Mignonnes e altri racconti

Brooke Shields a 12 anni, quando girò il controverso “Pretty Baby“; la giovanissima attrice già a 10 anni era stata protagonista di uno scatto senza veli (era il 1975), del quale da adulta provò ad impedire l’uso, perdendo però la causa in tribunale (motivo per cui potete guardare la foto ancora oggi e giudicare da soli se davvero può definirsi “non sessualmente suggestiva”)

Tempo fa avevo proposto ai miei lettori di leggere il “Report of the APA Task Force on the Sexualization of Girls”; il fenomeno della sessualizzazione delle donne, delle ragazze e delle bambine non è né recente, come suggerisce la foto che ho scelto per aprire il post, né particolarmente sconvolgente per la stragrande maggioranza delle persone; anzi, spiega l’APA, uno dei problemi è proprio che la mole di immagini sessualizzate di bambine, ragazze e donne a disposizione del pubblico è tale da rendere la sessualizzazione accettabile, se non addirittura una cosa buona.

Prima di andare oltre, ricordiamo cosa si intende con sessualizzazione; si parla di sessualizzazione quando

  • il valore di una persona viene fatto derivare soltanto dal suo sex appeal, escludendo altre caratteristiche (ricordate quando Amadeus, nel presentare le donne invitate a Sanremo, ci tenne a far sapere al suo pubblico che ovviamente sarebbero state tutte molto belle? A dispetto della loro bravura, delle competenze, non c’è spazio pubblico per le donne non-belle, e se capita che se lo prendano, la reazione è sempre una valanga di commenti sgradevoli sulla loro inadeguatezza, pensate a Cristoforetti);
  • una persona è tenuta a conformarsi ad uno standard, che equipara l’attrazione fisica – intesa in senso stretto – con l’essere sexy (“Se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso deve preoccuparsi”, spiegava in proposito lo psichiatra Raffaele Morelli);
  • le persone sono viste come oggetti adibiti all’uso sessuale altrui, piuttosto che come individui in possesso della capacità di agire e prendere decisioni autonomamente (ne abbiamo parlato citando l’esempio dei breastaurant, luoghi nei quali le cameriere sono parte integrante del menù, ma un esempio più recente potrebbe essere la polemica suscitata dalla canzoncina promozionale scelta comune di Lazise, che invita i turisti a provare le belle donne della città, le quali non potran dire di no);
  • la sessualità è inappropriatamente imposta a qualcuno (per comprendere cosa si intende con inappropriatamente basta tornare all’immagine della giovanissima Brooke Shields, che una volta diventata abbastanza grande da comprendere il messaggio implicito nelle immagini che la ritraevano ha provato disperatamente a farle scomparire).

Come ho provato a riassumere nel post dedicato al report, la sessualizzazione comporta una serie di conseguenze dannose per i singoli individui e per la società nel suo complesso.

Ad esempio – spiega il report a pag.2 –  ci sono prove che la sessualizzazione contribuisca a compromettere le abilità cognitive nelle donne in età universitaria e la ricerca correlata suggerisce che la visione di materiale sessualmente oggettivante può contribuire all’insoddisfazione nei confronti del proprio corpo, all’insorgenza di disturbi alimentari e depressione, alla bassa autostima, e persino creare problemi di salute alle ragazze delle scuole superiori e nelle giovani donne. La sessualizzazione delle ragazze non è solo il prodotto di atteggiamenti sessisti, della tolleranza sociale verso la violenza sessuale e dello sfruttamento di ragazze e donne, ma può anche contribuire al loro perpetuarsi.

E questi sono solo degli esempi.

Per citare studi più recenti, un sondaggio del Pew Research Center nel 2017 ha chiesto alle persone di nominare la qualità che la società apprezza maggiormente negli uomini e nelle donne; al primo posto per le donne – corrispondente al 35% degli intervistati – c’è l’essere fisicamente attraenti, mentre per gli uomini il bell’aspetto compare solo al sesto posto nella lista.

Uno studio inglese del 2015 che ha osservato 1.000 ragazzini fra gli 8 e i 14 anni ha rilevato che la pressione sociale che impone di avere un bell’aspetto e possedere la “roba giusta” è dannosa per molti bambini e adolescenti, perché se da una parte il contesto culturale li convince che perseguire questi obiettivi è fondamentale per essere felici (Perché mai una mamma non dovrebbe far felice la sua bambina?’, si è recentemente giustificata Maria Monsé di fronte a chi criticava la sua decisione di sottoporre la figlia di 14 anni al suo primo intervento di chirurgia estetica), spesso gli effetti sono l’esatto opposto di quanto desiderato: un peggioramento della qualità delle relazioni tra pari e la depressione.

Ci sono alcune differenze interessanti tra ragazzi e ragazze – spiega chi ha condotto la ricerca – i sintomi depressivi nei ragazzi tendono a prevedere un aumento del loro materialismo, mentre i sintomi depressivi nelle ragazze tendono a predire l’interiorizzazione delle preoccupazioni sull’aspetto.

