Notizie che non vedremo mai (più) in prima serata

4 giugno, da l’Unione Sarda:

Due bambini, uno di 5 e uno di 11 anni, vengono prelevati a scuola dalla Polizia all’insaputa della madre, con la quale risiedevano in un paese in provincia di Oristano.

Il Tribunale dei minori di Cagliari ha disposto il rimpatrio in Francia dei due fratelli, affinché stiano con il padre, dal quale la donna era fuggita dopo aver prentato “più denunce per maltrattamenti e abusi sessuali.

Dell’esito di queste denunce non sappiamo nulla, anche perché la notizia non è riportata da nessun altro giornale, a parte The Social Post, che fa riferimento sempre alle scarne informazioni fornite dall’Unione Sarda.

Sulla mai pagina facebook, qualcuno fa notare come questa tempestiva decisione del Tribunale cozzi con il quadro della situazione fornito da chi pretende nuove leggi a garanzia dei diritti dei poveri padri, bistrattati da una giustizia viziata dalla cieca adesione all’obsoleto principio della maternal preference.

6 giugno, il Tacco d’Italia:

Come suggerisce il nome del portale, stavolta siamo in Puglia, dove a seguito di una decisione del Tribunale di Lecce un altro bambino di 7 anni viene prelevato forzosamente dalle forze dell’ordine.

Anche in questo caso, si parla di una donna vittima di violenza domestica, una violenza che, ci dice l’autrice del pezzo Marilù Mastrogiovanni, è la ragione della sua andatura claudicante: il povero padre alienato per il quale le istituzioni con tanta solerzia si mobilitano, le avrebbe causato danni permanenti al ginocchio nel corso di una aggressione.

Sul padre, ci dicono, pende infatti un processo penale per violenza e percosse nei confronti della mamma e del bimbo, ma non si è arrivati ancora al primo grado.

L’articolo è corredato da un video, nel quale possiamo ascoltare le urla strazianti della donna che insegue il figlio, allontanato a sua insaputa per essere trasferito in una struttura.

“Non denunciate” grida questa madre “perché vi portano via il figlio!”

Sulla mia pagina facebook, i commenti sono sempre più sarcastici:

e una donna si fa avanti per condividere la sua personale esperienza:

Nessun’altra testata riporta la notizia della sottrazione di questo bambino di 7 anni.

Questo silenzio stampa non solo contrasta con la risonanza che ebbe, 7 anni fa, il prelevamento forzato del bimbo di Cittadella, ma non può non farmi venire in mente la grande risonanza mediatica che invece ebbe, qualche anno fa, la notizia della condanna inflitta ad una donna, costretta a pagare 30.000 euro di multa per aver “alienato” il figlio, allontanandolo emotivamente dal padre. Se ne parlò addirittura nel telegiornale della sera, si Rai 2, e tutti i principali quotidiani riportarono la notizia: una “pronuncia storica” secondo Repubblica, una sanzione adeguata alla gravità dei fatti, secondo la Stampa, un importante spunto di riflessione persino per Michela Marzano, che ammoniva il suo pubblico: “Mai parlar male dell’ex con i figli“.

Nessuno dei commenti alla condanna riportò quel passo della sentenza che spiegava: “l’anomalia comportamentale [il rifiuto del figlio nei confronti del padre] investe direttamente il rapporto padre-figlio, senza che su ciò possa aver avuto incidenza determinante la condotta materna“.

Alla luce dei fatti riportati dall’Unione Sarda e il Tacco d’Italia, come era stato predetto quella sentenza ha fatto scuola: a prescindere dalle buone ragioni che si possono addurre per aver “parlato male” del padre dei propri figli, la sentenza per le donne è sempre di condanna, e la pena la debbono scontare i loro figli.

Anche se non è opportuno che si sappia troppo in giro…

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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27 risposte a Notizie che non vedremo mai (più) in prima serata

  1. Antome ha detto:

    Non prendere questo mio post per distacco perchè è il contrario e anzi vorrei capire meglio.
    La madre in questione fugge via dopo che la sentenza dispose in Francia un affido condiviso ma con collocazione presso la madre “La storia è delicatissima: la donna da anni era finita in un vortice di violenze fisiche e psicologiche da cui non riusciva a liberarsi. La nascita dei figli non era servita per cambiare la situazione, anzi. I maltrattamenti erano ormai la routine tra offese e minacce continue fino a quando scatta qualcosa e la donna si rivolge alla polizia francese: presenta una e più denunce per maltrattamenti e abusi sessuali.

