Gli obblighi dei figli

famiglia

Finalmente Marino Maglietta ci conferma che anche nel suo nuovo disegno di legge ci sarà la Pas, la sindrome da alienazione genitoriale. Sappiamo già che per Maglietta il dibattito scientifico sulla suddetta sindrome non ha nessuna importanza; ci fa sapere anche che, a suo avviso, Richard Gardner avrebbe scoperto l’acqua calda… Evidentemente la commissione che ha curato l’ultima edizione del DSM è solita lavarsi con l’acqua freddissima.

Sono così tante le bestialità che dice Marino Maglietta nella sua ultima intervista che bisognerebbe dedicare un post ad ogni singolo periodo.

Comunque lo ringraziamo per averci aperto il cuore e, con estrema sincerità, essersi mostrato in tutta la sua primitiva ottusità.

Chi mi segue sa che sono una persona che tende a mantenere il tono del discorso il più pacato possibile, ma di fronte agli argomenti riportati non posso che definirmi arrabbiata.

Perché sono molte, troppe le cose che per Maglietta non hanno nessuna importanza…

Una su tutte, quella che proprio non digerisco, che mi si è piantata sullo stomaco procurandomi una certa irritabilità, è questa: la differenza fra i diritti che l’adulto rivendica sul minore e i diritti del minore stesso.

Dice il Maglietta:

Il dubbio è se queste rivendicazioni di paternità non traducano il desiderio dell’adulto di vedere rispettato il proprio diritto, piuttosto che la preoccupazione per il danno del figlio. Per quanto mi riguarda, in pratica ha scarsa rilevanza.

In altri termini: che importanza ha se un padre vuole vedere il figlio perché ritiene di averne il diritto oppure se vuole vederlo perché si preoccupa del suo benessere?

Solo questa affermazione ci dà la misura della fitta nebbia che avvolge le competenze del Maglietta in merito alla genitorialità…

La differenza è sostanziale, caro Maglietta: è la differenza che passa fra il minore soggetto di diritto e il minore come mero oggetto sul quale esercitare dei diritti.

E’ la differenza che passa tra il minore considerato una persona e il minore considerato soltanto un bene del quale fruire.

E’ la differenza che passa fra il pater familias del diritto romano, che possedeva i suoi familiari e gli schiavi come possedeva qualsiasi altro bene mobile, e il genitore responsabile delle esigenze di un bambino affidato alle sue cure, un genitore in grado di svolgere con consapevolezza il lavoro di cura che il ruolo comporta.

Fra un genitore che pretende di esercitare il suo diritto di proprietà sul figlio perché “scottato nell’orgoglio” e un genitore che ama trascorrere del tempo con il proprio figlio c’è una cosa che potremmo definire “qualità del rapporto”. La qualità di un rapporto certo non si misura in ore e minuti…

E’ evidente che una persona che non comprende questo genere di differenza e paragona il rapporto genitore-figlio ad un automobilista “di passaggio” che soccorre un incidentato (una analogia della quale mi sfugge completamente il senso, forse perché un senso non ce l’ha…) Dicevo: è evidente che una persona che non comprende questa sostanziale differenza, di fronte all’ostilità di un figlio nei suoi confronti, piuttosto che farsi un esamino di coscienza su cosa intende con il termine “genitore”, preferisca appellarsi alla Sindrome da Alienazione Genitoriale, per potersi raccontare: io sono perfetto, sono gli altri che sono cattivi e lo mettono contro di me.

E’ esattamente l’incapacità di comprendere questa differenza che tutti quelli che si sono opposti al ddl 957 e si oppongono oggi alla nuova proposta di legge (1403) contestano al signor Maglietta, la differenza che intercorre fra mettere al centro il benessere del minore oppure metterci le rivendicazioni di un adulto, un adulto che non non riesce neanche a capire di che cosa stiamo parlando e che candidamente ci chiede: ma insomma, dov’è il problema?

(sono convinta della sua assoluta buona fede: non ci arriva proprio)

Sia che il padre pensi solo a se stesso – ci dice il Maglietta – sia che si preoccupi del figlio – alla fine l’importante è che padre e figlio stiano insieme. Il fatto che il padre abbia concepito lo rende automaticamente un bravo padre e ogni obiezione a questo fatto è inammissibile. Soprattutto se a obiettare è il figlio. Il padre è padre in virtù dello sperma col quale ha contribuito al concepimento.

