Diritto di famiglia

E’ stato reso pubblico il testo semidefinitivo del contratto di governo M5S-Lega. Fra i vari temi affrontati, c’è anche il diritto di famiglia, un capitolo nel quale il contratto torna a riproporre un tema caro al Movimento 5 Stelle, che, accogliendo le istanze del movimento dei papà separati, aveva presentato un’interrogazione parlamentare nel 2014.

I punti in programmi sono gli stessi di sempre: residenza alternata, mantenimento diretto e, naturalmente, l’alienazione genitoriale.

Come abbiamo affermato più volte, in questo blog, l’aspetto più curioso degli obiettivi di chi combatte per una revisione della legge 54/2006, è che l’equilibrio fra le figure genitoriali sembrerebbe necessario ad una sano sviluppo dei soli figli di genitori separati o divorziati; per ciò che riguarda i figli di genitori conviventi o sposati, tale equilibrio non è mai stato oggetto di indagine.

Meglio: non è un oggetto di indagine dei fautori della residenza alternata.

A dispetto dei sensibili miglioramenti, a tutt’oggi la suddivisione del lavoro di cura e domestico, all’interno delle famiglie italiane, è tutt’altro che paritaria: il 67,3% del lavoro familiare è a carico delle donne, (…) Le madri occupate dedicano al lavoro familiare 5h11′, dato rimasto stabile rispetto a quanto osservato nel 2009, mentre i loro partner vi dedicano 2h16′ (…) [Per ciò che riguarda i bambini] Le madri sono più impegnate nelle cure fisiche e nella sorveglianza (dar da mangiare, vestire, far addormentare i bambini o semplicemente tenerli sotto controllo): in un giorno medio settimanale vi dedicano 57 minuti, contro i 20 minuti dei padri.

Grazie ai rilevamenti Istat sappiamo che quasi una donna su quattro (22,4%) con meno di 65 anni interrompe l’attività lavorativa per motivi familiari, contro appena il 2,9% degli uomini, e che il 30% delle donne occupate è costretta a lasciare il lavoro a causa della gravidanza.

Invece, grazie ad una ricerca condotta in Gran Bretagna, sappiamo che la cronica mancanza di politiche mirate a trasformare il problema della conciliazione tra vita professionale e vita familiare da un “problema femminile” ad una questione che riguarda tutti,- non solo comporta l’oggettiva impossibilità per le donne di prendere in considerazione la possibilità di avere una vita lavorativa piena e soddisfacente, ma va addirittura a modificare la percezione che le persone hanno dei ruoli all’interno della famiglia, trasformando i neogenitori in convinti sostenitori della più tradizionalista divisione delle incombenze: le donne a casa a prendersi cura dei figli, mentre gli uomini al lavoro per ottenere un reddito in grado di mantenere il nucleo familiare.

Cito:

i congedi per le madri sono enormemente più generosi rispetto a quelli per i padri. Spesso i padri possono contare solo su pochi giorni di congedo quando il figlio nasce. Lo stesso vale per il lavoro part-time, un importante strumento di conciliazione vita-lavoro. Il lavoro part-time è fortemente “genderizzato”: sono davvero pochi gli uomini che lavorano part-time. La richiesta di un uomo di trasformare il suo contratto full-time in uno part-time per dedicarsi alla cura della famiglia è spesso vista con sospetto o viene negata dall’azienda. Le donne, invece, spesso lavorano part-time quando hanno bambini piccoli, e convertire il contratto da full-time a part-time per conciliare gli impegni lavorativi con quelli famigliari è prassi comune. In aggiunta, le strutture pubbliche di assistenza all’infanzia sono carenti nel Regno Unito (e, neanche a dirlo, in Italia), e quelle private sono molto costose. Questo fa sì che le madri si ritirino dal mercato del lavoro (o lavorino part-time) per dedicarsi alla famiglia, un po’ perché è tradizione che siano loro a badare alla casa e ai figli, un po’ perché sono loro quelle che generalmente guadagnano meno nella coppia. Insomma, accade che diventare genitori cambi forzatamente la divisione dei compiti nella coppia, in senso più tradizionalista. Da qui a diventare più conservatori, il passo è breve: perché la dissonanza cognitiva ci fa diventare sostenitori del nostro comportamento. Si instaura così un circolo vizioso: assumiamo comportamenti tradizionalisti in modo per lo più condizionato dall’esterno e, invece di ribellarci, diventiamo sostenitori di ciò a cui non siamo riusciti a opporci.

Tutti questi bambini che vivono in famiglie nelle quali il papà è al lavoro mentre la mamma si dedica a prendersi cura di loro, perché non patiscono le drammatiche conseguenze che il disequilibrio della presenza delle figure genitoriali nella loro vita dovrebbe causare?