    Il Tribunale francese le dà ragione e stabilisce l’affido condiviso dei figli a condizione che vivano con la madre che nel frattempo provvede (anche economicamente) da sola ai figli. ”
    Quindi nonostante le abbia dato ragione, presuppongo su maltrattamenti e percosse, non solo l’affido e ancora condiviso, ma economicamente sono ancora a carico soltanto suo? Capisco che il sostegno del maltrattante può essere problematico, soprattutto se è il coniuge economicamente più forte, ma mi chiedo in questo caso lo stato e la collettività non interviene? Oppure lei guadagna abbastanza da sostentarlo?
    Mi sembra di capire che poi lui denuncia l’allontanamento, che viene preso come una violazione dei patti dell’affido condiviso, mi chiedo se tecnicamente non lo sia e se in questo caso sia sbagliato proprio l’affidamento condiviso in primo luogo. Ma sembra di capire che non è esattamente come dice un commentatore
    “Avatar
    dadaolta
    da 5 giorni
    Il “succo”: mentre è in corso una causa in Francia, scappa con i figli”
    Ma c’era stata una sentenza.
    Un altro commenta
    “A questo proposito, non posso dimenticarmi di quella donna che, dopo ca. 10 denunce, andò in caserma con un coltello e disse “Questo è il coltello con cui mi ucciderà”. E aveva ragione…
    di @rosalux del 06 Giu 2019
    Direi che non è stata molto intelligente, se so che c’è uno che vuole uccidermi non continuo a viverci accanto, taglio la corda in un altro continente.”
    Cioè fare come ha fatto questa qui? Che non mi pare stiano sostenendo. Quindi i misogini seminconsapevoli e con la “negazione plausibile” sono capaci di sostenere e bipensare che lei è stupida se ci rimane e criminale e alienatrice se se ne scappa?
    Non mi sembra infatti che questo commento abbia espresso sostegno alla madre fuggiasca, nè che abbia messo in discussione le aspre critiche a lei rivolte, ma sia buttato lì giusto per trovare qualcosa da ridire su quello che dice una femminista e qualche colpa da rovesciare sulla vittima.

    Polemizzano sulle madri che vengono credute a prescindere, ma qui si tratta di un caso in cui i tribunali le hanno dato ragione e a quanto sembra c’erano evidenti tracce.

  2. Irene ha detto:

    Respinto l’attacco del DDL Pillon (che comunque potrebbe riprovarci ora che la lega ha acquisito forza), mi sembra che il silenzio su questo tema sia tornato anche da parte delle associazioni femministe, e invece bisogna andare avanti, trovare il modo di farla finita con quest’orrore una volta per tutte.

