Il campo di battaglia

Le indagini in corso a proposito degli affidi in Val d’Enza, hanno sollevato, come è giusto che sia, un acceso dibattito. Visto che più di una persona mi ha “tirato in causa”, attribuendomi l’appartenenza ad una “fazione”

o ad un’altra

mentre alcuni addirittura ritengono che io debba delle scuse ai miei lettori

ed altri si divertono a fare dell’umorismo di cattivo gusto (se così vogliamo chiamarlo) sui temi sovente trattati in questo blog

mi sembra giusto avviare una riflessione personale sulla mia appartenenza a qualcuno di questi gruppi attualmente in guerra.

La scelta del termine “guerra”, devo essere onesta, non è un’idea mia. L’ho rubata ad un vecchio articolo di Repubblica a firma Jenner Meletti dal titolo “Due scuole di pensiero duramente contrapposte – È guerra tra le associazioni che difendono i bimbi dagli abusi“, che ci raccontava di una “guerra prima sotterranea – o chiusa nelle aule dei tribunali” venuta alla luce proprio grazie ad un controverso caso di violenza su un minore; una guerra tra due scuole di pensiero, che farebbero capo a due documenti programmatici in tema di tutela del bambino maltrattato: la “Dichiarazione di consenso in tema di abuso sessuale all´infanzia”, consultabile sul sito del CISMAI, e la “Carta di Noto – Linee guida deontologiche per lo psicologo forense“.

Come si evince da Repubblica, e come emerge da un articolo dell’indagato Claudio Foti che ho trovato in rete, la questione ruota attorno ai cosiddetti “falsi positivi”.

Lo stesso Foti ammette nell’incipit che “l’ipotesi della falsa accusa va sempre presa rigorosamente in considerazione ed esaminata nelle sue diverse varianti legate al possibile fraintendimento da parte del bambino o dell’adulto che sostiene la denuncia, alla possibile induzione conscia e inconscia da parte di un adulto presente nell’ambiente di vita del minore e alla possibile volontà di mentire del bambino stesso. Le false denunce di abuso rappresentano una questione clinica e diagnostica, di grande rilievo e a cui prestare la massima attenzione”, ma prosegue affermando che, sulla base dell’esperienza accumulata e degli studi sulla questione (alcuni dei quali erano citati nel post sotto al quale si pretendono le mie scuse) la false accuse di abuso sessuale sui bambini sono un evento tanto raro (ed altri studi in proposito li trovate qui) quanto enfatizzato a causa della “resistenza sociale, ideologica ed emotiva nei confronti del riconoscimento dell’abuso sessuale sui bambini”.

Secondo il professore e avvocato Guglielmo Gulotta, citato da Repubblica, un simile approccio è all’atto pratico inadeguato perché  “Non viene neanche presa in esame l´ipotesi che il sospettato possa essere innocente”. Sempre su Repubblica il dottor Giovanni Battista Camerini afferma he si tratterebbe di “una cultura dell´abuso tutta fondata sulla denuncia, con poca attenzione alle risorse che possono essere presenti nella famiglia. Si preferisce allontanare il minore, con il rischio di valutazioni superficiali e di decisioni affrettate”. Per questo motivo, la Carta di Noto nella sua premessa pone l’accento sull’idea che i bambini siano sempre da considerarsi “testimoni fragili”, perché “educati a non contraddire gli adulti e non sempre consapevoli delle conseguenze delle loro dichiarazioni e, pertanto, propensi a confermare una domanda a contenuto implicito. Richiesti da un adulto, i bambini possono mostrarsi compiacenti (cioè tendono a conformarsi a ciò che presuppongono sia desiderato dall’interrogante) e persino suggestionabili (cioè si convincono intimamente che le cose sono andate in un certo modo, così come più o meno esplicitamente suggerito dall’interrogante)”. Essi inoltre, proprio “a causa della loro maggiore suggestionabilità, della loro dipendenza dal contesto ambientale e dalla difficoltà nel corretto monitoraggio della fonte di informazioni (esperienza vissuta, assistita o narrata)”, avrebbero grossa difficoltà a riportare alla memoria quanto loro realmente accaduto.

La questione dell’attendibilità dei racconti dei bambini è tutt’altro che priva di aspre controversie nel mondo scientifico, non soltanto in Italia (c’è chi sostiene che possano addirittura rivelarsi meno suggestionabili degli adulti, ad esempio) e non troverete certo qui le risposte alle domande che un simile dibattito inevitabilmente ci pone.

