La legge sulla famiglia: non dimenticate le violenze coniugali

Una traduzione di Maria Rossi da «Loi famille» : n’oubliez pas les violences conjugales di
Françoise Brie, portavoce della Fédération Nationale Solidarité Femmes e Suzy Rojtman, portavoce del Collectif National pour les Droits des Femmes

jean-yves-lemoigne

Oggi, lunedì 19 maggio, l’Assemblea Nazionale discute in prima lettura la proposta di legge “relativa alla potestà genitoriale e all’interesse del bambino”. Una proposta pericolosa perché non si limita ad invocare un’uguaglianza puramente formale, ma prevede di generalizzare le sanzioni, senza tener conto delle violenze perpetrate contro le donne e i bambini.

Non solo questa proposta non tratta della procreazione medicalmente assistita (n.d.t. per le lesbiche) e dell’uguaglianza dei diritti delle donne, ma segue una logica perfettamente conosciuta dalle associazioni di difesa dei diritti delle donne che lavorano quotidianamente a contatto con le vittime della violenza, le quali non sono sufficientemente tutelate, quando si tratta dell’esercizio della potestà genitoriale.

A questa riforma della potestà genitoriale non interessano affatto le vittime della violenza coniugale. Essa è, al contrario, abbastanza pericolosa da peggiorare ulteriormente la vita di queste centinaia di migliaia di donne e di bambini.
Il testo di legge propone, in caso di separazione, di fissare la residenza dei figli “al domicilio di ciascun genitore”, piuttosto che al domicilio di uno dei due o in residenza alternata, secondo la legge in vigore.

Non nutrite alcuna perplessità? Perché bisogna legiferare su questa questione? Bisogna che sia proprio urgente, dal momento che questa proposta di legge è stata registrata il 1 aprile all’Assemblea Nazionale, è passata in commissione il 6 maggio e arriva in prima lettura il 19.

E’ urgente perché nel febbraio 2013 alcuni padri montarono su delle gru, ritenendosi ingiustamente privati dell’affido dei figli a causa delle sentenze emanate da magistrate, donne e quindi non imparziali. La diseguaglianza starebbe nelle posizioni apicali, ci sarebbe in Francia un diffuso problema relativo alla residenza dei figli dei separati.

Un rapporto del Ministero della Giustizia del novembre 2013 ci offre chiarimenti sulla questione. Esso verte sulle “sentenze definitive emanate dai giudici che si occupano di cause famigliari nel periodo compreso tra il 4 e il 15 giugno 2012”. Vi si apprende che l’80% dei genitori concordano sulla residenza dei figli. L’accordo conduce nel 71% dei casi a fissare la residenza dei bambini presso la madre, nel 10% dei casi presso il padre e nel 19% dei casi porta alla residenza alternata. Nella quasi totalità dei casi, vale a dire nel 99,8%, i giudici soddisfano le richieste dei genitori.
Nel 9% dei casi uno dei due genitori non esprime preferenze. Nella stragrande maggioranza dei casi (9 volte su 10), il magistrato o la magistrata accorda la residenza al genitore che ha espresso il desiderio che il figlio risieda presso di lui.
Resta un 10% di casi nei quali non vi è accordo tra i genitori sul luogo di residenza dei figli. Si osserva allora che nel 63% dei casi la residenza è fissata presso la madre, nel 24% dei casi presso il padre, nel 12% dei casi viene introdotta la residenza alternata. Due questioni rilevanti relative a queste situazioni. I giudici fissano la residenza dei figli presso i padri in misura due volte superiore rispetto ai casi di accordo fra gli ex coniugi (24% contro 10%). Inoltre stabiliscono la residenza alternata nel 12% delle situazioni in caso di disaccordo e nel 19% nel caso di accordo.

Ecco qua i dati da valutare.

La proposta di legge è pericolosa perché stabilisce norme che non tengono conto del contesto ed invoca non solo un’uguaglianza puramente formale, ma prevede di generalizzare le sanzioni, senza tener conto delle violenze. Peggio ancora. Essa rafforzerà le minacce e l’insicurezza, moltiplicherà i processi, spossanti per le donne che dovranno confrontarsi con gli aggressori che non mollano mai la presa.

Le violenze sono irrilevanti nella legge, che si limita a sfiorare l’argomento. Esse concernono tuttavia centinaia di migliaia di donne, ma anche il doppio, almeno, di bambini. Ciò implica il trattamento giudiziario di un numero considerevole di situazioni. Nei casi di violenza, in contrasto con quanto comunemente si ritiene, la separazione non comporta la fine delle violenze; può, anzi, esacerbarle. I bambini già maltrattati o che hanno in precedenza assistito alle violenze diventano allora mezzi per l’aggressore che può così continuare ad esercitare il controllo e perseguitare, molto spesso impunemente, l’ex compagna, a volte per anni. Le conseguenze per i bambini sono totalmente ignorate dalla legge. Queste complesse situazioni richiedono tempo e una perizia attenta nei processi. Non può essere invocata la mediazione. Perché sia rispettato l’interesse deI bambino, è necessario, in primo luogo, che cessino le violenze esercitate nei suoi confronti e nei confronti della madre.

Non vengono dunque prese in considerazione dalla legge le 400.000 donne vittime negli ultimi due anni delle violenze coniugali, le 121 donne assassinate nel 2013 dal coniuge (senza contare le relazioni non ufficializzate dal matrimonio che non vengono censite). Non vengono presi in considerazione dalla legge i bambini testimoni delle violenze, per non parlare di quelli che subiscono violenze o vengono uccisi. Nel 10% dei casi di disaccordo tra i genitori sulla residenza dei figli, rientrano anche queste situazioni. Rendere obbligatoria e sistematica la residenza “al domicilio di ciascun genitore” farà perdurare queste violenze. Ogni atto di potestà genitoriale, “ordinario o importante”, come ricorda la proposta di legge, diventerà un affare di Stato e sarà materia di incessanti atti persecutori, come si riscontra già nelle situazioni di residenza alternata. Perché – ripetiamolo – lo sappiano tutti i deputati – non si esce da una situazione di violenza coniugale mettendo semplicemente fine alla coabitazione.

Responsabilità genitoriale, rispetto dell’altro genitore, doveri dei genitori nei confronti dei figli, sicurezza e protezione contro la violenza: ogni bambino ha il diritto di vedere la propria specifica situazione esaminata dai giudici che si occupano di cause famigliari. E’ in questo che consiste il vero interesse del bambino. I testi di legge non possono trascurare queste fondamentali questioni.

Per approfondire:

Violenza e affidamento

Traumi inantili, salute e violenza domestica

Affidamento alternato e sviluppo del bambino

Residenza alternata: una proposta pericolosa

La verità sulla Francia: il dibattito in corso sulla bigenitorialità

Le incoerenze della residenza alternata imposte indiscriminatamente

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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