I social media, leggiamo in un articolo di Rebecca Huntley, contribuiscono in modo determinante alla pressione sulle ragazze. Huntley, che ha condotto una ricerca con donne di età compresa fra la prima adolescenza e i vent’anni volta ad esplorare come l’uso dei social media influenza le loro opinioni sulla bellezza, sul loro corpo e sulla chirurgia plastica, ha constatato che, sebbene le partecipanti fossero consapevoli del fatto che le immagini perfette che consumano ogni giorno siano scelte con cura, modificate, filtrate e adattate per produrre i migliori risultati possibili e quindi propongano un’idea distorta della realtà, questa consapevolezza non ha ridotto l’impatto che quelle immagini hanno avuto sulla loro percezione del corpo.

A volte ti senti come se fosse difficile disimpegnarti. Osservi le persone per strada e ti confronti con loro, ma non si ferma quando torni a casa perché passi ai social media e hai tutte queste foto di persone belle. Quindi è una pressione costante, non necessariamente dall’esterno ma anche quando sei da sola con tutte queste immagini, tutto il tempo. È un costante promemoria di come dovresti apparire perché questo è ciò che è accettabile nella società ha spiegato una delle giovani coinvolte nella ricerca.

Se esiste – ed è innegabile che esista – una pressione costante che spinge le donne ad apparire sempre belle, sensuali e provocanti, essa si colloca in un contesto sociale schizofrenico che a momenti premia e a momenti stigmatizza la donna che vi si adegua.

Sii una signora – dicono-. La tua gonna è troppo corta. La tua camicia è troppo stretta. Non mostrare così tanta pelle. Lascia qualcosa all’immaginazione. Non fare la tentatrice. Gli uomini non possono controllarsi. Gli uomini hanno dei bisogni. Sii sexy. Sembra attraente. Non essere così provocante. Te la sei cercata. Indossa il nero. Indossa i tacchi. Sei troppo vestita. Sei troppo svestita. Ti stai lasciando andare.

Inizia così il video virale scritto da Camille Rainville e recitato da Cynthia Nixon che mette in evidenza come la misoginia si concretizzi nel colpevolizzare le donne qualsiasi cosa facciano. Non esiste la gonna della misura giusta o la formula per bilanciare  la giusta dose di sex appeal e modestia, esiste solo l’arbitraria decisione di chi in quel particolare momento può trarre vantaggio dal collocare la sventurata sottoposta a giudizio fra le apprezzate o le donne da biasimare: ecco allora che nel nello stesso periodo possiamo leggere di un professore universitario che deride pubblicamente la vicepresidente dell’Emilia Romagna per la sua scarsa appetibilità (“ma che è, n’omo? … Vanno di moda così, di recente. Le più belle sono tutte nel porno, o nell’harem di qualche multimiliardario, o entrambe le cose. Al popolo restano le racchie ecologiste e speronamotovedette“), e di una vicepreside che invita le studentesse a non attirare l’attenzione dei professori maschi con un abbigliamento troppo provocante (e rivendica il termine femminista per definire la sua idea di dress code), rendendo il ribellarsi contemporaneamente ad entrambi diktat (sii più sexy – non essere così sexy)  un’impresa che solo Arturo Brachetti potrebbe portare a termine con successo.

A tale proposito giova sottolineare che non molto tempo fa l’Istat ha rilevato in Italia che quasi 1 persona su 4 (23,9%) ritiene che un modo di vestire succinto possa provocare una violenza sessuale.

Il film Mignonnes, che tanti guai ha causato a Netflix ultimamente, affronta il tema della sessualizzazione proponendosi di sottolineare, grazie ad un’astuta regia che contrappone costantemente un contesto familiare tradizionalista alla passione delle giovanissime per le #dancechallenge sui social, che di contraddittorio nello stigmatizzare sia la donna che si scopre troppo che quella che non si scopre abbastanza non c’è proprio nulla: sono due facce della stessa medaglia.

La protagonista del film, l’undicenne Amy, vive quel delicato momento di passaggio dall’infanzia all’adolescenza che comporta l’entrare in conflitto con le figure di riferimento, un conflitto esacerbato dalla crisi che la madre di Amy sta vivendo a causa della decisione del marito di portare a casa dal Senegal una seconda moglie. Mentre la madre si chiude a riccio nella sofferenza, affidando alla zia (che assolve l’ingrato ruolo della matrigna delle fiabe) il compito di traghettare Amy nel solco di quelle tradizioni familiari che sono la causa del suo dolore, la ragazzina trova nella vicina di casa e coetanea Angelica l’ispirazione per uscire dal guscio di una famiglia della quale comincia a percepire i lati oscuri e problematici, ed entrare a far parte della sua piccola e sgangherata crew diventa piano piano la sua ossessione.

Il film si apre con una riunione alla quale Amy partecipa con la madre e la zia, nel corso della quale l’incaricata di diffondere nella comunità femminile le raccomandazioni di Allah spiega che all’inferno ci saranno molte più donne che uomini perché  Sapete dove risiede lo spirito del male? Nel corpo delle donne nude.

Non è un segreto per nessuno che Dio odi le donne, come ha titolato Giuliana Sgrena, e che uno dei modi in cui dimostra la sua avversione è costringendole a mostrarsi il meno possibile: sottomissione, pudore, castità, modestia, impurità sono i termini nascosti associati dalle religioni alle donne per sminuire la loro potenzialità.

