliziotti e in un solo giorno si concludono molti casi”.
      http://videos.senat.fr/video/videos/2014/video22850.html

      A questo punto conosco già la tua risposta, mi dirai perché è clandestina. Ti risponde Lise Tamm, procuratore capo del tribunale internazionale di Stoccolma: [Che la legge sulla prostituzione abbia prodotto un aumento della clandestinità] “è un mito infondato. Coloro che continuano a sostenerlo, portino le prove! Prove che io non ho mai visto. Eppure opero sul campo!…E’ un mito…E’ un argomento infondato…All’epoca, nel 1999, pensavo che la prostituzione sarebbe diventata clandestina. Non era vero!”
      https://rememberresistdonotcomply.wordpress.com/2013/11/20/une-procureure-de-stockholm-decrit-la-reussite-de-l-abolitionnisme-en-suede/
      Lo so, a questo punto mi dirai, non è dimostrato ma non si può escludere che ci sia la prostituzione clandestina. Certo non si può escludere nemmeno un’imminente invasione dei Wraith dalla galassia di Pegaso!
      Sull’aumento in internet, non si è verificato solo in Svezia, ma in tutto il mondo, quindi non c’entra nulla il modello.

    • IDA ha detto:

      Sulla Germania, mi spiego meglio, lo so in Germania, c’è il reato di tratta, ma se non è minorenne, non è dimostrabile, non lo dico io, ma l’associazione magistrati . Come per lo sfruttamento, la legge dice che per sfruttamento deve essere sottratto alla prostituta, oltre il 50% dell’incasso. Ma come fai a dimostrarlo se è stato sottratto più del 50%?
      Jürgen Rudloff, proprietario del Paradise, la famosa catena dei bordelli tedeschi. Viene chiamato Mastro Lindo, perchè in tutte le indagini a suo carico ne esce fuori pulito. è stato fotografato con noti trafficanti quelli che una volta si chiamavano “negrieri”, è stato dimostrato e lui stesso lo ha ammesso che il suo soggiorno a Maiorca era pagato da un noto trafficante. Si è difeso dicendo: ” Si li conosco, ma con loro non ci faccio affari”. Dimostrato che molte ragazze trafficate hanno lavorato nei suoi locali, e lui come si è difeso? “Le ragazze sono registrate e i loro dati denunciati alle autorità. Sono le autorità che devono controllare l’origine delle ragazze, non io.”
      Alcuni dei suoi collaboratori sono stati arrestati in pesi dell’est per tratta, ma lui ne esce pulito.
      Entro la fine dell’anno avrà un processo, con più di trenta capi d’imputazione, che vanno dal tentato omicidio, tratta, sfruttamento ecc.. Ma se viene condannato sarà condannato solo per evasione fiscale, perchè così come è la legge tedesca certi reati come la tratta, se la vittima non è minorenne praticamente è impossibile dimostrarlo.

  18. artemis ha detto:

    Infatti io ho scritto ” non esiste nessuna prova che in Svezia , da quando esiste l’attuale legge , la domanda di sesso a pagamento sia diminuita , tantomeno il trafficking ” . Non ho parlato di certezze . D’altra parte , quando un fenomeno è totalmente sommerso e clandestino , é difficile quantificarlo . Comunque , sulla situazione in Svezia , ce ne sono tanti di studi che dicono che la legge è stata fallimentare . Ad esempio , sperando di non esagerare , e contraddicendo me stesso quando ho scritto che in questo modo non la finiamo più , ti pubblico un altro link , purtroppo anche questo in inglese , e molto lungo … ma anche molto esaustivo . http://www.petraostergren.com/upl/files/54259.pdf

  19. artemis ha detto:

    Come volevasi dimostrare ognuno cita i suoi di studi … aggiungo soltanto che Massimo Lizzi è quello che ha pubblicato un articolo di Melissa Farley dove si diceva che la legge sulla prostituzione in Nuova Zelanda era stata fallimentare . Proprio la stessa legge che invece Amnesty International considera la migliore in assoluto ! Io preferisco credere ad Amnesty invece che ad una attivista anti-prostituzione … suppongo che siano più obiettivi , e credibili … adesso mollo perchè devo andare via . ciao

    • Maelissa Farley è una psicologa clinica, ricercatrice e fondatrice della Prostitution Research and Education (organization). Quali dovrebbero essere i suoi “secondi fini” per pubblicare falsità? Quale dovrebbe essere il secondo fine di chi promuove un sistema rispetto ad un altro?

    • IDA ha detto:

      Se Amnesty International considera Il modello della Nuova Zelanda il migliore in assoluto, questo spiega tante cose.

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