Quello che sfugge al Maglietta è che il legame genitore-figlio, prima che un “vincolo giuridico”, è una relazione fra due esseri umani: senza un dialogo non c’è relazione e non c’è dialogo quando ci si rifiuta a priori di ascoltare.

Ci dice il Maglietta:

La separazione tra i genitori non può interferire con gli obblighi dei figli verso i genitori, definiti dall’art. 315 bis del codice civile.

Non con i “diritti” dei figli: con i loro obblighi. Perché secondo Maglietta i figli hanno degli obblighi e i genitori dei diritti…

Per correttezza: ecco l’articolo 315 del codice civile:

Diritti e doveri dei figli.

Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacita’, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni.

Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti.

Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di eta’ inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.

Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacita’, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finche’ convive con essa».

Notate la differenza quantitativa fra lo spazio dedicato ai diritti e le ultime due righe dedicate agli obblighi? Al Maglietta deve essere sfuggita.

Sempre per correttezza ecco il periodo dal quale ho estrapolato la frase del Maglietta (anche se, ovviamente, vi basta seguire il secondo link per leggere l’intervista integrale):

La Corte Suprema ha affrontato un caso di questo genere, di rifiuto immotivato, nel 1998 e ha deciso di dare partita vinta al ragazzo (13 anni) e legittimare il rifiuto. Ho contestato in toto questa decisione, che ritengo contraria all’umanità, al buonsenso e soprattutto, in questa sede, ai principi del diritto. La separazione tra i genitori non può interferire con gli obblighi dei figli verso i genitori, definiti dall’art. 315 bis del codice civile. La “scelta” tra un genitore e l’altro non è ammissibile. E se si decide che lo sia (pura ipotesi di scuola) allora bisogna concedere questo diritto a tutti i figli, non solo a chi ha i genitori separati.

Credo che il Maglietta abbia poco da offendersi, quando gli si contesta che un ingegnere dovrebbe consultarsi con un giurista prima di parlare di cosa prevede il diritto… O almeno dovrebbe aprire il codice, come ho fatto io (che non sono una giurista).

Credo anche che prima di giudicare un rifiuto “immotivato”, il Maglietta dovrebbe prendere atto del crollo dell’Impero Romano (476) e del fatto che il pater familias nel nostro ordinamento non c’è.

Nell’articolo 315 bis del codice civile, se lo leggete attentamente, non c’è scritto nulla che vieti ad un figlio di scegliere di convivere con un genitore piuttosto che un altro, nel momento in cui i genitori smettono di vivere insieme, a meno che non si voglia considerare la cosa una “mancanza di rispetto”. Da qui la sentenza della Cassazione che tanto ha scioccato il Maglietta.

L’articolo 315 bis ci parla anche di genitori rispettosi delle capacita’, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio.

Il rispetto si suppone reciproco.

Che cosa intendiamo con “rispetto”?

Ci dice il dizionario che il rispetto è un sentimento: un sentimento e un atteggiamento di riguardo, di stima e di deferenza, devota e spesso affettuosa, verso una persona; oppure quel sentimento che porta a riconoscere i diritti, il decoro, la dignità e la personalità stessa di qualcuno, e quindi ad astenersi da ogni manifestazione che possa offenderli. Il rispetto implica, nei confronti delle persone verso le quali lo si prova, la dovuta educazione; mancare di rispetto significa infatti agire con un comportamento offensivo e indelicato.

Parliamo di rispetto: non di obbedienza. Sono due cose diverse. Il concetto di obbedienza presuppone una gerarchia, una persona che comanda e una che esegue, senza possibilità di dialogo.

Questa affermazione – Il dubbio è se queste rivendicazioni di paternità non traducano il desiderio dell’adulto di vedere rispettato il proprio diritto, piuttosto che la preoccupazione per il danno del figlio. Per quanto mi riguarda, in pratica ha scarsa rilevanza – vi sembra che rispetti i diritti, la dignità e la personalità di un bambino?

Quello che dobbiamo chiederci oggi, alla luce dei un concetti di famiglia e di genitorialità, che genere di “rispetto” pretendiamo dai nostri figli, ma soprattutto che genere di rispetto vogliamo tributare loro. Dobbiamo decidere se vogliamo considerarli delle cose sulle quali esercitare un diritto di proprietà o delle persone che hanno il diritto di esprimere liberamente cosa desiderano.