Viene da sé che quando si subisce un’educazione del genere, che mira alla mortificazione del corpo affinché le donne debbano convivere costantemente con la vergogna di ciò che sono, è un potente atto di ribellione liberarsi dall’oppressione degli abiti per scatenarsi nella danza, come fa Amy quando viene sottoposta dalla madre e dalla zia ad un umiliante rituale di purificazione.

Tuttavia, nel disperato tentativo di uscire da un ambiente domestico divenuto per lei angosciante e penoso, la ragazzina salta dalla proverbiale padella alla brace.

L’esperienza della crew, infatti, non è affatto per Amy un momento di riappacifazione col proprio corpo per mezzo dell’arte coreutica, né l’occasione per costruire delle relazioni affettive appaganti al di fuori del nucleo familiare, ma piuttosto una diversa e altrettanto crudele forma di mortificazione. Seppure per ragioni diverse, anche fra le coetanee il suo rimane un corpo sbagliato, un corpo del quale vergognarsi: non è abbastanza sexy (sei piatta come una tavola, non si distingue il davanti dal dietro, la scherniscono le altre ragazze), non indossa gli abiti giusti (la ragazzina arriverà a derubare la madre pur di acquistare gli indumenti necessari a farsi accettare), e, quando prova a trasformare se stessa per corrispondere allo standard che immagina le permetterà di ottenere quel successo sui social necessario garantirle un posto sicuro nel gruppo dei pari, scopre quanto è semplice passare dal “non abbastanza sexy” al “troppo provocante”, perdendo in un attimo tutto ciò che credeva di aver conquistato.

Sappiamo, purtroppo, quanto drammatiche possono essere le conseguenze di una foto diffusa incautamente o involontariamente.

Il film, tuttavia, non sfocia mai nel dramma, perché l’unico punto di vista dal quale osserviamo la storia è quello delle piccole protagoniste, che come qualsiasi bambina di 11 anni stanno solo giocando e non hanno alcuna reale consapevolezza delle insidie del gioco al quale prendono parte, al punto che anche noi spettatori quasi dimentichiamo che l’ipersessualizzazione è un fenomeno non soltanto collegato ai problemi di autostima, ai disturbi alimentari, alla depressione o alle difficoltà che le donne incontrano quando vogliono essere prese in considerazione per qualcosa di diverso dall’essere belle, sexy e desiderate, ma è anche un fenomeno correlato alla violenza di genere.

Più gli uomini sono esposti a raffigurazioni oggettivanti, più penseranno alle donne come entità che esistono per la gratificazione sessuale degli uomini e che questa prospettiva disumanizzante può essere utilizzata per ispirare gli atteggiamenti riguardanti la violenza sessuale  – spiegava qualche anno fa un articolo dal titolo Why Objectifying Women Makes Men Violent, dal quale è possibile risalire alla bibliografia scientifica in grado di dimostrare l’incontestabile nesso fra aggressività maschile, colpevolizzazione della vittima e il modo in cui i media rappresentano le donne.

Le bambine prendevano tutto come un gioco, ripeteva una delle protagoniste di un altro  film sull’oggettivazione e la sessualizzazione delle bambine che consiglio a chiunque abbia trovato interessante il discorso stimolato da Mignonnes: Bellissime, un documentario di Elisa Amoruso del 2019 che ripercorre l’infanzia di tre baby-modelle e le ripercussioni che il lavoro ha avuto sulla loro vita di giovani adulte e sulla vita della madre-artefice delle loro carriere.

Se è vero che per le bambine come Amy, Angelica o le tre piccole sorelle Goglino della Amoruso ammiccare al pubblico può essere un gioco innocente, è altrettanto vero che questo le rende estremamente vulnerabili e non possiamo continuare ad ignorare il mondo adulto che ne approfitta per lucrare ma soprattutto per nutrire il suo animo misogino.

Forse dovremmo smettere di puntare l’occhio di bue solo sulle bambine e allargare lo sguardo per ricomprendere soprattuto quelli che in questi film rimangono sullo sfondo, come se con la questione non avessero nulla a che fare: gli uomini. Perché parlare di ipersessualizzazione o di oggettificazione senza parlare anche di sguardo maschile o di violenza di genere rischia di compromettere la possibilità di elaborare una strategia per venirne fuori.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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28 risposte a Mignonnes e altri racconti

