Il pregiudizio di genere

Come spiegato diffusamente dal report recentemente rilasciato dall’American Psychological Association, può accadere che quelle stesse norme sociali create da una società fortemente viziata dal pregiudizio di genere per consentire agli uomini di godere di privilegi a discapito delle donne, comportino per alcuni uomini un carico di sofferenza e patimenti di gran lunga superiore ai vantaggi che sono loro concessi.

Accade a quegli uomini che per carattere e inclinazioni non si trovano a loro agio con le aspettative di genere e vengono per questo emarginati e perseguitati o agli uomini non rigorosamente eterosessuali o a quelli che intraprendono un percorso di transizione, insomma: in alcune circostanze può accadere.

Tempo fa avevamo parlato di un caso che si era concluso con in brutale assassinio di un bambino nel quale a non essere stati presi nella dovuta considerazione furono gli appelli di un padre a fronte di una madre che costituiva un pericolo per il benessere e l’incolumità del figlio, ipotizzando che molto probabilmente l’errore di valutazione o l’intempestività delle istituzioni preposte a vigilare è da attribuirsi anche all’idea ormai diffusissima che il supremo interesse di un minore debba coincidere con la bigenitorialità. In quell’occasione avevo ribadito quanto possa essere pericoloso un principio come la friendly parent provision, che impone di tenere in considerazione, nell’esaminare le competenze genitoriali in sede di controversie per l’affido, la capacità di un genitore di agevolare i contatti con l’altro genitore, quando non si sottolinea che a volte per un genitore ostacolare i rapporti del proprio figlio con un soggetto inaffidabile, irresponsabile, pericoloso o maltrattante è una scelta saggia, necessaria e/o giustificabile.

Tutte coloro che si sono sollevate contro il disegno di legge 735 hanno più e più volte ribadito che una delle ragioni per cui il ddl è stato oggetto di tante proteste è proprio un’impostazione che antepone un presunto diritto fondamentale del minore alla bigenitorialità al suo diritto di essere amato, accudito e protetto ignorando o minimizzando l’esistenza e le terribili conseguenze di fenomeni come la violenza domestica, i maltrattamenti, la violenza assistita, e rimarcando invece l’esigenza di punire severamente e senza adeguate indagini (“pur in assenza di evidenti condotte”) un genitore nel caso in cui uno dei figli dovesse ribellarsi agli incontri con l’altro genitore.

Come la recente nascita di comitati di donne che denunziano la rivittimizzazione subita dalle istituzioni hanno ribadito e come le associazioni sorte in difesa di donne e bambini hanno sempre denunziato, i principi ispiratori del ddl 735 da anni mietono vittime, pricipalmente fra le donne, che hanno tentato di denunciare maltrattamenti e violenze perpetrate dal partner, e i loro figli.

Tuttavia, come il caso del piccolo Simone Forconi ha evidenziato, non c’è nulla di fisiologico e biologico alla radice della violenza perpetrata in famiglia, e anche una donna può rivelarsi pericolosa o inadeguata nell’accudimento dei i suoi bambini. In questi casi, teorie come la friendly parent provision si rivoltano contro il genere per il quale sono state create e in nome della bigenitorialità un padre, preoccupato e restio a lasciare da soli i suoi figli con una persona che reputa incapace di tutelarne il benessere, può ritrovarsi dipinto da un operatore troppo zelante nel prendere alla lettera le direttive come un genitore ostativo e “unfriendly”, quindi pericoloso per il loro sano sviluppo.

Leggo sulla pagina facebook No al ddl Pillon che un caso do questo tipo è salito agli onori della cronaca.

Il sito cityrumors.it Abruzzo racconta che un ragazzo di 14 anni sarebbe obbligato da un provvedimento del Tribunale a risierede con la madre contro la sua volontà, poiché la donna si mostrerebbe “collaborativa” (friendly), mentre il padre avrebbe manifestato insofferenza rispetto ad incontri non protetti del ragazzo con una madre condannata per abuso di mezzi di correzione; ci dice il Messaggero in proposito: il padre ha progressivamente inasprito atteggiamenti conflittuali con l’ex coniuge, ostacolando i rapporti del figlio minore con la madre e ha assunto un atteggiamento oppositivo con il servizio sociale e con gli operatori del comunità impedendo perfino gli incontri protetti disposti dal giudice.

Senza entrare nel merito della vicenda, ciò che voglio sottolineare ora qui è l’assurdità della presa di posizione di Simone Pillon, pricipale promotore del ddl 735, a fianco di questo padre e del ragazzo.

Una presa di posizione che non ha alcun senso, se la mettiamo in relazione con quanto Pillon ha sostenuto nei mesi in cui si è svolto il dibattito sul disegno di legge.