Un ultima considerazione.

Quella che Maglietta chiama una “aberrazione”, ovvero che il Magistrato identifichi un genitore prevalente (ovvero un genitore che trascorre più tempo con i figli rispetto l’altro genitore) è solo la realtà quotidiana della maggior parte delle famiglie italiane non separate: la cura della prole, oggi come oggi,  è una competenza femminile. Come mai nessuno si interroga sulle drammatiche conseguenze di questa “aberrazione”? Perché nessuno cerca porvi rimedio? Siamo circondati da figli di coppie non separate irrimediabilmente danneggiati dalla mancanza di una vera bigenitorialità, una enorme quantità di bambini il cui futuro è a rischio… e nessuno si preoccupa di curarli.

Anzi, se una donna prova a proporre una immagine diversa di mamma, una immagine diversa di donna in seno alla famiglia, si scatena l’inferno.

Quello che è davvero aberrante è l’idea che un padre, dopo essersi disinteressato del minore in costanza di matrimonio, ne reclami al momento della separazione l’esatta metà – come se stessimo parlando di un panettone – perché sente l’improvviso bisogno di esercitare il suo diritto sul minore, e pretenda che il figlio adempia a fantomatici obblighi nei suoi confronti.

Quello che invece è imbarazzante, è che Marino Maglietta venga considerato un esperto in materia di affido e di benessere dei bambini.

Quello che è inquietante è che siano poche, veramente poche le donne che si rendono conto che quello di cui parla Maglietta è patriarcato.

Per approfondire, alcuni pareri sulla proposta di Maglietta:

Residenza alternata: nell’interesse del bambino?

Residenza alternata – II parte (gli studi scientifici)

Residenza alternata: il punto di vista di uno psichiatra infantile

Il superiore interesse del minore e il genere

Critiche alla riforma francese: la funzione simbolica della residenza alternata

La tenera età del minore e la questione del doppio domicilio

La tenera età del minore e questione del doppio domicilio – II parte

Il vero interesse del minore

Lo studio 2

Approfondimenti

The Shared Parenting Orders Bill: il caso della Gran Bretagna

Dicono della bigenitorialità

Violenza e affidamento

Una doverosa precisazione: io non sono contro la residenza alternata. Io sono contro un progetto di legge che vorrebbe distribuire pantaloni taglia 44 a tutti senza tenere minimamente in considerazione il fatto che il mondo è popolato da corpi diversi che indossano una moltitudine di taglie diverse. Sono contro un progetto di legge che pretende di creare il pregiudizio che esista solo un modo “giusto” di gestire la vita della gente e chi non è d’accordo è una persona “sbagliata”.

Ma soprattutto, sono sconcertata dall’arroganza di chi propone una legge infarcita di false informazioni: nella nuova proposta di legge, la 1403, leggo a pag. 5 dell’introduzione: “L’attuale applicazione della bigenitorialità, così parziale e disomogenea, pone l’Italia in serio imbarazzo di fronte alla tendena che si manifesta con sempre maggiore evidenza negli altri Paesi del mondo occidentale… Tralasciando, ex multis, i noti esempi dei paesi scandinavi…

Quali paesi scandinavi?

La Scandinavia comprende Svezia, Norvegia e Finlandia.

Ho fatto una veloce ricerca sulla Svezia (http://www.government.se/content/1/c6/06/87/31/f36b184c.pdf): it has been clear from the rules in the Children and Parents Code that the best interests of the child are to be the primary consideration. The importance of the best interests of the child is now further underlined in that the Code stipulates explicitly that the best interests of the child must be the determining factor in all decisions concerning custody, residence and access. It has thus become more important for courts and social services committees that are to decide on issues involving custody, residence and access to adopt a distinct child perspective.  (Si evince dalle regole contenute nel Children and Parents Code che l’interesse superiore del bambino è la prima cosa da tenere in considerazione. L’importanza dei superiore interesse del bambino è ora ulteriormente sottolineato dal fatto che il Codice prevede esplicitamente che debba essere il fattore determinante in tutte le decisioni in materia di affidamento, di residenza e accesso al minore. Diventa quindi più importante per i tribunali e le commissioni dei servizi sociali, chiamate a decidere su questioni che riguardano la custodia, la residenza e l’accesso, adottare una prospettiva distinta per ogni bambino).