  1. Paolo ha detto:

    sono d’accordo finchè parliamo di minori, non se pariamo di donne adulte e uomini adulti. il sex appeal, la seduzione, la bellezza fisica e l’inevitabile attrazione che ci suscita (negli uomini come nelle donne) sono cose, meravigliose, necessarie, umane e non oggettificanti quando riferite a persone MAGGIORENNI e ADULTE. Evviva le donne ADULTE sexy, evviva gli uomini ADULTI sexy non c’è nulla di oggettificante o mortificante in ciò, e nessuno è obbligato (gli insulti a Cristoforetti e Elly Schlein vanno condannati), per eliminare insicurezze va accettato il fatto che la bellezza fisica esiste e ci attrae esistono esseri umani di ogni etnia che hanno vinto la lotteria genetica e sono fisicamente più belli e attraenti di altri, vale per uomini e donne allo stesso modo. La bellezza fisica e il suo potere attrattivo è reale non è dovuto a photoshop, esistono persone con un corpo più bello del nostro (e non è photoshop) anche se ci sembra ingiusto (e lo è in un certo senso: la bellezza fisica non è meritocratica nè equamente distribuita, è un dono che alcuni hanno e altri no, senza colpe nè meriti) dobbiamo accettarlo, se lo accettassimo ci sarebbero meno insicurezze. Gli uomini etero guardano e desiderano le belle donne come le donne etero guardano e desiderano gli uomini belli, ed è giusto così, non c’è nulla di patriarcale, la maggioranza di noi è nata perchè nostro padre era arrapato dal corpo di nostra madre e nostra maree era arrapata dal corpo di nostro padre (e non solo dalla sua intelligenza, vediamo di accettarlo), è giusto così e la violenza non ha a che fare con la legittima attrazione che proviamo per un corpo bello e sexy maschile o femminile che sia non è oggettificante, è meraviglioso, è ciò che rende la vita di uomini e donne un po’ meno triste parlano di persone adulte e consenzienti.
    sulla presunta oggettificazione niente al mondo mi farà cambiare idea, anche se tutto il mondo mi desse torto io non cambierò mai idea (e mi riferisco solo a persone adulte, sui minori concordo con l’articolo)

    • E’ offensivo nei confronti della mole di ricerca sull’argomento ridurre la questione a “persone che si sentono insicure di fronte alla bellezza altrui”, e denota una cospicua dose di egocentrismo pensare che questo o altri articolo vengano scriti per far cambiare idea a te. Dopo tutti questi anni ho ben chiaro che il fatto che si analizzi l’industria della pubblicità o dell’intrattenimento assumendo una prospettiva di genere ti irrita, allo stesso modo in cui si irrita il professore costretto a guardare una donna non truccata e in posa poco sensuale esposta con un professionale primo piano sulla copertina di una rivista. Tuttavia pubblico il tuo commento, perché ritengo che questo tipo di irritazione sia il sintomo evidente di quanto importante è, per il mantenimento dello status quo, la rappresentazione della donna: il patriarcato ha bisogno di questa enorme quantità di immagini sessualizzate e oggetivate per continuare ad esistere o almeno ritiene che una drastica diminuzione della pressione che esse esercitano possa essere pericolosamente destabilizzante, e questo è qualcosa su cui riflettere.

      • Paolo ha detto:

        che sono egocentrico è vero, sono anche permaloso, antipatico, provo un sottile e malcelato disprezzo verso chiunque non condivida le mie idee (che sono ovviamente le idee migliori mai partorite da una mente umana) e sono pienamente convinto di avere ragione specialmente su questo argomento e indisponibile a mettere minimamente in discussione le mie convinzioni. Ma ho anche dei difetti.

        poi certo che tra te e Zorin (o un altro MRA a caso) disprezzo Zorin molto di più: tu qualche volte dici cose giuste, Zorin (e gli MRA) mai

        la copertina de l’Espresso con Elly Schlein non mi provoca alcuna irritazione, peraltro se fossi emiliano-romagnolo l’avrei pure votata e convintamente. mi irritano le sciocchezze e anche nel tuo post di risposta ne hai scritte una marea di sciocchezze (peccato, perchè sei intelligente quando parli di altro).

        sostenere che io voglia il mantenimento del patriarcato significa non aver capito un bel nulla di me e della mia (innegabile) intelligenza, come del resto non hanno capito nulla di me gli idioti misogini e anti-femministi che mi danno dello zerbino “femministo”,

        quando parli di padri separati, diritto all’aborto negato, denunci la colpevolizzazione delle vittime di stupro, denunci le fesserie di mra e incel sono pienamente d’accordo con te ma qui no

      • Non ho scritto che ad irritarti è Elly Schlein, ma che a monte della tua irritazione nei confronti del concetto di oggettivazione c’è il medesimo bisogno: che certe cose non cambino. Comunque, l’argomento del post è questo:https://m.huffingtonpost.it/amp/entry/quella-pancia-fa-senso-billie-eilish-vittima-di-bodyshaming-e-gli-utenti-la-difendono_it_5f86cc86c5b6f53fff07405b/ non “le persone belle”.

      • Paolo ha detto:

        billie ellish è oggettivamente formosa armonica, è fisicamente bella e non grassa ma anche non lo fosse è sbagliato insultarla, sono contro il bodyshaming ma sono anche contro il “tutti i corpi sono belli” o “la bellezza fisica non esiste/è solo soggettiva e va negata perchè solo così si sconfigge il bodyshaming” perchè queste rasi non sono vere. E sì penso che il concetto di oggettivazione o auto-oggettivazione riferito a persone maggiorenni e consapevoli sia una stupidaggine. E odio il maschilismo e la misoginia quanto e forse anche più di quanto lo odi tu

      • L’articolo non si occupa di definire cosa è bello e cosa no. Prova rileggerlo.