    • http://www.ilpiacenza.it/politica/affido-condiviso-dei-figli-il-senatore-simone-pillon-incontra-i-giuristi-cattolici-piacentini.html?fbclid=IwAR01INe_zDgxYyPYBcCvhXqnQEMTTj28u2MZxRR4WyGfhB45JQFIpL8n6uc
      Io credo che Pillon sia tutt’altro che “respinto”.
      C’è parecchio lavoro da fare.
      Soprattutto, occorre andare più in profondità nella critica al lavoro che i gruppi di pressione che sostengono la necessità di una riforma hanno fatto negli ultimi anni.
      Senza che ce ne rendessimo conto, sono riusciti a ribaltare il modo in cui la psicologia si approccia al divorzio, ad esempio. Fino a poco tempo fa, diciamo fino agli anni ’90, non si parlava del divorzio come il peggiore dei mali possibili che possa colpire un bambino; la parola bigenitorialità non esisteva ancora ed era diffusa l’idea che è più deleterio per la salute psichica del minore vivere in una famiglia legalmente intatta, ma conflittuale, rispetto ad una famiglia separata ma sufficientemente stabile e serena. In uno studio del 1994 svolto in Italia, (Funzionamento psicologico dei figli di famiglie unite e separate, Anna Paola Ercolani, Donata Francescato in Età Evolutiva, No. 48, pp. 5-13 ) le autrici giungono alla conclusione che il conflitto con i genitori o tra i genitori è un importante predittore di alcune caratteristiche dei ragazzi, quasi sempre indipendentemente dal fatto che i genitori siano o meno separati. I figli di separati e di famiglie unite non si differenziano in nessuno dei vari aspetti del concetto di sé; la propensione ad avere buoni rapporti interpersonali appare non dissimile fra i due gruppi di soggetti. Anche la valutazione del proprio rendimento scolastico non presenta differenze significative. Le autrici della ricerca sostengono che, sulla base dei risultati ottenuti, non è tanto la separazione in sé, ma piuttosto il conflitto fra genitori e le eventuali difficoltà relazionali dei figli con uno o con entrambi i genitori, ad apparire correlati con problemi emotivi e di comportamento. Anche l’opinione che per una crescita armoniosa il bambino avesse bisogno della presenza costante e contemporanea delle due figure genitoriali non sembra trovare troppo accoglimento nelle considerazioni teoriche dell’epoca.
      Se confrontiamo i lavori di allora con ciò che si legge oggi (apri il link che ho postato: “Possiamo paragonare la coppia genitoriale unita ad un vaso prezioso, pieno di preziose essenze della quali il bambino, in un processo di identificazione totale, si nutre. La accoglienza della madre e la forza del padre gli procurano fiducia in se stesso e nella vita. Ma se il vaso si rompe, che cosa succede? Come sono ridotti i tempi e i modi della relazione genitoriale, una volta spaccata la comunione amorosa e la armonia della piccola Trinità che è la famiglia? Tutti noi abbiamo certamente fatto esperienza di come sia arduo rimettere insieme i cocci di qualcosa di prezioso che è andato in frantumi: la scelta della colla, la ricerca dei profili e degli incastri, la inevitabile mancanza di qualche parte sbriciolata”) le differenze sono abissali.
      Quanto di questa evoluzione nei contenuti è dovuta alla reale osservazione dei bambini, e quanto invece è motivato dal bisogno di occultare il fatto incontestabile che quei “vasi preziosi” che vanno in pezzi col divorzio erano tutto fuorché il luogo migliore in cui crescere un bambino?

  3. Irene ha detto:

    Ed è stato capovolto il punto di vista su molte altre cose: che la madre sia malevola per principio, che si separi per vendetta e per soldi, che le donne siano parassite, ecc…ora è diventato il punto di vista dominante, avallato dalla politica e riconoscibile nelle sentenze. Le donne non riescono più a contrastare queste menzogne. Sì, c’è tanto da fare e mi preoccupa il silenzio in cui sembrano ricadute tante associazioni ora. Spero di sbagliarmi…

  4. Minai ha detto:

    Se i “vasi preziosi” vanno in pezzi si ricorre all’arte del Kintsugi

  5. Nick ha detto:

    Potete anche cercare di far passare un caso, o i pochi casi, di ingiustizia come la norma comune sull’affidamento dei figli, ma nella stragrande maggioranza sono proprio i papà ad essere penalizzati.E’ come quando di fronte ad un caso di violenza femminile nei confronti degli uomini venite fuori sbandierando le statistiche…….E poi basta con questo Pillon, è una proposta di legge di buonsenso che nulla toglie alle donne.

  6. Nick ha detto:

    Informati prima di parlare:https://youtu.be/S60gZppi7oM

    • Mi posti un articolo nel quale il giudice affida il bimbo ad un padre, per dimostrare che i padri sono discriminati. Vabbè.
      Poi: i papà sarebbero i “nuovi poveri”. Forse nel senso che le donne sono sempre state povere, non è una novità? Di questa cosa qui se ne è parlato ampiamente, e dati alla mano si è chiarito che le cose stanno diversamente da come le intendete tu e Gassani.
      https://alleyoop.ilsole24ore.com/2017/11/22/quando-la-separazione-e-lo-scivolo-verso-la-poverta/?refresh_ce=1
      Cito: “…a leggere quanto riporta l’Istat il 24% circa delle donne separate è a rischio povertà, contro il quasi 15% degli uomini nelle stesse condizioni. Un quadro di questo tipo emerge anche dalla Caritas che dichiara che la popolazione di separati o divorziati che si rivolge ai servizi del circuito ecclesiale è composta da un 53,5% di donne e un 46,5% di uomini, parlando di famiglie o ex famiglie con figli minori.”
      “Il primato nazionale” manco lo apro, guarda, ma la questione delle “false accuse” è pure un’altra storia del tutto priva di dati a supporto e su questo blog ne abbiamo discusso fino alla nausea, motivo per il quale non riapro neanche la discussione.