Non è per fornirvi delle risposte che sto scrivendo questo post, ci mancherebbe altro.

Piuttosto, è della collocazione dei drammatici resoconti sui crimini in Val d’Enza in questo dibattito, che vorrei discutere.

A leggere le intercettazioni fornite dalla stampa, i detrattori (a parole) della Carta di Noto appaiono invece come i suoi più ferventi sostenitori nei fatti, visto che il loro piano criminale consisteva nel manipolare il “testimone fragile” (il bambino) per fargli ammettere traumi e maltrattamenti allo scopo di ottenere la diagnosi più utile ad un provvedimento d’urgenza atto a sottrarre i bambini alle famiglie per affidarle ad ex ed amici ed intascare così il denaro dei sussidi e delle terapie.

Dove è finito il bambino “competente ed attivo” descritto da Claudio Foti nel suo articolo? Come coniugare quel bambino capace di opporre “resistenza alla suggestionabilità”, di “perseguire una strategia propositiva autonoma” che Foti ci descrive, con il crudele proposito di condizionare dei bambini?

Una persona veramente convinta di quanto enunciato dal fondatore della onlus Hansel e Gretel – ovvero che il bambino non è “talmente passivo e manipolabile da non avere nessuna speranza di veder riconosciuta nelle proprie espressioni verbali o extraverbali una qualche capacità di trasmettere la propria autonoma volontà comunicativa” – non avrebbe certo imbastito una truffa ai danni dello Stato basata sulla possibilità di suggestionare un gran numero di bambini.

E badate, non sto suggerendo che non l’abbiano fatto.

Alla luce di quanto emerso fin’ora, è molto più logico supporre che non credessero ad una virgola di quello che ci andavano raccontando; le loro parole, alla luce di quanto leggiamo, assumono i contorni foschi della casetta fatta di pane, ricoperta di focaccia e con le finestre di zucchero trasparente dei fratelli Grimm: una facciata “appetitosa”, creata ad arte per attirare piccole vittime da usare per spremere un sistema di tutela dell’infanzia che ha rinunciato ad ogni forma di controllo sui privati cui si affida.

Veniamo al punto: dovrei chiedere scusa, io, ai miei lettori?

Secondo le persone che oggi mi ricordano che l’associazione Hansel e Gretel si era espressa in modo critico nei confronti del costrutto dell’alienazione genitoriale

o che Foti parlasse di patriarcato e di violenza contro le donne nei suoi scritti

dovrei rivedere radicalmente il mio pensiero e magari giungere alla conclusione che il vero grosso problema di questo paese sono “le false accuse”, mentre la violenza su donne e bambini è solo un argomento fantoccio sbandierato da criminali ammantati di ideologia e disposti a calpestare i più vulnerabili per ottenere facili guadagni.

Alcuni già chiedono alle forza politiche di dimenticarsi del femminicidio, un fenomeno reso improvvisamente dall’indagine degli affidi illeciti in Val d’Enza “una fantomatica emergenza artatamente sovrastimata”:

Beh, io non me la sento proprio di dovermi scusare, spero mi perdonerete per questo.

Tutto ciò che ho raccontato in questo blog non era una casetta di pane e zucchero trasparente, ma fatti reali e documentati, come rimangono concreti e redatti sulla base di criteri scientifici gli studi citati.

Tutte le storie che ho raccolto e abbiamo commentato, a proposito di madri che denunciavano abusi e violenze e non sono state credute (ad esempio qui), non le ho certo inventate io né tantomeno mi sono valse un qualche guadagno personale.

In concomitanza del clamore suscitato dai fatti di Reggio Emilia, la stampa comincia a lasciare spazio ad altri racconti, ad altre storie: la storia di Anna, ad esempio, rea di aver lasciato un uomo maltrattante e di essersi rifiutata di lasciare da soli con lui i suoi bambini. Ed è una storia che negli anni abbiamo sentito tante volte e troppe volte l’abbiamo vista concludersi in tragedia, senza che nessuna istituzione abbia mai voluto seriamente interrogarsi sull’incapacità di alcuni operatori di riconoscere la violenza ed intervenire a tutela delle vittime.