      • Antome ha detto:

        Ciao Paolo, allora, quando ho letto quello che hai scritto sul disprezzo per chi è in parziale disaccordo e sulla genialità delle tue idee, ho sorriso e mi scappava da ridere di certo non perchè abbia idee stupide, anzi, ma per quella che suppongo essere ironia ed esagerazione nell’autolode, vuoi anche per stemperare l’eterna incomprensione soprattutto con Riccio e anche tra noi due. Forse volevi dire a Riccio, “sì sono brutto e cattivo, se proprio vuoi vedermi così”.
        Ovviamente so che sei serio sul non voler cambiare idea anche tutto il mondo fosse contro di te. Infatti se devi cambiare idea e non sto dicendo che debba, non è perchè io e Riccio ne abbiamo una un po’ diversa.
        Indubbiamente se il 95% della gente fosse terrapiattista la terra non cesserebbe di essere sferica-geoidale, tuttavia io ho cambiato idea su molte cose quando ho capito che si basavano su presupposti falsi, fortunatamente non troppe volte :). Il più delle volte ho imparato prima di avere una forte opinione su qualcosa, perchè è più il principio di giustizia e convivenza che tengo fermo piuttosto che volere avere ragione a tutti i costi.
        Capisci quindi che se sei serio su questa cosa, non sul resto, ti neghi la possibilità di maturare e aprirti. Per esempio gran parte dei principi del femminismo e della costruzione sociale dei ruoli di genere restano validi anche se fosse vero come sembra che qualche elemento innato o ormonale può contribuire a determinate tendenze differenziate per genere, ma non a costruire il destino o a predire, da solo, la probabilità di interessarsi alla matematica o alle discipline stem più di quanto gli stimoli sociali che si incontrano ed intrecciano contribuiscano. 15 anni fa restavo convinto della totale costruzione sociale, anche se ciò confliggeva con la transessualità, che però non mi impediva di rispettare ciò che non ero in grado di comprendere e che tutt’ora non posso capire del tutto per ovvi motivi.
        Questa è la differenza con un terf o un reazionario, loro quello che non capiscono attaccano o pensano che sia un complotto e un agenda da cui difendersi per evitare il collasso della civiltà occidentale, perchè l’hanno letto su internet e perchè “in tv e nei media mainstream dominati dai liberal non lo dicono”.
        Non so, se io trovassi il viso di Elly Schlein affascinante esempioi, soprattutto Cristoforetti non l’ho mai effettivamente vista brutta (anche se poi ho capito perchè la vedevano così), devo essere considerato un outlier e loro obiettivamente brutte, come dici tu, che qualcuno può trovare affascinanti?
        Bisogna fare un sondaggio? Quei rabbiosi commenti valgono come voto “brutta”?
        Mi rendo conto tuttavia che davanti a questo body positivity, c’è talvolta una rinnovata severità nei confronti degli uomini, dove uomini semplicemente medi sono considerati spogli e poco belli o interessanti, anche se in verità va detto che vengono considerati belli, senza body positivity volti particolari non tipicamente belli e Sean Connery era una bellezza molto meno classica o tipica.
        Le donne sono spesso educate a prendersi molta più cura, ma c’è uno stigma sull’uomo che “si cura troppo”, viene associato con Corona, ma ci sono tantissimi modi di curarsi meno farlocchi e modaroli o vacui che non ricevono lo stesso stigma del curarsi a mo’ di truzzo o tronista. Ed essi vanno da David Bowie a Raoul Bova a quello dei Maneskin.
        Ok tl, dr.
        Ma l’oggettificazione non esiste nei confronti di donne adulte? Pensavo ci fossimo già passati, tuttavia tu ripeti, ok che nessuno qui è Paganini, repetita Juve etc, però abbiamo già stabilito che oggetificazione non è trovare una persona attraente, nemmeno esserne attratti a prima vista ed essere spinti da quello all’approccio.
        La vediamo nella riduzione di quella persona all’uso, lo slut shaming e , ne conio un altro “slut making” ne sono l’emblema, questa è qui perchè ha fatto pompini, fa schifo è scema ma un pompino me lo faccio fare e poi la lascio.
        Per slut making intendo la mentalità “me la faccio” e contribuisco a renderla ancora più puttana”.

      • Paolo ha detto:

        sean connery da giovane era belloccio, anche elly schlein non la trovo nè brutta nè bellissima ma chi se ne rega, sono contento che sia stata eletta, il punto è che chi odia Schelein per le sue idee politiche tenderà sempre ad avere voglia di offenderla e l’offesa corporea è la più facile e vale anche per gli uomini (Brunetta nano) , è accaduto lo stesso quando Asia Argento offese la Meloni per la sua schiena, accade a me quando dò del grassone inguardabile (ma come fa sua moglie??) a Mario Adinolfi non è giusto ma mi accade, una persona obesa con le mie stesse idee invece non la offenderei mai. se Elly Schlein assomigliasse a Margot Robbie quelli di destra magari farebbero slut shaming ma la offenderebbero comunque, è odio politico che utilizza il corpo come arma. il punto è che tutto ciò che dici non mi fa cambiare idea su bellezza fisica (lotteria genetica vale per ambo i sessi) e auto-oggettificazione inesistente se parliamo di adulti.
        curarsi esteticamente è libera scelta per uomini e donne allo stesso modo

      • Antome ha detto:

