Il consenso e l’età

dipinto_neoclassico

Qualche anno fa, in Spagna, l’omicidio di Almudena Màrquez ha sollevato un acceso dibattito sull’età del consenso ai rapporti sessuali, che ha portato alla proposta di innalzamento della stessa a 16 anni.

Almudena aveva 13 anni, ed intratteneva una relazione con un uomo di 26 anni più grande di lei.

Più volte la madre di Almudena aveva denunciato la situazione alle forze dell’ordine, ma poiché l’età del consenso in Spagna era fissata a 13 anni, si è sentita rispondere che nessun intervento in difesa della figlia era possibile.

Quello che molto probabilmente Almudena non era in grado di cogliere, a soli 13 anni (e forse sua madre invece coglieva benissimo), è che quell’uomo, appassionato di armi da fuoco e con una famiglia disfunzionale alle spalle, era ossessionato dal controllo e molto probabilmente per questo aveva scelto una ragazza abbastanza giovane da rendere il tenerla completamente in suo potere un compito piuttosto facile. Quello che Almudena non vedeva (solo a causa della sua giovane età?) è che quell’uomo era un violento, al punto che era stato denunciato anche dal padre di un’altra ragazzina, un’amica di Almudena, per averla insultata e minacciata.

Era ossessionato dal controllo e violento al punto che quando ha percepito che Almudena gli sfuggiva di mano l’ha uccisa:

«Él se sintió traicionado por la niña. Por eso la mató», concluye el psiquiatra forense. «Se unieron un cúmulo de circunstancias. Creía que le traicionaba por alinearse con la posición de la madre, que llevaba meses acosándolo y recriminándole la relación. Y seguramente pensó que haría el ridículo si Almudena salía con un chico de su edad. No lo soportó».

“Sicuramente ha pensato che sarebbe stato ridicolo se Almudena fosse uscita con un ragazzo della sua età. Non poteva sopportarlo.”

A proposito del caso, Virginia Rodriguez, portavoce della ONG Save The Children, dichiarò:

“Tredici anni è un’età molto bassa, anche un rapporto consensuale è un rapporto diseguale che segnerà lo sviluppo psicosessuale del bambino o la bambina“.

“Una niña de 13 años puede ser biologicamente madura, puede quedarse embarazada. También puede enamorarse y puede seducir, pero no es madura emocionalmente. Es una niña” 

traduco (correggetemi se sbaglio):

“Una ragazzina di 13 anni può essere biologicamente matura, può rimanere incinta. Può anche innamorarsi e magari anche sedurre, ma non è emotivamente matura. E una bambina”, ha commentato Javier Urra, primo difensore civico dei diritti dei bambini in Spagna.

Ma c’è stato anche chi ha invitato alla prudenza, suggerendo di evitare giudizi troppo lapidari. come Gabriel González Bueno, dell’Unicef:

“La edad de consentimiento sirve para proteger a los más jóvenes, 13 años es excesivamente baja, pero hay que tener en cuenta también la diferencia de edad entre la pareja y si el adulto ejerce algún poder o presión sobre el niño, al ser su profesor o un familiar próximo”

secondo il quale un fattore da tener ben presente quando si parla di sesso con adolescenti è la differenza d’età.

Cosa succede nel caso in cui di rapporto sessuale è consumato con un ragazzo/a e che ha appena compiuto la maggiore età? Un ragazzo di 18 anni, che avesse fatto sesso con una ragazza di 15, dovrebbe andare comunque in carcere?

In Italia – dove l’età del consenso è fissata a 14 anni – a partire dai 13 anni il minore non è ancora considerato per legge capace di acconsentire ad un rapporto sessuale, ma esiste una causa di non punibilità nel caso in cui gli atti sessuali vengano compiuti consenzientemente con un minore di 18 anni, purché la differenza di età tra i due soggetti non sia superiore a tre anni.