O, meglio, non ce l’ha se non contestualizzamo la sua presa di posizione rileggendola alla luce del pregiudizio di genere.

Per spiegare cosa intendo, vorrei partire da un aneddoto, che ben evidenzia che cosa comporta l’appartenere ad un gruppo che gode di privilegi e cosa significa essere discriminati.

Raccontò Fritz Lang che il 30 marzo 1933, il ministro della Propaganda in Germania Joseph Goebbels lo aveva convocato nel suo ufficio per proporgli un ingaggio. Quando Lang replicò informando Goebbels delle sua origini ebraiche, si sentì rispondere: «Non faccia l’ingenuo signor Lang, siamo noi a decidere chi è ebreo e chi no!».

Non ha alcuna importanza a partire da quali dati concreti si è proposta in questi anni la teoria dell’alienazione genitoriale e l’esigenza di una riforma del diritto civile a tutela di genitori alienati e bambini dolosamente estraniati da una figura genitoriale, né è importante la definizione che si dà della suddetta alienazione, o come la si nomina: che sia una sindrome, un reato o un “rapporto simbiotico madre-figlio” (perché, mi sembra lapalissiano, un rapporto simbiotico padre-figlio nella mente di questa gente non può esistere), l’unica cosa veramente importante – come diceva Humpty Dumpty –  è chi comanda, tutto qui.

Chi vuole continuare a comandare, attribuendo un’interpretazione o il suo contrario ad un medesimo scenario, dimostra di avere una priorità su tutte, che – come abbiamo detto tante volte – non è il benessere dei bambini in nome di una fumosa bigenitorialità, bensì la difesa di un principio: l’inferiorità di un genere rispetto all’altro.

Ecco perché, come rilevato dalla ricerca della dottoressa Meier, pseudo teorie come l’alienazione genitoriale e la bigenitorialità sono viziate da un pregiudizio nella pratica e nei risultati.

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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12 risposte a Il pregiudizio di genere

  1. Paolo ha detto:

    su questi temi sono perfettamente d’accordo con te

  2. SERENANDO ha detto che ha detto:

    Basta guardare (una sola volta!) “Live – Non è la D’urso” per capire cosa è davvero il gender bias. E come viene utilizzato

  3. SERENANDO ha detto che ha detto che ha detto:

    E’ uno dei (tanti) prograsmmi televisivi che mostrano e dimostrano come la donna abbia l’attitudine a sfruttare commercialmente il proprio corpo e poi lamentarsi del proprio essere oggettificata.
    Il Gender Bias serve a vendere meglio i corpi femminili e addossarne i problemi all’acquirente

    • Io so perché scrivi certa roba. Sei convinto di riuscire a deprimermi, costringendomi a rispondere alle stesse cose anno, dopo anno, dopo anno.

      • Serenando ha detto che ha detto che ha detto che ha detto:

        Se fossi così le cestineresti sempre.
        In realtà, ti piace terribilmente potermi nonrispondermi facendo finta di farlo.
        E tu, anno, dopo anno, dopo anno, fingi che la tua sia una risposta.
        Ma alle mie obiezioni, ai miei ragionamenti, non sai cosa dire.
        E io mi diverto moltissimo a contemplare la tua finzione.

        Ancora una volta non sai cosa dire… Ma hai visto quante sono le donne che sfruttano il proprio corpo, vendendone l’immagine? Credi che a ciascuna di loro importa molto, del Gender Bias?