Queste storie non sono favole e non hanno niente a che spartire con le “false accuse” oggetto delle indagini in Val d’Enza, visto che a crearle (da quel che leggiamo) non erano le mamme isteriche e perverse di gardneriana memoria che tanto piacciono ai fan dell’alienazione genitoriale, ma operatori del diritto e della tutela del bambino, proprio come quelli che in altre occasioni si sono rifiutati di prendere provvedimenti in difesa di donne e bambini realmente abusati e terrorizzati.

La realtà della violenza contro donne e bambini non è cosa che questa indagine possa offuscare.

Per ciò che riguarda gli schieramenti in guerra, la mia personale opinione è che questa indagine, più che sul problema costituito dalla capacità dei bambini di mentire e credere alle proprie menzogne, ci interroga sulla sconvolgente capacità degli adulti di lasciarsi corrompere dal potere, al punto da diventare più famelici e degenerati della più cattiva delle streghe delle fiabe.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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12 risposte a Il campo di battaglia

  1. Paolo ha detto:

    concordo con te

  2. Stefano Dall'Agata ha detto:

    Come dici: “La realtà della violenza contro donne e bambini non è cosa che questa indagine possa offuscare.”
    Anzi, proprio i fatti emersi mostrano che spesso i lupi si travestono da agnelli, e certe associazioni maschiliste andrebbero secondo me indagate per bene nei possibili risvolti di favoreggiamento della pedofilia.

  3. sarnen ha detto:

    Cosa ha a che fare questa storia con la PAS/PAD/PAR/PAC?!?!?!?! (vedi giu’.)

    Qui si fa Babele terminologica e concettuale — o perché’ si è scemi o perché’ si è ignoranti o perché’ si è perversi o … a voi la scelta.

    Qualsiasi forma di cosiddetta Alienazione Parentale — PAS/PAD/PAR/PAC — ha dei referenti ben precisi: i tre referenti di (i) Moglie-Madre-Genitrice, (ii) Marito-Padre-Genitore, e (iii) Figlio/a minori.

    Sono loro 3, e solamente loro 3, i referenti necessari e sufficienti nella dinamica di qualsiasi cavolata PAS/PAD/PAR/PAC.

    Gli assistenti sociali entrano in gioco quando la dinamica di PAS/PAD/PAR/PAC è già iniziata.

    Questa storia di Reggio Emilio / Bibbiano non ha nulla a che fare con la PAS/PAD/PAR/PAC. A meno che non si vuole fare il gioco dei Mandarini Pasisti che vedono PAS/PAD/PAR/PAC ovunque guardino nell’universo. Allora possono affermare il tutto e il contrario di tutto – come che la Luna è fatta di formaggio svizzero … o è una sfera di cristallo pura, come voleva il Bellarmino.

    Quindi che si smetta di portare in gioco la PAS/PAD/PAR/PAC … e quindi sia i pro-PAS e sia gli anti-PAS.

    È un fenomeno diverso—con la sua identità e specificità. Che poi la storia sembra avere dei legami con ambienti pro-PAS e anti-PAS, be’ la mente umana ha una capacità pressoché infinita per vedere balle dove ci sono tetragoni.

    Un po’ di serietà per rispettare le vite di madri e padri e bambini coinvolti in questa storia. Basta sciacallaggi.

    Ps:
    PAS: Sindrome di Alienazione Parentale dell’impostore Richard Gardner.
    PAD: Alienazione Parentale come Disturbo dell’impostore Wiliam Bernet.
    PAR: Alienazione Parentale Relazionale dell’impostor e Wiliam Bernet.
    PAC: Alienazione Parentale come Crimine dell’impostore Wiliam Bernet