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Mentre in Spagna si discuteva di innalzare l’età del consenso, in Gran Bretagna veniva sollevata la proposta di abbassarla da 16 a 15:

la proposta è arrivata in Inghilterra da John Ashton, presidente della Faculty of public health, l’istituto che gestisce la salute pubblica nel Regno Unito.
Numeri alla mano, Ashton ha suggerito di diminuire l’età del consenso per stare al passo con i tempi, visto che già molti ragazzini inglesi perdono comunque la verginità tra i 14 e 15 anni. (…)

«Un terzo degli adolescenti ha fatto sesso prima dei legali 16 anni», ha illustrato, «ci serve un dibattito in tema. È ora che gli adulti inizino a discutere. Dobbiamo togliere la pressione del diventare troppo presto sessualmente attivi dalle spalle di bambini e pre-adolescenti».
Obiettivo ultimo secondo Ashton è di provvedere maggiore sostegno ai teenager che diventerebbero legalmente ammessi fin dai 15 anni nei consultori, liberando anche insegnanti ed educatori dall’insicurezza del fornire chiari consigli su contraccezione e malattie a trasmissione sessuale quando hanno a che fare con ragazzi giovanissimi: «Dobbiamo supportare i ragazzi i nel loro viaggio verso l’età adulta». (…)

«Al momento sono proprio i più giovani a essere esposti ai più incredibili messaggi pornografici», ha continuato l’esperto, «ci sono più abusi fisici e mentali nelle loro relazioni».
Proprio la pornografia darebbe aspettative distorte ai teenager sul come dovrebbe essere un rapporto sessuale e amoroso: «Dobbiamo correggere questa situazione parlandone apertamente», ha concluso Ashton, suggerendo maggiore sensibilità nell’educazione sessuale scolastica.

Per Ashton l’abbassamento dell’età del consenso non è motivato dalla necessità di tutela dell’adulto che ha rapporti sessuali con il minorenne, ma dalla necessità di riconoscere al minorenne il diritto ad una corretta informazione sulla sua salute sessuale che al momento – denuncia – non è fornita né dalle famiglie né dalla scuola, favorendo la diffusione fra gli adolescenti di comportamenti abusanti all’interno delle relazioni sentimentali, perché il modello abusante è quello prevalentemente offerto dai media al momento attuale.

3 giorni fa la 27esima del Corriere ha pubblicato un articolo che denuncia il medesimo fenomeno di cui parla John Ashton, cioè la diffusione della violenza sessuale fra i giovani e giovanissimi:

…il ministero di Giustizia minorile ci dice (al 31/12/2014, ultima data aggiornata) di avere in carico ben 532 ragazzi condannati per stupro e 270 per stupro di gruppo. A questi si aggiungono alcune condanne per altri reati a sfondo sessuale (ad esempio abuso su minore e detenzione materiale pornografico attraverso sfruttamento di minori in cui sono coinvolti maschi e femmine) per un totale di 973 ragazzi. Di questi  il 25 per cento ha tra i 18 e i 21 anni, il 29% ha dai 14 ai 15 anni e il 44 % ha tra i 16 e i 17 anni.

Scrive Cristina Obber:

Con il mio progetto Non lo faccio più incontro da tre anni studenti delle scuole superiori di tutta Italia e non posso che confermare quanto siano insufficienti le occasioni che i ragazzi e le ragazze hanno per discutere tra loro di relazione, sessualità, violenza, appunto.

Da notare che per Ashton l’abbassamento dell’età del consenso, per mezzo del quale gli adolescenti otterrebbero un formale riconoscimento del loro desiderio sessuale e quindi l’accesso a strutture di supporto in grado di aiutarli a liberarsi di tutte quelle “aspettative distorte su come dovrebbe essere un rapporto sessuale e amoroso” create dai media (e in particolar modo dalla pornografia), non causerebbe un aumento dell’attività sessuale fra giovanissimi, ma, al contrario, li stimolerebbe a condurre una vita sessuale più consapevole, responsabile (e parlo anche e soprattutto di attenzione al problema delle malattie sessualmente trasmissibili, tragicamente ignorato dai giovani italiani) e di conseguenza più morigerata.

