In che modo l’enfasi sulla bigenitorialità è pericolosa per le vittime di violenza domestica

Una traduzione da How the value put on two-parent families is dangerous for domestic violence survivors di Maya Dusenbery, direttrice esecutiva di Feministing

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Dopo aver studiato i servizi dedicati alla violenza domestica offerti dalla pubblica sanità per un paio di anni, la ricercatrice Sara Shoener si è resa conto che uno dei principali ostacoli alla sicurezza delle/dei sopravvissute/i è la diffusa convinzione che le famiglie con due genitori sono meglio, a prescindere. Scrive nel New York Times:

Ho iniziato la mia ricerca nell’anno 2011, quando i Centri per il Controllo e la prevenzione delle malattie hanno riferito che più di un terzo delle donne americane viene assalito dal  partner nel corso della vita. Ho parlato con le donne della piccola città mineraria rurale come con quelle della grande città, mi sono informata nelle stazioni di polizia, presso i tribunali penali, i rifugi di emergenza, i centri di collocamento e quelli che si occupano delle procedure di affidamento. Ho scoperto che quasi tutte le donne con figli che ho intervistato manteneva i contatti con i loro aguzzini. Perché?

Molte avevano interiorizzato quella narrazione pubblica che equipara il matrimonio al successo. Alle donne che subiscono abusi domestici viene raccontato dalla nostra cultura che essere una buona madre significa sposare il padre dei propri figli o comunque mantenere una relazione con loro. Secondo un rapporto del Pew del 2010, il 69% degli americani sostiene che le madri che non hanno un partner maschio che le aiuti a crescere i figli sono un male per la società, e il 61% concorda sul fatto che un bambino ha bisogno di una madre e un padre per crescere felicemente.

Ho raggiunto la piena consapevolezza dello stigma che pesa sulla madre single quando ho incontrato una giovane donna che era incinta di sette mesi. Aveva da poco lasciato il suo fidanzato violento e viveva in un rifugio per vittime di violenza domestica. Quando le ho chiesto se pensava che la relazione fosse finita, lei ha risposto: “Per quanto riguarda lo stare insieme in questo momento, io non voglio stare con lui. Ma mi auguro che in futuro – perché io mi preoccupo di questo, OK, io non voglio essere una statistica.” A queste parole ho pensato che si riferisse alle statistiche sulla violenza domestica… Ma lei continuò: “Io non voglio essere una di quelle giovani mamme incinte che non restano con il padre del bambino. Io non voglio essere così.”

Il punto è che non solo le donne hanno interiorizzato questi concetti; di gran lunga più preoccupante è il fatto che le istituzioni che dovrebbero aiutarle, psicologi, operatori sanitari, funzionari di polizia, giudici e membri del clero, “spesso dimostrano maggiore interesse a mantenere intatta una famiglia con due genitori, invece di interessarsi alla sicurezza della madre e dei suoi figli.”

Diffamare le madri single – incolpandole della povertà che le nostre politiche hanno creato e continuano a creare – è sleale. E spendere miliardi di dollari in programmi di promozione del matrimonio non è solo uno spreco. E ‘anche dannoso. Come scrive Shoener, “tutta la retorica intorno al valore del matrimonio e al coinvolgimento del padre non è solo incompleta. Per le vittime di violenza domestica, è pericolosa.”

 

Per approfondire:

Quando la bigenitorialità uccide

Cronaca di una morta annunciata (e la -a di “morta” non è un refuso)

Se si tutela la madre, si tutela anche il figlio

Il familismo amorale

Il paradosso della “friendly parent provision” e il caso dell’Australia

Violenza e affidamento

Violenza e affidamento – II parte

Il rapporto con il padre

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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12 risposte a In che modo l’enfasi sulla bigenitorialità è pericolosa per le vittime di violenza domestica

  1. Paolo ha detto:

    il matrimonio e il coinvolgimento del padre in sè sono cose positive…a patto che il padre non sia un violento, ovviamente.

    • Il titolo infatti recita “l’enfasi sulla bigenitorialità”, e tratta del pericolo nel quale incorrono donne e bambini quando la bigenitorialità diventa più importante della sicurezza degli individui.

      • ladymismagius ha detto:

        è orribile come si sia radicato rapidamente e profondamente il pregiudizio per cui se cancelli dalla tua vita un uomo violento allora sei una cattiva madre. Non bastavano le pressioni sociali, le sindromi inesistenti e le varie decisioni giudiziarie a concorrere perché il controllo dell’uomo violento permanga sulla donna tramite i figli, ora pure questa insidiosa forma di condizionamento interno.