        E aggiungerei che a differenza di Zorin anche quando ti trovi in disaccordo con Riccio e ritieni abbia detto cose sbagliate, non credo che il disaccordo sia allo stesso livello, nel senso che con Zorin è più che disaccordo, dice anche cose profondamente ingiuste e abiette, non credo che ritenga l’avere torto sull’oggettificazione o avere idee diverse sull’influenza sociale nella cura personale, un disaccordo della stessa entità, quindi la differenza non è solo nel numero di volte in cui sei d’accordo con Riccio, ma anche nel livello di sbagliato che c’è nelle cose che dice.
        Haha, è vero su Adinolfi, mi hai fatto ridere, lo stesso per Ferrara, la Dall’Olio che pure ha passato gli 80 portati molto bene poteva trovare di meglio come toyboy, però scherzo, per quanto ne so il legame può essere più che sincero e non mi sognerei di entrarci e la mia andrebbe presa come una battuta surreale che evoca un mondo ipotetico, sarei il primo a chiedere di non essere preso sul serio.
        Abbiamo già detto che questi stronzi con problemi irrisolti che sputano su Schlein e Cristoforetti per l’aspetto (sì li omogeneizzo, ma è probabile ci sia intersezione tra loro), con tutta probabiltà voterebbero Le Pen fossero in Francia, e Meloni in patria, che non so se siano più attraenti per i loro criteri o più femminile e seguaci delle gender norms appropriate e non invece dei “maschiacci”, ma sono pronti a trovarle invece affascinanti. Mi sto ripetendo anch’io, cosa mi fai fare, Riccio mi dirà cosa ^_^. Iwoki sarebbe forse stato votato anche con le preferenze e senza il porcellum contro gli immigrati irregolari e l’invasione?
        Mah, secondo me sono confusi e incoerenti, voterebbero una donna indipendente che apparentemente renderebbe alle donne più difficile entrare nel mondo del lavoro, più facile licenziarle se incinte, ma al tempo stesso contro l’islamizzazione per difendere conquiste che si devono a tutti gli effetti al femminismo.
        Oppure sono loro i veri femministi non quelli che ci lasciano invadere dagli islamici cattivi e terroristi (eh ma “tutti i terroristi sono islamici” e “tutti gli terroristi stragisti civili sono di destra, compresi gli islamisti appunto” ah no!), quelli che vogliono i color blind e non le quote rosa nere e “lgbtqwerty”?
        Per capirli, sì penso siano tendenzialmente stronzi, ma nella confusione sono in semi-buona fede, hanno sfumature di neorazzismo e neosessismo, pensano sbagliando che ogni tipo di quota sia una forma di “6 politico” che divide e ghettizza ulteriormente le minoranze, discorso che accontenta ovviamente anche quelli che pensano che ci siano effettivamente razze e sessi inferiori o diversi dal punto di vista intellettivo e riconducono a quello il gap, i quali sono senza dubbio maschilisti e razzisti, però nei commenti non vedo quasi mai i sedicenti “moderati” contraddirli, basta che siano alleati contro i sjw, quindi li considero complici e ipocriti a parte poche eccezioni, felice di sbagliarmi, tuttavi.

      • Paolo ha detto:

        Marine Le Pen è esteticamente respingente ma stai pur sicuro che chi fa body shaming contro Elly Schlein non lo farà mai su Le Pen, solo perchè condivide la stessa idea politica, il motivo è sempre quello: se fai parte della mia squadra ti difendo a spada tratta da chi ti offende, se fai parte della squadra avversaria ti offendo in tutti i modi e ti vomito addosso odio, body shaming e quant’altro.

        Succede a destra come a sinistra: dal momento che la priorità era battere Donald Trump, le accuse di “comportamenti inappropriati” rivolte a Biden da alcune ex collaboratrici sono state messe a tacere dalla stampa liberal, persino la femminista Susan Faludi ha di fatto difeso Biden dicendo che lo slogan “believe all women” è una trappola della destra: https://www.iwf.org/2020/05/19/feminist-author-we-never-said-believe-all-women/

        è chiaro che quando l’uomo accusato è un politico conservatore la stampa liberal non mette a tacere proprio nulla

        Susan Faludi è forse ipocrita? No, è solo che la sua priorità femminista è battere il supermaschilista Trump quindi la squadra di Biden (e Kamala Harris) deve vincere, e non sarà certo una tizia che dopo anni si ricorda che forse Biden l’ha molestata a impedirlo, e se fosse pagata dai repubblicani?

        detto ciò, io sono contento che abbia vinto Biden

      • Paolo ha detto:

        su zorin confermo: quel che dice è aberrante, quel che dice riccio, che io sia d’accordo o no, non è mai aberrante. Riccio è una persona normale, Zorin no

      • Zorin non è “anormale”. Santo cielo, il problema è proprio che non lo sia! Il maschilismo è normale, normalissimo. E’ normale nel senso che è sufficientemente diffuso da non poter essere considerato un fenomeno di nicchia, è normale nel senso che non ci sono ragioni per collegarlo ad un qualche deficit della persona, è normale nel senso che, anche quando è criticato, è comunque tollerato quel tanto che basta a permettere a chi lo professa di continuare a professarlo senza patire l’esclusione sociale. Aggiungerei: anzi.

      • Paolo ha detto:

        il maschilismo esplicito e becero che Zorin esprime a chiare lettere qui (e non esprime nella vita quotidiana, a quanto dice) non è una cosa normale, tanto che zorin lo esprime nel semi-anonimato garantito da internet, nella vita quotidiana deve “contenersi”

      • Ah, non esistono persone che esprimono becero maschilismo nel quotidiano? E Balotelli come lo definiresti?