salute sessuale

Recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha emesso un documento – quello tanto odiato da chi ciancia a vanvera di “gender”, per capirci – dal titolo “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa”, che nell’introduzione fornisce alcune interessanti definizioni che ci chiariscono il nesso fra salute e sessualità (“Standard per l’Educazione Sessuale in Europa, Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti”, Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BzgA, 2010, pagg.17 e 18):

“la salute sessuale è uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale relativo alla sessualità; non consiste nella semplice assenza di malattie, disfunzioni o infermità. La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali come pure la possibilità di fare esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizione, discriminazione e violenza. Per raggiungere e mantenere la salute sessuale, i diritti sessuali di ogni essere umano devono essere rispettati, protetti e soddisfatti .”

“I diritti sessuali comprendono diritti umani che sono già riconosciuti da leggi nazionali, dalle carte internazionali sui diritti umani e da altre dichiarazioni di consenso. Essi comprendono il diritto di tutti gli esseri umani, liberi da coercizione, discriminazione e violenza, a:

  • il più alto livello raggiungibile di salute sessuale, comprendendo l’accesso ai servizi sanitari per la salute sessuale e riproduttiva;
  • ricercare, ricevere e divulgare informazioni relative alla sessualità;
    l’educazione sessuale;
  • il rispetto per l’integrità fisica;
  • scegliere il proprio/la propria partner;
  • decidere se essere o meno sessualmente attivi;
  • relazioni sessuali consensuali;
  • matrimonio consensuale;
  • decidere se, e quando, avere figli;
  • ricercare una vita sessuale soddisfacente, sicura e piacevole.

L’esercizio responsabile dei diritti umani richiede che tutti gli esseri umani rispettino i diritti altrui.”

Come avrete notato, una delle parole chiave nella questione è “consenso“, che molto semplicisticamente viene definito come “libertà dalla coercizione”.

Dico “semplicisticamente” perché, in una cultura nella quale la violenza sessuale è sistematicamente minimizzata e il perpetratore della violenza giustificato in nome della sua “natura predatoria”, persino le donne adulte faticano a riconoscere una situazione nella quale c’è coercizione da una situazione nella quale il rapporto sessuale è “piacevole e sicuro” per entrambi.

In un post recente ho scritto a proposito di una ricerca condotta dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine, che si proponeva di indagare le aspettative, le esperienze a proposito del sesso anale, nel corso della quale sono stati intervistati ragazzi ambosessi ed eterosessuali di età compresa tra i 16 e i 18 anni, dalla quale è risultato che l’esperienza è spesso descritta dalle ragazze come dolorosa, rischiosa e coercitiva, mentre per i maschi è normale persuadere o costringere il partner riluttante. Il dato più deprimente che emerge è quello che ci racconta che i giovani intervistati raramente parlano di sesso anale in termini di reciproca esplorazione del piacere sessuale, ma fanno riferimento al loro desiderio di emulare ciò che vedono nei film porno.

Un’esperienza dolorosa e vissuta come un’imposizione non corrisponde certo alla descrizione di sana vita sessuale offertaci dall’OMS, e una ricerca del genere chiarisce a mio avviso cosa intende John Ashton quando afferma che una corretta informazione eviterebbe ai giovani di dedicarsi a pratiche sessuali spinti dalla “pressione di essere sessualmente attivi” generata da stimoli che evidentemente, abbandonati a se stessi, non sono in grado di elaborare.

american beauty

Abbiamo detto che gli adolescenti, una volta che sono diventati “biologicamente maturi”, provano desiderio sessuale, si innamorano, seducono perfino.

Abbiamo visto che, vivendo in una società che li espone a una gran quantità di stimoli (fra i quali inserirei anche l’enorme quantità di immagini sessualizzate e ipersessualizzate) e contemporaneamente non offre loro un’educazione sessuale in grado di accompagnarli nel viaggio verso una piena maturità emotiva, trovano difficoltà a vivere una sessualità caratterizzata da “uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale”.

In questo contesto si colloca il dibattito sull’età del consenso.