      • Non tutte le persone agiscono sulla base di ciò che piace loro fare o non fare: è questo che ti sfugge. Io sono stata educata in un certo modo e malgrado io non ti sopporti, mi sento in dovere di offrirti quel minimo di rispetto che sono convinta – in recessi tanto profondi del mio essere da non poter eradicare facilmente questa convinzione – si debba ad ogni interlocutore, per quanto molesto, in mala fede o sciocco possa apparirmi.
        Allo stesso modo, con un sistema di premi e punizioni, le donne vengono cresciute affinché si comportino in un certo modo. Ne abbiamo parlato tanto in questo blog. Ho recensito anche un libro piuttosto esplicativo, sulla faccenda: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2016/08/29/solo-per-sempre-tua/
        Il romanzo di Ouise O’Neill, per mezzo dello strumento della distopia, grazie alla sua esperienza di operatrice nel mondo della moda, svela i meccanismi che “crescono” una donna vittima della sua immagine e della dipendenza deallo sguardo maschile.
        Certo, si tratta di un iperbole, infatti moltissime donne crescono con sufficiente spirito critico per rendersi conto dell’inganno di un Amadeus che, mentre si dichiara dalla parte delle donne, si presenta come il signore di un harem di bellissime vallette, ma non tutte sono così fortunate, e non perché sono poco intelligenti, ma semplicemente a causa dei percorsi formativi attraverso i quali si è costruita la loro identità.
        Certo, poi ci sono quelle donne che più o meno consapevolemente decidono di stipulare un contratto con il patriarcato: anche di patriarchal bargain abbiamo già parlato in questo blog e sono certa che i post non ti sono sfuggiti (https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/03/02/limmenso-potere/).
        Tutto ciò, tuttavia, non ha nulla a che fare con questo post, nel quale si denuncia un doppio standard in un uomo (il senatore Pillon) e un un movimento prevalentemente maschile, che negli anni hanno fatto dell’alienazione genitoriale uno dei loro argomenti chiave.
        Quindi, se non ti si risponde è perché sei fastidiosamente off topic, e lo sei perché di fronte un comportamento tanto contraddittorio e discriminatorio come quello evidenziato da questo post sei tu quello che non sa che cosa dire, e l’unica cosa che puoi fare è cambiare argomento e dedicarti all’unica cosa che ti riesce bene: l’invettiva.
        Che ti devo dire, probabilmente è ora che io mi rassegni all’impossibilità di un dialogo con te, perché ormai i nostri scambi cominciano ad essere tutti uguali e io sono sopraffatta dalla noia.

      • Paolo ha detto:

        “Il romanzo di Ouise O’Neill, per mezzo dello strumento della distopia, grazie alla sua esperienza di operatrice nel mondo della moda..”

        la bellezza fisica è giustamente importante per uomini e donne

      • Amadeus e chi lo ha ingaggiato non sono del tuo stesso avviso.

  4. Serenando ha ANCHE detto che ha detto:

    Guarda, il problema è molto semplice.
    Tu ritieni che la teoria del “Patriarcato” sia dimostrata, e che ci siano moltissimi dati e fatti a dimostrarlo.
    Io, al contrario, credo che la teoria del “Patriarcato” non sia affatto dimostrata, sia solo una lettura (opinabile) della società di oggi (e di ieri, e avantieri) e che tu la utilizzi trovando conferme che sono considerabili dimostrate solo se dai per scontata la verità della tua teoria.
    Insomma: per me il tuo è un teorema che si autoafferma, tu dici di avere le prove che il patriarcato schiaccia le donne.
    Io non convincerò mai te, tu non convincerai mai me.
    Io però mi diverto molto a scrivere cose che per me sono valide, ma che per come le scrivo ti daranno molto fastidio.
    Perdonami.
    Dovresti però arrenderti ad un’evidenza: le mie provocazioni sono tali in virtù della autoreferenzialità della tua teoria.

    • Tu sei fastidioso come la sabbia nel costume, come il fango sulle scarpe o lo schizzo di salsa di pomodoro su una camicetta pulita. Ti si può dedicare un sospiro seccato, una cosa tipo: rieccolo, puntuale come la pioggia dopo aver lavato l’auto! Fossi in te non mi darei tanta importanza.

    • Bad Blues ha detto:

      Guarda, Serenando, per negare l’esistenza del patriarcato bisogna avere proprio la faccia tosta. Vuoi negare che in passato le donne una volta sposate:
      – passavano dal controllo del padre a quello del marito?
      – erano costrette a sposarsi da giovanissime con uomini adulti?
      – non potevano decidere con chi sposarsi?
      – dovevano fedeltà assoluta al marito?
      – mentre un harem di donne con cui andare a letto era la norma per l’uomo, l’adulterio femminile era l’unico modo per compensare alla poligamia dell’uomo ed era punito con la morte?
      – le donne dovevano sfornare figli senza tregua e se abortivano erano condannate per omicidio ed erano previste delle pene, che andavano dalla reclusione fino a vere e proprie torture?
      – dovevano occuparsi dei lavori domestici, badare ed educare la prole e lavorare nei campi?
      – e in generale che c’era la convinzione che incarnavano il male e solo stando al servizio degli uomini potevano redimersi?
      Nel caso di risposte affermative, mi viene da pensare che sei terribilmente ignorante in materia, oppure che sotto sotto hai interessi a negare la realtà. Chissà.
      La condizione delle donne, o meglio la sottomissione delle donne che ho descritto è il “patriarcato”, e se non sei cieco sai anche che è tutt’altro che estinto, dal momento che la mentalità di considerare le donne come esseri inferiori, oggetti degli uomini, specificatamente elettrodomestici e giocattoli sessuale, è attualissima, e lo dimostrano le giornaliere cattive azioni attuate dagli uomini sulle donne mosse dalla volontà di sottometterle.

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