Hansel e Gretel

In questi giorni campeggia sui giornali la notizia dell’arresto di 18 persone a seguito dell’inchiesta “angeli e demoni”. La storia che ci viene raccontata è degna di un film dell’orrore: bambini sottoposti a lavaggi del cervello e impulsi elettrici, allo scopo di costringerli a raccontare abusi sessuali mai subiti, quindi allontanarli dalle famiglie d’origine, collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti e guadagnare ingenti somme di denaro suggerendo per loro cure private a pagamento. Questi bambini, dopo essere stati torturati per estorcere racconti di traumi mai subiti, avrebbero subito davvero violenze, ma successivamente e proprio da coloro che raccontavano di volerli salvare.

Fra gli indagati, spicca il nome di Cludio Foti, stimato (almeno lo era fino ad ora) psicoterapeuta e direttore scientifico del Centro studi Hansel e Gretel, la onlus incaricata di prendere in carico i minori a cui veniva appioppata una diagnosi di patologia post- traumatica coi metodi crudeli di cui abbiamo letto.

Chi mi segue, sa che accuse di questo genere rivolte alle istituzioni responsabili della tutela dell’infanzia sono tutt’altro che una sconvolgente novità.

Già nel 2013 Panorama dedicava al tema degli affidi un’inchiesta giornalistica, denunciando il conflitto di interessi a capo di quei giudici onorari che operavano nelle strutture destinate ad accogliere i bambini che provvedevano ad allontanare dal nucleo familiare con futili motivazioni, ma alle denunce non seguì alcuna indagine, alcun arresto.

Nel corso degli anni, qui in questo blog come altrove, si sono raccontate storie altrettanto incredibili e crudeli al limite dell’intollerabile: bambini allontanati da madri “colpevoli” di aver denunciato abusi e maltrattamenti, bambini sottratti a genitori troppo poveri, come se la povertà potesse essere considerata un colpevole comportamento, bambini spediti in casa famiglia perché volevano danzare o perché si mettevano lo smalto alle unghie.

Per alcuni di questi la gente comune si è mobilitata e ha manifestato tutto il suo sgomento – penso ai cittadini di Baressa, che hanno cercato coi loro corpi di impedire alle forze dell’ordine di strappare alla madre e alla sua famiglia una bimba di soli due anni e mezzo o alle donne spagnole che hanno gridato “Juana está en mi casa” per testimoniare la loro solidarietà a Juana Rivas e ai suoi due figli – a dispetto dello scarso rilievo dato dalla stampa alle notizie a riguardo e a dispetto dell’indifferenza di chi sarebbe deputato a vigilare.

Dopo tutti questi anni e tutte queste palesi ingiustizie collezionate e commentate, mi sento di affermare che l’unico aspetto veramente sconvolgente di questa vicenda è che finalmente qualcuno abbia deciso di svolgere sul caso di Reggio Emilia una vera e propria indagine.

La speranza è che questo sia solo il primo passo verso quel profondo e radicale processo di revisione delle buone pratiche in tema di tutela dell’infanzia da tempo invocato.

L’aspetto più doloroso, invece, riguarda tutti quei bambini davvero vittime di maltrattamenti ma ignorati dai servizi che avrebbero potuto e dovuto attivarsi per metterli al sicuro, come il piccolo Giuseppe, ucciso di botte nel napoletano: non possiamo non chiederci che senso ha adoperarsi per demonizzare genitori sufficientemente buoni, quando ci sono famiglie che tanto somigliano all’inferno.

 

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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4 risposte a Hansel e Gretel

  1. Irene ha detto:

    ll senso purtroppo c’è: chi si occupa dell’infanzia è accecato dai pregiudizi, sui bambini, sui genitori, su come le famiglie dovrebbero essere…, fondamentalmente perché si continua a non riuscire a considerare i bambini come persone. Ma speriamo che questo possa essere l’inizio di un cambiamento, come scrivi tu.

  2. bob ha detto:

    E al centro una “bella” attivista LGBT che ha affidato un bambino alla sua ex compagna.
    Roba da vomito.
    Ah, ma non si può dire.

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