L’età del consenso è fissata per tutelare il minore da rapporti che possano minare il loro sviluppo psicosessuale, non certo per mortificare il percorso di scoperta della sessualità che comincia con la pubertà.

Il legislatore che stabilisce che, al di sotto di una certa età, il rapporto sessuale fra un adulto e un minore è da considerarsi sempre e comunque stupro, non ignora il fatto che un adolescente possa acconsentire al sesso, ma presuppone che, a prescindere da quello che un adolescente affermi di voler fare, in un adulto responsabile debba prevalere l’interesse per il benessere psicosessuale del minore piuttosto che l’egoistico impulso a soddisfare il proprio desiderio.

L’età del consenso è uno strumento inefficace.

E’ inefficace perché è evidente che non potrà mai esserci una gran differenza fra l’avere 16 anni meno una settimana e 16 anni e una settimana.

Ma soprattutto è inefficace perché ancora oggi sono molti, troppi, gli adulti “irresponsabili” e l’età del consenso non sembra aver contribuito significativamente alla diffusione della consapevolezza che, se va rispettato e non soffocato il desiderio sessuale degli adolescenti, essi non debbono e non possono essere trattati alla stregua degli adulti, a dispetto del fatto che si atteggino ad esserlo.

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“Ci vuole un intero villaggio per educare un bambino” recita un noto proverbio africano. Questo significa che ogni singolo adulto di una comunità dovrebbe idealmente sentirsi responsabile dello sviluppo e del benessere di tutti, ma proprio tutti, i membri più giovani di quella comunità. Anche quelli che non fanno parte della sua famiglia, anche quelli che non conosce direttamente, anche quelli dei quali non avrebbe mai pensato di doversi occupare.

E’ opinione diffusa che l’educazione sentimentale e sessuale sia di esclusiva pertinenza dei genitori, e che qualsiasi intrusione nel rapporto esclusivo fra genitore e figlio/a non possa che arrecare qualche danno allo sviluppo del minore.

L’adolescenza, tuttavia, è una fase della vita caratterizzata principalmente dal distacco psicologico dai genitori, una fase nella quale la costruzione di una propria identità passa proprio attraverso la creazione di altri legami e attraverso la ricerca di altri modelli cui ispirarsi.

In un articolo dal titolo  The Myth of the Teenage Temptress: Or Why A Young Girl Can Not Consent to Sex With An Adult Man l’autrice commenta la sentenza di condanna del Professor Stacey Dean Rambold, 49 anni, per i rapporti sessuali consumati con l’allora quattordicenne Cherice Morales, suicidatasi prima della conclusione del processo.

A giustificazione del fatto che Rambold abbia trascorso solo 30 giorni in prigione, il giudice ha commentato che Cherie era “as much in control of the situation as Rambold” (la loro era una relazione alla pari, insomma) perché Cherie era “older than her chronological age” – più vecchia della sua età cronologica.

Le ragazzine sono spregiudicate, sono le ragazzine che provocano: se avessi ricevuto 10 centesimi ogni volte che ho letto o ascoltato commenti di questo genere, oggi avrei una macchina nuova.

Gli adulti che esprimono giudizi su questa o quella ragazzina, probabilmente non si sono mai interrogati su quelle che sono le fasi dello sviluppo psicosessuale degli adolescenti, ben chiarite dall’articolo che ho linkato, nel quale l’autrice narra le sue esperienze sessuali con uomini adulti:

Because I was a child, I was missing large pieces of the perspective required to understand adult situations. Children can be sexual. Children can pursue. Girl children in particular may have already learned how to manipulate and bargain with their sexuality at a very young age. They are still children. Like all children, they test boundaries, boundaries that adults must set and maintain.

“Poiché ero una bambina (13 anni, come Almudena), mi mancavano grandi pezzi della prospettiva necessaria a comprendere le situazioni “adulte”. I bambini possono essere sessualmente attivi. I bambini possono andare dietro [gli adulti]. Le ragazzine, in particolare, possono aver imparato come manipolare e contrattare per mezzo della loro sessualità già da giovanissime. Ma si parla sempre di bambini. Come tutti i bambini, verificano i loro limiti, limiti che spetta agli adulti stabilire e far rispettare.”