      • Paolo ha detto:

        Balotelli è un calciatore, cioè appartiene a una categoria di persone che a malapena sanno leggere e scrivere (con tutte le eccezioni del caso)

      • Vogliamo parlare di Sgarbi? Mi risponderai che il suo problema è l’età che avanza, come per Feltri. Tutto ridotto a meri problemi personali.

      • Paolo ha detto:

        con l’età sicuramente diminuiscono i “filtri” (non che Feltri e Sgarbi ne abbiano mai avuti molti) , ma non è questo il punto, al di fuori del web, anzi fuori da certi siti mascolinisti e incel che sono feccia, il tipo di maschilismo violento ed esplicito di zorin non è affatto normale (e sull’episodio di Balotelli mi pare che Signorini prese pubblicamente le distanze dalle sue frasi dopo aver letto le reazioni indignate su twitter quindi tali episodi per fortuna non passano più sotto silenzio e questo è bene) . non ho mai negato l’esistenza del maschilismo e l’ho detto chiaramente.

        oltretutto Sgarbi ormai è la macchietta di se stesso (avrebbe potuto fare per la storia dell’arte ciò che Barbero ha fatto per la storia ma ha preferito diventare un polemista di professione e oggi è un pagliaccio che nessuno prende sul serio tantomeno quelli che lo invitano in tv), e Feltri ormai è indistinguibile dalla caricatura di Crozza

  2. ... ha detto:

    “Quindi andiamo in giro con l’uomo più spietato, stronzo e maschilista, che per altro non esiste neanche, ma che abbiamo creato dentro di noi. Ecco i giudizi impietosi sulle altre. Ecco i giudizi impietosi su noi stesse. Ecco quella che dice a Heather Parisi “come sei invecchiata, eri così bella”. Ecco come mai siamo felici se una super attrice bellissima si mostra sciupata, invecchiata, o sta male con un abito. Non siamo dei mostri, abbiamo dentro un mostro. Ed ecco perché siamo così felici se, una volta tanto, per interpretare un ruolo femminile viene scelta un’attrice che è magari semplicemente brava e adatta alla parte e non anche e soprattutto una super figa. Perché una volta tanto tiriamo il fiato e ci possiamo rilassare e guardarci un film in tutta serenità.”

    mmmmmmm, non siamo noi i mostri, abbiamo dentro un mostro (dylan dog non approva). se il patriarcato è come la mafia (pure giulia blasi lo dice, oltre alla murgia, è diventata una fissa) che cerca di farti credere che non esiste (ma allora è più fico che sia come il diavolo de i soliti sospetti), possiamo dire che il femminismo è come un esorcismo di gruppo? no, dài… però non si capisce se sia un caso di possessione (oppure una pandemia eterna) o un caso di mitomania, questo male gaze che non va più via, e come cantava mia, gli uomini non cambiano.

    • Paolo ha detto:

      anche la teoria del male gaze è discutibile. Ci sono attori bravi e superfighi e attrici brave e superfighe. Per certe parti servono attori o attrici che oltre che bravi/e siano anche superfighe/i. Anche le persone “superfighe” sono persone normali che esistono. Se da persona adulta non sei in grado do goderti un film perchè l’attore protagonista ha vinto la lotteria genetica ed è fisicamente più belloccio di te il problema sei tu e solamente tu, consulta uno psicologo. Io guardo miriadi di film, serie tv e soap opera con attori maschi belli, palestrati, strafighi, fisicamente molto differenti da me, decisamente più belli e non ho nessun problema. la bellezza fisica conta per donne e uomini allo stesso modo

      • Se avessi 10 centesimi per ogni volta che ha scritto qui che la pressione su uomini e donne è la stessa e ti è stato risposto che non è così, probabilmente potrei pagarmi un viaggio attorno al mondo. Perché invece di guardare soap opera non leggi l’articolo sotto al quale stai commentando? Magari quella parte in cui si citano le risposte alla domanda “cos’è più importante in un uomo/una donna”…

      • Paolo ha detto:

        l’ho letto e resto della mia idea

  3. Serenenando A detto che A detto che ha detto:

    Fossi in te, Cicciocorno (ma non lo sono, e quindi continuerai sulla stessa strada) prenderei atto che stai suicidando questo blog.

    I commenti sono pochissimi sempre più pochissimi, e soprattutto si tratta di soliloqui, se non diatribe e piccate bottaerisposta tra te e uno dei pochissimi che qui continuano a seguirti.
    L’altro post ha avuto zero interventi, questo è una diatriba tra te e Paolo, con un intervento di qualcuno cui nessuno ha dato seguito.
    Quanti sono venuti qui e, a parte me, non ti danno più retta e non intervengono più?
    Decine, se vai a guardare gli anni addietro.

    Credo che la gente si sia stufata delle tue lenzuolate di post e citazioni, di come le riempi dei tuoi soliti rigiri e rigiri di parole e citazioni sempre assolutizzanti (tra mille articoli e pareri, citi come valido solo quello che da ragione a te).
    Ma soprattutto credo che tutti si stiano stufando di come tu rispondi: svaluti ogni posizione che non combacia con la tua, gli fai il predicozzo su quanto come e perché non abbia capito quello che c’è da capire davvero, e via di seguito.