Non si parla di residenza alternata, ma di singoli casi e di “prospettiva del bambino”: ogni singolo caso va valutato per decidere la migliore soluzione, sia per ciò che riguarda il tipo di affidamento (custody), sia per ciò che riguarda la residenza (residence), sia per ciò che riguarda le visite (access). A proposito del condiviso (joint custody) spiegano che i Tribunali per concederlo o toglierlo devono assicurarsi che sia nel migliore interesse del minore: As before, a court is entitled to refuse to dissolve joint custody or to decide on such custody against the will of one of the parents, provided that joint custody is in the best interests of the child.“Provided that”: a condizione che.

Ora, se il condiviso è oggetto di indagine, ovvero se il Tribunale deve valutare se è o non è la soluzione migliore per il minore, significa che il condiviso non è la soluzione migliore a priori: ogni caso va valutato secondo le sue specificità. E il fattore determinante è il benessere del bambino, non l’ “orgoglio scottato” del genitore.

Uno degli aspetti che il Tribunale deve tenere da conto è la capacità dei genitori di cooperare: the court must take particular account of the parents’ ability to cooperate on issues involving the child.

Esattamente il contrario di quello che sostiene la proposta di legge 1403 che, a pag. 2 dell’introduzione, sostiene che il “vero condiviso” è particolarmente adatto al “contenimento della conflittualità“, ovvero che andrebbe applicato proprio quando si riscontra, nei genitori, una incapacità a cooperare.

Temo sia vero che in Italia patiamo gli effetti di un diffuso analfabetismo cognitivo

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Informazioni su il ricciocorno schiattoso

Il ricciocorno schiattoso si dice sia stato avvistato in Svezia da persone assolutamente inattendibili, ma nonostante ciò non è famoso come Nessie.
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13 risposte a Gli obblighi dei figli

  1. Vale ha detto:

    Scusa, Ricciocorno, ma io una cosa ancora non l’ho capita. Sarò tonta, ma sai… non è che me la spieghi? Se i signori uomini fino al giorno prima della separazione non badavano al figlio per più di 5 minuti al giorno (vuoi a causa del lavoro, di scarso interesse, di problemi di salute, ecc), com’è che dal giorno dopo la separazione vogliono dedicare al figlio la metà della loro giornata?
    Perché se potevano farlo anche prima, sarebbe da capire perché non l’hanno fatto anche prima, se invece non potevano farlo anche prima, è assai probabile non siano in grado di farlo neppure ora (che oltre al lavoro, hanno pure un’intera casa da mandare avanti, già che la moglie non si occupa più di tutto).
    Qualcuno ha un illuminato parere da offrirmi? Sensato, grazie.
    Vale

  2. Andrea Mazzeo ha detto:

    Le argomentazioni del prof. Maglietta sono piuttosto scontate, ne abbiamo già discusso a iosa. Di fatto il sito della sua associazione continua a ospitare una pagina dedicata alla PAS (che viene ancora chiamata col suo nome e cognome, a dispetto del suo sbracciarsi per dire che non è così e che a lui non interessa come si chiama (http://www.crescere-insieme.org/index.php?option=com_content&view=article&id=145&Itemid=88).
    Si tratta della traduzione di alcuni articoli di Gardner con la citazione di altri articoli sempre di Gardner. Quindi Gardner, quello che gli americani definirono come “an authentic American monster” (http://web.archive.org/web/20100402103804/http://www.independent.co.uk/news/obituaries/dr-richard-a-gardner-548246.html), checché ne dica, resta il suo faro, il suo spirito guida.
    Oltre a tutte le cose che non vanno nel pdl (che è la fotocopia dei precedenti ddl e pdl della scorsa legislatura, e che farà la stessa fine) continua a girare la vexata quaestio della “manipolaizone psicologica del minore” col suo logico corollario: la madri sono tutte manipolatrici, madri malevole, ecc, e per questo motivo devono perdere l’affidamento dei propri figli.
    Il caso che diede notorietà a Gardner fu il suo intervento nella disputa tra Woody Allen e Mia Farrow per l’affidamento dei figli, dopo che la Farrow scoprì gli abusi sessuali del marito su una delle figlie; Gardner difese Woody Allen sostenendo l’alienazione genitoriale (ovvero manipolazione psicologica) della bambina, e questo consentì a Woody Allen di evitare il carcere. Adesso sappiamo che gli abusi sessual ci furono davvero (http://www.ilpost.it/2013/10/04/intervista-mia-farrow-vanity-fair-figlio-woody-allen/).
    Quindi il problema è sempre lo stesso: la presunta manipolazione psicologica dei minori non va accertata dai CTU nel processo di separazione o di affidamento dei minori ma in sede penale, con tutte le garanzie che la procedura penale riserva agli imputati.
    Per non parlare del caso italiano più famoso, quello di Marta Crotti (pseudonimo) dove l’epigono italiano di Gardner sostenne fino al terzo grado di giudizio la tesi dell’alienazione genitoriale materna; risultato: il padre è ancora in carcere per gli abusi sessuali sulla figlia (http://www.youtube.com/watch?v=CcaQlFpFZd8).