John Ashton, come pure Cristina Obber, ha parlato della necessità di informare gli adolescenti.

Questo non è sufficiente: anche gli adulti vanno informati.

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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10 risposte a Il consenso e l’età

  1. Paolo ha detto:

    l’età del consenso sarà inefficace, sarà una mera convenzione (come lo è quella della maggiore età a 18 anni se è per questo) ma a volte le convenzioni servono, un limite va stabilito e va fatto rispettare (agli adulti).
    Sulle immagini “sessualizzate” ho già detto quello che penso

  2. IDA ha detto:

    Credo che il criterio da adottare non dovrebbe essere il limite di età ma la differenza d’età. Il sesso tra coetanei, non ci trovo nulla di male, anche se ci sarebbe delle precisazioni da fare. Ma come nel caso citato, così enorme, (26 anni). Secondo me si dovrebbe parlare di plagio. Non so se in tutti, ma in molti di questi casi, c’è sempre un rapporto di dominanza da parte dell’adulto e di dipendenza e sudditanza da parte del minore.
    Certo per i pre-adolescenti e gli adolescenti, le pressioni sociali sono enormi, non c’è solo la pornografia, anche una maggior sessualizazione infantile da parte dell’industia, o quell’infinità di messaggi quotidiani che propongono quell’unico modello per una ragazza, quello di essere sessualmente desiderabile per essere accettate e apprezzate.
    La stessa società che nello stesso momento vuol tenere allo scuro, gli adolescenti di tutte le problematiche del sesso, a iniziare dalla contraccezione, fino alla prevenzione. Dei preservativi non se ne può parlare, del rispetto degli altri nemmeno, ci sono i gender dietro l’angolo. Anche se nel 2014, le nuove diagnosi di HIV, nel suo totale sono in calo, ma sono in forte aumento nei giovani e giovanissimi eterosessuali. Le malattie sessualmente trasmessibili sono in aumento e il 25% sono giovani meno di 25 anni.
    Mi rendo conto che in questi giorni ho usato un po’ troppo la parola, “consapevolezza”, ma anche in questo caso penso che sia la parola chiave; consapevolezza, per fare sesso con consapevolezza, occorre conoscenza e informazione. Invece di fare informazione, in questi anni ci hanno scassato con i gender. Vorrei ricordare che l’omosessualità non si attacca, è come l’intelligenza. Se al pub incontri un uomo molto intelligente, ci puoi andare anche a letto, ma l’intelligenza non si attacca. La candidosi si. La gonorrea si. HIV si.
    Mi rendo conto che i preservativi costano, dovrebbero costare molto meno ed essere di miglior qualità, ma ci sono anche quelli aromatizzati alla frutta, basta non mangiarli.

    Due parole a chi ospita i miei commenti. Dopo una giornata di miserie, di tristezze, di amarezze, tornare a casa e trovare un tuo nuovo post è come un piatto di lasagne. Ti rimette al mondo! Grazie Riccio!

  3. Vanessa ha detto:

    Scusate, non c’entra con l’articolo, ma mi volete dire cos’è questo schifo?

  4. Vanessa ha detto:

    Hai ragione 😀
    Comunque, tornando in tema, secondo me il punto è che l’adulto, qualsiasi sia l’ambito, deve capire che è lui a servizio del giovane e non viceversa. L’adulto si suppone sia in grado di badare a se stesso, contenersi e che sappia quale direzione ha la sua vita. Il fanciullo sta ancora apprendendo e bisogna assolutamente agire in base alle sue esigenze e fargli capire che è un individuo rispettato, questa è la mia idea.

  5. Pingback: Il consenso e l’età | SARTORIE CULTURALI

  6. paolam ha detto:

    Ovvio che il criterio deve essere la differenza di età. Un caso in cui la nostra legislazione si dimostra migliore delle altre. Finora.

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