    Una noia mortale, con te che ribatti ogni volta, in un battibecco continuo che non lascia spazio ad un dibattito, ma solo alle tue personali diatribe con l’interlocutore, che se non è della tua opinione ha sempre qualcosa di sbagliato, non legge quello che deve leggere, ragiona male, è il solito maschilista che non può che dire certe cose, non ha capito le colpe da dare al patriarcato, e come essere vere femministe. E mamme adeguate.

    Sempre i soliti fraseggi a minestrone decotto, che stancano e opprimono, e sradicano qualsivoglia desiderio di dire la propria.

    Stai suicidando una idea originale. È un peccato, perché in qualche modo affronti temi di cui si potrebbe discutere. Ma non sentendosi sempre ripetere i tuoi predicozzi su quanto siamo sbagliati, non leggiamo e diciamo le cose giuste, e pecchiamo perché non crediamo nel potere del patriarcato come ci credi tu.

    Ovviamente mi darai torto, tanto per dimostrare che appunto ho ragione.
    Saludos

    • Hai notato che non sto quasi più pubblicando post? Va a controllare quanto postavo prima della pandemia e quanto scrivo adesso. Anche la mia attività di commentatrice o su altri social è molto diminuita. Ma è normale che tu non te ne sia accorto.

      • Serenando A detto che A detto che ha detto:

        Ho notato che qui scrivi di meno. Altrove -devo dire- non seguo.

        Però adesso mi riferivo non tanto al numero dei tuoi post, quanto a quello degli interventi.
        Mi sembrano diminuiti, o molto dimininuiti, soprattutto in termini di persone che intervengono: lo attribuisco al senso di inutilità che può provare chi interviene qui,
        Alla fine, perdonami, chi non è delle tue idee ha sempre torto, non ha letto quello che deve leggere, non lo interpreta come dovrebbe, e ha comunque sbagliato qualcosa.
        Forse vedrei di correggere le modalità di risposta…
        Magari ne viene fuori qualcosa di interessante per tutti

      • Potrebbe magari esistere un legame tra la mia ridotta attività e la riduzione dell’attività dei lettori?

  4. Serenando A detto che A detto che ha detto:

    No, non è questo il discorso.
    Sto dicendo che secondo me è calato il numero di interventi per post, o meglio, il numero di partecipanti che intervengono nei tuoi post.
    A volte sembra che ci siano molti interventi, ma gli autori siete sempre in sole due o tre persone, che ingaggiate interminabili botta e risposta tra voi riempiendo la pagina.
    Considero dunque molto emblematico l’attribuirmi, come al solito, non
    Chiudo facendoti notare che la tua frase:
    “Potrebbe magari esistere un legame tra la mia ridotta attività e la riduzione dell’attività dei lettori?”
    rappresenta esattamente proprio il modo antipatico e disinvogliante che hai di interloquire: presuppone non un dato su cui confrontarsi, ma che il tuo interlocutore sia inadeguato perché non si è nemmeno accorto degli elementi di fondo di cui tener conto.

    In altre parole, fai capire che non mi riesce di collegare un ridotto numero di post ad un ridotto numero di articoli.
    Con gente che interloquisce utilizzando queste argomentazioni, passa proprio la voglia di discutere.

    Se tratti così tuo figlio lo renderai o un arrabbiato a vita o un incerto cronico. Cioè il tipico maschio che -per un motivo o per l’altro- è proprio quello che tu ti aspetti dal mondo.

    • Il mio intervento suggerisce che oltre alla tua ipotesi ce ne sono altre che potrebbero spiegare il fenomeno che osservi, ed entrambe le ipotesi sono plausibili fintanto che uno di noi due non porta delle prove a supporto della sua tesi. Tu sei convinto che il tono dei miei commenti da solo basti a dimostrare le tua teoria, ma la realtà è che i miei commenti non sono né antipatici né disinvoglianti. Ti faccio un esempio di intervento antipatico: “Se il mio modo di interloquire fa passare la voglia di discutere, che ci fai qui?” Ecco, questo è gratuitamente antipatico. Il mio precedente commento non lo era, perché rimaneva in argomento, invece di invitarti a spendere il tempo altrove.
      Detto questo, mi capita di invitare dei lettori a spendere il loro tempo altrove; non era questo il caso, non ce ne era neanche l’intenzione, ma lo faccio. Il motivo è semplice: questo blog esiste per il mio diletto, l’ho creato per rispondere ad un mio bisogno e continuerà ad esistere fintanto che io ne trarrò una qualche soddisfazione. Mi allieta e mi istruisce confrontarmi con altre persone, ho spesso ringraziato i miei lettori per quello che fanno per me, ma questo non è un progetto nato per produrre fama e successo in termini commerciali. Non mi interessa avere 10 o 10.000 lettori, non è un lavoro che ho tempo o voglia di fare, perché probabilmente trasformerebbe quella che è una fonte di gratificazione in un ennesimo motivo di ansia e stress. Le cose vanno benissimo così, per me. Non lo dico con antipatia: se hai bisogno di un luogo più frequentato e con un dibattito più vivace, tempo che in questo momento dovrai cercarlo altrove.

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