Mentre la politica nostrana ritiene che l’unico problema che attanaglia i genitori italiani siano le modalità di affido dei figli in caso di separazione e divorzio, dalla Commissione europea arrivano proposte ben più interessanti: congedi di paternità più lunghi senza la possibilità di trasferimento alla partner, una soglia minima per la retribuzione dei congedi, la possibilità che il congedo parentale possa essere preso in modo flessibile, magari trasformando il rapporto di lavoro in part-time per alcuni periodi, il tutto con l’obiettivo di garantire una maggiore partecipazione dei padri in famiglia, alleggerendo il carico attualmente sulle spalle delle nadri e contribuendo così ad aumentare il tasso di occupazione e di partecipazione al lavoro delle donne.

Purtroppo, questa proposta si è scontrata con la fiera opposizione di un “gruppo di paesi di primo piano”, fra i quali figura l’Italia.

Come possiamo credere che a qualcuno interessi davvero che i bambini trascorrano “tempi paritari” con entrambi i genitori?

L’istituzione della residenza alternata, più che una misura a tutela dei bambini, è un istituto dal valore meramente simbolico per mezzo del quale giustificare il mancato versamento dell’assegno alimentare, vero ed unico obiettivo di quelle associazioni che da anni parlano di “bigenitorialità” o “condivisione delle responsabilità genitoriali”, senza che questo si traduca in nessun altra proposta volta ad un concreto coinvolgimento dei padri nella cura dei figli che non sia la modifica della legge 54/2006.

E poi c’è l’alienazione genitoriale.

La comparsa di Giulia Bongiorno accanto a Matteo Salvini era stato il primo campanello d’allarme, considerato l’impegno che l’avvocata ha profuso nel pubblicizzare la sua proposta di legge in merito.

Sebbene i centri antiviolenza conducano estenuanti battaglie nei Tribunali per salvare i bambini da controversi “trattamenti di deprogrammazione“, poco o nulla si sta facendo per diffondere cosa si nasconda davvero dietro l’espressione “alienazione genitoriale”.

Sindrome, patologia, disturbo relazionale, processo psicologico, reato, abuso, fenomeno sociale: negli anni sono state tante e diverse le etichette affibbiate alla “creatura” di Richard Gardner per salvarla dall’oblio nel quale la decisione definitiva di non accoglierla nella quinta edizione del DSM avrebbe dovuto precipitarla.

La confusione nella quale versano i cosiddetti “esperti” di alienazione è più che evidente: ad esempio, se in un’intervista datata 28 novembre 2016 ammettono candidamente che l’alienazione genitoriale non è stata accolta nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, sempre le stesse persone in un altro articolo ci dicono: “E’ sbagliato dire che l’alienazione parentale è stata esclusa dal DSM-5 come sentenziano frettolosamente alcuni consulenti di parte.”

Un giorno ci viene detto che possiamo trovare l’alienazione genitoriale nel DSM 5, il successivo invece scopriamo che a causa della sua stessa “natura” non avrebbe potuto esservi inclusa, e a dircelo sono le stesse persone, che non si preoccupano neanche di spiegare se la prima volta che si sono espresse erano in errore, oppure se magari sono state fraintese.

La triste verità è che questi sedicenti esperti possono dire qualunque cosa e il suo contrario, possono citare come fonte attendibile ogni genere di documento, da I Miserabili a Charles Dickens (e lo fanno),

perché l’alienazione genitoriale è una teoria impermeabile alla realtà, una teoria che di fronte a situazioni diverse trova sempre le medesime conferme, una teoria che rifiuta di confrontarsi coi fatti e con le osservazioni, una teoria alla luce della quale può essere interpretato ogni caso concepibile, e questo perché risponde a bisogni diversi da quello della ricerca di scientificità.

All’alienazione genitoriale si può solo credere. E tantissima gente ci crede.

Tuttavia, per quanto possa essere frustrante confrontarsi con chi è mosso dalla cieca fede nelle sue convinzioni, è importante non cedere allo sconforto, continuando ad opporre fatti, dati concreti e pensiero logico ad una propaganda che mette a serio rischio l’incolumità di donne e bambini.

 

Per approfondire:

La verità indicibile

L’applicazione di modalità paritetiche di affidamento condiviso non è riconducibile ad un modello unitario standardizzato

Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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8 risposte a Diritto di famiglia

  1. Shonagh Mc Aulay ha detto:

    Oh for heaven’s sake.

    Wish I hadn’t opened this now.

    Another thing to keep me awake at nights!

    Are all women asleep?

    Shonagh

  2. Shonagh Mc Aulay ha detto:

    I’m seeing this trend everywhere.

    Just saw that a really bad man who is abusing his wife and family with impunity (private matter for UN, we have chattel status) has also become one of 2 local reps of the local LGBTQ I association. This means that he deals with cases of gender discrimination within UN office.