    • winola ha detto:

      Non è il coinvolgimento del padre a essere messo in discussione e sono perfettamente d’accordo che di per sè sia una cosa positiva, ma l’enfasi sulla necessità imprescindibile del coinvolgimento paterno, anche quando quel padre è un pessimo padre. Insomma, è il classico stereotipo della famiglia da mulino bianco mamma-papà-bambini, come se quello fosse l’unico modo socialmente accettabile per essere buoni genitori. Q

      • winola ha detto:

        (Scusate, ho schiacciato invio per sbaglio)
        Questo stereotipo è talmente interiorizzato da impedire ad una donna vittima di violenza intrafamiliare di allontarsi dal suo aguzzino, pensando che sia per il bene del bambino. E i media non fanno che perpetuarlo, riproponendolo in ogni salsa di continuo.

  2. maura ha detto:

    parlando dell’articolo precedente, credo anche un po’ da me ispirato, vorrei allargare il discorso ad un luogo comune che si sta sempre di più diffondendo e che trovo preoccupante.
    Molti più giornalisti/politici/ ecc. anche donne vanno alla riscossa del politicamente corretto come rivoluzionari contro il conformismo all’insegna del ” e diciamo finalmente..” che prima i comunisti (sic), le femministe, i preti ci hanno costretto a fingere di essere d’accordo. E diciamolo finalmente che conviene darla, e diciamolo che una bella ministra col tacco 12 è una strafiga, altro che la Merkel!, e diciamolo finalmente che uno schiaffo non ha mai fatto male a nessuna, e diciamolo che i negri puzzano in autobus. Ho molti strani amici di facebook che, poiché sono educata non riesco a mollare, che scrivono cose…..
    Quando leggo le cose che scrivono quelli di sinistra, mi viene il magone. Ma quelli di destra scrivono cose ancora peggiori.

    • IDA ha detto:

      Sono d’accordo! Oggi fa figo essere stronzi… ma mi chiedo, erano ipocriti prima o lo sono adesso? Oppure lo sono sempre stati?

      • winola ha detto:

        Per me lo sono sempre stati.
        Credo sia uno dei motivi per cui non mi piace molto il politically correct per come lo intendono qui in Italia: ci vedo dentro solo tanta tanta ipocrisia e nessun rispetto per il prossimo. Tanti nostri politici sono politicamente corretti solo perché “si deve”. A sto punto meglio che non lo siano, almeno so cosa davvero pensano.

  3. Un'altra Laura ha detto:

    @Winola: non sono d’accordo. Il fatto di rendere discriminazioni, sessismi, razzismo dei tabu sociali per cui uno non ‘osa’ dirlo in pubblico e’ per me un primo passettino per eradicarli.
    Una societa’ in cui uno pensa che i neri siano stupidi ma non osa dirlo in pubblico perche’ verrebbe condannato da tutti e’ migliore di una societa’ in cui uno lo pensa e se ne vanta pure e viene pure accettato perche’ ‘almeno non e’ ipocrita’
    In definitiva, credo ci sia uno stigma eccessivo contro l’ipocrisia, che invece, secondo me, e’ spesso un benvenuto pudore

    • L’ipocrisia presuppone che ci siano dei principi condivisi dall’intera comunità. La necessità di fingere nasce dall’esigenza di non entrare apertamente in conflitto con ciò che si ritiene comunemente accettato.

    • winola ha detto:

      Ho visto solo ora il commento, quindi mi scuso per il ritardo nella risposta.
      Credo che non ci siamo capite, perché in realtà condivido quello che hai detto su tabù sociale e sul fatto che una società che condanna apertamente la discriminazione è una società migliore di quella che accetta uno perché “almeno non è ipocrita”, davvero.
      La mia ultima frase non presupponeva affatto accettazione, te l’assicuro, era disgusto più che altro per certi nostri politici che appaiono falsamente tolleranti e poi se ne escono con frasi altamente discriminatorie. Ora, quello che intendevo era più che altro: sono felice abbiano buttato la maschera, almeno so che persone sono davvero e non votarle. Perché il fatto che in Italia il politicamente corretto non sia davvero sentito e condiviso dalla società e che quelle dei politici siano solo parole dette tanto perché bisogna per me è un problema dato che rischio di dare il mio voto a gente che non mi rappresenta proprio per nulla. In questo senso dicevo che era meglio, non perché in qualche modo io abbia apprezzato la sincerità. Anzi, tante volte mi chiedo se parlino giusto per dar aria alla bocca, un sano silenzio a volte sarebbe molto molto meglio delle immani cazzate che escono dalla bocca a certa gente.

  4. Pingback: La tacita accettazione | Blog delle donne

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