  3. Vale ha detto:

    @ Alessio: a me la risposta di Ricciocorno pare sensata (nella sua agghiacciante verità), a te invece chiedo… se questi padri erano meravigliosi e desiderosi di stare coi figli, perché prima della separazione non lo facevano?
    Attenzione: se mi rispondi che avevano poco tempo a causa del lavoro, degli impegni e di tutto il resto, ti ricordo che la cosa non regge, perché dopo la separazione avranno ancora meno tempo, come spiegato nel mio commento precedente.
    Io trovo la logica ineccepibile: se non avevano tempo prima, ne hanno ancora meno ora. Quindi è inutile che PRETENDANO l’affido condiviso. Se non avevano interesse, allora non solo è ridicolo l’affido condiviso, ma è anche deleterio per i figli.
    Cortesemente, rispondi alla domanda in maniera puntuale, non divaghiamo. A domanda precisa, risposta precisa. Grazie. Attacchi alle donne, alle madri, difese a oltranza dei poveri padri separati, le cavallette (cit.) e tutto il resto, non sono risposte. E la gente che legge queste pagine riconosce subito chi non è in grado di rispondere.
    Vale

    • AlessioX1 ha detto:

      Lasciando stare che non capisco che tua aggressione , intanto con le madri il rapporto con i figli e sempre migliore al di la del tempo che si passa e al di la di quanto un padre possa essere bravo, lo E se invece lo facevano , ma ora non possono perché sono separati?

      • Vale ha detto:

        Scusa la brutalità, ma… me lo ripeti in italiano? ^_^’
        L’unica cosa che ho capito, è che tu pensi che le madri abbiano un rapporto migliore coi figli non si sa bene in base a cosa. 1) è sbagliato (ad esempio io mi trovo assai meglio con mio padre!) e 2) se molte madri hanno un rapporto migliore coi figli, non è per un fattore genetico, ma perché si approcciano ai figli in maniera diversa.
        Vale

  4. Andrea Mazzeo ha detto:

    @Alessio X1: infatti non si generalizza affatto, non ci si riferisce a ‘tutti’ i padri separati (lo sono anch’io) ma solo a quell’esiguo numero di uomini separati che si riconoscono nelle associazioni dei padri separati, la cui mente è ancora offuscata dal trauma della separazione da non consentire loro di vedere la realtà per quella che è. Pensano, con questa guerra che hanno dichiarato alle ex-mogli e ai loro figli di ottenere chissà quali vittorie; l’unica cosa che otterranno sarà che appena avranno compiuto i 18 anni i loro figli li abbandoneranno per sempre. So di molti ragazzi ai quali i padri stanno facendo subire queste torture psicologiche (CTU, servizi sociali, ecc) che appena avranno 18 anni intendono cambiare il cognome del padre con quello della madre. Cornuti e mazziati, quindi; nel frattempo avranno regalato un bel po’ di quattrini ai cosiddetti esperti. Perché lo scopo di questa guerra è solo questo: far guadagnare soldi ai cosiddeti esperti e alle cosiddette associazioni di padri separati. Lo scopo delle leggi che proponogno è solo questo, far guadagnare soldi ai loro esperti in alienazione e mediazione familiare.

  5. Legolas ha detto:

    Segnalo un possibile malfunzionamento informatico…
    Ho provato a inserire “sinpia” nel campo di ricerca del blog. La funzione di ricerca
    manda a questa pagina. Ma poi nel testo della pagina, “sinpia” non si trova.
    Si riesce a spiegare ? Grazie.

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