    I hear from his wife that he was invited to local schools on international women’s day to talk about gender and women’s rights.

    Since he is apparently not gay, I think he is busy building a socially advantageous gender friendly profile in order to strengthen his case against family abuse declarations.

    The UN LGBTQ I lobby is by no means helpful to abused heterosexual women and children. They have occupied the entire space that was previously occupied by questions of social protection, often protection of women and children in heterosexual families. Their world is so avant garde, they have left boring questions of power and abuse far behind them.

    I had a positive relationship with their last rep in Rome and learn a lot from their strategies. But they are a like an express train rolling over everybody else. Very powerfully networked in UN. Many arguments of theirs are close to fathers’ lobbies.

    Shonagh

  3. Paolo ha detto:

    credo che ogni coppia che ha un figlio debba organizzarsi come meglio crede e non giudico le coppie che decidono di organizzarsi in maniera “tradizionale” ma lo Stato dovrebbe favorire congedi di paternità lunghi come quelli di maternità: a parte partorire e allattare al seno, un padre può fare quel che fa una madre

  4. Lilli ha detto:

    Il padre del figlio della Buongiorno chi è e dov’è? Una donna che ha escluso all’origine il padre dalla vita di suo figlio perché dichiara che un minorenne ha bisogno di dun genitori a tutti i costi? Coerenza, questa sconosciuta.

  5. IDA ha detto:

    Parto dalla fine, “Sindrome della Madre Malevola”. Notare che i comportamenti femminili sono sempre clinicizzati, sindrome madre malevola, la sindrome di Medea, ecc. Gli stessi comportamenti tenuti dagli uomini sono considerati normali, rientrano nella norma, rientrano nel comportamento naturale umano.

    Definizione: “Le donne che presentano la sindrome della madre malevola intraprendono una feroce battaglia legale contro il marito, nel momento della separazione.” (Parini, 2008)
    Quali sono queste azioni malevoli?
    “La madre punisce ingiustificatamente il marito dal quale si sta separando.
    La madre specificatamente tenta di impedire la frequentazione padre-figlio/i:
    Il comportamento è pervasivo ed include azioni malevoli contro l’altro genitore, che includono: le denunce. menzogne e violazione delle leggi.”

    Non si capisce se questa sindrome sia congenita o latente che aspetta la separazione per esplodere. Se una non si separa mai, non saprà mai se è malata oppure no.
    È chiara solo la funzione che ha! Sigmund Freud, nel saggio “Significato opposto delle parole primordiali” (1909), https://www.libreriacortinamilano.it/psicologia/psicoanalisi-e-psicoterapia-psicoanalitica/9788833900162/opere-vol-6.html?gclid=EAIaIQobChMIs9u_6P-U2wIVTEPTCh1e6QLcEAQYASABEgKxLfD_BwE
    Rilevava che nelle lingue antiche si ritrova la tendenza ad esprimere i concetti opposti attraverso uno stesso mezzo rappresentativo. In pratica non è possibile esprimere il significato di “bene” se non attraverso quello opposto di “male”.
    Esempi: Sappiamo che l’80% dei padri separati sono inadempienti economicamente nel confronto dei figli, e che solo il 40% delle madri promuovono azioni legali per avere quello che il giudice ha stabilito. Il 40% delle madri sono malevoli, i padri inadempienti sono il bene. Se vieni picchiata da tuo marito difronte a tuoi figli, devi far finta i nulla, non devi fare la denuncia e se è possibile devi addirittura sorridere, per non mettere in cattiva luce il rapporto di tuo marito con tuo figlio. E attenta a non sanguinare, svenire o morire che puoi provocare traumi irreparabili in tuo figlio.

  6. Morgaine le Fee ha detto:

    Non che mi aspettassi qualcosa di diverso da un governo di dx, ma quando ho letto il “contratto” é stata una cosa che mi ha colpito subito.
    Le “pari opportunitá” per genitori che vengono protette solo al momento del divorzio e non nel momento in cui il bambino nasce. (nessun accenno ad una suddivisione piú equa dei congedi parentali, assenze per malattia dei figli etc)
    Anche nella sezione “politiche per la famiglia” si parla esclusivamente di maternitá e non di genitorialitá. Se da un lato é vero che la cura dei figli in Italia ricade quasi esclusivamente sulle madri e quindi sono queste ad avere bisogno di provvedimenti nell’immediato, dall’altra manca totalmente un programma in cui si intenda coinvolgere di piú i padri nell’accudimento dei figli (che non sia *dopo* una separazione).
    In ultima: le pari opportunitá in genere, queste sconosciute. Non mi sembra di aver letto nulla riguardo alle violenze sulle donne, alle pari opportunitá sul lavoro, molestie, etc.

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