    • STAMMIBBBENE ha detto:

      Nick…
      Nick!
      Nick!!!
      Ma lasciala perdere!
      Qui è come il gioco delle tre carte.

      La s’ignora fa le regole in modo da cambiartele davanti agli occhi e darti torto se non dici quello che vuole lei.
      Da questo punto di vista è la migliore prova contro se stessa!

      Non vedi che -bene che vada- a rispondere qui sono sempre quei cinque o sei che le danno comunque ragggggione?

      Lascia stare Nick.

      • Ecco bravo, concordo in pieno.

      • Antome ha detto:

        Va bene, però si deve allineare la società italiana anche riguardo alla gestione dei bambini in assenza di separazione. Basta con la mamma che deve prendere solo lei i mesi di maternità, basta con i padri che delegano tutto o molto alle mamme perchè “la mamma è la mamma” da tipico uomo medio italiano. Se l’uomo è allo stesso modo della donna abile a gestire un bambino lo deve essere in ogni situazione.

      • Paolo ha detto:

        a parte partorire e allattare al seno un padre può fare tutto ciò che fa una madre

      • Antome ha detto:

        O almeno uomo medio nel senso di conforme alle consuetudini.

    • Antome ha detto:

      Perchè un sito dal nome civetta “violenza donne”, che parla della sola violenza delle donne?

      • IDA ha detto:

        Perchè sono siti trappola, spesso clonano anche altri siti, ho trovato anche un sito che forniva dati sulla violenza di genere, logicamente dati fantasiosi e la fonte ti poteva trarre in inganno e sembrare dati EURES . ma il realtà il documento era di una società inesistente, che si chiama EU-RES. Tanto che l’impaginazione e la formattazione del documento era lo stesso di quello dei rapporti dell’EURES, manca solo il logo..

  7. IDA ha detto:

    Ma la violenza assistita non è una forma di maltrattamento? Leggendo questa notizia sono rimasta.. basità.. 😦
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/20/padova-condannato-per-violenze-contro-la-moglie-la-giudice-gli-affida-il-figlio/5270082/

  8. SERENANDO ha detto:

    UN ARTICOLO DEL DR. CLAUDIO FOTI

    http://www.cshg.it/8-marzo-contro-la-cultura-patriarcale-e-contro-ladultocentrismo-che-opprimono-donne-e-bambini-di-claudio-foti.html

    8 MARZO. CONTRO LA CULTURA PATRIARCALE E CONTRO L’ADULTOCENTRISMO CHE OPPRIMONO DONNE E BAMBINI di Claudio Foti

    08 Mar 2017 by Redazione
    8 marzo. Per sviluppare un’iniziativa a favore dei più deboli e a favore dei più piccoli un ruolo determinante può svolgerlo il movimento delle donne contro la cultura patriarcale, contro la logica del più forte, del più potente, del più ricco, di chi porta i pantaloni e possiede il fallo onnipotente: la cultura patriarcale che guida, domina ed affascina ancora – socialmente e psicologicamente – la condizione dei padri e dei maschi.

    Cosa c’è dietro la violenza fisica e psicologica dei genitori sui figli? Cosa c’è dietro le punizioni sadiche, dietro la “pedagogia nera” che con la scusa di educare mortifica il bambino? Cosa c’è dietro le imposizioni educative che impongono la rinuncia alla vitalità e alla spontaneità dell’infanzia, che costringono il bambino a rinnegare i propri bisogni profondi per piegarsi al potere adultocentrico, all’adattamento forzoso sul piano scolastico, culturale, sociale? Cosa c’è dietro la logica perversa che trasforma l’altra persona in cosa, in oggetto di potere e di piacere da usare per la propria eccitazione sessuale esaltata dal dominio? Cosa c’è dietro la violenza dell’adulto contro il bambino, dell’uomo contro l’uomo? Non c’è certamente la cultura e la sensibilità delle donne! C’è piuttosto la cultura patriarcale, che si trapassa da millenni di generazione in generazione che produce schiavi, che domina le donne e tende a riprodurre i bambini ad immagine e somiglianza del modello patriarcale stesso. Un modello che disprezza i sentimenti e la fragilità, che esalta la forza e l’apparenza sociale, che impedisce alle persone – maschi compresi – di interagire nel rispetto della persone e nel rispetto delle emozioni…