    • Vediamo di ripondere alla domanda: che cosa ha a che fare questa storia con la PAS/PAD/PAR/PAC e perché in molti la nominano in questo periodo.
      Sebbene molti di quelli che oggi commentano l’inchiesta “angeli e demoni” si mostrino sconvolti del fatto che si possano sottrarre bambini alla famiglia biologica con motivazioni futili e/o motivazioni che non sembrano trovare alcun riscontro nella realtà, questo è un fenomeno che alcune realtà denunciano da parecchio tempo.
      Fra le motivazioni che sono state addotte per strappare dei bambini al loro nucleo familiare per essere collocati presso strutture e/o case famiglia, c’è anche l’alienazione genitoriale, che infatti è citata dall’oggi avvocato Morcavallo: https://www.federcontribuenti.it/intervista-shock-al-giudice-morcavallo-sullaffidamento-minorile/ Cito: “La così detta ‘p.a.s.’, sindrome immaginaria, i cui inventori e fautori si affrettano a proclamarne oggi a gran voce, in protocolli e linee-guida, l’assoluta inesistenza, ha costituito e costituisce ancora uno strumento utilissimo all’esercizio di quell’arbitrio in nome del quale le vite delle famiglie possono essere controllate ed il novero dei bambini da destinare al mercato degli affidamenti può essere continuamente alimentato.”
      Un altro elemento che il dibattito sull’alienazione genitoriale e le sottrazioni in Val d’Enza hanno in comune, è il provvedimento d’urgenza in quanto strumento d’intervento a tutela dei minori utilizzato dai tribunali, del quale pochi hanno parlato, ma se ne parla ad esempio qui: https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/28/fabbrica-orfani-reggio-emilia-bambini-inchiesta-angeli-demoni/42695/
      Cito: “non è previsto un vero elenco dei motivi che possono portare alla sottrazione dei minori, le decisioni sono considerate “provvedimenti temporanei” quindi non sono appellabili né suscettibili di ricorso in tribunale. Dunque sarà facile per gli indagati difendersi sostenendo di aver agito sulla base della loro convinzione professionale e dell’esperienza.” Da sottolineare il fatto che questi “provvedimenti temporanei” vengono presi in deroga al principio del contraddittorio e troppo spesso durano molto più a lungo di quanto farebbe supporre la loro “temporaneità”.
      Poi c’è la questione delle “false accuse”.
      Quello che ha portato alla ribalta gli affidi oggetto dell’inchiesta è il dettaglio che i bambini siano stati “manipolati” allo scopo di testimoniare violenze mai avvenute.
      Il termine “manipolazione”, che è onnipresente negli articoli che trattano la vicenda, è un termine cardine nella letteratura sull’alienazione genitoriale, tanto che vi fa riferimento anche il ddl 735 (noto come disegno di legge Pillon) nell’articolo 9: “In caso di gravi inadempienze, di manipolazioni psichiche o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento…”; prosegue l’articolo 9: “nonché in caso di astensione ingiustificata dai compiti di cura di un genitore e comunque in ogni caso ove riscontri accuse di abusi e violenze fisiche e psicologiche evidentemente false e infondate mosse contro uno dei genitori”, citando anche le false accuse di abusi e violenze fisiche e psicologiche.
      Il bambino alienato è un bambino manipolato, questo è quello che ci viene raccontato dai sostenitori della pseudoteoria dell’alienazione genitoriale, quindi potremmo dire che quello che hanno in comune l’indagine angeli e demoni e il dibattito sull’alienazione genitoriale è il linguaggio: i termini usati sono i medesimi, seppure in contesti completamente diversi.
      A quanto emerge dal caso della bambina i cui colloqui con la psicologa sono stati riportati su molti giornali, inoltre, la bambina manifestava una grande capacità di resistenza alle pressioni cui veniva sottoposta: https://www.open.online/2019/06/28/scandalo-affidi-reggio-emilia-intercettazioni-choc-come-manipolavano-bambini/ Un comportamento, il suo, che a mio avviso smentisce le teorie sull’estrema facilità con cui un bambino può essere manipolato al punto da costruirsi delle “false memorie”.
      Un altro elemento in comune sono alcuni degli attori, in particolare la onlus Hansel e Gretel.
      Tutti questi fattori, fanno sì che parecchia gente pensi si possa sostenere la validità scientifica del costrutto dell’alienazione genitoriale sventolando gli articoli in merito all’inchiesta angeli e demoni e azzardando ragionamenti del tutto illogici, come quello portato avanti dal senatore Pillon, che su facebook ha scritto: “Arrestato Claudio Foti, il responsabile del Centro Studi Hansel e Gretel. La magistratura farà il suo lavoro. Certo, è tuttavia singolare che tra i più acerrimi nemici della riforma dell’affido condiviso ci fossero coloro che oggi sono agli arresti per aver costruito (secondo i pm) un vergognoso sistema di business e abusi sulla pelle dei minori.”

  4. bob ha detto:

    Brucia, eh?

  5. Irene ha detto:

    I bambini non si esprimono certo solo con le parole e qualsiasi terapeuta dell’infanzia dovrebbe saperlo o cambiare mestiere. Esiste il linguaggio del corpo: per fare un esempio estremo, se una bambina se la fa addosso perché le dicono che tornerà da suo padre, per dire, questo è un segnale che vale più di un milione di parole. Oppure i disegni, ecc…

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