    La cultura patriarcale è quella che esalta il diritto alla bigenitorialità, come diritto sacrosanto non già radicato nei bisogni del bambino, bensì radicato nella pretesa di padre anche violenti, che non vogliono conquistarsi sul campo l’affetto e il riconoscimento dei figli, ma che lo esigono sulla base dello scontro legale. La cultura patriarcale è quella che porta a scandalizzarsi per gli episodi di femminicidio, ma che poi chiude non solo un occhio, ma anche due sulla massiccia e quotidiana violenza sulle donne, da cui scaturiscono poi quegli episodi estremi di violenza distruttiva ed omicida.

    La cultura patriarcale è quella che penalizza pesantemente le donne che entrano nel circuito giudiziario a chiedere che vengano interrotte le violenze dei padri sui più piccoli. La cultura patriarcale è quella che crocifigge addirittura le madri che chiedono protezione per i figli, prima ancora che giustizia, a seguito dei processi di rivelazione dell’abuso sessuale da parte dei loro bambini.

    La cultura patriarcale è quella che sostiene che un genitore può essere un buon genitore anche se ha picchiato per anni regolarmente la madre dei suoi figli, facendo assistere a questi ultimi ad uno stillicidio angosciante e traumatizzante di violenza. E questa cultura patriarcale può essere benissimo portata avanti da avocati donne, da giudici donne, da psicologhe, assistenti sociali, educatrici donne…

    Dunque con consapevolezza e con determinazione siamo dalle parte della lotta delle donne contro la cultura patriarcale. Una lotta che deve mettere al centro il contrasto al potere maschile, esercitato e radicato sul piano sociale, economico, politico, ma che anche e soprattutto deve contrapporsi al dominio degli adulti, di tutti gli adulti, donne comprese, un dominio che tende a schiacciare le risorse dell’infanzia, la sensibilità, la bisognosità, l’emotività dei bambini.

    • Grazie per questo straordinario esempio di fallacia ad personam.

      • Antome ha detto:

        Ciao. Fallacia ad personam o ad hominem sarebbe che se una persona ha detto una cazzata o cavolata su un altra tematica allora questo invalida quello che ha detto su altra. Ad esempio Watson che sostiene purtroppo l’inferiorità dei neri e delle donne e la supremazia del maschio bianco (o forse ebreo e asiatico, sai la minoranza modello), invalida tutti i suoi contributi sulla scoperta del dna.
        Qui la questione è se questo Foti avrebbe detto cavolate misandriche nell’articolo citato, si può discutere se le abbia dette o no, o se usa un gergo “sjw” (una frangia di essi) che dà adito a fraintendimenti (è una tematica di cui sto scrivendo ultimamente, perdonami 🙂 ) strumentali.
        Ad esempio il parlare di cultura patriarcale e potere maschile viene strumentalizzato come un attacco contro il maschio, contrapponendo il fatto che la maggior parte degli uomini è anch’essa vittima della società e con poco potere, ridicolizzando quindi l’idea che lo eserciti o che comunque ne tragga beneficio.
        Più che potere maschile esercitato a tutti i livelli, io lo vedo, forse sbagliando, ma è un discorso in divenire, come una volontà di conservare una struttura culturale e di dominio, che si serve ovviamente dell’insicurezza di molti uomini verso i cambiamenti, inserendosi in ogni falla comunicativa del discorso femminista, dove talvolta usa un linguaggio accademico di non immediata comprensione, esempio il concetto di razzismo e sessismo istituzionale (pregiudizio + potere), per dire (estremizzando) che non esiste misandria concetto per nulla sbagliato di per sè, ma che dà un significato molto specifico, pur se più ricco, che classifica in base alle ricadute concrete e agli effetti sociali di quell’episodio di razzismo o sessismo “all’incontrario”, a cui viene contrapposto quello più semplice del dizionario.
        Inseritosi in questa falla fa sentire gli uomini sotto attacco a vari livelli e presenta il femminismo come dominante le istituzioni :D.

  9. SERENANDO ha detto:

    Figurati, prego.
    E’ stato un piacere: volevo aggiungere anche la mia fallacia al contesto.

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